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ASSOCIAZIONE MAGISTRATI LA NUOVA GIUNTA
Di Loredana Morandi (del 03/05/2005 @ 17:49:40, in Magistratura, linkato 247 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il Comitato Direttivo Centrale

A seguito delle dimissioni della Giunta Esecutiva Centrale presieduta da Edmondo Bruti Liberati, rassegnate in base al principio della rotazione delle cariche direttive, il Comitato Direttivo Centrale dell’ANM ha eletto all’unanimità la nuova giunta così composta:
 
Ciro Riviezzo - Presidente
Carlo Fucci - Vice Presidente
Antonio Patrono - Segretario Generale
Nello Rossi - Vice Segretario Generale
Lucio Aschettino - Direttore de "La Magistratura

Componenti

Giuseppe Creazzo
Giulio Romano
Emanuele Smirne
Modestino Villani

Mario Fresa - Vice Direttore de "La Magistratura"

Roma, 30 aprile 2005
Approvato all'unanimità il 29 aprile 2005

Associazione Nazionale Magistrati
Programma della nuova Giunta Esecutiva Centrale

I

Il programma del nuovo Governo nulla dice in materia di giustizia.
A fronte di tale silenzio l'Associazione Nazionale Magistrati ribadisce che il problema centrale della giustizia italiana è la crisi di efficienza che si traduce in tempi irragionevoli dei processi . Nulla è stato fatto negli ultimi anni in questa direzione ed anzi il taglio di fondi e risorse destinate alla giustizia ha ulteriormente peggiorato una situazione già al livello di guardia.
Nulla viene detto circa le intenzioni del Governo sulla controriforma dell'Ordinamento Giudiziario.
L'A.N.M. ha espresso una valutazione nettamente negativa del progetto governativo di riforma dell'ordinamento giudiziario licenziato per l'aula del Senato dopo il messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica, perché, nonostante le ultime modifiche, pone a rischio l'indipendenza dei magistrati, modifica l'equilibrio tra i poteri dello Stato, diminuisce le garanzie dei cittadini.
Gli aspetti di incoerenza, irrazionalità ed impraticabilità, da più parti sottolineati, non sono stati mai affrontati. Persino alcuni dei punti del messaggio di rinvio della legge alle Camere, che erano ovviamente limitati ai rilievi di manifesta incostituzionalità, sono stati elusi nell'emendamento approvato dalla Commissione Giustizia del Senato, in modo così evidente da indurre anche esponenti della stessa maggioranza a proporre emendamenti alternativi più idonei a porre rimedio agli inconvenienti segnalati.
A fronte delle critiche e delle proposte di rimeditazione e di una riapertura di un confronto per giungere ad una riforma condivisa e realmente moderna, la scelta sinora attuata dal Governo è stata quella della chiusura al confronto e della strozzatura del dibattito.
Ove si proseguisse su questa linea, l'ANM si vedrebbe costretta ad esprimere la più ferma protesta.
L'A.N.M. su questo tema ha svolto in questi anni una costante opera di denuncia, di informazione e di proposta, articolatasi in due Congressi, di cui uno straordinario, e, fatto unico nella storia dell'associazionismo dei magistrati, in tre scioperi. Deve essere sin d'ora chiaro che continueremo su questa strada di apertura al confronto e di formulazione di proposte, ma, ove necessario, anche di chiara e ferma protesta.

II

L'unità della magistratura costruita nell'impegno comune in questi anni deve trasformarsi nella capacità propositiva di un progetto organico per la giustizia . La difesa dell'istituzione giudiziaria dai rischi che si prospettano a seguito della controriforma dell'ordinamento giudiziario non può essere sentita dalla magistratura associata come suo compito esclusivo. Anzi, proprio le tendenze involutive denunciate impongono con maggior forza che il ceto dei giuristi nel suo complesso (Accademia, Avvocatura, Magistratura), e, più in generale, tutti gli operatori del mondo giudiziario, compreso l'essenziale apporto del personale amministrativo, collaborino per tenere vivo un modello di giurisdizione quale si è sviluppato nel corso della vita democratica del Paese negli ultimi decenni. E, nel contempo, si colleghino alla società civile per cercare di trovare soluzioni che consentano di migliorare comunque la qualità e quantità del servizio fornito ai cittadini e di recuperarne la fiducia, promuovendo una maggiore consapevolezza dei valori della giurisdizione. In particolare, si dovrà proseguire il già avviato dibattito con le componenti associative forensi
L'ANM manterrà il suo impegno concreto in tutte le iniziative utili a migliorare il livello di professionalità dei magistrati, consapevole che lo scrupoloso esercizio delle funzioni costituisce il primo e fondamentale terreno sul quale si misura la credibilità della giurisdizione, e si ottiene la fiducia ed il credito dei cittadini

L'A.N.M. dovrà potenziare la sua funzione propositiva, anche in tema di ordinamento giudiziario, coltivando il metodo partecipativo già sperimentato in passato. Particolarmente rilevante al riguardo è la riflessione e l'elaborazione già in corso in tema di incarichi direttivi e di magistratura onoraria che dovrà sfociare in un ampio confronto ed in una proposta articolata.
E' ormai opinione diffusa che la causa fondamentale di disfunzione della giustizia sia da individuare nell'insufficienza di mezzi e strumenti posti a disposizione degli operatori, di cui la drastica riduzione delle risorse per il completamento dell'informatizzazione degli uffici è l'esempio più eclatante, insieme alla mancata copertura degli organici dei magistrati e del personale ausiliario . La delicatezza del settore dell'informatica, e le sue ricadute sulla indipendenza della giurisdizione, impongono che essa sia gestita da magistrati, come previsto dalla normativa vigente, a da ultimo ribadito anche dalla Corte dei Conti.
La riduzione dei tempi dei processi deve costituire obiettivo essenziale dell'azione complessiva delle istituzioni dello Stato. La durata ragionevole del processo non è solo esigenza di sistema, ma un diritto fondamentale del cittadino al pari di quello alle garanzie del processo. Il processo civile è quello più vicino alle esigenze popolari, e costituisce fattore essenziale di credibilità del Paese in un contesto di mercato ormai globalizzato. Il processo penale riguarda l'attuazione dei diritti fondamentali dell'individuo, ed in tale ottica occorre affermare la distanza del P.M. e dell'intera giurisdizione da un'esigenza di sicurezza che prevalga sulla funzione di garanzia del processo stesso.
Peraltro, sono evidenti l'irrazionalità della procedura penale e, sia pure in misura più ridotta, taluni evidenti difetti anche della procedura civile. Su questi temi l'Associazione punta ad una posizione costruttiva, seguendo il metodo del recepimento delle diverse esperienze e del confronto, al fine di giungere al più presto a proposte che siano condivise anche dall'avvocatura e dall'accademia, studiando seriamente i temi pertinenti e proponendo concrete soluzioni innovative. Questo impone il coraggio di effettuare delle scelte. Scelte doverose per chi, come l'A.N.M., è responsabilmente convinto di dover contribuire in ogni modo a restituire dignità all'esercizio delle funzioni giudiziarie contribuendo a mettere a disposizione di tutti i magistrati strumenti processuali idonei a rendere giustizia presto e bene. Si deve rimarcare che è possibile giungere in tempi brevi all'approvazione di riforme ampiamente condivise, evitando interventi parziali e non adeguatamente meditati, al fine di semplificare il processo civile e quello penale, senza intaccare le garanzie delle parti, e così ridurre significativamente i tempi di definizione degli affari.
Sul tema delle riforme urgenti per la giustizia l'A.N.M. terrà il suo prossimo Congresso ordinario, nei primi mesi dell'anno prossimo.
Nel contempo, l'A.N.M. guarda con grande preoccupazione alle modifiche costituzionali in corso di approvazione, che alterano l'equilibrio tra i vari poteri dello Stato, comprimono il ruolo di garanzia e controllo del Capo dello Stato, del Parlamento, della Corte Costituzionale, della Magistratura, con l'effetto, in particolare, di indebolire e politicizzare la Corte Costituzionale ed il C.S.M., e gli inevitabili riverberi negativi sulla giurisdizione.

III

L'insufficienza funzionale del C.S.M. dopo la riduzione del numero dei componenti è evidente e costituisce fattore di crisi della capacità operativa del Consiglio e dell'intero circuito dell'autogoverno. Il ritorno al numero dei componenti antecedente all'ultima riforma della legge elettorale deve costituire una richiesta primaria. Al tempo stesso, poiché una tale risultanza dovrebbe venire da una complessiva legge di riforma del sistema elettorale, l'Associazione deve impegnarsi per ottenere il ritorno ad un sistema proporzionale (con le necessarie limitazioni del numero delle preferenze che tengano conto degli inconvenienti registrati nel passato), strumento capace ad un tempo di dare vita alle diverse culture del magistrato e di garantire una adeguata rappresentatività degli eletti. Un'attenzione particolare dovrà essere dedicata alla complessiva struttura del Consiglio ed in particolare alla Segreteria ed all'Ufficio Studi, che rischiano di essere smantellati in caso di approvazione della controriforma dell'Ordinamento Giudiziario, con una ulteriore caduta di funzionalità del Consiglio.
I recenti moniti sulla caduta di funzionalità del C.S.M. , provenienti dalle sedi più autorevoli, non vanno lasciati cadere nel vuoto. Se è certo che il C. S. M. ha sempre svolto e svolge in modo egregio il ruolo di tutore delle prerogative di indipendenza della magistratura verso l'esterno, in particolar modo nei confronti dell'Esecutivo, è però anche vero che, nella parallela funzione di autogoverno in senso stretto (e quindi di organo di gestione) che gli è affidata direttamente dalla Costituzione, il Consiglio deve essere messo in grado di adottare sempre le scelte migliori in tempi ragionevoli.
Si deve contribuire a superare con i fatti gli atteggiamenti di sfiducia dei magistrati per l'organo di autogoverno ed evitare di fornire argomenti a quei settori della politica interessati a svuotare la funzione del C.S.M. di tutela dell'indipendenza esterna della magistratura.
E' necessario costruire un rinnovato impegno unitario che deve basarsi sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla costruzione di regole, impegnando l'ANM e tutte le sue componenti, nessuna esclusa, ad operare e rendere effettive queste regole.
Dobbiamo chiedere ad ogni magistrato la partecipazione ed il contributo al complessivo sistema dell'autogoverno, ed il C.S.M. deve garantire sempre a ciascun magistrato attenzione, uguaglianza di trattamento e tempestività nelle decisioni
Un C.S.M. funzionale, efficiente, attento alla questione morale e dove domina il governo delle regole è obiettivo comune che tutta la magistratura associata deve perseguire per la credibilità della categoria e per realizzare una unità reale tra le varie componenti associative. La piena autonomia dei consiglieri eletti ed il rapporto dialettico con l'associazionismo, la valorizzazione dei Consigli Giudiziari, lo studio di sistemi che migliorino la funzionalità del Consiglio e creino un governo delle regole, evitando prassi negative, devono costituire terreno comune di impegno, sul quale non sono ammesse divisioni speculative o incertezze ed ambiguità.

IV

È in corso da tempo una campagna di discredito generalizzato della giustizia, con caratteristiche inquietanti e costanti di sistematicità, volgarità, demagogia, che mette in discussione la stessa possibilità di far valere i diritti davanti a un giudice indipendente e imparziale. Lo scopo è quello di alimentare una sfiducia nei confronti dei magistrati, ma anche di far sentire ogni magistrato solo, isolato ed esposto a un linciaggio mediatico per ogni decisione sgradita. Da ultimo, la pretesa avanzata anche da esponenti politici ed istituzionali, che la giurisdizione debba adeguarsi al “sentimento popolare”, di cui qualcuno si sente interprete assoluto, evoca ricordi funesti di processi popolari nei quali alla garanzia del diritto si sostituisce la gogna di piazza. L'A.N.M. dovrà continuare a denunciare questo tentativo ed a difendere la giurisdizione ed i magistrati ingiustamente attaccati.
L'associazionismo, con la sua capacità di sviluppare un dibattito culturale e di difendere le condizioni di lavoro dei magistrati, è un baluardo essenziale. E' fondamentale la capacità di interloquire e di incidere sulla concreta situazione di ogni magistrato (a cominciare dalle condizioni e dalle qualità del lavoro).
Esiste anche nel pianeta giustizia una questione meridionale, legata alle particolari carenze di mezzi e di organici, alla rilevanza dei carichi di lavoro, alle difficoltà ambientali. E' un problema che investe molte giovani generazioni di magistrati, spesso assegnati in prima funzione ad uffici particolarmente gravati e molto esposti. L'A.N.M. deve farsene carico, studiando iniziative volte al miglioramento delle condizioni di lavoro e garantendo, anche simbolicamente, una maggiore presenza in questi territori.
Nello stesso tempo, occorre riprendere il tema del livello retributivo, consapevoli che la mortificazione del trattamento economico e delle condizioni individuali di lavoro costituisce anch'esso un attentato, forse anche più subdolo e pericoloso di altri, all'indipendenza dei magistrati attraverso l'abbattimento del loro prestigio. Tutela dell'indipendenza, quindi, significa anche garantire condizioni di lavoro adeguate e livelli retributivi dignitosi e rispettosi della funzione. La perequazione del trattamento economico con le altre magistrature resta obiettivo centrale dell'A.N.M. sotto il profilo economico. Primo passo urgente in tale direzione è assicurare uno stipendio di ingresso appetibile che non allontani dall'accesso in magistratura i migliori laureati. Occorre conservare l'attuale meccanismo di adeguamento triennale con anticipi annuali, che solo una adeguata e tempestiva azione della Giunta ha consentito di preservare nella sua integrità, e risolvere i problemi ancora esistenti ad esso connessi.

Particolare attenzione dovrà essere prestata ai problemi, sia economici che normativi e para-normativi, delle donne in magistratura. Va concretamente attuato ed esteso al massimo possibile, per via normativa o amministrativa, il diritto all'indennità giudiziaria riconosciuto di recente alle colleghe in maternità. Vanno elaborate e proposte in tempi brevi iniziative e modifiche statutarie che agevolino e facilitino la partecipazione delle donne magistrato all'attività associativa, e in particolare l'elettorato passivo al C.D.C. dell'Associazione.

Roma, 30 aprile 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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