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Disco Volante e Giuristi in un articolo dell'Unità
Di Loredana Morandi (del 12/08/2004 @ 11:51:57, in Telestreet, linkato 387 volte)


----- Original Message -----
From: segreteria
Sent: Wednesday, July 28, 2004 11:20 AM
Subject: articolo 28 luglio 2004

28 Luglio 2004

Gasparri spegne la tv dei disabili

Salva Rete 4 ma minaccia il carcere per i redattori dell’emittente Disco Volante

Daniela Amenta - blog Linea Gotica

ROMA Non bastano i sigilli all’unico trasmettitore, non bastano neppure il bavaglio ed il silenzio imposto. I redattori di «Disco Volante», televisione di strada impegnata a raccontare la vita e la fatica dei disabili, ora rischiano anche il carcere. Diciotto mesi di detenzione, per l’esattezza. Conseguenze della legge Gasparri. L’ultimo paradosso della normativa che ha salvato Rete4, va in scena a Senigallia. Nasce qui «Disco Volante», telestreet con l’obiettivo di raccontare gli invisibili. Nasce sulla base di una piccola comunità di portatori di handicap, che fa capo all’Arci, con la voglia di documentare barriere architettoniche, piccole e grandi ingiustizie quotidiane. Uno strumento per comunicare seppure nello spazio limitato di una strada. Frequenze captate nel raggio di poche centinaia di metri, ma tanto basta alla polizia postale per intervenire.

Colpirne uno


La mini tv non possiede la concessione governativa per poter trasmettere. E scattano i sigilli. Č il settembre del 2003. La denuncia arriva sul tavolo del magistrato: ieri la procura di Ancona ha notificato al promotore della tv, Enea Discepoli, l’avviso di chiusura delle indagini preliminari «per aver esercitato attività di radiodiffussione televisiva senza essere munito di preventiva autorizzazione o concessione». Discepoli, ora, rischia il carcere. Poco importa che anche Rete4 fosse sprovvista dell’autorizzazione. Poco importa che il fondatore di «Disco Volante» abbia vinto l’ultima edizione del premio Ilaria Alpi per il miglior servizio giornalistico. «Un premio assegnato proprio a noi - commenta Discepoli - che per lo Stato italiano non dovremmo neppure esistere e per di più con un servizio dedicato a documentare la giornata di Franco Civelli, disabile costretto su una sedia a rotelle». Dopo il danno, dunque, la beffa.
 
Quel che sfugge alla rete

La sorte del bavaglio è toccata nel 2002 anche a «Telefabbrica», la televisione nata per sostenere la lotta degli operai Fiat di Termini Imerese, minacciati di licenziamento. In Italia sono un centinaio le telestreet, riunite in un micro-neetwork, e impegnate per la libertà d’informazione a dispetto del monopolio della comunicazione. Svolgono attività di ricerca, testimoniano spicchi di realtà sommersi, rappresentano spinte innovative, e dal basso, rispetto a un settore dove vale solo la legge del più forte, del più ricco, del più potente alla faccia di qualunque conflitto d’interesse.
La deputata Ds, Giovanna Griffagnini, ha presentato sul tema delle televisioni di strada un’interrogazione firmata da decine e decine di parlamentari. Interrogazione trasformata in un ordine del giorno nell’ottobre del 2003 in cui la Camera impegnava il governo «a non procedere alla chiusura delle emittenti in mancanza dei risultati di un’indagine che consentano una specifica normativa in materia». Richiesta mai presa in considerazione dalla Gasparri. Ecco i risultati.

Voci libere

«Disco Volante» ha trasmesso solo per quattro mesi ma oggi, anche senza antenne, continua a operare. «Noi non ci fermiamo. Abbiamo le nostre telecamere e filmiamo quello che ci circonda, quello che accade - racconta Fabrizio Manizza, operatore-redattore -. Lavoriamo assieme ai disabili, ed è una bellissima esperienza di creatività ed arte a servizio dell’informazione». Un’altra informazione, che non piace ai piani alti del Paese. «Approvano la legge Confalonieri/Gasparri e il Sic, l’Authority non muove un dito e si fa santo il monopolio Rai/Finivest. Però si bussa alla porta della nostra televisione imbavagliata per chiuderla dietro le sbarre. Vogliamo commentare?». Verrebbe voglia, sì, di commentare. E riportare il parere espresso dal coordinamento romano giuristi democratici che giudicano «tali sequestri amministrativi» come «illegittimi in quanto viziati da eccesso di potere». «Disco Volante» resta spenta ma i suoi redattori non si arrendono. La battaglia, contro chi tappa le bocche scomode, continua.