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Deshimaru
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 26/08/2007 @ 12:43:01, in Economia, linkato 177 volte)

I rischi del download illegale

Il logo di uno dei più celebri programmi di interscambio online (Flickr - Onion83)

Non si illudano gli aficionados del P2P illegale: scaricare gratuitamente mp3, film e software protetti da copyright, è ancora attività a rischio. Ce lo hanno confermato, all’indomani della storica  sentenza (n. 149/07) della Cassazione che ha assolto due ragazzi del Politecnico di Torino, quasi tutti gli avvocati che abbiamo consultato. La Corte, ci hanno detto, fa chiarezza – dal punto di vista penale - su un’ipotesi di reato avvenuto nel 1999, prima dell’entrata in vigore della cd Legge Urbani, che ha modificato in senso restrittivo (per i downloader) la normativa n. 633/41 sul diritto d’autore. Non costituisce in sostanza un precedente. Vale per il passato.

Scaricare e (a maggior ragione) uplodare è attività illegale, secondo l’interpretazione giurisprudenziale prevalente, anche quando non vi sia palese scopo di lucro (per farne commercio). Basta che vi sia l’intenzione, secondo la legge Urbani, di «trarne profitto». Una dicitura giuridica che, secondo l’interpretazione sostenuta dalle major, significa sostanzialmente una cosa: downloadare e uploadare file illegali – anche a uso esclusivamente personale – configura un profitto individuale: il risparmio sul prezzo di acquisto del prodotto. Ed è quindi punibile ai sensi degli articoli 171 bis e ter della legge sul copyright modificata con decreto Urbani.

Certo, la questione, oltre che giurispridenziale, è politica. O meglio, è legata alla lettera della normativa, ma – caso per caso – i giudici sono chiamati anche a inquadrare la logica del legislatore, in un contesto in rapida trasformazione tecnologica, dove le due lobby, quella del «copyleft» e quella delle major, si fanno sentire eccome. Anche a colpi di pareri giurisprudenziali. Leggetevi, ad esempio, l’opinione dell’ Avv. Carlo Blengino, su

Altalex.com, il portale dove vengono pubblicate tutte le sentenze che fanno giurisprudenza. Come si vede, la questione è aperta. Il dibattito giurisprudenziale è in corso. Nessuno può cantare vittoria: né le major né i partigiani del copyleft, tra cui spiccano l’ex ministro Roberto Maroni e il cantautore Antonello Venditti.

Al di là del dibattito giurisprudenziale, per ora in Italia chi scarica e mette a disposizione file protetti da copyright, rischia poco. Le cause penali sono ancora troppo poche per definire un’interpretazione giurisprudenziale dominante. I server su cui si appoggiano i file scambiati con il P2P sono spesso localizzati all’estero. Chi si sobbarca costi di questa natura quando a commettere il reato sono semplici navigatori, dalle mura domestiche? E - anche secondo le major – le difficoltà tecniche a rintracciare (e poi fare causa) i downloader illegali rendono le azioni rare e, certamente, antieconomiche. Dal punto di vista penale, però, sembra assodato che l’attività di semplice download sia perseguibile, con una sanzione amministrativa (152 euro per file illegale), mentre

quella di file-sharing (cioé quella che fanno tutti i downloader online, attraverso una serie di programmi P2P come Emule o Xtorrent) è di fatto attività punita penalmente, con sanzioni che vanno dai 6 mesi ai tre anni, qualora vi siano intenzioni di trarne profitto. Affrontare la questione esclusivamente sul piano legale è però riduttivo. Perché la giurisprudenza sta muovendo soltanto i primi passi su un terreno, quello tecnologico, che corre assai più delle leggi. Intanto, sul piano del diritto civile, coloro che si sentono danneggiati possono chiedere i danni. Anche agli studenti di Torino.

FONTI

  • Legge sul diritto d’autore
  • Gli articoli chiave
  • La sentenza della Terza Corte di Cassazione
  • Decreto Urbani
  • Il parere dell’avvocato copyleft
  •  
    Un allarme sanitario importante è stato lanciato anche in Italia dal servizio sanitario del Codacons e dallo sportello ARTICOLO 32 (www.articolo32.net ), il sito internet per la tutela dei malati attivato dall’associazione. La tac total body, molto in uso nel nostro paese quando non si vuole perdere tempo in diagnosi internistiche difficili e non si vuole far risparmiare né alle assicurazioni né al SSN, sono a rischio. Un nuovo studio ha accertato infatti che le radiazioni assorbite in tutto il corpo con tale tac sono comparabili con quelle ricevute dai sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki e causano un piccolo ma significativo aumento del rischio di cancro.
    Uno studio della Columbia University ha verificato che le radiazioni di una tac total body equivale a 100 mammografie e che le total body causano un caso di cancro ogni 50 pazienti tra i 30 e 45 anni di età. Ma ancora più preoccupante l'allarme sulle nuove ecografie tridimensionali in uso anche in Italia, quelle fatte al feto in tardo periodo di gravidanza per creare films piacevoli del feto e dei suoi movimenti a colori e per averne un ricordo. Si tratta , secondo la FDA americana, di pratiche da evitare, salvo le normali ecografie praticate a 20 settimane dal concepimento per ragioni diagnostiche. Così anche l'istituto americano di ultrasuoni in medicina si è opposto strenuamente a queste ecografie tardive sostenendo anche che l’esposizione prolungata e inutile ad ultrasuoni può essere causa di rischi alla salute, e che in futuro con anni di pratiche si possano verificare anche effetti biologici negativi sui feti.
     

    GRAVI ILLEGITTIMITA' DELLA SUA NOMINA ALL'ESAME DEL CONSIGLIO DI STATO: SE LA SUA NOMINA FOSSE AZZERATA ANCHE LA PARTE CIVILE CADREBBE. LA CONSOB DOVREBBE ESSERE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI E NON E' IN GRADO DI FARE L'ACCUSA E INSIEME METTERE IN MUTANDE TUTTI I SUOI FUNZIONARI CHE NON HANNO CONTROLLATO NULLA PER ANNI

    Il Codacons, che dinanzi al Tribunale di Milano chiederà di essere ammesso parte civile in occasione dell’udienza preliminare di domani, si oppone con forza alla costituzione del Commissario Enrico Bondi nel processo Parmalat. Per l’associazione, infatti, Bondi non può certo rappresentare i risparmiatori italiani: in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi, la Parmalat e il suo attuale commissario straordinario dovrebbero stare dall’altra parte della barricata, e cioè tra gli imputati, non certo tra le parti offese. Senza contare – prosegue il Codacons – che la nomina di Bondi a Commissario straordinario della Parmalat, è attualmente all’esame del Consiglio di Stato, al quale l’associazione si è rivolta sollevando vari profili di illegittimità relativi alla nomina del Bondi. Questo significa che in caso di annullamento della nomina da parte del CdS, anche la costituzione di parte civile cadrebbe automaticamente. Il Codacons però si oppone anche ad una eventuale costituzione di parte civile della Consob: anche quest’organismo – afferma l’associazione – dovrebbe stare sul banco degli imputati, in relazione al mancato controllo da parte dei suoi funzionari, omissioni che hanno contribuito a danneggiare migliaia di risparmiatori incappati nella vicenda Parmalat. Se la Consob deciderà di costituirsi – conclude il Codacons – dovrà nominare un curatore, perché certamente Cardia non può fare la parte dell’accusatore e al contempo sollevare le omissioni dei suoi funzionari. 

     

    MARZANO NON DICA BUGIE!. L’ACCISA SULLA BENZINA SI PUO’ RIDURRE!

    Abbiamo denunciato, proprio in questi giorni, come IntesaConsumatori, le incredibili impennate del prezzo del petrolio e le speculazioni da parte delle compagnie petrolifere che, invece di registrare perdite, hanno anzi aumentato gli utili. Perché questa strana simmetria?. Le compagnie petrolifere incassano sempre di più perché hanno contratti più che vantaggiosi con i paesi che le ospitano, quindi le compagnie che producono e non solo che raffinano il greggio, hanno la possibilità di far cassa. Ne è un chiaro esempio l’Eni che ha visto aumentare il titolo quotato in borsa da inizio anno del 25% e un più 5% di dividendo. Ogni dollaro in più al barile, fanno 400 milioni di utili operativi, su 12,4 miliardi preventivati per il 2004. E non è solo l’Eni a guadagnare, ma, in cinque anni, anche Shell ( 57% ), Total( 42% ), Exxon ( da 4,1 a 5,8 gli utili netti del secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2003 ) e Chevron ( passata da 1,2 a 2,9 nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2003). I prezzi del greggio sono così orientati al rialzo e non accennano quindi a diminuire.  E’ inutile pertanto lamentarsi, come invece fa il Ministro Marzano, sull’impossibilità di diminuire l’accisa sulla benzina. Il veto sull’accisa è una mera bugia, in quanto l’accisa è già stata modificata a dicembre 2003, pertanto, il Governo dovrebbe diminuire l’accisa sulla benzina di almeno 4 centesimi al litro affinché si riducano sia i costi diretti che indiretti dei beni di consumo. E’ necessario, infine, che nella prossima manovra finanziaria siano previste forti agevolazioni per chi investe nelle nuove tecnologie per il risparmio energetico e nelle fonti alternative.

     
    Di Loredana Morandi (del 04/10/2004 @ 18:29:53, in Economia, linkato 349 volte)

    FINANZIARIA: UNA VERGOGNA PEDAGGIARE LE STRADE STATALI CON UN ONERE AGGIUNTIVO DI 3 MILIARDI DI EURO,150 EURO A FAMIGLIA, A FRONTE DEI PERICOLI DERIVANTI DALLA CATTIVA MANUTENZIONE  !
    IL GOVERNO DICA LA VERITA’ CON IL PROSSIMO SLOGAN ELTTORALE: “PIU’ TASSE PER TUTTI”, MENO GARANZIE: LEGGE TRUFFA SALVACOMPAGNIE” !
    A REGIME, LA FINANZIARIA CHE NON AIUTA IL SUD, MA AL CONTRARIO INTRODUCE PER IL MERIDIONE NUOVE TASSE E BALZELLI PER LA MARTORIATA POPOLAZIONE MERIDIONALE, COSTERA’ QUINDI 470 EURO A FAMIGLIA!

    Intesaconsumatori, che aveva calcolato in 320 euro l’impatto della peggiore legge finanziaria delle tre carte, presentata da uno dei pessimi Governi del dopoguerra, per favorire le beneamate compagnie di assicurazioni e mettere le mani nelle tasche dei cittadini, deve fare ammenda: oltre a 150 euro per la RC CASA, ai 50 euro di tassa sui rifiuti, ai 40 di ICI, ai 30 euro dei valori bollati (con la finalità di ammazzare definitivamente i processi davanti ai Giudici di Pace), ai 25 di tariffe idriche ed aumenti giochi lotto e lotterie, bisogna aggiungere ulteriori 150 euro derivanti dal “pedaggiamento delle strade”  messo nero su bianco con ricavi di 3 miliardi di euro ! O la finanziaria è fasulla e poco credibile, oppure  l'ipotesi di mettere i caselli di pagamento sulle strade statali (specie nel martoriato sud che al posto di tasse e balzelli avrebbe bisogno di una finanziaria di sviluppo), messa nero su bianco per la prima volta su circa 1.500 chilometri di strade tra quelle in esercizio e quelle in costruzione, con un introito di 3 miliardi di euro, comporterà un onere di 150 euro a famiglia, oltre alle ricadute sui beni trasportati più costosi,quindi sull’inflazione.

    RINCARI PREVISTI IN FINANZIARIA 2005 (STIME INTESA CONSUMATORI SU DATI UFFICIALI)

    Assicurazione casa eventi catastrofici

     150

    Pedaggi strade Anas

    150

    Tassa sui rifiuti

    50

    ICI

    40

    Valori bollati in processi

    30

    Tariffe idriche

    25

    Giochi lotto

    25

    TOTALE AUMENTI

    470

     

    E’ una vergogna per un Governo che ha vinto le elezioni con lo slogan elettorale: “meno tasse per tutti”, prevedere ulteriori tassazioni indirette facendo pagare l’ennesimo balzello per percorrere strade già finanziate dal costo di manutenzione delle auto, visto che ogni famiglia italiana paga 239,5 euro al mese, ossia 2.875 euro l’anno di tasse ed imposte per i trasporti su strada, versando la ragguardevole somma complessiva di ben 57,5 miliardi di euro l’anno così ripartiti: iva e imposta di fabbricazione sui carburanti: 31,5 miliardi di euro; iva su acquisto veicoli e accessori: 8,2 miliardi; tasse automobilistiche: 5,3 miliardi; iva su manutenzione e gomme: 4,8 miliardi; tasse varie su RC Auto: 4,2 miliardi; tasse ed iva sui parcheggi: 1,1 miliardi; iva sui pedaggi autostradali: 0,750 miliardi; altri oneri vari: 1,2 miliardi. Se le famiglie si svenano versando al fisco 57,5 miliardi di euro l’anno - spiega l’Intesa - cioè il 2,26% del Pil ed impegnano il 18% circa del loro reddito medio annuo (16.000 euro), hanno o no diritto ad avere strade sicure e con una buona manutenzione, ampi parcheggi, marciapiedi protetti e manto stradale ben tenuto e diverso dalle vere e proprie groviere che spesso caratterizzano le strade italiane ?  Ma governo dei “pedaggiamenti” e delle tasse da uno schiaffo a quel Sud sul cui rilancio tutti si lavano la bocca il quale, oltre a restare a bocca asciutta, dovrà mettere mano al portafoglio per percorrere la A3 Salerno-Reggio Calabria, la A19 Palermo-Catania, la A29 Palermo-Mazara del Vallo.

     
    Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 14:43:00, in Economia, linkato 329 volte)

    SERVONO SERIE MANOVRE PER RIDURRE IL PREZZO DEI CARBURANTI

    Il costo del petrolio impenna, sfiorando i 50 dollari al barile e in Italia siamo ancora circondati da un Governo inefficiente e da chi specula in questa situazione di estrema gravità. Difatti, con la lievitazione dei prezzi di carburanti e del combustibile il potere di acquisto delle famiglie ha subito un duro colpo: 200 euro in più all’anno per il pieno benzina, circa 130 euro in più all’anno per il riscaldamento a uso domestico, dai 35 ai 40 euro in più all’anno per il gas. Non dimentichiamoci che il prezzo del petrolio ha un’enorme ricaduta anche sui prezzi dei beni di largo consumo, pari allo 0,3% dell’inflazione, incidendo per circa 72 euro in più all’anno per le famiglie italiane. Di fronte a tutto ciò non servono affatto reciproci favori e gentilezze fra le compagnie petrolifere ed il Governo, ma servono manovre incisive concrete e immediate in modo che si abbatta l’accisa sulla benzina di almeno 4 centesimi al litro e si parifichi l’iva sul gas al 10% per eliminare l’iniqua sperequazione tra le famiglie. Inoltre è necessario dare inizio alla definizione di un serio piano energetico basato sul risparmio e sull’utilizzo delle fonti alternative e sull’ammodernamento di tutta la rete di distribuzione e permettere alla grande distribuzione di fornire carburante a prezzi più vantaggiosi per i consumatori.
     

     

    E REVOCARE ALLA TELECOM LA CONCESSIONE DI SERVIZIO UNIVERSALE

    IL SERVIZIO COSTERA’ DA OTTOBRE 2,08 EURO. SECONDO TELECOM LA CONCORRENZA INVECE DI ABBASSARE PREZZI LI DEVE FAR ALZARE. LA LEGGE PREVEDE CHE LE TARIFFE SIANO ORIENTATE AI COSTI MA SIA SUGLI SMS CHE SUL 12 CHELI FA ORECCHIE DA MERCANTE

    Dall’1 ottobre il servizio 12 della Telecom costerà la bellezza di 2,08 euro. Un aumento dell’ 8,3% (prima il costo era di 1,92 euro) che appare ancor più assurdo se si considera che lo scorso anno il servizio costava 96 centesimi di euro. Un aumento fortemente stigmatizzato da Intesaconsumatori che richiede oggi l’intervento dell’Autorità per le comunicazioni. Per Telecom – sostengono ADOC, ADUSBEF, CODACONS e FEDERCONSUMATORI, l’aumento è causa della liberalizzazione avvenuta nel settore. Una giustificazione assurda, commenta l’Intesa, perché la maggiore concorrenza nella telefonia, come in tutti gli altri settori, dovrebbe portare a una diminuzione dei prezzi, e non ad un loro aumento! Contro tale politica al rialzo avviata dalla compagnia telefonica Intesaconsumatori si rivolge all’Autorità per le comunicazioni alla quale chiede di intervenire per impedire a Telecom di alzare il prezzo del servizio e, in caso di rifiuto, revocare alla società la concessione del servizio. Le normative vigenti, infatti, prevedono che le tariffe siano orientate verso i costi, al fine di ridurre la forbice tra costo aziendale e prezzo praticato all’utenza. Norme che tuttavia per il servizio 12, così come per gli sms (che hanno un costo industriale di 1 centesimo) non sembra vengano rispettate, con elevato danno per gli utenti. Con il benestare di Cheli che su sms e 12 fa...orecchie da mercante!

     
    Di Loredana Morandi (del 22/09/2004 @ 16:52:54, in Economia, linkato 358 volte)

    DOPO AVER AUMENTATO IL POTERE DI ACQUISTO DELLE FAMIGLIE CON UN COLPO DI BACCHETTA MAGICA DEL 2,2 PER CENTO, PROMETTE DI PARLARE CON BANCHE ED ASSICURAZIONI PER UN LORO COINVOLGIMENTO A CONTENERE I PREZZI. MA NON E’ STATO IL GOVERNO BERLUSCONI AD APPROVARE LA LEGGE TRUFFA RC AUTO, IN CAMBIO DI PROMESSE DIMINUZIONI DA MARINAIO, ED A VARARE PROVVEDIMENTI AD HOC CONTRO IL MERCATO E LA LEGALITA’?

    ”Parlerò anche con le banche e le assicurazioni” per un loro coinvolgimento nella politica del contenimento dei prezzi. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il premier Silvio Berlusconi, nel corso dell'incontro tra governo e autonomie locali sulla Finanziaria. Berlusconi ha ribadito che in questo “occorre la collaborazione di tutti”. “Per contenere i prezzi e tutelare il potere d'acquisto il governo si attiverà anche con le banche e le assicurazioni, affinché si impegnino a mantenere sotto controllo i costi delle commissioni e dei premi”. Lo ha detto il Ministro dell'economia, Domenico Siniscalco, illustrando le linee guida della finanziaria e della politica economica del governo agli enti locali. Dopo aver aumentato virtualmente come per incanto grazie a qualche riuscito spot, il potere di acquisto delle famiglie del 2,2 per cento, il presidente Berlusconi (coadiuvato dal ministro Siniscalco) continua a fare passerella promettendo quanto finora non ha realizzato, intento com’era ad aiutare il cartello assicurativo condannato dall’Antitrust con una legge ad hoc salvacompagnie. “Tener fermi i prezzi di fronte a una diminuzione dei consumi non è, per principio, una buona cosa perché se i consumi diminuiscono devono diminuire i prezzi. Fare accordi per bloccare i prezzi in una situazione di recessione è un favore che si fa alle aziende, non ai consumatori. La questione è molto complicata e la demagogia è molto facile. Anzi: fare passerella con queste cose e' molto facile”. (Intervista del Sindaco di Bari, dr. Emiliano, al Sole 24 ore di ieri). Intesaconsumatori, che ha iniziato da 3 anni (settembre 2001) una dura battaglia contro la speculazione ed a difesa dei redditi falcidiati delle famiglie, con denunce, ricorsi in tribunale, presidi sotto la sede dell’Istat e ben 4 scioperi della spesa, invita ancora una volta il Governo alla concretezza: non bastano gli spot sulle reti televisive direttamente controllate per far ripartire i consumi, ci vuole un sostanzioso abbattimento di prezzi e tariffe dal 20 al 30 per cento; un aumento dei redditi; l’abolizione della legge truffa salvacompagnie; il ripristino del reato del falso in bilancio nella legge sulla tutela del risparmio; il passaggio della concorrenza bancaria da Bankitalia all’Antitrust; unita a dure sanzioni (come l’inasprimento del reato di aggiotaggio) per punire gli speculatori che si sono arricchiti sulla pelle dei consumatori e del Paese.

     
    ROMA - Si è discussa oggi alla Commissione Finanze della Camera la risoluzione n. 7-00462, presentata da Giorgio Benvenuto, in merito alle problematiche relative al rimborso dei crediti d'imposta che hanno superato la quota di 20 miliardi di euro. Ha presieduto la seduta Maurizio Leo che ha richiamato l'attenzione del governo sulle problematiche poste da Benvenuto e dal lui pienamente condivise, convocando in audizione per la prossima settimana Raffaele Ferrara, per l'Agenzia delle Entrate e Vittorio Carlomagno per Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani. Stessa opinione è stata espressa dal sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora, il quale nel confermare l'entità della cifra denunciata nella risoluzione, ha riconosciuto che la problematica dei crediti d'imposta ha la stessa importanza e pari dignità rispetto alla riduzione delle tasse ed è fondamentale per il rilancio dell'economia. "Siamo soddisfatti per la netta presa di posizione del Governo e della Commissione Finanze della Camera - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - e siamo pronti al dialogo ed a un confronto con il Governo, nel rispetto dei diritti dei contribuenti, per concretizzare tempi e modalità dei rimborsi dei crediti d'imposta già con la Finanziaria in corso. Bisogna subito riformare l'amministrazione finanziaria così come approvato dalla Camera dei Deputati ed istituire un tavolo di consultazione permanente con le associazioni dei contribuenti in ottemperanza alla  risoluzione 8-00043 del 13.05.2003".
     
    Di Loredana Morandi (del 21/09/2004 @ 16:54:47, in Economia, linkato 348 volte)

    SODDISFATTO IL CODACONS: ADESSO SI IMPONE MAGGIOR RIGORE DA PARTE DEI MEDICI DEL SETTORE

    Il Codacons accoglie con soddisfazione la sentenza della Corte di Cassazione che equipara la chirurgia estetica a quella terapeutica, eliminando la pratica del “soddisfatti o rimborsati” e stabilendo così che gli interventi chirurgici eseguiti male devono essere risarciti non solo con il rimborso al paziente della parcella pagata, ma con il risarcimento di tutti i danni, morali e patrimoniali subiti.
    “Si tratta di una sentenza importante – afferma il presidente Codacons Avv. Carlo Rienzi – perché costringe i chirurghi plastici ad un maggior rigore nel suggerire ai pazienti a quali interventi sottoporsi, senza effettuare operazioni a pioggia anche quando vengono richiesti da giovanissimi o possono risultare rischiosi per la salute. In caso di intervento sbagliato infatti - prosegue Rienzi – il medico sarà tenuto al risarcimento di tutti i danni, morali e patrimoniali”.
    Proprio per i casi di malasanità, compresi interventi di chirurgia estetica sbagliati, il Codacons ha avviato uno sportello legale su internet all’indirizzo
    www.articolo32.net dove i cittadini possono non solo trovare materiale utile, ma anche chiedere confluenze legali on line ad avvocati esperti in materia. 

     
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