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 Fea ...... di Admin
 
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E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/07/2007 @ 20:47:22, in Politica, linkato 213 volte)

Inchiesta sulla loggia di San Marino: Prodi indagato a Catanzaro

Il Presidente del consiglio Romano Prodi è stato iscritto sul registro degli indagati dalla procura di Catanzaro. Il reato ipotizzato è l’abuso d’ufficio. Per la procura si tratta di un atto dovuto, anche a tutela delle garanzie della difesa, che permetterà di chiarire i rapporti tra il premier e altri personaggi sotto inchiesta per la cosiddetta loggia di San Marino.
Da mesi il sostituto procuratore Luigi De Magistris sta indagando su un presunto comitato d’affari che, sull’asse San Marino-Bruxelles, si sarebbe arricchito incassando finanziamenti dell’Unione europea in modo illegale.

Al centro dell’inchiesta, oltre a numerose società sospette, ci sono alcuni uomini considerati dagli inquirenti molto vicini a Prodi e che sono già stati iscritti sul registro degli indagati per i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Come l’onorevole Sandro Gozi, ex funzionario dell’Unione europea, già «assistente politico» di Prodi a Bruxelles e attualmente suo sostituto in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Per De Magistris uno degli uomini chiave a San Marino sarebbe, invece, un’altra vecchia conoscenza del Professore: Piero Scarpellini, 57 anni, impiegato in una società con sede nella Repubblica del Monte Titano e definito dal pm nel decreto di perquisizione «consulente di Prodi» («consulente non pagato dell’ufficio del consigliere diplomatico della presidenza del consiglio per i paesi africani» ha precisato di recente palazzo Chigi). I personaggi in questione sarebbero tra i principali interlocutori dell’utenza telefonica 32074… intestata alla Delta spa e che De Magistris ipotizzerebbe essere riconducibile al «Presidente del consiglio dei ministri, o a qualche diretto collaboratore del suo staff».
Adesso la procura vuole capire se ci sia un nesso tra la perfetta conoscenza da parte dell’entourage del premier della macchina comunitaria e di tutti i suoi ingranaggi (Prodi è stato presidente della commissione dal 1999 al 2004) e le presunte truffe euromilionarie ai danni dell’Unione europea. Gli inquirenti non escludono che il Professore fosse all’oscuro delle operazioni sospette realizzate intorno a lui e sulla cui illegalità gli investigatori avrebbero già trovato nelle ultime settimane riscontri, documentali e testimoniali. Dall’inizio dell’inchiesta uno degli strumenti investigativi più utilizzati dall’accusa sono stati i tabulati telefonici. Ora, per poter valutare la posizione dell’onorevole Prodi, gli inquirenti potranno chiedere l’autorizzazione al parlamento per l’acquisizione del traffico telefonico del premier, in base alla
legge numero 140 del 20 giugno 2003.

LEGGI ANCHE: Le relazioni pericolose del professor Prodi - Scarpellini: Mi manda Prodi ma non sono un massone - Quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali

http://blog.panorama.it/italia/2007/07/13/inchiesta-sulla-loggia-di-san-marino-prodi-indagato-a-catanzaro/

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Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 19:28:26, in Magistratura, linkato 244 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

 

Come è noto il CDC dell'Associazione Nazionale Magistrati il giorno 10 luglio scorso ha proclamato un giorno di astensione dal lavoro (sciopero) in segno di protesta e di dissenso verso il testo di riforma dell'Ordinamento Giudiziario, approvato dalla Commissione Giustizia del Senato.

La decisione (con soli due voti di astensione) segue di una settimana quella delle dimissioni della Giunta Esecutiva Centrale (condivisa dall'intero CDC).

La Magistratura, con tali iniziative, ha voluto manifestare il profondo senso di delusione verso una Politica che si era impegnata ad abrogare o, quanto meno, a modificare sostanzialmente la pessima riforma Castelli.

Il testo del Senato, invero, costituisce un prodotto molto deludente di un percorso altrettanto deludente, caratterizzato da un finto dialogo tra sordi, ed è decisamente peggiorativo rispetto alla proposta del Ministro Mastella che, sia pure con alcune insoddisfacenti soluzioni, in ogni caso poteva rappresentare una base di discussione, e si prestava a qualche miglioramento.

Nel testo del Senato, infatti, si crea un organismo (la Scuola Superiore della Magistratura), non costituzionalmente previsto, separato dal CSM, che è sostanzialmente strutturato, per composizione (in larga misura ad opera del Ministro, e, quindi, dell'Esecutivo!) e per competenze, come organismo di condizionamento anche politico della Magistratura.

Il tema della Scuola, che è stato costantemente sottovalutato (anche da alcuni settori della magistratura), costituisce un nodo centrale della riforma, perché, attraverso la sua istituzione nei termini proposti, si incide sui rapporti tra Giudiziario ed Esecutivo, con sbilanciamento netto in favore di quest'ultimo.

Nel testo del Senato si prevede un accesso alle funzioni di legittimità (particolarmente delicate in considerazione del ruolo di indirizzo giurisprudenziale assunto dalla Corte di Cassazione) sottratto al diretto controllo del CSM e destinato a creare delle carriere privilegiate e parallele.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla organizzazione delle Procure, lasciando, quindi, inalterato un modello  fortemente gerarchizzato.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla composizione del CSM ed alla stabilizzazione delle sue strutture di supporto (Ufficio Studi e Magistrati Segretari), ribadendo, in tal senso, la evidente volontà di depotenziamento dell'unico organismo costituzionalmente preposto all'autogoverno dei magistrati.

Nel testo del Senato si prevede un meccanismo di passaggio dalle funzioni inquirenti a quelle  giudicanti e viceversa che rivela una inaccettabile diffidenza verso la Magistratura e che realizzerà, nei fatti, una sostanziale separazione tra le funzioni.

Nel testo del Senato, inoltre, le fonti di conoscenza ai fini della valutazione di professionalità dei magistrati diventano,tra le altre, quelle ministeriali (sic!), nonché "gli esiti delle singole fasi processuali". A tal  ultimo proposito c'è da chiedersi quale sia la differenza sostanziale rispetto all'ipotesi del divieto di "interpretazione creativa" previsto dalla riforma Castelli?!

Questi in estrema sintesi i punti che caratterizzano in negativo la riforma e che inducono a posizioni di netto e dichiarato dissenso.

Il dissenso non può e non vuole essere interferenza per quelli che sono i compiti esclusivi della Politica!

Vuole significare, però, una presa di distanza da responsabilità che devono appartenere tutte alla Politica, senza equivoci di sorta.

E' la Politica che si assume la responsabilità di far entrare in vigore o non la riforma cd. Castelli!!!

E' la Politica che si assume la responsabilità di modificare la cd. riforma Castelli nei termini indicati, senza consensi, più o meno espliciti o impliciti della Magistratura, e senza "strizzatine d'occhio" più o meno compiacenti  di alcuni ( per fortuna pochi) e ben introdotti magistrati.

Lo sciopero non rappresenta, certo, uno strumento in grado di indurre a ripensamenti, ma costituisce oggi forse l'unica manifestazione di un pensiero che vuole rimanere libero, senza condizionamenti politici, e che trova difficoltà (per usare un eufemismo) ad essere veicolata all'esterno, in un contesto di diffusa tendenza omologante del messaggio "non disturbate il manovratore". 
 

Roma,12.7.2007.                                 

Il Segretario Generale
Marcello Matera

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Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 02:37:14, in Estero, linkato 254 volte)
Artists Against Wars



Filippine: Liberate Padre Giancarlo Bossi

English follow

Padre Giancarlo Bossi, missionario del Pime, è stato rapito lo scorso 10 giugno dalla parrocchia di Payao, Prelatura di Ipil, provincia di Zamboanga Sibugay.
 
Chi sono i rapitori e chi i mandanti? Perchè non dichiarano i loro scopi? Chi c’è dietro questo dramma? Perché giocano con la vita di una persona, un religioso che vive per servire la popolazione di una zona remota? Stanno minacciando qualcuno, fosse anche l’intero Paese o la comunità internazionale?
 
Il governo dice di star utilizzando tutte le risorse a sua disposizione per cercare il rapito. Il Fronte islamico di liberazione Moro ha dichiarato a sua volta di aver accesso a diversi gruppi armati dell’area. I leader religiosi ed i fedeli di ogni credo pregano e si dichiarano solidali.
 
I bombardamenti avvenuti a Bansalan la scorsa settimana hanno distrutto delle vite e provocato tanti feriti e sofferenti. Come gli omicidi di tante persone impegnate per il bene o i loro rapimenti e le minacce che ricevono. Chi può denunciare gli autori di queste atrocità? Vi sono dei collegamenti fra questi fatti?
 
Esprimiamo la nostra solidarietà a P. Giancarlo Bossi e ai missionari del PIME, e a tutti coloro che come loro sono impegnati nelle Filippine per difendere i diritti dei più deboli e per denunciare le ingiustizie nei confronti della popolazione.
 
Rete Artisti contro le guerre



Artists Against Wars

P. Giancarlo Bossi, misssionary of the PIME, has been kidnapped the 10th of June in Payao (Philipppines).
Who are the kidnappers and who are the instigators? Why they don't explain their intentions? Why they are joking with the life of a man, who lives to serve the people? Are they threatening somebody or are they threatening the whole international comunity?
The government said that everything has been done to find the kidnapped. The Islamic Front of Liberation MORO said that they know the guerillas of the area. The religious leaders explained their solidarity.  
The bombing of  Bansalan killed and injured many civilians. Many volunteers who are working to help the local people have been killed or kidnapped. Who is able to denounce the persons who did it? Are there some connections?
We explain our solidarity to P.Giancarlo Bossi and to the missionaries of the PIME and to all of them who are working to defend the rights of the people and to denounce all injustices. 
 
Net of Artists against wars
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2007 @ 08:40:11, in Magistratura, linkato 166 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il Comitato Direttivo Centrale

Ribadisce il suo argomentato dissenso su punti rilevanti del disegno di legge sull'ordinamento giudiziario attualmente all'esame del Senato;
 
Delibera una giornata di astensione dell'attività giudiziaria per la data del 20 luglio 2007 dando  mandato alla Giunta Esecutiva Centrale per la determinazione delle modalità di attuazione;
 
Convoca il Comitato Direttivo Centrale per sabato 14 luglio 2007 per valutare gli sviluppi ed i risultati dei lavori parlamentari sulla materia ordinamentale e per assumere ogni ulteriore decisione ivi compresa la eventuale revoca dello sciopero.
 
 
Roma, 10 luglio 2007
 
Documento approvato all'unanimità con due astensioni

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Di Loredana Morandi (del 10/07/2007 @ 15:30:37, in Magistratura, linkato 172 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

La morte di Corso Libero Bovio è evento tragico che ci riempie di dolore e di sgomento.

Nel corso della sua vita professionale egli ha dimostrato, con la sua cultura e la sua eloquenza raffinate,  quanto l’avvocato sia indispensabile per realizzare il fine di una giustizia intelligente ed umana.

La scomparsa di Bovio è una perdita per la giustizia italiana ed un lutto che i magistrati sentono come proprio insieme agli avvocati italiani.

In questo momento così duro siamo vicini alla famiglia, agli amici, ai colleghi del grande avvocato scomparso.

Roma, 10 luglio 2007

Il Presidente  
Giuseppe Gennaro

Il Segretario Generale  
Nello Rossi

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Di Loredana Morandi (del 10/07/2007 @ 14:00:17, in Politica, linkato 158 volte)

Il retroscena: Nelle motivazioni della sentenza di condanna del giornalista "Betulla" le accuse a Pollari e Pompa

"Pressioni del Sismi su Farina
per spiare i pm di Milano"

di CARLO BONINI

ROMA - "Se fosse vero...". Si sente ripetere in queste ore, soprattutto nel centro-destra, che l'affare Pompa-Pollari e il lavoro condotto dal Sismi nell'archivio di via Nazionale è, a ben vedere, vicenda "opinabile". Perché "non esistono responsabilità accertate", perché "è ancora tutta da dimostrare" la natura illecita dell'attività svolta dal Servizio. Le cose non stanno esattamente così almeno da cinque mesi. Perché almeno in un significativo segmento di questa storia, il comportamento illecito dell'ex direttore del Servizio Nicolò Pollari e del suo "orecchio" Pio Pompa è documentato da una sentenza pronunciata a Milano e ormai passata in giudicato. Un provvedimento nelle cui motivazioni è possibile fare qualche "scoperta".

I fatti. Nell'assoluto disinteresse del Parlamento, il 16 febbraio scorso, a Milano, Renato Farina, giornalista professionista, già vicedirettore del quotidiano "Libero", si riconosce responsabile del reato di favoreggiamento e patteggia dinanzi al giudice dell'udienza preliminare Caterina Interlandi sei mesi di reclusione convertiti in 6.840 euro di semplice sanzione amministrativa. La storia è nota. Alle 17,40 del 22 maggio del 2006, Farina, "fonte Betulla", si presenta nell'ufficio dei procuratori aggiunti di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici per sollecitare risposte sul caso Abu Omar. Che non devono trovare spazio in un articolo di cronaca o in un commento, ma in un appunto riservato che Nicolò Pollari e Pio Pompa attendono a Roma per anticipare le verosimili mosse istruttorie della Procura della Repubblica a carico di funzionari del Servizio indagati per il sequestro dell'imam egiziano.

Il 16 febbraio di quest'anno, dunque, con comprensibile scelta difensiva, Farina decide di sottrarsi alla ribalta e ai rischi del processo che si va ad aprire a Milano a carico di Pollari e altri funzionari del Servizio per sequestro di persona, negoziando una sanzione amministrativa che non soltanto gli risparmia la macchia di una condanna penale, ma che nel suo importo pecuniario, per altro, non arriva neppure a pareggiare gli importi che gli sono stati liquidati dal Sismi, così come documentati da tre ricevute firmate "Betulla" trovate nella cassaforte di via Nazionale (8 mila euro). La cosa dovrebbe morire lì.

Ma, la mossa di Farina inguaia i suoi ex datori di lavoro di Forte Braschi. Il 7 marzo, nel depositare le motivazioni della sentenza, il gup Interlandi consegna infatti l'ex direttore del Servizio Nicolò Pollari e Pio Pompa a una incontrovertibile responsabilità per aver violato la legge istitutiva dei Servizi segreti (la 801 del 1977), lì dove fa espresso divieto di "reclutare giornalisti professionisti". E la lettura del provvedimento riserva qualche significativa sorpresa.

Annota il gup di Milano come a carico di Farina (e dunque di Pollari e Pompa) la prova è "piena". La sorreggono "l'esito delle intercettazioni a carico delle utenze di Pio Pompa"; "il materiale sequestrato in via Nazionale" (le ricevute di pagamento, l'appunto redatto dallo stesso Farina a beneficio del Sismi in cui si da conto del colloquio con i procuratori Spataro e Pomarici); le "dichiarazioni di Pio Pompa"; le "dichiarazioni dello stesso Farina".

Già "nell'interrogatorio del 7 luglio 2006 - scrive il giudice nella sua sentenza - Farina ha ammesso in parte i fatti che gli sono stati contestati". Se è vero infatti che ha insistentemente negato "di aver voluto aiutare persone indagate", è altrettanto vero che inchioda Pollari e Pompa a responsabilità rilevanti.

Si legge: "Farina ha ammesso il proprio interessamento alle indagini sul sequestro"; "Farina ha ammesso di aver ricevuto complessivamente dal Sismi circa 30 mila euro", ben oltre, dunque, gli 8 mila euro documentati dalle tre ricevute; "Farina ha ammesso di aver ricevuto pressioni da parte di Pompa e di Pollari" per ottenere notizie sull'indagine Abu Omar. Ma non pettegolezzi da corridoio di Procura. Roba più seria. Per dirne una, "la fotocopia di un'informativa del Ros dei carabinieri su Abu Omar" (documento poi ritrovato in via Nazionale).

"Pressioni da Pollari e da Pompa". La circostanza non è né secondaria, né superflua. Del resto, tra le carte su cui la sentenza si fonda, è sufficiente rileggere il passaggio della conversazione telefonica intercettata alle 13.26 del 22 maggio 2006, proprio tra Pollari e Pompa.
Pompa: "Direttore, Betulla si incontra alle 17 con il titolare di Milano. E' una cosa importante".
Pollari: "Perché?".
Pompa: "Si incontra oggi perché gli ha accordato di vederlo sulla questione famosa. Dopo ci risentiamo, in modo che gli ponga pure qualche domanda che ci può essere utile".
Pollari: "Sì, ma lui sa cosa dire?".
Pompa: "Sa cosa dire, ma è il caso che ripassi la lezione insieme a noi".
La sera del 22 maggio 2006, Farina si mette al computer per redigere l'appunto destinato a Pompa e Pollari. Riferisce il dettaglio del suo colloquio con i magistrati. Conclude con una significativa annotazione personale: "Il dialogo è stato durissimo. A momenti ho avuto l'impressione che volessero intimidirmi, ma ho retto e li ho messi nell'angolo sulla Procura. (...) E' stata una prova molto molto dura".

I documenti su cui il gup Caterina Interlandi ha assunto e motivato la sua sentenza non sono più segreti da tempo. Sono a disposizione del Parlamento (che ne fece richiesta con il Copaco alla Procura di Milano) dall'ottobre dello scorso anno.


(La Repubblica, 10 luglio 2007)

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/sismi-mancini-11/pressioni-pm/pressioni-pm.html

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Di Loredana Morandi (del 07/07/2007 @ 20:54:40, in Magistratura, linkato 142 volte)

L'occhio del Sismi sui magistrati
"Fiancheggiatori dei no global"

di CARLO BONINI

ROMA - Nel gennaio del 2003, le quattro giornate del quattordicesimo congresso nazionale di Magistratura Democratica a Roma inquietano il Sismi. Ne mettono in movimento le "teste". Mancano due mesi a un intervento militare in Iraq che il mondo intero sa ormai imminente (l'invasione scatterà la notte del 20 marzo). Il Servizio insegue l'ombra del "nemico politico interno", nella sua declinazione "pacifista" e "disfattista", perché se ne possano anticipare le mosse prima dello scoppio delle ostilità. Il lavoro del Sismi è occhiuto, pedante, e l'obiettivo torna ad essere, ossessivamente, lo stesso: la magistratura associata nelle sue articolazioni di sinistra. Il congresso di Md è dunque un ghiotto appuntamento (come del resto lo sono state nel tempo persino il lavoro e i convegni sull'"Iraq" di rispettate fondazioni come l'Aspen, trasformato - lo abbiamo visto appena ieri - da esclusivo think-tank, che ha avuto e ha tra i suoi soci Ciampi, Napolitano, Prodi, Amato, Tremonti, in pericoloso centro di cospirazione).

La strategia "corporativa" contro la guerra
Nell'archivio di via Nazionale, un fitto appunto di cinque pagine documenta l'ascolto delle giornate congressuali e le conclusioni dell'istruttoria di Forte Braschi. E' un testo tanto poliziesco nella prosa, quanto rozzo nell'elaborazione. A cominciare dall'epigrafe che, se non se ne conoscesse la paternità (il Sismi), ricorderebbe linguisticamente certe risoluzioni delle formazioni armate degli anni di piombo. Si legge: "Oggetto: la strategia politica, sociale e corporativa del movimento internazionale dei magistrati e dei "giuristi" militanti e l'occasione rappresentata dalla crisi irachena". L'incipit del documento, del resto, più che rappresentarne la premessa ne prospetta già la conclusione. "Ambiti altamente accreditati hanno informato su come l'attuale crisi irachena avrebbe impresso una oggettiva accelerazione a quella strategia politica, sociale e corporativa, di contrasto alla globalizzazione capitalistica e alla violenza neoimperialista, verosimilmente riconducibile al movimento dei magistrati e "giuristi" militanti. Il tutto nell'ottica di una rifondazione complessiva del sistema di sviluppo mondiale, regolato da norme giuridiche ispirate a una "democrazia sostanziale" che dovrebbe essere garantita dalla primazìa esercitata, nei confronti di tutti gli altri poteri, da ben "orientati" Organismi giurisdizionali sovranazionali".


Cinque giudici "pericolosamente" pacifisti
Maneggiando con rozzezza i materiali del congresso di Md, l'addetto del Sismi che lavora l'appunto illumina ciò che, ai suoi occhi, appare l'inconfutabile prova della "saldatura" tra il "fronte antimperialista" contrario all'intervento in Iraq e quello dei "giuristi democratici". Leggiamo: "Il Congresso ha pienamente accolto la proposta lanciata da Medel (Associazione di magistrati e giuristi europei ndr.) attraverso il giudice belga Marie-Anne Swartenbroeckx, che provvede a diffondere l'appello "La guerra è illegale!". L'iniziativa è stata prontamente accolta e condivisa dai partecipanti al Congresso (tra cui Sergio Cofferati e Paolo Serventi Longhi), come dimostrato dalla "Mozione sulla pace e la guerra", sottoscritta da Ignazio Patrone (magistrato e presidente di Medel), Franco Ippolito e Giuseppe Cascini (...). Alla citata mozione fa eco la relazione svolta dal segretario generale di Md, Claudio Castelli, nella parte dedicata a "Il diritto e la forza". Egli, dopo aver premesso che "il tema della guerra e della pace riassume in sé sia la crisi del diritto internazionale classico (e perciò dell'Onu), sia le difficoltà di costruire un nuovo sistema di relazioni internazionali fondato sul "diritto", addita gli Usa come i reali responsabili di quanto sta avvenendo a livello planetario".

Le accuse rivolte ai magistrati
L'intossicata analisi del Servizio si deposita nelle sue conclusioni. In una stantia accusa di "collateralismo", che propone un sillogismo anni '70: ieri fiancheggiatori dello spontaneismo armato di sinistra, oggi dei "no-global no war". "Sulla base di quanto sin qui esposto, troverebbe conferma l'esistenza di un substrato programmatico comune tra le istanze politiche del movimento antagonista occidentale e quelle politico-corporative espresse dalla rete internazionale dei magistrati e dei giuristi militanti. L'aspetto più delicato di una simile commistione atterrebbe, aldilà degli obiettivi di contrapposizione dell'Impero occidentale, nella "tolleranza" e mancata applicazione dei dispositivi di legge, da parte di determinati soggetti istituzionali, a favore di organizzazioni e di individui penalmente perseguibili".

La deriva dell'Anm e il rischio apparati
Quattro mesi dopo il congresso di Md, in maggio, ancora un appunto. Questa volta sulle "elezioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati". Per il Sismi la deriva dell'Associazione "a sinistra" si è compiuta. Ora c'è da attendersi il peggio. Scrive il Servizio: "Un delicatissimo aspetto atterrebbe a una operazione, verosimilmente facente capo a specifici settori della magistratura e non solo, di chiamata a raccolta di quegli elementi, appartenenti agli organi di polizia giudiziaria, ritenuti "vicini" professionalmente (operando presso Procure e Tribunali) e politicamente, al fine di orientarne, in questo frangente, le prese di posizione. Tale presunta iniziativa avrebbe contribuito non poco a far crescere, in parte del personale di certi corpi di Polizia, un forte sentimento di avversione contro l'Esecutivo in carica, che si starebbe manifestando, in maniera più o meno larvata, in diverse realtà territoriali".

(7 luglio 2007)

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/sismi-mancini-11/dossier-iraq/dossier-iraq.html

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Di Loredana Morandi (del 07/07/2007 @ 15:40:29, in Politica, linkato 114 volte)

Brutti: «Un fax di Pompa a Berlusconi: al vostro servizio»

Massimo Solani


Secondo Berlusconi i dossier scoperti nell'ufficio di Pio Pompa non rappresentano «nulla di illecito». Una ricostruzione che il vicepresidente del Comitato di controllo sull'attività dei servizi segreti, il diessino Massimo Brutti, proprio non può accettare: «È una affermazione molto grave - accusa -. Dalle carte di cui si è occupato il Csm risulta del tutto evidente che nell'ambito del Sismi si sono svolte attività chiaramente illegittime e non rispondenti alle finalità istituzionali dell'intelligence. Sono stati accumulati e conservati in un ufficio del servizio documenti e dossier che sono in palese contrasto con i compiti e i doveri di un apparato dello stato come il Sismi. L'illegittimità è evidente e non può essere negata».

Onorevole Brutti, ora sia l'ex direttore del Sismi Pollari che l'ex presidente del Consiglio Berlusconi prendono le distanze dall'attività di Pio Pompa. Dicono di non essere stati al corrente di quanto accadeva al servizio segreto militare...

«Non bastano queste giustificazioni, non basta scaricare le responsabilità. Il funzionario che era capo di quell'ufficio, ossia il dottor Pio Pompa, aveva la piena fiducia del direttore del Sismi, era un suo diretto collaboratore ed era diventato un funzionario del Sismi dopo un'assunzione per chiamata diretta disposta dal direttore. Fra le carte che gli sono state sequestrate c'è anche un fax inviato all'allora presidente del Consiglio Berlusconi con cui Pompa si poneva al suo servizio. Fra i documenti sequestrati in via Nazionale ci sono dossier che riguardano magistrati, uomini politici dell'opposizione e addirittura militari di alto grado. Essi erano tenuti sotto controllo e contro di loro si costruivano dossier e false informazioni. Nei documenti si progettavano interventi contro di loro e l'obbiettivo era "disarticolare". Una parola che non può non evocare finalità eversive».

Le attività riferibili all'ufficio di via Nazionale sono andate avanti dal 2001 al 2006. Ossia negli anni del governo Berlusconi. Non trova sia semplicistico cercare di archiviare la vicenda dicendo che «non c'è niente di illegittimo»?

«Le carte per se stesse segnalano una attività illegittima. Le responsabilità penali di quanto accaduto saranno accertate dalla magistratura, ma noi oggi possiamo già appurare che ci sono state scorrettezze e attività che non hanno nulla a che fare con la difesa della democrazia. È nostro dovere dirlo con chiarezza, perché dentro quelle carte ci sono le prove. Chi lavora nell'intelligence non può raccogliere informazioni di quel genere, non può partecipare ad attività di quel tipo, non può tenere sotto controllo magistrati e uomini politici in ragione delle loro opinioni e non può costruire dossier contenenti falsità su di loro. La funzione dei servizi segreti è quella di difendere l'integrità dello stato e tutelare la Costituzione, non di tradirla».

Prima la vicenda dello spionaggio Sismi-Telecom, ora i dossier di Pio Pompa. Onorevole Brutti, cos'è successo in Italia nei cinque anni di governo Berlusconi?

«Quello che sappiamo è che si è costituita una rete composta da tre soggetti: agenti della sicurezza della Telecom, ossia la più grande impresa italiana, investigatori privati legati ad un uomo della cerchia di Licio Gelli (Emanuele Cipriani, ndr) e un settore del Sismi. Una rete che ha raccolto informazioni su esponenti politici, uomini dell'economia e delle istituzioni. Nel frattempo all'interno del Sismi c'era un ufficio distaccato dove venivano fabbricati dossier frutto di pedinamenti e raccolta di notizie false. E non una semplice analisi delle fonti aperte».

E mentre tutto questo accadeva, nella migliore delle ipotesi, il governo non si accorgeva di nulla.

«È evidente che c'è una responsabilità politica di chi avrebbe dovuto garantire la lealtà e la correttezza dell'operato degli apparati di sicurezza e non l'ha fatto. Questo non possiamo tacerlo. Ma non dimentichiamo che accertare ora le responsabilità, fare pulizia e togliere di mezzo chi ha partecipato a queste attività è il modo migliore per tutelare l'onorabilità di quanti, e sono i più, non sono entrati nella spirale dell'illegittimità, hanno lavorato e lavorano ancora lealmente al servizio della Repubblica».

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=67274

Io nel mirino del Sismi

Gian Carlo Caselli

Acquisizione di dati in modo capillare e continuativo. Monitoraggio di attività, movimenti e corrispondenza informatica. Dossier custoditi a Roma, in via Nazionale, in una sede (separata) del Sismi. Messa così potrebbe sembrare un’ordinaria attività di intelligence. Invece è tutt’altra cosa. Primo, perché oggetto dei dossier sono giudici e Pm, uffici giudiziari, libere associazioni (italiane ed europee) di magistrati. Poi perché ben strano è l’oggetto delle «inchieste». Fatti specifici, zero. Men che mai ipotesi di un qualche illecito. Neppure l’ombra di pericoli per l’indipendenza e l’integrità dello Stato (confine che delimita attribuzioni e competenze del Servizio segreto militare). Niente di niente. Ma non per i solerti schedatori. Una colpa gravissima secondo loro c’è: i magistrati pensano! Pensano e operano, a volte, in maniera che al potere politico dominante non piace. Sono magistrati che rispettano la legge? Danno prova di indipendenza? Proprio qui sta il punto. In quanto perversamente inclini ad una giustizia uguale per tutti sono scomodi per chi comanda. Sono pericolosi e vanno tenuti d’occhio. Magari neutralizzati.

Il Csm (organo che la Costituzione pone a presidio dell’indipendenza della magistratura) riceve questi strani dossier. Li esamina e alla fine approva - all’unanimità - una relazione argomentata e severa.

Con questa relazione il Csm rileva diversi punti:
· l’acquisizione della documentazione ebbe inizio subito dopo le elezioni politiche del 2001;
· fu disposta perché i magistrati oggetto di attenzione venivano considerati (in ragione dell’attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale) non in sintonia con la nuova maggioranza di centro-destra;
· si svolse in modo continuativo fino al settembre 2003 e in modo saltuario fino al maggio 2006;
· si proponeva di intimidire i magistrati impegnati in delicati processi, con perdita di credibilità e significativi ostacoli all’indipendente ed efficace esercizio della giurisdizione (oltre ai danni, professionali e di immagine, per i singoli);
· poteva contare sull’ausilio di appartenenti all’ordine giudiziario, anche rivestenti «qualificato incarico di supporto governativo».

Inquietante e stupefacente che tutto ciò sia potuto avvenire nell’Italia del terzo millennio. Registrandolo, il Csm non ha fatto altro che il suo mestiere. Ecco invece fior di opinionisti e di politici (compresi alcuni magistrati prestati alla politica) che incredibilmente se la prendono proprio con il Csm. Non chiedono di individuare i responsabili della squallida vicenda. Non invocano approfondimenti, trasparenza e chiarezza. Si scagliano contro il Csm. È la solita storia: quando lo specchio rivela un bubbone, invece di curarlo c’è sempre qualcuno disponibile a rompere lo specchio. Si chiama eclissi della questione morale. Negare sempre - anche di fronte all’evidenza - che possa esserci del marcio, quando serve per blindare certi interessi. Aggredire pesantemente chi cerca di far emergere la verità. Agitare cartellini rossi contro l’arbitro che pretende il rispetto delle regole, mai contro chi potrebbe averle violate. Questa è la democrazia «moderna».

Allo sconcerto istituzionale, chi scrive deve aggiungere lo sgomento personale. Il mio nome ricorre più volte nei dossier di via Nazionale. E ho lavorato a Torino, Palermo e Bruxelles, sedi che sono nel mirino di quei dossier. Ora, da più di 30 anni vivo sotto scorta. Prima le inchieste sul versante dell’antiterrorismo (Brigate rosse e Prima linea); poi la decisione di andare a Palermo subito dopo la morte di Falcone e Borsellino: una sequenza di esperienze professionali particolarmente rischiose che hanno imposto speciali misure di protezione, per me ed indirettamente per la mia famiglia. Ricordo bene i soldati di leva (era in corso l’operazione «Vespri siciliani») che a Palermo presidiavano 24 ore su 24 il pianerottolo della mia abitazione, armati di tutto punto, con intorno - sulla porta di casa - sacchetti di sabbia e rotoli di filo spinato, come fossimo in trincea. Sarò sempre grato agli uomini che (rischiando essi stessi ogni giorno) hanno saputo assicurarmi una relativa serenità. Uomini che in almeno in quattro o cinque occasioni mi hanno salvato la pelle, impedendo che fossero attuati avanzatissimi progetti di attentato. Come in quel Natale che invece di portarmi da Palermo a Torino mi sballottarono da una città all’altra, spesso chiuso dentro un furgone blindato, finchè - dopo giorni e giorni - non cessò lo stato d’allarme. Indigna scoprire oggi che mentre lo Stato mi proteggeva coi suoi uomini migliori, pezzi dello stesso Stato si davano da fare per neutralizzarmi... Dare con una mano e cercare di togliere con l’altra è schizofrenico. Sintomatico di un forte disagio della nostra democrazia. Per favorirne la deriva basterà far finta di credere che in via Nazionale non è successo nulla. E prendersela col Csm che osa dissentire.

Pubblicato il: 07.07.07

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Di Loredana Morandi (del 06/07/2007 @ 20:19:30, in Politica, linkato 106 volte)

DOSSIER SISMI. DE PETRIS (VERDI), SUBITO COMMISSIONE DI INCHIESTA E' IN GIOCO DEMOCRAZIA PAESE

"Subito la commissione di inchiesta sui fatti del G8. Dopo le dichiarazione di Fourier e le registrazioni delle telefonate tra poliziotti e centrale abbiamo un quadro estremamente grave. Alcuni affermazioni sono davvero agghiaccianti e fuori da ogni legalità". Lo dichiara la senatrice dei Verdi Loredana De Petris, testimone ai fatti del G8 di Genova.
"Ormai non possiamo più ignorare quanto sta emergendo su quanto accaduto alla scuola Diaz. Mi auguro che a questo punto nessuno voglia più ostacolare la ricerca della verità, i responsabili vanno individuati a qualunque livello si trovino. E' in gioco la credibilità delle istituzioni e la democrazia di questo Paese".


DOSSIER SISMI: PALERMI (PDCI), ALLARMANTE SILENZIO CDL E SETTORI MODERATI UNIONE

“Il silenzio che proviene dalla destra e dai settori moderati dell’Unione sul dossier Sismi ci allarma. Da quanto emerso, le responsabilità di coloro che stavano ai vertici dei Servizi e che oggi ricoprono ruoli di primo piano nelle istituzioni sono evidenti”. Lo afferma la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama. “Oggi dalla stampa apprendiamo il contenuto di gravissime telefonate tra poliziotti e Centrale durante il G8 a Genova che rendono ancora più cupo lo scenario dei fatti alla Diaz, in cui sono coinvolti gli stessi personaggi dello spionaggio ai magistrati. La destra e i settori moderati la smettano con il loro pesantissimo silenzio”.


DOSSIER SISMI. BONELLI: METODI GOLPISTI SUBITO INCHIESTA 
 
"Che un organo come il Csm esprima all'unanimità una denuncia puntuale e dettagliata contro il Sismi sulla schedatura di magistrati è un caso unico e gravissimo nella storia della Repubblica". Lo afferma il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.
 "Un fatto eccezionale  e - prosegue Bonelli - di una gravità inaudita, che necessita di una reazione forte da parte del governo. E' indispensabile accertare le responsabilità di chi ha permesso quest'attività non solo illegale ma che ricorda metodi golpisti. 
 "Va anche accertato - conclude il capogruppo del Sole che Ride - se il Sismi ha operato con coperture politiche o ha agito in maniera autonoma ed è quind necessaril che su questo si apra immediatamente un'inchiesta".

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Di Loredana Morandi (del 06/07/2007 @ 20:17:42, in Sindacato, linkato 146 volte)

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 6 luglio ’07
Prot. n. 116

Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato:

“I dossier impropri compilati a carico di giornalisti, sindacalisti e tanti altri ignari cittadini siano portati a conoscenza diretta degli interessati. Non si può permettere che vengano colpiti due volte, senza potersi neanche tutelare: la prima con dossier, appunto, impropri e quasi sempre illeciti; la seconda, negando ad essi la conoscenza, per la parte che li riguarda, dei pericoli che hanno corso e forse corrono. E’ curioso  che solo grazie all’opera meritoria di tanti giornalisti impegnati in prima linea (e spesso con rischi anche personali) si possa venire a conoscenza di vicende comunque gravissime per una democrazia, oltre che per la libertà delle persone. La trasparenza che stanno assicurando oggi i giornali sui dossier impropri del Sismi, per il bene del Paese e  delle persone, esige interventi radicali di bonifica. Gli spiati devono poter conoscere i contenuti dei dossier. Urge pulizia totale da ogni intossicazione. E poiché ciascuno deve fare fino in fondo e bene la propria parte, torno a chiedere con forza, come faccio da quasi due anni, che siano svelati, (o, se non ci sono, categoricamente certificati) i nomi di eventuali giornalisti che, oltre alla loro professione, facevano gli spioni. La speranza è che non ce ne siano più. Ma se ci sono occorre poter agire di conseguenza, nell’auspicio che l’Ordine professionale sappia essere ancora all’altezza della situazione. Il fatto che fossero intercettati impropriamente anche il Segretario generale della Federazione della Stampa e l’allora Presidente dell’Associazione della Stampa estera ha nuociuto gravemente alle persone, alle loro organizzazioni e al prestigio dell’Italia. Questo è un motivo di più per liberare l’aria con un’operazione di assoluta trasparenza. E’ una questione di decoro e di valore democratico per il Paese.”

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