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Associazione Magistrati 3 ottobre Hotel Quirinale - Roma
Di Loredana Morandi (del 27/09/2007 @ 19:16:39, in Magistratura, linkato 208 volte)

Sicurezza, giustizia, dimensione internazionale dell’Italia nel quadro delle trasformazioni dell'amministrazione pubblica.

L'opportunità di una riflessione "in comune" tra magistrati, diplomatici e prefettizi e la richiesta di un rinnovato dialogo con la politica.

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Il corretto ed efficace funzionamento dell’amministrazione pubblica è di fondamentale rilievo per la garanzia dei diritti dei cittadini, per la vita dello Stato democratico di diritto e per il ruolo del paese nella scena internazionale.

Il processo di diversificazione delle funzioni pubbliche verificatosi negli ultimi anni in Italia e l'articolazione democratica dei pubblici poteri in enti territoriali "rappresentativi" hanno prodotto radicali trasformazioni dell' intera amministrazione.

Con lo sviluppo di nuove forme di intervento  meglio rispondenti alle esigenze della società e dell’economia, l'amministrazione pubblica si è via via differenziata in strutture aventi organizzazione e compiti diversi: "enti pubblici" preposti alla cura di interessi sociali ed economici di settore, "agenzie" con compiti di impulso e di disciplina di particolari aree socio economiche, "autorità indipendenti" investite di funzioni di regolazione e di risoluzione di conflitti.

Sotto altro profilo, la dimensione regionale e locale hanno assunto uno straordinario rilievo politico-istituzionale e gli enti territoriali rappresentativi, forti di una diretta legittimazione democratica e del ruolo che la Costituzione gli assegna, hanno assunto su di sé una parte molto rilevante delle funzioni svolte dalle amministrazioni centrali e dalle loro articolazioni periferiche.

In entrambe queste grandi aree dell' amministrazione il rapporto tra il potere politico ed i soggetti che esercitano direttamente funzioni amministrative dotate di rilevanza esterna (o sono preposti a compiti di direzione amministrativa) è divenuto più ravvicinato ed intenso. E ciò o per l'esistenza di un potere politico nella designazione e nella nomina o per l'affermarsi di un rapporto di natura fiduciaria che si esprime nella nomina politica oltre che nella temporaneità e revocabilità degli incarichi di direzione.

Nonostante il (o a causa del) processo di sviluppo e di differenziazione dei modelli e delle forme di intervento delle pubbliche amministrazioni e l'affermarsi di una amministrazione che si configura sempre più come diretta ed immediata emanazione del potere politico, restano (o sono sempre più) di vitale importanza per la collettività le funzioni proprie dello Stato “classico” - sicurezza, giustizia, politica estera - svolte da “amministrazioni imparziali" e da una magistratura "indipendente" nella cura dell’interesse generale.


Di più: queste funzioni pubbliche, che caratterizzano lo Stato anche nella sua proiezione internazionale e comunitaria, reclamano di essere svolte con un respiro europeo ed internazionale, in uno spirito di costante confronto con i modelli dei paesi più avanzati dell'Unione, alla luce beninteso delle caratteristiche del nostro Paese che devono in tale ambito essere valorizzate. 

Su questo terreno si gioca anche la competitività del nostro paese che richiede - accanto ad investimenti nei settori della ricerca scientifica, della innovazione tecnologica, della formazione e a decise innovazioni delle imprese e del sistema creditizio - anche una profonda riqualificazione della spesa pubblica.

Spesa pubblica che, come è noto, costituisce circa la metà del PIL italiano e assume un ruolo determinante per la crescita del Paese soprattutto se muta la sua qualità e se , in un quadro di rinnovamento della pubblica amministrazione, si investe in sicurezza, giustizia, rilancio del ruolo internazionale dell’Italia.

Per rispondere alle istanze di una società esigente ed ai fini di una opportuna collocazione sul piano internazionale dell’Italia occorrono dunque apparati in grado di garantire ai cittadini il bene primario della sicurezza, intesa nella sua accezione più ampia di garanzia delle condizioni per l’esercizio di diritti fondamentali, un'amministrazione giudiziaria capace di assicurare in tempi ragionevoli la risoluzione dei conflitti e la repressione dei reati, strutture e competenze idonee a sostenere tecnicamente una politica estera di pace e di cooperazione, sia in ambito multilaterale che bilaterale, di promozione degli interessi nazionali all’estero nei vari settori (economico, culturale) e di attuazione delle politiche di immigrazione e di sostegno alle nostre collettività all’estero.

Il rischio è che,  anche in ragione della posizione di "imparzialità" o di "indipendenza" di quanti vi operano , questi decisivi settori dell'amministrazione pubblica subiscano - in maniera ora esplicita e dichiarata, ora silenziosa e strisciante - un processo di ridimensionamento nella complessiva destinazione di risorse finanziarie e nella organizzazione del lavoro; con pesanti effetti negativi sulla incisività, celerità ed efficacia dell’azione dei pubblici poteri.

Misure estemporanee, ispirate a logiche ragionieristiche e concepite senza adeguate “valutazioni di impatto” (come quelle adottate nelle ultime leggi finanziarie) possono indebolire i settori di cui parliamo e compromettere la loro efficienza riducendo forza e legittimazione dello Stato nelle sue relazioni con i cittadini e con gli altri Paesi.

Un siffatto rischio è particolarmente visibile, specie in prospettiva, se si guarda alla capacità di tali amministrazioni “imparziali” di attrarre, in ragione delle prospettive professionali offerte e dei livelli retributivi, le migliori energie intellettuali, indispensabili per lo svolgimento di funzioni che richiedono competenze e professionalità elevate, selezionate mediante concorsi rigorosi, in ottemperanza al dettato costituzionale.

Alcuni sembrano voler ignorare i gravissimi costi economici e sociali del depauperamento di carriere professionali neutrali ed indipendenti come quella prefettizia, diplomatica e della magistratura, che per vocazione, seguono aspetti determinanti della “cosa pubblica”, depauperamento che una volta avviato sarà difficile, se non impossibile, da ricomporre.

In questi anni i segnali di scarsa attenzione e cura per le sorti di aree dell'amministrazione operanti secondo criteri di imparzialità e logiche di servizio allo Stato sono stati purtroppo numerosi.

Un tale atteggiamento della politica si è espresso su più versanti in forme spesso contraddittorie: pura e semplice riduzione o mancato adeguamento delle risorse finanziarie; attribuzione di nuove responsabilità e compiti non accompagnati né da adeguati stanziamenti né da un'opera di semplificazione e snellimento delle procedure; mantenimento di condizioni di lavoro, specie nelle sedi periferiche, in molti casi semplicemente afflittive; crescente tendenza a sovradimensionare le strutture di diretta collaborazione politica (in certi casi concentrando in tale sede personale esterno prescelto in base a criteri di “vicinanza” e privo di reali conoscenze delle amministrazioni), a scapito delle strutture che operano in prima linea; crescenti squilibri delle dinamiche retributive rispetto alle categorie di riferimento in altri settori dell'amministrazione.

In questo contesto - e pur con la consapevolezza delle diversità esistenti tra le rispettive attività - le associazioni che rappresentano i diplomatici, la carriera prefettizia e la magistratura ordinaria ritengono di dover avviare tra di loro un confronto culturale e tecnico che metta a fuoco tanto le problematiche comuni quanto i temi dei relativi settori, avendo a mente gli interessi dei cittadini  ed il loro diritto a fruire dei beni fondamentali alla cui cura le rispettive amministrazioni sono preposte.

In particolare un'utile riflessione comune potrà svilupparsi lungo tre fondamentali direttrici.

La prima riguarda le principali e più urgenti esigenze di razionalizzazione degli apparati, delle procedure e delle strutture organizzative preordinate all'esercizio delle funzioni di cui si discute.

La seconda concerne le nuove necessità poste dalle differenti dimensioni –internazionale, comunitaria e locale - entro cui si svolge l'azione statuale.

La terza riguarda le condizioni normative che possono consentire  ai magistrati, ai  diplomatici ed ai prefettizi di svolgere con efficacia il loro ruolo istituzionale.

Le associazioni promotrici della iniziativa intendono avviare un lavoro comune, svolgere analisi e formulare proposte concrete ed innovative sulle questioni di fondo e sui temi urgenti nel quadro di  un rinnovato dialogo e di una fattiva interazione con il livello politico. *


ANM            Associazione nazionale magistrati
SNDMAE     Sindacato nazionale dipendenti Ministero Affari esteri
SINPREF     Sindacato nazionale funzionari prefettizi

3 ottobre 2007, Hotel Quirinale - Roma