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Non cercare di seguire le orme dei savi di un tempo; cerca ciò che essi cercavano.

Basho
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/04/2007 @ 07:41:18, in Giuristi, linkato 181 volte)

http://www.siatec.net/bloggersperlapace/upload/rte/abu_omar.jpgAbu Omar: Appello al Parlamento europeo
Contro la «filosofia della guerra al terrore», difendiamo lo stato di dirtitto

Per sottoscrivere l'appello inviare una mail a serpajit@yahoo.it
 
Premesso che la comunità internazionale ed i singoli Stati hanno il diritto ed il dovere di difendersi da attacchi terroristici, utilizzando efficaci sistemi di prevenzione e di punizione dei colpevoli riconosciuti tali dalle competenti Corti di giustizia, riteniamo assolutamente intollerabile il ricorso alla cosiddetta “filosofia della guerra al terrore”. Questa, teorizzando la supremazia della sicurezza sulle libertà, ha condotto ad atti politici unilaterali in contrasto con i principi del diritto bellico e del diritto umanitario e hanno determinato modificazioni delle regole delle procedure giudiziarie, considerandole solo un fastidioso ostacolo al raggiungimento dei propri obiettivi.

In questo scenario si collocano prassi totalmente illegali come le cosiddette rendition, ossia i rapimenti dei sospetti terroristi al di fuori di procedure legali: trasferimento attraverso voli “coperti” in prigioni segrete in cui non è possibile alcuna verifica delle condizioni di detenzione, tortura e trattamenti disumani e degradanti.

Ci rivolgiamo alla Commissione e al Parlamento Europeo affinché sollecitino i Governi al rispetto delle risoluzioni del Consiglio d’Europa (2006) e del Parlamento Europeo (14.2.2007) che condannano queste modalità illecite di lotta al terrorismo, obbligando i Governi a fare piena luce su queste scomode verità. Tutto ciò deve essere fatto anche in nome degli impegni sottoscritti al momento della firma della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4.11.1950) e della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (New York, 10.12.84).

In vari Paesi europei come Italia, Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo etc., sono in corso inchieste giudiziarie che, in alcuni casi (come quelle condotte dalle Procure di Milano e di Monaco per i sequestri, rispettivamente, dell’egiziano Nasr Osama Mustafa Hassan detto Abu Omar, avvenuto in Milano il 17.2.03 e di Khaled El Masri, avvenuto il 31.12.03, ai confini tra la Serbia e la Macedonia), hanno portato alla identificazione di agenti della C.I.A come responsabili di tali sequestri.
Purtroppo in alcuni Paesi, come ad esempio l’Italia, si sta cercando, con ogni mezzo, di bloccare il corso della giustizia adducendo considerazioni di sicurezza nazionale. Tutto ciò sta avvenendo nonostante la deplorazione del Parlamento Europeo ed il suo esplicito invito ad esaminare rapidamente la richiesta di estradizione dei 26 cittadini americani predisposta dalla Procura di Milano.
A tutt’oggi il Governo italiano non ha ancora preso alcuna decisione in merito e, anzi, sta cercando di impedire la celebrazione del processo milanese, accusando i giudici, dinanzi alla Corte Costituzionale, di violazione del segreto di Stato.

Tutto ciò rischia di annullare l’inizio del processo previsto per il prossimo 8 giugno che vede imputati ventisei cittadini americani imputati del sequestro illegale di Abu Omar e sei italiani appartenenti ad un servizio segreto nazionale accusati di corresponsabilità.

Coloro che sottoscrivono questo appello ritengono, invece, che, pur nel rispetto delle prerogative nazionali dei singoli Governi europei, sia assoluto dovere del Governo Italiano, così come di tutti i Governi europei coinvolti in casi analoghi, compiere ogni passo idoneo per agevolare – anziché ostacolare – la ricerca della verità attraverso procedure giudiziarie pubbliche, immediate ed efficaci.

Chiediamo al Parlamento Europeo di sollecitare il Governo Italiano a inoltrare le richieste di estradizione dei responsabili dei sequestri e di evitare ogni ricorso al segreto di Stato, che è incompatibile con la tutela dei Diritti Umani.

L’unica speranza per sconfiggere il terrorismo è attraverso l’osservanza delle regole delle nostre Democrazie.
Siamo, infatti, fermamente convinti che il contrasto e la definitiva sconfitta del terrorismo internazionale saranno possibili solo se, in qualsiasi parte del mondo, sarà rispettato lo Stato di Diritto e saranno altresì rispettati i diritti dei singoli, anche di coloro che sono sospettati di attività terroristiche e ai quali devono essere comunque garantiti dei giusti processi.

Chiediamo inoltre al Parlamento Europeo che si faccia garante del rispetto dei Diritti Umani chiedendo con forza ai singoli Governi nazionali di conformare le loro azioni ai principi irrinunciabili di Civiltà e Democrazia.
Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel della Pace

Hanno già sottoscritto l’appello:

Mairead Corrigan Maguire, Premio Nobel della Pace
Betty Williams, Premio Nobel della Pace
Dario Fo, Premio Nobel della Letteratura
Noam Chomsky, linguista
Samuel Ruiz Garcia, Vescovo Emerito di San Cristobal de las Casas, Chapas, Messico
Antonio Cassese, Prof. Diritto Internazionale, Università di Firenze
Gianni Minà, scrittore, giornalista
Enrico Calamai, ex console in Argentina, scrittore
Michele Serra, scrittore, giornalista
Gherardo Colombo, Magistrato
Domenico Gallo, Magistrato
Baltasar Garzon, Magistrato, Juez Audiencia Nacional de Espańa
Don Luigi Ciotti, Presidente Gruppo Abele
Luis Sepulveda, scrittore
Ernesto Cardenal, scrittore
Raniero La Valle, intellettuale, giornalista
Gianni Vattimo, filosofo
Eduardo Galeano, scrittore
Lidia Ravera, scrittrice
Gino Strada, Presidente di Emergency
Giuliano Turone, Magistrato
Tullio De Mauro, Università La Sapienza
Luca Zingaretti, attore
Elena Paciotti, Presidente Fondazione Basso
Padre Alex Zanotelli
Franca Rame, attrice
Ettore Scola, regista
Julio Lancellotti, Vescovo Vicario di San Paolo del Brasile
Emilio Dolcini, Prof. Ordinario di Diritto Penale, Università di Milano
Carlo Bernardini, Dipartimento di Fisica, Università La Sapienza
Roberto Fineschi, Prof.Emerito di Fisica, Università di Parma
Giuliano Colombetti, Research Director, Istituto di Biofisica CNR, Pisa
Prof. Franca Bigi, Università degli Studi di Parma
Prof. Silvia Bozzelli, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Milano Bicocca
Arcadi Olivares Boadella, escritor,y catedràtico de la Universitat per la Pau,
UNIPAU, Sant Cugat del Vallès, de Barcelona
Pietro Faglioni, già Prof. Ordinario di Neurologia, Università di Modena e Reggio Emilia
Daniele Archibugi, Italian National Research Council
Pier Luigi Susani, Past President Medici Senza Frontiere Italia
Francesco Lenci, Dirigente ricerca, Istituto Biofisica CNR, Pisa
Beverly Fisher, Bjt Associates, Consigliera World Center of Compassion for Chieldren (USA)
Francesco Maselli, regista
Gianni Ferrara, Professore Emerito di Diritto Costituzionale, Università La Sapienza
Eligio Resta, Prof. Filosofia del Diritto,Università Roma 3
Antonio Alberto Semi, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana
Giorgio Arlorio, sceneggiatore
Ferdinando Cordova, Prof.Ordinario Storia Contemporanea, Università di Roma La Sapienza
Claus Miller, pittore, artista per la pace
Riccardo Antonini, Consorzio Roma Ricerche
Cristiano Grandi, Coordinator Action&Passion for peace
Andrea Molino, compositore
Mariagrazia Capitanio, psicanalista
Patrizio Campanile, psicanalista, Direttore della SPI
Marco Cappato, parlamentare europeo
Nessuno Tocchi Caino
Federico Mayor Zaragoza, Presidente Fundación Cultura de Paz, Madrid
Marco Travaglio, scrittore, giornalista

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Di Loredana Morandi (del 18/04/2007 @ 18:29:23, in Estero, linkato 202 volte)

 

mercoledì, 18 aprile 2007 4.22

ROMA (Reuters) - La Corte costituzionale ha dichiarato oggi l'ammissibilità dei ricorsi contro il processo per il rapimento di Abu Omar presentati dall'avvocatura di Stato. Lo riferiscono fonti della Corte.

Nei ricorsi, l'avvocatura dello Stato, che rappresenta il governo, afferma che il giudice per l'udienza preliminare non avrebbe potuto decidere il rinvio a giudizio degli imputati sulla base di documenti ottenuti con la violazione del segreto di Stato.

Secondo il governo, la Procura milanese, che indaga sul sequestro illegale dell'ex imam egiziano - sospettato di essere un militante di gruppi islamici eversivi, e prelevato a Milano nel 2003 da una squadra del servizio segreto Usa, secondo l'accusa - avrebbe violato le "prerogative di secretazione" dello stesso esecutivo, attingendo a materiale coperto dal segreto di Stato e intercettando agenti dei servizi.

Ora che è stata definita l'ammissibilità del ricorso, la Consulta dovrà pronunciarsi nel merito, stabilendo in concreto se annullare o meno il rinvio a giudizio chiesto dai magistrati milanesi Armando Spataro e Ferdinando Pomarici nei confronti dell'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e di altri 32 imputati.

Il 16 febbraio scorso, il gup Caterina Interlandi aveva rinviato a giudizio 26 agenti della Cia insieme ad altri membri dell'intelligence italiano, tra i quali l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari.

In quello che dovrebbe essere il primo processo europeo per un caso riguardante una cosiddetta "extraordinary rendition", gli agenti statunitensi verranno giudicati in contumacia, perché Washington ha negato l'estradizione dei 26 membri della Cia.

Il processo sul sequestro dovrebbe iniziare l'8 giugno.

Reuters.it

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Di Loredana Morandi (del 18/04/2007 @ 10:53:50, in Sindacato, linkato 218 volte)

FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani

LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI ALLA CAMERA,
APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO
PER LA LIBERTA’ DI STAMPA

Roma, 17/4/2007
Prot. n.225

La Giunta Esecutiva dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani rivolge un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché ponga un argine alle ricorrenti tentazioni di limitare la libertà dell’informazione restringendo ulteriormente gli spazi del diritto di cronaca.

Il disegno di legge Mastella sulle intercettazioni all’esame della Camera, seguendo la ricorrente ondata emozionale che si determina in concomitanza con le inchieste della magistratura di tutta Italia sui più svariati temi delittuosi, modifica infatti il Codice di procedura penale e  stabilisce il divieto di pubblicare atti non coperti dal segreto istruttorio e già a conoscenza delle parti. Il dibattito nell’Aula di Montecitorio è tutto e solo dedicato a decidere a quanti mesi o anni di carcere condannare i cronisti che assolvono alla loro funzione di informare i cittadini di quanto avviene.

E questo nel Paese che ama definirsi “Culla del diritto”,  ma che già  prima delle ultime misure restrittive del Garante della Privacy  - che secondo la ‘’Information Safety and Freedom’’ sono normative “ molto diffuse in quasi tutti i regimi autoritari”  - figura al 79/mo posto delle classifiche internazionali della libertà di stampa ex aequo con il Botswana. Se passeranno le norme liberticide in discussione in Parlamento l’Italia sprofonderà al fondo delle classifiche mondiali.

Approvando il ddl Mastella senza valutarne le conseguenze in tutti i risvolti,  il Governo, il Parlamento e le forze politiche  rischiano di assumersi la pesantissima responsabilità di andare contro l’art. 21 della Costituzione e di reprimere il lavoro dei cronisti che non potranno più assolvere il proprio compito serenamente in assenza di quelle garanzie che uno Stato democratico ha il dovere di garantire agli operatori di un’informazione libera, autonoma e con  la “schiena dritta”.

Governo, Parlamento e forze politiche si assumerebbero anche la responsabilità di sottoporre alla firma del Presidente Napolitano una normativa che restringe la libertà di stampa e manda i cronisti in prigione proprio nei giorni in cui il Presidente del Messico Felipe Gonzales promulga una legge che abolisce la condanna al carcere dei giornalisti per il reato di diffamazione.


*** *** ***

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 17 aprile ’07
Prot. n. 71/c

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, ha dichiarato:

“Non condividiamo l’inasprimento delle sanzioni per i giornalisti introdotto con un emendamento del Governo al disegno di legge sulle intercettazioni. Un emendamento che sembra rappresentare una mediazione tra maggioranza ed opposizione e che si aggiunge a quanto già deciso: il prolungamento della fase di secretazione degli atti processuali. Nonostante sia stata battuta la linea dura delle minoranze, il provvedimento passa ora al Senato con un taglio repressivo. Chiediamo di poter esprimere al Parlamento e al Ministro della Giustizia la contrarietà del Sindacato dei giornalisti per un provvedimento che espropria l’organo di autogoverno deontologico della categoria, l’Ordine dei giornalisti, dei suoi poteri sanzionatori”.

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Di Loredana Morandi (del 16/04/2007 @ 17:03:34, in Indagini, linkato 224 volte)

Sottotitolo: Web, Blog, Spazzatura e Gente Disonesta

Scopro oggi questa chicca, che coinvolge la sottoscritta e il sito web del Dizionario De Mauro, della editrice Paravia (Mondadori).

Non faccio nomi, altrimenti sarei costretta a citare i ben noti delinquenti del weblog italiano, che da sempre si spacciano e millantano di essere grandi opinionisti mentre si tratta di ometti, donnette e soprattutto nulla facenti e nulla pensanti.

Il seguente "risultato" si trova oggi al "sesto" posto su 215.000 dato dal motore di ricerca it.altavista.com. E' facilissimo ottenere un risultato come questo in quanto si fonda esclusivamente su dati numerici.

Quanti sono stati quelli che hanno cliccato sul link associato al mio nome, come pubblicato su uno dei tanti blog mondezza del web italiano? Molti, certamente, tutti utenti cerebro disfatti, poveretti avvezzi a leggere brutte MACCHIE del web e PUNTINI scopiazzati e tradotti dai blog americani, ma che ormai non pensano e han perso di già la loro dignità.

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Di Loredana Morandi (del 04/04/2007 @ 16:24:20, in Magistratura, linkato 215 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Reagire ad una scelta gravissima.
Magistratura pronta a scendere di nuovo in lotta

La scelta di presentare al Senato – e non alla Camera dei deputati come era stato da più parti anticipato – il ddl Mastella sull’ordinamento giudiziario è oggettivamente gravissima.

E’ noto che l’unico obiettivo realisticamente perseguibile entro il 31 luglio di quest’anno è l’approvazione del ddl Mastella ad opera di un ramo del Parlamento e che tale approvazione è premessa per l’emanazione di un provvedimento che blocchi ulteriormente l’entrata in vigore della controriforma Castelli, lasciando aperto il processo riformatore.

La trasmissione al Senato del ddl aumenta a dismisura i rischi di ritardi e slittamenti nella discussione e nella approvazione delle nuove norme e rischia di compromettere definitivamente il percorso tracciato dal Governo e dalla sua maggioranza per sostituire alla legge Castelli disposizioni che evitino la definitiva paralisi della giustizia.

Essa rappresenta dunque un segnale di disinteresse e di indifferenza al raggiungimento di risultati che pure questa maggioranza ha sempre affermato di volere.

Segnale che l’associazione nazionale magistrati interpreta in tutta la sua valenza negativa ed a cui intende reagire chiamando la magistratura a mobilitarsi ancora un volta sulla questione ordinamento giudiziario e convocando il CDC in tempo utile per  l’assunzione di ogni iniziativa di lotta da adottare ben prima della scadenza del luglio di quest’anno.

Roma, 4 aprile 2007

La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 13/03/2006 @ 10:01:28, in Magistratura , linkato 709 volte)
Il procuratore aggiunto a Catania succede a Ciro Riviezzo
Aveva già ricoperto l'incarico dall'aprile del 2000 al marzo del 2002
Cambio ai vertici dell'Anm
Gennaro torna alla presidenza


<B>Cambio ai vertici dell'Anm<br>Gennaro torna alla presidenza</B>
Giuseppe Gennaro

ROMA - Passaggio di testimone ai vertici dell'Associazione nazionale magistrati: Giuseppe Gennaro, procuratore aggiunto a Catania ed esponente di spicco di "Unità per la Costituzione" - la corrente di maggioranza dei magistrati - è il nuovo presidente, carica che aveva già ricoperto dall'aprile del 2000 al marzo del 202. Gennaro succede a Ciro Riviezzo, da un anno alla guida dell'organismo, e guiderà una giunta unitaria, nella quale cioè sono rappresentate tutte le correnti della magistratura.

Nuovo segretario dell'Anm è Nello Rossi (di Magistratura democratica), consigliere alla Corte di Cassazione, vicepresidente è Sergio Gallo (Magistratura indipendente), e il nuovo vicesegretario è Gioacchino Natoli (Movimento per la giustizia), che è stato pm nel processo Andreotti. Tra i componenti del nuovo esecutivo delle toghe c'è Armando Spataro, procuratore aggiunto a Milano e titolare dell'inchiesta sul sequestro di Abu Omar. Fanno parte della giunta anche Giuseppe Creazzo, Antonietta Fiorillo e Modestino Villani. Direttore della rivista "La Magistratura" è Lucio Aschettino.

La nuova giunta ha ottenuto i voti di tutti i componenti del parlamentino dell'Anm, a eccezione di Mario Cicala (Magistratura indipendente), che ha detto di non condividere la linea sostenuta dalle precedenti giunte e di cui la nuova rappresenta il "coerente sviluppo" che "ha portato l'Anm ad apparire schierata a favore di una parte politica". Parole che hanno provocato la reazione indignata dell'ex presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati: "E' un'insinuazione che respingo con sdegno".

Dalla posizione di Cicala hanno preso le distanze tutte le correnti - anche la stessa Magistratura indipendente - che hanno invece dato piena adesione alla nuova giunta e al suo programma. Quest'ultimo pone, fra le priorità, la richiesta al nuovo Parlamento di abrogare la riforma dell'ordinamento giudiziario, sospendendo nell'immediato l'efficacia dei decreti attuativi, e di approvare in tempi brevi una nuova e diversa riforma.

(La Repubblica 12 marzo 2006)
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2006 @ 17:03:09, in Magistratura, linkato 537 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sulle candidature dei magistrati

Nell’imminenza della campagna elettorale per il rinnovo del parlamento è emerso all’attenzione dell’opinione pubblica un insieme di questioni che riguardano le candidature di magistrati.

Si è discusso in particolare della “opportunità” delle candidature di magistrati, del regime di ineleggibilità ed  incompatibilità nelle elezioni per il parlamento nazionale ed europeo e nelle elezioni amministrative, delle modalità di “rientro” in magistratura dei candidati non eletti nonché dei magistrati che cessano dal mandato rappresentativo.

Si tratta , evidentemente , di temi complessi che pongono delicate questioni di principio e stimolano  diverse valutazioni e soluzioni concrete.   

Senza alcuna pretesa di affrontare questa intera problematica, la Giunta dell’Associazione nazionale magistrati:

- ricorda che la nostra Costituzione garantisce, all’art. 51, il diritto di “tutti i cittadini”di accedere  “alle cariche elettive, in condizioni di eguaglianza secondo i requisiti stabiliti dalla legge”;

- osserva che , in una prospettiva di corretta formazione della rappresentanza politica, non sarebbe utile escludere pregiudizialmente dal Parlamento e dalle amministrazioni i magistrati, che sono potenzialmente portatori di competenze e di esperienze professionali non meno preziose di quelle di altri tecnici del diritto

( avvocati, docenti universitari);

- ritiene necessarie norme che garantiscano in questo ambito assoluta trasparenza e correttezza; norme  che, da un lato, evitino il rischio che l’esercizio delle funzioni giudiziarie costituisca o possa essere interpretato come una possibile forma di preventiva “captatio benevolentiae” degli elettori e, dall’altro, circondino di opportune garanzie  il rientro in magistratura dei candidati non eletti e dei magistrati che cessano dal mandato rappresentativo;

- mette in luce che, nella presente legislatura,  è stato elaborato ed approvato, con il voto quasi unanime di un ramo del parlamento, il disegno di legge n. 3410 recante “ Disposizioni in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei magistrati” (frutto della unificazione di diverse proposte di legge), che contiene soluzioni meditate sulla elezione dei magistrati in parlamento e negli enti territoriali nonché sul loro rientro in ruolo e rappresenta una base positiva e valida anche per il lavoro del futuro parlamento;

- auspica che, nel dibattito pubblico che si svolge nel paese, questi temi  siano affrontati in tutti i loro aspetti, senza enfasi o strumentalizzazioni e con l’intento di  ricercare  le soluzioni più appropriate, capaci di contemperare la garanzia dei diritti individuali  e le esigenze della collettività.

Roma, 22 giugno 2006
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 02/03/2006 @ 16:59:03, in Magistratura, linkato 437 volte)


XXVIII Congresso Nazionale

dell'Associazione Nazionale Magistrati

Roma 24-26 febbraio 2006

DOCUMENTO CONCLUSIVO

1. I magistrati italiani, all'esito del  XXVIII Congresso Nazionale, riaffermano la piena adesione e la fedeltà alla Costituzione della Repubblica Italiana ed ai suoi principi fondamentali, come strumento per la promozione e la tutela dei diritti e delle libertà di tutte le donne e di tutti gli uomini. A tal fine valori irrinunciabili sono l'esercizio indipendente e imparziale della funzione giudiziaria e l'autonomia della magistratura.

E' per questo che ogni intervento di revisione costituzionale, anche per quanto riguarda la parte relativa alla organizzazione dello Stato, non può prescindere dalla intangibilità di quei principi. Per tale ragione l'ANM ha dedicato attenzione alla recente riforma della seconda parte della Costituzione non solo per gli aspetti che coinvolgono la giurisdizione e la magistratura, esprimendo preoccupazione per le modifiche riguardanti Corte Costituzionale e assetto del CSM, ma anche più in generale per le possibili ricadute negative sulla tutela dei diritti sociali conseguenti alla modifica della seconda parte del Titolo V.

I magistrati hanno il dovere dell'imparzialità e ad esso tendono quotidianamente nell'esercizio delle funzioni giudicanti e requirenti.  Ma non si può chiedere ad essi di essere neutrali sui valori fondanti della convivenza civile, espressi nella Costituzione. Un magistrato indifferente a tali valori non sarebbe garanzia di tutela delle libertà e dei diritti delle persone.

2. La questione dell'ordinamento giudiziario resta tuttora aperta ed irrisolta  nella società e per tutti i magistrati italiani. L'ordinamento della magistratura non è affare di categoria o di organizzazione burocratica interna, ma è tema che investe tutti i cittadini e riverbera i suoi effetti sull'intero sistema economico e sociale.

I magistrati italiani ribadiscono il loro netto dissenso sulla legge-delega approvata dal Parlamento e sui decreti legislativi che la attuano. Il rispetto per una legge dello Stato non impedisce di vedere e di dire, ancora una volta, che la legge approvata è concretamente inadatta a funzionare e a regolare durevolmente l'ordinamento della magistratura, ed è in profondo dissidio con la  Costituzione.

Per un verso la riforma appare già oggi concretamente irrealizzabile ed ingestibile in molte delle sue statuizioni organizzative,  in particolare nel macchinoso sistema dei concorsi e nel meccanismo istituzionale destinato a produrre una separazione giuridica e di fatto delle carriere di giudici e pubblici ministeri.

Per altro verso essa si preannuncia foriera di straordinarie tensioni nelle sue parti più ideologiche e mortificanti, come il  diritto disciplinare ed il modello, premoderno, di organizzazione interna delle Procure della Repubblica.

Infine essa contrasta in numerosi punti specifici e nel suo impianto complessivo con la Costituzione.

Spetta alla politica, e in particolare a chi avrà la grande responsabilità del governo del Paese nel prossimo futuro,  di cambiare rotta.

Da parte loro i magistrati ribadiscono il loro impegno per un nuovo assetto dell'ordinamento aderente ai bisogni di giustizia della società italiana e alle domande di tempestività e imparzialità che la collettività rivolge ai suoi giudici.

3.   Sono i magistrati i primi a volere un nuovo ordinamento giudiziario.

E' necessaria una duplice alternativa, alla controriforma e, al tempo stesso, allo stato di cose esistente prima di essa, per più aspetti inadeguato ed insoddisfacente.

La magistratura italiana non vuole il puro e semplice ripristino delle norme esistenti. Da tempo l'Associazione nazionale magistrati ha elaborato specifiche e dettagliate proposte.

a)  In primo luogo in tema di valutazione della professionalità, un tema che ha imposto e impone ai magistrati anche la critica di sé stessi e della gestione del sistema di autogoverno e costringe a riflettere sul fatto che compiacenze ed indulgenze verso pochi magistrati improduttivi, inadeguati, neghittosi, hanno spesso fatto pagare un prezzo assai alto in termini di credibilità ai molti  magistrati che lavorano con dedizione e capacità. 

Partendo da questa consapevolezza l'ANM ha indicato in termini dettagliati come  misurare, meglio di quanto sia avvenuto sino ad ora, la produttività di ogni singolo magistrato e come valutare, in modo più accurato e fedele, il suo valore e le sue attitudini professionali. A tal fine sono state proposte innovazioni dirette ad assicurare una professionalità adeguata in tutti i magistrati, e a penalizzare coloro che non sono in grado di garantirla.

b) L'attenzione al tema della professionalità, e alla necessità della formazione e dell'aggiornamento, fa sì che i magistrati siano vivamente interessati alla realizzazione di una Scuola della magistratura che rappresenti la prosecuzione e lo sviluppo della felice esperienza dei corsi di formazione promossi dal CSM a livello centrale e decentrato. Una scuola che sia autonoma sul piano tecnico e culturale, certo non separata e contrapposta al circuito dell'autogoverno diffuso né estranea alle esperienze che nel quotidiano si vivono negli uffici.

c) Un ruolo fondamentale in un nuovo e moderno ordinamento giudiziario è certamente quello della Corte di Cassazione. Essa deve essere il vertice del sistema delle impugnazioni, l'organo di controllo della legittimità dei provvedimenti, il produttore della certezza possibile del diritto. Ma non deve essere, come vorrebbe la legge n. 150, il vertice organizzativo o gerarchico dei giudici, dotato di un potere (spesso decisivo) nella carriera dei magistrati. Il meditato rifiuto di questo ruolo antistorico di "potere" sugli altri magistrati, unito alla difesa della funzione giuridica più alta della Corte, è stato manifestato più volte dagli stessi consiglieri della Corte e dai suoi dirigenti.

d) La magistratura ribadisce il suo netto dissenso verso la vera e propria separazione delle carriere giudicante e requirente che è stata introdotta dalla legge n. 150 del 2005.

I cittadini devono sapere che, sul terreno professionale, la separazione non produrrà giudici e pubblici ministeri migliori e più preparati. Sono, invece, possibili soluzioni serie che -  senza giungere ad una separazione delle carriere, culturalmente e professionalmente dannosa -  garantiscano che il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti (o viceversa) avvenga in forme e con modalità professionalmente controllate e non traumatiche, con una verifica professionale rigorosa all'atto del passaggio e prevedendo che l'esercizio delle nuove funzioni avvenga in una diversa sede giudiziaria, ad esempio in un diverso circondario di tribunale o in diverso distretto giudiziario. 

e)  Ma vi è anche un altro aspetto particolarmente allarmante della controriforma, il modello di organizzazione delineato per gli uffici di Procura dalla legge n. 150 del 2005 e dal relativo decreto delegato, un sistema premoderno e istituzionalmente pericoloso. 

Premoderno, perché ormai nessuna struttura - pubblica o privata - che svolge funzioni complesse e raccoglie in sé professionalità elevate adotta al suo interno forme di gerarchia "personale" ed opera senza rispettare la sfera di autonomia tecnica dei professionisti che vi lavorano. 

Istituzionalmente pericoloso, perché un assetto degli Uffici di Procura gerarchicamente esasperato, incentrato sulla figura di un dirigente dell'ufficio, titolare esclusivo delle funzioni, prefigura una sorta di responsabilità oggettiva e sembra costituire il preludio o dell'attrazione nell'orbita dell'esecutivo o della riduzione dell'ufficio del pubblico ministero ad "avvocatura della polizia".

f) L'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e la riforma dei Consigli Giudiziari contengono alcuni aspetti positivi che la magistratura non ha mancato di riconoscere.

L'innovazione relativa alla Corte di Cassazione appare, però, sminuita dalla "composizione" verticistica del nuovo organismo. Inoltre il sistema di elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte e dei Consigli giudiziari riproduce quello attualmente in vigore per le elezioni del CSM: un sistema elettorale maggioritario, che ignora e comprime il pluralismo ideale e culturale della magistratura e risulta del tutto inidoneo per la provvista di organismi che non hanno funzioni di governo, ma compiti di valutazione della professionalità e  funzioni consultive, che per loro natura richiedono giudizi puntuali e differenziati e non voti di maggioranze  predeterminate.    

g) La magistratura associata ribadisce il proprio favore per la temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi, per la riduzione del peso dell'anzianità nel conferimento di essi e per la previsione di un limite di età per l'accesso.

L'ANM chiede perciò al nuovo Parlamento :

a) l'abrogazione della legge n. 150 e dei decreti delegati;

b) la  espressa previsione, nella legge di abrogazione, della temporanea reviviscenza di tutte le  norme solo formalmente abrogate;

c) l'approvazione nel minor tempo possibile e comunque in tempi rapidi (possibilmente entro un anno) di una nuova riforma.

4.   I magistrati sono consapevoli che le richieste e le proposte formulate esigono un funzionamento dell'autogoverno ispirato a trasparenza, rispetto delle regole e rigore. Mentre va salvaguardato il valore positivo del pluralismo culturale della magistratura, vanno contrastati i comportamenti ispirati a logiche di mera appartenenza: in questa direzione è auspicabile che la riflessione critica iniziata in tutti i gruppi sull'esperienza di questi anni si traduca in impegni concreti, a partire dal prossimo rinnovo del CSM, che però deve essere ripristinato nella sua più adeguata composizione numerica.

5.  La legislazione penale, sostanziale e processuale, di questi ultimi anni, è stata caratterizzata per un verso dalla tendenza a ridurre lo spazio di intervento della giurisdizione in alcune materie, come l'economia e la Pubblica amministrazione, dall'altro a inasprire il trattamento sanzionatorio nei confronti della criminalità marginale e di strada. Inoltre, la produzione legislativa si è dimostrata disorganica, senza alcuna considerazione per la coerenza del sistema, e senza attenzione alle ricadute delle singole modifiche sull'insieme delle norme. Essa ha obbedito prevalentemente al soddisfacimento di interessi contingenti, spesso particolaristici.

E' necessaria e urgente un'opera che restituisca razionalità al sistema penale e processuale.

Innanzitutto superando la situazione attuale, nella quale accanto ad una forma di giustizia penale rapida e sommaria destinata ai tipi di autore di criminalità marginale e di strada, esiste una forma di giustizia caratterizzata da tempi lunghi, formalismi ripetuti, prescrizioni brevi di cui usufruiscono gli imputati dei reati di accertamento meno semplice ma di danno sociale spesso di gran lunga superiore.    

Più in generale è necessario e urgente un intervento di sistema sul diritto penale sostanziale e processuale, che dia effettività ai principi costituzionali del giusto processo e della ragionevole durata del processo.

6. La tutela dei diritti richiede un processo civile rapido e giusto, in grado di dare piena attuazione alle garanzie costituzionali e di ridurre al minimo i contrasti e le tensioni sociali, particolarmente sentiti nel contesto storico in cui viviamo.

Nell'attuale contesto storico - pur tenendo presente l'interazione dei molteplici fattori che assumono rilievo al riguardo - il recupero di efficienza della giurisdizione civile, ad oggi in profonda crisi, deve essere perseguito particolarmente sul terreno delle risorse e dell'organizzazione, sia assicurando strumenti e mezzi indispensabili  al buon funzionamento della giustizia, sia con l'impiego efficace e razionale degli strumenti stessi. Ciò impone l'utilizzo sistematico delle nuove tecnologie informatiche e la compiuta attuazione al progetto del processo telematico, posto seriamente in discussione dai forti tagli alla spesa che hanno interessato questo settore.

Occorre al tempo stesso una profonda rigenerazione culturale delle prassi  e quindi, in attesa che si attuino dall'esterno gli indispensabili interventi in tema di organizzazione e si chiarisca il quadro normativo sul versante del rito, si impone sin d'ora un costante impegno quotidiano da parte di tutti gli operatori, che inneschi dal basso un processo di possibile autoriforma.

Per questo l'ANM ha seguito e continuerà a verificare la diffusione delle prassi virtuose, che si sono sviluppate con il costante confronto e la produttiva collaborazione di tutti i soggetti coinvolti nel processo civile (magistrati, avvocati, personale di cancelleria, professori universitari, ufficiali giudiziari), per restituire decoro, efficienza e celerità a questo delicato settore della giustizia. Tali  prassi,  elaborate nei singoli distretti grazie anzitutto all'opera degli Osservatori sulla giustizia civile, si sono tradotte anche in specifici 'protocolli' d'intesa per la gestione delle udienze, sui quali l'elaborazione culturale dovrà proseguire.

Sul versante processuale l'ANM ritiene che non di riforme limitate e settoriali il Paese ha bisogno, ma di una vera e propria riforma organica del processo ordinario di cognizione con una stabilizzazione del modello di processo che arresti il continuo proliferare di riti speciali e la tendenza ad una ingiustificata e dannosa marginalizzazione del ruolo del Giudice. 

7. L'ANM è consapevole che l'amministrazione della giustizia si basa, oggi, anche sulla magistratura onoraria, nelle diverse figure del Giudice di pace, del GOT, del VPO: e continuerà ad impegnarsi perché la formazione di questi magistrati sia coerente con i principi e le modalità attuati nella magistratura ordinaria. Vi è anche necessità di una rapida soluzione al problema della selezione e collocazione ordinamentale dei magistrati onorari, e delle loro prospettive future: nel rispetto dei principi costituzionali dell'accesso alla magistratura per concorso e della necessaria temporaneità di tale funzione.

8.  Nel corso di questi anni si è ulteriormente aggravata la mancanza di mezzi e risorse per un efficace ed efficiente funzionamento della giustizia.  La realizzazione del principio costituzionale del giusto processo e della sua ragionevole durata esige infatti anche l'impiego di risorse personali e strumentali adeguate. Nessun intervento normativo e organizzativo è stato fatto in tal senso dal Governo e dal Ministro, soggetti ai quali per Costituzione spetta questa specifica responsabilità. Si sono anzi aggravati da una parte i problemi del personale di cancelleria e segreteria, della cui riqualificazione professionale il Governo si è sostanzialmente disinteressato. Dall'altra si è arrivati in queste ultime settimane a mettere a rischio l'erogazione dei servizi informatici senza i quali gli uffici non saranno in grado di assicurare nemmeno i servizi più semplici ai cittadini. Su questo tema sono urgenti attenzione e impegno per un serio progetto di riorganizzazione che parta dalle esigenze proprie dell'attività giudiziaria, anche con la previsione di adeguati investimenti finanziari per lo sviluppo di appropriate tecnologie. 

9. L'ANM registra infine con soddisfazione la modifica del proprio statuto volta a favorire la partecipazione delle donne alla vita associativa, nella convinzione che ciò si tradurrà in arricchimento della democrazia interna e in una maggiore vicinanza a tutti i magistrati.

Roma 26 febbraio 2006

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Di Loredana Morandi (del 15/02/2006 @ 17:21:51, in Magistratura, linkato 566 volte)

 

UN IMPEGNO PER LA GIUSTIZIA

- Appello dei Giuristi -

Si sta chiudendo una delle più tormentate e controverse legislature della storia repubblicana e c'è oggi la prospettiva di un cambio di governo. Ma deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni.

Il lavoro che attende il nuovo governo è quindi di enorme complessità e responsabilità e si estende a settori di grande importanza per la collettività: l'informazione, la sanità, il lavoro, l'ambiente e i beni culturali, la ricerca, l'istruzione, la politica fiscale e tributaria.

Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai cittadini fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che vi sia una inderogabile priorità: la cancellazione delle principali leggi che sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività. Si tratta di leggi che - a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi.

Alcune di queste leggi, pur da riformare, sono state disinnescate dalla Corte Costituzionale (ad esempio il cd. "Lodo Schifani", cioè la L. 20.6.03 n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (è avvenuto per la Legge sulle rogatorie n. 5.10.01 n. 367 e la cd. "Legge Cirami"  7.11.02 n. 248 sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).

Ma, per altre leggi è necessaria l'abrogazione immediata : solo con la loro abrogazione, infatti, sarà possibile restituire credibilità al paese sul piano internazionale e dignità ai governanti e ai rappresentanti politici ed ottenere la partecipazione della collettività nazionale agli sforzi necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.

Le leggi che devono costituire oggetto di abrogazione già nei primi mesi della legislatura sono:

- la Legge di "depenalizzazione" del falso in bilancio ( D.L.vo 11.4.02, n.61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della cultura della illegalità e contrasta con la tendenza mondiale a punire con maggiore severità la false comunicazioni in materia societaria;

- la Legge cd. "ex Cirielli", 5.12.05 n. 251, definita "obbrobrio devastante" dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto introdotto nuove cause di impunità per i potenti (attraverso la prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e pesanti  discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi: dunque, incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione carceraria saranno l'effetto di un diritto penale per tipo d'autore;

- la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il 24.1.06, che introduce una presunzione di proporzionalità tra i delitti contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi da fuoco contro chi ne è responsabile;

- se sarà riapprovata, la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilità delle sentenze di proscioglimento che, a parere di molti, altera il principio costituzionale della parità delle parti nel processo e, dilatando le possibilità di ricorso alla Corte di Cassazione, parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendone ingestibile l'attività.

L'impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti legislativi di attuazione delle legge di riforma dell'ordinamento giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo così potrà essere predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro, utilizzando i contributi del CSM, degli accademici, della magistratura associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale amministrativo.

Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna elettorale un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare immediatamente per l'abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in promesse di riforme generali nei vari settori dell'ordinamento.

L'assunzione di tale impegno è condizione e garanzia irrinunciabile perché, come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volontà degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le regole fondamentali della democrazia.


Primi Firmatari: Alberto Alessandri (Università Bocconi, Milano); Mario Almerighi (magistrato, Roma); Alessandro Amadori (Istituto Coesis Research); Alfonso Amatucci (magistrato Cassazione, Roma); Vittorio Angiolini (Università Milano); Antonello Ardituro (magistrato, Napoli); Giovanni Bachelet (Università La Sapienza, Roma); Marcello Basilico (magistrato Genova); Patrizia Bellucci (Università Firenze); Gianni Benzoni (avvocato, Varese); Giovanni Beretta (avvocato, Milano); Carlo Bernardini (Università La Sapienza, Roma); Enrico Biagi  (Avvocato, Milano); Augusto Bianchi (avvocato Milano); Adolfo Biolè (avvocato, Genova); Federico Boezio (avvocato Milano); Luca Boneschi (avvocato, Milano); Sandra Bonsanti (presidente Libertà & Giustizia); Francesco Saverio Borrelli  (magistrato in quiescenza, Milano); Salvatore Bragantini (economista, Milano); Paola Brambilla (avvocato, Bergamo); Carlo Bretzel (avvocato, Milano); Silvia Buzzelli (Università Bicocca, Milano); Maria Agostina Cabiddu (Politecnico, Milano); Carlo Cacciapuoti (avvocato, Genova); Betta Cacioppo (avvocato, Varese); Pietro Calogero (magistrato, Padova); Anna Canepa (magistrato, Genova); Paolo Carfì (magistrato, Milano); Franco Casarano (avvocato Milano); Ciro Cascone (magistrato, Milano); Antonio Cassese (Università Firenze); Claudio Castelli (magistrato Milano); Elio Cherubini (avvocato, Milano); Sergio Chiarloni (Università Torino); Massimo Clara (avvocato, Milano); Gianfranco Cocco (Università Bicocca, Milano); Nino Condorelli (magistrato, Brescia); Riccardo Conte (avvocato, Milano; Ferdinando Cordova (storico, Università "La Sapienza", Roma); Carmen Covito (scrittrice); Dario Curtarello (magistrato, Padova); Achille Cutrera (avvocato, Milano); Piercamillo Davigo (magistrato Cassazione, Roma); Paolo D'Alessandro (magistrato Cassazione, Roma); Vito D'Ambrosio (magistrato Cassazione, Roma); Ada Lucia De Cesaris (avvocato Milano); Pierfrancesco Della Porta (avvocato, Milano); Luigi De Magistris (magistrato, Catanzaro); Luca De Matteis (magistrato, Como); Tullio De Mauro (Università Roma); Enrico Di Nicola (magistrato, Bologna); Emilio Dolcini (Università Milano); Enrica Domeneghetti (avvocato, Milano); Waldemaro Flick (avvocato, Genova); Paolo Flores d'Arcais (Università Roma); Mario Fresa (magistrato Cassazione, Roma), Giuseppe Giampaolo (avvocato, Roma); Marco Gianoglio (magistrato Torino); Carlo Federico Grosso (Università Torino, già Vice Presidente del CSM); Laura Hoesch (avvocato, Milano); Giulio Illuminati (Università, Bologna); Antonio Ingroia (magistrato, Palermo); Raffaella Lanzillo (Università Milano); Cristina Lavinio (Università di Cagliari); Filippo Lattanzi (avvocato Roma); Filippo Lebano (avvocato, Milano); Maria Leotta (avvocato, Milano); Michele Lombardo (avvocato, Milano); Paola Lovati (avvocato, Milano); Franco Maccabruni (avvocato Milano); Fabio Malcovati (avvocato, Milano); Michele Mannironi (avvocato, Milano); Anna Marzanati (Università Bicocca, Milano); Maria Stefania Masini (avvocato Roma); Marcello Adriano Mazzola (avvocato, Milano); Gianni Melillo (magistrato, Direz. Naz.le Antimafia, Roma); Mariagrazia Monegat (avvocato, Milano); Simone Monesi (avvocato, Milano); Donatella Montagnani (avvocato, Milano); Cristina Morelli (avvocato, Milano); Ubaldo Nannucci (magistrato, Firenze); Gioacchino Natoli (magistrato Palermo); Francesca  Negri (avvocato Milano); Stefano Nespor (avvocato, Milano); Roberta Palmisano (magistrato, Roma); Guido Papalia (magistrato, Verona); Ignazio Patrone (magistrato Procura Generale Cassazione, Roma); Pasquale Pasquino (Università Parigi\New York); Michele Pepe (avvocato, Milano); Giancarla Perasso Etteri  (avvocato, Milano); Dino Petralia (magistrato, Sciacca); Vittorio Pilla (magistrato, Milano); Alessandro Pizzorusso (Università Pisa); Eligio Resta (Università Roma Tre, Roma), Adelio Riva (avvocato, Milano); Fabio Roia (magistrato, Milano), Maurizio Romanelli (magistrato, Milano), Guido Rossi (Università San Raffaele, Milano, ex Presidente Consob), Gian Luigi Rota (avvocato, Milano), Giuseppe Rusconi (avvocato, Milano); Adriano Sansa (magistrato, Genova), Francesco Santuari (avvocato, Milano), Valeria Sergi (avvocato Milano), Carlo Smuraglia (Università Milano, Avvocato), Armando Spataro (magistrato, Milano), Corrado Stajano (scrittore), Allegra Stracuzzi (avvocato, Milano), Mario Suriano (magistrato, Napoli), Giovanni Tamburino (magistrato, Venezia), Luigi Vanni (avvocato, Milano), Enrico Veronesi (avvocato Milano), Modestino Villani (magistrato, Napoli), Piergiorgio Weiss (avvocato, Milano), Ettore Zanoni (avvocato, Milano)

Per aderire scrivere alle redazioni dei siti:
www.magistraturademocratica.it
www.movimentoperlagiustizia.it
www.unicost.it

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Oggi alla Cassazione le firme dei parlamentari per il referendum sulla Costituzione

La richiesta è stata sottoscritta da 112 senatori e 248 deputati

Si è conclusa con successo, ben oltre il quinto dei membri di una Camera previsto dall'articolo 138 della Costituzione, la raccolta delle firme tra i parlamentari per il referendum sulla legge di revisione della Carta costituzionale votata dall'attuale maggioranza di centrodestra.

Le firme dei 112 senatori e 248 deputati saranno depositate dai rispettivi delegati - Gavino Angius, Willer Bordon e Stefano Boco al Senato; Luciano Violante, Pierluigi Castagnetti e Franco Giordano alla Camera - oggi, alle ore 11,30, alla cancelleria della Corte di Cassazione (ingresso principale di piazza Cavour).

Roma, 15 febbraio 2006
Ufficio Stampa Democratici di Sinistra

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