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Terroristi o guerriglieri?
Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 19:18:54, in Magistratura, linkato 256 volte)

Mi permetto di ribadire un punto sottolineato dal collega della redazione di cui vi posto l'articolo in prima pagina de L'Unità on line: chi definisce il comune sentire? Quando, prima d'ora, si era visto un esercito di Resistenza obbligato a scrivere o filmare comunicati di rivendicazioni per atti comuni di guerra? Cadono dal cielo iracheno aerei ed elicotteri, non sarà che piove? Viviamo in piena follia e non ce ne rendiamo neppure conto, data la manipolazione sostanziale dei media.

Terroristi o guerriglieri?
Il giudice di Brescia rovescia la sentenza di Milano

Interni di red

Sentenze contraddittorie, quasi opposte. La sentenza con la quale il Gup di Milano, Clementina Forleo, aveva assolto tre islamici accusati di terrorismo internazionale, classificando le loro attività come guerriglia, è stata capovolta da un'ordinanza della procura di Brescia alla quale era passato il fascicolo di altri due presunti terroristi, per i quali il giudice milanese aveva stabilito la scarcerazione. Per il gip di Brescia Roberto Spanò, il potere giudiziario deve interpretare «il comune modo di sentire della comunità politica». Se la politica dice che gli attacchi kamikaze contro i miltari sono «atti di terrorismo», la giustizia si adegua. Ma di quale comunità politica si parla? E chi definisce il comune sentire?

Terroristi o guerriglieri?
Il giudice di Brescia rovescia la sentenza di Milano
01.02.2005 di red

 Sentenze contraddittorie, quasi opposte, che non nascondono un profondo contrasto nell’interpretazione delle leggi. La sentenza con la quale il Gup di Milano, Clementina Forleo, aveva assolto tre islamici accusati di terrorismo internazionale, classificando le loro attività come guerriglia, è stata capovolta da un'ordinanza della procura di Brescia alla quale era passato il fascicolo di altri due presunti terroristi, per i quali il giudice milanese aveva stabilito la scarcerazione.

La scorsa settimana il Gup di Milano, Clementina Forleo, suscitando un coro di polemiche, aveva sostenuto che le attività dei cinque islamici sotto processo, ossia «finanziamento di strutture di addestramento paramilitare nel nord dell’Iraq, e arruolamento di volontari», fossero classificabili come guerriglia, dunque legittime, e non come terrorismo internazionale. Tre islamici sono stati comunque condannati per reati minori mentre per gli altri due, Nourredine Drissi e Kamel Hamraoui, entrambi di nazionalità tunisina, il gup aveva revocato la necessità di tenerli in prigione, trasferendo allo stesso tempo la pratica alla magistratura di Brescia per competenza territoriale.

Una volta a Brescia e la situazione si è capovolta. Martedì, il giudice per le indagini preliminari della procura bresciana, Roberto Spanò (nella foto) ha infatti ordinato nuovamente la custodia cautelare per terrorismo internazionale (articolo 270 bis del codice penale) nei confronti dei due presunti terroristi islamici di nazionalità tunisina, rovesciando sostanzialmente la sentenza del gup di Milano.

Roberto Spanò, il giudice di Brescia, evidenzia la rottura: «Questa autorità giudiziaria intende discostarsi in modo radicale da tale ragionamento che, a proprio giudizio, appare frutto di erronea applicazione di norme, nonché di una valutazione bidimensionale delle carte processuali e, più in generale, del fenomeno terroristico nel suo complesso».

La spiegazione della sentenza è destinata a suscitare polemiche non inferiori a quelle provocate dalla sentenza di Milano. Il ragionamento è capovolto. E si teorizza una sorta di subordinazione del potere giudiziario al «comune sentire politico». Una giustizia ad indipendenza limitata.

L’idea di partenza ripropone un principio fondamentale del pensiero giuridico: «Le leggi - scrive il giudice - vanno interpretate non secondo la propria opinione personale, bensì in conformità delle scelte politiche di fondo che hanno indotto il legislatore del passato ad emanarle e il legislatore del presente a mantenerle in vigore». Da questo enunciato Forleo ne fa però discendere un altro, molto meno scontato. Ecco le sue parole: «Alla luce del comune modo di sentire della comunità politica (o delle comunità politiche) che ha prodotto l'articolo 270 bis del Codice Penale (o altre norme equivalenti) deve ritenersi che azioni violente condotte anche con il ricorso a “kamikaze” da portatori di ideologie estremiste islamiche nei confronti di unità militari attualmente impiegate in Asia (tra cui un contingente italiano) non possono qualificarsi come atti di legittima e giustificata “guerriglia”, ma vanno senz'altro definiti ad ogni effetto come atti di “terrorismo”».

Quale comunità politica? Quale comune sentire? Il centrodestra, naturalmente, già esulta. «L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Brescia nei confronti di Noureddine Drissi e Kamel Hamroui fa tornare un minimo di fiducia e di rispetto nei confronti della giustizia», afferma il leghista Roberto Calderoli. «Se vi è specializzazione del magistrato su un fronte così delicato e complesso vi è anche efficienza operativa», aggiunge Alfredo Mantovano di Alleanza nazionale, che osserva: «La repressione del terrorismo internazionale deve avere il medesimo approccio a suo tempo avuto per il contrasto della criminalità mafiosa, quando furono istituite la procura nazionale e le procure distrettuali antimafia».

Anche il ministro degli interni Pisanu parla di «ordinanza che rasserena le donne e gli uomini delle forze dell'ordine». Ma sottolinea «il problema di adeguare la legislazione penale alle inedite modalità di azione del terrorismo internazionale, specialmente per quanto riguarda l'impiego degli uomini-bomba come arma micidiale di offesa indiscriminata».

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