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CSM: PRATICA A TUTELA DEGLI UFF. GIUDIZIARI DI ROMA E MILANO
Di Loredana Morandi (del 16/06/2005 @ 15:36:47, in Magistratura , linkato 260 volte)

Risoluzione plenum CSM 16 giugno 2005 a tutela della magistratura di Roma e Milano

Pratica a tutela degli uffici giudiziari di Roma e di Milano con riferimento a dichiarazioni di leader di partito politico pubblicate sul Corriere della Sera.

Come ha più volte ricordato il Presidente della Repubblica, "la stabilità delle istituzioni si fonda sulla divisione dei poteri e sul rispetto pieno e reciproco delle funzioni di ciascuno". Nell'ambito del sistema di "pesi e contrappesi" che caratterizza la moderna democrazia pluralista, le istituzioni di garanzia, e tra queste la magistratura, traggono dalla Costituzione autonoma legittimazione. La stessa Costituzione assegna anche al Consiglio superiore il compito primario di tutelare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura e in particolar modo di ciascun magistrato nell'esercizio concreto delle sue funzioni, contro attacchi e condizionamenti indebiti, da qualunque parte essi provengano ed in qualunque modo essi vengano attuati.

Quando singoli magistrati o uffici giudiziari diventano oggetto non di critiche, sempre legittime, ma di denigrazioni diffamatorie con generiche e immotivate accuse di parzialità il Consiglio interviene a tutela della credibilità della funzione giudiziaria, essendo la fiducia dei cittadini nella giurisdizione essenziale fondamento della vita democratica.

Di recente, l'on.le Antonio Di Pietro, noto esponente e leader di una formazione politica, nel corso di una intervista apparsa sul quotidiano Il Corriere della Sera in data 9.6.05, oltre a formulare giudizi e valutazioni che rientrano nell'esercizio del diritto di manifestazione del pensiero e di critica politica, ha rilasciato dichiarazioni censurabili per le gravi e pesanti accuse, rivolte in maniera assolutamente generica nei confronti dei magistrati che lascerebbero fare e si piegherebbero "allo spirito del tempo", con specifico riferimento ai magistrati di Roma e Milano. Una simile, immotivata rappresentazione è collegata, nel contesto complessivo della intervista, ad una generica denuncia di superficialità investigativa nella lotta alla corruzione ed è emblematicamente raffigurata, con opzione chiaramente negativa, nella affermazione secondo cui il "porto delle nebbie non è più solo a Roma", ma "anche a Milano".

I magistrati degli uffici giudiziari richiamati nell'intervista, gravemente offesi, hanno dato una prova di senso di responsabilità, non reagendo individualmente. Il Consiglio, per parte sua, ha il dovere di difendere autorevolmente e pubblicamente la loro immagine. Ora, come è stato altra volta affermato, "è del tutto fisiologico che nella difesa della propria indipendenza e della propria autonomia la magistratura, quale istituzione di garanzia, possa venire a trovarsi in momenti di rapporto dialettico o addirittura conflittuale con altri poteri", ma tale rapporto deve rimanere nella misura di civiltà e rispetto reciproco, non essendo ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale né, ovviamente, permettere che l'azione delegittimatrice, tracimando oltre il pure legittimo e doveroso esercizio della critica, possa essere innescata da esponenti politici, già autorevoli rappresentanti delle istituzioni, come l'on.le Di Pietro.

Il Consiglio esprime quindi la propria preoccupazione ed auspica che, al di là della fisiologica dialettica della critica, sia assicurato il rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura e, con esso, la fiducia dei cittadini  nell'attività giudiziaria, condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica.