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Movimento Giustizia rielezione consiglio ANM Corte di Cassazione
Di Loredana Morandi (del 04/03/2005 @ 19:10:47, in Magistratura, linkato 349 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

Roma,2 marzo 2005

Cari Colleghi,

Il 6, 7 e 8 marzo siamo chiamati a votare per rinnovare la composizione della Sezione dell'Associazione Nazionale Magistrati della Corte di Cassazione.

Le elezioni cadono in un momento particolarmente difficile della vicenda istituzionale ed associativa. E' in corso, infatti, la riforma dell'ordinamento giudiziario e sono in via di approvazione disegni di legge che incidono sull'assetto e sulla funzione della giurisdizione,
per cui l'A.N.M. è chiamata a intervenire in tutte le sedi del dibattito per illustrare i contributi e le proposte dei magistrati, intese ad assicurare la garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura nel quadro istituzionale dello Stato di diritto, ispirato
al principio della divisione e dell'equilibrio dei poteri, al fine della salvaguardia dei diritti dei cittadini.
In questo contesto si inseriscono i problemi della Corte di Cassazione, che riguardano tanto il suo inquadramento nel sistema istituzionale, quanto la sua efficienza funzionale. Efficienza che non va riguardata semplicisticamente, come mero aumento di produttività, ma quale valore genuinamente democratico,perché le disfunzioni e i tempi lunghi di definizione del processo si ritorcono in danno delle parti più deboli.
Per questo bisognerà essere propositivi sui temi delle riforme che interessano la giustizia, formulando proposte concrete riguardanti l'ordinamento e il processo.
Un'osservazione preliminare è, infatti, necessaria. La soluzione delle difficoltà in cui attualmente si dibatte la Corte non si può ricollegare esclusivamente a problemi di gestione, per la cui soluzione basta trovare formule organizzative adeguate. Al contrario, l'esigenza di tale soluzione richiede un'analisi più ampia, che non può non coinvolgere la stessa collocazione della Corte nell'ordinamento processuale. E' questo il primo punto su cui deve cadere la nostra attenzione.
Per quanto riguarda la giurisdizione penale - ma i rilievi che seguono possono ben riguardare anche la giurisdizione in materia civile - la naturale premessa riguarda la constatazione, non nuova né recente, che l'intero sistema delle impugnazioni rivela l'esigenza di una pronta riforma.
Infatti, alla contraddizione derivante dalla subordinazione della sentenza di primo grado, frutto di un giudizio fortemente partecipato secondo lo schema del principio accusatorio, a un giudizio d'appello puramente cartaceo e formale, si accompagna l'astrattezza di un giudizio di legittimità ispirato alla tutela dell'uniformità dell'applicazione del diritto, il cui sindacato è limitato all'interpretazione della norma e alla valutazione della mera struttura logica della sentenza impugnata.
Si pone l'interrogativo se l'uniformità del diritto così concepita, come nomofilachìa ossia come funzione astratta e paralegislativa, non si traduca in un'insufficienza del giudizio. Se, cioè, in un moderno sistema processuale la corretta e uniforme applicazione della norma debba essere rimessa all'interpretazione astratta, lasciando fuori dal sindacato di legittimità il travisamento del fatto, o se, invece, non debba essere desunta in ogni caso dalla valutazione del fatto, secondo le esigenze di accertamento e di regolamentazione che da esso promanano.
Si tratterebbe, in altri termini, di avvicinare il ruolo della Corte di Cassazione a quello della corte suprema di tipo anglosassone, sciogliendo finalmente il dilemma che Nello Nappi ha posto nella sua relazione all'ultima Assemblea della Corte (corollario sarebbe l'immediata sottoposizione della sentenza di primo grado al giudizio di cassazione con la sostituzione dell'appello con il giudizio di rinvio).
Dal diverso assetto e dal differente orientamento della funzione ordinamentale dell'istituto deriverebbe un'azione più efficace e penetrante nel processo, che ne risulterebbe razionalizzato e quindi potenziato nella capacità di accertamento e di valutazione, senza
pregiudizio per la nomofilachìa, perché nel migliorato approccio al fatto la Corte troverebbe la legittimazione della sua giurisprudenza.
Soprattutto ne risulterebbe migliorata la qualità dell'intervento. E il più penetrante rapporto col fatto consentirebbe di rendere più funzionale il ricorso per cassazione rispetto al processo, restringendone in modo corrispondente la base normativa e riducendo per questa via il numero dei ricorsi.
La ricerca ipotizzata in questa direzione è più di un rimedio alle difficoltà attuali e dà la misura dell'incongruenza, anche su un piano di principio, di continuare a gestire passivamente la massa ingente dei ricorsi che annualmente vengono diretti alla Corte semplicemente stimolando il lavoro dei magistrati, perché la mole del lavoro non può non andare a discapito della qualità e non incidere perciò negativamente sulla loro stessa professionalità. Considerare indiscutibile l'attuale assetto ordinamentale della Corte non sarebbe solo frutto di un dogmatismo incomprensibile, ma varrebbe a ritenere fisiologico l'afflusso e la gestione di un numero talmente elevato di ricorsi.
Per altro verso, a fronte delle considerazioni svolte la riforma in corso dell'ordinamento giudiziario rivela il limite essenziale di procedere alla revisione dell'ordinamento giudiziario e dello statuto del giudice prescindendo dalla contemporanea revisione della struttura degli uffici e dell'ordinamento processuale.
In realtà, una conduzione dell'ufficio che si limita a gestire i ricorsi contando esclusivamente sullo spirito di abnegazione e sulla coscienza professionale dei giudici della Corte, oltre a perpetuare il pregiudizio per cui per il funzionamento della giustizia basta far lavorare i magistrati, genera ulteriori distorsioni all'interno della struttura dell'istituto. Oltre alla caduta di qualità e al corrispondente calo di professionalità, si manifestano fenomeni di verticizzazione, conseguente all'ingresso di funzioni intermedie non previste dall'ordinamento, e di burocratizzazione, inevitabilmente connessa con le direttive volte ad assicurare l'efficienza senza una possibile contemporanea attenzione alla qualità delle motivazioni.
In luogo di tale verticizzazione, il recupero di un'organizzazione efficiente potrebbe ricercarsi nella creazione di funzionari intermedi, referendari o assistenti, già introdotti in strutture statuali come quella del C.S.M., e regionali, con la funzione di ausiliari del giudice.

Con riguardo alla giurisdizione civile si rileva come si continui a ripetere che la funzione della Corte è quella di assicurare l'uniforme interpretazione della legge. Nella realtà, poi, approdano in cassazione, in misura crescente, ricorsi che pongono unicamente questioni di fatto o che propongono la soluzione di questioni del valore di qualche decina o centinaia di euro che non involgono alcuna questione di principio.
E' necessario dunque - come avviene già da diversi anni in altre Corti europee e come oggi  si discute anche da noi - selezionare la trattazione dei ricorsi, svolgendo una adeguata attività preventiva che possa consentire sia di utilizzare maggiormente l'udienza camerale sia  di accorpare le questioni seriali, che attualmente risultano spesso distribuite fra diverse sezioni e decise non in modo coordinato. Solo in questo  modo potrà identificarsi quel contenzioso che istituzionalmente riguarda la Corte di cassazione e potrà adeguatamente svolgersi quel compito di nomofilachia che l'ordinamento le affida .
Ovviamente, l'opera di  razionalizzazione dovrà  essere frutto di un continuo dibattito all'interno dell'intera Corte, sollecitando lo strumento partecipativo e, soprattutto, non dovrà determinare un ulteriore aumento dei singoli carichi di lavoro: strumento questo che non potrebbe comunque  definirsi "organizzativo" nel senso proprio del termine e che sarebbe comunque privo di reali prospettive, nel contesto che tutti ben conosciamo.
In generale si può rilevare come il lavoro dei magistrati si svolga in strutture che appaiono vetuste più che quantitativamente insufficienti.
Anche l'organizzazione del lavoro è suscettibile di revisione in melius, con riguardo sia all'assegnazione dei processi ai relatori che alla distinzione del lavoro giurisdizionale, pertinente alla natura e alla dignità della funzione, dalle prestazioni accessorie di natura
amministrativa. Infatti, il Consigliere, che dovrebbe limitarsi a rendere le decisioni con le relative motivazioni, finisce per assumersi una varietà di compiti impropri, che vanno dalla fotocopiatura degli atti al confezionamento dei fascicoli, dal controllo dell'intestazione delle sentenze al controllo delle imperfezioni redazionali.
Oltre alla ridefinizione dei compiti in relazione alla natura della funzione, il buon funzionamento della Corte esige un'opera di radicale modernizzazione.
La realizzazione di tale obiettivo e il mantenimento costante del livello di modernità degli strumenti e di aggiornamento del personale non possono oggettivamente venire dall'organizzazione ministeriale, generalizzata e a volte inadeguata (l'episodio della mancanza della carta per le fotocopiatrici resta emblematico ma non isolato), ma esigono un intervento specializzato e costante, promosso dalla stessa Corte, che è l'utente dei mezzi necessari per l'esercizio della funzione che le è propria.
Non è pensabile, infatti, che l'opera di modernizzazione possa essere altrimenti perseguita se non attraverso il riconoscimento alla Corte di Cassazione di un'autonomia gestionale e contabile, al pari di quanto è già accaduto per altre istituzioni giudiziarie.
Al Consiglio Superiore della Magistratura chiederemo una più ampia attenzione e un dialogo più intenso con la Corte di Cassazione.
Attenzione che affronti i temi qui esposti e si esprima su diversi piani e su vari fronti, che vanno dalla tutela della dignità e della professionalità del Consigliere - anche con riguardo alla determinazione degli standards di lavoro ottimali e, più in generale, dell'organizzazione del lavoro - e dell'efficienza e della funzionalità della Corte alla promozione degli interventi legislativi necessari per la definizione dell'assetto istituzionale della Corte stessa e per assicurarle le condizioni per l'esercizio della sua funzione, riconoscendo ai Consiglieri la dignità e il prestigio che per le ragioni anzidette si vanno sminuendo da tempo.
Compito della  Giunta  dovrà comunque essere quello di sollecitare tra i colleghi un dibattito sui temi indicati e su quelli che verranno di volta in volta individuati e di richiedere la convocazione dell'Assemblea generale sede naturale per dibattere e deliberare sui temi che riguardano l'organizzazione e l'attività della Corte di cassazione. 
Queste idee intendiamo tradurre col vostro consenso in prospettive di analisi e di azione concreta, offerte alla partecipazione indiscriminata di tutti i colleghi.
Alcuni colleghi hanno dato la loro disponibilità a perseguire le finalità che ci siamo proposte. Sono colleghi noti alla maggior parte di voi, che si sono assunti il compito non facile, ma perseguito con profonda convinzione, di rappresentare in questa vicenda elettorale il Movimento per la Giustizia:

Giacomo FUMU,
consigliere della Corte di Cassazione;
Francesco IACOVIELLO,
magistrato di appello applicato alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione;
Saverio MANNINO,
consigliere della Corte di Cassazione;
Gianfranco MANZO,           
consigliere della Corte di Cassazione;
Ippolisto PARZIALE,
magistrato di appello applicato alla Corte di Cassazione;
Federico SORRENTINO,
magistrato di appello applicato alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione; 
Bruno SPAGNA MUSSO,
consigliere della Corte di Cassazione

Con viva cordialità

Ruggero Galbiati
Segretario della Sezione
del Movimento per la Giustizia della Corte di Cassazione