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 courage and devotion ... c. young... di Loredana Morandi
 
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 02:37:14, in Estero, linkato 245 volte)
Artists Against Wars



Filippine: Liberate Padre Giancarlo Bossi

English follow

Padre Giancarlo Bossi, missionario del Pime, è stato rapito lo scorso 10 giugno dalla parrocchia di Payao, Prelatura di Ipil, provincia di Zamboanga Sibugay.
 
Chi sono i rapitori e chi i mandanti? Perchè non dichiarano i loro scopi? Chi c’è dietro questo dramma? Perché giocano con la vita di una persona, un religioso che vive per servire la popolazione di una zona remota? Stanno minacciando qualcuno, fosse anche l’intero Paese o la comunità internazionale?
 
Il governo dice di star utilizzando tutte le risorse a sua disposizione per cercare il rapito. Il Fronte islamico di liberazione Moro ha dichiarato a sua volta di aver accesso a diversi gruppi armati dell’area. I leader religiosi ed i fedeli di ogni credo pregano e si dichiarano solidali.
 
I bombardamenti avvenuti a Bansalan la scorsa settimana hanno distrutto delle vite e provocato tanti feriti e sofferenti. Come gli omicidi di tante persone impegnate per il bene o i loro rapimenti e le minacce che ricevono. Chi può denunciare gli autori di queste atrocità? Vi sono dei collegamenti fra questi fatti?
 
Esprimiamo la nostra solidarietà a P. Giancarlo Bossi e ai missionari del PIME, e a tutti coloro che come loro sono impegnati nelle Filippine per difendere i diritti dei più deboli e per denunciare le ingiustizie nei confronti della popolazione.
 
Rete Artisti contro le guerre



Artists Against Wars

P. Giancarlo Bossi, misssionary of the PIME, has been kidnapped the 10th of June in Payao (Philipppines).
Who are the kidnappers and who are the instigators? Why they don't explain their intentions? Why they are joking with the life of a man, who lives to serve the people? Are they threatening somebody or are they threatening the whole international comunity?
The government said that everything has been done to find the kidnapped. The Islamic Front of Liberation MORO said that they know the guerillas of the area. The religious leaders explained their solidarity.  
The bombing of  Bansalan killed and injured many civilians. Many volunteers who are working to help the local people have been killed or kidnapped. Who is able to denounce the persons who did it? Are there some connections?
We explain our solidarity to P.Giancarlo Bossi and to the missionaries of the PIME and to all of them who are working to defend the rights of the people and to denounce all injustices. 
 
Net of Artists against wars
 
Di Loredana Morandi (del 18/04/2007 @ 18:29:23, in Estero, linkato 196 volte)

 

mercoledì, 18 aprile 2007 4.22

ROMA (Reuters) - La Corte costituzionale ha dichiarato oggi l'ammissibilità dei ricorsi contro il processo per il rapimento di Abu Omar presentati dall'avvocatura di Stato. Lo riferiscono fonti della Corte.

Nei ricorsi, l'avvocatura dello Stato, che rappresenta il governo, afferma che il giudice per l'udienza preliminare non avrebbe potuto decidere il rinvio a giudizio degli imputati sulla base di documenti ottenuti con la violazione del segreto di Stato.

Secondo il governo, la Procura milanese, che indaga sul sequestro illegale dell'ex imam egiziano - sospettato di essere un militante di gruppi islamici eversivi, e prelevato a Milano nel 2003 da una squadra del servizio segreto Usa, secondo l'accusa - avrebbe violato le "prerogative di secretazione" dello stesso esecutivo, attingendo a materiale coperto dal segreto di Stato e intercettando agenti dei servizi.

Ora che è stata definita l'ammissibilità del ricorso, la Consulta dovrà pronunciarsi nel merito, stabilendo in concreto se annullare o meno il rinvio a giudizio chiesto dai magistrati milanesi Armando Spataro e Ferdinando Pomarici nei confronti dell'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e di altri 32 imputati.

Il 16 febbraio scorso, il gup Caterina Interlandi aveva rinviato a giudizio 26 agenti della Cia insieme ad altri membri dell'intelligence italiano, tra i quali l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari.

In quello che dovrebbe essere il primo processo europeo per un caso riguardante una cosiddetta "extraordinary rendition", gli agenti statunitensi verranno giudicati in contumacia, perché Washington ha negato l'estradizione dei 26 membri della Cia.

Il processo sul sequestro dovrebbe iniziare l'8 giugno.

Reuters.it

 
Di Loredana Morandi (del 02/01/2006 @ 08:33:54, in Estero, linkato 512 volte)

"Primo giorno del 2006"

Auguri, auguri, auguri a tutti! Buon anno gente, rilassatevi ancora qualche ora ma già da domani c'è del lavoro per la pace da fare.
La giornata di oggi, che ci ha trovati pigri ed intenti ad ingozzarci di cibi ed alcolici (non tutti per carità, io per esempio sono totalmente astemia) ha visto gli italiani nel mirino del Ministero dei sequestri.
Il primo, Alessandro Bernardini, uno studente al seguito di Luisa Morgantini, ha subito un sequestro lampo a Khanis Yunis in terra di Palestina. Apprendo dalle pagine di Repubblica che lui stesso si è definito "un eroe per caso" e, nonostante l'andamento altalenante delle notizie in merito alla sua sorte, è stato rilasciato senza alcun colpo ferire.
La situazione palestinese la conosciamo bene, molto meno è conosciuta la situazione tutta italiana sulla questione palestinese, che vede avanzare il partito della massoneria sionista (citazione da "Mondocane fuorilinea") mentre, dopo sessant'anni di occupazione americana, Israele colonizza l'Italia. Gli italiani in palestina ci vanno soprattutto per due ragioni e sono divisibili sempre in due le categorie di coloro che vi si recano: le parrocchie per visitare i luoghi millenari del culto cristiano e i compagni per incontrare la popolazione palestinese. I pellegrini sono gente per bene che non fa politica, ed il turismo aiuta l'economia palestinese. I compagni sono al di sopra di ogni sospetto: chi di voi non possiede la propria kefia palestinese?
Forse l'unica da interrogare è proprio la Morgantini, che in Italia esprime la propria opera di "controllo" attraverso una "ebrea", più volte e più volte riciclata in ambienti differenti o movimentisti con mediocre risultato (o anche fallimentare) e che, all'estero, passa per filosionista sulle liste di comunicazione internazionale. Posso personalmente testimoniare che la Morgantini in Italia è solita "licenziare", nel verso senso della parola cioè quello riferito al lavoro, le persone che intralciano i suoi giochi lobbistici movimentisti (disponibile ampio carteggio documentale a prova di eurodeputato). Solo questo caso potrebbe politicamente avere un senso. Se le scelte della Morgantini sono incomprensibili per gli italiani, figuriamoci per i palestinesi. Non si può escludere, quindi, che si tratti di un vero-falso rapimento e di una notizia pilotata. Ma io voglio credere alla buona fede del giovane universitario, perchè se così fosse si tratterebbe di uno smidollato, se pur giovane, in quanto l'unica libertà reale concessa all'uomo e di accollarsi un fardello oppure no. E che razza di fardello sarebbe questo?
Di gran lunga peggiore appare la situazione dei cinque rapiti nello Yemen, dove le tre donne rifiutano il rilascio per non lasciare i propri uomini nelle mani dei sequestratori. Il piccolo gruppo di turisti d'archeologia si trova ora nelle mani di una tribù, che chiede il rilascio di 8 detenuti per reati comuni.
L'eroe di oggi 1 gennaio 2006 è un
gatto, no non il nuovo presidente di Bankitalia, che nel vedere il proprio padrone cadere a terra vittima di un malore ha "telefonato" al pronto soccorso ottenendo l'arrivo dei soccorsi. Il gatto prende il posto dell'eroe dello scorso anno, un cagnolino meticcio che ha salvato la padroncina disabile. Prima di esprimere concordanza intellettuale con il collega giornalista dal quale prendo la notizia sul fatto che, anche gli animali americani sono i "più forti", mi riservo di discuterne con la mia gatta Sara, piccola randagia che raccoglie i geni di una lontana generazione di siamesi ed unico micio a spasso con il guinzaglio nel mio quartiere.
Concludo con l'augurare un anno migliore a tutti coloro, come quelli che hanno fatto la mini marcia della pace fino a San Pietro al seguito della comunità di S.Egidio, che invisibili (a parte qualche immancabile arruffa popolo) spargono il loro amore-lavoro su persone altrettanto trasparenti nella loro povertà.

Loredana Morandi

 
Di Loredana Morandi (del 09/12/2005 @ 09:26:27, in Estero, linkato 371 volte)

Net of Artists Against Wars Italy

Appeal to the kidnappers for the liberation of the 4 volunteers of the Christian Peacemaker Team 
 
The Net of the Artists Against Wars appreciates and estimates the job of the volunteers of the Christian Peacemaker Team. They daily operate in the zones of the conflicts, and in particular in Palestine and Iraq, putting themselves in game and risking the life in order to help the civil victims of the wars and of the social and humanitarian emergencies. 
 
For years we follow with attention the actions of the four volunteers of the Christian Peace Team in Iraq, and therefore we can affirm, that they are persons who only work for the Iraqi population and against the imperialist interests. 
 
The moral and political engagement of the Christian Peacemaker Team is transparent: in fact they have been the first to have given news to the world of the horrors perpetrated against the Iraqi prisoners in the jail of Abu Ghraib. 
 
The seizure of four CPT volunteers and their detainment are not useful to the fight of the Iraqi people for its independence. 
 
We ask the kidnappers to free the hostages, because they are real friends of the Iraqi people. 
 
The Net of Artists will participate to all the public initiatives of solidarity, that will be kept in Italy for the four volunteers of the Christian Peacemaker Team and for the Iraqi people. 
 
Net Artists Against Wars - Italy

Rete Artisti contro le guerre Italia 


Appello ai Sequestratori per la liberazione dei 4 volontari del Christian Peacemaker Team
 
La rete degli Artisti contro le guerre apprezza e stima il lavoro dei volontari Christian  Peacemaker Team. Essi operano nelle zone dei conflitti, ed in particolare in Palestina ed in Iraq, mettendo in gioco sé stessi e rischiando quotidianamente la vita per aiutare i civili vittime delle guerre e delle emergenze sociali e umanitarie.
 
Da anni seguiamo con attenzione l'operato dei quattro volontari del Christian Peace Teams in Iraq, e da questo possiamo affermare, che si tratta di persone che lavorano solo per il bene della popolazione irachena e contro gli interessi imperialisti globali.
 
L' impegno morale e politico di Christian Peacemaker Teams è limpido: essi infatti sono stati i primi ad aver dato notizia al mondo degli orrori perpetrati contro i detenuti iracheni nel carcere di Abu Ghraib.
 
Il sequestro dei quattro volontari CPT e la loro detenzione, non è utile alla lotta del popolo iracheno per la propria indipendenza.
 
Ci rivolgiamo ai sequestratori affinché liberino subito gli ostaggi, essi sono quattro uomini veramente amici del popolo iracheno.
 
La Rete Artisti parteciperà a tutte le iniziative di piazza, che si terranno in Italia a titolo di solidarietà nei confronti dei quattro volontari del Christian Peacemaker Teams e nei confronti del popolo iracheno.
 
Rete Artisti contro le guerre - Italia

 
Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:29:27, in Estero, linkato 320 volte)

Mi permetto di aggiungere all'articolo che la stessa agenzia Onu per i Rifugiati (Unchr) ha portato aiuti in Pakistan per sole 800 tende e 2400 coperte.

Nuovo appello dell'Onu. L'Oxfam bacchetta anche l'Italia
Terremoto Pakistan, Paesi ricchi troppo avari
Insufficienti gli stanziamenti che le nazioni industrializzate hanno previsto per l'emergenza. I senzatetto sono tra i 3 e i 4 milioni 

GINEVRA (Svizzera) - Le Nazioni Unite lanciano l'allarme e rinnovano l'appello alla donazione di contributi per aiutare le popolazioni sfollate colpite dal terremoto che l'8 ottobre scorso ha sconvolto il Pakistan e le nazioni limitrofe. L'occasione è l'incontro di oggi a Ginevra tra i rappresentanti di 65 Stati membri.

CONTRIBUTI INSUFFICIENTI - «Ci servono più risorse per salvare da 2 a 3 milioni di vite umane e ci servono altre risorse già dai prossimi giorni» ha detto Jan England, capo dell'ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu. L'obiettivo è raggiungere la somma di almeno 312 milioni di dollari ma al momento la cifra è ancora lontana. Solo il 30% di quanto richiesto è effettivamente arrivato dalle nazioni ricche che pure si erano subito prodigate, all'indomani del sisma, in dichiarazioni di solidarietà impegnandosi a fornire aiuti materiali ed economici. Invece, a quanto pare, sono solo le associazioni umanitarie e di volontariato a portare sulle spalle il peso dell'assistenza ai senzatetto.

ITALIA POCO GENEROSA - In particolare, secondo l'agenzia di aiuti internazionali Oxfam, sarebbero Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia a fare meno di quanto dovrebbero visto il loro status di nazioni ad alta industrializzazione: avrebbero messo a disposizione solo un quinto rispetto a quanto calcolato dagli organismi internazionali sulla base di parametri legati alle rispettive capacità economiche. Ma c'è di peggio: Belgio, Francia, Austria, Finlandia, Grecia, Portogallo e Spagna non hanno donato praticamente nulla.

TRAGEDIA DI SERIE B - Una latitanza, quella delle nazioni ricche, che sembra rilanciare la contrapposizione fra tragedie di serie A e tragedie di serie B. La risposta all'emergenza nel Sudest asiatico causata dallo tsunami del 26 dicembre scorso, che colpì in particolare Thailandia, Indonesia e l'arcipelago delle Maldive, fu infatti maggiore e già dopo 10 giorni dalla mareggiata-killer fu reperita l'80 per cento delle risorse richieste dall'Onu. I Paesi occidentali, insomma, hanno sentito più vicina la tragedia avvenuta in luoghi considerati familiari, grazie alla presenza di resort e villaggi turistici tarati sulle esigenze del turista occidentale e per questo frequentatissimi. Il dramma di popolazioni che vivono sulle montagne e in zone che evocano invece scenari di conflitto sembra invece essere passato in secondo piano.

L'APPELLO AI GOVERNI - «Le nazioni ricche devono mettere mano al portafoglio - sbotta senza mezzi termini Phil Bloomer, direttore dell'Oxfam -. La gente comune non riesce a capire perché governi così ricchi stiano facendo così poco». La questione investe infatti i governi visto che le donazioni dei privati ai conti correnti aperti per la gestione dell'emergenza continuano ad essere effettuate. Ma la tragedia è di proporzioni immani e la volontà dei singoli non è sufficiente. Per questo l'Onu è tornata ad invitare i capi di governo ad assumersi le proprie responsabilità.
 
EMERGENZA SFOLLATI
- Il terremoto in Pakistan ha ucciso almeno 79 mila persone e ha lasciato fra i 3 e i 4 milioni di senza tetto. Con l'inverno ormai alle porte il bilancio delle vittime rischia dunque di diventare ancora più pesante. Il timore è che a breve possano arrivare le notizie di una nuova ondata di decessi dovuti a freddo e stenti. Un'emergenza nell'emergenza, insomma, come sottolinea anche il commissario allo sviluppo della Ue, Louis Michel. Lunedì l'Unione europea ha proposto uno stanziamento addizionale di 80 milioni di euro dopo una prima donazione già effettuata di quasi 14 milioni. Ma prima che questi soldi possano essere destinati agli interventi umanitari è necessaria l'approvazione del provvedimento da parte dei governi e del Parlamento Europeo. Tempi lunghi, insomma, che le popolazioni terremotate non si possono permettere.
A. Sa.
26 ottobre 2005
 
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/10_Ottobre/26/pakistan.shtml

 
Di Loredana Morandi (del 17/10/2005 @ 15:41:02, in Estero, linkato 474 volte)

 

Artists Against Wars
 
 
ARTISTI
per il
PAKISTAN
 
per un aiuto ai terremotati !
 
 
Cari Amici,
 
molti di voi in queste ore hanno seguito con tutta l'apprensione del caso gli esiti delle terribili scosse sismiche, che hanno sconvolto il Pakistan e la regione del Kashmir, colpendo principalmente la città di Muzaffarabad, ma anche la capitale Islamabad.
 
Le scosse violentissime, dal 5° al 7,8° grado della scala Richter, hanno avuto tali effetti devastanti a causa della prolungata durata (oltre 1 minuto) ed anche a cagione della profondità dell'evento tellurico (da 10 a 34 metri sotto il livello del suolo). Ciò ha provocato lo sgretolamento di intere masse rocciose e i devastanti crolli nell'edilizia abitativa e civile, che hanno falcidiato ad ora numerosissime vite umane, soprattutto tra i bambini.
 
Ad Islamabad, a Muzaffarabad, ma soprattutto nei centri minori colpiti dal sisma occorre tutto il necessario per sostenere i sopravvissuti, che hanno perduto la casa, il lavoro ed in molti casi gli affetti più cari.
 
La Rete Artisti contro le guerre, chiedendo a Tutti gli amici ed ai sostenitori un personale contributo, impegna l'Associazione "Argon" a far pervenire, nel più breve tempo possibile, tutti i fondi raccolti all'ufficio della Nunziatura Apostolica ad Islamabad, presso il Nunzio S.E. Mons. Alessandro D'Enrico in Pakistan.
 
Di ciò, anche a seguito di accordi telefonici, la Rete Artisti contro le guerre da informazione all'Ambasciata del Pakistan presso lo Stato Italiano, via della Camilluccia in Roma.
 
RingraziandoVi, di seguito potete trovare le coordinate bancarie: 
 
 
c/c bancario 11048
Abi 5584 Cab 3205
presso Banca Popolare di Milano Ag. 256
via Gualtiero Serafino 8 - 00136 Roma
intestato a Associazione ARGON
causale "Artisti per il Pakistan"
 
 
Rete Artisti contro le guerre
 
per la Rete Artisti contro le guerre
Loredana Morandi
Associazione Culturale e di Promozione Sociale ARGON
Weblog Community www.bloggersperlapace.org
il Presidente
 
 
Di Loredana Morandi (del 25/09/2005 @ 19:27:08, in Estero, linkato 321 volte)

Poesia Per Un Giudice Iracheno

Resistente e Democratico
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'astioso potere
che ha distrutto cose
che ha distrutto case
che ha distrutto vite

Diritto, e Senza Timore
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'efferato omicida
che ha ucciso fanciulli
che ha ucciso anziani
che ha ucciso intere famiglie

La Legge di Mestiere
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'armato osceno
che ha ferito
che ha segregato
che ha torturato

Giustizia come Fede
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'immondo politico
che ha stracciato i Trattati
che ha stracciato le Leggi
che ha stracciato la Dignità

Timido Segno di Civiltà
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'agghiacciante brama
che non ha coscienza
che non ha cultura
che non ha storia

Tu, Figlio di Hammurabi
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'orrendo usurpatore
della tua terra
della tua casa
della tua storia

Per l'Antico e Orgoglioso Tuo Popolo

di getto...Loredana Morandi

**************

Un giudice iracheno vuol arrestare i due inglesi fatti evadere con un blitz
24.09.2005 di red

 Per la magistratura irachena devono pagare i soldati britannici liberati con un blitz dalle forze inglesi lunedì scorso a Bassora, dopo essere stati arrestati dalla polizia locale. Un giudice iracheno ha emesso sabato un mandato d'arresto per loro con l’accusa di aver ucciso un poliziotto iracheno e di averne ferito un altro, di porto abusivo d'armi da fuoco e di possesso di documenti falsi.

Immediata la replica di Londra:«non ci sono basi legali per emettere mandati d'arresto del genere» ha detto il portavoce del contingente britannico a Bassora, il maggiore Steve Melbourne, secondo cui i due soldati godono di immunità da accuse di questo tipo, in base a un accordo tra il governo iracheno e le forze della coalizione. E il ministero della Difesa britannico insiste: il mandato non ha validità legale, perché «tutti i soldati britannici di stanza in Iraq sono sotto la giurisdizione britannica».

Dopo essersi imposti con la forza sulla polizia locale adesso gli inglesi non riconoscono nemmeno l’autorità della magistratura irachena. Lunedì scorso infatti i militari britannici avevano usato i carri armati per liberare i due soldati, aprendo una breccia nel muro della stazione di polizia in cui pensavano fossero detenuti, per poi scoprire che in realtà si trovavano in un’abitazione privata della città da dove sono stati poi recuperati. I due erano stati arrestati dopo uno scontro a fuoco con la polizia locale. L'intera vicenda ha portato a violenti disordini, in cui le forze britanniche sono state prese d'assalto da una folla inferocita e in cui, secondo fonti locali, sono morti almeno cinque iracheni. Già all’indomani dell’operazione i giornali inglesi erano tornati a chieder a gran voce il ritiro delle truppe mettendo sotto accusa Blair che si ritrova ora a fronteggiare un incidente diplomatico con l’Iraq proprio alla vigilia del congresso del Partito laburista britannico, che si aprirà domenica a Brighton, e al cui interno non sono state ancora superate le divergenze sull'intervento militare.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=44801

 
Di Loredana Morandi (del 11/05/2005 @ 16:51:58, in Estero, linkato 360 volte)

Marcos chiama l’Inter: giocate in Chiapas
Il subcomandante pone una condizione: non vendete i diritti tv.
La società: siamo onorati 

Su un campo sterrato della Selva Lacandona un giocatore in maglietta rossa e passamontagna attraversa la difesa nerazzurra e va in rete. Il primo gol per vincere la partita ed entrare nella storia: quella volta in cui l’«equipo» zapatista la spuntò contro Vieri, Zanetti, Adriano e compagni.
Il Subcomandante Marcos ha fatto un sogno e perché si realizzi l’ha messo nero su bianco: una lettera consegnata un mese fa in Chiapas a un dirigente dell’Inter (la società è da un anno in Messico per progetti di aiuto agli indios) e adesso arrivata a Milano. «Vi scrivo per sfidarvi formalmente a una partita di calcio tra la vostra squadra e la selezione dell'Ezln (Esercito zapatista di liberazione nazionale, ndr), in un luogo, in una data e a un'ora che definiremo».
Un po’ di garbata presa in giro in stile «Sub»: «Visto l'affetto che sentiamo per voi, siamo disposti a non farvi una goleada, ma a sconfiggervi con una sola marcatura... Dopo la partita, vi offriremo generose razioni di Pozol Agrio (bevanda energetica a base di mais, ndr)».
Qualche dettaglio tecnico: «Il pallone lo dovrete portare voi: i nostri sono tutti bucati». Gli accordi per la diretta: «Spero che non vi precipitiate a vendere i diritti perché l'esclusiva spetta al Sistema Televisivo Intergalattico Zapatista (l'unica tv che si legge)». Garanzia di divertimento: «In attesa di una vostra risposta, continueremo ad allenarci nei rigori (dovremo superare i tempi supplementari per far godere appieno l'evento agli spettatori). Prepareremo grandi feste per il nostro primo gol». Un finale più serio: «Vogliate gradire il nostro affetto, la nostra ammirazione e i nostri ringraziamenti. E un abbraccio. Dalle montagne del Sud Est messicano. Il Subcomandante Insurgente Marcos».
L’affetto è ricambiato: «Siamo onorati di questa lettera — fanno sapere dall’Inter — è un segno di rispetto e cortesia». Il patron Moratti e il presidente Facchetti stanno valutando con attenzione l’invito. E l’idea al capitano Javier Zanetti non dispiace: «Nessun problema se la società deciderà di accettare — risponde al Corriere —. Sì, io ci andrei volentieri». E sarebbe anche disposto a incontrare Marcos, suo grande tifoso? «Senza problemi».
Lo scambio di affettuosità sigilla un anno di intensi rapporti tra l’Inter e il Chiapas: consegna di attrezzature sportive, ma anche la costruzione di un acquedotto e l’invio di medicinali. Lo scorso aprile, un viaggio di un mese per le 5 «caracoles », le province in cui è ritagliato il territorio gestito dagli zapatisti. Tappa a La Garrucha, visita a un nuovo laboratorio di oftalmologia. Il dirigente dell’Inter Bruno Bartolozzi viene avvicinato da un membro della «comandancia » zapatista, passamontagna in testa, che lo invita a seguirlo. C’è anche il direttore del giornale online Peacereporter (fondato da Emergency e dall’agenzia Misna),Maso Notarianni.
La scena che descrivono è degna di un romanzo di Osvaldo Soriano. Due squadre di calcio, una maschile e l’altra femminile, i volti coperti, aspettano gli italiani per una consegna «ufficiale »: la lettera di Marcos e due trofei di marmo e ferro, con dettaglio di giocatori zapatisti che calciano il pallone. Uno per «los hombres» dell’Inter, l’altro «a las mujeres».

Alessandra Coppola
Corriere Sera 11 maggio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/05_Maggio/11/inter-chiapas.shtml

 
Di Loredana Morandi (del 01/04/2005 @ 19:46:03, in Estero, linkato 370 volte)
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Di Loredana Morandi (del 01/04/2005 @ 18:05:14, in Estero, linkato 357 volte)
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