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Rassegna: dall'Unità
Di Loredana Morandi (del 07/07/2007 @ 15:40:29, in Politica, linkato 126 volte)

Brutti: «Un fax di Pompa a Berlusconi: al vostro servizio»

Massimo Solani


Secondo Berlusconi i dossier scoperti nell'ufficio di Pio Pompa non rappresentano «nulla di illecito». Una ricostruzione che il vicepresidente del Comitato di controllo sull'attività dei servizi segreti, il diessino Massimo Brutti, proprio non può accettare: «È una affermazione molto grave - accusa -. Dalle carte di cui si è occupato il Csm risulta del tutto evidente che nell'ambito del Sismi si sono svolte attività chiaramente illegittime e non rispondenti alle finalità istituzionali dell'intelligence. Sono stati accumulati e conservati in un ufficio del servizio documenti e dossier che sono in palese contrasto con i compiti e i doveri di un apparato dello stato come il Sismi. L'illegittimità è evidente e non può essere negata».

Onorevole Brutti, ora sia l'ex direttore del Sismi Pollari che l'ex presidente del Consiglio Berlusconi prendono le distanze dall'attività di Pio Pompa. Dicono di non essere stati al corrente di quanto accadeva al servizio segreto militare...

«Non bastano queste giustificazioni, non basta scaricare le responsabilità. Il funzionario che era capo di quell'ufficio, ossia il dottor Pio Pompa, aveva la piena fiducia del direttore del Sismi, era un suo diretto collaboratore ed era diventato un funzionario del Sismi dopo un'assunzione per chiamata diretta disposta dal direttore. Fra le carte che gli sono state sequestrate c'è anche un fax inviato all'allora presidente del Consiglio Berlusconi con cui Pompa si poneva al suo servizio. Fra i documenti sequestrati in via Nazionale ci sono dossier che riguardano magistrati, uomini politici dell'opposizione e addirittura militari di alto grado. Essi erano tenuti sotto controllo e contro di loro si costruivano dossier e false informazioni. Nei documenti si progettavano interventi contro di loro e l'obbiettivo era "disarticolare". Una parola che non può non evocare finalità eversive».

Le attività riferibili all'ufficio di via Nazionale sono andate avanti dal 2001 al 2006. Ossia negli anni del governo Berlusconi. Non trova sia semplicistico cercare di archiviare la vicenda dicendo che «non c'è niente di illegittimo»?

«Le carte per se stesse segnalano una attività illegittima. Le responsabilità penali di quanto accaduto saranno accertate dalla magistratura, ma noi oggi possiamo già appurare che ci sono state scorrettezze e attività che non hanno nulla a che fare con la difesa della democrazia. È nostro dovere dirlo con chiarezza, perché dentro quelle carte ci sono le prove. Chi lavora nell'intelligence non può raccogliere informazioni di quel genere, non può partecipare ad attività di quel tipo, non può tenere sotto controllo magistrati e uomini politici in ragione delle loro opinioni e non può costruire dossier contenenti falsità su di loro. La funzione dei servizi segreti è quella di difendere l'integrità dello stato e tutelare la Costituzione, non di tradirla».

Prima la vicenda dello spionaggio Sismi-Telecom, ora i dossier di Pio Pompa. Onorevole Brutti, cos'è successo in Italia nei cinque anni di governo Berlusconi?

«Quello che sappiamo è che si è costituita una rete composta da tre soggetti: agenti della sicurezza della Telecom, ossia la più grande impresa italiana, investigatori privati legati ad un uomo della cerchia di Licio Gelli (Emanuele Cipriani, ndr) e un settore del Sismi. Una rete che ha raccolto informazioni su esponenti politici, uomini dell'economia e delle istituzioni. Nel frattempo all'interno del Sismi c'era un ufficio distaccato dove venivano fabbricati dossier frutto di pedinamenti e raccolta di notizie false. E non una semplice analisi delle fonti aperte».

E mentre tutto questo accadeva, nella migliore delle ipotesi, il governo non si accorgeva di nulla.

«È evidente che c'è una responsabilità politica di chi avrebbe dovuto garantire la lealtà e la correttezza dell'operato degli apparati di sicurezza e non l'ha fatto. Questo non possiamo tacerlo. Ma non dimentichiamo che accertare ora le responsabilità, fare pulizia e togliere di mezzo chi ha partecipato a queste attività è il modo migliore per tutelare l'onorabilità di quanti, e sono i più, non sono entrati nella spirale dell'illegittimità, hanno lavorato e lavorano ancora lealmente al servizio della Repubblica».

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=67274

Io nel mirino del Sismi

Gian Carlo Caselli

Acquisizione di dati in modo capillare e continuativo. Monitoraggio di attività, movimenti e corrispondenza informatica. Dossier custoditi a Roma, in via Nazionale, in una sede (separata) del Sismi. Messa così potrebbe sembrare un’ordinaria attività di intelligence. Invece è tutt’altra cosa. Primo, perché oggetto dei dossier sono giudici e Pm, uffici giudiziari, libere associazioni (italiane ed europee) di magistrati. Poi perché ben strano è l’oggetto delle «inchieste». Fatti specifici, zero. Men che mai ipotesi di un qualche illecito. Neppure l’ombra di pericoli per l’indipendenza e l’integrità dello Stato (confine che delimita attribuzioni e competenze del Servizio segreto militare). Niente di niente. Ma non per i solerti schedatori. Una colpa gravissima secondo loro c’è: i magistrati pensano! Pensano e operano, a volte, in maniera che al potere politico dominante non piace. Sono magistrati che rispettano la legge? Danno prova di indipendenza? Proprio qui sta il punto. In quanto perversamente inclini ad una giustizia uguale per tutti sono scomodi per chi comanda. Sono pericolosi e vanno tenuti d’occhio. Magari neutralizzati.

Il Csm (organo che la Costituzione pone a presidio dell’indipendenza della magistratura) riceve questi strani dossier. Li esamina e alla fine approva - all’unanimità - una relazione argomentata e severa.

Con questa relazione il Csm rileva diversi punti:
· l’acquisizione della documentazione ebbe inizio subito dopo le elezioni politiche del 2001;
· fu disposta perché i magistrati oggetto di attenzione venivano considerati (in ragione dell’attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale) non in sintonia con la nuova maggioranza di centro-destra;
· si svolse in modo continuativo fino al settembre 2003 e in modo saltuario fino al maggio 2006;
· si proponeva di intimidire i magistrati impegnati in delicati processi, con perdita di credibilità e significativi ostacoli all’indipendente ed efficace esercizio della giurisdizione (oltre ai danni, professionali e di immagine, per i singoli);
· poteva contare sull’ausilio di appartenenti all’ordine giudiziario, anche rivestenti «qualificato incarico di supporto governativo».

Inquietante e stupefacente che tutto ciò sia potuto avvenire nell’Italia del terzo millennio. Registrandolo, il Csm non ha fatto altro che il suo mestiere. Ecco invece fior di opinionisti e di politici (compresi alcuni magistrati prestati alla politica) che incredibilmente se la prendono proprio con il Csm. Non chiedono di individuare i responsabili della squallida vicenda. Non invocano approfondimenti, trasparenza e chiarezza. Si scagliano contro il Csm. È la solita storia: quando lo specchio rivela un bubbone, invece di curarlo c’è sempre qualcuno disponibile a rompere lo specchio. Si chiama eclissi della questione morale. Negare sempre - anche di fronte all’evidenza - che possa esserci del marcio, quando serve per blindare certi interessi. Aggredire pesantemente chi cerca di far emergere la verità. Agitare cartellini rossi contro l’arbitro che pretende il rispetto delle regole, mai contro chi potrebbe averle violate. Questa è la democrazia «moderna».

Allo sconcerto istituzionale, chi scrive deve aggiungere lo sgomento personale. Il mio nome ricorre più volte nei dossier di via Nazionale. E ho lavorato a Torino, Palermo e Bruxelles, sedi che sono nel mirino di quei dossier. Ora, da più di 30 anni vivo sotto scorta. Prima le inchieste sul versante dell’antiterrorismo (Brigate rosse e Prima linea); poi la decisione di andare a Palermo subito dopo la morte di Falcone e Borsellino: una sequenza di esperienze professionali particolarmente rischiose che hanno imposto speciali misure di protezione, per me ed indirettamente per la mia famiglia. Ricordo bene i soldati di leva (era in corso l’operazione «Vespri siciliani») che a Palermo presidiavano 24 ore su 24 il pianerottolo della mia abitazione, armati di tutto punto, con intorno - sulla porta di casa - sacchetti di sabbia e rotoli di filo spinato, come fossimo in trincea. Sarò sempre grato agli uomini che (rischiando essi stessi ogni giorno) hanno saputo assicurarmi una relativa serenità. Uomini che in almeno in quattro o cinque occasioni mi hanno salvato la pelle, impedendo che fossero attuati avanzatissimi progetti di attentato. Come in quel Natale che invece di portarmi da Palermo a Torino mi sballottarono da una città all’altra, spesso chiuso dentro un furgone blindato, finchè - dopo giorni e giorni - non cessò lo stato d’allarme. Indigna scoprire oggi che mentre lo Stato mi proteggeva coi suoi uomini migliori, pezzi dello stesso Stato si davano da fare per neutralizzarmi... Dare con una mano e cercare di togliere con l’altra è schizofrenico. Sintomatico di un forte disagio della nostra democrazia. Per favorirne la deriva basterà far finta di credere che in via Nazionale non è successo nulla. E prendersela col Csm che osa dissentire.

Pubblicato il: 07.07.07