Immagine
 laments of the dawn .... ann von holt... di Admin
 
"
E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 19:36:01, in Giuristi, linkato 229 volte)

A.N.F.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE
SEDE DI VERONA
www.anfverona.it

comunicato stampa inviato al giornale L'Arena in data 15.02.2005

La sezione veronese della Associazione Nazionale Forense, con riferimento alla manifestazione della Lega Nord tenutasi il 13.02.2005 ed in particolare ai toni usati dal ministro Calderoli, paludato con la toga, e alla lapide intitolata alla memoria del Procuratore della Repubblica dott. Guido Papalia, respinge la indicazione di Verona come sede e simbolo di malagiustizia e contesta gli attacchi personali ai magistrati autori di decisioni sgradite.
I magistrati non sono una casta intoccabile e le loro decisioni possono essere impugnate e possono anche essere criticate. Ma, si deve sottolineare con forza, che la giurisdizione deve essere libera.
Episodi quali quello verificatosi a Verona tendono a minare questa libertà e, insieme, a minare la fiducia dei cittadini nella magistratura.
A.N.F., che raccoglie tra i suoi iscritti avvocati di ogni collocazione politica e che non ha mai mancato di fare sentire la sua voce critica quando se ne è presentata l'occasione, esprime la propria solidarietà ai magistrati veronesi fatti oggetto di invettiva, nella certezza che, nell'interesse dei cittadini, l'attività giudiziaria continuerà ad essere svolta con serenità ed equilibrio.
Verona, li 15.02.2005

comunicato ricevuto in data odierna da MD

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 19:31:06, in Magistratura, linkato 267 volte)

Magistratura democratica

L'autogoverno che vogliamo
I primi due anni del Csm e le prospettive
del nuovo Consiglio giudiziario

2 marzo 2005 ore 16
Aula Michele Papa - piano terra del Tribunale
Via F. Crispi - Catania

Incontro con Francesco Menditto
componente del Consiglio superiore della magistratura

Presiede:
Marisa Acagnino (segretaria sezione catanese di Md)

Intervengono:
Giuseppe Di Pietro (Consiglio giudiziario di Catania)
Giovanni Cannella (esecutivo nazionale di Md)

"L'autogoverno della magistratura italiana è in crisi. Lo è nella capacità operativa del Csm e dei Consigli giudiziari, lo è nei rapporti tra amministrazione ed amministrati, lo è nella concreta gestione degli uffici, lo è nella limitata partecipazione dei magistrati che solo raramente si fanno carico dei problemi dell'ufficio. Il sistema dell'autogoverno non è di altri, ma è frutto e patrimonio di tutti i magistrati ed è presupposto indispensabile per la difesa della nostra indipendenza e della stessa qualità del nostro lavoro. Ebbene questo sistema è in pericolo con un rischio di implosione non meno grave degli attacchi esterni. Un allarme va lanciato e va sollecitata l'attenzione e la riflessione di tutti prima che sia troppo tardi".

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 19:27:29, in Magistratura, linkato 239 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

LETTERA APERTA ALLA AVVOCATURA
 
Nel recente passato ci ha diviso la valutazione su alcuni aspetti della riforma dell'ordinamento giudiziario. Ma siamo certi che ci accomuna la convinzione della necessità dell'indipendenza della magistratura come garanzia per il cittadino e il profondo rispetto per la professione forense, che realizza essenziali principi costituzionali. Una magistratura indipendente ed una avvocatura libera sono i connotati di ogni vera democrazia.

Pensiamo che non possiate che condividere la nostra preoccupazione di fronte al tono ed ai contenuti delle recenti polemiche su singoli provvedimenti giudiziari. Si travalica ormai costantemente la critica, sempre legittima, sui singoli provvedimenti, per fare appello diretto al “sano sentimento popolare”, di cui ci si propone come interpreti esclusivi. Ciò è tanto più preoccupante quando sono in gioco vicende in cui la cui complessità e problematicità delle scelte rimesse alla magistratura dovrebbe essere sempre richiamata ai cittadini, piuttosto che fare appello  alle reazioni emotive. Si urla allo scandalo per ipotesi di condanna a venti anni di reclusione con rito abbreviato, o per il riconoscimento della seminfermità mentale, muovendo dalla pretesa di farsi interpreti del "sentimento popolare". Il tutto senza reale contraddittorio, in un clima esasperato, che non consente dubbi o riflessioni.

A noi pare che tutto ciò mortifichi non solo l' indipendenza della magistratura, ma anche, e forse soprattutto, la funzione del difensore, il processo come luogo esclusivo per l'accertamento del fatto e la valutazione della personalità dell'imputato.

Tutto questo avviene nel momento in cui il Parlamento, con il disegno di legge Cirielli-Vitali (mentre con la modifica del regime della prescrizione vanifica ogni risposta penale anche per reati di notevole gravità), fissa per i recidivi in reati minori limiti di pena minimi anche di quattro anni e mezzo, con l'abolizione dei benefici penitenziari: eppure l'art. 27 della Costituzione sul carattere rieducativo della pena è ancora vigente.

Quando si parla della necessità di adeguare le sentenze al sano sentimento popolare ci turbano pericolose memorie. Quando il ministro della giustizia entra nel merito di decisioni giudiziarie, criticando la decisione di un giudice di Lecco e approvando quella di un giudice di Busto Arsizio, vi è da preoccuparsi per il sereno esercizio della giurisdizione. Quando un altro ministro presenzia ad una manifestazione in cui si disprezzano le sentenze, si mostrano lapidi per un procuratore della Repubblica, si lanciano invettive contro un giudice reo di aver assolto un imputato islamico e un altro giudice che ha applicato un patteggiamento a due nomadi, la preoccupazione è massima. I magistrati hanno accettato, come parte del rischio professionale, di entrare nel mirino di gruppi terroristi e di gruppi mafiosi, ma è difficile accettare questo livello di attacchi che coinvolgono esponenti del governo. Vorremmo discutere con le associazioni forensi questi argomenti, che non possono essere in nessun modo sottovalutati. Siamo sicuri che un confronto non potrebbe che vederci concordi, avvocati e magistrati, nella difesa di un esercizio indipendente e sereno della giurisdizione, libero da demagogiche strumentalizzazioni.

Roma 23 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

Articolo (p)Link Commenti Commenti (8)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/02/2005 @ 19:48:05, in Magistratura, linkato 266 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le decisioni non capite

Ancora una volta una decisione giudiziaria - adottata dal GIP di Palermo dr. Mazzeo al quale appare doveroso esprimere un forte senso di comunanza - ha suscitato forti critiche  e strumentalizzazioni non accettabili nell'interpretazione offerta all'opinione pubblica.

Esiste un problema reale -che viene accentuato da una informazione non "educativa" ma conformista rispetto al comune sentire - rappresentato da decisioni giudiziarie - che pure vengono assunte nel pieno rispetto dell'applicazione di norme di diritto sostanziale e processuale con i margini di discrezionalità tipici della funzione giurisdizionale (che deve tradurre un fatto concreto in una norma e quindi interpretare quella norma in funzione del diritto leso) - che i cittadini non riescono a capire.

Si tratta della applicazione di pene ritenute non congrue  rispetto ai gravi fatti di sangue commessi (omicidi) ma contenute grazie alla presenza del giudizio abbreviato che consente la riduzione di 1/3 della pena astrattamente irrogabile, dell'interpretazione di concetti non ancora definiti dal legislatore o da una giurisprudenza consolidata (nozione di terrorismo internazionale), dell'applicazione di norme del processo che - rafforzando la posizione di garanzia del giudice rispetto al pubblico ministero - consentono ed anzi impongono al giudice di dissentire in ordine alle richieste del Procuratore della Repubblica anche nel momento della valutazione dell'esercizio dell'azione penale.

Il magistrato deve rendersi conto dell'impatto della sua decisione nell'opinione pubblica ma non può esserne in alcun modo condizionato. L'interpretazione della norma infatti deve avvenire in maniera conforme allo sviluppo dei principi della legislazione soltanto con riferimento all'attualità dei valori costituzionali. In ogni decisione - qualificata sempre da serenità ed equilibrio - non può subentrare la suggestione condizionante della reazione dell'opinione pubblica.

In tal senso è opportuno che tutti soggetti dotati di responsabilità e senso istituzionale operino per una corretta informazione che ponga i termini di un problema reale nelle sue corrette dimensioni e non esponga il magistrato - in quanto attore della giurisdizione - a controproducenti aggressioni.

Milano 21 febbraio 2005
Fabio Roia
Segretario Generale

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

MAGISTRATURA  DEMOCRATICA


 
Lanciare un’iniziativa comune di magistrati e avvocati per la difesa della giurisdizione
 
E’ in corso un'ulteriore escalation contro la giurisdizione che non  può essere ritenuta un'innocua manifestazione, al più folcloristica.
E’ una deriva che va fermata subito e che deve vedere insieme magistrati, avvocati e tutti coloro che credono nello Stato di diritto e nei suoi principi.
Per questo crediamo che l’A.N.M. e le associazioni forensi debbano lanciare un’iniziativa comune che abbia come obiettivo la difesa della giurisdizione.
La situazione è davvero preoccupante.
Siamo ormai in un Paese in cui non vi è più spazio per discussioni e critiche, ma solo per urla e grida.
Si urla allo  scandalo per condanne e assoluzioni, muovendo dalla pretesa di farsi interpreti del "sentimento popolare" che in pratica attribuisce alle  stesse parti il ruolo di giudici su aspetti delicati e sensibili, quali appunto quelli della pena e della libertà personale.
A noi pare che tutto ciò mortifichi non solo l' indipendenza della magistratura, ma anche, e forse soprattutto,  la funzione del difensore, il processo come luogo esclusivo per l'accertamento complesso del fatto e della personalità dell' imputato.
Quando un ministro parla della necessità di adeguare la sentenze al sentimento di giustizia del popolo ci turbano sinistre memorie. Quando un altro ministro capeggia una manifestazione in cui si bruciano le sentenze, si scavano fosse per un procuratore della Repubblica, si minaccia un giudice reo di aver assolto un imputato islamico, e un altro giudice che ha applicato un patteggiamento a due nomadi, la preoccupazione è massima: i magistrati hanno accettato, come parte del rischio professionale, di entrare nel mirino di gruppi terroristi e di gruppi mafiosi, ma è difficile accettare le minacce di esponenti del governo.
Siamo sicuri che un confronto non potrebbe che vedere magistrati ed avvocati finalmente concordi, nella difesa di un esercizio indipendente e sereno della giurisdizione, libero da strumentalizzazioni opportunistiche, contro gli interessi della collettività e, in definitiva, della nostra democrazia.
 
Milano, 18 febbraio 2005
 
Il segretario nazionale
Claudio Castelli

Articolo (p)Link Commenti Commenti (4)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 17/02/2005 @ 12:19:01, in Indagini, linkato 247 volte)

...un po' di anti cia terrorismo anche qui da noi!

La Procura di Milano indaga e decide sui mandati d'arresto
Nel 2003 la missione clandestina per catturare Abu Omar
Cia sotto inchiesta in Italia rapì e torturò un egiziano
di CARLO BONINI, GIUSEPPE D'AVANZO E FERRUCCIO SANSA
Il commando Usa ha lasciato parecchie tracce
Che cosa sapevano il governo italiano o l'intelligence?

MILANO - Almeno una dozzina di uomini della Cia hanno condotto un'operazione "antiterrorismo" clandestina a Milano. Il 17 febbraio del 2003, in pieno giorno, in via Guerzoni, a poche centinaia di metri dall'istituto islamico di viale Jenner, hanno sequestrato un egiziano di 42 anni, Hassan Mustafa Osama Nasr, da tutti chiamato Abu Omar. Quello stesso giorno, lo hanno trasferito nella base militare americana di Aviano, dove Omar è stato interrogato e picchiato per sette ore. Prima di essere consegnato, la mattina del 18 febbraio, all'Egitto, dove ha conosciuto le torture delle carceri speciali e dove ancora oggi è detenuto. Abu Omar ha perso parzialmente l'uso delle gambe e dell'udito. La Procura di Milano conosce le foto e l'identità (forse vera, forse falsa) degli agenti americani che hanno condotto l'operazione e sta valutando se chiederne l'arresto per sequestro di persona. Ecco che cosa è accaduto.

Innanzitutto, chi è Abu Omar? All'uomo piace chiacchierare, forse troppo. Fin dal suo arrivo a Milano, accende qualche curiosità. Ha alle spalle una storia controversa. E' nato il 18 marzo del 1963 ad Alessandria d'Egitto e ha lasciato il Paese all'inizio degli anni '90. Gli archivi spionistici (americani, italiani, egiziani) lo definiscono "combattente in Afghanistan e in Bosnia". Nel 1996 è in Albania, dove sposa Marsela Glina. Mette al mondo un figlio. Finisce nei guai. Lo accusano di aver progettato l'assassinio del ministro degli Esteri egiziano in visita a Tirana. Lascia in tutta fretta il Paese e, dopo una sosta a Monaco di Baviera, riappare a Bari il primo maggio del 1997. Nel '99, la questura di Roma gli riconosce lo status di rifugiato. Ottiene un permesso di soggiorno.

Nell'estate del 2000 è a Milano. Lo accoglie l'appartamento di via Conteverde 18, "una nostra casa di passaggio" - spiegano all'istituto islamico di viale Jenner - "per chi arriva in città senza soldi". Via Conteverde non è un indirizzo anonimo. Ci ha abitato qualche latitante eccellente delle prime inchieste milanesi sulle "cellule in sonno di Al Qaeda". Quella casa è, dunque, "un indizio di appartenenza" per la Digos di Milano. Il telefono di Abu Omar finisce sotto controllo, come i suoi amici, i suoi incontri, i suoi passi. La curiosità non sembra inutile. L'uomo si dà arie da "pezzo grosso". Scrive e pronuncia discorsi infiammati. Appare ai poliziotti "una testa calda". Ai suoi compagni sembra un impostore, un po' narciso. Agli uomini dell'intelligence sembra un uomo su cui lavorare. Ne hanno una conferma quando un tizio (ammesso che non sia una spia) saggia la sua disponibilità a darsi da fare per rafforzare un nuovo network del terrore pronto in Europa. Abu Omar si mostra disponibile.

* * *

In quel 2002, George Tenet non fa mistero del possibile destino di tipi come Abu Omar. Il 17 ottobre, l'allora direttore della Cia testimonia dinanzi alla commissione di inchiesta di Congresso e Senato sui fatti dell'11 settembre. Racconta: "Dopo l'attacco alle Torri, la Cia, con la cooperazione del Fbi, ha restituito alla giustizia mondiale 70 terroristi". La pratica ha un nome: extraordinary rendition, "consegna straordinaria". E' un metodo che non si cura della sovranità degli Stati in cui i "pacchi" da consegnare vengono prelevati. Né si preoccupa della loro sorte una volta giunti a destinazione. "La Cia e l'Fbi hanno perseguito all'estero una politica aggressiva finalizzata alla distruzione di Al Qaeda, delle sue risorse umane e tecniche - dice Tenet - Abbiamo identificato anche 36 fiancheggiatori del Terrore e condotto operazioni nei loro confronti in 50 Paesi. Ventuno di queste operazioni hanno avuto successo e mi riferisco ad arresti, carcerazioni, attività di sorveglianza, consegne e approcci diretti".
La prassi della "consegna straordinaria" è stata battezzata nella seconda metà degli anni '80 ed è diventata routine dopo l'11 settembre. I "pacchi" viaggiano sempre con gli stessi aerei. Nel novembre del 2004, un'inchiesta del Sunday Times individua almeno due dei mezzi con cui la Cia consegna i suoi "prigionieri clandestini". Sono un piccolo Gulfstream 5 da 14 posti con codice N379P e un Boeing 737 senza insegna da 52 posti con codice N313P. Li possiede la società Premier Executive transports services del Massachusetts. Volano da Washington verso 49 destinazioni estere: Giordania, Marocco, Iraq, Afghanistan, Libia, Uzbekistan e, frequentemente, Egitto.

* * *

Ritorniamo a Milano. E' il 17 febbraio 2003. E' un lunedì. Accade tutto tra le 12 e le 12 e 15. Abu Omar esce dal cancello verde della sua abitazione in via Conteverde 18. "Vado in moschea", dice alla moglie. La moschea di viale Jenner, neppure un chilometro in linea d'aria. Abu Omar percorre a piedi via Conteverde, in senso opposto a quello di marcia delle auto e nota un furgone bianco che lo incrocia rallentando. Abu Omar accelera il passo e infila via Ciaia. Intanto il furgone ha girato intorno all'isolato e lo aspetta in via Guerzoni, una strada a doppio senso di marcia, chiusa sui due lati dai giardini pubblici e dal centro di raccolta della Croce Viola. Deve essere apparso il posto giusto per "prendere il pacco". La zona può essere facilmente isolata dal traffico. Due auto che goffamente armeggiano per parcheggiare all'incrocio con viale Jenner e sullo slargo di via Ciaia sono sufficienti per lo scopo. Gli uomini (due) nel furgone bianco "lavorano" con tranquillità mentre gli altri su due auto, prese a nolo, bloccano le due estremità della strada. Sono almeno dodici. Sono americani.

Comunicano tra di loro con telefoni cellulari e lavorano al "prelevamento" da almeno una settimana. Ora, gli uomini vedono Abu Omar. Abu Omar si accorge subito dell'uomo che lo attende, accanto al furgone con il portellone posteriore spalancato, all'altezza del civico 23 di via Guerzoni. Lo sconosciuto parla italiano. Si qualifica come "poliziotto". Chiede un documento di identità. E' questione di attimi. Abu Omar viene sopraffatto. E' vero, è corpulento, ma il suo metro e 65 non riesce a opporsi alla forza con cui viene scaraventato nel vano di carico del furgone, dopo essere stato investito da una sostanza spray sul volto.

Non ci sono auto in via Guerzoni. Nessuno dovrebbe vedere. Dovrebbe. Una giovane donna egiziana, appena uscita dai giardini pubblici con i suoi bambini, risale a ritroso la strada di Abu Omar. Nota quei due in piedi che parlottano. Li sorpassa, coglie alle sue spalle gli indizi di una colluttazione. Sente il portellone di un furgone chiudersi rumorosamente e lo sente partire a tutta velocità. Abu Omar è sparito. Dov'è Abu Omar? La donna racconta quel che ha visto al marito, che frequenta l'istituto islamico di Viale Jenner. Il diavolo ci ha messo la coda (anche se la donna, dinanzi alla polizia, farà scena muta, per poi scomparire dall'Italia).

* * *

Dov'è Abu Omar? Il 3 marzo, a due settimane dalla sua scomparsa, l'intelligence americana solitamente molto riservata si fa avanti. Segnala al governo italiano che "secondo notizie che non si è in grado di verificare, Abu Omar può essere nei Balcani". E' un'informazione storta. Nessuno in quel momento è in grado di verificarla. La storia sembra dover morire lì.

Chi può sapere? La risposta arriva da Abu Omar. Accade il 20 aprile del 2004. Quel giorno, la moglie dell'uomo, Nabila - documenta un'informativa trasmessa al Viminale e pubblicata dai giornali italiani - è al telefono con il marito. La chiamata proviene dal "distretto di Alessandria d'Egitto". La conversazione è intercettata. Abu Omar rassicura la moglie, chiede di mandargli 200 euro e le ordina di non aprire più bocca con la stampa, ma di avvisare soltanto i fratelli.

Le parole di Abu Omar dicono solo che è vivo. Lo stesso giorno il telefono squilla di nuovo. Nella casa di Mohammed Ridha. E' l'imam della moschea di via Quaranta. Egiziano come Abu Omar, suo amico personale. I due si sentono una prima volta il pomeriggio del primo maggio. Abu Omar dà un nuovo appuntamento telefonico per l'8 maggio. E quel giorno racconta, cominciando proprio dal momento in cui il portellone del furgone bianco si chiude alle sue spalle in via Guerzoni. Questo è quel che dice.

* * *

Abu Omar. "I due che mi hanno sequestrato sembravano italiani, almeno dall'aspetto, ma non so dire se fossero italiani. Pensavano di avermi stordito con lo spray, ma quando il furgone è ripartito sono riuscito a mettermi sulle gambe. Mi avevano messo un cerotto sulla bocca, ma avevo gli occhi liberi e mi era stato lasciato l'orologio. Abbiamo viaggiato per circa cinque, sei ore. Quando il furgone si è fermato e hanno aperto il portellone era l'ora del tramonto, tra le cinque e le sei. Ho avuto la sensazione di essere in una base militare americana, perché ho potuto riconoscere le insegne sul timone di alcuni aerei. I due che mi avevano sequestrato, mi hanno portato e lasciato solo in una stanza. Dopo circa un'ora, sono arrivati altri quattro. Mi hanno interrogato fino alle tre del mattino. All'inizio provavano a parlare italiano, ma lo parlavano male e quindi sono passati all'inglese. Insistevano sempre sullo stesso punto: "Tu fai propaganda contro l'intervento americano in Iraq, aizzi l'odio contro gli americani. E' vero? E' vero che recluti combattenti da mandare in Iraq?" Io rispondevo di no, che non era vero, e loro ripetevano le domande. A un certo punto mi hanno mostrato anche un manifesto che avevo scritto in cui denunciavo i misfatti dell'Italia in Libia e Somalia. Poi sono cominciate le botte. Mi hanno pestato fino a notte fonda. Poi, saranno state le tre, mi hanno messo su un aereo, su un piccolo aereo con pochi posti, abbiamo volato per circa quattro ore e all'alba abbiamo fatto scalo in un'altra base militare americana. Credo fosse una base nel Mar Rosso".

E' uno scalo tecnico. L'aereo riparte dopo poco e in un'ora è all'aeroporto civile del Cairo. "Appena sceso dalla scaletta mi hanno preso in consegna ufficiali egiziani. Mi hanno bendato e portato prima a Lazoughli, in una camera di sicurezza dei servizi segreti, di lì un altro trasferimento e mi sono ritrovato in una stanza del ministero dell'Interno egiziano. Qui sono stati sbrigativi. Mi hanno detto: "Se vuoi tornare in Italia, puoi farlo in meno di 24 ore. A una condizione: che tu ti metta a lavorare per noi"". Abu Omar si rifiuta e scrive il suo destino. Quello stesso 18 febbraio 2003 viene trasferito a Tora, il quartiere della sofferenza. Una città carceraria dove "esiste sempre un girone peggiore di quello in cui sei finito".

Abu Omar: "Gli interrogatori sono stati leggeri, pesanti sono state le torture. Mi hanno infilato in una cella frigorifera completamente nudo, doveva essere almeno a venti gradi sottozero, perché sentivo le ossa del mio corpo che si sbriciolavano. Quando ero quasi assiderato, mi hanno trascinato in una stanza che bruciava come il fuoco, almeno cinquanta gradi. Un'altra volta mi hanno disteso su un pavimento bagnato su cui hanno gettato cavi elettrici. A forza di quelle scosse ho cominciato a non muovere più bene le gambe, a non sentire più una parte della schiena".

Cosa vogliono gli egiziani da Abu Omar? Per quello che lui riferisce all'imam di via Quaranta "le domande sono inutili - "Sei stato in Bosnia, sei stato in Afghanistan?" - servono soltanto a dare una parvenza di senso alla tortura". In realtà quel che sembra vogliano da lui è un'altra cosa. E lui la confida all'amico di via Quaranta, quasi con orgoglio: "Mi hanno mostrato una lista con dei nomi. In cima c'era il tuo, Mohammed Ridha, poi quello dell'imam di viale Jenner, Abu Emad. Il mio era il terzo. Mi hanno detto che se volevo uscire dovevo consegnarvi a loro".

Abu Omar resta a Tora quattordici mesi. Finché non gli comunicano che è un uomo libero. A un patto: "Se vuoi uscire con le tue gambe e non in una cassa da morto, non raccontare quello che ti è successo. Dovrai dire che sei venuto in Egitto di tua spontanea volontà con un biglietto comprato in Italia". Abu Omar firma l'impegno. Il 19 aprile 2004 è libero. Ma le telefonate tra il 20 di quel mese e l'8 maggio, riferite dai giornali italiani, gli riaprono le porte della galera. Il 12 maggio i servizi egiziani lo prelevano nella sua casa di Alessandria d'Egitto e da allora di lui nulla più si sa. Che ne è di lui? Ha raccontato la verità?

* * *

Quel che è documentato non è la verità di Abu Omar, ma le misteriose presenze intorno a lui in quel 17 febbraio di due anni fa. La "squadra operativa" della Cia e dell'Fbi ha pasticciato parecchio lasciando tracce dovunque. Lo stesso gruppo di cellulari, secondo le indagini dal procuratore di Milano Armando Spataro, sono in via Guerzoni intorno alle dodici. Gli stessi cellulari "si muovono" verso Aviano, poco dopo. Da quei cellulari partono telefonate al consolato americano di Milano e a un'utenza della Virginia (la Cia ha la sua sede centrale a Langley). Un cellulare di quel gruppo viaggerà fino al Cairo il giorno dopo (probabilmente accanto ad Abu Omar). Dai cellulari (italiani), gli investigatori sono risaliti a chi ha utilizzato le schede telefoniche in quei giorni e, dalle schede, alcuni nomi. Con questi è stato rintracciato l'albergo di Milano dove il gruppo ha alloggiato e l'agenzia di noleggio auto dove hanno preso in affitto il furgone e delle auto dell'operazione.

Con tracciati telefonici, note d'albergo, foto, contratti di noleggio auto, l'inchiesta può dirsi quindi conclusa. Ma qui cominciano le domande e, con le domande, i guai e le polemiche. Possono essere arrestati, per sequestro di persona, una dozzina di agenti della Cia in missione speciale antiterrorismo? Si può chiedere a Washington la loro estradizione? Che cosa ha saputo Roma dell'extraordinary rendition di via Guerzoni e che cosa il governo o l'intelligence italiana ha saputo dopo?

(La Repubblica 17 febbraio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/cronaca/inchiestacia/inchiestacia/inchiestacia.html

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 16/02/2005 @ 17:59:54, in Magistratura, linkato 245 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

SULLA PROPOSTA DI LEGGE n. 3247/S

La proposta di legge n. 3247/S, approvata dalla Camera ed  attualmente in discussione al Senato, introduce rilevanti modifiche al sistema penale in materia di attenuanti, recidiva, prescrizione del reato. Appare difficile cogliere il segno complessivo dell’intervento e le ragioni di politica criminale ad esso sottese tanto contraddittorie tra loro appaiono le misure proposte.

Si introducono, infatti, elementi di rigidità nel processo di individuazione della pena da parte del giudice e nella applicazione di misure alternative.

Il legislatore sembrerebbe qui dar credito ad un pregiudizio tanto diffuso quanto infondato su un certo “lassismo” da parte dei magistrati nella irrogazione delle pene in fase di cognizione e nella concessione di misure alternative in fase di esecuzione. Il numero elevato di detenuti e la minima entità dei reati commessi da parte di soggetti ammessi a misure alternative dimostrano al contrario che il difficile compito di adeguare la pena al fatto commesso in fase di cognizione e di offrire possibilità di rieducazione al condannato in fase di esecuzione è esercitato con equilibrio dalla magistratura italiana.

Come dimostrano tutte le ricerche in campo criminologico sono la tempestività e l’efficacia degli interventi repressivi ad avere effetti positivi in termine di prevenzione generale, piuttosto che l’inasprimento delle pene, peraltro già oggi elevate nel massimo edittale.

In questa chiave le altre misure contenute nel disegno di legge appaiono del tutto incomprensibili e in palese contrasto con lo scopo dichiarato.

L’attenuante obbligatoria per gli ultrasettantenni non ha alcuna giustificazione sul piano criminologico e si traduce unicamente in una ulteriore rigidità nella individuazione della pena.

Ma sono soprattutto le nuove disposizioni in materia di prescrizione del reato a suscitare vivo allarme per il pericolo di vanificare la  effettività del processo.

“Il problema centrale della nostra giustizia è e rimane quello della durata eccessiva dei processi”, ha sottolineato più volte il Presidente Ciampi. Il Procuratore Generale Favara, già nella relazione inaugurale dello scorso anno, nella stessa linea aveva osservato che “La giustizia … è in crisi soprattutto a causa della sua scarsa efficienza e della durata eccessiva dei processi”, aggiungendo che si “crea un circolo vizioso: la prospettiva della prescrizione invoglia a tattiche dilatorie”.

E’ esigenza condivisa che la prescrizione in corso di procedimento debba  tornare ad essere evento del tutto eccezionale. Il difensore ha il dovere professionale di indicare al suo cliente la prospettiva della prescrizione, ma il legislatore deve intervenire per rompere il “circolo vizioso” che spinge alla difesa dal processo piuttosto che alla difesa nel processo. Molte proposte sono state avanzate nel senso di rimodulare il sistema della sospensione, ripensare l’incidenza delle attenuanti generiche sul computo dei termini, fino alle più incisive proposte nel senso di distinguere la prescrizione fino all’inizio dell’azione penale e quella nelle varie fasi del processo, fissando un termine per ogni fase. Occorrerebbe adottare con urgenza  quei provvedimenti in materia di semplificazione e razionalizzazione del processo penale, che raggiungerebbero i due effetti positivi di rendere più celere la conclusione del processo e di vanificare le tattiche dilatorie.

Ma il disegno di legge ora in discussione si muove nel senso opposto, tanto che nella relazione inaugurale di quest’anno il Procuratore generale Favara ha osservato, con riferimento alla prescrizione che “Il suo perseguimento rischia addirittura di essere agevolato se i relativi termini saranno ridotti, con ulteriore incremento delle impugnazioni e vanificazione del lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati, soprattutto per quanto attiene ai processi in corso, già calendarizzati sulla base dei termini attualmente vigente”.

Gli effetti allarmanti sui procedimenti pendenti in Cassazione sono stati indicati in modo preciso nel documento dell’Ufficio del Massimario della Cassazione. Effetti altrettanto gravi si verificheranno per i procedimenti pendenti in primo grado e in appello. Al riguardo occorrerebbe un preciso monitoraggio, che richiede tempi adeguati. E’ incredibile che il Ministro della giustizia abbia preannunciato che il monitoraggio sarà disponibile, ma dopo la approvazione della legge: non sarà dunque un contributo di previsioni per il legislatore, ma un rilievo dei danni che inevitabilmente si produrranno.

I termini massimi di prescrizione saranno ridotti drasticamente quando non dimezzati per reati di notevole gravità ed allarme sociale: millantato credito, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, truffa in danno dello Stato, calunnia, attentato per finalità terroristiche, usura e tanti altri.

Ancor più grave, se possibile, la parificazione della sospensione alla interruzione, ponendo un tetto massimo per le ipotesi di sospensione. In questo modo, oltre alla possibilità che la prescrizione maturi a seguito di eventi estranei al procedimento, si pone in essere un ulteriore clamoroso incentivo alle tattiche dilatorie, con il rischio di introdurre momenti di tensione continua nel processo (es. verifica degli impedimenti del difensore e delle parti).

L’Anm, nel più rigoroso rispetto delle prerogative del Parlamento, ha il diritto ed il dovere di portare il contributo della esperienza professionale dei magistrati.

Chiediamo che il legislatore introduca con urgenza quelle proposte minimali di semplificazione del processo penale, sulle quali è ormai maturato un ampio consenso e che potrebbero rendere effettivo il principio costituzionale della ragionevole durata.

Chiediamo che non si introducano eccessivi irrigidimenti nella discrezionalità del giudice per la individualizzazione ed esecuzione della pena: come insegna l’esperienza, anche recente, i risultati di ingiustizia sostanziale che si potranno verificare saranno attribuiti dalla opinione pubblica al giudice, anche quando la sua decisione sarà conseguente ad automatismi legislativi.

Chiediamo con forza che non si adotti una disciplina della prescrizione che introdurrebbe momenti di tensione continua nel processo, renderebbe inutile tanta parte del lavoro dei magistrati e vanificherebbe la effettività del processo anche per reati notevole gravità.

Roma, 16 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato:
“L’informazione libera non è pubblicità né tanto meno propaganda. Il suo contenuto attiene alla conoscenza e vive di una circolazione di notizie e di idee trattate con libertà di coscienza.
I giornalisti liberi non sono camerieri. Di nessuno.
Il presidente del Consiglio, quando si lancia in assalti all’arma bianca contro i giornalisti “colpevoli” di alimentare con il loro lavoro la conoscenza delle cose e quindi anche il libero dibattito critico sulle scelte del potere, dovrebbe avere a mente sempre questo concetto e rispettarlo.
Le parole sui giornalisti noti per essere tutti “iscritti a sindacati di sinistra” sono poi un tradimento della verità e un’inutile grida lanciata nella rissa politica, dove sarebbe bene portare ben altro. L’informazione fa il suo dovere. Quando esprime schieramenti lo fa con chiarezza, perché questi sono pubblicamente manifesti. Ma è inutile e non va bene invocare fantasmi, cercare scuse, girare i dati per tornaconto politico. Le gambe di queste parole restano corte e i fatti poi si imporranno in maniera dirompente. In Italia esiste un sindacato unitario e pluralista di tutti i giornalisti italiani che non ama e non accetta interferenze di forze esterne e invadenze di campo.
Ciascuna testata giornalistica, anche quelle che ci piacciono di meno, imposta il proprio sommario secondo scelte professionali autonome, nel rispetto della linea editoriale che è nota al pubblico.
Non è perciò condivisibile ed è inaccettabile l’ultimo attacco mirato contro i giornalisti del congresso Ds fatto dal presidente del Consiglio dei Ministri.
Il pluralismo dell’informazione non è proprietà privata, né è in capo agli uomini politici. E’ un bene prezioso che chi ha responsabilità pubbliche più di altri dovrebbe rispettare e educare, con l‘esempio, a preservare. Sempre.
Berlusconi conosce e ama il mondo dell’informazione, nel quale è riuscito a fare grandi imprese e dal quale trae enormi vantaggi. Attacchi che sconfinano nell’insulto verso il giornalismo che fa scelte autonome in tema di gerarchia delle notizie e degli eventi sono parole in libertà ingiuste e inaccettabili. Se hanno lo scopo di sollecitare non dovuti “risarcimenti” politici, tutti giornalisti hanno il dovere di respingerli al mittente, con rigore e schiena dritta. Il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, è con loro. Schierata, certo, dalla parte giusta secondo i canoni della tutela della libera informazione e del pluralismo”. Prot. 35/C. Roma, 16 febbraio 2005
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 15/02/2005 @ 21:26:12, in Magistratura , linkato 268 volte)

RICHIESTA DI INSERIMENTO ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ART. 45, 3° COMMA REGOLAMENTO INTERNO

Nel corso di un'iniziativa organizzata per protestare contro una sentenza della magistratura, il Ministro per le Riforme Istituzionali, On. Calderoli, ha tenuto un comportamento che non ha precedenti per la volgarità delle espressioni usate (alcune delle quali non possono essere riportate in documento di un Organo di rilevanza costituzionale)  e la virulenza delle manifestazioni. Si è giunti a bruciare in piazza copie di una sentenza sgradita e a esibire una lapide col nome del magistrato del p.m. che ha rappresentato lo Stato in quel processo. Ciò è tanto più grave ove si consideri che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verona, dr. Papalia, è già stato oggetto in tempi recenti di violenti attacchi, tanto da determinare l'intervento a tutela del CSM. Tali comportamenti, tenuti da un Ministro della Repubblica, evidentemente dimentico delle ventiquattro vere lapidi che ricordano il tributo di sangue della magistratura italiana, non possono nemmeno essere accostate alla critica dei provvedimenti giudiziari e costituiscono una gravissima interferenza con la giurisdizione da parte di un alto esponente del Governo.

Va qui riaffermato che le continue pressioni sui giudici perché si adeguino nelle loro decisioni alla volontà popolare e al "comune sentire del popolo" costituiscono un'indebita interferenza nella giurisdizione, in violazione della Costituzione che sancisce che i giudici sono soggetti soltanto alla Legge.

Si tratta di principi di base di uno stato di diritto. Più volte il CSM ha riaffermato, anche richiamando l'alto insegnamento del Capo dello Stato, che la critica sempre legittima dei provvedimenti giudiziari non può mai sconfinare nella denigrazione del magistrato. Oggi ciò va ribadito con particolare forza in quanto viene messa in discussione l'essenza stessa della giurisdizione e della separazione dei poteri.

Il CSM delibera

a) la tutela dei magistrati di Verona, come in premessa;

b) di rappresentare alle massime istituzioni dello Stato l'assoluta e indifferibile esigenza di garantire il rispetto dei valori e principi costituzionali posti a presidio dell'autonomo e indipendente esercizio della giurisdizione c) di aprire una pratica a tutela della giurisdizione, invitando la Prima Commissione ad assumere ogni iniziativa utile ad accertare la situazione venutasi a creare in quegli uffici, anche attraverso sedute della Commissione da tenersi in loco.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 15/02/2005 @ 21:20:17, in Magistratura, linkato 259 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

La ripresa dei lavori parlamentari dopo il  Messaggio presidenziale

Il Presidente della Repubblica, nel rinviare alle Camere il disegno di legge delega sull’ordinamento giudiziario, ha rappresentato i profili di palese incostituzionalità che gli “imponevano” di non promulgare la legge.

L’ANM ha sin dall’inizio della presentazione del progetto governativo di riforma dell’ordinamento giudiziario sottolineato l’esigenza imprescindibile di dare adempimento, in attuazione della VII Disposizione transitoria della Costituzione, ad una riforma adottata “in conformità con la Costituzione”.

L’ANM ha  sperato che il governo cogliesse l’opportunità  offerta con il rinvio alle Camere per affrontare non solo i rilievi contenuti nel Messaggio del Presidente ma gli ulteriori profili di costituzionalità, rispetto ad un testo di legge che, come è stato autorevolmente sostenuto, presenta rilevanti problemi di “incostituzionalità” di impianto, ed anche le questioni di irrazionalità ed impraticabilità.

L’iter parlamentare fino ad oggi seguito dimostra purtroppo il contrario.

Gli emendamenti governativi, presentati per adeguare il testo ai principi costituzionali  richiamati dal Presidente Ciampi nel suo Messaggio di rinvio della legge alle Camere, ELUDONO in due punti qualificanti il significato dei rilievi Presidenziali, lasciando inalterati i rilievi di manifesta incostituzionalità.

Viene di fatto conservata la facoltà del  Ministro di ricorrere al Tar contro le deliberazioni del CSM sul conferimento o la proroga di incarichi direttivi. Consentire tale facoltà “fuori dai casi di ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato”, significa renderla possibile in maniera assai diffusa e per motivi di merito.

Ma il Ministro – come si fa notare nel messaggio Presidenziale – non è titolare di un interesse contrapposto a quello del CSM e quindi nessun potere di ricorre al Tar può essergli attribuito. Nel messaggio del Presidente Ciampi viene usata l’espressione “vincolo di metodo” proprio per descrivere il rapporto tra CSM e Ministro ed è stato usato il verbo “impedire”  per escludere la possibilità per il  Ministro di ricorrere agli ordinari mezzi di impugnazione.

Viene poi conservato il carattere esterno al CSM sia per la Scuola della Magistratura che per le Commissioni di concorso le quali hanno la possibilità di emettere dei giudizi di idoneità dei magistrati oggetto di valutazione, che rappresentano il presupposto per le scelte del Consiglio.

Permane così inalterata l’erosione del potere del Consiglio Superiore della Magistratura, in violazione di quanto previsto dall’art. 105 della Costituzione,  dato che la nomine dei magistrati per la progressione in carriera e per la nomina ai posti direttivi e semidirettivi potranno essere effettuate  solo tra quei magistrati che sono stati dichiarati idonei dalle commissioni e che hanno positivamente svolto  i corsi di formazione  nella scuola. In tal modo si attribuisce di fatto a tali strutture esterne al CSM una funzione di filtro del tutto impropria, demandando conseguentemente al CSM non un potere pieno, come previsto dalla Costituzione a tutela della autonomia ed indipendenza della magistratura,  ma fortemente condizionato e limitato.

In questo contesto l’ANM, nel ribadire il netto dissenso rispetto ad una legge che, nonostante le ultime modifiche, pone a rischio dell’indipendenza dei magistrati, modifica l’equilibrio tra i poteri dello Stato, diminuisce le garanzie dei cittadini, AUSPICA che nel prosieguo dei lavori non si ricorra, come in passato, a metodi che strozzano il dibattito e si valutino in profondità, anche attraverso gli emendamenti proposti dalla maggioranza e dalla opposizione,  i rilievi del Presidente della Repubblica e gli ulteriori profili di incostituzionalità ed impraticabilità prospettati anche dall’ANM.

Proprio l’iter parlamentare della legge richiede che il Parlamento si riappropri del proprio ruolo,  riesaminando la riforma con la consapevolezza degli alti valori in gioco, per dare una risposta conforme ai principi fondamentali della nostra Costituzione ed alle necessità dei cittadini.

Roma, 15 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale  

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Ci sono 29 persone collegate

< dicembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         




Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (25)
Economia (27)
Estero (43)
Giuristi (25)
Indagini (87)
Magistratura (394)
Osservatorio Famiglia (10)
Politica (335)
Redazionale (10)
Sindacato (30)
Telestreet (6)
Varie (37)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Not known Facts Abou...
26/08/2018 @ 14:00:00
Di Maybelle
NRI Legal Services 8...
25/08/2018 @ 11:43:58
Di April
NRI Legal Services
25/08/2018 @ 09:54:26
Di Odell

Titolo
Bianco e nero (38)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Fansub pornografia e File Sharing ne vogliamo parlare?

 Si
 No
 Non lo so





08/12/2019 @ 19:43:40
script eseguito in 279 ms