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I RAGAZZI DELLA MAFIA - rassegna stampa dal Convegno
Di Loredana Morandi (del 29/01/2005 @ 09:24:59, in Magistratura, linkato 355 volte)

Bari, da un convegno dell'Associazione magistrati per i minorenni emerge un dato spaventoso: l'età media è di 10 anni e mezzo.
I piccoli soldati delle mafie: le cosche usano 1.721 bambini
I dati raccolti dai processi e dalle testimonianze di pentiti
"Ho cominciato a spacciare da piccolo, agli ordini di mio zio"

di MARA CHIARELLI
 
BARI - La mafia in Puglia, Campania, Calabria e Sicilia può contare su un esercito di 1.721 piccoli soldati: bambini di dieci anni e mezzo arruolati dai clan e con la vita praticamente segnata, scadenzata da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Un dato sconfortante, emerso a Bari durante il convegno nazionale "I ragazzi della mafia", organizzato dall'Associazione dei magistrati per i minorenni e la famiglia e dalla Camera minorile di Bari.

Magistrati, sociologi e operatori hanno messo insieme i pezzi di un'inchiesta, avviata a 360 gradi sulla situazione nelle quattro regioni a rischio del sud Italia, nel tentativo di arrivare ad un percorso comune di prevenzione e riabilitazione. Prendendo le mosse dai numerosi fatti di cronaca, anche locale, e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, a loro volta ex bimbi al soldo, i relatori hanno lanciato l'allarme su quello che la mafia rappresenta per i minori: un'istituzione totale, un potente mezzo di intimidazione sulla popolazione, un delirio di onnipotenza che li rende indifferenti alle sanguinose conseguenze delle loro azioni.

E, allo stesso tempo, un generoso datore di lavoro, che impiega i bambini per trafficare e spacciare droga, piazzarli agli angoli delle strade come vedette, affidare loro armi da tenere a disposizione in caso di necessità. In cambio, ricevono lauti guadagni e droga a volontà, ma soprattutto la possibilità di sentirsi importanti, salendo rapidamente nella scala gerarchica del clan mafioso, dove alla fine si affermano diventando protagonisti di sparatorie.
 
"Ho iniziato a spacciare a dieci anni - ha raccontato un collaboratore di giustizia al pm antimafia Desirée Digeronimo, che lo ha riportato nella sua relazione - Ero con altri minorenni e sotto la supervisione di mio zio. Lo sapevo fin da piccolo che erano mafiosi, li ho sempre frequentati: li vedevo con le pistole in mano, mi piacevano, volevo diventare come loro". Un altro, invece, ha spiegato al magistrato: "Ero piccolo, non è che mi piacesse quel mondo, però ho visto le macchine, i motori, la ricchezza, e mi ci sono buttato".

Quel denaro facile che viene poi usato per giocare ai videopoker e vestirsi griffati. E la promessa di affiliarli, una volta cresciuti, genera in loro un vincolo di dipendenza dal boss, "studiano" per diventare a loro volta capiclan, sono fieri di essere identificati come appartenenti all'associazione mafiosa. Per questo la Dda di Bari sta valutando di contestare, per la prima volta, al capoclan e ai suoi affiliati, l'aggravante di aver arruolato ragazzini, talvolta anche figli e parenti.

Ma al crimine ci si avvicina anche nei corridoi della scuola, ha lanciato il presidente del tribunale per i minorenni di Bari, Franco Occhiogrosso. "Diversi ragazzini - ha spiegato - hanno costretto loro coetanei più deboli a mettere negli zaini sostanze stupefacenti, da spacciare nei bagni o nei corridoi dell'istituto. Così come accade che gli assistenti sociali, prima confidenti delle famiglie a rischio, vengano allontanti dai malavitosi".

L'allarme, del resto, era stato lanciato dal procuratore generale di Bari Riccardo Dibitonto, durante l'inaugurazione del nuovo anno giudiziario: "La criminalità barese - aveva detto - è l'unica in Italia ad utilizzare in modo continuo e professionale soggetti adolescenti, ai quali insegna l'uso delle armi e che utilizza, come sicari, quando dimostrano particolari capacità".

(La Repubblica 28 gennaio 2005)