Immagine
 woman in veil ... max emadi... di Admin
 
"
Articolo 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Costituzione Italiana
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 10:13:21, in Magistratura, linkato 324 volte)

Ass. Italiana Magistrati Minorenni e Famiglia
Sezione di Bari


 
Camera Minorile di Bari
 
I RAGAZZI DELLA MAFIA
CONVEGNO NAZIONALE

BARI
Sala convegni della Camera di Commercio
28-29 gennaio 2005

PROGRAMMA

28 gennaio 2005
 
Ore 9.30 Presentazione
Concetta Potito - Segretario Associazione Italiana Magistrati Minorenni e della Famiglia, Sezione di Bari; Adriana Cimmino - Presidente Camera Minorile Bari
 
Ore 10.00 Saluti delle Autorità
Antonio Laforgia - Presidente Camera di Commercio di Bari
Michele Emiliano - Sindaco di Bari
Vincenzo Divella - Presidente della Provincia di Bari
Raffaele Fitto - Presidente della Regione Puglia
Mario de Cristofaro - Presidente Consiglio Regionale Puglia
Francesca Perrini - Direttore Centro Giustizia Minorile, Bari
Andrea Pisani Massamormile - Presidente Banca CARIME
Michelina Grillo - Presidente Organismo Unitario Avvocatura
Francesca La Malfa - Presidente Giunta Distrettuale A.N.M., Bari
 
Ore 11.00 Relazioni introduttive
Pasquale Andria - Presidente Associazione Magistrati Minorenni e della Famiglia
Il ruolo della giustizia penale minorile nella rieducazione dei minori di mafia
Fabrizia Bagnati - Presidente Unione Camere Minorili
I diritti dei minori fra repressione e rieducazione
 
Ore 13.30 Intervallo
 
Ore 15.00 Prima sessione tematica: analisi della realtà
Presiede: Fabrizia Bagnati
Maurizio Fiasco - Sociologo
La devianza minorile nel tessuto sociale delle quattro regioni a rischio
Francesco Paolo Occhiogrosso - Presidente Tribunale per i Minorenni Bari
Interventi a protezione del minore e famiglia mafiosa
Desireè Di Geronimo - Magistrato D.D.A., Bari
I minori nelle nuove organizzazioni criminali

Ore 17.00 Interventi
Anna Montefalcone - Coordinatrice Reg.le Consulta Infanzia e Adolescenza "Gianni Rodari"
Gli enti locali nelle politiche di recupero della devianza minorile
Franco Chiarello - Docente Universitario
Struttura urbana e devianza minorile
Nisio Palmieri - Presidente Fondazione Cesar
Il volontariato nel contrasto alla criminalità organizzata, con speciale riferimento al coinvolgimento dei minori
Tina Abbondanza - Psichiatra Associazione "G.i.r.a.f.f.a."
Le esperienze delle associazioni nei rapporti con i servizi pubblici
Licia Positò - Dirigente scol. - Ufficio Scolastico Regionale
I ragazzi di mafia nella scuola
Mariella Rossiello - Insegnante
L'educazione alla legalità nella scuola
Nicola Petruzzelli - Direttore I.P.M. Fornelli, Bari
L'impatto del minore con le strutture carcerarie
Maria Luisa Ciaravolo - Direttore U.S.S.M./Ministero Giustizia, Bari
Il ruolo dell'Ufficio del Servizio Sociale Minorile
Anna De Vanna - Psicologa
Mediazione e devianze giovanili
Giuseppe Caldarola - Parlamentare
La testimonianza di un uomo politico
 
29 gennaio 2005

Ore 9.30 Seconda sessione tematica: proposte
Presiede: Saverio Abbruzzese - Psicologo
Alessandro Leogrande - Giornalista
I minori di mafia nella realtà pugliese
Anna Rossiello - Avvocato
I figli dei collaboratori della giustizia
don Luigi Ciotti - Presidente Gruppo Abele
Devianza mafiosa minorile: repressione e prevenzione
 
Ore 10.30 Tavola rotonda
Moderatore: Sandro Ruotolo - ViceDirettore TG3
Erminia Mazzoni - Parlamentare; Anna Serafini - Presidente Naz.le Consulta Infanzia e Adolescenza "Gianni Rodari"; Salvatore Mazzaracchio - Assessore Regione Puglia; Nicola Occhiofino - Assessore Provincia Bari; Susy Mazzei - Assessore Comune Bari
 
Ore 12.30 Conclusione
Luigi Pannarale - Docente Universitario
Riflessioni conclusive
 
Si ringraziano
Presidente Camera di Commercio Bari, Presidente Regione Puglia, Presidente Consiglio Regionale Puglia, Presidente Provincia Bari, Sindaco Comune Bari, Dipartimento Giustizia Minorile - CGM Bari, Presidente Carime, Cooperativa Estense Modena, Fondazione Cesar, Casa Editrice Sapere 2000 ed. multimediali

Segreteria Organizzativa Convegno
Katia di Cagno - edizioni multimediali

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Magistratura  Democratica
Il segretario nazionale


 
SULLA PROROGA DEL PROCURATORE  NAZIONALE  ANTIMAFIA
 
La decisione delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dei deputati di prorogare fino al 31 dicembre 2005 il mandato scaduto a Pierluigi Vigna come Procuratore nazionale Antimafia è una inaccettabile espropriazione delle competenze affidate dalla Costituzione al C.S.M. cui spettano in via esclusiva assegnazioni e trasferimenti.
Ciò appare tanto più grave alla luce delle dichiarazioni rese dal Presidente della Commissione Giustizia del Senato secondo cui “gli sforzi…sono finalizzati soprattutto ad evitare che il sostituto di Vigna diventi Caselli”
In questo modo, sia pure in modo surrettizio ( attraverso la conferma del dott. Vigna e la determinazione attraverso la legge della data di vacanza del posto) si affida di fatto al Governo e alla maggioranza parlamentare  la nomina di uno dei più importanti incarichi direttivi italiani.
La divisione dei poteri viene calpestata e si introduce nel sistema un precedente gravissimo che viola i  principi fondamentali del sistema.
Chiediamo a chi ha a cuore le sorti dello Stato di diritto (e tra questi al dr. Vigna) atti coerenti, idonei ad evitare che questo ulteriore strappo costituzionale sia portato a compimento.

Milano, 27 gennaio 2005
Claudio Castelli

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/01/2005 @ 11:19:22, in Magistratura, linkato 256 volte)

UNITA’ PER LA COSTITUZIONE

IL SENSO DI UNA SENTENZA

Ancora una volta una sentenza emessa da un giudice nel pieno rispetto delle regole processuali è stata oggetto di aggressioni e strumentalizzazioni non accettabili.

La decisione del GIP di Milano in tema di terrorismo internazionale è una di quelle sentenze che potremmo definire ad “effetto politico” perché destinata ad assumere una particolare valenza sociale nella comunità attesa la gravità del fenomeno e la legittima diffusa preoccupazione dei cittadini sul tema della sicurezza transnazionale.
Non è certamente – ed in tale distinzione risiede la legittimità della giurisdizione- una sentenza “politica” cioè orientata da finalità politiche che esulano dall’interpretazione e dall’applicazione della legge. La particolare difficoltà di tradurre una fattispecie astratta non definita – e priva di decisioni precedenti consolidate- a singoli fatti storici accertati costituisce un profilo che accentua la difficoltà del lavoro del giudice ma che non può consentire strumentalizzazioni di sorta.

Le sentenze possono essere impugnate dalle parti e criticate dagli osservatori che non devono tuttavia –come ancora una volta è accaduto- aggredire il giudice per una decisione non conforme alle aspettative di una tesi soprattutto con frasi o richieste che esulano dalla cultura istituzionale dello Stato di diritto.

Milano 25 gennaio 2005

Il Segretario Generale
Fabio Roia
       

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 27/01/2005 @ 11:05:14, in Magistratura, linkato 264 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Le proposte dell’A.N.M. dopo il messaggio del Presidente Ciampi sull’ordinamento giudiziario

In occasione della ripresa dell’esame parlamentare al Senato del ddl sulla riforma dell’ordinamento giudiziario a seguito del messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica l’Associazione Nazionale Magistrati ha predisposto un articolato documento che si allega.

L’ANM auspica che la riforma sia riesaminata alla luce della lettera e dello spirito delle disposizioni del titolo IV della Costituzione.

La risoluzione approvata dal Senato limita il riesame del ddl 1296-B/bis “ai soli profili corrispondenti ai quattro rilievi contenuti nel Messaggio del presidente della Repubblica, nonché agli ulteriori profili che risultino per ragioni di coordinamento connessi con i precedenti”.

Peraltro questo ampliamento del riesame ai “profili connessi” proposto dalla stessa maggioranza dovrebbe consentire di prendere in considerazione anche le questioni di irrazionalità e di impraticabilità già sottolineate dall’Anm nel documento presentato al Ministro il 30 settembre 2004.

Roma, 26 gennaio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

LEGGI IL DOCUMENTO

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 26/01/2005 @ 10:29:33, in Magistratura, linkato 1147 volte)

Tribunale di Milano
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari

N. 28491/04 R.G. N.R.
N. 5774/04 R.G. G.I.P.

************************************

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice dr. Clementina Forleo, all'esito del giudizio abbreviato celebrato nel procedimento penale a  margine indicato, nei confronti di:

*DRISSI Noureddine, nato in Marocco il 29.3.1965
presente all'udienza
detenuto presso la Casa Circondariale "San Vittore" di Milano
difeso di fiducia dall'Avv. Giuseppe DE CARLO, viale Brianza, 32 Milano

*HAMRAOUI Kamel Ben Mouldi, nati a Beja (Tunisia) il 21.10.1977
presente all'udienza
detenuto presso la Casa Circondariale "San Vittore" di Milano
difeso di fiducia dall'Avv. Ilaria CREMA, via Bulloni, 12 del foro di Brescia

IMPUTATI

1) del delitto p. e p. dall'art. 270 bis c.p., in quanto si associavano tra loro e con altre persone, tra cui Mohammed Tahir Hammid (già oggetto di sentenza definitiva di applicazione della pena ex art. 444  c.p.p.), Trabelsi Mourad (imputato in separato procedimento pendente  davanti all'A.G. di Brescia), El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, Ciise Maxamed Cabdullah, Mohamed Amin Mostafà, Abderrazak Mahjoub,  Muhamed Majid alias Mullah Fouad, Housni Jamal alias Jamal Al Maghrebi  (per i  quali si procede separatamente davanti alla Corte d'Assise di Milano) Daki Mohammed, Toumi Ali Ben Sassi e Bouyahia Maher Ben Abdelaziz (per i quali si procede separatamente essendo gli stessi già giudicati in data odierna con il rito abbreviato) allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, in Italia ed all'estero, all'interno di un'organizzazione sovra-nazionale, localmente denominata con varie sigle (tra cui "Ansar Al Islam"), comunque operante sulla base di un complessivo programma criminoso, condiviso con similari organizzazioni attive in Europa, Nord Africa, Asia e Medio Oriente, contemplante:

° preparazione ed esecuzione di azioni terroristiche da attuarsi contro governi, forze militari, istituzioni, organizzazioni internazionali, cittadini civili ed altri obiettivi - ovunque collocati ­riconducibili agli Stati, occidentali e non, ritenuti "infedeli" e nemici; il tutto nel quadro di un progetto di "Jihad", intesa, secondo l'interpretazione della religione musulmana propria dell'associazione, nel senso di strategia violenta per l'affermazione dei principi "puri" di tale religione;

° il favoreggiamento della immigrazione illegale in Italia e verso altri Stati dei militanti;

° il procacciamento di documenti falsi di identità per i componenti dell'organizzazione;

° il reclutamento di una pluralità di persone da inserire nell'associazione ed eventualmente inviare in campi di addestramento ubicati principalmente in Iraq;

° l'invio dei militanti nelle "zone di guerra" a sostegno delle attività terroristiche ivi progettate ed eseguite contro il "nemico
infedele";

° la raccolta dei finanziamenti necessari per il raggiungimento degli scopi della organizzazione;

° il proselitismo effettuato (anche nei luoghi di culto e di riunione siti in Milano, come la moschea di Via Quaranta ed un appartamento di Via Cilea n. 40) attraverso videocassette, audio-cassette, documenti propagandistici e sermoni incitanti al terrorismo ed al sacrificio personale in azioni suicide destinate a colpire il nemico "infedele";

° la predisposizione, comunque, di tutti mezzi necessari per l'attuazione del programma criminoso dell'associazione e per il sostegno ai "fratelli" ovunque operanti secondo il descritto programma.
In particolare, operando nella associazione:

- Muhammad Majid (alias Mullah Fouad), Abderrazak Madjoub, Ciise Maxamed Cabdullaah ed El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, con funzioni direttive ed organizzative (art. 270 bis, c. I c.p.) nell'ambito della cellula operante in Milano ed in altre zone del territorio italiano (Muhammad Majid e Ciise Maxamed Cabdullaah, in particolare, nel periodo della propria permanenza in Italia), nonché il Ciise Maxamed Cabdullaah anche a livello internazionale; condotta consistita per i primi tre anche nel fungere da raccordo tra i vertici dell'organizzazione transnazionale e l'attività dei membri della cellula italiana; per il quarto anche nel coordinare l'attività dei membri della cellula locale; per tutti nel coordinare l'approvvigionamento di documenti falsi;

- Hamraoui Kamel Ben Mouldi e Drissi Noureddine, con funzioni organizzative (art. 270 bis, c. I c.p.) consistite nel coordinare l'attività dell'associazione in varie località del Nord Italia (tra cui, oltre Milano, anche Cremona e Parma) anche allo scopo di eludere le indagini delle competenti autorità concentratesi principalmente sull'attività svolta nella città di Milano, sede principale della cellula italiana;

- Mohamed Amin Mostafa, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c.II c.p.), con condotta consistita nell'assicurare il necessario supporto per l'invio definitivo, in vista dei fini sopra indicati, di persone, documenti e denaro nel Kurdistan iracheno (in alcuni casi attraverso la Siria);

- Daki Mohammed, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.p.), con condotta consistita nel dare ospitalità e nell'assicurare approvvigionamento di documenti falsi a membri dell'associazione (tra cui lo stesso Ciise Maxamed Cabdullaah);

- Bouyahia Maher Ben Abdelaziz, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.pp), fungendo da raccordo in territorio turco (segnatamente nella città di Instanbul) tra i capi dell'organizzazione transnazionale e l'attività dei membri della cellula italiana;

- Housni Jamal, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.p.), svolgendo la propria attività, secondo le direttive impartitegli da El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, sia in territorio italiano che in territorio estero (recandosi, ad es., in Turchia presso il gruppo di Bouyahia Maher Ben Abdelaziz per recapitare loro materiale vario su ordine di El Ayashi);

- Toumi Ali, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.p.), provvedendo principalmente al reperimento di documenti falsi e di altro materiale logistico (computer, telefoni, etc.) necessari allo svolgimento dell'attività associativa.

Associazione avente il suo principale centro operativo italiano in Milano, tuttora operante anche in altre località nel territorio italiano (oltre che all'estero) a partire almeno dal luglio 2001; (condotta degli imputati colpiti da provvedimento restrittivo esaurita all'atto della esecuzione del medesimo, se intervenuta).

2) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv. c.p. e 12 commi 1 ° e 3° D.L.vo 286/1998 (ora modificato dalla L. 189/2002), in quanto, in concorso tra loro e con altre persone, tra cui Mohammed Tahir Hammid (già oggetto di sentenza definitiva di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.), Trabelsi Mourad (imputato in separato procedimento davanti all'A.G. di Brescia), El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, Mohamed Amin Mostafà, Abderrazak Mahjoub,  Muhamed Majid alias Mullah Fouad, Housni Jamal alias Jamal Al Maghrebi (per i quali si procede separatamente davanti alla Corte d'Assise di Milano) Toumi Ali Ben Sassi e Bouyahia Maher Ben Abdelaziz (per i quali si procede separatamente essendo gli stessi già giudicati in data odierna con il rito abbreviato), compivano, in violazione delle disposizioni di legge regolanti la materia, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, atti diretti a procurare l'ingresso illegale di una pluralità di persone nel territorio dello Stato, ovvero atti diretti a procurare l'ingresso illegale in altri Stati del quale le suddette persone non erano cittadine o non avevano titolo di residenza permanente, con le condotte già descritte nei capi precedenti. In particolare, provvedevano anche a procurare documenti falsi a persone che arrivavano in Italia anche allo scopo di transitare, successivamente, in altri Stati (prevalentemente presso campi di addestramento in Iraq). Fatto aggravato dall'essere stato commesso da più di tre persone in concorso tra loro. Con l'ulteriore aggravante di cui all'art. 1 L. 6.2.80 n. 15, avendo commesso i reati per finalità di terrorismo.

Reati accertati o commessi in Milano ed in altre località nel territorio italiano dal luglio 2001 al novembre 2003 (condotta degli imputati colpiti da provvedimento restrittivo esaurita all'atto della esecuzione del medesimo, se intervenuta).

************************************

Conclusioni delle parti:

Il P.M. ha chiesto rigettarsi l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa. Nel merito ha chiesto la condanna degli imputati alla pena di anni nove e mesi quattro di reclusione e di euro 16.000,00 di multa, previa derubricazione del ruolo rivestito dai predetti nel reato di cui al capo a) in quello di partecipe.

La difesa ha preliminarmente eccepito l'incompetenza territoriale di questa A.G. essendosi il fatto commesso in Cremona, con conseguente competenza dell'A.G. di Brescia ex art.51/3 bis c.p.
Nel merito, la difesa di DRISSI ha chiesto sentenza di assoluzione perchè il fatto non costituisce reato o perchè l'imputato non lo ha commesso; in subordine ha chiesto la concessione delle circostanze attenuanti generiche; la difesa dell'HAMRAOUI ha chiesto sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste o perchè l'imputato non lo ha commesso.

************************************

ha pronunciato la seguente

SENTENZA
art.22/3 c.p.p.

ORDINANZA
art.299/3 u.p. c.p.p.

MOTIVI della DECISIONE

In data 29.3.2004, a seguito di richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti di di Trabelsi Mourad in ordine ai medesimi reati di cui all'attuale imputazione, questo giudice emetteva sentenza di incompetenza per territorio in favore dell'A.G. di Brescia, ritenendo la stessa competente per l'intera "cellula" di cui all'imputazione all'epoca formulata.

Di seguito, in data 3.8.2004, perveniva richiesta di rinvio a giudizio concernente le posizioni degli altri imputati di cui all'attuale incriminazione (fatta eccezione per Mohammed Tahir Hammid per il quale era nel frattempo intervenuta sentenza ex art.444 c.p.p.), alcuni dei quali chiedevano procedersi con le forme del giudizio abbreviato.

Tra quest'ultimi, gli imputati Drissi Noureddine e Hamroaui Kamel Ben Mouldi, risultati nel corso delle indagini in stretto contatto con il Trabelsi.

I difensori dei due eccepivano preliminarmente l'incompetenza territoriale di questa A.G. in favore di quella bresciana, e questo giudice si riservava la decisione all'esito della discussione.

Alla luce della riformulazione dell'imputazione rispetto a quella elevata in ordine alla posizione del Trabelsi, nonchè soprattutto in base alle indagini successivamente compiute - ed in particolare agli interrogatori resi da taluni coimputati ed imputati in procedimenti connessi nonchè agli atti acquisiti nel giudizio abbreviato ex art.441/5 c.p.p. - va confermata la competenza di detta A.G. in ordine al c.d. gruppo cremonese, e dunque anche in ordine alle posizioni dei due attuali imputati Drissi e Hamraoui, ma va invece affermata la competenza di questa A.G. in ordine al c.d. gruppo milanese, ossia alle posizioni degli altri imputati.

Come infatti già evidenziato nel decreto di rinvio a giudizio emesso in data 29.9.2004 nei confronti degli imputati che non hanno optato per il rito speciale, dall'insieme degli atti processuali - peraltro di seguito integrati ex art.441/5 c.p.p. - emerge all'evidenza la pluralità di più "cellule" di matrice islamico-fondamentalista gravitanti in aree eversive operanti nel territorio nazionale e la sostanziale autonomia, anche nelle loro precipue finalità, delle stesse, e ciò pur in presenza di evidenti e necessari collegamenti tra le medesime ed altre, collaterali, stanziate all'estero. Sempre da detti atti emerge pure l'incentrarsi della "cellula" della quale facevano parte tutti gli altri imputati nel territorio milanese, in cui la stessa trovava appunto il suo epicentro logistico.

Tale valutazione prescinde evidentemente dallo stanziamento dei singoli membri nel territorio dello Stato e si impernia necessariamente sulla base operativa dei gruppi in questione.

Tanto si afferma in quanto sia i due curdi abitanti a Parma - Mohammed Tahir Hammid  e Mohamed Amin Mostafà - pur nei loro appurati contatti con il gruppo cremonese ed in particolare con il Trabelsi, sia Daki Mohamed, domiciliato a Reggio Emilia, risulta operassero in stretto contatto con i membri dell'organizzazione stanziati in Milano, ed in particolare con l'El Ayashi, con il Nasr Osama, oltre che con il Mullah Fouad (nel periodo in cui quest'ultimo era stanziato in Italia), loro referenti primari.

All'esito del giudizio abbreviato deve pertanto affermarsi la competenza dell'A.G. bresciana con riguardo alle posizioni degli imputati Drissi e Hamraoui, i quali peraltro risultano dagli stessi atti indagati presso tale A.G. in parallelo procedimento avente ad oggetto i medesimi titoli di reato, assorbenti le attuali incriminazioni.

************************************

Va nondimeno evidenziato come all'esito del giudizio abbreviato, conclusosi per gli altri imputati con sentenza assolutoria dal reato di cui all'art.270 bis c.p., sulla base degli elementi di prova allo stato ed in questa sede utilizzabili, non possano al riguardo ritenersi persistenti i gravi indizi in ordine a tale reato neppure per il c.d. gruppo cremonese, per la parte evidentemente concernente il presente procedimento come finora sviluppatosi.
Ciò si precisa ai soli effetti del regime cautelare in atto nei confronti dei due imputati in questione, non detenuti nell'ambito del
parallelo procedimento bresciano.

Sul punto va innanzitutto rilevato come gli atti di causa debbano essere sfrondati dagli atti affetti da inutilizzabilità patologica, ed innanzitutto dalle c.d. fonti d'intelligence, ossia dai numerosi dati provenienti da "acquisizioni informative" o "investigative" non meglio precisate, o da acquisizioni assunte in "contesti di collaborazione internazionale" o asseritamente provenienti da "segnalazioni da parte di organismi americani" o da "dati forniti dal BKA tedesco", anch'esse prive di qualsivoglia supporto genetico degno di rilievo processuale e non puntalmente riscontrate da atti processualmente rilevanti.

Lo stesso è a dirsi per gli atti compiuti all'estero e non assistiti dalle garanzie difensive che l'ordinamento interno pone ad imprescindibile fondamento dell'utilizzabilità di tali atti, ed in particolare alle audizioni di soggetti assunti come testimoni anzichè come indagati in procedimenti all'evidenza connessi e dunque senza le dovute garanzie difensive. Ci si riferisce soprattutto alle audizioni di ex combattenti ristretti in Iraq, assunte dall'autorità norvegese ed acquisite dai nostri inquirenti in sede di rogatoria.

Analoghi rilievi di inutilizzabilità processuale riguardano con altrettanta evidenza i dati provenienti dalle c.d. fonti aperte, ossia da informazioni giornalistiche o assunte per via telematica.

Tanto premesso, può dirsi con margini di ragionevole certezza ed al di là delle reticenti dichiarazioni di taluni imputati, che entrambe le "cellule" in questione avevano come precipuo scopo il finanziamento, e più in generale il sostegno, di strutture di addestramento paramilitare site in zone mediorientali, presumibilmente stanziate nel nord dell'Iraq.

A tal scopo, infatti, erano organizzati sia la raccolta e l'invio - attraverso canali ritenuti "sicuri" - di somme di denaro, sia l'arruolamento di volontari - tutti stranieri e tutti di matrice islamico-fondamentalista - da far giungere in dette zone evitando ogni possibile intoppo nelle loro trasferte, e dunque attraverso percorsi anch'essi ritenuti "sicuri" e con documenti spesso contraffatti.

L'attività delle "cellule" in questione, per quanto sempre risulta da detti atti, si colloca storicamente in concomitanza dell'attacco statunitense all'Iraq, avvenuto com'è noto nel marzo del 2003 ma notoriamente previsto come altamente probabile all'indomani del conflitto in Afghanistan, nel quale pure tali gruppi risultano essere stati attivi.

Numerose conversazioni intercettate fanno peraltro riferimento a tale accadimento ed alla necessità di arginare il più possibile i prevedibili nefasti effetti, aiutando "i fratelli" presenti nelle zone del conflitto, sia economicamente sia, appunto, rinforzando i contingenti armati attraverso l'invio di combattenti.

Non risulta invece provato, nonostante gli encomiabili sforzi investigativi compiuti, che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti o in altri prevedibili contesti bellici e dunque incasellabili nell'ambito delle attività di tipo terroristico di cui all'art.270 bis c.p. come novellato all'indomani dei noti e tragici fatti dell'11.9.2001.

La nozione di terrorismo, com'è  noto, diverge da quella di eversione e come questa non è definita in via normativa, dovendosi dunque ricavare in via ermeneutica, sia sulla base del contenuto delle convenzioni internazionali sul punto, sia, soprattutto, riflettendo sulla "ratio" e sulla genesi della norma penale in questione.

Emblematico sotto il primo profilo appare il tenore della Convenzione Globale dell'O.N.U. sul Terrorismo, progettata nel 1999, che all'art.18/2 prevede un'esimente in ordine alle sanzioni in essa previste, in forza della quale le stesse non riguardano le forze armate ed i gruppi armati o movimenti diversi dalla forze armate di uno Stato nella misura in cui si attengano alle norme del diritto internazionale umanitario.

Proprio da tale normativa, ed in particolare da detta esimente, si ricava che le attività violente o di guerriglia poste in essere nell'ambito di contesti bellici, anche se poste in essere da parte di forze armate diverse da quelle istituzionali, non possono essere perseguite neppure sul piano del diritto internazionale, a meno che - ed ecco che in tal caso l'esimente in questione non opera - non venga violato il diritto internazionale umanitario.

Da tale ultimo limite può ricavarsi dunque che le attività di tipo terroristico rilevanti e dunque perseguibili sul piano del diritto internazionale siano quelle dirette a seminare terrore indiscriminato verso la popolazione civile in nome di un credo ideologico e/o religioso, ponendosi dunque come delitti contro l'umanità.

A confortare tale impostazione interviene la "ratio" della norma di cui all'art.270 bis c.p., com'è noto novellata a seguito dei noti e tragici fatti dell'11.9.2001.

La modifica, che ha appunto esteso il rilievo penale dei fatti in tale norma già previsti anche ai casi in cui gli stessi fossero posti ai danni di uno Stato estero, voluta d'emergenza all'indomani di tali fatti parallalemente ad analoghi interventi legislativi posti in essere in altri paesi, ha evidentemente perseguito la finalità di creare una sorta di diritto penale sovranazionale con il quale tutelare i singoli Stati da attentati terroristici di ampio spettro, speculari di strategie politiche autonome e risolutive.

L'estendere tale tutela penale anche agli atti di guerriglia, per quanto violenti, posti in essere nell'ambito di conflitti bellici in atto in altri Stati ed a prescindere dall'obiettivo preso di mira, porterebbe inevitabilmente ad un'ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo, essendo peraltro notorio che nel conflitto bellico in questione, come in tutti i conflitti dell'era contemporanea, strumenti di altissima potenzialità offensiva sono stati innescati da tutte le forze in campo.

Tanto premesso, va rilevato come in punto di fatto non può ritenersi provato, neppure in termini di gravità indiziaria, che le due "cellule" in questione, pur gravitando in aree notoriamente contrassegnate da propensioni al terrorismo, avessero obiettivi trascendenti quelli di guerriglia come sopra delineati.

Al riguardo non può dirsi sufficiente a fondare l'ipotizzata responsabilità penale, la comune appartenenza a realtà eversive ed a strutture, quale quella denominata "Ansar Al Islam" - peraltro bombardata e distrutta nel corso di tale conflitto - dalla composizione tutt'altro che omogenea ed anzi alquanto articolata e complessa.

Sotto tale ultimo profilo va evidenziato come la variegata gamma di posizioni, tutte di matrice islamico-fondamentalista, confluenti nella menzionata struttura "Ansar Al Islam" sia stata delineata dal coimputato "collaboratore" Mohammed Tahir Hammid, il quale, pur nella evidente prospettiva di un trattamento sanzionatorio alquanto mite poi ottenuto ex art.444 c.p.p., ha infatti spiegato che tale formazione era alquanto eterogenea, facendo ad essa capo vari modi di intendere l'opposizione ai regimi "nemici", pur nella comune e dunque omogenea matrice islamico-fondamentalista dei vari sostenitori e simpatizzanti.
       
Le ultime dichiarazioni del predetto parlano al riguardo chiaro. Il Mohammed Tahir ha infatti riferito genericamente di "aver sentito dire" che "Ansar Al Islam" era "in contatto con Al Qaeda" e che aveva in progetto anche di utilizzare "kamikaze" per azioni di guerriglia all'interno dei confini iracheni, senza fornire alcun elemento di diretta cognizione al riguardo, e anzi significativamente aggiungendo che la svolta verso dette forme di violenza era oggetto di discussione tra i componenti dell'organizzazione, affermando altresì di essere un islamista moderato e di non condividere la deriva violenta di detta formazione. Ha inoltre aggiunto che alcuni dei suoi coimputati, quali l'El Ayashi, "si stavano avvicinando a detta organizzazione", così confermando dunque che gli stessi non vi erano organicamente inseriti.

Sempre in ordine all'organizzazione "Ansar Al Islam", va poi evidenziato il tenore della documentazione sequestrata al suo vertice Mullah Krekar, arrestato in Olanda e poi scarcerato ed espluso in Norvegia.

In uno di tali atti, concernente l'ideologia del gruppo e la sua matrice islamico-fondamentalista, si parla infatti di addestramenti militari al fine di affrontare "combattimenti sul fronte", nonchè di "tunnel e cave" costruti per difendersi dai "raid aerei soprattutto dopo gli ultimi bombardamenti sopra Tora Bora nel caso ci fossero degli attacchi dell' alleanza americana britannica".  Il documento in questione si conclude con una chiosa per così dire "profetica". Si legge infatti: "Scrivo queste righe prima dell'attacco americano in Iraq e probabilmente anche noi verremo colpiti anche se stiamo prendendo delle misure protettive per le nostre trecento famiglie, alcuni si nascondono in Iran, ma anche lì hanno la vita dura e difficile... perchè si presume che gli americani attaccheranno le città di Halja e Siruane che sono strategiche, e se queste città verranno liberate potremmo iniziare l'era dell'Emirato Islamico che opererebbe in associazione con l'organizzazione delle Nazioni Unite. E infine chiedo a Dio di darci la forza e la vittoria. Il vostro fratello Abu Sayed Kutub Fateh Krekar.

Sia da tali elementi, sia dalle riportate dichiarazioni di Mohammed Tahir può dunque ricavarsi che "Ansar Al Islam" era strutturata come una vera e propria organizzazione combattente islamica, munita di una propria milizia addestrata appunto alla guerriglia e finanziata anche da gruppi stanziati in Europa ed evidentemente gravitanti nell'area del fondamentalismo islamico, senza perciò avere obiettivi di natura terroristica, probabilmente e verosimilmente propri solo di alcuni di suoi membri.

E' da evidenziarsi peraltro come dal riportato manoscritto a firma del Mullah Krekar era stata dallo stesso prevista la possibilità di un' istituzionalizzazione, addirittura nell'ambito delle Nazioni Unite, dell'organizzazione in questione.

Sempre sulle appurate finalità delle due "cellule" in questione vanno anche menzionate le dichiarazioni rese dall'imputato El Ayashi in data 29.7.2004, laddove lo stesso ammette di aver inviato combattenti in medioriente nel 2003 "per ragioni di Jahad",  ossia "per opporsi agli invasori", in concomitanza appunto con l'attacco americano e per combattere con tro lo stesso, e ciò attraverso il canale siriano gestito dal coimputato Mullah Fouad.

In questo senso, a parere della scrivente, devono peraltro essere intese le più significative conversazioni intercettate. E' il caso del riferimento alla "grande bomba" che "sta arrivando" di cui alla conversazione telefonica intervenuta in data 11.3.2003 ore 11.40 tra l'attuale imputato Drissi e Trabelsi Mourad, evidentemente i due interlocutori riferendosi all'imminente attacco americano all'Iraq, com'è noto scoppiato proprio in quei giorni. Si pensi ancora alla "maledizione" di cui alla conversazione intervenuta in data 1.4.2003 tra l'El Ayashi e Ciise Mahamed all'interno della camera di sicurezza della locale Questura, e il chiaro riferimento alla ormai intervenuta guerra all'Iraq ed alla posizione al riguardo assunta dal governo italiano, con commenti all'evidenza tutt'altro che inequivocabilmente riferibili ad attività di tipo terroristico in concreto programmate. Altra conversazione emblematica in tal senso quella intervenuta in data 30.3.2003 ore 20.41, ossia ad attacco americano già avvenuto, tra il citato El Ayashi e l'attuale imputato Hamraoui, nel corso della quale quest'ultimo comunica che il Trabelsi, sentiti altri personaggi di spicco del gruppo, avrebbe deciso che "non hanno bisogno di uomini lì, hanno bisogno di uomini qui", precisando lo stesso che "metà degli uomini cercano finanziamenti, metà restano qui", all'evidenza riferendosi, quanto agli uomini che restano "qui", ai finanziatori di quei combattimenti.  Lo stesso è a dirsi per la conversazione intervenuta tra il Mullah Fouad e  l'El Ayashi sempre in data 30.3.2003, nel corso della quale il primo richiede l'invio di combattenti adeguatamente addestrati, di "gente che colpisca il ferro", sollecitando l'interlocutore a cercare anche "quelli che stavano in jaban", alludendo secondo la prospettazione accusatoria (ma il riferimento appare in verità alquanto ambiguo) all'invio di uomini disposti, comunque sempre in quel contesto, al diretto sacrificio umano.

Non risulta inoltre da alcun atto degno di rilievo processuale che le due "cellule" in questione fossero legate all'organizzazione "Al Tawid" della quale sarebbe vertice il noto terrorista Al Zarqawi.

Sotto tale profilo va evidenziato come l'utenza telefonica asseritamente in uso a quest'ultimo personaggio fosse tutt'altro che corrispondente (ed anzi differente per ben cinque cifre) a quella che nella conversazione del 9.3.2003 intercorsa tra l'El Ayashi e i due curdi residenti a Parma, viene indicata come in uso al Mullah Fouad.

Neppure risultano legami penalmente rilevanti di tali gruppi con quelli, pur della stessa matrice ideologica, responsabili di attacchi di  pacifica natura terroristica, non potendo al riguardo farsi leva sulla presunta analogia della "potenziale progettualità operativa degli spostamenti di uomini e di risorse" nè tanto meno sulla asserita "circolarità di rapporti" tra soggetti gravitanti nei medesimi ambienti eversivi, e dunque su loro rapporti di conoscenza o di pregressa frequentazione.

Ad incidere sulle esposte considerazioni non può neppure invocarsi la circostanza in base alla quale gli imputati non erano di nazionalità irachena e dunque non avrebbero potuto legittimamente battersi in guerra contro il "nemico" americano.

E' evidente infatti come la scriminante prevista dalla citata convenzione riguardi le forze belligeranti facenti parte delle opposte fazioni in lotta, a prescindere dalla nazionalità dei singoli individui combattenti qualora accomunati da un'unica matrice strategico-ideologica.

************************************

Rimarranno perciò da appurare, nel futuro corso del procedimento bresciano, sia i legami penalmente rilevanti tra i due attuali imputati e gli altri imputati di quel procedimento, sia d'altro canto le eventuali attività terroristiche da tale "cellula" in concreto programmate.

A tal ultimo riguardo non può non rilevarsi come gli atti del procedimento bresciano acquisiti ex art.441/5 c.p.p. e concernenti l'audizione in incidente probatorio del "collaboratore" Zouaoi Chokri, finiscano in ultima analisi per avallare tale valutazione. Le dichiarazioni del predetto relative a presunti attentati da commettere sul territorio italiano, appaiono infatti fondate su deduzioni dallo stesso ricavate da discorsi in linguaggio criptico asseritamente tenuti in sua presenza da soggetti assolutamente estranei al presente procedimento. D'altra parte, come affermato dal P.M. in udienza, va evidenziato come le dichiarazioni che tale "collaboratore" avrebbe reso nell'ambito di altro procedimento milanese e di cui vi è traccia in detto atto, non riguarderebbero le due "cellule" in questione.

Quanto sopra, si ripete, lungi dall'anticipare valutazioni di merito non certo spettanti alla scrivente in ordine alla posizione dei due predetti, vale solo ai fini della revoca della misura cautelare in atto nei confronti degli stessi  nell'ambito del presente procedimento in ordine al reato associativo loro contestato.

Per tali motivi, il reato di cui all'art.12 d.lvo 286/1998 andrà liberato dalla circostanza aggravante di cui all'art.1 l.15/1980.

P.Q.M.

visto l'art. 22/3 c.p.p.

DICHIARA

la propria incompetenza per territorio ed

ORDINA

l'immediata trasmissione degli atti al P.M. presso il Tribunale di Brescia, anche per gli adempimenti connessi alla rinnovazione della misura cautelare in atto come di seguito limitata;

visto l'art.299/3 u.p. c.p.p.

REVOCA

la misura cautelare in atto nei confronti dei due imputati per sopravvenuta carenza di gravi indizi in ordine al reato di cui al capo 1), ed escludendo dal reato di cui al capo 2), l'aggravante di cui all'art.1 l.15/1980, sempre per sopravvenuta carenza di gravi indizi al riguardo.

ORDINA

la formale scarcerazione degli stessi limitatamente a tali ipotesi.

Milano, 24.1.2005

Il Cancelliere                                            
Il Giudice dr. Clementina Forleo

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 20:42:10, in Varie, linkato 229 volte)

Jan 23, 2005
By MICHAEL KEANE
Special to the Los Angeles Times

Words go to war as surely as soldiers do. They can be used to inspire troops, strike fear into the heart of the enemy or persuade neutral parties.

“You know what words can do to soldiers,” Napoleon once wrote to one of his generals. And since 9/11, language has been a central battlefield in the global war on terrorism.

The recent confirmation hearings for Alberto R. Gonzales, President Bush’s attorney general-nominee, highlighted the uses and abuses of words in war.

Gonzales was asked to explain a Justice Department memo, addressed to him, which said torture “covers only extreme acts” involving pain “equivalent in intensity to the pain accompanying serious physical injury, such as organ failure, impairment of bodily function or even death.”

Before any prisoners were abused at Abu Ghraib or Guantanamo Bay, the definition of torture had to be contorted.

Immediately after the attacks on the World Trade Center and the Pentagon, the Department of Defense designated the military response as “Operation Infinite Justice.”

Muslim groups protested, saying that Islam teaches that Allah alone can provide “infinite justice.” The military campaign was quickly renamed “Operation Enduring Freedom.”

Similarly, when Bush described the war on terrorism as “a crusade,” he came under criticism because of the evocation of medieval wars between Christendom and the Islamic world. He dropped the term.

And there are the changing names for the enemy in Iraq.

U.S. military spokesmen first referred to them as “dead-enders” or “Baathist holdouts.” When the insurgency turned out to be undeniably widespread and well organized, its members were “former regime loyalists.”

Then, when it was pointed out that “loyalty” generally has a positive connotation, the term mutated to “former regime elements.”

Official Pentagon news releases continue to avoid the more neutral “guerrilla” or “militant” in favor of “terrorist” and “anti-Iraq forces.”

Last summer, when the Pentagon insisted that its quick victory over Iraq’s conventional forces was not deteriorating into a guerrilla war, a reporter confronted Donald Rumsfeld with the Defense Department’s own definition of the term - “Military and paramilitary operations conducted in enemy-held or hostile territory by irregular, predominantly indigenous forces.”

Rumsfeld stubbornly insisted that “guerrilla war” was not an appropriate description.

He would later rush to a dictionary to defend his own use of the word “slog” in a memo on Iraq. He cited the obscure meaning “to hit or strike hard” rather than the more accepted “hard, dogged march or tramp.”

The careful selection of words in war is almost always a calculated attempt to manipulate perceptions.

Whether an act of violence is called a “suicide bombing” or a “homicide bombing” depends more on the politics of the speaker than on any sincere attempt to describe objective reality.

Even when the language of war is mechanical or colorless it may be deliberate, an attempt to shield both civilians and soldiers from the horrors of modern conflict.

“Battles are won through the ability of men to express concrete ideas in clear and unmistakable language,” concluded Brig. Gen. S.L.A. Marshall, who studied soldiers in combat in World War II.

Before the coalition’s recent attack on enemy forces in Fallujah, the American commander there changed the rules of engagement from “capture or kill” to “kill or capture.”

He sought to communicate to his troops that they were shifting to the offensive and to instill the aggressive posture needed for success in combat.

Every conflict spawns its own vocabulary.

World War I produced “tank,” “dog tag” and “doughboy.” The Cold War could have filled a dictionary with terms such as “mutually assured destruction.”

The purported New World Order following the demise of the Soviet Union yielded “hyperpower,” “military operations other than war” and “ethnic cleansing.”

Like a verbal Rorschach inkblot, words come to be inescapably associated with a particular conflict: “Body count,” “quagmire” and “search and destroy” immediately evoke the Vietnam War.

The war in Iraq has long since entered the language, with “shock and awe,” “IEDs” and “weapons of mass destruction.”

Our military commanders and political leaders must be careful that in using language to deceive the enemy, to propagandize or to persuade, they do not obscure their own thinking. That is what appears to have happened with the Justice Department’s twisting of the definition of torture.

Language is a powerful weapon, but like friendly fire, it can lead to self-inflicted wounds.

As the French playwright Jean Anouilh warned, “Propaganda is a soft weapon: Hold it in your hands too long, and it will move about like a snake, and strike the other way.”

http://www.nashuatelegraph.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20050123/OPINION04/101230007/-1/opinion

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 20:03:29, in Indagini, linkato 257 volte)

ISLAMICI PROSCIOLTI A MILANO, CASTELLI INVIA ISPETTORI
 
ROMA - In un'intervista a Radio Padania, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha detto di aver dato incarico ai propri ispettori di valutare se c'e' ''stata ignoranza o grave travisamento dei fatti'' nella sentenza del Gup di Milano che ha prosciolto i cinque islamici accusati di terrorismo.
''Ricordo - ha detto Castelli - che esiste oggi soltanto una giurisprudenza, poi esiste anche nel progetto di legge dell' ordinamento giudiziario che noi abbiamo fatto, la possibilita' di andare ad esercitare un' azione disciplinare presso quei magistrati che patentemente non applicano le leggi dello Stato. Cito ad esempio un punto dell'ordinamento giudiziario che dice che 'e' materia di azione disciplinare la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile, travisamento dei fatti determinato da negligenza inescusabile'''.

TOGATI DI SINISTRA CHIEDONO INTERVENTO DEL CSM
Il Csm intervenga a tutela del gup di Milano. E' quanto chiedono i consiglieri togati delle correnti di sinistra, che ritengonono si siano superati i limiti della ''legittima critica'' e si sia invece trascesi in ''attacchi alla persona''. ''Le reazioni all'ordinanza del GUP di Milano in un procedimento in materia di terrorismo internazionale hanno superato i limiti della legittima critica alla decisione del giudice e si sono trasfuse in attacchi alla persona e in denigrazione della funzione'' scrivono i consiglieri di Magistratura Democratica e del Movimento per la Giustizia in un documento che hanno presentato al Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli. Per questo chiedono ''l' apertura di una pratica'' sugli attacchi rivolti nei confronti del magistrato ''che consenta un approfondito esame della questione''.
L'iniziativa e' stata sottoscritta da tutti i componenti dei due gruppi: Ernesto Aghina, Paolo Arbasino, Maria Giuliana Civinini, Giuseppe Fici, Luigi Marini, Francesco Menditto, Giuseppe Salme', Giovanni Salvi.

ANM: NO A DENIGRAZIONE GUP DA ALTE CARICHE POLITICHE
No agli ''attacchi personali'' al gup di Milano ''giunti in taluni casi sino al livello della denigrazione da parte di soggetti investiti di alte cariche politiche''. A schierarsi contro queste reazioni e' l' Associazione Nazionale Magistrati.
Questi attacchi - afferma il presidente Edmondo Bruti Liberati - ''non solo costituiscono una inaccettabile lesione del rispetto dovuto alla indipendenza della magistratura ma indeboliscono la reazione contro il terrorismo che trova la sua forza nell'essere condotta rigorosamente entro le regole del giusto processo di uno stato democratico''.

CASINI: SENTENZA INCREDIBILE
La sentenza di Milano ''appare veramente incredibile''. Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, a margine dei lavori della Internazionale democristiana (Idc), commenta il pronunciamento dei giudici di Milano, affermando di condividere ''le perplessita' forti espresse dal ministro degli Esteri''.
''Le sentenze della magistratura vanno sempre rispettate, ma questo non significa non poterle commentare'', sottolinea Casini, che invita ''ad un approfondimento da parte del legislatore, per capire se vi sono esigenze normative nuove, per evitare che fatti di questo tipo rischino di vanificare la preziosa azione dell'intelligence e delle forze dell'ordine''.

GASPARRI: IL CAPO DELLO STATO FACCIA SENTIRE LA SUA VOCE
Una decisione incredibile sulla quale dovrebbe intervenire il Csm, e per la quale anche il capo dello Stato dovrebbe far sentire la sua voce: cosi' il ministro delle Comunicazioni ha commentato la decisione del Gup di Milano di non procedere con l'accusa di terrorismo internazionale verso alcuni islamici. ''Una decisone incredibile, sconcertante e allarmante - ha detto Gasparri a margine di un convegno - fuori da ogni schema razionale, basata su una scelta ideologica''. ''Oggi vive gente che si trova al di fuori del mondo - sottolinea Gasparri - e non si ricorda che c'e' stato un evento terribile come l'11 settembre. Mi auguro che ora l'organo di controllo della Magistratura, il Csm, intervenga per analizzare quanto successo''. ''Spero - conclude - che il Presidente della Repubblica che del Csm e' il presidente, e che ha dimostrato sempre molta sensibilita' al tema della lotta al terrorismo, faccia ora sentire la sua voce''.

GUP FORLEO: DECISIONE SOFFERTA OSSERVANDO LEGGE
''Sono serena. E' stata una decisione sofferta ma ho osservato la legge e ho seguito la mia coscienza, come sempre in tutte le mie decisioni e per qualsiasi imputato''. Lo ha detto il gup Clementina Forleo, in relazione alle polemiche sulla sentenza con la quale, ieri, ha assolto un gruppetto di islamici, accusati di terrorismo internazionale, sostenendo che ''le attivita' violente o di guerriglia'', in un contesto bellico, ''non possono essere perseguite neppure sul piano del diritto internazionale'' e non sono incasellabili in quelle di terrorismo.
 
ISLAMICI ASSOLTI: 'GUERRIGLIERI, NON TERRORISTI'
MILANO - Non avevano programmato attivita' terroristiche che miravano ''a seminare terrore indiscriminato'' tra i civili ma semmai ''attivita' di guerriglia'' in concomitanza con la guerra in Iraq, senza violare i diritti umanitari. Per questo il gup di Milano Clementina Forleo, durante il processo con rito abbreviato, ha assolto dall'accusa di terrorismo internazionale tre dei cinque islamici ritenuti dalla Procura componenti di una cellula legata ad Ansar Al Islam, condannandoli pero' per reati minori.

Sempre per il reato di terrorismo internazionale, il Gup ha revocato la custodia cautelare per gli altri due imputati di cui ha stralciato la posizione inviando gli atti per competenza a Brescia. Tutti restano comunque in carcere ad eccezione di uno, Mohammed Daki, che uscira' per decorrenza termini nei prossimi giorni.

E proprio dal provvedimento con cui il giudice ha deciso di stralciare la posizione di Noureddine Drissi e Khamel Hamrahui, si desumono i motivi che hanno portato a smontare la tesi dell' accusa e, dunque, all'assoluzione dal cosiddetto 270 bis di Boujaha Maher, Ali Ben Sassi Toumi e Mohammed Daki, condannandoli per reati minori, i primi due a tre anni e il terzo a un anno e 10 mesi di carcere. Pene ben piu' miti rispetto a quelle chieste dal procuratore aggiunto Armando Spataro e dal pm Elio Ramondini: dai 10 ai sei anni di carcere. Sui motivi dell'assoluzione dal reato di terrorismo internazionale il gup, oltre a parlare di ''inutilizzabilita' patologica'' di una serie di prove (le cosiddette 'fonti di intelligence', ossia ''i numerosi dati provenienti da 'acquisizioni informative' o 'investigative' non meglio precisate''), fa una disquisizione articolata a sostegno della sua tesi.

Afferma con ''certezza'' che le cellule alle quali appartenevano gli imputati, una che gravita su Milano e l'altra su Cremona, avevano come scopo il finanziamento e il sostegno di strutture di addestramento paramilitare in zone del Medio Oriente e presumibilmente nel nord dell'Iraq. Tant'e' che erano stati organizzati la raccolta e l'invio di somme di denaro e l'arruolamento di volontari ''in concomitanza dell'attacco statunitense all'Iraq avvenuto come noto nel marzo del 2003 ma notoriamente previsto come altamente probabile all'indomani del conflitto in Afghanistan, nel quale pure tali gruppi risultano essere stati attivi''. In pratica gli imputati avevano il compito di aiutare i 'fratelli' nelle zone del conflitto sia dal punto economico sia ''rinforzando i contingenti armati attraverso l'invio di combattenti'' anche se ''non risulta (...) che le due 'cellule' in questione fossero legate all'organizzazione 'Al Tawid' della quale sarebbe vertice il noto terrorista al Zarqawi''. Pero' per il giudice non c'e' prova ''nonostante gli encomiabili sforzi investigati compiuti, che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attivita' di guerriglia da innescare'' in questi o in altri ''prevedibili contesti bellici e dunque incasellabili nelle attivita' di tipo terroristico''. Per questo, osservando che la nozione di terrorismo ''diverge da quella di eversione'', il giudice nel suo provvedimento cita la Convenzione Globale dell'Onu sul Terrorismo del 1999. Convenzione dalla quale ''si ricava che le attivita' violente o di guerriglia'' compiute ''nell'ambito di contesti bellici'' anche se da forze armate diverse da quelle istituzionali, ''non possono essere perseguite neppure sul piano del diritto internazionale a meno che (...) non venga violato il diritto internazionale umanitario''. A meno che non siano ''dirette a seminare terrore indiscriminato verso la popolazione civile in nome di un credo ideologico e/o religioso ponendosi dunque come delitti verso l'umanita'''. Per il giudice questa impostazione e' confortata dal significato della norma introdotta dopo l'attacco alle Torri Gemelle nel codice penale con l'articolo 270 bis, cioe' quello sul terrorismo internazionale: ''ha evidentemente perseguito - osserva - la finalita' di creare una sorta di diritto penale sovrannazionale con il quale tutelare i singoli Stati da attentati terroristici di ampio spettro, speculari di strategie autonome e risolutive''. E qui un altro dei passaggi chiave dell'ordinanza: ''L'estendere tale tutela penale anche agli atti di guerriglia, per quanto violenti, posti in essere nell'ambito di conflitti bellici in atto in altri Stati e a prescindere dall'obiettivo preso di mira, porterebbe inevitabilmente a una ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo, essendo peraltro notorio che il conflitto bellico in questione, come in tutti i conflitti dell'era contemporanea, strumenti di altissima potenzialita' offensiva sono stati innescati da tutte le forze in campo''. Per il gup Clementina Forleo dunque ''non puo' ritenersi provato'' che le due cellule al centro del processo che si e' concluso oggi ''pur gravitando in aree notoriamente contrassegnate da propensione al terrorismo, avessero obiettivi trascendenti quelli di guerriglia come sopra delineati''. Mentre i difensori degli imputati sono rimasti soddisfatti della sentenza e Ali Ben Sassi Toumi uscendo dall'aula ha esultato ''Grazie alla giustizia italiana, Allah e' grande'', il procuratore aggiunto Spataro si e' limitato a dire: ''E' andata male, malissimo''. 25/01/2005 18:26

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 19:39:16, in Indagini, linkato 237 volte)

Credo sia giusto esprimere tutta la solidarietà alla D.ssa Clementina Forleo, giudice per l'udienza preliminare al processo contro la cellula islamica, che in Italia reclutava uomini per la guerriglia irachena.

E' umanamente giusto considerare l'Iraq come un paese occupato da una potenza straniera, la cui popolazione ha diritto di difendere la propria terra. Proprio come, solo cinquanta anni fa, fu in Italia sotto l'occupazione nazista. Valanghe di inchiostro sono state scritte per confondere il termine di resistenza con quello di terrorismo e se l'atto di reclutamento di per se è reato, a questo reato si contrappone la legalizzazione di un forma di reclutamento privato, che agisce qui in Italia come nel caso dei contractor. I contractor, infatti, non sono eroi o forze di pace, ma uomini italiani ben pagati ed esperti nell'uso delle armi, ingaggiati dalle multinazionali americane della guerra per lavorare "con le armi" in un paese la cui popolazione è allo stremo delle forze.

L.M.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 19:35:00, in Magistratura, linkato 237 volte)

Unitamente al collega Elio Ramondini sono il P.M. che ha seguito nella fase di discussione finale, formulando la requisitoria,  il processo con rito abbreviato a carico di alcuni imputati di associazione con finalità di terrorismo nell'ambito del quale è intervenuta la sentenza del GUP di Milano oggetto, da ieri sera, di numerosi commenti.

Pur non condividendo la sentenza nella parte in cui è stata esclusa la sussistenza del reato previsto dall'art. 270 bis cp (tanto che il mio Ufficio proporrà la relativa impugnazione), intendo qui manifestare tutta la mia solidarierà al GUP Clementina Forleo per i rozzi attacchi di cui è stata oggetto.

Il contrasto del terrorismo di qualsiasi matrice non è possibile, in democrazia, al di fuori delle regole e delle garanzie riconosciute agli imputati. Tra le regole c'è quella del controllo giurisdizionale sulle attività investigative e dell'esperibilità di più gradi di giudizio.
La sentenza del GUP merita rispetto, interviene in una materia estremamente difficile da indagare ed in cui la giurisprudenza non è certo consolidata. Persino a livello internazionale, come è noto, le difficoltà definitorie della nozione di terrorismo sono prevalentemente collegate alla tematica delle cd. "guerre di liberazione".

Ogni sentenza, come il CSM e l'ANM hanno più volte ribadito, può essere criticata (così come ogni iniziativa anche degli organi requirenti), ma non sono accettabili offese ai giudici che si traducono in mancanza di rispetto verso la giurisdizione, specie se provenienti da chi ricopre cariche istituzionali.

Per comprensibili ragioni, sono costretto a non aggiungere altro.

Armando SPATARO
Procuratore Aggiunto della Repubblica di Milano
Coordinatore Dipartimento Terrorismo ed Eversione

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 19:33:04, in Magistratura, linkato 275 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sugli attacchi al GIP di Milano

L’Italia negli anni di piombo ha saputo condurre la repressione del terrorismo nel quadro delle regole del diritto e del giusto processo e questa scelta è stata un elemento importante nella crisi del terrorismo e nella vittoria della democrazia.

Questa lezione non deve essere dimenticata oggi quando si fronteggia il fenomeno nuovo ed allarmante del terrorismo islamico; la dialettica polizia-pm-giudice nel quadro del processo è garanzia di legalità ed anche di credibilità ed efficacia delle decisioni giudiziarie, particolarmente in materie nelle quali la raccolta delle prove è particolarmente difficile.

Due anni addietro fu oggetto di pretestuose polemiche, la decisione del procuratore della repubblica di Torino, di non dar corso alle richieste di organi di polizia per misure cautelari nel quadro di una indagine per terrorismo islamico.

Da allora a Torino, come in tutta Italia, importanti risultati nelle indagini su questo fenomeno sono stati raggiunti. In particolare a Milano alcuni procedimenti sono giunti alla sentenza definitiva di condanna e altri procedimenti hanno consentito di pervenire all’individuazione e all’arresto di persone imputate di aver avuto un ruolo di primo piano nella strage della Stazione di Madrid.

La recente decisione del Gip di Milano può essere discussa ma è fondata su ragioni di diritto e su criteri di valutazione e ammissibilità delle prove ed è soggetta alle regole del sistema di impugnazione.

Gli attacchi personali al giudice, giunti in taluni casi sino al livello della denigrazione da parte di soggetti investiti di alte cariche politiche, non solo costituiscono una inaccettabile lesione del rispetto dovuto alla indipendenza della magistratura ma indeboliscono la reazione contro il terrorismo che trova la sua forza nell’essere condotta rigorosamente entro le regole del giusto processo di uno stato democratico.

Roma, 25 gennaio 2005

Il Presidente
Edmondo Bruti Liberati

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Ci sono 18 persone collegate

< dicembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         




Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (25)
Economia (27)
Estero (43)
Giuristi (25)
Indagini (87)
Magistratura (394)
Osservatorio Famiglia (10)
Politica (335)
Redazionale (10)
Sindacato (30)
Telestreet (6)
Varie (37)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Not known Facts Abou...
26/08/2018 @ 14:00:00
Di Maybelle
NRI Legal Services 8...
25/08/2018 @ 11:43:58
Di April
NRI Legal Services
25/08/2018 @ 09:54:26
Di Odell

Titolo
Bianco e nero (38)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Fansub pornografia e File Sharing ne vogliamo parlare?

 Si
 No
 Non lo so





07/12/2019 @ 09:51:22
script eseguito in 243 ms