\\ Home Page : Articolo : Stampa
Unicost sullo sciopero
Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 19:28:26, in Magistratura, linkato 284 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

 

Come è noto il CDC dell'Associazione Nazionale Magistrati il giorno 10 luglio scorso ha proclamato un giorno di astensione dal lavoro (sciopero) in segno di protesta e di dissenso verso il testo di riforma dell'Ordinamento Giudiziario, approvato dalla Commissione Giustizia del Senato.

La decisione (con soli due voti di astensione) segue di una settimana quella delle dimissioni della Giunta Esecutiva Centrale (condivisa dall'intero CDC).

La Magistratura, con tali iniziative, ha voluto manifestare il profondo senso di delusione verso una Politica che si era impegnata ad abrogare o, quanto meno, a modificare sostanzialmente la pessima riforma Castelli.

Il testo del Senato, invero, costituisce un prodotto molto deludente di un percorso altrettanto deludente, caratterizzato da un finto dialogo tra sordi, ed è decisamente peggiorativo rispetto alla proposta del Ministro Mastella che, sia pure con alcune insoddisfacenti soluzioni, in ogni caso poteva rappresentare una base di discussione, e si prestava a qualche miglioramento.

Nel testo del Senato, infatti, si crea un organismo (la Scuola Superiore della Magistratura), non costituzionalmente previsto, separato dal CSM, che è sostanzialmente strutturato, per composizione (in larga misura ad opera del Ministro, e, quindi, dell'Esecutivo!) e per competenze, come organismo di condizionamento anche politico della Magistratura.

Il tema della Scuola, che è stato costantemente sottovalutato (anche da alcuni settori della magistratura), costituisce un nodo centrale della riforma, perché, attraverso la sua istituzione nei termini proposti, si incide sui rapporti tra Giudiziario ed Esecutivo, con sbilanciamento netto in favore di quest'ultimo.

Nel testo del Senato si prevede un accesso alle funzioni di legittimità (particolarmente delicate in considerazione del ruolo di indirizzo giurisprudenziale assunto dalla Corte di Cassazione) sottratto al diretto controllo del CSM e destinato a creare delle carriere privilegiate e parallele.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla organizzazione delle Procure, lasciando, quindi, inalterato un modello  fortemente gerarchizzato.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla composizione del CSM ed alla stabilizzazione delle sue strutture di supporto (Ufficio Studi e Magistrati Segretari), ribadendo, in tal senso, la evidente volontà di depotenziamento dell'unico organismo costituzionalmente preposto all'autogoverno dei magistrati.

Nel testo del Senato si prevede un meccanismo di passaggio dalle funzioni inquirenti a quelle  giudicanti e viceversa che rivela una inaccettabile diffidenza verso la Magistratura e che realizzerà, nei fatti, una sostanziale separazione tra le funzioni.

Nel testo del Senato, inoltre, le fonti di conoscenza ai fini della valutazione di professionalità dei magistrati diventano,tra le altre, quelle ministeriali (sic!), nonché "gli esiti delle singole fasi processuali". A tal  ultimo proposito c'è da chiedersi quale sia la differenza sostanziale rispetto all'ipotesi del divieto di "interpretazione creativa" previsto dalla riforma Castelli?!

Questi in estrema sintesi i punti che caratterizzano in negativo la riforma e che inducono a posizioni di netto e dichiarato dissenso.

Il dissenso non può e non vuole essere interferenza per quelli che sono i compiti esclusivi della Politica!

Vuole significare, però, una presa di distanza da responsabilità che devono appartenere tutte alla Politica, senza equivoci di sorta.

E' la Politica che si assume la responsabilità di far entrare in vigore o non la riforma cd. Castelli!!!

E' la Politica che si assume la responsabilità di modificare la cd. riforma Castelli nei termini indicati, senza consensi, più o meno espliciti o impliciti della Magistratura, e senza "strizzatine d'occhio" più o meno compiacenti  di alcuni ( per fortuna pochi) e ben introdotti magistrati.

Lo sciopero non rappresenta, certo, uno strumento in grado di indurre a ripensamenti, ma costituisce oggi forse l'unica manifestazione di un pensiero che vuole rimanere libero, senza condizionamenti politici, e che trova difficoltà (per usare un eufemismo) ad essere veicolata all'esterno, in un contesto di diffusa tendenza omologante del messaggio "non disturbate il manovratore". 
 

Roma,12.7.2007.                                 

Il Segretario Generale
Marcello Matera