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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 11/05/2005 @ 16:51:58, in Estero, linkato 369 volte)

Marcos chiama l’Inter: giocate in Chiapas
Il subcomandante pone una condizione: non vendete i diritti tv.
La società: siamo onorati 

Su un campo sterrato della Selva Lacandona un giocatore in maglietta rossa e passamontagna attraversa la difesa nerazzurra e va in rete. Il primo gol per vincere la partita ed entrare nella storia: quella volta in cui l’«equipo» zapatista la spuntò contro Vieri, Zanetti, Adriano e compagni.
Il Subcomandante Marcos ha fatto un sogno e perché si realizzi l’ha messo nero su bianco: una lettera consegnata un mese fa in Chiapas a un dirigente dell’Inter (la società è da un anno in Messico per progetti di aiuto agli indios) e adesso arrivata a Milano. «Vi scrivo per sfidarvi formalmente a una partita di calcio tra la vostra squadra e la selezione dell'Ezln (Esercito zapatista di liberazione nazionale, ndr), in un luogo, in una data e a un'ora che definiremo».
Un po’ di garbata presa in giro in stile «Sub»: «Visto l'affetto che sentiamo per voi, siamo disposti a non farvi una goleada, ma a sconfiggervi con una sola marcatura... Dopo la partita, vi offriremo generose razioni di Pozol Agrio (bevanda energetica a base di mais, ndr)».
Qualche dettaglio tecnico: «Il pallone lo dovrete portare voi: i nostri sono tutti bucati». Gli accordi per la diretta: «Spero che non vi precipitiate a vendere i diritti perché l'esclusiva spetta al Sistema Televisivo Intergalattico Zapatista (l'unica tv che si legge)». Garanzia di divertimento: «In attesa di una vostra risposta, continueremo ad allenarci nei rigori (dovremo superare i tempi supplementari per far godere appieno l'evento agli spettatori). Prepareremo grandi feste per il nostro primo gol». Un finale più serio: «Vogliate gradire il nostro affetto, la nostra ammirazione e i nostri ringraziamenti. E un abbraccio. Dalle montagne del Sud Est messicano. Il Subcomandante Insurgente Marcos».
L’affetto è ricambiato: «Siamo onorati di questa lettera — fanno sapere dall’Inter — è un segno di rispetto e cortesia». Il patron Moratti e il presidente Facchetti stanno valutando con attenzione l’invito. E l’idea al capitano Javier Zanetti non dispiace: «Nessun problema se la società deciderà di accettare — risponde al Corriere —. Sì, io ci andrei volentieri». E sarebbe anche disposto a incontrare Marcos, suo grande tifoso? «Senza problemi».
Lo scambio di affettuosità sigilla un anno di intensi rapporti tra l’Inter e il Chiapas: consegna di attrezzature sportive, ma anche la costruzione di un acquedotto e l’invio di medicinali. Lo scorso aprile, un viaggio di un mese per le 5 «caracoles », le province in cui è ritagliato il territorio gestito dagli zapatisti. Tappa a La Garrucha, visita a un nuovo laboratorio di oftalmologia. Il dirigente dell’Inter Bruno Bartolozzi viene avvicinato da un membro della «comandancia » zapatista, passamontagna in testa, che lo invita a seguirlo. C’è anche il direttore del giornale online Peacereporter (fondato da Emergency e dall’agenzia Misna),Maso Notarianni.
La scena che descrivono è degna di un romanzo di Osvaldo Soriano. Due squadre di calcio, una maschile e l’altra femminile, i volti coperti, aspettano gli italiani per una consegna «ufficiale »: la lettera di Marcos e due trofei di marmo e ferro, con dettaglio di giocatori zapatisti che calciano il pallone. Uno per «los hombres» dell’Inter, l’altro «a las mujeres».

Alessandra Coppola
Corriere Sera 11 maggio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/05_Maggio/11/inter-chiapas.shtml

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Di Loredana Morandi (del 11/05/2005 @ 16:39:06, in Indagini, linkato 299 volte)

Il provvedimento riguarda anche altri quattro partecipanti all'esproprio del 6 novembre scorso a Roma. Per altri tredici l'obbligo della firma

Spesa proletaria dei disobbedienti
arresti domiciliari per Nunzio D'Erme


ROMA - Arresti domiciliari per Nunzio D'Erme, consigliere comunale di Roma, e per altri quattro disobbedienti tra quelli identificati e denunciati alla procura di Roma dalla Digos per l'esproprio proletario compiuto il 6 novembre scorso in un supermercato Panorama e nella libreria Feltrinelli di Roma.

Lo ha deciso il tribunale del riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, che ha accolto in parte le richieste del pubblico ministero Salvatore Vitello al quale è affidata l'indagine su quei fatti.

Oltre a D'Erme, il provvedimento degli arresti domiciliari riguarda Luca Blasi, Francesco Brancaccia, Paolo Do, Giovanna Cavallo. Nei confronti di altri tredici disobbedienti il tribunale ha disposto l'obbligo di firma, tutti i giorni, anche i festivi, tra le 12 e le 13.

L'obbligo di firma interessa: Guido Lutrario, Maurizio Precoma, Francesco Raparelli, Giordano Luparelli, Vanessa Turri, Guido Farinelli, Lorenzo Sansonetti, Francesco Saverio Ciacciarelli, Giorgiana Viccaro, Emiliano Viccaro, Antonio Salerno Piccinino, Anubi Davossa Lussurgiu, Alberto De Nicola.

Il pubblico ministero aveva chiesto gli arresti domiciliari anche per queste tredici persone, tra cui uno dei "leader" dei disobbedienti, Guido Lutrario. Il tribunale però ha respinto la richiesta disponendo che si rechino periodicamente a firmare in un posto di polizia o dei carabinieri il registro dei sorvegliati.

Sempre la Procura aveva chiesto per altri 22 partecipanti alla "spesa proletaria" l'obbligo della firma ma il tribunale ha respinto l'istanza.

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cronaca/disobbedienti/disobbedienti/disobbedienti.html

nota su quel che preoccupa me: durante l'occupazione e nei primi tempi del dopoguerra il popolo affamato assaltava i negozi. La spesa proletaria nasce negli anni 70, ma aveva carattere quanto meno "riservato". Perchè questi ragazzi a rubare ci vanno con i cameraman delle televisioni?

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Di Loredana Morandi (del 11/05/2005 @ 10:04:50, in Indagini, linkato 313 volte)

Ciò nonostante il rapporto scientifico non soddisfa me: il tufo presente a grandi zolle in tutta l'area romana ed in particolare nell'area di Roma nord è un minerale naturalmente radioattivo e radiotrasmettitore. Gli incidenti radioattivi dell'Enea della Casaccia con i suoi due più uno reattori nucleari accesi stanno inquinando l'intera area e i corsi d'acqua da almeno 35 anni. Anche considerando le polveri radioattive dell'uranio impoverito utilizzato a scopi bellici, che ogni anno ricadono sull'Italia dal Kosovo, dall'Afghanistan e dall'Iraq, e la nube radioattiva di Chernobil del 1986, che ha innalzato il picco dell'incidenza di tumori nell'intera Europa, ho ragioni fondatissime di ritenere che Radio Vaticana non abbia "tirato nulla a nessuno", ma sia oggetto di un ricatto politico.

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RAPPORTO DELLA COMMISSIONE MINISTERIALE SULL'ESPOSIZIONE A RADIOFREQUENZA E LEUCEMIA INFANTILE

COMUNICATO N° 367 DEL MINISTERO DELLA SALUTE
15 settembre 2001

Il Ministero della Salute presenta le conclusioni del rapporto sullo "Stato attuale delle conoscenze scientifiche in materia di esposizione a campi a radiofrequenza e leucemia infantile, in rapporto alle relative problematiche nell'area di Cesano".

Il gruppo di studio, istituito nell'aprile 2001 dall'ex Ministro della Sanità, Prof. Umberto Veronesi, è stato incaricato di analizzare se vi fosse un'associazione tra l'esposizione a radiofrequenza e il rischio di leucemia, in particolare nell'area di 10km intorno all'impianto di S.Maria di Galeria di Radio Vaticana.

A condurre la ricerca sono stati chiamati il Dott. Donato Greco, direttore del laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell'Istituto Superiore di Sanità, dal Prof. Peter Boyle, direttore di Prevention and Control, Imperial Cancer Research Fund, Londra; Prof. Giuseppe Masera, direttore della Clinica pediatrica dell'Università di Milano, Ospedale di Monza e dal Prof. Roland Mertelsmann, capo dipartimento di Ematologia dell'Università di Friburgo.

Riguardo al metodo, gli esperti hanno svolto il seguente lavoro:

- revisione della letteratura scientifica su campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF) ed effetti sulla salute;

- consultazione con singoli esperti italiani e stranieri leader nel settore;

- consultazione con i tecnici che hanno svolto indagini nell'area laziale sullo specifico problema, incluso i tecnici del Vaticano;

- analisi statistica sui dati raccolti.

La leucemia è originata da una molteplicità di fattori, nessuno dei quali da solo capace di determinare la malattia. La stessa parola "leucemia" aggrega numerose entità cliniche che si differenziano per meccanismo patogenetico e target di popolazione. Questa la premessa della commissione. Ecco quindi, in sintesi, le conclusioni a cui è giunta.

* In merito alle conoscenze biologiche, gli esperti sono concordi nel ritenere che, nel caso della leucemia infantile, esiste un processo leucemogeno che inizia già nella vita fetale: questo pone grande attenzione su fattori di rischio genetici, comportamentali ed ambientali delle madri.

* Inoltre, gli innumerevoli studi su animali, linee cellulari e modelli biologici, testimoniano un'assenza di effetti biologici significativi dei campi elettromagnetici a radio frequenza tali da configurare un rischio di salute trasferibile all'uomo.

* In merito alle conoscenze su campi elettromagnetici (RF), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sulla base di un'approfondita revisione della letteratura scientifica, ha concluso che le attuali evidenze non depongono a favore per effetti negativi sulla salute dell'esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza di bassa intensità. Posizione, questa, condivisa dal gruppo di studio. Tuttavia, esistono ancora alcuni gap conoscitivi sugli effetti biologici da colmare mediante ulteriori ricerche.

* Studi ecologici, quale quello presentato dalla ASP Lazio nella zona di Cesano, hanno poche probabilità di essere informativi sulla relazione tra campi elettromagnetici e leucemia, ancor più quando mancano precisi dati sull'esposizione individuale, mentre gli stessi disegni di studio sono stati spesso causa di allarme di popolazione non successivamente suffragati da dati scientifici validi.

* I dati esaminati non dimostrano una relazione tra emissioni radio del Centro di Radio Vaticana di S.Maria di Galeria ed incidenza e mortalità per leucemie infantili.

* La mortalità e l'incidenza di leucemia infantile della zona circondante per 10km la radio non sono diverse da quelle del comune di Roma.

* La postulata associazione tra distanza dall'impianto ed incidenza decrescente di leucemia infantile non è confortata da sufficiente validità statistica.

* Non è dimostrato né un eccesso di incidenza di leucemia nella zona di 10km dalla Radio Vaticana, né un decremento del rischio a distanza crescente dall'impianto.

* I dati sulle misure di campo elettrico disponibili dalle campagne di misurazione effettuate dal 1998 al 2001 (aprile) non avvalorano l'ipotesi che la distanza possa essere un valido surrogato dell'intensità di esposizione della popolazione e quindi non sostengono un'associazione tra l'impianto radio e le leucemie infantili avvenute in residenti nella zona.

* Gli attesi numeri di casi sono troppo piccoli per fare emergere da uno studio ecologico associazione tra esposizione e leucemia.

* Non vi è né base biologica, né consistenza epidemiologica su una eventuale relazione tra esposizione a radiofrequenza e il rischio di tumori.

* Gli studi finora condotti non prendono in considerazione possibili confondenti o altri fattori di rischio di leucemia infantile (dal fumo della madre alla compresenza di Sindrome di Down, ad alterazione dei meccanismi di risposta alle infezioni o altre contaminazioni ambientali).

Un'osservazione particolare viene rivolta al fatto che richieste pressanti spesso guidate dai media, per l'indagine di casi di tumore localizzati in una determinata zona, sono diventate una caratteristica della nostra società moderna. Il cancro provoca emotività specialmente quando colpisce i bambini ed è quindi comprensibile la preoccupazione che ne deriva. Esistono molte situazioni di questo tipo ed è presumibile che il loro numero cresca nel prossimo futuro.
 
Tre, infine, le raccomandazioni indicate per il monitoraggio epidemiologico in Italia:

* lo sviluppo di registri regionali del cancro nelle regioni dove non esistono;

* un forte coordinamento dei registri locali in un registro nazionale del cancro;

* la creazione di un gruppo di studio nazionale per le statistiche di piccole aree che lavori in contatto con il registro nazionale e conduca un'attività continua di sorveglianza della distribuzione geografica e temporale del cancro in Italia.

A proposito del rapporto, il Ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha dichiarato:

"La questione dell'area di Cesano ha comprensibilmente destato preoccupazione da parte dei media e dei cittadini. Oggi, però, dobbiamo considerare che, sulla base delle conoscenze scientifiche, il rapporto non ha evidenziato una correlazione tra l'esposizione a campi a radiofrequenza e l'insorgere di leucemie. D'altra parte, il numero di casi analizzati è stato relativamente basso per considerare questo studio completamente probante. Nonostante ciò, questo tema non verrà trascurato e saranno effettuate
ulteriori ricerche".

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Di Loredana Morandi (del 10/05/2005 @ 08:34:00, in Indagini, linkato 281 volte)

Su questo argomento è possibile pubblicare un ampio carteggio atto a dimostrare come non ci siano neppure i presupposti scientifici nelle associazioni premiate dalla Sentenza. Sono dispiaciuta, perchè conosco bene il Pm ed è bravo e un ottima persona. A breve su questi schermi, sono anni che ci lavoro...

Esultano i cittadini di Cesano, dopo una vicenda durata 4 anni Elettrosmog, due condanne a Radio Vaticana Dieci giorni di reclusione a due dirigenti. L'accusa: inquinamento elettromagnetico.

Vaticano: «Sentenza ingiustificata, ci appelleremo»  
 
ROMA - Un giudice del tribunale di Roma ha condannato a 10 giorni di carcere, con sospensione della pena, due dirigenti di Radio Vaticana con l'accusa di «getto pericoloso di cose» nell'ambito dell'inchiesta sull'inquinamento elettromagnetico nell'area circostante le antenne dell'emittente, assolvendone un terzo. Il giudice Martoni ha disposto inoltre il risarcimento dei danni alle parti civile costituite nel procedimento. Tra queste ha disposto che siano assegnati a Legambiente 5.800 euro, a Cittadinanzattiva 850 euro, ai Comitati Roma-Nord 5.120 euro e al Codacons 5.800 euro.

CONDANNE - Idue condannati sono padre Roberto Tucci, presidente del comitato di gestione di Radio Vaticana e padre Pasquale Borgomeo, direttore generale dell'emittente. Il terzo imputato, assolto, è il vicedirettore tecnico Costantino Pacifici. La Direzione di Radio Vaticana ha espresso «rincrescimento per il fatto che le sue posizioni non siano state riconosciute valide e accolte dal Tribunale», nella vicenda legato al presunto inquinamento elettromagnetico. Pur «apprezzando l'assoluzione di uno degli imputati», Radio Vaticana «si riserva di impugnare in sede di appello una sentenza che ritiene chiaramente ingiustificata sia per considerazioni di diritto, sia per motivi di fatto».

LE REAZIONI - Alla lettura della sentenza una donna, costituitasi con il marito parte civile, non ha saputo controllarsi e a suon di applausi e grida di giubilo ha lasciato l'aula. «Sono colpevoli, sono colpevoli, stavolta glielo hanno detto in faccia. Ben gli sta». Raggiante, ma sicuramente più composto, il procuratore aggiunto Gianfranco Amendola: «Non mi fate dire dichiarazioni, potete capire come stia in questo momento. Non è il caso». Il magistrato è quello che si è battuto di più perché Radio Vaticana venisse processata. L'avvocato Marcello Melandri, difensore di tutti gli imputati, ha così commentato la decisione del giudice: «Impugneremo la sentenza e siamo sicuri di vincere».

L'INCHIESTA - L'inchiesta ha avuto origine dalle denunce presentate nel 2001 dagli abitanti di Cesano, piccolo centro a Nord di Roma, secondo le quali la morte di residenti per leucemia sarebbe legata alle emissioni elettromagnetiche. Tra i documenti presentati con l'esposto al vaglio degli inquirenti, i comitati dei familiari delle vittime avevano presentato un rapporto dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio secondo cui il tasso di mortalità per leucemia infantile a Cesano, situato nei pressi degli impianti di Radio Vaticana, era tre volte superiore rispetto ad altre zone della capitale.

I magistrati avevano disposto anche una perizia, affidata a quattro esperti, che non aveva escluso un nesso di causalità tra l'esposizione alle onde elettromagnetiche e alcuni casi di leucemia nella zona. Radio Vaticana si è sempre difesa sostenendo di avere prodotto onde elettromagnetiche entro i limiti fissati a livello internazionale e ha negato la scientificità delle ricerche mediche - prodotte dalle associazioni degli abitanti di Cesano - che mostravano un aumento di tumori nella zona attorno agli impianti.

Corriere Sera 09 maggio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/05_Maggio/09/radio.shtml

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Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 18:16:24, in Magistratura, linkato 265 volte)

XV CONGRESSO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Palermo 5-8 maggio 2005

MOZIONE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Tra poco più di un mese sarà oggetto del voto referendario la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita: una legge dissonante con quelle degli altri paesi europei; ideologica nel dettare una morale di Stato; con forti profili di incostituzionalità; rigidamente prescrittiva e  incongruente.

Una legge che è lontana dalla realtà delle relazioni tra i soggetti coinvolti nella procreazione, perché, attribuendo prevalente valore al concepito rispetto ai diritti delle persone e prefigurando per norma la contrapposizione tra concepito e madre, riduce la soggettività a biologia e stravolge  il senso della relazione di maternità. Perché, vietando la fecondazione eterologa, non riconosce la pluralità di modelli genitoriali e familiari, ignora il principio di autodeterminazione e impedisce che legami di affetto e solidarietà prendano consapevolmente il posto di legami di sangue.

Una legge che, vietando sperimentazione e ricerca persino sugli embrioni soprannumerari prodotti prima della legge 40, lasciati al grande freddo di un infinito congelamento, sacrifica a questi la libertà di ricerca scientifica finalizzata all'attuazione del diritto alla salute che è anche interesse della collettività.

La via dei referendum per cancellare le peggiori storture della legge 40 si dimostra stretta e ardua: alla difficoltà dei quattro quesiti si aggiungono la limitatezza di spazi di informazione pubblica e la campagna astensionista in atto.

L'impegno di Md è irrinunciabile perchè i temi posti dai referendum rimandano a principi  che sono patrimonio della corrente: la laicità dello Stato  -che non è indifferenza verso i valori etici, ma ricerca di principi compatibili con la pluralità delle culture presenti nella società, a garanzia dei pari diritti di tutti i cittadini-  e il diritto all'autodeterminazione degli individui nelle questioni che attengono alla procreazione.

In vista della scadenza referendaria, ma non solo,  Md conferma l'impegno della corrente e di ciascun aderente a contribuire alla diffusione di informazione e a favorire la più ampia e consapevole partecipazione alla consultazione. Perché questo referendum non sia solo espressione di un voto, ma diventi  occasione di confronto e crescita, individuale e collettiva, che, al di là di ogni fondamentalismo, renda possibile nell'utilizzo delle opportunità offerte dalle tecnologie della riproduzione  il consapevole formarsi di un'etica della responsabilità.

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Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:37:18, in Magistratura, linkato 251 volte)

Ottimismo dal XV Congresso di Palermo

Articolo del segretario nazionale Claudio Castelli

Ieri si è concluso il XV Congresso di Magistratura Democratica. Una fortissima partecipazione (oltre 300 magistrati), un dibattito ricco (oltre 90 interventi di cui quasi 30 di esterni) che ha toccato temi diversi, un clima di grande positività ed ottimismo, improntato alla proposta. Il Congresso ha approvato una mozione generale e tre mozioni settoriali (civile, lavoro e fecondazione assistita) ed ha eletto i venti componenti stabili del Consiglio nazionale che a fine mese eleggeranno segretario, presidente e comitato esecutivo.

Mozioni che potete leggere su questa lista e sul sito www.magistraturademocratica.it.

Voglio in questa sede limitarmi a sottolineare tre punti:

- E' emersa una grande consapevolezza della fase nuova che probabilmente e fortunatamente si sta aprendo e della necessità di essere protagonisti in questa fase con una grande capacità di proposta in positivo per una giustizia davvero moderna, efficiente e di qualità;

- Vi è una forte domanda di un autogoverno ( inteso non solo come Csm, ma come circuito che parte dal singolo magistrato per arrivare ai dirigenti, ai Consigli Giudiziari e allo stesso Csm) che dia risposte di efficienza, di trasparenza e di equità, superando insufficienze e deviazioni. Al di là di enfatizzazioni giornalistiche non è nascondendo i problemi, ma anzi affrontandoli con coraggio, che potremo difendere un Csm ed un associazionismo che riteniamo fondamentali e preziosi.

- Vi è una partecipazione nuova espressa in modo eclatante con la presenza, gli interventi e le candidature di tante colleghe, ma che dà nuova linfa a Md e a tutto l'associazionismo.

Un messaggio di grande ottimismo e di speranza.

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Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:31:01, in Magistratura, linkato 260 volte)

Mozione finale del XV congresso di Md

Il XV Congresso nazionale di Magistratura democratica, richiamata la relazione del Segretario generale, approva la seguente

mozione finale

1. Il segno di questo congresso

Un segno comune allaccia molte voci che si sono espresse nel corso del congresso che è appena terminato: la richiesta condivisa della ripresa, da parte di md, di un'iniziativa forte nella difesa dei diritti - diritti sociali e della persona -, attaccati a più riprese e con diverse iniziative, in attuazione di una strategia politica che punta a determinarne l'arretramento, in alcuni casi l'annullamento, dal punto di vista delle tutele e delle garanzie. Una difesa che deve partire innanzitutto dalle aule dove la giustizia si amministra, per porsi come presupposto per il confronto, e il dialogo, con le aggregazioni esterne che in altri ambiti perseguono lo stesso obbiettivo.

Questa richiesta è venuta a coincidere con un fatto senz'altro nuovo nella storia di md, l'impulso ad una vera svolta nelle modalità di partecipazione alla vita del gruppo: la presenza ed il contributo al dibattito comune di un numero mai prima raggiunto di donne all'esito di una discussione durata per mesi, partita dalla constatazione della loro assenza dai luoghi della rappresentanza politica per giungere, da un lato all'elaborazione di strumenti statutari capaci di promuovere da subito la partecipazione paritaria di donne e uomini negli organismi direttivi di magistratura democratica; dall'altro, all'assunzione di un impegno politico complessivo, che ha lo scopo di costruire un modo nuovo e diverso di praticare la vita del nostro gruppo.

Linguaggi, tempi e contenuti diversi, per dar modo a tutte, ed a tutti, di esprimersi, e di partecipare.

La contemporanea presenza di questi due fatti non è casuale.

Nel momento e nel luogo in cui è emerso un comune bisogno di ritrovare lo slancio per ripartire per la difesa dei valori e dei principi che la Costituzione afferma, ha trovato corpo, e voce, una nuova domanda di partecipazione, di donne ma anche di uomini, le cui istanze non riguardano altro che rifondare dal basso l'idea stessa della democrazia, e le modalità della vita del gruppo.

Più partecipazione per dare voce e forza alla ripresa di un'azione comune, che nell'identità di md, nella sua storia e nel suo modo d'essere, trovi radici ed energie: per affrontare gli anni a venire, le sfide che ci aspettano, e che ognuna ed ognuno sente di dovere e volere contrastare, con gli strumenti che la propria esperienza di magistrato mette a disposizione.

Con questa nuova ispirazione sentiamo di poterci presentare anche ai giovani magistrati, con una diversa capacità di attrazione nei loro confronti, per superare in questo modo il rifiuto preconcetto all'attività associativa sentita come lontana dalle singole realtà lavorative quotidiane e dalle proprie priorità di carattere familiare.

2. Le difficoltà dello Stato costituzionale di diritto

L'attuale fase istituzionale e politica non è il contingente risultato di una serie di cause transeunti.

Essa presenta certamente aspetti particolari, legati agli orientamenti delle forze politiche tuttora dominanti ed al rischio di un declino economico e sociale del Paese.

Ma altri elementi strutturali nascono al di là dei confini nazionali e trovano origine in trasformazioni complessive dei modi di produzione e di distribuzione della ricchezza e nelle pulsioni autoritarie che si manifestano in molti Paesi, col pericolo di una messa in discussione dello Stato costituzionale di diritto. Ciò ci impone di allargare lo sguardo e di confrontarsi con le modificazioni globali della sfera pubblica dell'economia, della politica e del diritto.

Emerge ovunque una tendenza alla compressione dei diritti, anche fondamentali, individuali e collettivi, con particolare evidenza in alcuni ambiti quali la salvaguardia della sicurezza collettiva, la sfera del diritto penale, la tutela del lavoro, la tutela dell'ambiente, l'immigrazione, il diritto allo studio, il diritto alla salute, il diritto ad informare ed essere informati, la tutela dei minori davanti a tutti gli organi giurisdizionali.

I diritti vengono riconosciuti solo se compatibili con le scelte politiche e con le logiche di mercato.

Si assiste inoltre alla riduzione della garanzia giuridica a tutto vantaggio della dimensione della forza politica, attraverso l'enfatizzazione del principio di maggioranza e l'esaltazione dell'onnipotenza del legislatore, anche col sacrificio del principio di eguaglianza davanti alla legge.

Si è, infine di fronte ad un attacco all'indipendenza della magistratura ed in genere ad una contestazione di tutte le autorità che operano al fuori del circuito del consenso politico, nel quadro di un disegno che mira a ridimensionare il ruolo costituzionale della giurisdizione e lo spazio proprio delle istituzioni di garanzia.

3. La crisi della democrazia in Italia

In Italia questa tendenze si sono espresse nel progetto di mutare radicalmente la Costituzione e nella proposta "complementare" di stravolgere lo statuto della magistratura.

Le numerose leggi ad personam approvate in questi anni hanno già rappresentato una lesione della legalità costituzionale e del diritto uguale. Ma sino ad ora è rimasto impregiudicato (ed in parte ha concretamente operato) il ricorso alla giustizia costituzionale.

La controriforma dell'ordinamento giudiziario, ove fosse approvata, non potrà reggere ad una seria verifica di conformità alla Costituzione da parte di un Corte costituzionale autorevole, libera e indipendente. Ma perché ciò accada è necessario, appunto, che la Corte costituzionale resti tale.

Ciò significa che per MD il terreno prioritario di attenzione è quello della difesa della Costituzione e del contrasto degli attuali progetti di modifica.

Contro la rottura costituzionale costituita dal disegno di legge già approvato in prima lettura dalle Camere, che -modificando il rapporto tra i vari poteri e le relazioni Stato e Regioni, delineati nella II Parte della Carta costituzionale- finisce con l'incidere sugli stessi diritti fondamentali, non basta più la parola d'ordine, pure nobile e significativa, della resistenza costituzionale.

In questi anni è stata ripetutamente compromessa la cultura politico-costituzionale che aveva alimentato e vivificato la Costituzione repubblicana. Si pensi, da un lato, allo svuotamento dell'art. 11 della Costituzione ed alla legittimazione dell'uso della forza per esportare o espandere la democrazia; e dall'altro, al concreto abbandono della prospettiva dell'eguaglianza di fatto, affermata dall'art. 3 cpv. della Costituzione, a favore della sola garanzia di livelli minimi di fruizione di diritto sociali.

Per altro verso hanno acquisito il predominio forze politiche, estranee allo spirito di una Costituzione che non avevano concorso a scrivere ed interessate a disegnarne una a misura dei loro eterogenei interessi e delle loro diverse aspirazioni.

A fronte di questi guasti profondi, è necessaria un'opera di rigenerazione e di rilancio dei valori costituzionali che veda come protagoniste forze sociali, politiche e culturali interessate a restituite alla Costituzione la sua dimensione di progetto politico di emancipazione e di sviluppo.

In questa battaglia per il rilancio del Costituzionalismo e dello Stato costituzionale di diritto, la magistratura deve sentirsi impegnata e coinvolta.

Con la consapevolezza che la democrazia costituzionale è certamente fondata sul consenso e alla legittimazione popolare del potere politico e legislativo, ma si caratterizza anche per altri fondamentali elementi costitutivi:

- la previsione di diritti fondamentali, operanti limiti e vincoli al potere di maggioranza politica;
- la separazione dei poteri, garanzia di equilibrio tra diverse istanze;
- la garanzia giurisdizionale e l'interpretazione costituzionalmente orientata della legge, affidate a giudici autonomi e indipendenti dal circuito della maggioranza politica.

Autorevoli voci hanno indicato i rischi di una concezione tutta e solo giuridica della Costituzione e sottolineato l'esigenza di riflettere intorno al fondamento materiale e sociale della validità della Costituzione. Magistratura democratica, per la sua storia e la sua attitudine culturale, è in profonda sintonia con questa linea di ragionamento e di pensiero e ritiene perciò che, soprattutto in momenti di crisi del senso della Costituzione, compete ai giuristi e ai giudici un ruolo di lotta per la Costituzione e per il costituzionalismo, forma moderna della "lotta per il diritto".

E' questo oggi uno degli impegni principali dei magistrati per salvaguardare le condizioni di una reale risposta alle domanda di giustizia, d'equità, di dignità, d'uguaglianza, consapevolmente poste da una società divenuta più esigente e dagli strati sociali che hanno meno voce e rappresentanza.

Inoltre, nella nuova realtà del regionalismo introdotto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, la giurisdizione, ordinaria e amministrativa, è rimasta l'unica funzione statale unitaria sottratta a logiche strettamente politiche; e perciò i magistrati devono avvertire come compito primario quello di continuare ad assolvere, anche nel mutato contesto, alla funzione di garanti d'ultima istanza del godimento -in condizioni di uguaglianza su tutto il territorio nazionale- dei fondamentali diritti sociali, tra cui il diritto alla salute e il diritto all'istruzione.

Su questi temi, importanti e decisivi per l'intera collettività nazionale, md intende continuare a incontrare forze politiche, movimenti sociali, organizzazioni dei lavoratori e associazioni, oltre che tutti gli organismo che riuniscono i professionisti della giustizia, avvocati, magistrati onorari, dirigenti e funzionari amministrativi. La tradizionale apertura all'esterno di md dovrà essere l'asse portante anche della sua futura attività.

A ciò si aggiunge l'affievolimento dell'attenzione da parte delle istituzioni sul fronte del contrasto alla criminalità di tipo mafioso e, in particolare, sul tema degli intreccci fra poteri e pezzi delle politica e settori istituzionali. Md riafferma la consapevolezza che la difesa della legalità costituzionale e la promozione dei diritti passa anche attraverso una forte ripresa dell'impegno su questi temi.

4. L'impegno per il servizio giustizia

La stessa ambizione di questi obiettivi deve misurarsi con le difficoltà e i limiti non solo materiali dell'organizzazione giudiziaria e con la diffusa insoddisfazione della società e dei cittadini per l'inefficienza del sistema di giustizia.

Si ripresenta un interrogativo fondamentale posto in questi anni difficili: perché il Governo e la maggioranza politica riescono a scaricare sulla magistratura le responsabilità della giustizia che non funziona ?

Dare risposte serie e non autoconsolatorie a questo interrogativo è la premessa per un dialogo vero e fecondo con la società e la pubblica opinione.

Per difendere la sostanza dei principi costituzionali, è necessario che l'indipendenza dei magistrati sia sentita come valore permanente dai cittadini.

A tal fine occorre che la giurisdizione sia vissuta come "strumento" per realizzare i diritti delle persone, soprattutto di quelle che si rivolgono al giudice perché non hanno altro potere se non la forza del diritto.

Nella giurisdizione come potere diffuso occorre in primo luogo la tensione etica e professionale di ciascun magistrato nell'esercizio quotidiano delle sue funzioni. Se ogni persona che entra nei tribunali e nelle corti ricevesse dall'incontro con il giudice elementi per trarne considerazione e stima, al di là della situazione di difficoltà dell'organizzazione e del sistema, la martellante campagna mediatica contro i magistrati sarebbe neutralizzata e politicamente controproducente.

Perciò bisogna essere pronti a raccoglierne le critiche e le sollecitazioni per l'autoriforma di comportamenti e di prassi nella gestione degli uffici giudiziari, nell'amministrazione degli strumenti dell'autogoverno, nel rapporto con gli utenti del servizio giustizia e con l'opinione pubblica.

Non si può negare che al disegno controriformatore siano stati offerti troppi pretesti, che se non giustificano minimamente gli intenti restauratori dell'attuale maggioranza, le consentono di propagandare, grazie anche al potere di cui dispone sull'informazione, che la cosiddetta riforma dell'ordinamento è volta ad eliminare privilegi dei magistrati.

Forti di questo rigore verso se stessi, i magistrati avranno più titolo per rivendicare strumenti moderni ed incisivi per amministrare giustizia: procedure più snelle ed essenziali, realmente ispirate al principio di ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), mezzi materiali al passo dei tempi, collaboratori cui venga garantita un'adeguata formazione professionale, un'organizzazione degli uffici razionale ed efficiente.

Coniugando, come sempre, orizzonte politico-culturale e dimensione tecnica, Md offre indicazioni e proposte sui temi cruciali per il rinnovamento della giustizia: interventi sul processo civile, razionalizzazione del processo penale, linee di tutele del lavoro in trasformazione, idee sui nodi principali della questione immigrazione. Su ciascuno di questi temi sono stati formulati documenti che corredano la mozione conclusiva.

A chi oggi guida il Paese e a chi si candida a guidarlo in futuro dobbiamo dire che una politica per la giustizia è possibile, ma che occorre cambiare alla radice l'approccio sin qui seguito, facendo cessare la contrapposizione ostile e preconcetta verso il giudiziario e verso qualunque potere terzo. Un progetto per una giustizia efficiente non può nascere e prendere vita, se non attraverso la consultazione ed il coinvolgimento delle categorie interessate. Il modello virtuoso a cui ispirarsi è quello degli Osservatori per la giustizia civile, che, già presenti in molte realtà, si vanno via via costituendo in altre sedi giudiziarie, dove promuovono l'approvazione di protocolli comuni, la sperimentazione di nuove prassi organizzative, l'individuazione delle ragioni di crisi e di malfunzionamento del servizio giustizia.

5. Come affrontare i problemi dell'autogoverno

Il sistema italiano di autogoverno della magistratura è un modello virtuoso, che ha garantito l'indipendenza del potere giudiziario e che è stato preso a modello in numerosi Paesi. Esso deve essere difeso da tutti i magistrati e non devono trovare spazio, in seno alla magistratura, né tendenze qualunquistiche né generiche e non motivate recriminazioni nei confronti del Consiglio superiore.

L'autogoverno, per essere effettivo, deve essere messo in condizione di funzionare.

La legge elettorale approvata in questa legislatura, con l'abbandono del sistema proporzionale e la diminuzione irragionevole ed immotivata del numero dei componenti, la mancanza di risorse materiali ed il rifiuto, spesso ostentato, di "leale collaborazione" da parte del Ministro (che ha costretto il CSM a percorrere la strada del conflitto di attribuzioni) hanno quindi costituito altrettanti attacchi, diretti o indiretti, alla stessa indipendenza della magistratura.

Il Consiglio, in condizioni spesso difficili, ha saputo esprimersi in questi anni a difesa dell'ordine giudiziario e di singoli magistrati ingiustamente offesi a causa dell'esercizio delle loro funzioni.

E' però vero che alcune decisioni in tema di nomina dei dirigenti, di attribuzione dei punteggi per i tramutamenti, di valutazioni di professionalità, nonché la lentezza di alcune procedure, sono state frutto di pattuizioni e di compromessi deteriori, ciò che ha creato un senso diffuso di malessere cui va data una risposta.

Occorre perciò riaprire il dibattito sull'autogoverno e sulle sue istituzioni fra tutti i magistrati e i gruppi associativi, partendo dall'idea che "autogoverno" non è il solo CSM, ma un sistema più ampio ed articolato che comprende i Consigli giudiziari, i capi degli uffici e tutti i magistrati, che devono sentirsi protagonisti ed artefici di prassi organizzative e di modelli operativi positivi ed efficaci.

Si tratta anche di ridiscutere una normazione secondaria talvolta invecchiata e inadeguata ai fini del vaglio del lavoro quotidiano e delle molteplici professionalità che esistono oggi in magistratura; di ripensare i criteri di scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari e di accesso alle funzioni di legittimità; di coniugare trasparenza ed efficienza nella assegnazione degli affari e nella redazione delle "tabelle", le quali - oltre a garantire il rispetto del principio del giudice naturale, devono costituire un progetto di organizzazione degli uffici che assicuri la piena ed effettiva tutela dei diritti in tempi ragionevoli. Sul rispetto delle tabelle e sul raggiungimento degli obbiettivi il CSM dovrà esercitare il necessario controllo per la valutazione dell'operato dei dirigenti.

Migliori regole e maggiore trasparenza garantiranno anche più spazio ed incisività alla critica libera, puntuale ed informata delle singole decisioni consiliari, critica che costituisce un antidoto efficace a errori, parzialità e deviazioni nell'esercizio dell'ineliminabile discrezionalità sottesa ad alcune scelte del Consiglio.

6. MD nell'ANM

Magistratura democratica esprime consenso ed approvazione per la linea seguita in questi anni dall'Associazione Nazionale Magistrati, che sul terreno decisivo dell'azione di contrasto del progetto di controriforma, ha manifestato apertura e confronto al dialogo con tutti, ma fermezza assoluta sui principi.

Come era già avvenuto nel difficile confronto sul progetto della Commissione Bicamerale, l'ANM ha saputo esprimere razionalità e capacità di lotta, critiche puntuali e argomentate ed efficaci forme di mobilitazione.

Fondamentale è stata la capacità di dar vita ad un rapporto con la migliore cultura giuridica, cui va il merito di aver colto i rischi propri di una umiliazione del giudiziario e di aver fornito un contributo di pensiero e di riflessione, ispirato da una passione civile che ha superato ogni angustia specialistica.

Md intende continuare ad animare, unitamente a tutte le altre componenti dell'ANM, l'impegno di elaborazione e di proposte sui temi del diritto, della giurisdizione e dell'assetto della magistratura.

7. La costruzione europea ed il ruolo dei giudici

Md riconferma l'impegno per una vera Costituzione europea, per un'Europa federale, luogo di pace, di diritti e di giustizia per tutti coloro che in essa risiedono.

Necessario punto di partenza è l'entrata in vigore dell'attuale Trattato costituzionale, che ha incorporato la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, ispirata alla valorizzazione della logica dei diritti, di contro alla logica dei mercati e dei mercanti.

La piena vigenza giuridica di questa Carta, di cui abbiamo criticato alcuni aspetti, è un risultato di per sé sufficiente a giustificare l'approvazione del Trattato, nella prospettiva un processo costituente in corso di cui occorre favorire l'evoluzione positiva.

Anche in assenza di una Carta costituzionale la giurisdizione ha fornito un rilevante apporto ala costruzione di un'Europa dei diritti. Nella nuova cornice disegnata dal "trattato costituzionale", i giudici hanno un compito di straordinaria importanza: tessere la tela dell'ordinamento europeo, fornire il loro contributo alla costruzione di una Europa-ordinamento, preludio di un'Europa federale.

E' forte perciò l'esigenza di continuare, allargandola a tutto il gruppo ed tutta la magistratura, la riflessione che Md ha svolto da Venezia in poi sul processo costituente europeo.

Ferma la consapevolezza che è compito essenziale della politica assicurare le condizioni economiche e sociali necessarie a garantire la tenuta dei diritti fondamentali della persona, ogni giudice può e deve divenire un agente di realizzazione dell'effettività dei diritti, e innanzitutto di quelli dei soggetti deboli contro le logiche economiche di sfruttamento, di oppressione, di esclusione. Ciò sarà tanto più possibile se all'azione della magistratura si accompagnerà l'impegno dei movimenti per l'affermazione di un modello di sviluppo ispirato ai principi di uguaglianza e solidarietà.

Se i capitali finanziari e le ricchezze di pochi si muovono attraverso i mercati internazionali e guidano la globalizzazione dell'economia mondiale, è illusorio pensare che i diritti possano essere effettivamente tutelati in una dimensione solamente nazionale.

Nella nostra agenda deve figurare come una priorità l'elaborazione e la realizzazione di azioni capaci di rendere effettivi i diritti che spettano a tutti gli abitanti del pianeta e la formazione di solide giurisprudenze idonee allo sviluppo della promozione e della tutela di libertà e di uguaglianza sostanziale, promesse dalle più avanzate Carte costituzionali e internazionali. E' anche con questo spirito che affrontiamo i problemi dell'immigrazione.

La globalizzazione selvaggia dell'economia non può essere contrastata soltanto con la logica del diritto interno, ma accettando le sfide e rispondendo alla mondializzazione economica mercantile con la globalizzazione giuridica; non quella predicata dalla Banca Mondiale a tutela della proprietà e dei mercati, ma quella fondata sull'effettività dei diritti delle persone indipendentemente dal luogo o dallo Stato in cui risiedono.

Questo obiettivo si persegue con il rilancio del costituzionalismo a tutti i livelli (nazionale, sopranazionale e internazionale), con il rinnovamento del diritto internazionale (anche come rete per imbrigliare la forza smisurata della potenza imperiale), con la riproposizione dei diritti dell'uomo come limiti alla sovranità degli Stati. Contrapponendo la cultura e la prassi dei diritti e della pace alla teoria e alla pratica della guerra preventiva e dell'esportazione della democrazia con la forza.

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Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:27:40, in Magistratura, linkato 286 volte)

Il nuovo Consiglio Nazionale

XV CONGRESSO NAZIONALE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA

UGUAGLIANZA, DIRITTI, GIUSTIZIA

Mondello, 5-8 maggio 2005

LE ELETTE

Sanlorenzo Rita
Cesqui Elisabetta
Maccora Ezia
D’ancona Linda
Acierno Maria
Fazio Valeria
Gandus Nicoletta
Albano Silvia
Romagnoli Luisa

GLI ELETTI

Patrone Ignazio
Ippolito Franco
Minniti Luca
Cannella Giovanni
Ingroia Antonio
Albamonte Eugenio
Diotallevi Giovanni
Policastro Aldo
Cascini Giuseppe
Cappuccio Daniele

Dal redattore del blog:

Auguri di buon lavoro a tutti e soprattutto a coloro, che conosco di persona!

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Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:12:28, in Magistratura , linkato 252 volte)

Atti del Congresso di Palermo, 5 - 8 maggio 2005

Documenti per il XV Congresso

 

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Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:06:51, in Indagini, linkato 257 volte)

Operazione antimafia a Messina: arrestati un giudice e un vicequestore

Un giudice, un vicequestore e un ex sottosegretario: tutti e tre raggiunti da un ordine di custodia cautelare. Il blitz antimafia scattato all'alba di lunedì 9 maggio in provincia di Messina vede coinvolti nomi eccellenti. A conclusione di un'indagine sui canali di riciclaggio dei capitali di Cosa Nostra sono state arrestate in tutto sedici persone, tra cui vari imprenditori e professionisti.
Diversi i capi d'accusa: concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, corruzione, istigazione alla corruzione, concussione, rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento personale nei confronti di mafiosi. L'indagine (e relativi ordini di custodia cautelare) è estesa ad altre regioni: Lombardia, Toscana e Sardegna.
In manette, dunque, anche un giudice: Giuseppe Savoca, presidente di sezione del tribunale civile di Messina. Così come un vicequestoe della polizia messinese. Sfugge invece alla cattura un altro nome eccellente, Santino Pagano, ex sottosegretario al ministero del Tesoro (dell'Udeur).
Un altro giudice, il pubblico ministero Vincenzo Barbaro, sostituto procuratore della Repubblica presso Direzione distrettuale antimafia, è stato invece raggiunto da un avviso di garanzia. «Questa situazione ha veramente dell'incredibile». ha commentato poco dopo aver ricevuto la notizia. «Assolutamente sereno e tranquillo», convinto che «l'istituzione saprà chiarire tutto», Barbaro si è recato regolarmente al lavoro. Lo attende proprio un processo per mafia, nel quale dovrà rappresentare l'accusa.

(L'Unità 9 maggio 2005)
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=42502

***

Blitz antimafia su ordine della procura generale di Reggio Calabria
Tra le persone agli arresti domiciliari un ex sottosegretario e un vicequestore
Riciclaggio, 16 arresti a Messina coinvolti anche due magistrati
Ordinanza di custodia anche per il giudice del tribunale civile Savoca
Solo indagato il sostituto procuratore Vincenzo Barbaro

MESSINA - Due magistrati, un ex sottosegretario e un vicequestore di polizia. Sono questi i personaggi eccellenti coinvolti in una vasta inchiesta antimafia condotta dalla Dia di Messina ma coordinata dalla Procura generale di Reggio Calabria, competente a procedere nei confronti dei colleghi messinesi.

Il presidente della sezione fallimentare del tribunale civile di Messina Giuseppe Savoca è stato posto agli arresti domiciliari, mentre il sostituto procuratore presso il tribunale di Messina Vincenzo Barbaro è semplicemente indagato. Colpiti da un ordine di custodia cautelare anche Santino Pagano, ex sottosegretario dell'allora Ccd-Cdu al Tesoro nel secondo governo Amato, e un vicequestore di polizia, Alfio Lombardo, trasferito da alcuni mesi da Messina a Palermo.

Complessivamente gli arresti disposti dal gip di Reggio Calabria sono sedici. Le principali ipotesi di reato su cui hanno lavorato gli uomini della Dia sono quelle di riciclaggio, corruzione e associazione mafiosa. L'inchiesta avrebbe messo in luce collusioni fra imprenditori e boss mafiosi per il riciclaggio di denaro sporco, anche attraverso il coinvolgimento di magistrati, in diversi affari ritenuti illeciti.

La procura generale di Reggio Calabria, che ha avocato l'inchiesta dopo le lentezze con la quale era partita, è convinta di aver scoperchiato un sistema illecito di connivenze in cui l'imprenditoria veniva utilizzata per finanziare le famiglie mafiose e pagare le tangenti ai politici. A Messina, secondo quanto emerso, sarebbero confluiti anche gli interessi economici delle cosche di Palermo e Catania.

Dei 16 provvedimenti emessi dal gip, quattro riguardano indagati per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari, sei sono finiti in carcere e altri sei sono ancora ricercati, anche all'estero, dove si sospetta siano latitanti.

L'inchiesta messinese ha preso lo spunto da una indagine avviata alcuni anni fa dalla Dda di Milano che ha riguardato un grosso riciclatore con interessi in molti paesi esteri. I pm milanesi, dopo aver notato che la competenza per molte vicende era dei colleghi siciliani e calabresi, avevano inviato a Messina e Reggio Calabria i fascicoli, che sono poi stati riuniti dalla procura generale in un solo procedimento.

(La Repubblica 9 maggio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cronaca/mafiamessina/mafiamessina/mafiamessina.html

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