\\ Home Page : Articolo : Stampa
Intervista a Ciro Riviezzo
Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 11:57:00, in Politica, linkato 343 volte)

Intervista a Ciro Riviezzo

di Luigi Ferrarella
Corriere Sera 31 luglio 2005.

«Il mio appello: nessun rapporto con i potenti» Riviezzo, presidente dei magistrati: lontani da politica e affari o perdiamo credibilità

MILANO - «Sarebbe buona regola che, appena qualcuno gli parla di un'indagine in corso, il magistrato neppure accettasse di interloquire. Anche per evitare che qualsiasi sua risposta possa essere male interpretata o comunque utilizzata all'esterno». Ciro Riviezzo è il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, di cui il giudice Francesco Castellano è stato anni fa vicepresidente. Cosa le suggeriscono i contatti tra un giudice e un banchiere?
«Come metodo non ritengo, e vorrei che tutti facessero altrettanto, di potermi esprimere su indagini in corso, né sono certo io a poter sindacare la correttezza di uno specifico comportamento. Nell'interesse della credibilità dell'intera categoria, oltre che del singolo magistrato, mi auguro che nella massima trasparenza siano svolti tutti gli accertamenti».
Ma oltre agli atti dovuti?
«Il parametro di riferimento che ci siamo dati è l'articolo 8 del nostro codice deontologico: per essere credibile un magistrato deve evitare qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine. Il valore dell'agire del magistrato anche nella società civile (convegni, università, interventi scritti) va distinto da quanto come Anm abbiamo sempre avversato: l'esistenza di rapporti occulti con politica ed economia, condizionanti per il magistrato e peraltro molto più pericolosi di altri rapporti invece palesi».
Parla dei magistrati in politica?
«Vedo talvolta collegare i due aspetti. Ma non se ne può fare una strumentalizzazione, toghe in politica ce ne sono in tutti gli schieramenti; e per ora la legge lo consente. Nessuno nasconde esista anche un problema di opportunità, lasciato al vaglio dell'elettorato ma del quale sarebbe bene si facesse carico anche chi si vuole candidare. L'Anm è chiara: auspichiamo regole più rigorose, siamo favorevoli al disegno di legge (più restrittivo) che è in Parlamento, e in questo senso va già una disposizione del Csm».
A dominare le vicende di questi giorni sono le lealtà incrociate politici-imprenditori-controllori pubblici.
«Ho letto Sergio Romano trarre sul Corriere la sensazione che l'unico tessuto connettivo della società italiana sia la "cuginanza". È un problema storico del nostro Paese: per parte sua, da anni l'Anm fa un'opera culturale (come appunto l'approvazione del codice deontologico) per cercare di evitare commistioni pericolose con questi mondi».
Castellano ritiene «controproducenti» per l'«esposizione» delle toghe gli interventi di «supplenza».
«La questione è il ruolo dei controllori esterni. Se funzionassero, non si arriverebbe al livello penalmente rilevante. E comunque auspico di vivere in un Paese nel quale le indagini siano vissute non come interferenze, ma come doverosi controlli».
Il ministro Giovanardi tuona contro «le intercettazioni spazzatura».
«Tutto il rispetto possibile alle indagini in corso, che non meritano queste critiche. È chiaro che le intercettazioni sono uno strumento estremamente invasivo della sfera di riservatezza personale. Ma proprio per questo esistono precisi e rigorosi parametri legislativi: sia sul loro utilizzo, sia sull'inserimento nei provvedimenti (notificati alle parti) solo delle intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Se certe conversazioni sono state citate nei provvedimenti, vuol dire che erano state ritenute rilevanti per le indagini».