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 Antica macchina per tessuti... di Admin
 
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 02/11/2005 @ 20:22:08, in Magistratura, linkato 235 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM SULLE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO CASTELLI  SULL'IPOTIZZATO TENTATO SEQUESTRO DI FIRENZE

Il Ministro Castelli aveva in passato dichiarato la Sua intenzione di non voler rilasciare dichiarazioni su procedimenti in corso. Da molti mesi non si attiene più a tale regola, intervenendo sul merito di provvedimenti e procedimenti di cui non può conoscere lo specifico contenuto. Ciò è avvenuto anche in relazione al recente caso di ipotizzato sequestro verificatosi a Firenze, in cui il Ministro ha criticato la decisione adottata sostenendone la non conformità al comune sentire e al sentimento popolare.

L'ANM rileva che tale insistito richiamo al sano sentimento popolare come criterio che dovrebbe ispirare le decisioni giudiziarie è inappropriato ed equivoco ed ha inoltre sinistri precedenti storici.

I giudici devono decidere in base alla legge, senza inseguire le mutevoli suggestioni dell'opinione pubblica. In questo consiste la vera garanzia per i cittadini ed il valore dell'indipendenza della giurisdizione.

Roma, 02 novembre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 02/11/2005 @ 20:20:15, in Magistratura, linkato 266 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

SOLIDARIETA' AL COLLEGA SFERLAZZA

L'ANM esprime la propria solidarietà al collega Ottavio Sferlazza indicato da notizie di stampa come possibile oggetto di un attentato di stampo mafioso.

Auspica che le competenti autorità vogliano sempre tenere alta l'attenzione sui problemi della sicurezza dei magistrati e degli altri operatori della giustizia impegnati quotidianamente nel contrastare la criminalità organizzata.

Roma, 2 novembre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Associazione Nazionale Magistrati

DEONTOLOGIA GIUDIZIARIA
IL CODICE ETICO ITALIANO ALLA PROVA DEI PRIMI DIECI ANNI

Napoli 4 - 5 novembre 2005 Convegno Italo - Francese

Nel decennale del codice etico della Magistratura, prima iniziativa a livello europeo in sede giudiziaria, si impone la necessità di un primo bilancio anche alla luce del codice disciplinare e delle modifiche al procedimento disciplinare introdotte dalla legge delega sull’ordinamento giudiziario e dai decreti delegati.

Per questo motivo l’Associazione Nazionale Magistrati, l’Institut des hautes études sur la Justice, l’Istituto italiano per gli Studi filosofici, la Seconda Università degli Studi di Napoli e il Comitato Autogestito Attività Studenti della Seconda Università di Napoli hanno organizzato un convegno italo francese a Napoli nella sede dell’Istituto italiano per gli studi filosofici in data 4-5 novembre 2005.

Sono previsti interventi inaugurali di Virginio Rognoni, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Lorenzo Chieffi, Preside della Facoltà di Giurisprudenza della II Università degli Studi di Napoli, Antonio Patrono, Segretario Generale dell’ANM, Antonio Grella, Rettore della Seconda Università degli Studi di Napoli, presenteranno il tema Paul Martens, Giudice della Corte Costituzionale belga e Alessandro Pizzorusso dell’Università di Pisa; presiedono le sessioni Carlo Guarnirei, Università di Bologna, Edmondo Bruti Liberati, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano e Pietro Rescigno, Accademico dei Lincei. Per l’ANM intervengono Nello Rossi, Gioacchino Natoli e Raffaele Sabato. Ai lavori prenderà parte anche il dott. Luigi Ferrarella del Corriere della Sera.

Roma, 2 novembre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 28/10/2005 @ 13:44:02, in Magistratura, linkato 291 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

- Sezione di Caltanissetta -

L'A.N.M. di Caltanissetta esprime la più incondizionata solidarietà al collega Ottavio Sferlazza, indicato da notizie di stampa come l'obiettivo di un grave progetto criminale concepito dalle cosche mafiose locali.

L'A.N.M. intende sottolineare il costante e generoso impegno del collega nell'attività che svolge da anni negli uffici giudiziari di Caltanissetta e vuole evidenziare come purtroppo ancora oggi un magistrato che svolge con rettitudine e professionalità il proprio dovere rimane gravemente esposto alle proditorie iniziative della criminalità organizzata.

L'episodio, che segue ad altri simili e di eguale gravità, ripropone drammaticamente il problema della sicurezza dei magistrati impegnati sul nostro territorio nelle indagini e nei processi contro le associazioni mafiose.

Dopo fatti che dimostrano come l'emergenza non possa considerarsi esaurita, su tale problema si impone una più costante ed incisiva attenzione da parte delle istituzioni.

Caltanissetta, 28 ottobre 2005

Il Presidente della Giunta dell'A.N.M. di Caltanissetta
Dott. Andrea Salvatore Catalano

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Di Loredana Morandi (del 28/10/2005 @ 07:15:28, in Magistratura, linkato 271 volte)

Movimento per la Giustizia

Abbiamo spesso discusso in questi giorni del possibile programma nel settore della giustizia che sarà elaborato dall'Unione.

Abbiamo anche già rilevato ragioni di timore circa soluzioni di mediazione e piccolo cabotaggio che potrebbero essere proposte (non vi potrebbe essere niente di più deludente per i cittadini ed i magistrati italiani dopo tante battaglie  condotte all'arma bianca), ma abbiamo anche ricordato ragioni di ottimismo grazie alla parole ferme e forti pronunciate pubblicamente dal presidente Romano Prodi e dal sen. Massimo Brutti (che hanno ribadito più volte l'impegno a fare piazza pulita delle leggi vergogna di questi anni, compresa, tra queste, quella di riforma dell'Ordinamento giudiziario).

Domani, come di seguito precisato, si svolgerà a Roma un importante occasione di dibattito, il convegno organizzato da ItalianiEuropei, in cui, con introduzione di Giuliano Amato e Gianni Di Cagno, sarà presentato uno studio programmatico sulla giustizia.

Nonostante vari tentativi, non sono riuscito ad averne il testo, che ovviamente sarà reso pubblico domani perchè mi sarebbe piaciuto capire in quale direzione va, almeno nel campo della giustizia, un'associazione di quel calibro.

Pur non avendo il testo, però, ho appreso che esso conterrebbe, al fine dichiarato di contrastare la richiesta dì separazione delle carriere, la proposta di rotazione obbligatoria decennale di tutti i magistrati. Pare vi compaia anche qualche apertura verso la ipotesi di abolizione dell'appello del PM.

Il condizionale è d'obbligo, ma qualcosa vorrei dire, prima che il testo del documento si conosca, sulla ipotesi di rotazione obbligatoria (sull'abolizione dell'appello del PM, parziale o totale, in misura e qualità diversa di quanto si verificherebbe per l'imputato e la difesa ho già detto: nessuna dottorale impostazione servirebbe a nascondere la natura della novità, una violenta ed anticostituzionale rottura del principio di eguaglianza delle parti dinanzi al giudici).

Poche parole, dunque, sull'altra proposta: se davvero si ipotizzasse una tale rotazione nel documento programmatico di ItalianiEuropei saremmo ancora una volta di fronte ad una sciocchezza assoluta, demagogica, senza fondamento razionale e paraltro di impossibile gestione. Tanto per essere chiari.

Al momento mi limito a dire che essa sacrificherebbe specializzazioni e professionalità cresciute nel tempo, determinerebbe maggiore lentezza nell'espletamento del lavoro giudiziario (ad ogni cambiamento di mestiere farebbe seguito una periodo di scarsa produttività dei migranti) e sarebbe di fatto ingestibile dal CSM: la immaginate una migrazione periodica di migliaia di magistrati ? Anche se scaglionata nel tempo essa sarebbe totalmente ingestibile, salvo creare dei Centri di Permanenza Temporanea anche per i magistrati,

Spero che le voci che circolano non siano vere (si tratterebbe di una proposta di riforma "alla Castelli", nè più, nè meno): se l'anticipazione è infondata, mi scuso sin d'ora con gli ItalianiEuropei per avere potuto sospettarli di essere gli ideatori di una simile assurdità. Se è vera, dovremo avere forza e coerenza per chiedere a chi vuole governare il Paese una netta soluzione di continuità rispetto al presente (ed al passato più recente). Non credo alla qualunquistica affermazione  "non c'è differenza tra gli uni e gli altri", ma sapremo fare sentire con fermezza la nostra voce, che del resto sarà domani adeguatamente rappresentata dal Presidente dell'ANM Ciro Riviezzo.

Armando Spataro

Giustizia e Politica:

Appunti per un Programma di Governo

Roma 28 ottobre 2005
Palazzo Valentini
Via IV Novembre 119/a

ore 9.30

Saluto
ENRICO GASBARRA

Introducono

GIULIANO AMATO
GIOVANNI DI CAGNO

Coordina

PIER CARLO PADOAN

Intervengono

GUIDO ALPA
GUIDO CALVI
GUGLIELMO EPIFANI
PIERO FASSINO
ANNA FINOCCHIARO
CARLO FEDERICO GROSSO
UGO INTINI
NICOLA MANCINO
ELENA PACIOTTI
GIULIANO PISAPIA
ROMANO PRODI
ALESSANDRO PIZZORNO
CIRO RIVIEZZO
VIRGINIO ROGNONI
EUGENIO SCALFARI
LUCIANO VIOLANTE

ore 17.30

Concludono

MASSIMO BRUTTI
MASSIMO D'ALEMA

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Associazione Nazionale Magistrati

L’ANM RICEVUTA DALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO SULLA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

In data 26 ottobre u.s. la Giunta Esecutiva Centrale, composta dal Presidente Ciro Riviezzo, dal Vice Presidente Carlo Fucci, dal Segretario Generale Antonio Patrono, dal Vice Segretario Generale Nello Rossi e dai componenti Mario Fresa e Giulio Romano, è stata ricevuta dalla Commissione Giustizia del Senato, presieduta dal senatore Antonino Caruso, in ordine agli schemi di decreti delegati della riforma dell’Ordinamento Giudiziario, già presentati in Parlamento.

La Giunta ha ribadito il proprio netto dissenso rispetto all’impianto stesso della riforma ed ha illustrato le critiche specifiche relative ai singoli decreti sugli incarichi direttivi, sui consigli giudiziari, sulla scuola e sull’organico della Corte di Cassazione e ha depositato le relative osservazioni scritte che si allegano al presente comunicato.

La Commissione ha chiesto chiarimenti su singoli aspetti e si è riservata di convocare nuovamente la Giunta dell’ANM allorché saranno presentati gli ulteriori schemi in via di elaborazione da parte del Governo.

Roma, 27 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 12:53:12, in Magistratura, linkato 275 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

La Giunta Esecutiva Centrale dell'A.N.M. esprime piena adesione alle posizioni ed all'impegno della Giunta distrettuale di Napoli nel denunziare e contrastare le gravi disfunzioni organizzative degli uffici giudiziari del distretto.

La gravità della situazione dei suddetti uffici è emersa proprio da quanto già rappresentato dalla Giunta distrettuale di Napoli in occasione della redazione del "Libro Bianco sul disservizio giustizia" consegnato al rappresentante del Ministro della Giustizia in occasione di una passata cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Nel quadro di una diffusa difficoltà a rendere agli utenti  un servizio giustizia efficiente e dignitoso destano grave preoccupazione i tentativi di procrastinare ulteriormente il già ritardato trasferimento del settore civile del tribunale di Napoli e della Corte di Appello al nuovo palazzo di giustizia e in n particolare la delibera del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli di proporre ricorso al TAR avverso il decreto di trasferimento del settore civile del Tribunale napoletano presso i nuovi locali della Torre A del nuovo Palazzo di Giustizia;

Il mancato trasferimento pregiudicherebbe i diritti fondamentali di tutti gli operatori del settore (magistrati, avvocati e personale amministrativo) costretti a lavorare in assenza di idonee condizioni di decoro e di sicurezza con conseguente lesione del prestigio e del rispetto della funzione giudiziaria.

Atteso che tra i propri scopi rientra anche quello della tutela in tutte le sedi giudiziarie del diritto dei propri associati ad adeguate condizioni di lavoro l'A.n.m. è pronta a fornire il pieno sostegno a tutte le iniziative che i colleghi e la Giunta distrettuale di Napoli adotteranno per la tutela delle condizioni di lavoro e in particolare per contrastare  l'impugnativa del provvedimento di trasferimento dei settori civili della Corte di Appello e del Tribunale presso i nuovi locali della Torre A del Nuovo Palazzo di Giustizia, nel giudizio amministrativo  preannunziata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli.

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Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:29:27, in Estero, linkato 327 volte)

Mi permetto di aggiungere all'articolo che la stessa agenzia Onu per i Rifugiati (Unchr) ha portato aiuti in Pakistan per sole 800 tende e 2400 coperte.

Nuovo appello dell'Onu. L'Oxfam bacchetta anche l'Italia
Terremoto Pakistan, Paesi ricchi troppo avari
Insufficienti gli stanziamenti che le nazioni industrializzate hanno previsto per l'emergenza. I senzatetto sono tra i 3 e i 4 milioni 

GINEVRA (Svizzera) - Le Nazioni Unite lanciano l'allarme e rinnovano l'appello alla donazione di contributi per aiutare le popolazioni sfollate colpite dal terremoto che l'8 ottobre scorso ha sconvolto il Pakistan e le nazioni limitrofe. L'occasione è l'incontro di oggi a Ginevra tra i rappresentanti di 65 Stati membri.

CONTRIBUTI INSUFFICIENTI - «Ci servono più risorse per salvare da 2 a 3 milioni di vite umane e ci servono altre risorse già dai prossimi giorni» ha detto Jan England, capo dell'ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu. L'obiettivo è raggiungere la somma di almeno 312 milioni di dollari ma al momento la cifra è ancora lontana. Solo il 30% di quanto richiesto è effettivamente arrivato dalle nazioni ricche che pure si erano subito prodigate, all'indomani del sisma, in dichiarazioni di solidarietà impegnandosi a fornire aiuti materiali ed economici. Invece, a quanto pare, sono solo le associazioni umanitarie e di volontariato a portare sulle spalle il peso dell'assistenza ai senzatetto.

ITALIA POCO GENEROSA - In particolare, secondo l'agenzia di aiuti internazionali Oxfam, sarebbero Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia a fare meno di quanto dovrebbero visto il loro status di nazioni ad alta industrializzazione: avrebbero messo a disposizione solo un quinto rispetto a quanto calcolato dagli organismi internazionali sulla base di parametri legati alle rispettive capacità economiche. Ma c'è di peggio: Belgio, Francia, Austria, Finlandia, Grecia, Portogallo e Spagna non hanno donato praticamente nulla.

TRAGEDIA DI SERIE B - Una latitanza, quella delle nazioni ricche, che sembra rilanciare la contrapposizione fra tragedie di serie A e tragedie di serie B. La risposta all'emergenza nel Sudest asiatico causata dallo tsunami del 26 dicembre scorso, che colpì in particolare Thailandia, Indonesia e l'arcipelago delle Maldive, fu infatti maggiore e già dopo 10 giorni dalla mareggiata-killer fu reperita l'80 per cento delle risorse richieste dall'Onu. I Paesi occidentali, insomma, hanno sentito più vicina la tragedia avvenuta in luoghi considerati familiari, grazie alla presenza di resort e villaggi turistici tarati sulle esigenze del turista occidentale e per questo frequentatissimi. Il dramma di popolazioni che vivono sulle montagne e in zone che evocano invece scenari di conflitto sembra invece essere passato in secondo piano.

L'APPELLO AI GOVERNI - «Le nazioni ricche devono mettere mano al portafoglio - sbotta senza mezzi termini Phil Bloomer, direttore dell'Oxfam -. La gente comune non riesce a capire perché governi così ricchi stiano facendo così poco». La questione investe infatti i governi visto che le donazioni dei privati ai conti correnti aperti per la gestione dell'emergenza continuano ad essere effettuate. Ma la tragedia è di proporzioni immani e la volontà dei singoli non è sufficiente. Per questo l'Onu è tornata ad invitare i capi di governo ad assumersi le proprie responsabilità.
 
EMERGENZA SFOLLATI
- Il terremoto in Pakistan ha ucciso almeno 79 mila persone e ha lasciato fra i 3 e i 4 milioni di senza tetto. Con l'inverno ormai alle porte il bilancio delle vittime rischia dunque di diventare ancora più pesante. Il timore è che a breve possano arrivare le notizie di una nuova ondata di decessi dovuti a freddo e stenti. Un'emergenza nell'emergenza, insomma, come sottolinea anche il commissario allo sviluppo della Ue, Louis Michel. Lunedì l'Unione europea ha proposto uno stanziamento addizionale di 80 milioni di euro dopo una prima donazione già effettuata di quasi 14 milioni. Ma prima che questi soldi possano essere destinati agli interventi umanitari è necessaria l'approvazione del provvedimento da parte dei governi e del Parlamento Europeo. Tempi lunghi, insomma, che le popolazioni terremotate non si possono permettere.
A. Sa.
26 ottobre 2005
 
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/10_Ottobre/26/pakistan.shtml

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Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante gli incarichi direttivi nella disciplina transitoria

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante:  "Disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h), numero 17) e lettera i), numero 6), della legge 25 luglio 2005, n. 150, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge."

1. Premessa

Preliminarmente va evidenziato che la normativa contenuta nello schema di  decreto in esame è volta a disciplinare il conferimento di tutti gli incarichi direttivi nel periodo antecedente all'entrata in funzione della scuola superiore della magistratura; difatti a regime si prevede per tutte le funzioni direttive di merito l'obbligatoria frequentazione di un apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la scuola, il cui giudizio finale è valutato dal C.S.M., nonché la positiva valutazione al concorso per titoli per il conferimento delle funzioni di secondo grado.

2. Gli artt. 2 e 3

Gli artt. 2 e 3 presuppongono necessariamente che l'età di collocamento a riposo venga definitivamente fissata senza possibilità di proroghe, anche in considerazione del fatto che l'attuale limite di 75 anni sembra eccessivo. Tale modifica legislativa dovrebbe essere introdotta prima dell'approvazione del decreto delegato ed è auspicabile che preveda una regolamentazione della posizione di coloro che hanno già chiesto di rimanere in servizio oltre i 70 anni.

In caso contrario e con l'attuale regime che prevede la possibilità di rimanere in servizio a domanda fino a 75 anni, la noma appare di dubbia costituzionalità per assoluta irragionevolezza: se lo scopo della previsione è quello di consentire la partecipazione ai concorsi per gli incarichi direttivi di merito e di legittimità solo a magistrati che possono assicurare la copertura del posto per almeno quattro anni per gli incarichi di merito e due anni per gli incarichi di legittimità, non può non tenersi conto dell'attuale possibilità di rimanere in servizio fino a 75 anni.

Nel caso in cui non si ritenga di dovere intervenire sull'età di pensionamento, appare auspicabile che nel testo definitivo degli artt. 2 e 3 del decreto venga eliminata la parola "ordinario", semmai intervenendo contestualmente sulla analoga previsione della legge delega.

3. L'art. 4

L'art. 4 è chiaramente scritto per permettere a magistrati che hanno chiesto di essere ricollocati in ruolo ai sensi dell'art. 3 commi 57 e 57 bis l. 24.12.2003, n. 350 (art. 1 d.l. 16.3.2004, n. 66 convertito con modificazioni nella l. 11.5.2004, n. 126) di concorrere agli incarichi direttivi. Come è noto, con la suddetta previsione si è consentito a magistrati assolti nel giudizio penale, sospesi dal servizio in via disciplinare dal C.S.M. o per dimissioni volontarie, di essere riammessi in servizio per un tempo corrispondente alla durata dell'ingiustificata interruzione del rapporto di servizio senza nessun limite di età. Ora si consente ai suddetti magistrati, con un evidente disparità di trattamento rispetto a tutti gli altri colleghi che hanno superato senza demerito i limiti di età, di concorrere senza alcun limite di età agli incarichi direttivi di merito e di legittimità. È evidente l'intenzione di creare una chiara corsia preferenziale per alcuni ben individuabili soggetti. Non può non rimarcarsi anche in questa occasione che i fatti, per i quali i suddetti magistrati sono stati assolti dal giudizio penale, potrebbero comunque  assumere rilevanza disciplinare ed ancor più rilevanza ai fini del conferimento di uffici direttivi.

Da ultimo si osserva che la previsione contenuta nell'art. 4 appare altresì costituzionalmente illegittima per eccesso di delega, in quanto nella previsione contenuta nella legge delega non è prevista alcuna eccezione al principio che il candidato agli incarichi direttivi deve potere assicurare il previsto periodo di permanenza, per il quale si fa esclusivo riferimento al pensionamento ordinario.

Peraltro, non può sottacersi che la stessa ratio della disposizione legislativa in parola non appare condivisibile: si preferisce, infatti, tutelare l'interesse individuale del magistrato ad ottenere l'incarico direttivo piuttosto che quello pubblico a che le funzioni direttive siano esercitate da magistrati ancora nel pieno della loro efficienza psico-fisica. Con le attuali norme, si potrebbe avere l'effetto paradossale di un incarico direttivo affidato a magistrati in tardissima età. Il magistrato ingiustamente sospeso ha subito un danno che deve essere risarcito, ma non a discapito dell'efficienza del servizio giudiziario.

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Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:24:03, in Magistratura, linkato 257 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante la scuola di Formazione

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante: "Istituzione della scuola superiore della magistratura, nuove norme in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari nonché nuove norme in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati in attuazione degli artt. 1 comma 1 lett.  b) e 2 comma 2 legge 25.7.05 n. 150."

1. Premessa

Ai sensi dell'art. 105 della Costituzione, a garanzia dell'autonomia ed indipendenza della magistratura, spettano al C.S.M. le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Ne consegue che se la organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione può essere demandata ad un ente autonomo come la "Scuola superiore della magistratura", la valutazione del magistrato deve essere riservata al C.S.M. .

Dunque appaiono in contrasto con il precetto costituzionale quelle disposizioni della legge delega che attribuiscono alla citata scuola competenze relative alla valutazione del magistrato che rilevano ai fini delle determinazioni del C.S.M.. Infatti, le attività di aggiornamento e di valutazione vanno tenute distinte: la commistione non giova né all'una né all'altra funzione, come ricorda anche la dottrina che si è occupata espressamente della materia.

Peraltro, proprio tale commistione dimostra la assoluta irrazionalità, inattuabilità e ingestibilità sia della Scuola che dei sistemi di accesso, di progressione in carriera e dei concorsi, così come delineati nella riforma. Dall'esame delle disposizioni  delle legge delega risulta che ogni magistrato dovrà obbligatoriamente partecipare almeno ad un corso di aggiornamento ogni cinque anni (attualmente i magistrati in servizio sono 9.219, per cui ogni anno ne dovranno partecipare ai corsi almeno 1.844). Ad essi vanno aggiunti i magistrati che debbono frequentare i corsi per le valutazioni periodiche di professionalità al compimento del tredicesimo, ventesimo e ventottesimo anno dall'ingresso in magistratura (lettera t) (presumibilmente circa altri 900 magistrati ogni anno), ed inoltre gli uditori giudiziari, per le sessioni di tirocinio che durano sei mesi,  che sono almeno 300 ogni anno. Solo sulla base di questi dati, considerata la attuale partecipazione media ad ogni corso di circa 70 magistrati (certamente eccessiva, dato che i nuovi corsi dovranno avere effetti valutativi e quindi presuppongono che i magistrati siano seguiti da ogni docente con estrema attenzione), ed una durata non inferiore ai quattordici giorni (sei mesi le sessioni per gli uditori), si giunge a migliaia di giornate di corso (almeno 1.320).

Vanno, inoltre considerati i magistrati che debbono sostenere i corsi al settimo anno dall'ingresso in  magistratura (art. 2 lett. s) della legge delega), non esattamente quantificabili data la ambiguità della disposizione; quelli che debbono partecipare ai corsi che sono obbligatori (nel senso che è diritto dei richiedenti di parteciparvi, e quindi obbligo della struttura di organizzarli), ma per i quali non è esattamente prevedibile il numero delle domande. Ci si riferisce ai corsi per il passaggio di funzioni da giudicante a requirente e viceversa (artt. 13 e 14 dello schema sull'accesso), per i  posti vacanti di secondo grado, requirenti e giudicanti (artt. 20 e 21), per i posti vacanti di legittimità (artt. 23 e 24), per gli incarichi direttivi di merito (art. 35), per gli incarichi direttivi di legittimità (art. 41). Tutti questi corsi sono appositi per cui non possono essere quelli ordinari obbligatori almeno quinquennali, anche se chi ha sostenuto con esito positivo i concorsi per le funzioni di secondo grado e di legittimità non è obbligato a seguire quelli relativi alle verifiche periodiche. Ovviamente, non si può stabilire a priori quanti magistrati faranno domanda per partecipare a questi corsi, ma è presumibile che, poiché molti corsi sono obbligatori per poter partecipare ai concorsi (per titoli e per esami) per le varie funzioni, tutti i magistrati, man mano che  maturano l'anzianità sufficiente per poter fare domanda per partecipare ad un concorso, facciano domanda per seguire il corso relativo, in modo da premunirsi del titolo necessario per partecipare al concorso, una volta che sarà bandito. Saranno comunque certamente almeno diverse centinaia, se non migliaia, ogni anno. Andrebbero, poi, calcolati i corsi non obbligatori, ma che in questi anni hanno costituito la indispensabile offerta formativa del sistema di autogoverno, sia centrale che periferica (si pensi solo ai corsi tenuti nell'ambito della cooperazione internazionale con le altre magistrature).

Orbene, per quanto si vogliano fare stime estremamente prudenziali, considerati anche i costi fissi necessari per la struttura ed il personale, si ottengono cifre assolutamente incomparabili con quelle stanziate nella legge delega. Va considerato, ad esempio, che la Francia, per la sua struttura formativa, che ha compiti simili a quelli che dovrebbe avere la Scuola - anche se, correttamente, esclude profili attinenti alla valutazione - prevede stanziamenti nettamente maggiori. Le pur esistenti diversità tra le due strutture, comunque, non giustificano differenze di budget talmente elevate come quelle riscontrabili. La delega, quindi, appare incostituzionale anche per mancata copertura finanziaria, in violazione  dell'art. 81 ult. comma Cost., e non andrebbe esercitata. La considerazione, ovviamente, coinvolge innanzitutto la Scuola, ma inevitabilmente i sistemi dell'accesso, della progressione in carriera e dei concorsi, che sui corsi organizzati dalla Scuola si fondano.

L'autonomia e la indipendenza della magistratura sono garantite dalla previsione costituzionale di cui al citato art. 105 ma anche dalla composizione del C.S.M., la quale, prevista dall'art.104 della Costituzione ed assicurata quanto alla componente togata dalla rappresentatività degli eletti, permette che le scelte dell'organo di autogoverno, in una materia come quella della formazione, che rileva a più fini, siano effettivamente ispirate a principi di ampio pluralismo culturale.

Invece, la previsione della legge delega, secondo cui i docenti della scuola sono scelti secondo detti principi, attese le insoddisfacenti disposizioni dettate in materia di composizione e di modalità di formazione dell'organismo deputato alla individuazione dei docenti, appare destinata a restare mera dichiarazione di principio, senza possibilità di effettivo controllo del suo rispetto, con conseguente ulteriore lesione dei principi di indipendenza ed autonomia della magistratura.

Proprio l'ampio pluralismo culturale, a cui deve essere ispirata l'attività di formazione e che è ora garantito dalle stesse modalità di composizione del C.S.M., induce a ritenere non condivisibile che del comitato direttivo (pur correttamente composto in prevalenza da magistrati) facciano parte dei componenti di diritto o, a maggior ragione, dei magistrati dagli stessi delegati, invece che nominati dall'organo di autogoverno.

Parimenti non condivisibile è la previsione secondo la quale il comitato di gestione, a cui competono la programmazione didattica e l'individuazione dei docenti, sia composto da persone nominate dal comitato direttivo (nella composizione di cui si è detto) senza che sia prevista la necessaria, maggioritaria, presenza di magistrati.

Poiché l'attività della scuola è strumentale ai compiti, di rilievo costituzionale, del C.S.M., non appare condivisibile neanche la previsione, secondo la quale il comitato direttivo, nella programmazione dell'attività didattica può (e non deve) avvalersi delle proposte del C.S.M. stesso, peraltro in posizione di non preminenza rispetto ad altri organismi.

Ancora va rilevato che nei casi in cui la partecipazione ai corsi di formazione ha una immediata incidenza sulla carriera del magistrato, ed in genere sui suoi diritti, la possibilità del capo dell'ufficio di rinviare la partecipazione stessa, sia pure per un periodo non superiore a sei mesi, può cagionare un concreto nocumento, ingiustificato e non riparabile.

Ciò appare conseguenza di un modello in cui la formazione, vista più come premessa per lo sviluppo della carriera che come autonomo valore, finisce con il porsi in posizione inconciliabile con le esigenze di ufficio.

2. Osservazioni sullo schema di decreto legislativo
 
Oltre alle considerazioni critiche rivolte alla legge delega ve ne sono alcune che possono essere formulate autonomamente nei riguardi dello schema di decreto delegato.

Il governo della magistratura compete, per disposizione di rango costituzionale, al C.S.M.; l'attività della scuola, avendo ad oggetto l'aggiornamento professionale e la formazione dei magistrati, assume rilievo in relazione alle determinazioni che devono essere assunte dal predetto organo.

Dunque la disposizione di cui all'art.1 (non apparendo ostativo, per coerenza con il dettato costituzionale, il disposto di cui alle lett. a) e b) del comma 2 dell'art.2 della legge delega) appare insoddisfacente nella parte in cui non  prevede in via generale che il C.S.M. con propria delibera stabilisca le linee guida che dovranno indirizzare l'attività programmatica della scuola.

La disposizione (art.7) che prevede che il comitato direttivo deliberi in presenza di almeno cinque componenti ed a maggioranza relativa, consentendo che una maggioranza formata da soli componenti estranei alla magistratura adotti decisioni, rende ancor più evidenti le critiche mosse  sul punto a proposito della legge delega.

La disposizione di cui all'art.12 co.3 nel prevedere che il comitato di gestione individui i docenti, non detta alcun criterio per la individuazione dei medesimi mentre è evidentemente auspicabile, per la attenzione dovuta anche agli aspetti pratici dell'esercizio della funzione giurisdizionale, che la formazione del magistrato sia necessariamente e prevalentemente curata dai magistrati stessi (si veda anche il successivo art. 20 pure in attuazione del quale è allo stato possibile che i corsi siano tenuti da docenti tutti estranei alla magistratura).

La disposizione di cui all'art.13, limitandosi genericamente a prevedere che la scelta dei componenti dei comitati di gestione sia effettuata tra magistrati, avvocati e professori universitari, non pone rimedio alle osservazioni fatte a proposito della legge delega.

Peraltro, se si esclude quello dell'anzianità, manca l'individuazione di criteri per la nomina i quali, secondo le indicazioni già date, dovrebbero essere stabiliti con delibera del C.S.M.

La disposizione dell'art.14, secondo la quale i comitati di gestione deliberano a maggioranza relativa con la presenza di almeno tre componenti, accentua la possibilità che decisioni di assoluta importanza relative alla formazione dei magistrati, idonee ad incidere sulle successive determinazioni del C.S.M., siano adottate da persone estranee alla magistratura, con conseguente sempre maggior "vulnus" del principio di indipendenza ed autonomia.

Le disposizioni dell'art. 21 commi 2 e 3, che prevedono che il comitato di gestione approvi il programma di tirocinio da svolgersi presso gli uffici giudiziari ed individui i magistrati affidatari, appaiono gravemente carenti nella misura in cui non prendono in considerazione la necessità di un previo coordinamento con i consigli giudiziari ed i capi degli uffici al fine di contemperare le esigenze della scuola con quelle dell'esercizio della giurisdizione.

La disposizione dell'art.25, nella parte in cui prevede che il differimento della partecipazione ai corsi "non può in ogni caso arrecare pregiudizio al magistrato", appare del tutto generica e così inidonea a prevenire eventuali effetti negativi riconducibili al differimento medesimo.

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