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Una Riforma Contro la Giustizia
Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 11:58:46, in Politica, linkato 307 volte)

Una riforma contro la giustizia

di Adriano Sansa
Famiglia Cristiana
n. 31 del 31 luglio 2005

L'ordinamento giudiziario regola le autorità cui è affidata l'amministrazione della giustizia, lo  stato giuridico dei magistrati, i loro gradi e funzioni,  l'ammissione in magistratura e le promozioni, la materia disciplinare. La limpidezza della figura del giudice, la sua soggezione alla sola legge dipendono non poco da queste norme, che invece non disciplinano il processo. La riforma non si farà sentire significativamente sulla rapidità dei procedimenti: chi vi ha insistito non ha detto il vero.
Ma riepiloghiamo, per capire. 
Il Presidente della Repubblica aveva rimandato alle Camere la legge per contrasti con la Costituzione. Il nuovo testo elimina solo in parte i difetti, e ne contiene uno nuovo. Con disposizione apposita, impedisce a Giancarlo Caselli di diventare procuratore nazionale antimafia: una norma di privilegio negativo, simile ma opposta alle leggi di favore verso Berlusconi. Una negazione dell'uguaglianza. Ciampi allora autorizza il C.S.M. a dare un parere su questa nuova parte. Pera, presidente del Senato, accusa il Consiglio di voler invadere la sfera del legislatore. Una confusione che deforma e svaluta agli occhi della gente i massimi poteri dello Stato.
In realtà, Pera ha ignorato una legge vigente " art.10 legge 24.3.1958 n.195- secondo cui il C.S.M " dà pareri al ministro sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario..' Perché lo ha fatto?  Le risposte sono amarissime: Ciampi presiede il C.S.M., criticando quest?ultimo si censura lui. Lo si dissuade dal restituire ancora alle Camere almeno quella vergognosa legge contro una persona.
Paiono cose slegate, ma nascono dall'importanza della posta in gioco. Lo sconquasso copre il significato della riforma dell'ordinamento giudiziario e delle altre in cammino, prima tra tutte quella della Costituzione: deprimere il Presidente della Repubblica, rafforzare il capo del governo, indebolire il prestigio e il ruolo della magistratura facendo i cittadini un po' più sudditi. Ecco in breve le novità: separazione delle funzioni di giudice e pubblico ministero, della quale non si sentiva bisogno per la già netta distinzione dei ruoli, consolidata nel costume; cresce il potere dei capi delle procure, in vista di sottoporli al ministro, viene meno il prezioso comune cammino di esperienza e cultura delle garanzie dei magistrati (si profila intanto la proposta di togliere ai p.m. la direzione della polizia giudiziaria, che risponderebbe all'esecutivo). I colloqui psico - attitudinali sembrano una sciocchezza,  potranno però servire a discriminare i candidati sgraditi. Concorsi infiniti distoglieranno dal lavoro e consentiranno ingerenze a vari livelli della selezione, pur lasciando la formale decisione finale al Consiglio. Restrizioni nella vita pubblica e nella comunicazione favoriranno 'insabbiamenti' nel segreto, un meccanismo disciplinare più duro intimidirà i magistrati.
Poche le norme opportune: si limitano nel tempo gli incarichi direttivi, si regolano meglio gli incarichi extragiudiziari, oggi troppo numerosi e riservati a ristretti circuiti.
La riforma  non accelera i processi. Conferma l'arroganza di norme ad personam.
S'accompagna a una lotta al Presidente della Repubblica che allarma. E' legata alla revisione della Costituzione che preoccupa ancor più. Soprattutto, è animata da uno spirito ostile verso i giudici, da parte di un ceto di governo che non ha i titoli morali per riformare la giustizia, capeggiato  com'è da chi è stato imputato di gravi crimini, ne è uscito più volte con la prescrizione, ha mandato in Parlamento i suoi avvocati ad approvare leggi che svuotavano i reati di cui era accusato. La giustizia va riformata, ma seriamente, da chi la vuole viva nell'ambito della Costituzione, non da chi vuole farle piegare la schiena.