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 globo celeste ... ... di Loredana Morandi
 
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Non cercare di seguire le orme dei savi di un tempo; cerca ciò che essi cercavano.

Basho
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 19:54:26, in Magistratura, linkato 263 volte)

A S S O C I A Z I O N E    A R T I C O L O    3

Dopo il congresso straordinario di Napoli, nel cdc del 26 settembre, ARTICOLO 3 ha deciso di ritirare la propria partecipazione alla giunta esecutiva centrale.

Negli ultimi mesi avevamo vissuto con sofferenza alcune decisioni della magistratura associata; spesso abbiamo votato contro o ci siamo astenuti su alcune deliberazioni; le nostre proposte alternative (es. questione ministeriali, forme alternative di astensione) sono state rapidamente bocciate. Non avevamo condiviso la logica del "proclama tre (giorni di sciopero) e paga uno"; non ci trovavamo a nostro agio nel teatrino delle decisioni assunte a tavolino da pochi e ratificate dal cdc.

In particolare, pur avendo riconosciuto e condiviso la bontà dell'azione complessiva e il notevole lavoro svolto dalla giunta, a luglio ci sembrava chiaramente finita una fase. La maggioranza aveva appena approvato alla Camera, ponendo la questione di fiducia, la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. Appariva chiara la volontà di procedere a tappe forzate senza lasciare altro spazio alla discussione parlamentare ed al confronto con la magistratura. Era quello anche il momento giusto, e del resto calendarizzato all'o.d.g. del c.d.c., per rinnovare la giunta e dare un cambio di ritmo alla nostra azione. Si ritenne di fare un' ulteriore apertura, di proclamare una "settimana per la giustizia" in cui effettuare le due giornate di sciopero e tenere il congresso straordinario. Si ritenne di soprassedere sul rinnovo delle cariche nonostante sul tappeto ci fosse già l'autorevole candidatura di un esponente dei Movimenti. A settembre sono "scomparse" le giornate di sciopero e con loro la settimana per la giustizia. Nel cdc del 26 settembre era ancora all'o.d.g. il rinnovo delle cariche.

IL CONGRESSO
Durante il c.d.c. abbiamo ascoltato dai colleghi che il congresso è perfettamente riuscito, ha avuto grande eco e risalto nell'opinione pubblica, si sono verificate aperture al dialogo non immaginabili.

Forse noi abbiamo partecipato ad un altro congresso! Certo il congresso ha visto la partecipazione di numerosi colleghi e questo è sicuramente un dato confortante. Ma è stato a tutti evidente la scarsa attenzione avuta sulla stampa e soprattutto dalle televisioni. Ma soprattutto si è avuta la conferma di quanto già si sapeva; non c'è alcuna possibilità ulteriore di dialogo: il Ministro non si è degnato di venire né ha mandato qualcuno in rappresentanza del ministero; della maggioranza è intervenuto solo l 'on. Gargani che ci ha spiegato che l'ora del confronto, del dialogo e delle modifiche è passata. Dalla maggioranza arrivano inequivocabili dichiarazioni sulla "blindatura del testo". Se il congresso doveva avere l'obiettivo di riavviare il dialogo ed il confronto, ebbene l'obiettivo (non per colpa della magistratura) è fallito.

LA PROTESTA
Di conseguenza, non si comprendono ancora le ragioni per cui, dopo così inequivocabili messaggi, all'esito del congresso non si è proceduto, nonostante i proclami dei rappresentanti dei vari gruppi,  a programmare delle iniziative di protesta. Lo sciopero resta congelato; non si prendono in considerazione altre e diverse forme di astensione; guai a parlare di manifestazioni pubbliche; nemmeno lontana l'idea di prendere formalmente posizione sui ministeriali. NULLA.

LA PROPOSTA
Fin dal Congresso di Venezia avevamo chiesto che la magistratura associata finalmente iniziasse un percorso volto a fare proposte serie e coraggiose sull'ordinamento giudiziario; che si creasse un luogo di discussione per affrontare alcuni temi la cui criticità è sotto gli occhi di tutti: nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari, valutazioni di professionalità, modalità di esercizio dell'autogoverno e ruolo delle correnti, effettività dell'esercizio dell'azione penale ecc. Abbiamo sempre detto che i problemi che la riforma affronta sono veri problemi del sistema; naturalmente il progetto li affronta male e con atteggiamento rancoroso e punitivo per la magistratura, ma sono questioni che vanno affrontate innanzitutto al nostro interno. Devo dire che sul punto spesso ci sono state autorevoli aperture e prese di posizione (ricordo scritti in tal senso di Roja e C. Castelli), ma non si è mai passati alla fase della realizzazione. Tutte le volte, anche ieri, in cui ho formulato sollecitazioni in questa direzione il massimo della risposta è stata "non è il momento", ne riparliamo la prossima volta.

IL BALLETTO DELLE CARICHE
La questione della rotazione delle cariche è diventata una vera farsa. Fin da marzo il Presidente Bruti Liberati, con la disponibilità e l'onesta intellettuale che lo contraddistingue, aveva evidenziato l'opportunità di attuare la prevista rotazione delle cariche, anche ad evitare personalizzazioni non proficue per l'azione complessiva dell'associazione. Le attività in corso, non ultima la proclamazione dello sciopero tenuto a giugno, avevano opportunamente consigliato il rinvio. A luglio era tutto pronto: presidenza ai Movimenti ed indicazione del successore chiara e precisa. Tutti d'accordo, anzi no; Unicost la mattina del cdc cambia le carte in tavola, dice di avere candidati pronti per assumere la presidenza, ma chiede un rinvio a settembre perché si proceda alla rotazione dopo il congresso.

Prima del congresso, tutti (non noi perché mai interpellati) d'accordo: presidenza ai movimenti e accordo sul nome: i giornali riportano non solo il nome del nuovo presidente ma anche quello del vicepresidente e del nuovo segretario generale. Dopo il mio breve intervento al congresso, un giornalista che mi chiedeva alcune spiegazioni, si è interrotto dicendomi: mi scusi vado ad ascoltare il vostro nuovo presidente; e non era Bruti che stava parlando.

Ma la mattina del cdc la scena è nuovamente cambiata; Md vuole la rotazione, i Movimenti si dichiarano disponibili a prendere la Presidenza; Unicost chiede nuovo rinvio. Nessuno capisce bene perché, o comunque non risulta dalle dichiarazioni ufficiali; fatto sta che Bruti si dichiara disponibile a continuare, Md lo appoggia, i Movimenti stanno zitti; componenti del cdc come spesso accade muti; Unicost comanda e la giunta viene prorogata. Suriano per articolo 3 aveva detto che si sarebbe dimesso e si dimette.

IL DISSENSO POLITICO e L'UNITA'
Come si vede il dissenso appare radicale: rispetto ad una politica associativa che non programma in questo momento alcuna forma di protesta, non  propone alcuna iniziativa progettuale anche in chiave autocritica; continua il teatrino dei posti e delle cariche in relazione alle convenienze di alcuni e non sulla base di linee politiche chiare e comprensibili dalla base. Coerenza di comportamento e trasparenza verso i colleghi ci hanno indotto a lasciare "la poltrona".

Il nostro impegno associativo non si sposa con queste logiche e su questo non c'è richiamo all'unità che tenga. Richiamo del resto strumentale ed inefficace, atteso che come sempre continueremo a dare il nostro contributo ed a non far mancare l'apporto alle iniziative che saranno (speriamo presto) promosse.

Come abbiamo più volte ripetuto, non ci interessa e non ci ha mai interessato arricchire il panorama associativo di una ulteriore corrente; il nostro obiettivo è dare un contributo di idee ed essere una voce critica e costruttiva per la crescita del dibattito associativo. Ci auguriamo di trovare al nostro fianco dei compagni di strada che rendano meno arduo questo compito.

Napoli, 27 settembre 2004

Antonello Ardituro
Presidente di Articolo 3

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Una ferma presa di posizione sulla vicenda caccia in Italia e sui ripetuti tentativi di ignorare le regole arriva dagli uffici di Bruxelles di Birdlife International, la maggiore federazione mondiale per la conservazione degli uccelli selvatici, di cui la LIPU è il partner italiano.

Con una lettera indirizzata a Nicholas Hanley, capo unità della DG Ambiente della Commissione Europea, Birdlife International sottolinea come i tentativi di modificare i termini dei periodi di caccia in Italia (regolati dal cosiddetto Key Concept Document) da parte del Ministero delle Politiche Agricole italiano non siano supportati da alcuna giustificazione scientifica.

In particolare, afferma Birdlife, il recente report prodotto dal Ministero delle Politiche Agricole e inviato alla Commissione Europea <<non offre alcun nuovo dato che potrebbe condurre ad una riconsiderazione dei dati formalmente inclusi nel Key Concept Document per l’Italia e non sembra rispondere ai requisiti chiaramente indicati dalla Commissione>>.
In un momento in cui esistono fortissimi argomenti che spingono verso una maggiore protezione degli uccelli selvatici, il rischio, secondo Birdlife International, è dunque quello di stravolgere i dati scientifici e le regole con una pressione politica che nulla ha a che fare con le corrette procedure ed il rispetto dei dati.

Il grave allarme lanciato da Birdlife International si conclude con l’appello alla Commissione Europea di <<dare un chiaro segnale alle autorità italiane, affinché queste procedano solo se e quando i requisiti per la modifica delle date di caccia in Italia richiesti dalla Commissione, in termini di dati scientifici attendibili e di approccio metodologico, siano pienamente soddisfatti>>.

Secondo la LIPU il comunicato di Birdlife International dimostra come in Italia, sulla vicenda caccia, le regole stiano ormai saltando completamente. <<Già nel Dicembre del 2002”, afferma Danilo Selvaggi, responsabile dei Rapporti istituzionali della LIPU, “il Ministero delle Politiche Agricole aveva presentato una serie di dati del tutto insoddisfacenti, che la Commissione Europea aveva ovviamente respinto con la raccomandazione, rivolta all’Italia, dell’indispensabile rispetto delle regole. Tuttavia, come se quella cattiva figura non fosse bastata, un nuovo report, sostanzialmente con gli stessi dati, è stato inviato nei giorni scorsi alla Commissione. L’esito non potrà che essere lo stesso e i dati verranno di nuovo respinti>>.

Secondo la LIPU, la continua forzatura delle regole da parte del Ministero delle Politiche Agricole ha un obiettivo chiarissimo: modificare la legge italiana sulla caccia (157/92). Questa modifica può però avvenire solo in presenza di una profonda revisione dei documenti ufficiali europei, soprattutto in termini di specie cacciabili e periodi di caccia.<<Ma per modificare tali documenti - continua Selvaggi - servono dati scientifici. E i dati scientifici ufficiali, gli unici che contano, dicono esattamente il contrario di quanto sostenuto dal Ministero dell’Agricoltura o incluso nelle proposte parlamentari di modifica della legge. Per fare solo un esempio, ben 11 delle specie di uccelli che si vorrebbero includere tra quelle cacciabili sono addirittura assenti dagli allegati della Direttiva europea. Un fatto clamoroso che porterebbe alla bocciatura certa, in sede europea, dell’eventuale nuova legge italiana . <<Riteniamo a questo punto - conclude Selvaggi - che il Governo italiano non possa più astenersi dall’intervenire e mettere un freno ad una situazione, quella sulla caccia in Italia, che francamente sta superando ogni limite>>. Parma, 27 Settembre 2004

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 18:12:41, in Politica, linkato 243 volte)

E usate il nucleare come un feticcio

Roma 27 set. – “L’energia nucleare è diventato per il ministro Marzano e la lobby dell’atomo un vero e proprio feticcio”. Marco Lion, deputato Verde della commissione Ambiente, commenta duramente le affermazioni del ministro delle Attività Produttive che ha ribadito l’intenzione del governo di favorire investimenti nel nucleare estero. “Il governo non ha mai avuto nessuna strategia in materia energetica: mentre altri paesi europei – afferma Lion – hanno preso la strada delle fonti alternative e la Germania annuncia la dismissione delle centrali atomiche esistenti, l’Italia resta ferma a vecchie e superate 'ideologie' energetiche, basate in primo luogo sul favore ai gruppi privati per la corsa alle acquisizione di impianti elettrici ed ora anche nucleari: una politica miope e agganciata agli interessi economici di alcuni grandi gruppi, non certo dettata dal benessere del paese”.

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 18:11:26, in Politica, linkato 266 volte)
Roma 27 set. – “Il ministro Pisanu fa propaganda sull’accordo Italia - Libia che presenta numerosi punti di dubbia legittimità giuridica”. Lo afferma il vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio, il Verde Paolo Cento, il quale chiede “un immediato dibattito parlamentare. L’unica cosa certa che emerge fino ad ora è che il pattugliamento militare delle acque internazionali e lo stesso supporto di polizia dell’Italia alla Libia, nel quale rientra la creazione di CPT in terra africana, rischia solo di moltiplicare le violazioni dei diritti umani e le tragedie lungo le coste. Siamo di fronte ad una gigantesca operazione repressiva che contrasta con le Convenzioni umanitarie, resa possibile dalla riabilitazione ‘anti-migratoria’ della Libia di Gheddafi da parte degli stessi paesi che fino a qualche mese fa ritenevano questo paese uno dei pericoli principali della comunità internazionale”.
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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:45:53, in Politica, linkato 260 volte)

Dichiarazione di Gigi Malabarba Capogruppo PRC al Senato

"A Genova, come in precedenza a Napoli, la repressione- confermata oggi finalmente dalla messa in stato di accusa delle forze dell'ordine- ebbe una regia, quella del prefetto Gianni De Gennaro" ha dichiarato Gigi Malabarba, capogruppo Prc al Senato, commentando il rinvio a giudizio di 28 agenti responsabili delle violenze alla scuola Diaz. Dalle indagini emerge con chiarezza una catena di comando, che logicamente non poteva che dipendere dal capo della polizia. Sarebbe ora che la Commissione d'inchiesta sul G8 di Genova, riproposta da oltre un anno da 40 senatori  e di cui sono primo firmatario, approdi finalmente in Aula per cancellare le conclusioni di comodo della vergognosa prima Commissione d'indagine e per riaprire anche il caso, troppo rapidamente archiviato, dell'uccisione di Carlo Giuliani" ha concluso Malabarba. Roma 27-9-2004

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:40:59, in Estero, linkato 261 volte)

di Giovanna Melandri

"Improvvisi arresti e fulminee ripartenze sembrano caratterizzare nelle ultime settimane il percorso di avvicinamento della Turchia all'Unione Europea ai fini di una sua ipotetica, futura adesione. Dopo alcune settimane di polemiche ed una serie di ultimatum inviati da Bruxelles ad Ankara, nei giorni scorsi il Parlamento turco ha approvato in prima lettura il nuovo codice penale senza quella norma - la reintroduzione della pena per il reato di adulterio (abolito dalla Corte Costituzionale nel 1996) - che aveva, giustamente, sollevato l'indignazione non solo della Commissione Europea ma di quasi tutte le cancellerie continentali. Così, oggi, sembrano più solide di ieri le possibilità che da Bruxelles arrivi il disco verde per l'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia. Negoziati che, si sa, sono molto lunghi e complessi, anzi in questo caso laddove si decidesse di farli partire sarebbero resi ancora più lunghi dalla notevole ed innegabile distanza che esiste tra le regole condivise dell'Unione e la legislazione in vigore in Turchia in settori delicati come la giustizia le politiche sociali, i diritti di cittadinanza e così via. Il prossimo 6 Ottobre spetterà alla Commissione Europea pronunciarsi ufficialmente sul punto e predisporre, in caso positivo, le tappe del percorso di adesione che, il prossimo 16 Dicembre, potrebbe essere il Consiglio Europeo di tutti i capi di Governo, a ratificare e mettere in moto. Il Parlamento di Ankara riunitosi in sessione straordinaria ha riformato il Codice Penale, vecchio di quasi 80 anni, proprio al fine di riallinearlo con le normative europee in vista della futura adesione. Un riallineamento graduale che negli ultimi 4 anni ha portato il Governo turco all'approvazione di riforme che stanno introducendo (molto ma molto lentamente secondo la maggior parte degli osservatori) maggiori garanzie per le minoranze, un maggiore rispetto dei diritti umani, limiti all'ingerenza militare sul Governo, maggiore (anche se non ancora sufficiente) tutela dei diritti delle donne. E così nel testo del Nuovo Codice Penale è stata tenuta fuori proprio la norma sull'adulterio, per la cui reintroduzione premevano e premono tuttora i partiti islamici il cui sostegno è fondamentale per tenere insieme la maggioranza che sostiene il Primo Ministro Erdogan. Un Primo Ministro diviso in due, tra la prospettiva dei vantaggi politici ed economici conseguenti all'ingresso in Europa e la resistenza che si sta alzando in molti settori del Paese. Anche in Europa il possibile futuro ingresso della Turchia sembra dividere il fonte in due, tra favorevoli e contrari. Una contrarietà che molti Paesi motivano non in virtù di un pregiudizio antiturco quanto, piuttosto, per le forti perplessità sull'attuale (ed anche ipotetico nel futuro) grado di effettiva democratizzazione della Turchia. Paese che, non dimentichiamolo mai, presenta oggi in materia di diritti delle minoranze e delle donne o rispetto dei diritti umani degli standard che onestamente non si possono che definire inaccettabili. Tanto per non usare metafore è evidente che non si potrà parlare di adesione fino a quando in Turchia si continuerà a praticare la tortura nei confronti dei prigionieri politici. E stiamo parlando solo di uno tra i più evidenti punti su cui la Turchia, se vuole aderire, dovrà dare radicali e vistosi segni di cambiamento. E chi oggi ancora storce il naso sull'adesione della Turchia lo fa temendo un pericolo, il pericolo che Ankara imbocchi "la via cinese" per le riforme: molto spinta sul versante economico e praticamente immobile su quello sociale e politico. Insomma il timore è che, ai fini dell'adesione - che presenta innegabili vantaggi reciproci - Governo di Ankara ed Unione Europea premano con diverso peso sull'acceleratore a seconda che si tratti di liberalizzare mercati ed investimenti piuttosto che allargare la sfera dei diritti dei cittadini turchi. Il partito europeo dei contrari e degli scettici annovera l'Austria (favorevole ad un'adesione parziale) il capogruppo popolare Poettering e, seppur con posizioni diverse, la Francia (contrario Raffarin, favorevole Sarkozy ad un ingresso progressivo in 15 anni ed in seguito di referendum in Francia). Chi invece guarda con favore al progressivo inserimento della Turchia all'interno dell'Unione Europea lo fa sulla base di una considerazione di carattere geostrategico. L'Inghilterra ad esempio. Ma aldilà delle reciproche convenienze c'è anche chi applica alla questione dell'adesione della Turchia un ragionamento di tipo politico e culturale. Sulla base di un azzardo, forse, ma di un azzardo che vale la pena tentare ed il cui obiettivo ultimo è il raggiungimento della pace e della stabilità internazionale attraverso il dialogo e la politica, non attraverso la guerra. E in fondo la storia dell'Unione Europea, da Altiero Spinelli in poi, non è il lungo racconto di un azzardo, di un'utopia testarda che si è fatta poi realtà grazie allo sforzo del quotidiano? La Turchia rappresenta, infatti, per un'Europa che deve riuscire per davvero a diventare davvero uno dei poli della nuova politica internazionale, una straordinaria porta d'accesso verso il mondo islamico moderato. Una porta d'accesso strutturalmente legata all'Europa da secoli e secoli di ininterrotti rapporti, grazie alla quale veicolare sulla direttrice Europa-mondo Arabo rapporti politici, economici, culturali idonei a ribaltare il piano inclinato su cui la politica dell'Amministrazione Bush ha, più generalmente, condotto i rapporti tra Occidente e Mondo Arabo. E riaffermare che, al posto della guerra, sono la collaborazione costante, la crescita equilibrata, lo sviluppo della giustizia sociale ed il dialogo ininterrotto gli unici strumenti di una politica internazionale oggi in crisi. La sua forte identità islamica è il punto di divisione tra favorevoli e contrari alla sua adesione. E proprio in tal senso mi chiedo se non sia più giusto ed opportuno perseguire le ragioni della condivisione di obiettivi comuni tra la Turchia ed il resto d'Europa facendo leva e premio sul desiderio di dialogo di cui è portatore la lettura più moderna e tollerante dell'Islam piuttosto che, al contrario, "sbattere la porta in faccia" alla Turchia con la conseguenza di dare ragione, invece, a chi vuole trovare nella lettura più radicale ed estrema dell'Islam le ragioni di una frattura insanabile con l'Occidente. In questo senso la vicenda del tentativo di reintroduzione del reato d'adulterio è altamente simbolica. Chi l'ha sostenuta all'interno della Turchia e ancora oggi la sostiene malgrado la bocciatura (in prima fila esponenti dello stesso partito islamico moderato del Primo Ministro insieme alle alte gerarchie militari, protagoniste non più di sette anni fa dell'ultimo tentativo di golpe) sa che si tratta di un cuneo non indifferente da inserire lungo il tragitto dell'adesione turca all'Unione. Per frenarla o, quantomeno per rallentarla di molto. Vista dall'Europa tutta questa vicenda mi porta a pensare che puntare e scommettere oggi sulla Turchia, oggi vuol dire accettare di correre un grosso rischio. Un rischio però, che se si ha un'ambizione alta, vale la pena correre. Ecco perché a mio avviso occorre essere non ambigui e netti nell'elenco delle precise e non eludibili condizioni da porre alla Turchia (passi in avanti in materia di diritti civili e politici, diritti umani e delle minoranze, democrazia sostanziale e giustizia sociale gestione dei flussi migratori, modalità della eventuale partecipazione turca ai meccanismi decisionali europei) in vista della sua possibile adesione ma, allo stesso tempo, non bisogna interrompere il filo di un dialogo e di una collaborazione che, indipendentemente dall'esito finale di tutto questo processo, dia ad Europa e Turchia la possibilità di contribuire ad un percorso di reciproco arricchimento politico. L'Unione Europea è un insieme di regole, di accordi, di scelte condivise così come si sono venute consolidando in oltre 50 anni di progressivo processo unitario. Ma è anche un sogno, una speranza, un'utopia, l'utopia che tanti Paesi diversi fra di loro possano venirsi incontro nel rispetto e nella tolleranza reciproca per garantire a loro stessi, ai loro cittadini ma anche al mondo che li circonda un futuro di prosperità e di pace.

Pensiamoci bene.."
Roma, 27 Settembre 2004

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Dichiarazione di Mauro Agostini, Renzo Innocenti, Giovanna Melandri, Pasqualina Napoletano, Walter Vitali

"Il documento dei ventidue "Per un Congresso aperto che parli al Paese" ha posto un problema politico del tutto attuale. I DS devono collocare il loro Congresso nel vivo delle vicende politiche che stiamo vivendo e si devono aprire alla partecipazione anche dei non iscritti, evitando di rinchiudersi in una sterile contrapposizione tra vecchie opzioni politiche contrapposte. Non è stata raccolta la sollecitazione ad un Congresso a tesi, anche se lo Statuto consentiva margini di flessibilità, e questo lo valutiamo in modo negativo. Ma il Direttivo ha approvato due nostre proposte che giudichiamo importanti per aprire uno spazio significativo ad un confronto politico-programmatico svincolato dalla contrapposizione delle mozioni e per coinvolgere realmente iscritti e non iscritti. Il Congresso infatti approverà formalmente il Contributo dei DS al programma e agli orientamenti della coalizione, a cui si potrà contribuire con documenti e ordini del giorno discussi fin dai Congressi di base. E anche i non iscritti potranno partecipare ai Congressi con diritto di parola e di proposta. Le modalità saranno meglio definite successivamente, compresa la possibilità di istituire appositi albi. E' un risultato significativo di un'iniziativa che ha puntato, nella chiarezza del confronto tra le diverse opzioni politiche, a valorizzare le convergenze unitarie maturate in questi anni.

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:24:48, in Politica, linkato 244 volte)

LETTERA A "EUROPA" DI D’AMICO, LA FORGIA, MONACO

Caro Direttore, 

nell'editoriale di "Europa" di sabato scorso e nella successiva intervista da lei rilasciata al "Corriere della Sera" di domenica, si riconosce finalmente che i problemi oggetto delle discussioni avviate nella Margherita e nell'Ulivo all’indomani delle elezioni europee e amministrative non sono di ordine personale ma di natura squisitamente politica e che non possono essere derubricate, come pure si e' provato  a fare, a “beghe di partito” o a “stucchevoli sofismi”. E' un riconoscimento importante, un presupposto essenziale  per sciogliere nodi politici reali. Perchè, se ci sono problemi che non si possono risolvere, sono precisamente quelli di cui ci si ostina a negare l'esistenza o che, con leggerezza, vengono dati sbrigativamente per risolti quando risolti non sono. Per la prima volta, in forma così esplicita, "Europa" riconosce l’esistenza di “due progetti” (sono parole sue) e dunque del dovere di scegliere e di decidere su di essi. Due visioni e due linee sicuramente distinte e riconoscibili come tali, ancorché inevitabilmente descritte in modo schematico, come del resto si è fatto anche nell’editoriale di “Europa”.

Come hanno sostenuto Boselli prima e D’Alema  poi -partner nell’annunciata federazione – sono due i punti qualificanti, per altro niente affatto nuovi, che segnano la linea di demarcazione tra i due differenti progetti. Il primo, che ci riguarda come partito, ci chiede di scegliere tra una Margherita che concepisce se stessa come formazione politica di centro oppure come partito compiutamente di centrosinistra, che si pone alla testa del processo di costruzione dell’Ulivo. Il secondo, che attiene invece alla natura e alla qualità delle relazioni interne all’Ulivo, ci chiede di decidere se l’Ulivo stesso debba essere, come nel 1996, un mero cartello di partiti, comunque lo si voglia chiamare, oppure una formazione politica a base federativa, dotata di una  soggettività propria, originata da un’effettiva cessione di sovranità da parte dei partiti conferenti, e dunque abilitata –perchè qui sta la sostanza- a prendere decisioni anche non all’unanimità. Sia chiaro: ancorché in contrasto con il patto costitutivo e con lo statuto del partito, è politicamente legittimo sostenere l’idea di una Margherita di centro dentro una mera coalizione di tipo tradizionale tra partiti che si tengono ben stretta la propria sovranità. Ma tale visione - seguiamo il filo logico di “Europa”- è appunto altra e diversa da quella enunciata a chiare lettere da Prodi. La si può adottare, ma lo si deve dichiarare apertamente, deliberando senza infingimenti la propria contrarietà alla soluzione della federazione e apprestandosi coerentemente alla ricerca di un leader che interpreti tale visione manifestamente diversa da quella sostenuta da Prodi.

Apprezziamo la circostanza che “Europa”, che pure è espressione della Margherita, si avvantaggi della autonomia che il partito le ha riconosciuto per parlare chiaro, per chiamare le cose e i problemi con il loro nome. Così da aprire finalmente le sue pagine a un confronto franco e trasparente, immune da tatticismi e ipocrisie, ponendo fine al paradosso che ci vede discutere spesso e volentieri più sulle testate altre che non su quella a noi più vicina. “Europa” rende così un servizio al partito, concorre al dibattito e al chiarimento politico interno dai quali non possono che trarre giovamento la Margherita, l’Ulivo, il centrosinistra. Un dibattito orientato al chiarimento che deve investire il partito a tutti i livelli per approdare infine a una sintesi, la più alta e persuasiva, e a deliberazioni limpide e consapevoli da parte dei nostri organi statutari. Alla stessa stregua delle deliberazioni che hanno assunto o che si apprestano ad assumere gli altri partiti della federazione.

Natale D’Amico
Antonio La Forgia
Franco Monaco

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:23:01, in Politica, linkato 260 volte)

Centro sinistra si impegni per commissione d’inchiesta

Roma, 27 settembre. – “Una conferma che nella scuola Diaz di Genova i manifestanti subirono violenze”. Così il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, commenta la richiesta di rinvio a giudizio di 28 poliziotti, tra dirigenti, capisquadra e agenti, avanzata dai Pm. “In attesa che le responsabilità penali siano accertate” secondo Cento “è necessario che il ministro Pisanu sospenda da incarichi dirigenziali e relativi alla gestione dell’ordine pubblico tutte le persone su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio. Al centro sinistra invece i Verdi chiedono di assumere un impegno chiaro e coerente: se nel 2006 vinceremo le elezioni, si faccia quella commissione d’inchiesta che il Polo ha fino ad oggi impedito, per giungere alla verità su chi diede l’ordine in quei giorni di luglio di scatenare una terribile ondata di violenze contro i manifestanti”.

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Associazione Nazionale Magistrati
Il Comitato Direttivo Centrale

Quali riforme per la Giustizia - documento conclusivo

Il Congresso Straordinario di Napoli del 24-25 settembre 2004 "Quali riforme per la giustizia" ha avuto uno straordinario successo per livello di partecipazione, qualità del dibattito e attenzione della pubblica opinione.

Ancora una volta i magistrati italiani hanno voluto dimostrare con la loro partecipazione e la presenza attiva l'impegno e l'attenzione di tutta la magistratura nella difesa dei valori di autonomia e di indipendenza.

Le relazioni degli illustri studiosi, che hanno voluto dare il loro contributo scientifico alla iniziativa dell'Anm, hanno offerto ulteriori conferme dei numerosi e gravi profili di incostituzionalità della riforma, nel suo impianto complessivo e nelle sue specifiche articolazioni, profili più volte denunciati dalla magistratura associata, e sui quali sarebbe necessaria, e ancora possibile, una attenta riflessione da parte del governo e della maggioranza.

Il dibattito, inoltre, anche grazie al contributo dei rappresentanti delle forze sociali, dell'avvocatura, degli altri operatori del settore, ha confermato la pressante necessità di interventi di riforma delle procedure, tesi a ridurre i tempi dei giudizi.

La magistratura associata continuerà nella linea del dialogo e del confronto con tali forze, alla ricerca di soluzioni per garantire un migliore funzionamento del sistema giustizia nell'interesse dei cittadini.

Il Ministro della giustizia non intervenendo al Congresso, ha ritenuto di sottrarsi a tale confronto, individuando come obiettivo principale del suo mandato l'approvazione della legge-delega di riforma dell'ordinamento giudiziario.

La posizione unanimemente espressa dalla magistratura associata e ribadita dal dibattito di questo congresso è di netto radicale dissenso sul contenuto e sul metodo di questa riforma. 

Questa non è solo una riforma contro la magistratura, è una riforma contro la giustizia, contro i cittadini, contro l'interesse del paese. Ove mai entrasse in vigore porterebbe ad un organizzazione giudiziaria contraria all'impianto costituzionale, ma anche ingestibile ed irrazionale, e che aggraverebbe la inefficienza dell'apparato giudiziario.

Non sono mancate nel dibattito voci delle istituzioni e della politica che, da diversi punti di vista e con diversi accenti, hanno comunque sottolineato la esigenza che il dibattito parlamentare rimanga aperto, escludendo ogni ipotesi di cosiddetta blindatura del testo.

La magistratura non può che continuare ad augurarsi che prevalga la ragione istituzionale e politica e che in sede parlamentare il dibattito sugli emendamenti non venga chiuso e che vi sia la disponibilità al confronto con le critiche mosse al testo approvato dalla Camera.

Ove ciò non avvenisse la magistratura avrà il dovere di manifestare il proprio dissenso. Il Cdc dell'Anm, ribadendo la posizione già espressa con il documento approvato il 4 settembre scorso, dà mandato alla GEC, ove il confronto parlamentare venisse bloccato e il testo non dovesse subire significative modifiche, di organizzare una forte iniziativa di protesta, fissando la data della astensione dalla udienze.

Il Cdc ribadisce la piena fiducia nella giunta e nella sua azione.

La particolare gravità ed eccezionalità del momento impone di rinviare la prevista rotazione nelle cariche associative e di chiedere alla giunta in carica di continuare nell'azione fin qui svolta.

Napoli, 26 settembre 2004. 

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