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L’A.N.M. sulla proposta di legge n. 3247/S
Di Loredana Morandi (del 16/02/2005 @ 17:59:54, in Magistratura, linkato 246 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

SULLA PROPOSTA DI LEGGE n. 3247/S

La proposta di legge n. 3247/S, approvata dalla Camera ed  attualmente in discussione al Senato, introduce rilevanti modifiche al sistema penale in materia di attenuanti, recidiva, prescrizione del reato. Appare difficile cogliere il segno complessivo dell’intervento e le ragioni di politica criminale ad esso sottese tanto contraddittorie tra loro appaiono le misure proposte.

Si introducono, infatti, elementi di rigidità nel processo di individuazione della pena da parte del giudice e nella applicazione di misure alternative.

Il legislatore sembrerebbe qui dar credito ad un pregiudizio tanto diffuso quanto infondato su un certo “lassismo” da parte dei magistrati nella irrogazione delle pene in fase di cognizione e nella concessione di misure alternative in fase di esecuzione. Il numero elevato di detenuti e la minima entità dei reati commessi da parte di soggetti ammessi a misure alternative dimostrano al contrario che il difficile compito di adeguare la pena al fatto commesso in fase di cognizione e di offrire possibilità di rieducazione al condannato in fase di esecuzione è esercitato con equilibrio dalla magistratura italiana.

Come dimostrano tutte le ricerche in campo criminologico sono la tempestività e l’efficacia degli interventi repressivi ad avere effetti positivi in termine di prevenzione generale, piuttosto che l’inasprimento delle pene, peraltro già oggi elevate nel massimo edittale.

In questa chiave le altre misure contenute nel disegno di legge appaiono del tutto incomprensibili e in palese contrasto con lo scopo dichiarato.

L’attenuante obbligatoria per gli ultrasettantenni non ha alcuna giustificazione sul piano criminologico e si traduce unicamente in una ulteriore rigidità nella individuazione della pena.

Ma sono soprattutto le nuove disposizioni in materia di prescrizione del reato a suscitare vivo allarme per il pericolo di vanificare la  effettività del processo.

“Il problema centrale della nostra giustizia è e rimane quello della durata eccessiva dei processi”, ha sottolineato più volte il Presidente Ciampi. Il Procuratore Generale Favara, già nella relazione inaugurale dello scorso anno, nella stessa linea aveva osservato che “La giustizia … è in crisi soprattutto a causa della sua scarsa efficienza e della durata eccessiva dei processi”, aggiungendo che si “crea un circolo vizioso: la prospettiva della prescrizione invoglia a tattiche dilatorie”.

E’ esigenza condivisa che la prescrizione in corso di procedimento debba  tornare ad essere evento del tutto eccezionale. Il difensore ha il dovere professionale di indicare al suo cliente la prospettiva della prescrizione, ma il legislatore deve intervenire per rompere il “circolo vizioso” che spinge alla difesa dal processo piuttosto che alla difesa nel processo. Molte proposte sono state avanzate nel senso di rimodulare il sistema della sospensione, ripensare l’incidenza delle attenuanti generiche sul computo dei termini, fino alle più incisive proposte nel senso di distinguere la prescrizione fino all’inizio dell’azione penale e quella nelle varie fasi del processo, fissando un termine per ogni fase. Occorrerebbe adottare con urgenza  quei provvedimenti in materia di semplificazione e razionalizzazione del processo penale, che raggiungerebbero i due effetti positivi di rendere più celere la conclusione del processo e di vanificare le tattiche dilatorie.

Ma il disegno di legge ora in discussione si muove nel senso opposto, tanto che nella relazione inaugurale di quest’anno il Procuratore generale Favara ha osservato, con riferimento alla prescrizione che “Il suo perseguimento rischia addirittura di essere agevolato se i relativi termini saranno ridotti, con ulteriore incremento delle impugnazioni e vanificazione del lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati, soprattutto per quanto attiene ai processi in corso, già calendarizzati sulla base dei termini attualmente vigente”.

Gli effetti allarmanti sui procedimenti pendenti in Cassazione sono stati indicati in modo preciso nel documento dell’Ufficio del Massimario della Cassazione. Effetti altrettanto gravi si verificheranno per i procedimenti pendenti in primo grado e in appello. Al riguardo occorrerebbe un preciso monitoraggio, che richiede tempi adeguati. E’ incredibile che il Ministro della giustizia abbia preannunciato che il monitoraggio sarà disponibile, ma dopo la approvazione della legge: non sarà dunque un contributo di previsioni per il legislatore, ma un rilievo dei danni che inevitabilmente si produrranno.

I termini massimi di prescrizione saranno ridotti drasticamente quando non dimezzati per reati di notevole gravità ed allarme sociale: millantato credito, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, truffa in danno dello Stato, calunnia, attentato per finalità terroristiche, usura e tanti altri.

Ancor più grave, se possibile, la parificazione della sospensione alla interruzione, ponendo un tetto massimo per le ipotesi di sospensione. In questo modo, oltre alla possibilità che la prescrizione maturi a seguito di eventi estranei al procedimento, si pone in essere un ulteriore clamoroso incentivo alle tattiche dilatorie, con il rischio di introdurre momenti di tensione continua nel processo (es. verifica degli impedimenti del difensore e delle parti).

L’Anm, nel più rigoroso rispetto delle prerogative del Parlamento, ha il diritto ed il dovere di portare il contributo della esperienza professionale dei magistrati.

Chiediamo che il legislatore introduca con urgenza quelle proposte minimali di semplificazione del processo penale, sulle quali è ormai maturato un ampio consenso e che potrebbero rendere effettivo il principio costituzionale della ragionevole durata.

Chiediamo che non si introducano eccessivi irrigidimenti nella discrezionalità del giudice per la individualizzazione ed esecuzione della pena: come insegna l’esperienza, anche recente, i risultati di ingiustizia sostanziale che si potranno verificare saranno attribuiti dalla opinione pubblica al giudice, anche quando la sua decisione sarà conseguente ad automatismi legislativi.

Chiediamo con forza che non si adotti una disciplina della prescrizione che introdurrebbe momenti di tensione continua nel processo, renderebbe inutile tanta parte del lavoro dei magistrati e vanificherebbe la effettività del processo anche per reati notevole gravità.

Roma, 16 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale