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LETTERA A IL RIFORMISTA IN DIFESA DEL GUP DI MILANO
Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 21:16:46, in Magistratura, linkato 350 volte)

Tommaso Frosini invita il Gip di Milano a leggere un testo di De Vergottini. Piero Ostellino sul Corriere della Sera aveva invitato il magistrato  a leggere Montesquieu. Più modestamente suggerisco a l'uno e all'altro di leggere l'ordinanza del Gip . In essa, infatti, non vi è il benché minimo accenno alle conclusioni che i due commentatori danno invece per certe.

Mai quel giudice ha messo in dubbio che atti di violenza indiscriminati costituiscano terrorismo, ai fini delle convenzioni internazionali e dell'applicazione dell'art. 270 bis c.p..

Il giudice, molto più semplicemente, ha dichiarato inutilizzabili come prove le informative anonime dei servizi segreti, quelle della polizia giudiziaria fondate su anonimi, una commissione rogatoria assunta senza il rispetto delle garanzie difensive. Ha ritenuto poi che dalle residue fonti di prova non emergesse alcun elemento che potesse far ritenere che gli imputati avessero reclutato kamikaze.

A seguito di queste valutazioni ha ritenuto che mancasse la prova che gli imputati avessero progettato attacchi indiscriminati; in caso contrario, ha scritto, avrebbe potuto ritenersi sussistente il delitto contestato e ciò proprio richiamando gli strumenti internazionali pattizi che, secondo gli autorevoli commentatori, ignorava.

Io non so se questa valutazione sia effettivamente fondata sugli atti processuali. Il pubblico ministero ritiene che gli elementi raccolti fossero più che sufficienti per la condanna e lo ha, civilmente, ribadito manifestando al contempo rispetto per la decisione e per il giudice. Ma tutto questo non ha niente a che vedere con la legittimazione del terrorismo, di cui si favoleggia.

La d.ssa Forleo ha dunque adempiuto il proprio dovere di giudice: ha valutato i fatti sulla base delle prove legittime, senza preoccuparsi delle reazioni dell'opinione pubblica alla sua decisione.

E' questo e solo questo il dovere del giudice.

Se ha sbagliato nella valutazione giuridica la decisione potrà essere riformata.

Mi rendo conto che ciò possa non soddisfare le esigenze di "sicurezza". Ma queste non competono al giudice. Far prevalere la sicurezza e la logica "amico-nemico" sulle garanzie dei cittadini è un grave errore.

L'esperienza italiana di contrasto al terrorismo interno ci ha insegnato che è possibile non rinunciare alle garanzie. Il dibattito internazionale (sia in sede di preparazione delle convenzioni internazionali che di loro ratifica) ci insegna poi che la distinzione tra terrorismo e altre forme di violenta opposizione di popolazioni civili è fondamentale per la tutela della democrazia e per il riconoscimento del diritto di resistenza.

Il Riformista è garantista a corrente alternata?

Lettera firmata pubblicata su "Il Riformista" del 27 gennaio 05