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ANM : APPELLO DDL 3600-S (già Pecorella)
Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 09:12:43, in Magistratura, linkato 314 volte)

                                   

 

Al sig. Presidente del Senato

 

Al sig. Presidente della Camera

 

Al sig. Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

 

Al sig. Presidente del Consiglio Nazionale Forense

 

 

 

Il Senato si accinge ad approvare il ddl 3600/S che elimina l’appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento ed apporta al giudizio penale di cassazione modifiche tali da  determinarne lo stravolgimento.

Mentre per il giudizio civile il legislatore si è mosso nella direzione della  valorizzazione della funzione di giudice di legittimità della Suprema corte,  dobbiamo rilevare la grave contraddizione di una riforma che riserva alla cassazione penale un regime diametralmente opposto. 

 

Nel rapporto sull’Italia del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, presentato il 14 dicembre 2005 al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa tra l’altro efficacemente si pone in risalto  la preoccupazione derivante dalle statistiche delle cause pendenti dinanzi alla giurisdizione suprema che “dimostrerebbero un ricorso abnorme al ricorso per cassazione, così da far divenire la Corte di cassazione non più un organo destinato a decidere della buona applicazione del diritto, ma piuttosto una specie di terzo grado di giurisdizione”. Con questa legge la situazione peggiorerà ulteriormente.

 

Cinque  sono i punti che suscitano particolare allarme, e  riguardano tutte le  modifiche processuali proposte:

  • Con la soppressione del  brevissimo inciso contenuto nell’art. 606 c. 1 lett e) del cpp che impone al giudice di legittimità di rilevare i vizi logici della motivazione sempre che essi emergano dal testo del provvedimento impugnato, si elimina una delle innovazioni più significative introdotte con il codice del 1989. Il testo codicistico era stato l’approdo di un dibattito scientifico complesso tendente a consentire l’intervento della Corte  di cassazione a fronte di provvedimenti manifestamente irragionevoli, mantenendone la funzione di giudice di legittimità, che valuta gli atti e i provvedimenti e non i fatti e la loro ricostruzione da parte del giudice. Ora si decide una radicale inversione di tendenza e si determina la trasformazione del giudizio di legittimità in un terzo grado di giudizio di merito. Disancorare la valutazione di logicità dal testo del provvedimento significa inevitabilmente assumere come parametro l’intera attività processuale, e spingere quindi il giudice ad una riconsiderazione di ogni singolo atto d’indagine. D’altro canto l’aver attribuito autonoma rilevanza alla  contraddittorietà della motivazione, che è evidentemente un  vizio  del ragionamento, rispetto alla illogicità manifesta,  è  la ulteriore dimostrazione che l’obiettivo realmente perseguito dal disegno di legge è quello della trasformazione del giudizio di cassazione in giudizio di merito, perché la contraddittorietà, se deve essere qualcosa di diverso dal  mancato coordinamento tra le proposizioni logiche della decisione, diventerà inevitabilmente  il contrasto tra la sentenza e le prove acquisite, e perciò imporrà al giudice di cassazione di rivedere la prima alla luce delle seconde, cioè di effettuare un nuovo giudizio di merito. 

Non è in ballo soltanto la sensibilità della cultura giuridica, che pure merita  rispetto, ma soprattutto la concreta ed efficace amministrazione della giustizia, la funzionalità della giurisdizione, il principio della ragionevole durata del processo. Si avranno infatti molti più ricorsi per cassazione, la Corte , costretta a valutare non i provvedimenti, ma tutti gli atti del processo,  potrà decidere un numero nettamente inferiore di ricorsi; molto più difficilmente sarà possibile rilevare la inammissibilità del ricorso con le conseguenze in termini di laboriosità dei provvedimenti e di rilevanza della decorrenza del termine di prescrizione, che per un principio di diritto vivente  non rileva, attualmente, quando esso sia maturato dopo la sentenza d’appello ed il ricorso sia dichiarato inammissibile. Questo inciderà sulla durata dei procedimenti e aumenterà inevitabilmente i ricorsi strumentali e dilatori a danno dei ricorsi correttamente posti su questioni di diritto, che investono  la corte della sua funzione di salvaguardia ultima dei diritti fondamentali. Combinandosi, in molti casi,  con la riduzione dei termini di prescrizione,  l’innovazione  è destinata ad avere  ad avere effetti  sconvolgenti. Anche dal punto di vista logistico la situazione della Corte diventerà ingestibile, poiché dovranno essere inviati dai giudici di merito tutti gli atti del processo, come accadeva quando la Corte non decideva, come ora, molte migliaia di casi.

E’ forviante la suggestiva  considerazione che si tratta  di formula analoga a quella prevista dal codice di procedura civile. L’allarme invece non è ingiustificato: i giuristi sanno quanto sia stato  arduo radicare nella cultura di giudici e avvocati i valori concettuali del giudizio di legittimità e quanto, specie nel penale, sia forte la pressione e l’incombenza del fatto; lanciare un così inequivoco segnale normativo  significa far arretrare di cinquant’anni il dibattito culturale e l’elaborazione scientifica con inevitabili ricadute negative su tutta la giurisdizione.

Quale ulteriore conseguenza si avrà la notevole dilatazione del ricorso straordinario contro le sentenze delle cassazione, introdotto negli ultimi anni e solo per i giudizi penali, che tenderà  ad assumere  la fisionomia di un quarto grado di giudizio con ulteriore aggravio della durata ragionevole del processo.

 

 

  • Il testo della proposta modifica anche l’art. l’art. 606 c. 1 lett d). L’attuale formulazione prevede quale motivo di ricorso la mancata ammissione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta a norma dell’art. 495 comma 2: si tratta  di una disposizione posta a tutela del diritto alla “controprova”, strettamente funzionale alla realizzazione della natura accusatoria del processo penale. Con la riforma si intende eliminare il riferimento all’art. 495, comma 2 cpp, richiedendo, ai fini della deducibilità in cassazione del vizio derivante dalla mancata assunzione,  esclusivamente una generica ammissibilità della prova stessa. Anche tale impostazione esplicita lo slittamento verso un terzo grado di merito. Se la dichiarata intenzione del legislatore dovesse trovare rispondenza nell’interpretazione giurisprudenziale, la riforma potrebbe alterare profondamente il meccanismo della discovery,  incentivando la parte a strategie strumentali e sleali nella formulazione delle richieste di prova.

 

  •  Viene introdotto l’obbligo per il pubblico ministero di formulare richiesta di archiviazione “quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza di gravi indizi di colpevolezza,ai sensi dell’art. 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta ad indagini”.  Anche questa misura  accentua da una parte la caratterizzazione della cassazione come giudice del merito e implica dall’altra una ultraeffettività della decisione della Corte, destinata a produrre i suoi effetti al di là del procedimento incidentale in cui viene resa, imponendo una valutazione di merito addirittura  vincolante per il titolare dell’azione penale nell’esercizio delle sue prerogative costituzionali. D’altra parte la corte costituzionale (sent. 71/96) ha chiarito la diversità tra gli indizi richiesti per l’emissione dei provvedimenti e gli elementi rilevanti ai fini del rinvio a giudizio.

 

 

  • Vengono rese inappellabili le sentenze di non luogo a procedere, contro le quali sarà possibile solo il ricorso per cassazione. E’ sufficiente osservare – per rendere palese l’assurdità della proposta  in esame, che, nell’attuale sistema, in caso di accoglimento dell’appello del pubblico ministero, la Corte d’appello emette il decreto che dispone il giudizio, che è per antonomasia la espressione della  valutazione del fatto  nella sua valenza delittuosa. La Corte di legittimità, pur costretta ad  una valutazione di merito, non avrà il corrispondente potere e questo determinerà un macchinoso sistema di rinvii.

 

  • La esclusione dell’appello del pubblico ministero contro tutte le sentenze di proscioglimento non appare avere alcuna ragionevole spiegazione al di fuori di una complessiva ridefinizione di tutto il sistema delle impugnazioni e razionalizzazione del processo penale.  Tale misura non può certo essere spiegata con l’esigenza di alleggerire il carico di lavoro del sistema di giustizia, dato che gli appelli del pubblico ministero rappresentano un quota  sostanzialmente esigua delle impugnazioni.              Nel nostro attuale sistema, l’innovazione rappresenta una riduzione delle garanzie di legalità del sistema stesso, particolarmente incongrua in ragione dell’avvenuta estensione del giudizio monocratico  di primo grado.   Comunque, tale misura, implicando il ricorso diretto in cassazione da parte del pubblico ministero contro le sentenze di  proscioglimento in primo grado  ha l’effetto di costituire un fattore di ulteriore aggravio del carico di lavoro della Corte. Questo rilievo appare particolarmente grave con riferimento alla  prevista conversione in ricorso per cassazione degli appelli oggi pendenti.  D’altro canto non sembra ragionevole e conforme a costituzione, in un sistema che si pone come obbiettivo quello della parità delle parti nel processo, pur  nella diversità della funzione svolta da quella pubblica e da quelle private, una così draconiana mutilazione delle facoltà di una di esse. Proprio la consapevolezza della iniquità di tale opzione sembra aver  indotto il legislatore a allargare le maglie del ricorso per cassazione. Così facendo però si è cercato di bilanciare una previsione di dubbia costituzionalità con contrappesi sicuramente contrari ai principi costituzionali di ragionevolezza, di buona amministrazione, di  ragionevole durata dei procedimenti. 

 

 

 

Adesioni appello

 

Giovanni Canzio, Domenico Carcano, Elisabetta Cesqui,   Giulio Illuminati, Giorgio Lattanzi, Gianfranco Viglietta,  Nino Condorelli ,Francesco De Leo, Gualtiero Michelini, Roberto Venditti, Claudio Nunziata, Pier Attilio Stea, Alessandro Leopizzi, Anna Canepa, Marisa Acagnino, Gianfranco Gilardi, Stefano Erbani, Marco Pivetti, Alberto Macchia, Vito D’Ambrosio, Giovanni Silvestri, Saverio Chieffi, Ernesto Lupo, Stefano Benini, Ignazio Fonzo, Alberto Princiotta, Gioacchino Izzo, Roberto Rossi, Alessandro Liverani, Sergio Sottani, Giacomo Paoloni, Gaetano Dragotto, Giuseppe Santalucia, Carlo Brusco, Maria Aschettino, Luciana Breggia, Carla Musella , Mariano Fadda, Livio Pepino, Guido Vecchione, Domenico Gallo, Gioacchino Romeo, Carlo Citterio, Armando Spataro, Juanito Patrone,  Paola Balducci, Andrea Scella, Carlo Brusco, Maria Aschettino, Luciana Breggia, Carla Musella,  Mariano Fadda, Guido Vecchione, Gioacchino Romeo, Carlo Citterio, Armando Spataro, Fabrizio Amato, Antonello Fabbro, Pasquale Profiti, Emilio Sirianni, Giancarlo De Cataldo, Amelia Torrice, Adriano Sansa, Carlo Citterio, Nicoletta Gandus, Gherardo Colombo, Pier Giorgio Dessì, Salvatore Sinagra, Daniele Cappuccio,  Albino Ambrosio, Ercole Aprile, Franca Amadori , Roberto Oliveri del Castillo , Francesco Puleio , Gianrico Carofiglio, Antonio Clemente, Ermengarda Ferrarese, Maria Teresa Orlando, Anna Cau, Francesco Gianfrotta, Giovanni Diotallevi, Giovanni Conti, Giuseppe Dentamaro, Francesco Antoni, Vittorio Teresi, Leonardo Tamborini, Santino Mirabella, Raffaele Barela, Luigi de Rugiero, Giuliano Castiglia, Roberto Riverso, Sergio Visconti, Alfonso Amatucci, Assunta Brizio, Massimo De Michele, Luca Pistorelli,  Gioacchino Natoli, Vito Monetti,  Pier Luigi Zanchetta, Laura Curcio, Giuliano Castiglia, Umberto Monti, Paolo Farina, Franco Cassano, Gianfranco Amendola, Antonio Gialanella, Antonio Minisola, Antonio Maruccia, Francesco Messina, Giovanni Giorgio, Marco Maiga, Giovanni Cannella, Maria Patrizia Spina, Lorenzo Nicastro, Olindo Canali, Danilo Ceccarelli, Emanuele Secci, Glauco Zaccardi, Antonio Didone, Antonello Ardituro, Tiziana Siciliano, Maria Luisa Balzarotti, Marco Del Gaudio, Gian Paolo Muntoni, Paolo Enrico Carfì, Fabio Salamone, Elena Riva Crugnola, Fiorella Pilato, Federico Grillo Pasquarelli,  Ettore Cirillo, Giorgio Falcone, Roberto Tredici, Costantino De Robbio, Sergio Mattone, Francesco Maisto, Eugenio Selvaggi, Fabrizio Vanorio, Luigi Landolfi, Stefano Mugolino, Andrea Beconi, Anna Maria Tosto, Cristina Tabacchi, Stefano Racheli, Irene Casol, Lucilla Tontodonati, Luca Villa, Alberto Lari, Giuseppe Bellelli, Marco Casavecchia, Riccardo Targetti, Orsola De Cristofaro, Sergio de Montis, Giuseppe Airò, Francesca Traverso, Ilaria Auricchio, Piero Grillo, Giuditta Silvestrini, Simone Perelli, Fabrizia Pironti di Campagna, Manuela Saracino, Marco Imperato, Desirè Zonno, Giovanna Ichino, Francesco Tripodi, Cesare Tacconi, Maurizio Romanelli, Giovanni Narbone, Luca Minniti, Giuseppina Barbara, Maria Teresa Orlando, Luciano Altobelli, Antonio Imperiali, Maria Mitola, Luca Semeraro, Giovanni Battista Ferro, Giuliana Tondina, Giovanni Melillo, Iside Russo, Sergio Spadaro, Rosa Annunziata, Anna Ivaldi, Kate Tassone, Claudio Siragusa, Giovanni Beretta, Maria Rita Tartaglia, Gianluca Braghò, Raffaele Massaro, Angela Bargaglio, Ubaldo Nannucci, Aldo Aceto, Alessandro Pennasilico, Massimo Ferro, Mario Fresa,  Margherita Corriere, Rachele Monfredi,  Mario Spagnuolo, Giuseppe Bianco, Giuseppe Locatelli, Massimo Baraldo, Silvana D’Antona, Lucia La Corte, Paola Barlucchi, Maria Lorena  Papait, Laura Donati, Magda Brienza, Stefano Celli, Filippo Paone, Carlo Piccininni, Franco Petrolati, Giuliano Castiglia, Ida Teresi, 

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# 3
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# 4
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