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 laments of the dawn .... ann von holt... di Admin
 
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"Pensare è più interessante di sapere, ma meno interessante di guardare."

Goethe
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/06/2005 @ 15:54:22, in Indagini, linkato 1323 volte)
Spett.le Punto Informatico
 
per conoscenza Poltel Roma,
Garante Privacy,
Carabinieri,
Servizio Abuse Aconet
 
Il Punto Informatico è una testata giornalistica registrata al tribunale di Roma, al nr. 51 del 7 febbraio 1996, ma purtroppo l'atto di leggerli è assolutamente diseducativo e controproducente per la netiquette del web.
Sono quasi una fucina di opere per tutti gli hacker e i cracker prezzolati del web, considerando che sono sempre i primi a mancare di rispetto agli utenti del web.
Se il loro intento è quello di garantire l'impunità a tutti delinquenti della rete o di violare la privacy degli utenti, facciano pure.
Io continuo a segnalarLi alle Autorità competenti di Polizia postale e al Garante della Privacy, per conoscenza ai Carabinieri, ritenendoli già abbastanza fortunati per aver scampato la denuncia penale per il loro scrivano signor Mantellini e la sua campagna denigratoria con i banner, creati da quel commerciante di Neri.
La diffamazione nel caso della Stampa è inoltre regolata anche dalla attuale legislatura in argomento e punibile in quanto tale.
Rammento che il mio nome e ogni cosa che io scrivo è da ritenersi di mia proprietà e non concesso (in nessun caso) alla redazione de Il Punto Informatico.
Pertanto richiedo la cancellazione immediata del testo scritto sotto, ubicato nella pagina di cui l'html è agibile al link e allegato in copia formato testo (txt).
 
In caso di mancata cancellazione informo che sarà spiccata fattura per tutto il tempo della permanenza del mio scritto sulle vostre pagine web, calcolata secondo il normale tariffario giornaliero dell'Ordine dei Giornalisti per il numero approssimativo dei giorni di permanenza sulle vostre pagine (con buona approssimazione: 12 mesi per circa 750 euro al giorno).
E l'ancor più ovvia citazione in giudizio per i danni civili da diffamazione.
 
Giornalisticamente mi domando:
Ma non vi vergognate di cotanta futilità?
 
Distintamente
 
Loredana Morandi
 
TESTO DA CANCELLARE:

Virgolette   

"(...) inequivocabilmente faccio parte del mondo dell'informazione e sono impegnata come persona e come donna. Quindi nota e recensita dai motori di ricerca nazionali e internazionali." Loredana Morandi da http://bloggersperlapace.splinder.it/

COPIA CACHE DA GOOGLE link:
 
 
ALLEGATO 1:
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Di Loredana Morandi (del 13/06/2005 @ 16:06:02, in Varie, linkato 368 volte)

Guardatevi l'effetto diretto della traduzione del testo txt in html.

Dblog è davvero fantastico, una vera sorpresa! Lu'

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Di Loredana Morandi (del 14/06/2005 @ 18:15:12, in Magistratura, linkato 304 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Si stenta a credere alle dichiarazioni del senatore Centaro, che colpevolizza le donne magistrato che scelgono la maternità.
Non è la realtà, fatta di un alta percentuale di donne che lavorano, che deve adeguarsi alle esigenze organizzative, ma la organizzazione giudiziaria che deve adeguarsi alla realtà.

Da chi ricopre incarichi di alta responsabilità, come il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, ci aspetteremmo piuttosto un contributo alla migliore organizzazione del sistema giudiziario, anche per non far pesare sulla donne magistrato l'inaccettabile dilemma tra essere mamme e fare i processi. 

Una cosa è certa: non sono le donne magistrato che devono rinunciare alla maternità per svolgere i processi; tutto il resto si può discutere. 

Una legge approvata dal Parlamento alla fine del 2000 ha previsto un aumento di organico dei magistrati anche per consentire tempestive supplenze delle magistrate in aspettativa per maternità. Se il governo avesse tempestivamente dato esecuzione alla legge avrebbe fatto il suo dovere e fornito un concreto aiuto a risolvere i problemi oggi evidenziati dal senatore Centaro.

Franco IPPOLITO
Presidente di Magistratura democratica

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Di Loredana Morandi (del 14/06/2005 @ 18:22:34, in Magistratura, linkato 233 volte)

IL MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

Sulle ultime esternazioni del sen. CENTARO
 
Attribuire la causa dell'irragionevole durata dei processi al congedo per maternità di cui godono i magistrati donna costituisce  un'aggressione gratuita alla magistratura italiana a prescindere dal genere di appartenenza.

Una sorta di  auto-dafè, di quelli descritti nel Candido di Voltaire, quello del senatore Centaro che offende la magistratura, non offre alcun contributo serio e propositivo al miglioramento dello stato della giustizia italiana e prospetta un'indicazione  fuorviante e assolutamente priva di fondamento riguardo alle cause dei ritardi della giustizia.

L'irragionevolezza di un'affermazione che attribuisce  alla maternità la responsabilità del ritardo dei processi emerge in tutta la sua inaccettabile e brutale assurdità ove dalla chiacchiera suggestiva si passi all'esame delle risultanze numeriche: nell'arco temporale compreso tra il 1 gennaio 2002 al maggio di quest'anno i congedi obbligatori per maternità sono stati 659, una media dunque di 190 l'anno. Alla luce del numero complessivo dei magistrati in servizio che è quello di 9249 unità è evidente che l'assenza per sei mesi (o al massimo undici in caso di congedo parentale) di 190 magistrati  produce un'incidenza sulla normale presenza in servizio dello 2,05%, percentuale  che supera solo dello 0,6%  quella  dell'assenza per infermità, che ha un'incidenza dell'1,45%.
Quanto poi all'effettiva incidenza sui processi va considerato che epurata il dato dalle assenze per la maternità delle uditrici in tirocinio e senza funzioni  (11 di media all'anno), la percentuale si riduce all'1,9% ovvero percentuale che supera dello 0,5%
quella delle assenze per infermità.

Le cause oggettive che determinano il ritardo sono quindi da ravvisarsi altrove: carenze di organico, di strutture, mancata realizzazione dell'ufficio del giudice, assenza di strumenti processuali che consentano, in armonia  con la garanzia del contraddittorio, la conservazione degli atti processuali.
Perché, poi,  si parla della maternità dei magistrati - ma il discorso vale pure per gli altri funzionari e dipendenti dello stato-  solo per infondate attribuzioni di  responsabilità da ritardo, e non la si considera invece ai fini della promozione di strutture locali adeguate di supporto all'assistenza della prima infanzia?

E' forse più eretico chiedere che presso i Tribunali vengano istituti asili nido ?
Certo è irrealistico sperare in strutture per l'assistenza della prima infanzia quando in molti Tribunali la carenze delle strrutture minimali impediscono il regolare svolgimento dei processi

Il presidente Piero Martello
Il Segretario Nino Condorelli

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Di Loredana Morandi (del 14/06/2005 @ 18:29:36, in Magistratura, linkato 239 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le dichiarazioni del Presidente della Commissione Antimafia nel corso di una intervista  rilasciata ieri sulla Gazzetta del Sud, a proposito della eccessiva durata di determinati processi ( ".le persone che decidono di avere figli li facciano prima o ci pensino dopo..") non meritano particolare commento, se non per segnalare, ancora una volta, quanto sia evidente l'arretramento culturale sul ruolo del magistrato donna,  anche in ambienti istituzionali che pure dovrebbero essere più sensibili verso i problemi reali della società di oggi.

Detta impostazione, in sé antistorica, negando "in radice" alle donne la concreta possibilità di svolgere, nelle migliori condizioni, il doppio ruolo di madre e di magistrato, costituisce una oggettiva discriminazione di genere, e, nel contempo, è fuorviante rispetto a quelle che sono le reali cause delle lungaggini dei processi, da ricercarsi, invece, in un sistema di norme farraginose e disorganiche.
Adoperandosi affinchè il legislatore ridisegni, sempre nel rispetto delle garanzie delle parti, regole processuali  funzionali allo svolgimento dei processi in tempi ragionevoli, si renderebbe un servizio nell'interesse dei cittadini, non certamente negando, o comprimendo, il diritto alla maternità delle donne magistrato. Roma, 10.5.2005   
                             
Marcello Matera
Segretario Generale di Unità per la Costituzione

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Di Loredana Morandi (del 15/06/2005 @ 15:05:56, in Magistratura, linkato 230 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’ANM SULLE DICHIARAZIONI DEL SEN. CENTARO

L’ANM ritiene che i problemi di funzionalità e di efficienza della giustizia non si risolvano negando i diritti e ponendo in discussione il ruolo delle donne che esercitano le funzioni di magistrato. Dichiarare, in occasione di una importante visita della Commissione Antimafia in Sicilia, che le donne dovrebbero astenersi dal procreare se impegnate in processi di particolare importanza significa eludere i reali problemi che in molte occasioni gli stessi magistrati di Messina hanno evidenziato, e trascurarne le possibili soluzioni, cedendo solo a suggestioni inaccettabili sul piano dei valori. L’ANM auspica pertanto, che l’attenzione della classe politica si indirizzi verso le concrete soluzioni dei problemi di funzionalità degli uffici giudiziari, e in particolare di quelli gravati da processi di criminalità organizzata, traducendosi in iniziative volte al rafforzamento degli organici, e a garantire, piuttosto, a tutte le donne magistrato la possibilità di esercitare il loro diritto di essere contemporaneamente madre e magistrato e di poter svolgere entrambi i ruoli al massimo delle proprie potenzialità nell’ambito di condizioni organizzative e strutturali rese, finalmente, idonee.

Roma 15 giugno 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 15/06/2005 @ 15:07:56, in Magistratura, linkato 244 volte)

L’A.N.M. CONVOCA PER OGGI UNA CONFERENZA STAMPA

La Giunta Esecutiva Centrale, a seguito dell’andamento dei lavori parlamentari in corso al Senato sull’ordinamento giudiziario, convoca d’urgenza, OGGI mercoledì 15 giugno 2005 alle ore 16.30, una

CONFERENZA STAMPA

presso la propria sede, per esporre le valutazioni dell’ANM e le iniziative da assumere.

Roma, 15 giugno 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 15/06/2005 @ 15:10:06, in Magistratura, linkato 265 volte)

MOVIMENTO GIUSTIZIA

In questo momento, di fronte alla vergognosa limitazione dei tempi di discussione (otto ore!), deve emergere, nella sua massima e generale estensione, la capacità della magistratura di indignarsi e di mobilitarsi ancora una volta per esprimere la propria ferma e
insuperabile opposizione alla Controriforma dell'O.G., e quindi di essere pronta a sostenere ed attuare tutte le forme di protesta che saranno decise dall'Associazione Nazionale Magistrati.
 
Il  Movimento per la Giustizia ha ben chiara l'importanza della posta in gioco e invita tutti i colleghi a non abbassare la guardia in una fase cruciale della nostra sacrosanta lotta a tutela della giurisdizione e degli assetti costituzionali dei poteri di garanzia.
 
Nino Condorelli
Segretario Generale
Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 15/06/2005 @ 15:12:04, in Magistratura, linkato 263 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Per l'ennesima volta la maggioranza di Governo ha operato una forzatura contingentando i tempi per cercare di arrivare All'approvazione al Senato della controriforma dell'ordinamento giudiziario. Questa maggioranza dimostra di capire solo le ragioni della forza e dei numeri.
Per oltre tre anni abbiamo condotto una battaglia fatta di cultura, mobiltazione e proposte alternative.
Se oggi siamo ancora in questa fase di discussione parlamentare ciò è dovuto anche a questa battaglia.
Rassegnazione ed inerzia ci porterebbero ad una sconfitta, proprio adesso che il traguardo dell'affossamento della controriforma è vicino.
Dobbiamo dimostrare che l'approvazione della controriforma non sarà indolore per questa maggioranza e comporterà dei prezzi di immagine e di consenso. E' quello che abbiamo fatto per questi tre anni con successo e che dobbiamo continuare a fare.
Vedo che molti di noi in questo momento riprendono toni critici ed autocritici verso gli attuali assetti della giustizia, dell'ordinamento, dell'autogoverno. E' una discussione necessaria per raggiungere l'obiettivo che credo largamente condiviso di un progetto per una giustizia radicalmente innovata.
Il primo passo in questa direzione è affossare una controriforma che metterebbe la parola fine a qualsiasi tentativo di rinnvovamento, imponendo carrierismi e burocratizzazioni.
E' un dovere che abbiamo verso noi stessi e verso i cittadini per rilanciare la prospettiva di una giustizia davvero eguale, efficiente e moderna. Molto dipende anche da ciascuno di noi.

Claudio Castelli

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Lettera aperta degli Osservatori di Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Bari e Milano a tutte le rappresentanze istituzionali, associative e sindacali della magistratura, avvocatura e personale amministrativo del settore giustizia in ordine alla legge n.80 del 2005.

Gli Osservatori sulla giustizia civile sono organismi ­ operanti da alcuni anni in varie sedi locali - che aggregano magistrati, avvocati, docenti universitari e personale giudiziario, accomunati, al di fuori di ogni logica di appartenenza, dalla consapevolezza che la risposta alle gravi difficoltà di funzionamento della giustizia civile debba essere ricercata anche attraverso la riaffermazione, nei diversi ruoli, della fedeltà ai valori della Costituzione ed in particolare al principio di uguaglianza, di cui all'art. 3, co. 2°, ed al principio del giusto processo di cui allčart. 111, che, anche sotto il profilo della ragionevole durata, è strumento di garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini.

Gli Osservatori sono convinti che lčefficienza della giustizia civile è questione che non riguarda soltanto la disciplina processuale, ma in misura significativa anche le concrete prassi operative e che tra le regole processuali generali ed astratte e il potere del singolo giudice di dirigere il processo esistono spazi che, a seconda del modo in cui sono riempiti, condizionano fortemente lčefficienza del processo e lčeffettività della giurisdizione. È per tale motivo che in questi anni gli Osservatori si sono dedicati alla individuazione ed alla diffusione di quelle prassi che, in relazione alla legislazione esistente ed alle limitate risorse materiali effettivamente disponibili, possano favorire la efficace e rapida celebrazione del processo civile.

Persuasi della correttezza di questo modo pragmatico di guardare e affrontare le cause che impediscono, al momento, un soddisfacente funzionamento del processo civile, gli Osservatori hanno accolto negativamente alcune delle innovazioni legislative recentemente entrate in vigore, che minacciano di non apportare alcun beneficio alla giustizia civile, ma di creare solo pesanti ostacoli alla rapida definizione dei processi.

Il 12 maggio scorso è stata approvata la legge di conversione del decreto legge 14 marzo 2005 n. 35, relativo al łPiano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territorialeČ, c.d. łdecreto sulla łcompetitivitàČ. Nel decreto originario erano state inserite anche disposizioni disomogenee in materia fallimentare (modifica dei presupposti e degli effetti della revocatoria e del concordato preventivo) e processuale civile (in materia di comunicazioni e notificazioni). In sede di conversione in legge del decreto, è stato introdotto, utilizzando il voto di fiducia e quindi sottraendo, di fatto, la materia al dibattito parlamentare, un maxiemendamento contenente, fra lčaltro, una miscellanea di ulteriori innovazioni delle procedure concorsuali, del processo ordinario di cognizione, dei procedimenti in materia di separazione e divorzio, del processo esecutivo.
La stessa legge di conversione contiene inoltre ben tre deleghe al Governo per operare, entro i prossimi sei mesi, la modifica radicale (per mezzo decreti legislativi) della disciplina del processo civile innanzi alla Corte di Cassazione, dellčarbitrato e dellčintera legge fallimentare.

Al di là di alcune innovazioni condivisibili, lčintervento normativo ha introdotto tra lčaltro modifiche nelle modalità di svolgimento del processo al di fuori di una politica generale della giustizia, ignorando il movimento avviato dagli Osservatori sulla giustizia civile, dalle associazioni forensi, dal Consiglio Nazionale Forense e dalla ANM, che negli ultimi tempi ha inteso farsi carico del problema della giustizia con ottiche e metodi diversi, puntando sull'organizzazione, sulla collaborazione tra tutti gli operatori del diritto, sulla ricognizione e promozione delle prassi migliori.
Un metodo che è stato lodato anche dal Procuratore generale presso la Corte di Cassazione nella sua relazione allčinaugurazione dellčanno giudiziario come elemento di novità nel modo di affrontare le questioni della giustizia.

Gli Osservatori sulla giustizia civile di Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Bari e Milano rilevano che un tale intervento, per quanto concerne il processo ordinario di cognizione:

- risulta estraneo ai contenuti ed alle finalità del decreto legge sulla competitività;
- vanifica il lavoro da tempo in corso in molti uffici giudiziari per adottare interpretazioni e comportamenti più attenti ai diritti dei
cittadini attraverso lčelaborazione di łprotocolli di udienzaČ;
- ripropone questioni processuali che assorbiranno energie e tempo, quasi che il fine del processo non sia di attuare i diritti delle persone, ma decidere su come si deve decidere, allontanando sempre di più il momento di composizione della lite;
- costituisce un alibi per nascondere i veri punti critici della giustizia che affondano le radici in carenze organizzative o cattivi costumi.

Le preoccupazioni degli Osservatori si concentrano su due norme in particolare:

La riforma dellčart. 183 c.p.c. non si limita a superare (come da tanti auspicato) la bipartizione in due distinte udienze della fase di prima trattazione: in realtà essa:

 - elimina lčobbligatorietà dellčinterrogatorio libero e del tentativo di conciliazione;
-  prevede che le parti precisino domande ed eccezioni nelle stesse memorie con le quali devono chiedere i mezzi di prova e in termini perentori ristretti (non superiori a trenta giorni) ;
-   prevede che il giudice non partecipi alla fase della precisazione e modificazione delle domande e delle eccezioni;
-  prevede che il giudice decida sulle istanze di prova sulla base delle memorie scritte e con ordinanza riservata da emettre Oentro trenta giornič.

In tal modo:

-  si altera profondamente la fisionomia della fase introduttiva, svilendo i tentativi di razionalizzazione del processo basati anche sulla
rivitalizzazione del principio di oralità;
- si provoca una contrazione del diritto di difesa, in quanto appare oggettivamente più difficile formulare istanze istruttorie senza
preventivamente conoscere le precisazioni delle domande o eccezioni della controparte;
- si crea unčillusione di efficienza attraverso la previsione di termini che sono:

a) difficilmente rispettabili per il giudice, se non in condizioni di contenute dimensioni del ruolo di cause (che recenti studi indicano nel
numero massimo di 500 e che invece in molti tribunali sono due o tre volte superiori);
b) inutilmente contratti per i difensori, se le fasi di istruzione e decisione non saranno poi effettivamente contenute;

- inoltre si pongono le basi per la creazione di unčaltra forma di processo scritto, inevitabilmente destinato ad entrare in concorrenza con il cosiddetto rito societario (d. lgs. n. 5/2003), pure introdotto per tutte le materie da altra norma della riforma.

Insostenibile, inoltre, appare lčaggravio di lavoro per le cancellerie dei tribunali (soprattutto di quelli più grandi) che dovranno gestire un vero e proprio łruolo delle riserveČ, con inevitabile aumento dei tempi di lavoro in considerazione del numero degli atti da ricevere, da notificare, da inserire nei fascicoli, ecc.
Altrettanto preoccupanti sono le ricadute sullčorganizzazione del lavoro dei magistrati e delle cancellerie del nuovo articolo 70 ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile che, per la tutela dei medesimi diritti, introduce un altro rito a cognizione piena, caratterizzato da diversità di poteri processuali del giudice e delle parti, da diversa scansione delle preclusioni, da diversa articolazione della fase di trattazione e di quella istruttoria. La norma, come già rilevato da alcuni professori di dottrine giuridiche, porrà, tra lčaltro, unčalternativa irrazionale per chi si sforza di rispettare la legge: violare le norme che regolano il rito ordinario oppure violare le norme che disciplinano il rito societario.

Se l'attore, in base al nuovo articolo 70 ter, abbia fatto la proposta di proseguire nelle forme di cui al d.leg. 17 gennaio 2003, n. 5, vi sarà un consistente intervallo di tempo durante il quale il cancelliere, il presidente del tribunale ed il giudice designato sono sicuramente tenuti a compiere attività processuali, ma non sanno quali, non conoscendo con quale rito il processo verrà celebrato. Se lčattore, poi, dovesse convenire in giudizio più parti, queste ultime sarebbero costrette a compiere atti processuali senza poter prevedere gli effetti di tali atti.

Entrambe le norme avranno un impatto notevole sullčorganizzazione degli studi degli avvocati, incidendo sulle esigenze organizzative e formative dei professionisti, già messe alla prova da un decennio di riforme (si pensi alla riforma del processo civile del 1990, allčistituzione del Giudice di Pace, delle Sezioni Stralcio e del Giudice Unico di primo grado, alla modifica del patrocinio a spese dello Stato, alla nuova disciplina delle spese di giustizia); avranno effetti negativi anche sullčorganizzazione del lavoro dei magistrati e degli uffici di cancelleria: basti pensare al tempo che occorrerà per modificare il programma informatico di gestione dei ruoli.

È per i motivi che precedono che gli Osservatori di Firenze, di Roma, di Napoli, di Bologna, Bari e Milano si rivolgono a tutte le rappresentanze istituzionali, associative e sindacali della magistratura, dellčavvocatura e del personale amministrativo del settore della giustizia, affinché ricerchino un coordinamento tra le diverse iniziative già avviate e comunque si adoperino per ottenere, prima dellč11 settembre 2005:

----l'abrogazione della norma che introduce l'art. 70 ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile;

---- la riformulazione della norma che modifica l'art. 183 del codice di procedura civile così da limitare lčinnovazione allčunificazione delle due udienze della fase introduttiva (art. 180 cpc e art. 183 cpc), come da tempo richiesto da gran parte della dottrina , dellčavvocatura e della magistratura;

----- quantomeno, una disciplina transitoria che limiti l'applicabilità delle nuove norme ai processi instaurati dopo l'entrata in vigore della legge.

Gli Osservatori di Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Bari e Milano.

Per le adesioni rivolgersi a Luciana Breggia dell'Osservatorio di Firenze e Riccardo Scaramuzzi dell'Osservatorio di Roma al seguente indirizzo: info@civosservatorioromano.org

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 Non lo so





08/08/2020 @ 11:37:56
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