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 A Summer Night ... Albert Moore... di Loredana Morandi
 
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Siate sempre capaci di sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità più bella di un rivoluzionario.

Ernesto Che Guevara
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Associazione Nazionale Magistrati

L'Anm sul disegno di legge di modifica del sistema elettorale del CSM presentato dai senatori Magnalbò e Cavallaro

1. I valori e gli orientamenti condivisi della magistratura sul sistema elettorale del CSM.

La magistratura italiana è da tempo concorde nel ritenere che il metodo di elezione dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura più adeguato  alle caratteristiche ed alle funzioni dell'organo di autogoverno è il sistema elettorale proporzionale con pluralità di liste concorrenti nell'ambito del collegio unico nazionale.

Il metodo elettorale proporzionale garantisce infatti, in linea di principio, una equilibrata e fedele rappresentanza dei differenti orientamenti ideali e delle diverse sensibilità istituzionali presenti nella magistratura. Inoltre la rappresentanza proporzionale dei magistrati rappresenta uno dei migliori antidoti contro la formazione, in seno al CSM, di maggioranze precostituite che sono negative e dannose per un organo che ha come suo principale compito quello di effettuare valutazioni professionali e scelte relative ai singoli magistrati.

Per altro verso l'elezione nell'ambito del collegio unico nazionale assicura l'effettiva rappresentatività e la maggiore autorevolezza dei componenti togati del Consiglio senza essere di ostacolo a rapporti di diretta conoscenza e di personale fiducia tra elettori ed eletti, ampiamente possibili in una categoria professionale che conta circa 9000 membri.

Infine il pluralismo delle liste consente un proficuo confronto tra diversi programmi e, soprattutto, differenti prassi di gestione del governo autonomo e permette all'elettore di votare per il raggruppamento e per il candidato che meglio risponde ai suoi personali convincimenti ed orientamenti.

2. Il disegno di legge di modifica del sistema elettorale del CSM  presentato dai senatori Magnalbò e Cavallaro. Gli aspetti positivi.

Alla luce di queste opzioni di fondo e della complessiva elaborazione della magistratura sul tema, il disegno di legge di modifica del sistema elettorale del CSM presentato dai senatori Magnalbò e Cavallaro (Atto S. n. 3478) merita apprezzamento e consenso per molte delle soluzioni adottate ma suscita anche netti dissensi su determinate scelte.

Innanzitutto merita piena adesione la proposta di riportare a trenta il numero complessivo dei componenti del Consiglio superiore (venti magistrati e dieci membri laici, nel rispetto della proporzione fissata dalla Costituzione), che, a giudizio dell'A.N.M., costituisce un aspetto essenziale e qualificante della proposta.

La crescita dei compiti del C.S.M., che ormai "amministra" un numero sempre maggiore di magistrati - ordinari ed onorari - e la indubbia complessità delle funzioni svolte dell'organo di autogoverno hanno dimostrato l'irrazionalità della scelta di ridurre a ventiquattro dei membri del Consiglio, scelta  che ha privato di competenze e di energie le Commissioni consiliari, impegnate in gravosi compiti di istruzione e di accertamento degli affari.

Per altro verso la diminuzione del numero dei componenti dell'organo di autogoverno incide inevitabilmente anche sulla pluralità e sulla ricchezza degli apporti culturali e tecnici e delle diverse sensibilità istituzionali destinate a confrontarsi nella dialettica interna al Consiglio Superiore.

Un meditato consenso va espresso anche alla proposta di legge nella parte in cui mira a superare l'attuale meccanismo elettorale "atomistico" (tutto imperniato su autocandidature e su voti individuali), riconoscendo la dimensione collettiva delle elezioni consiliari e ripristinando il sistema delle liste concorrenti, fondamentale garanzia di una dialettica consiliare chiara e responsabile.

Del pari apprezzabile, per la sua aderenza al dettato costituzionale oltre che per la sua intrinseca razionalità, è la proposta di legge nella parte in cui rispetta il carattere per così dire "generale" dell'elettorato attivo: i magistrati-elettori sono chiamati a concorrere con i loro voti alla elezione di "tutti" i rappresentanti togati del Consiglio. Peraltro, l'A.N.M. ribadisce che la soluzione maggiormente aderente allo spirito della Costituzione sarebbe quella di dividere la rappresentanza dei magistrati in due sole categorie, legittimità e merito, senza ulteriori distinzioni tra giudicanti e requirenti.

Il disegno di legge suddivide invece la rappresentanza dei magistrati in tre diverse "categorie" corrispondenti a tre distinte aree di funzioni: a) funzioni di legittimità requirenti e giudicanti svolte presso la Corte di cassazione; b) funzioni requirenti svolte presso uffici di merito; c) funzioni giudicanti svolte presso uffici di merito.

In sostanza la proposta prevede che le elezioni dei rappresentanti della magistratura avvengano in tre collegi elettorali, "unici" perché comprensivi di tutti i magistrati aventi diritto di voto e "nazionali", perché coincidenti con l'intero territorio nazionale.

In particolare nel primo di tali collegi è prevista l'elezione di quattro magistrati esercenti funzioni giudicanti o requirenti di legittimità; nel secondo collegio si procede all'elezione di cinque magistrati che esercitano le funzioni di pubblico ministero (o funzioni equiparate); nel terzo collegio avviene l'elezione di undici magistrati che svolgono funzioni giudicanti (o equiparate).

3. I punti negativi del disegno di legge: a) la sovrarappresentazione in seno al Consiglio dei magistrati della Corte di cassazione.

Fermo il consenso di principio sul meccanismo dei collegi unici nazionali per l'elezione dei rappresentanti, va rilevato che la previsione di quattro rappresentanti con effettive funzioni di legittimità risulta del tutto sganciata dal numero dei magistrati che esercitano tali funzioni e nettamente sovradimensionata rispetto al dato della loro incidenza percentuale sull'organico della magistratura.

I magistrati che svolgono funzioni di legittimità presso la Corte di cassazione rappresentano poco più del 4% del totale dei posti in organico.

Il d.d.l. si propone dunque di favorire l'ingresso nel C.S.M. di un numero particolarmente elevato di magistrati esercenti funzioni di legittimità, senza curarsi del rapporto proporzionale di tale quota "riservata" con la consistenza della categoria di estrazione.

Si tratta di una scelta chiaramente contraddittoria poiché il criterio proporzionale che regge la ripartizione in quote è immediatamente smentito e contraddetto dal diverso criterio adottato per la quota riservata ai magistrati di Cassazione.

Né a sostegno di questa opzione può essere invocato il dettato costituzionale.  Nella sentenza n. 87 del 1982 la Corte costituzionale ha individuato come costituzionalmente "necessaria" e "dovuta" l'elezione in seno al Consiglio di magistrati con effettivo esercizio delle funzioni di legittimità. ritenendo di dover "solo assicurare che i magistrati di cassazione, investiti delle corrispondenti funzioni, non rimangano esclusi dal Consiglio Superiore" ed ha rimesso a valutazioni del legislatore ordinario le scelte in merito.

La legge 22 novembre 1985 n. 655 ha poi provveduto in tal senso costituendo una riserva di due posti in Consiglio per i magistrati di cassazione con effettivo esercizio delle funzioni di legittimità, anche al fine della provvista di un componente effettivo e di un componente supplente della Sezione disciplinare del Consiglio.

In conclusione sul punto.

Il progettato aumento dei Consiglieri Superiori provenienti dalle fila della Cassazione è soluzione irrazionale e inaccettabile sotto il profilo della complessiva rappresentatività dell'organismo consiliare.

Né tale soluzione può essere sorretta da argomenti fondati sulla peculiare natura delle funzioni di legittimità o sulla professionalità.

La Costituzione stabilisce che i magistrati si distinguono tra di loro solo per funzioni (art. 107, 3 comma Cost.); di modo che non esiste nel nostro ordinamento una magistratura "alta"abilitata a svolgere un ruolo di primazia e di comando rispetto ad una magistratura "bassa" o "minore". Lo svolgimento di funzioni di legittimità - di cui ovviamente si riconosce la grande importanza - non vale di per sé a fondare alcun privilegio sul piano della rappresentanza e del ruolo da esercitare in seno all'organo di autogoverno.

Nell'affrontare questo tema occorre inoltre avere costantemente presente che nel Consiglio siedono e svolgono un ruolo di primo piano, come membri di diritto e componenti del Comitato di Presidenza, il Presidente della Corte di cassazione ed il Procuratore generale della Corte.

Una riserva di quattro posti per i magistrati di legittimità, unita alla presenza in Consiglio dei due più alti esponenti della Corte di cassazione, attribuirebbe perciò ad un'area professionale che supera di poco il 4% della intera magistratura un peso superiore al 25% della componente consiliare togata (6 su 22), dando vita ad una composizione fortemente squilibrata dell'organo.

Sotto questo aspetto, dunque, si ritornerebbe ad un assetto del C.S.M. simile a quello delineato dalla legge 24 marzo 1958, n. 195 (che assicurava la presenza di sei magistrati di Cassazione su quattordici rappresentanti togati) ed a quello contenuto nella legge 18 dicembre 1967, n. 1198 (che garantiva l'elezione di almeno quattro rappresentanti della Corte di cassazione nell'ambito della rappresentanza dei togati); assetti che sono stati superati dal legislatore proprio perché si sono rivelati inadeguati a rappresentare in tutte le sue articolazioni la realtà della magistratura ed a garantire la migliore funzionalità dell'istituzione consiliare.

La migliore soluzione appare perciò quella di mantenere a due il numero dei rappresentanti della Corte di cassazione in seno al CSM e di aumentare il numero dei rappresentanti negli altri due collegi unici nazionali nel rispetto della consistenza numerica delle categorie nell'ambito della magistratura.

4. b): l'eccessivo numero di preferenze.

Considerazioni critiche vanno svolte anche sul numero di preferenze da esprimere per le elezioni che - nel disegno di legge Magnalbò-Cavallaro - sono due nel collegio che elegge magistrati della Cassazione, tre nel collegio per l'elezione dei pubblici ministeri e quattro nel collegio per l'elezione dei giudici.

E' indiscutibile che l'elettore deve poter esprimere la sua preferenza per l'uno o l'altro dei candidati presenti nelle diverse liste in competizione.

Ma è un fatto che la previsione di un numero di preferenze troppo elevato rispetto al numero dei rappresentanti da eleggere ha già dato cattiva prova di sé in passato, favorendo fenomeni di collegamento a fini puramente elettoralistici di candidati all'interno delle diverse liste e compromettendo i guadagni di chiarezza programmatica e di trasparenza gestionale che si ottengono attraverso il sistema delle liste concorrenti.

Sembra perciò nettamente da preferire una drastica riduzione del numero delle preferenze, che salvaguardi il diritto dell'elettore a manifestare il suo voto per un particolare candidato e nel contempo eviti gli effetti dannosi di aggregazioni e collegamenti impropri tra candidati di una stessa lista diretti solo a massimizzare il numero delle preferenze.

5. Il silenzio della proposta di legge in tema di quote da riservare a candidature femminili nelle liste elettorali.

E' infine da valutare il "silenzio" serbato dalla proposta di legge su di un tema che è attualmente oggetto di vivaci dibattiti in sede di elaborazione di proposte di legge in materia elettorale a vari livelli: la previsione di quote obbligatoriamente riservate a candidature femminili nelle liste elettorali (c.d. quote di chances).

L'ANM è consapevole  che la discussione in corso all'interno della magistratura e nel paese su questa tematica non ha ancora raggiunto risultati condivisi e generalmente accettati sulle "tecniche" da adottare (quote di chances o quote di risultato).

Un dato però appare certo: la grande crescita del numero di donne che scelgono il lavoro di magistrato e gli straordinari apporti di capacità culturale e tecnica oltre che di sensibilità e di dedizione al lavoro che le donne stanno dando alla giurisdizione impongono (anche) che esse siano adeguatamente e pienamente presenti anche nell'organo di autogoverno, pena una sua perdita di rappresentatività.

In quest'ottica sembra matura la introduzione di quote riservate per legge a candidature femminili nelle liste elettorali (c.d. quote di chances).

Roma, 18 gennaio 2006

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Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sul d.l. sul rientro in ruolo dei magistrati addetti al Ministero e dei componenti del C.S.M.

Il d.l. n. 4 del 2006 contiene alcune norme che riguardano i magistrati.

Innanzitutto, non si comprende quale sia la necessità ed urgenza di ricorrere allo strumento del decreto legge, oltretutto in materie così delicate.

Si tratta di una ennesima dimostrazione di cura di interessi particolari. Le leggi ad personam non ci piacciono mai, neanche quando riguardano magistrati.

La disposizione che stabilisce che deve essere valutata, ai fini della carriera, la permanenza nelle funzioni apicali espletate presso i ministeri, o è inutile, poiché il sistema di autogoverno già valuta tutte le attività svolte dal magistrato nella sua vita professionale, oppure è sbagliata, se intende introdurre un particolare regime di favore per i magistrati che si trovano nelle condizioni previste.

La norma che riguarda il rientro in ruolo dei componenti elettivi del C.S.M. in primo luogo appare irrazionale, poiché stabilisce un regime transitorio particolare tra la vigenza della precedente disposizione di cui dell’articolo 30 del d.P.R. 16 settembre 1958, n. 916, e, se mai assumerà efficacia, la conferma di tale disposizione prevista dalle legge delega di riforma dell’ordinamento giudiziario. La disposizione vigente, introdotta nel 2002, è criticabile per la eccessiva penalizzazione della positiva esperienza di consigliere, soprattutto nella parte in cui stabilisce il termine di legittimazione biennale dal rientro in ruolo per la partecipazione ai concorsi per il conferimento di determinate funzioni; tuttavia, la possibilità di essere ricollocati in ruolo in qualsiasi funzione, tranne quelle direttive, rappresenta un regime di favore non richiesto dalla magistratura associata, è fonte di possibili disuguaglianze e rischia di appannare l’immagine di imparzialità del Consiglio.

Roma, 18 gennaio 2006
la Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 17/01/2006 @ 22:26:47, in Magistratura, linkato 266 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Giunta Distretto di Napoli

L'INTERVISTA DEL DOTT. CORDOVA NEL LIBRO "NAPOLI SIAMO NOI" DI G. BOCCA - A TUTELA DEI MAGISTRATI DEL DISTRETTO E DEGLI ORGANI DI AUTOGOVERNO

L'incompatibilità ambientale del dott. Cordova è stata ulteriormente confermata dall'intervista rilasciata  a Giorgio Bocca, riportata nel libro "Napoli siamo noi".

È  l'ennesimo ed ingiustificato attacco ai magistrati del distretto, al Consiglio superiore della magistratura, all'indipendenza interna dei
magistrati svolto anche con qualche approssimazione tecnica (come la critica ai giudici che non impugnavano le sentenze .).

Il dott. Cordova, la sua signora e Giorgio Bocca così rappresentano la realtà napoletana; da un lato l'ex Procuratore, l'unico paladino della legalità, e dall'altro tutti gli altri: i magistrati ritenuti collusi, disonesti, propugnatori di incarichi agli "amici", complottanti; gli organi di autogoverno; le più alte cariche della magistratura che hanno votato per il suo trasferimento; i magistrati amministrativi che hanno confermato il provvedimento del C.S.M.

L'incompatibilità sta proprio in questo: ritenere gli altri dalla parte dell'illegalità, delegittimare tutta la magistratura per sostenere se stesso e considerare nemici quelli che rivolgono critiche anche fondate.

Questa ricostruzione è smentita dai fatti: ed i fatti sono quelli che hanno portato al trasferimento del dott. Cordova.

La giunta dell'A.N.M. del distretto di Napoli.
Napoli, li 13 gennaio 2006.

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Di Loredana Morandi (del 17/01/2006 @ 22:24:28, in Politica, linkato 228 volte)

Ha detto "azzeramento delle leggi vergogna". Compresa la riforma della giustizia?

Intervista a Massimo Brutti 12.01.2006

«Un testo che comprime i diritti delle vittime di reato»

«Un provvedimento devastante che comprime i diritti delle vittime di reato». Alla vigilia del convegno sulla giustizia organizzato dalla Quercia, che inizierà oggi al cinema Caprinica di Roma e verrà concluso domani da Piero Fassino, Massimo Brutti boccia sonoramente la normativa sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento voluta dal centrodestra.

Senatore l'ennesima legge ad personam?
Certo, altro che questione morale! Questa legge rende inappellabile la sentenza già benevolmente pronunciata dal giudice Castellano nei confronti di Berlusconi. Così come consentirà a Previti di riproporre in Cassazione tutti i motivi di merito già esaminati nei due gradi del processo per cui è già stato condannato. E intanto la prescrizione si avvicina.

Al di là di Berlusconi, quali conseguenze avranno le nuove norme?
La legge che esclude l'appello del pubblico ministero nei confronti delle sentenze di proscioglimento non risponde ad alcuna esigenza di riforma della giustizia. Le nuove norme, tra l'altro, intervengono in maniera nefasta sul giudizio di Cassazione, stravolgendone la natura. Il giudizio di legittimità sarà trasformato in giudizio di merito e la Suprema Corte verrà oberata da un carico insostenibile di ricorsi. Questa legge risponde ad un solo obiettivo: tutelare gli interessi e le manovre del presidente del Consiglio e di altri esponenti della maggioranza.

Berlusconi dice che i Ds non si sono limitati a tifare Unipol nella scalata alla Bnl. Soltanto propaganda?
Sono parole gravi che dimostrano l'intenzione di mettere in circolazione altre calunnie. Questo è gangsterismo politico. In realtà Berlusconi non dice che dalle indagini in corso emerge una realtà completamente diversa. Sono esponenti di spicco del suo governo e della sua maggioranza ad essere coinvolti nelle indagini sulle scalate: un ministro, tre sottosegretari, un presidente di commissione. Tutti del centrodestra.

D'Alema ha parlato di spionaggio politico. Lei è d'accordo?
Siamo convinti che il presidente del Consiglio sia all'opera da tempo per raccogliere pseudo-informazioni da usare per spargere veleni. Abbiamo presentato in Senato due interpellanze. La prima riguarda la pubblicazione da parte del «Giornale» del testo della telefonata tra Fassino e Consorte, irrilevante ai fini delle indagini e perciò né trascritta né acquisita agli atti. Chiediamo di conoscere se il ministero delle Finanze ha avviato una indagine interna per accertare chi disponesse, nell'ambito della Guardia di Finanza, di quelle informazioni riservate; se esse siano state condivise con soggetti non investiti di funzione di polizia giudiziaria e quali possano essere i responsabili. Qualora l'inchiesta non fosse stata avviata chiediamo l'impegno del ministro a svolgerla e a riferire al Parlamento.

La seconda interpellanza?
Riguarda le parole pronunciate a "Porta a porta". Perché Berlusconi non ha ritenuto suo dovere istituzionale e personale recarsi dai magistrati prima di formulare avvertimenti oscuri, privi di fondamento e indegni di un uomo di governo?

Senatore perché proprio adesso un convegno Ds sulla giustizia?
La conferenza nazionale era organizzata da tempo, ma è chiaro che assume un significato ancora piu' importante alla luce dell'attacco alla legalità che è stato ed è parte integrante dei metodi di governo e delle scelte della Cdl. Sta qui la vera questione morale. Di fronte all'imbarbarimento della vita politica noi vogliamo ribadire che la legalità è un valore e una risorsa.

Quale obiettivo vi proponete?
Vogliamo presentare il contributo dei Ds al programma dell'Unione sui temi della giustizia definendo con precisione le priorità. A partire dalla questione che piu' preme ai cittadini: la durata dei processi e, quindi, l'efficienza. Tra le riforme da portare avanti va data priorità - accanto all'azzeramento delle leggi vergogna - alla riforma degli ordini e al varo del nuovo statuto per l'avvocatura che riconosca la funzione della professione forense, che è essenziale per tutelare il diritto costituzionale dei cittadini alla giustizia.

L'Unità

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Di Loredana Morandi (del 17/01/2006 @ 22:22:54, in Magistratura, linkato 212 volte)

Intervista ad Armando Spataro

Dal sito dell'emittente Telelombardia:
http://www2.telelombardia.it/notizia.php?UID=tm2vctg2bhmbg7r1gv2ssmt841&idnotizia=1791
 
MILANO, lunedì 16 gennaio 2006 - Per il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, coordinatore del pool antiterrorismo, nell'utilizzo di tecniche investigative come le intercettazioni e l'ausilio di mezzi informatici, ci sono dei limiti invalicabili oltre i quali il ricorso a queste tecniche e' "inconciliabile con le strutture di un sistema democratico".
"Pur parlando da pubblico ministero che da anni si occupa di questa materia - ha spiegato Spataro, intervenendo a un convegno a Milano sul tema 'Data Retention, privacy e criminalita" - e, quindi, essendo teoricamente piu' portato a sacrificare le esigenze della privacy in nome dei risultati investigativi, penso che cio' non possa avvenire se non entro determinati limiti". "Non e' accettabile, per esempio - ha osservato - il sistema di intercettazioni senza controllo che e' stato scoperto da recenti servizi del New York Times: la stessa amministrazione statunitense ha dovuto ammettere di aver disposto intercettazioni che non esito a definire illegali". Per Spataro, e' "inaccettabile il ricorso a questi mezzi che, in nome della lotta al terrorismo, portino a sacrificare i diritti individuali". "Non c'e' bisogno di parlare di Guantanamo, dei rapimenti, delle torture - ha proseguito -. Io dico no anche alle espulsioni di massa, perche' molto spesso nella politica delle espulsioni indiscriminate, il terrorismo viene utilizzato appunto in funzione di questa. Non nascondiamoci dietro un dito, i problemi esistono, ma attenzione a un uso indiscriminato delle espulsioni". Per il procuratore aggiunto milanese, "la minaccia terroristica, e lo dicono anche gli esperti in sociologia e gli studiosi, spesso e' usata per giustificare le decisioni piu' assurde, che mai accetteremmo se non venisse propalata continuamente questa minaccia". "Molto spesso leggiamo, non soltanto in Italia, ma anche all'estero - ha argomentato -, che grazie all'attivita' dei servizi segreti e' stato sventato quell'attentato, senza mai sapere dove sarebbe dovuto avvenire e quali danni avrebbe provocato".
Spataro ha quindi illustrato quali sono gli aspetti investigativi interessati dalla conservazione dei dati informatici e telefonici e le evoluzioni legislative in tema di utilizzo di questi dati. Ha ricordato, parlando di utilita', l' esempio di Isaac Hamzi, di origine somala, accusato di aver preso parte agli attentati londinesi del 21 agosto, e che fu 'seguito' passo per passo, grazie al suo telefono cellulare, dalla Procura di Milano nei suoi spostamenti: dalla capitale inglese, poi in Francia, e da qui fino a Roma, dove fu arrestato a casa di suo fratello.
Altro esempio di utilita' dei tabulati e' stato dimostrato nella vicenda del sequestro dell'ex imam della moschea di via Quaranta, Abu Omar, prelevato a Milano il 17 febbraio 2003 e per il cui rapimento sono stati emessi 22 ordini di custodia cautelare internazionali nei confronti di altrettanti agenti della Cia. Il magistrato ha spiegato che, tra oltre 10 mila utenze che in quei giorni erano attive nella zona del sequestro, ne furono individuate 17 che comunicavano tra di loro, intestate in qualche caso a persone inconsapevoli, e che cessarono di essere attive due giorni dopo la scomparsa di Abu Omar. Un aspetto che si rivelo' importante per individuare la rete di persone in azione a Milano e ricostruire la vicenda.

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Di Loredana Morandi (del 14/01/2006 @ 13:48:24, in Politica, linkato 232 volte)

Sono contraria ai Pacs. Infatti malcelano una esigenza "contrattuale" del e nel rapporto di coppia. E allora, in presenza di una tal esigenza, perchè non stipulare il contratto?
Il caso: madre e figlio, il padre li abbandona per la seconda donna. La famiglia regolare è alla fame e rischia di perdere anche la casa perchè il padre paga l'affitto della convivente e la donna e il bambino non trova un lavoro che le consenta di pagare l'affitto.
Altro caso: lui architetto ha diseredato e non da nulla ai figli, neppure per gli studi. Oggi vive con un altra donna che gli ha dato un figliastro e contestualmente ha spogliato la famiglia di origine.
Noi donne sappiamo che il mondo è degli uomini, ma togliere diritti alla famiglia per tutelare altro genere di unioni è sbagliato. A mio personalissimo avviso ciò che manca davvero è una moralità dell'agire. L.M.

Politica & diritti

Il Vaticano: provocazione i Pacs in piazza a Roma
Rognoni critica il magistrato che «celebra» i riti
A Milano manifestazione in difesa della legge 194
 
ROMA - In un articolo dell'Osservatore Romano, giornale vaticano, viene criticata la manifestazione in programma oggi a Roma, in piazza Farnese, dove alcune coppie di fatto riceveranno una simbolica benedizione dal magistrato di Cassazione Giovanni Palombarini. In contemporanea a Milano si terrà una manifestazione in difesa della 194 sull'aborto: «Due piazze per la libertà». Più che condanna, nell'articolo dell'Osservatore si coglie un senso di tristezza. Come siamo caduti in basso, sembra dire l'autore, invece di idee, «fioccano slogan e provocazioni». Fioccano invece disapprovazioni per Palombarini. L'altro giorno il ministro della Giustizia Castelli lo ha invitato a desistere. Ora lo attacca Virginio Rognoni, vicepresidente del Csm: «Ognuno può fare quello che vuole, ma a me non piace». Secondo Rognoni, «una maggiore sobrietà e misura sarebbe più conveniente per un magistrato».
«ATTACCO ALLA FAMIGLIA» — Toni distesi invoca il giornale vaticano, che al fondo di tutto questo agitarsi scorge il grande pericolo, l'attacco alla famiglia. «Si è aperta una partita decisiva, inimmaginabile fino a qualche decennio fa». Anche il Papa l'altro ieri ha fatto balenare il timore che si voglia «oscurare il senso della famiglia» a favore di altre forme di unione. E ora Alessandro Cecchi Paone, che guiderà dai microfoni la manifestazione di piazza Farnese, se la prende col sindaco Veltroni, il presidente della Regione Lazio Marrazzo e il presidente della provincia Gasbarra, che ascoltavano quelle parole del Papa «seduti come scolaretti. È impressionante». Opinione unanime dei promotori della manifestazione è che la Chiesa non dovrebbe intromettersi. Omosessuali ed eterosessuali, sostiene il segretario radicale Daniele Capezzone, hanno il diritto di formare «unioni di fatto, e uno Stato estero come il Vaticano dovrebbe piantarla di esercitare pervicace e indebita ingerenza». Ma le gerarchie cattoliche non hanno nessuna intenzione di starsene buone. Anzi insistono nel mettere in luce i pericoli di disordine sociale ed etico che possono derivare da una crisi della famiglia. A questo ha dedicato un intervento l'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, secondo il quale «una coppia omosessuale non può essere messa sullo stesso piano e definita famiglia allo stesso modo del matrimonio». E lo stesso Osservatore accusa: attraverso i Pacs si vuole introdurre il matrimonio tra omosessuali.

«MATRIMONI DI SERIE B» — Invece è proprio quello che si cerca di realizzare, teme il presidente delle Acli Luigi Bobba, si vuole introdurre «un matrimonio di serie B». Perché poi tutto questo attivismo? Non sono mica così numerose le unioni di fatto. «E ben altre sono le emergenze sociali». Una visione condivisa nel centrodestra. I Pacs (patto civile di solidarietà), ritiene il responsabile di An per la famiglia, Riccardo Pedrizzi, prefigurano «un'Italia alla Zapatero». Sarà «un carnevale», ironizza Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera. Fioriscono iniziative di senso opposto. Il ministro della Funzione Pubblica Mario Baccini andrà a un raduno a favore della famiglia. Scenderanno in piazza per contestare i cattolici di Militia Christi egli estremisti di destra di Forza Nuova.
Marco Nese
14 gennaio 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/01_Gennaio/14/vaticano.shtml

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Di Loredana Morandi (del 13/01/2006 @ 13:06:38, in Politica, linkato 229 volte)

Mitico Maramotti 13.01.2006

Politica
Inappellabilità delle sentenze, passa la legge. Favorirà solo il premier
di red.

La Legge Pecorella è ora legge. Un’altra legge ad personam, che solo il presidente del Consiglio, è ora legge dello Stato. Il Senato ha infatti dato il via libera alla legge sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. «Sono sbigottito per una simile iniziativa legislativa. Distrutta la funzione della Suprema Corte di Cassazione», ha commentato aspramente il presidente della Cassazione, Nicola Marvulli.

Bocciati amnistia e indulto

L'Unità online

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RIFORMA APPELLO. ZANCAN (VERDI), DEVASTAZIONE PROCESSO PER FAVORIRE SOLITI NOTI

"Per favorire i soliti noti, per l'esattezza l'onorevole Previti nel prossimo ricorso per Cassazione, fissato per il 16 gennaio, ed il presidente Berlusconi nel procedimento d'appello presieduto dal giudice Castellano, appellato dal pubblico ministero, la Cdl devasta per l'ennesima volta il processo penale che ormai è uno straccio sbrindellato e insozzato da leggi ad personam". Lo ha affermato il senatore dei Verdi Giampaolo Zancan, vicepresidente della commissione giustizia, nel corso della sua dichiarazione di voto nell'Aula di palazzo Madama sul ddl che riforma l'appello..
"È un processo sbrindellato e insozzato: se si fanno i processi la legge deve essere uguale per tutti! Invece si fanno le leggi a favore di una persona e così si insozza il primo principio che esiste in ogni aula di giustizia, cioè che la legge deve essere uguale per tutti.
Con l'articolo 7 del ddl si distrugge il giudizio di Cassazione, procedendo in senso contrario a tutto il trend giurisprudenziale, che vuole la restrizione del processo di Cassazione.
Non è vero che non c'era il parere della Cassazione, come affermato dal sottosegretario Santelli, ma questo era già stato pronunziato nel settembre 2005, mentre la deliberazione del Consiglio direttivo della rete delle Cassazioni in Europa era del 21 novembre 2005.
Il Governo è interessato ad una paralisi del giudizio in Cassazione, alla prescrizione dei processi per i corrotti e i corruttori. Visto che purtroppo tra questi, ahimé, ha molti dei suoi.
La Cdl sta ingannando gli operatori di giustizia. C'è il 16 gennaio e, in forza di questa scadenza, sta facendo strame del processo, ovverosia del momento in cui la nostra civiltà giuridica recupera la ferita che i fatti delittuosi hanno inferto al patto sociale.
Adesso, la Cdl è sola contro tutti: sola contro i giudici di Cassazione, sola contro i giudici di merito, sola contro gli avvocati, sola contro gli operatori di giustizia. Soprattutto, sola contro il popolo italiano. Avanti così, - conclude - e ci rivedremo il 9 aprile!".

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 16:07:15, in Politica, linkato 201 volte)

Passa la legge che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione
Il primo presidente di Cassazione: "Distrutta la funzione della Corte"
Appello, sì alla riforma
Marvulli: "Sono sbigottito"
L'Anm: "La maggioranza ha fatto terra bruciata della giustizia penale"

ROMA - La riforma dell'appello (la cosiddetta "legge Pecorella" che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione) ha ottenuto stamane, quattro mesi dopo il sì della Camera, anche il voto definitivo da parte del Senato. Hanno votato a favore i senatori della Cdl, mentre l'opposizione ha votato contro, accusando la maggioranza di essere "servi del loro padrone".
Appresa la notizia, il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, si è detto "sbigottito": "Una simile iniziativa legislativa distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte". Prevedibile la reazione dell'Associazione nazionale magistrati: la legge "è la coda velenosa di una legislatura nella quale la maggioranza di governo ha fatto praticamente terra bruciata della giustizia penale", afferma il vicesegretario, Nello Rossi.

Sull'impatto delle nuove regole, quando la legge sarà promulgata, Marvulli si augura "che ci sia particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento", e parla di "una legge contraria a quanto disposto dallo stesso Parlamento il 14 maggio del 2005", quella sul processo civile in Cassazione. Di fatto, nel settore civile ci si comporterà in un modo, nel penale in un altro.

Già ieri, mentre l'aula del Senato (a stento, per mancanza del numero legale) procedeva all'esame del ddl, era giunta la notizia di un appello lanciato dal consiglio direttivo della rete delle Cassazioni europee, di cui anche l'Italia fa parte, appello più volte ricordato oggi, durante le dichiarazioni di voto, dai senatori dell'opposizione. "Con l'articolo 7 distruggete il giudizio di Cassazione perché c'è una scadenza specifica che è il 16 gennaio - ha detto il verde Zancan - procedendo in senso contrario a tutto l'andamento giurisprudenziale che vuole la restrizione del processo in Cassazione".

E' stato Roberto Manzione, senatore della Margherita, a dire in aula: "Sui giornali di oggi viene pubblicato un appello rivolto dalla rete dei presidenti delle Supreme Corti di Europa, votato all'unanimità e diretto al governo e al Parlamento italiani" ai quali si chiede "di fermarsi a riflettere su una riforma che provocherà danni terribili a tutta la funzione giudiziaria italiana".

La replica giunge dal sottosegretario alla Giustizia, Jole Santelli, che parla di "pregiudizi ad personam della sinistra", di "polemiche inutili, strumentali e pretestuose". "Ogni volta che questo governo interviene in materia di giustizia - afferma Santelli - la sinistra punta il dito contro Berlusconi e parla di legge ad personam. E' il loro giudizio che è sempre 'ad personam', e cioè pregiudizialmente sempre contro l'operato della maggioranza e del premier".

Per il sottosegretario,"l'accusa di aver violato la parità tra accusa e difesa è contro qualsiasi principio giuridico. Il codice di procedura penale è infatti lo strumento con cui lo Stato si autolimita nella sua autorità e nelle sue pretese punitive, e le norme processuali sono tutte volte a riequilibrare le garanzie del cittadino di fronte alla forza dello Stato. Il contrario è un'ipotesi risibile".

(La Repubblica 12 gennaio 2006)

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Di Loredana Morandi (del 12/01/2006 @ 16:03:14, in Politica, linkato 233 volte)

Dalla Chiesa in rima contro ddl Pecorella

Il senatore della Margherita interviene in rima baciata contro il disegno di legge sull'inappellabilità proposto dalla maggioranza

ROMA - Un netto no al ddl sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Tutto, però, in rima baciata. E' quanto ha fatto intervenendo nell'Aula del Senato l'esponente della Margherita Nando Dalla Chiesa. Questo il testo del componimento:

"Bentornati senatori, dalle feste e dai ristori, tutti insieme per votare la gran legge secolare, la più urgente, la più bella legge, sì, la legge Pecorella. Ma quant'è curioso il mondo, nel suo gran girare in tondo, che fa nascere d'incanto una legge che può tanto. E la scrive un avvocato per salvare il suo imputato, che poi, caso assai moderno, è anche capo del Governo, mentre invece l'avvocato è un potente deputato.

Ah, che idea stupefacente, non si trova un precedente, è un esempio da manuale di cultura occidentale che sa metter le persone sopra la Costituzione. E ora è bello edificante che di voci ne sian tante, di giuristi, ex magistrati, di causidici, avvocati, pronti, intrepidi, a spiegare che la legge è da votare, poiché vuole la dottrina che il diritto su una china più virtuosa scorrerà, se la norma si farà.

Ma pensate che bellezza per un reo, l'aver certezza che se il giudice è impaurito o corrotto o scimunito, potrà dar la soluzione senza alcuna sconfessione, che il processo finirà e un macigno calerà sull'accusa dello Stato e su chi subì reato. Che trionfo, che tripudio, e per Silvio che preludio ad una dolce terza età, l'assoluta impunità.

Bentornati senatori, per la fine dei lavori; cinque anni incominciati coi tesori detassati, poi vissuti con amore a far leggi di favore: rogatorie, suspicioni, lodi, falsi e prescrizioni, approvate in frenesia e con gran democrazia, che chi c'è non può parlare e chi è assente può votare. Mentre al pubblico in diretta lui giurava: "Date retta, se non si combina niente sui problemi della gente colpa è di opposizioni, Parlamento e Commissioni!".

Bravi voi che con tempismo combattete il comunismo, anche se nell'ossessione ce l'aveste una ragione: falsa è di Marx la tesi che lo Stato è dei borghesi; ci insegnaste voi del Polo che lo Stato è di uno solo. Or votando con l'inchino si completi il gran bottino delle leggi personali, questo sconcio senza eguali. Del dritto sia mattanza. Ma l'Italia ne ha abbastanza".

Corriere Sera

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