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Costituzione Italiana
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Giustizia, Maria Falcone: Giovanni strumentalizzato


Il giorno dopo le sparate di Berlusconi sulla riforma della giustizia, arriva ancor più dura la risposta al Cavaliere da chi Giovanni Falcone lo conosceva bene. Il magistrato ucciso dalla mafia nel 1992 era stato chiamato in causa da Berlusconi, che aveva detto «mi ispiro a lui». Il premier che in passato ha più volte attaccato la magistratura, definendo i giudici "antropologicamente" diversi e comunisti, ora arriva a dire che ora si vuole ispirare al magistrato che più volte in contrasto con il mondo politico. «Giovanni Falcone non ha mai chiamato i magistrati "avvocati dell'accusa"», dice la sorella Maria in un´intervista. Quanto alla separazione delle carriere, il magistrato ha sempre parlato di «separazione dell'ordine degli avvocati dell´accusa dall'ordine dei magistrati. Un termine nuovo».

La sorella del giudice dice tuttavia che «non vi è dubbio che per Giovanni nel processo accusatorio il pm doveva essere considerato "parte"». «La figura del pm va modificata senza ledere il principio dell'indipendenza della magistratura», dice. «Non vorrei però che qualcuno pensasse di separare le carriere anche per annullare la separazione dei poteri», aggiunge. E quanto all´obbligatorietà dell'azione penale Maria Falcone sostiene che «di obbligatorio c'è sempre stato molto poco. È evidente che una certa discrezionalità la magistratura l'ha sempre avuta». Circa i criteri meritocratici suggeriti da Berlusconi nella valutazione del lavoro delle toghe, la sorella di Falcone dice di «essere d'accordo». «Ma chi valuta e controlla il merito? Il Csm. È quindi importante che l'organo di autogoverno non sia politicizzato». Quanto all'allarme del segretario dell'Anm Giuseppe Cascini su «rischio fascismo». «Non c'è bisogno che lo condivida - dice Maria Falcone - basta che dica le cose a modo mio, con parole mie».

La sparata di Berlusconi ha indignato anche l'Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime della Mafia. «La riforma della giustizia, così come concepita dal governo Berlusconi, altro non è che uno spudorato e ormai consueto tentativo di assoggettamento dei giudici al potere politico», dice la presidente Sonia Alfano, che aggiunge: «La separazione delle carriere, seppur i giornali e le televisioni di regime non lo spieghino mai ai cittadini, è un concetto che già esiste e viene applicato». «Il governo mira invece - spiega infatti Alfano - a costituire un Ordine dei pm così che possa controllare direttamente le loro azioni e la loro libertà d'iniziativa».

«Noi - prosegue la presidente dell'associazione - condividiamo le parole del Segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, quando mette in allerta contro un possibile pericolo fascista. L'autonomia della Magistratura in questi anni è già stata ampiamente ridotta, a danno della democrazia. Inoltre - aggiunge - i tentativi che continuano a ripetersi nel tempo di affidare alla politica la nomina della maggioranza dei componenti del Csm altro non è che il completamento dell'attuazione del Piano di Rinascita Democratico studiato da Licio Gelli in compagnia di molti altri grembiulini che adesso siedono in Parlamento». «Citare Giovanni Falcone ed usarlo come parafulmini per difendere il tentativo di spezzare gli equilibri che rendono una nazione democratica - conclude Alfano - è un atto di una bassezza e volgarità inqualificabile».

Sulla vicenda interviene anche Luciano Violante, Pd: «È chiaro che c'è un problema: la magistratura ha due profili: uno di potere dello Stato, l'altro di servizio per i cittadini. Finora gli interventi hanno riguardato solo il potere, ma il ministro Alfano sta considerando entrambi i profili». Per l´ex presidente della Camera, la struttura del Consiglio superiore della magistratura va cambiata. «Va aggiunta una quota di personalità qualificate, nominate direttamente dal Presidente della Repubblica, per evitare lo scontro tra politica e giustizia». L'ex magistrato propone che il Csm sia composto da un terzo di membri laici, un terzo di togati e, appunto, un terzo di membri nominati dal Colle. Inoltre, secondo Violante, dovrebbe essere il Capo dello Stato, in qualità di presidente dell'organo, a nominare il proprio vice. Infine, «ciascun consigliere dovrebbe avere un mandato di almeno sette anni». Sull'obbligatorietà dell'azione penale, Violante ammette che «è un'ipocrisia costituzionale», ma precisa che «quella norma garantisce l'indipendenza del pm dal potere politico. Non trovo scandaloso conclude - che l'azione penale diventi discrezionale, ma i magistrati devono poter indagare senza condizionamenti politici. Dare al governo il potere di indicare quali reati perseguire può dare risultati pessimi senza una legge sul conflitto di interessi e un filtro per l'elezione di chi è stato condannato per reati gravi».

«Senza strumentalizzare Falcone, il dialogo tra maggioranza e centrosinistra sulla giustizia può e deve svolgersi in un clima costruttivo», dice il deputato del Pd Pierluigi Mantini. Mantini assicura che «il Pd non è affatto subalterno ad Antonio Di Pietro». «Molti parlamentari del Pd, e non solo quelli radicali - dice Mantini - sono per entrare nel merito della riforma proposta, superando pregiudiziali e veti. Sarebbe però utile la chiarezza, perché creare un ordine degli avvocati della pubblica accusa dotati di maggiori risorse e mezzi rispetto ai privati, produrrebbe gravi effetti illiberali sulla parità nel processo».

Pubblicato il: 22.08.08
Modificato il: 22.08.08 alle ore 16.14

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78282
 

Giustizia, allarme dell'Anm: si va verso sistema autoritario


La “grande riforma” della giustizia si farà, procederà di pari passo al federalismo fiscale, e metterà «in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone». Silvio Berlusconi rompe il silenzio estivo e, con un'intervista al settimanale “Tempi”, torna ad agitare le acque dell'Associazione nazionale magistrati, allarmata dal rinnovato annuncio di una riforma che punta a separare le carriere di giudici e pm, a cambiare composizione e competenze del Csm, a rivedere «l'attuale ipocrisia della finta obbligatorietà» dell'azione penale, e - aggiunge il premier - a introdurre «criteri meritocratici nella valutazione dei magistrati».

Che il pericolo sia avvertito come imminente e di grande portata lo dimostra il richiamo al «governo fascista» fatto dal segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, prima ancora che fosse reso noto il testo dell'intervista di Berlusconi in un'intervista a Klaus Davi, pubblicata su Youtube. Sulla riforma del Csm che Berlusconi vuole fortemente, lancia anche accuse durissime: «Se introduciamo la politica nel Consiglio, rischiamo di richiamarci a un modello autoritario, ovverosia quello fascista, dove la magistratura non è indipendente dal potere politico, e quindi non tutti i cittadini sono garantiti allo stesso modo». «Aggiungo - prosegue Cascini - che la corte Europea potrebbe avere delle riserve, nel senso che alcuni principi della costituzione come quello d’uguaglianza non sono modificabili. È quindi possibile che si apra una discussione molto seria a livello di Corte di giustizia europea, proprio sulla compatibilità di questo modello con i principi della convenzione europea. Non dobbiamo dimenticare che il sistema giudiziario attuale, che garantisce l'autonomia della magistratura è stato scritto sulla base delle vicende storiche del '48. I tribunali speciali del regime fascista - aggiunge - condannavano i nemici politici del governo. I giudici in passato obbedivano al governo fascista. La scelta di una magistratura indipendente che si governa da sola è stata fatta sulla base di quella esperienza».

La politica italiana è arrivata ad aver paura delle intercettazioni. «Un politico non deve temere le intercettazioni» e magari dovrebbe seguire l'esempio di Giulio Andreotti, «il miglior imputato politico italiano» che «si è affidato alla giustizia ed ha affrontato il processo in maniera esemplare, rispettando le istituzioni e accettando di essere trattato come tutti gli altri “normali” cittadini». Cascini ha lodato Andreotti e sottolineato: «Sarebbe auspicabile che tutti i politici coinvolti in procedimenti di giustizia, invece di sottrarsi seguissero il suo esempio». Poi, ha ricordato: «Più volte mi sono espresso contrariamente al fatto che vengano pubblicate sui giornali brogliacci di intercettazioni riguardanti la vita privata degli interessati. Nessuno può essere contento dell'idea di essere intercettato, ma dobbiamo affidarci alla giustizia e alla magistratura». «Vorrei ricordare – ha proseguito il segretario dell'Anm - che il nostro è l'unico paese del mondo in cui le sole intercettazioni possibili sono quelle consentite dalle autorità giudiziarie. In tutti gli altri Paesi le fanno la politica, la polizia e i servizi segreti. Grazie alla nostra Costituzione, che garantisce l'inviolabilità della corrispondenza e che qualcuno vuole modificare, l'intercettazione è possibile solo con un provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria». Cascini, quindi, ha proposto: «A mio avviso c'è bisogno di una seconda legge sulle intercettazioni che regolamenti la loro pubblicazione, permettendo la divulgazione degli atti processuali e non dei fatti personali dell'indagato».

Poi, quando l’argomento diventa il capo del governo, le questioni aperte sono molte: «Alcuni processi su Berlusconi sono andati in prescrizione e quindi non è stato possibile accertare il fatto; in alcuni casi, non c'è stata una pronuncia di assoluzione nel merito: ci sono state sentenze in cui non si è potuto dire né colpevole né innocente, perché è passato troppo tempo dal fatto». Il segretario dell'Anm ha osservato che «prima della riforma emanata nel 2002, questi tipi di reati erano punibili molto più gravemente; oggi è diventata una semplice contravvenzione e l'estinzione del reato per il passaggio del tempo si accorcia».

Dal sindacato delle “toghe” arriva però un j'accuse anche al Pd, verso cui, paradossalmente lo stesso Berlusconi non nasconde la propria «delusione» per una «sudditanza psicologica e politica» nei confronti delle «frange giustizialiste». La «mancanza di posizione» del partito di Veltroni sulla riforma annunciata dal premier viene definita «molto preoccupante» dal segretario dell'Anm, che aggiunge: «nella sinistra c'è chi in malafede non vuole giudici indipendenti». I Radicali, che del Pd fanno parte e che hanno recentemente presentato una mozione per una riforma dai contenuti quasi simili a quelli del Pdl (separazione delle carriere, abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, riforma Csm e responsabilità civile del magistrati), accusa l'Anm di essere lontana dalle esigenze dei cittadini e di non voler trovare soluzioni ai «problemi cronici» della giustizia.

Ma è sul pensiero di Falcone che si consuma lo scontro più violento. «Berlusconi lasci stare Falcone. È come il diavolo che parla dell'acqua santa: Falcone ha combattuto la mafia, Berlusconi molte volte ha ammiccato ai mafiosi», ricorda il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. La stessa posizione del presidente dell'Anm, Luca Palamara: «Il modello di magistrato incarnato da Falcone è per noi un punto di riferimento. Su questo argomento bisogna evitare le strumentalizzazioni - spiega Palamara - anche perché Falcone ha dato lustro alla magistratura nella difesa non solo della legalità e dei diritti violati ma anche di quel valore insopprimibile dell'ordinamento rappresentato dalla fiducia dei cittadini nella giurisdizione e nelle istituzioni».

Pubblicato il: 21.08.08
Modificato il: 22.08.08 alle ore 16.01


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78248
 
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



- sezione di Caltanissetta -



Caltanissetta, 7 agosto 2008


L'A.N.M. di Caltanissetta esprime la più incondizionata solidarietà alla collega Serafina Cannatà, che da sette anni è sostituto procuratore a Gela e che questa notte ha subito un danneggiamento di segno intimidatorio.
L'episodio ripropone drammaticamente il problema della sicurezza sul territorio di Gela, dove tanti cittadini al pari di Lei hanno subito azioni analoghe per i più svariati motivi.
In questa occasione tuttavia si fanno evidenti i gravi disagi cui vanno incontro i magistrati che, al pari della collega Cannatà, con professionalità e costanza, assicurano la loro opera per far funzionare uffici giudiziari importanti, ma non sempre oggetto di adeguata attenzione.
L'episodio si verifica, mentre i magistrati stanno denunciando che per effetto della normativa vigente gli uffici giudiziari di frontiera, tra i quali anche quello di Gela, rischiano di rimanere scoperti per l'impossibilità di assegnare ad essi magistrati di prima nomina.
Il funzionamento della giustizia non può essere assicurato solo dall'intransigente rettitudine e dallo spirito di servizio dei singoli magistrati, che, come Serafina Cannatà, non si stancano di operare in territori difficili, affrontando anche rischi personali.
L'ANM ritiene che la sicurezza sul territorio di Gela e il funzionamento della giustizia siano problemi che non possono essere delegati esclusivamente alla magistratura e alle forze dell'ordine.
E' auspicabile su di essi una più costante ed incisiva attenzione da parte di tutte le istituzioni.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA
DELL'ANM DI CALTANISSETTA
Dott. Giovanbattista Tona
 
Di Loredana Morandi (del 09/08/2008 @ 12:02:29, in Magistratura, linkato 63 volte)
Associazione Nazionale Magistrati



VERBALE DELLA G.E.C. DEL 6 AGOSTO 2008


Sono presenti: PALAMARA, CASCINI, NATOLI, CANEPA, DI GRAZIA, ROSSI, SGROIA.

1. La Giunta esamina i contenuti della manovra economica approvata dal Parlamento e delle modifiche introdotte in sede di conversione del decreto-legge n. 112 del 2008 sul trattamento retributivo dei magistrati. Al riguardo approva la scheda informativa allegata al presente verbale da diffondere tra i colleghi.

La Giunta rileva che le iniziative di protesta adottate a seguito della originaria formulazione dell´articolo 69 del d.l. n. 112, che prevedeva la trasformazione degli scatti e delle classi da biennali a triennali, ha portato ad una integrale riscrittura della norma con effetti che permangono negativi, ma in misura radicalmente ridotta rispetto al testo originario.

La Giunta si era attivata immediatamente dopo l´approvazione della norma, e prima ancora della sua pubblicazione sulla G.U..

Si allegano al presente verbale i documenti e i comunicati approvati sulla questione.

Oltre alla approvazione di documenti di protesta e di critica del testo normativo, si è ritenuto necessario attivarsi sul piano operativo attraverso iniziative concrete dirette ad ottenere la soppressione della norma.

In primo luogo, è stato richiesto ed ottenuto un immediato colloquio con il Ministro Alfano, al quale sono state rappresentate le gravissime conseguenze sul trattamento economico dei magistrati dell'intervento in questione.

In secondo luogo, è stato convocato il Comitato Intermagistrature, al quale hanno partecipato, oltre ai colleghi di Magistratura Indipendente, anche tutte le altre magistrature con le quali sono stati tenuti costanti contatti.

E´ stato quindi richiesto e ottenuto un incontro urgente con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, al quale è stata rappresentata la netta contrarietà della magistratura associata sul testo proposto.

Il Sottosegretario si è impegnato ad intervenire sulla questione nel corso del procedimento di conversione del decreto-legge ed in un incontro successivo ha illustrato i contenuti di un emendamento governativo che prevedeva un differimento, per una sola volta e per un periodo di dodici mesi, delle classi e degli scatti biennali. Pur apprezzando tale decisione, è stata comunque rappresentata la netta contrarietà ad interventi seppure temporanei di rallentamento dei meccanismi di adeguamento retributivo per il personale della magistratura già fortemente penalizzato rispetto ad altre categorie del pubblico impiego. Inoltre, ritenendo assolutamente prioritaria la necessità di salvaguardare la posizione dei magistrati più giovani, economicamente più penalizzati, è stata richiesta almeno una correzione del testo al fine di evitare disparità di trattamento in danno dei colleghi con minore anzianità. Questa ulteriore sollecitazione è stata positivamente recepita dal Governo, che ha modificato il testo dell´emendamento riducendo al 2,5% il differimento della maturazione delle classi.

E´ stato, inoltre, convocato di urgenza un CDC per il giorno 5 luglio 2008, all´esito del quale è stato proclamato lo stato di agitazione.

La Giunta ha tenuto costantemente informati i colleghi sugli sviluppi della questione.

La soluzione cui si è pervenuti non può certo considerarsi soddisfacente, in quanto i magistrati italiani, già fortemente penalizzati rispetto alle altre magistrature e alla dirigenza amministrativa, sono stati costretti ancora una volta ad un difficile confronto con l´autorità di governo a partire da ipotesi di integrale riscrittura, in senso peggiorativo, dei meccanismi retributivi e ancora una volta hanno subito una decurtazione, seppure transitoria e limitata, delle retribuzioni. E ciò, peraltro, a fronte di un preciso impegno del Ministro Alfano, sollecitato dalla Giunta con apposite richieste, per un intervento di perequazione con le altre magistrature che aveva portato all´apertura di un tavolo tecnico, i cui lavori si sono di fatto interrotti, nonostante le reiterate rassicurazioni, anche recenti, da parte del Ministro.

2. Il Presidente informa la Giunta della intenzione di fissare la prossima riunione del CDC nella seconda metà di settembre.

3. Il Segretario Generale riferisce in merito alle offerte pervenute da vari istituti bancari per la gestione delle giacenze della Associazione sulla base di una relazione illustrativa della sig.ra Carli che viene allegata al presente verbale. Il Vice-presidente Natoli riferisce dell´offerta proveniente da Banca Euromobiliare che viene pure allegata al verbale. La Giunta delibera di procedere alla chiusura del conto presso Poste Italiane Spa e di prevedere l´accredito delle quote degli associati sul conto presso UNICREDIT-BANCA DI ROMA, sede Cassazione (n. 880). Riserva di deliberare in merito alla offerta di Banca Euromobiliare a seguito di un incontro con il direttore generale della stessa.

4. Il Vice-presidente Natoli riferisce in merito alla questione dell´Ufficio per le relazioni esterne, riservando di predisporre un documento di proposta in vista della prossima riunione della Gec per sottoporlo, poi, al prossimo CDC.

IL SEGRETARIO, Giuseppe Cascini


Scheda informativa sugli effetti della norma in materia di trattamento economico dei magistrati introdotta dall´art.69 del d.l. n. 112 del 2008 approvato con modificazione definitivamente il 5 agosto 2008.

Il testo dell´art.69 approvato in sede di conversione è il seguente:

Art. 69. - (Differimento di dodici mesi degli automatismi stipendiali). -

1. Con effetto dal 1° gennaio 2009, per le categorie di personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la maturazione dell'aumento biennale o della classe di stipendio nei limiti del 2,5 per cento, prevista dai rispettivi ordinamenti, è differita, una tantum, per un periodo di dodici mesi, alla scadenza del quale è attribuito il corrispondente valore economico maturato. Il periodo di dodici mesi di differimento è utile anche ai fini della maturazione delle ulteriori successive classi di stipendio o degli ulteriori aumenti biennali.


2. Per il personale che nel corso del periodo di differimento indicato al comma 1 effettua passaggi di qualifica comportanti una valutazione economica di anzianità pregressa, alla scadenza di tale periodo e con la medesima decorrenza si procede a rideterminare il trattamento economico spettante nella nuova qualifica, considerando a tal fine anche il valore economico della classe di stipendio o dell'aumento biennale maturato.

3. Per il personale che nel corso del periodo di differimento indicato al comma 1 cessa dal servizio con diritto a pensione, alla scadenza di tale periodo e con la medesima decorrenza si procede a rideterminare il trattamento di pensione, considerando a tal fine anche il valore economico della classe di stipendio o dell'aumento biennale maturato. Il corrispondente valore forma oggetto di contribuzione per i mesi di differimento.

4. Resta ferma la disciplina di cui all'articolo 11, commi 10 e 12, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, come sostituito dall'articolo 2, comma 2, della legge 30 luglio 2007 n.111.

La disposizione prevede, quindi, un differimento, per una sola volta, per un periodo di dodici mesi, della maturazione della classe di stipendio (nella misura del 2,5%) o dell´aumento biennale. Il periodo di dodici mesi di differimento resta utile ai fini della maturazione delle successive classi o aumenti e costituisce base di calcolo per coloro che nel corso del periodo di differimento cessano dal servizio con diritto alla pensione ovvero effettuano passaggi di qualifica comportanti valutazione economica di anzianità pregressa.

Ciò significa che la maturazione del prossimo scatto biennale in corso (che può essere rilevata dalla fascetta dello stipendio nella seconda colonna sotto la voce scadenza ed in corrispondenza della voce STIPENDIO) avrà uno slittamento di dodici mesi.

In pratica i magistrati che maturano lo scatto o la classe biennale nel periodo successivo al 1 gennaio 2009 percepiranno l´aumento con un ritardo di dodici mesi.

La conseguenza economica in termini di mancato aumento sarà la seguente (importi annui al lordo, comprensivo della tredicesima):

magistrato ordinario( 2 anni dalla nomina): 1300,45

magistrato alla prima valutazione: 1804,82

magistrato dopo 1 anno dalla terza valutazione: 2058,95

magistrato alla quinta e sesta valutazione: 2444,30

magistrato alla settima valutazione: 2860, 99

Gli importi delle classi e/o scatti biennali che si maturano tra le varie valutazioni quadriennali ( es. magistrato con 6 anni di anzianità, vale a dire 2 anni dopo la prima valutazione) sono di importo pari a quelli sopra riportati.

La successiva scadenza biennale per ciascun magistrato non subirà ulteriori slittamenti con la conseguenza che ad es. lo scatto in corso che dovrebbe essere conseguito a luglio del 2009 verrà percepito a luglio del 2010, ma quello successivo maturerà egualmente nel luglio del 2011.

Quest´ultimo effetto varrà anche ai fini pensionistici ed ai fini dell´eventuale progressione economica conseguente alla maturazione delle successive valutazioni di professionalità, per le quali sono fatti salvi gli effetti, positivi e negativi, connessi all´esito ( positivo - non positivo - negativo) delle valutazioni.

Da sottolineare il fatto che il differimento opera nella limitata misura del 2,5% anche per i magistrati che maturano, a decorrere dal gennaio 2009, la classe di stipendio, cioè i magistrati più giovani con anzianità sino a 18 anni ( per i quali gli scatti sono pari al 6%).

Nessun effetto si determina sulla disciplina dell´adeguamento automatico triennale.

A dicembre del 2008 finirà il triennio di riferimento e ad aprile del 2009 verrà determinato l´indice di riferimento per l´adeguamento della retribuzione con decorrenza gennaio 2009.

Comitato di Coordinamento fra le Magistrature e l´Avvocatura dello Stato

Il Comitato Intermagistrature si è riunito il 25 giugno 2008 alle ore 17,00 per l´esame delle norme in materia di retribuzione dei magistrati inserite nel decreto legge di manovra economica, approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 giugno.

Il Comitato ha espresso vivissima preoccupazione per le conseguenze che dette disposizioni avranno sulla retribuzione dei magistrati, stravolgendone l´intera struttura, in danno specialmente dei più giovani, peraltro con benefici minimi per le casse dello Stato.

Il Comitato ha deliberato di richiedere un incontro urgentissimo al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Gianni Letta, per rappresentare le gravi conseguenze di tali disposizioni.

Roma 25 giugno 2008


*** *** ***


ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
ASSOCIAZIONE MAGISTRATI CONSIGLIO DI STATO
COORDINAMENTO NUOVA MAGISTRATURA AMMINISTRATIVA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI CORTE DEI CONTI
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI AMMINISTRATIVI
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI MILITARI


INCONTRO CON

IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DOTT. GIANNI LETTA


Questa mattina una delegazione del Comitato Intermagistrature, guidata dal Presidente e dal Segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, è stata ricevuta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dott.Gianni Letta.

Sono state illustrate le gravissime conseguenze sul trattamento retributivo dei magistrati derivanti dall'art. 69 del Decreto Legge approvato dal governo ed è stato rappresentato l'allarme e la preoccupazione di tutti i magistrati.

Il Dott. Gianni Letta ha recepito integralmente le nostre osservazioni ed ha assicurato il può fattivo interessamento per la soluzione del problema riservando di convocare a breve un nuovo incontro per comunicare le determinazioni del governo.

Roma, 27 giugno 2008

Il Presidente, Luca PALAMARA
Il Segretario Generale, Giuseppe CASCINI

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Associazione Nazionale Magistrati



DECRETO-LEGGE SU ASSETTO RETRIBUTIVO DEI MAGISTRATI

Il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria) contiene, nell´art. 69, una disposizione che -senza alcun previo confronto- incide pesantemente, in senso peggiorativo, sulla disciplina della struttura della retribuzione dei magistrati. La disposizione prevede che, "a decorrere dal 1° gennaio 2009 la progressione economica degli stipendi prevista .... (per alcune categorie, tra cui i professori universitari ed i magistrati) ......, si sviluppa in classi triennali con effetto sugli automatismi biennali in corso di maturazione al 1° gennaio 2009 ferme restando le misure percentuali in vigore" e si inserisce in un decreto legge in materia finanziaria, caratterizzato da presupposti di necessità ed urgenza che, quanto al tema delle retribuzioni, non sembrano ricorrere.

La previsione in esame, tra l´altro, dovrebbe determinare un risparmio di spesa che tuttavia non risulta stimato in modo specifico e la cui consistenza, in ogni caso, non giustifica la disposizione e tantomeno il suo inserimento in un decreto di urgenza.

L´ANM rileva, innanzitutto, che la previsione si pone in netta controtendenza con le richieste, in tema di perequazione economica, da anni prospettate dalla magistratura associata, e con il riconoscimento che il Ministero dell´Economia ha svolto in termini di aumento della produttività della magistratura, nonostante le gravi carenze di mezzi e dell´organizzazione da tutti riconosciute e dalla Associazione più volte evidenziate.

La disposizione approvata, inoltre, contraddice apertamente l´iniziativa dello stesso Ministro della Giustizia che ha di recente manifestato disponibilità a riconoscere le istanze avanzate dalla magistratura associata, convocando un tavolo tecnico di confronto ed approfondimento delle tematiche retributive.

A distanza di meno di un anno dalla definitiva entrata in vigore del nuovo Ordinamento Giudiziario, dunque, viene modificata la regolamentazione in materia di progressione economica appena approvata, incidendo in maniera significativa sulla stessa.La modifica introdotta determina una sostanziale e pesante regressione degli stipendi dei magistrati e, in particolare, dei colleghi più giovani che, nei primi dieci anni di carriera, vedranno determinarsi una riduzione media di circa il 12% della retribuzione.

Appare evidente che di fronte a prospettive di progressione economica così modificate in senso peggiorativo l´accesso alla carriera in magistratura, già più difficoltoso con la nuova disciplina del concorso, diventerà meno ambito, col rischio di una selezione inadeguata.

La previsione in esame, inoltre, non risulta assolutamente coordinata ed inserita nella nuova disciplina quadriennale delle valutazioni di professionalità e, in ogni caso, determinerà una eccessiva penalizzazione sui meccanismi retributivi nel caso della valutazione negativa del magistrato.

Tale incidenza negativa, immediatamente e stabilmente operativa, va ad aggiungersi all´assenza di sostanziali benefici in favore dei magistrati, pur in presenza di un nuovo assetto della carriera che è caratterizzato da più stringenti e frequenti controlli di professionalità e da un maggior rigore nell´accesso.

Si tratta, per altro verso, di un intervento addirittura paradossale ove si tenga conto della mancata attuazione del pur minimo beneficio previsto dal nuovo O.G. nella progressione iniziale della carriera economica.

La Giunta dell´ANM ha manifestato da subito la propria assoluta contrarietà rispetto a tale intervento, che rappresenta un inaccettabile peggioramento dell´assetto retributivo dei magistrati, e ha convocato d´urgenza il Comitato Direttivo Centrale per deliberare le conseguenti iniziative di protesta.

Roma, 2 luglio 2008
La Giunta Esecutiva Centrale

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



COMUNICATO QUESTIONE ECONOMICA

Questa mattina, alle ore 13,00, una delegazione del Comitato di Coordinamento fra le Magistrature e l'Avvocatura di Stato, guidata dal Presidente e dal Segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini, è stata ricevuta a Palazzo Chigi dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dottor Gianni Letta e dal Ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano.

All'inizio dell'incontro il dottor Letta ha informato il Comitato della intenzione del Governo di procedere ad una integrale riscrittura, in sede di conversione del decreto-legge n.112, della disposizione contenuta nell'articolo 69, illustrando le linee di un emendamento che dovrebbe essere presentato dal Governo la prossima settimana. In particolare la norma proposta prevederebbe un differimento, per una sola volta, per un periodo di dodici mesi, della maturazione della classe di stipendio o dell'aumento biennale. Il periodo di dodici mesi di differimento resta utile ai fini della maturazione delle successive classi o aumenti e costituisce base di calcolo per coloro che nel corso del periodo di differimento cessano dal servizio con diritto alla pensione ovvero effettuano passaggi di qualifica comportanti valutazione economica di anzianità pregressa.

Dunque il Governo -grazie all'incisivo ed incessante operato della Giunta- si appresterebbe a sopprimere la devastante modifica della struttura della retribuzione derivante dalla trasformazione delle classi e degli scatti da biennali a triennali.

Abbiamo rappresentato al dottor Letta l'apprezzamento per tale decisione.

Allo stesso tempo, però, non abbiamo mancato di rappresentare la nostra netta contrarietà ad interventi, seppure temporanei, di rallentamento dei meccanismi di adeguamento retributivo per il personale di magistratura, già fortemente penalizzato rispetto ad altre categorie del pubblico impiego.

Ritenendo, in ogni caso, assolutamente prioritaria la necessità di salvaguardare la posizione dei magistrati più giovani, abbiamo rappresentato la iniquità di un intervento che, per effetto del meccanismo delle retribuzioni, avrebbe inciso maggiormente sugli stipendi dei colleghi con minore anzianità.

Anche questa ulteriore sollecitazione è stata positivamente raccolta dal Sottosegretario Letta il quale ha manifestato disponibilità ad una ulteriore correzione del testo dell'emendamento che preveda una riduzione del differimento, per le classi stipendiali al 2,5%, cioè in una misura corrispondente a quella degli scatti biennali.

Secondo i primi calcoli da noi effettuati l'intervento comporterebbe un mancato aumento delle retribuzioni per dodici mesi nell'ordine di circa EUR 50,00 mensili per i più giovani fino a circa EUR 120,00 mensili per i più anziani.

L'Associazione Nazionale Magistrati si è riservata di valutare le conseguenze della modifica proposta dal Governo nel corso della prossima riunione del Comitato Direttivo Centrale prevista per domani, sabato 5 luglio 2008.

Roma, 04 luglio 2008

Il Presidente, Luca Palamara
Il Segretario Generale, Giuseppe Cascini

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL COMITATO DIRETTIVO CENTRALE DEL 5 LUGLIO 2008

1.L´Associazione Nazionale Magistrati ribadisce il suo impegno per una intransigente difesa dei principi costituzionali posti a garanzia dell´autonomia e dell´indipendenza dei magistrati giudicanti e del pubblico ministero. Tra questi in particolare: l´unità dell´ordine giudiziario, composizione e competenze del Consiglio Superiore della Magistratura.

2. Abbiamo indicato la necessità di un impegno comune per interventi che restituiscano efficacia e funzionalità alla giurisdizione, fornendo il nostro contributo attraverso la elaborazione di proposte concrete, con l´esclusivo obiettivo di una efficace tutela dei diritti dei cittadini, attuata, secondo la promessa costituzionale, in tempi ragionevoli.

3. Alcuni degli interventi del Governo in materia di giustizia, attuati anche con provvedimenti di urgenza, contengono disposizioni che appaiono, tuttavia, di segno contrario. In particolare, la generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena inferiore ai dieci anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti delle parte lese e a creare ingiustificate disparità di trattamento, comporterà gravissime disfunzioni del processo penale.Inoltre, alcune disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni ridurrebbero drasticamente l´efficacia dell´azione di contrasto alla illegalità.Nello stesso tempo il Governo è intervenuto, ancora una volta con il ricorso alla decretazione di urgenza, riducendo drasticamente le risorse destinate al settore della giustizia, con una diminuzione degli stanziamenti fino al 40% e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo.E´ stata, poi, introdotta una disposizione, con l´art. 69 del d.l. n. 112, che prevede un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati che indurrà l´ulteriore svilimento della funzione giudiziaria.La dichiarazione di esponenti dell´Esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della norma non fa venire meno la preoccupazione per l´ennesimo intervento di riduzione del trattamento retributivo dei magistrati e la necessità di denuncia della complessiva situazione estremamente penalizzante per la dignità del lavoro dei magistrati.L´Associazione Nazionale Magistrati chiede, perciò, che sia cancellata la disposizione dell´articolo 69 e che sia prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico dei magistrati.

4. Occorre, perciò, proclamare lo stato di agitazione della categoria con la convocazione permanente del CDC per seguire costantemente gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo.5. La gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta. A questo scopo l´associazione delibera di adottare iniziative dirette a rappresentare all´opinione pubblica la grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia.

APPROVA
L´operato della GEC

DELIBERA
La convocazione permanente del CDC

PROCLAMA
lo stato di agitazione, riservando l´adozione di ogni misura di protesta, alla luce della evoluzione del quadro normativo.

Delega alla Giunta l´adozione delle iniziative di denuncia e di protesta sulla situazione degli uffici giudiziari da realizzare con il pieno coinvolgimento e interessamento delle Sezioni locali.

Roma, 5 luglio 2008
Approvato a maggioranza dal Comitato Direttivo Centrale
 
Di Loredana Morandi (del 09/08/2008 @ 11:59:06, in Magistratura, linkato 98 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI




A nome dell’intera Giunta esecutiva centrale dell'A.N.M. esprimo la più viva solidarietà alla collega Serafina Cannatà, che questa notte ha subito un danneggiamento di segno intimidatorio.
Nostro intendimento è, e sarà sempre, quello di far sentire la nostra vicinanza, non solo con le parole ma anche con i fatti, a tutti i colleghi che, al pari di Serafina Cannatà, con professionalità e costanza, assicurano la loro opera per far funzionare uffici giudiziari in regioni dominate dalla criminalità, dove i magistrati sono sopraesposti e spesso sono  chiamati a operare in ambienti difficili.
Per questo motivo ribadiremo con forza, in tutte le sedi istituzionali ed in tutte le occasioni pubbliche, la necessità che le vere riforme della giustizia inizino da un lato attraverso la dotazione agli uffici giudiziari di un supporto organizzativo reale e tangibile dall’altro attraverso la deroga al divieto assoluto di destinare i magistrati, al termine del  tirocinio, a funzioni requirenti o giudicanti monocratiche penali poichè tale previsione rischia di condurre  in tempi brevissimi, come emerso nel recente incontro ad Agrigento, alla totale  paralisi degli uffici giudiziari.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA DELL'ANM
Dott. Luca PALAMARA
 
Magistratura Democratica



Magistratura democratica e l’ennesima riforma del contratto a termine


Magistratura democratica manifesta grande preoccupazione ed esprime radicale dissenso sui contenuti di un intervento legislativo mirato a ridurre le tutele dei lavoratori a tempo determinato e a “stabilizzare” la precarietà di gran parte del mondo del lavoro.
Le modifiche apportate dal decreto legge del 25 giugno 2008 n. 112, attualmente in fase di conversione, al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 e, in particolare, la disciplina sulle conseguenze della nullità dell’apposizione del termine, si muovono in una direzione assolutamente contraria all’esigenza di tutela dei diritti dei lavoratori.
Tali previsioni, laddove fanno derivare dalla violazione di una norma imperativa, posta a garanzia dei lavoratori, la liberazione del datore di lavoro da ogni vincolo contrattuale, con il solo obbligo di pagamento di un’indennità di importo compreso tra 2,5 e 6 mensilità, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa, stravolgono l’interpretazione data all’art. 1419 codice civile dall’uniforme giurisprudenza della Corte Costituzionale, si pongono in radicale contrasto con i principi di diritto comunitario sul carattere eccezionale del contratto a termine e con i principi della nostra Costituzione posti a tutela del lavoro e della sua dignità, con conseguente sempre più accentuata precarizzazione dei rapporti di lavoro, in persistente assenza di qualsiasi serio intervento in tema di welfare generale e ammortizzatori sociali.
Tali proposte di modifica si pongono in irragionevole contrasto con la recente legge 24 dicembre 2007, n. 247 che ha reso esplicita nel nostro ordinamento l’indicazione comunitaria (Direttiva 1999/70/CE) di normalità del contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Le disposizioni del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, in quanto applicabili anche ai giudizi in corso, violano i principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sul divieto di leggi retroattive in materia civile e rappresentano un ulteriore tentativo di limitare l’autonomia della giurisdizione e la concreta tutela del lavoro non stabile.

Torino, 29.7.08
                                     
La segretaria nazionale
Rita Sanlorenzo
 
Di Loredana Morandi (del 30/07/2008 @ 20:15:38, in Magistratura, linkato 76 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

CONFERENZA STAMPA

 

Mercoledì 30 luglio, alle ore 17.00, presso la Sede dell’ANM (Palazzo di Giustizia - Piazza Cavour – 6° p. ascensore n. 3), la Giunta Esecutiva Centrale presenterà alla stampa, assieme ai rappresentanti dell’OUA dell’AIGA e delle Associazioni Sindacali del personale Amministrativo, il documento di denuncia “Appello per la Giustizia” firmato congiuntamente a proposito delle disposizioni contenute nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 in materia di finanza pubblica, attualmente all'esame del Parlamento in sede di conversione, che incidono pesantemente sulle risorse del settore Giustizia.

La Giunta illustrerà, inoltre, le conseguenze concrete della mancanza di interventi tesi a realizzare, nell’interesse dei cittadini, il precetto costituzionale di garanzia della ragionevole durata dei processi.

Roma, 29 luglio 2008
 
Di Loredana Morandi (del 23/07/2008 @ 07:32:00, in Magistratura, linkato 81 volte)

Appello per la giustizia

 

L'Associazione Nazionale Magistrati e l'Organismo Unitario dell'Avvocatura

procedendo ad un esame congiunto del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", attualmente all'esame del Parlamento in sede di conversione,

rilevato

- che il decreto-legge n. 112 / 2008 prevede norme condivisibili volte a migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa dello Stato, ad esempio attraverso una più diffusa utilizzazione degli strumenti informatici e telematici [cfr. ad es. gli artt. 27 ("tagliacarta") e 51 (comunicazioni e notificazioni per via telematica)], il recupero di efficienza nella riscossione di somme dovute allo Stato anche per sanzioni [art. 52 (misure urgenti per il contenimento delle spese di giustizia)] e una migliore gestione dei rapporti di lavoro dipendente [cfr. alcuni aspetti di cui all'art. 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo)];

- che lo stesso decreto-legge - con l'intento di "ridurre, a decorrere dalla seconda metà dell'esercizio finanziario in corso, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche" - prevede altresì norme che incidono pesantemente - nel prossimo triennio e, in un caso, sino al 2013 – anche sulle risorse, materiali e soprattutto umane, del settore Giustizia, ritenute "sovradimensionate", non solo nelle dotazioni organiche ma anche nelle, pur inferiori, presenze in servizio [cfr. gli artt. 25 ("taglia-oneri" amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi)];

- che tali norme di riduzione di dotazioni sia di fondi che di personale si applicano anche, senza eccezioni, per il settore giustizia;

- che altri settori dell'amministrazione pubblica sono stati invece in vario modo preservati, almeno in parte, dai tagli, sul presupposto della "valenza strategica del settore" [art. 66 (turn over)] ovvero sono destinatari [art. 63 (esigenze prioritarie)] di una "integrazione" della dotazione di risorse "resa necessaria - si legge nella relazione al disegno di legge di conversione - per consentire l'acquisto di beni e servizi indispensabili per il mantenimento di un livello minimo di efficienza delle funzioni amministrative e tecniche di dette istituzioni, . incremento reso indifferibile, altresì, in considerazione del significativo ammontare dei debiti pregressi accumulati che, in mancanza di intervento, subirebbe un ulteriore aumento con indubbie ricadute negative";

- che, secondo dati di fonte ministeriale, la percentuale di scopertura media nazionale delle risorse umane (intesa come presenze in servizio rispetto alle dotazioni organiche) è del 12,63%, di cui 12% per i magistrati ordinari, 14% per i magistrati onorari, 13% per il personale amministrativo e 27% per i dirigenti;

- che l'indice reale di scopertura, quanto al personale amministrativo, è ancora superiore al dato sopra indicato, ottenuto attribuendo al personale che beneficia del part-time (e di cui non si conosce il dato complessivo) lo stesso peso del personale a tempo pieno;

- che, a fronte della progressiva riduzione della pianta organica del personale amministrativo, di oltre 8'000 unità dal 1996 ad oggi, ed invece del costante incremento della domanda di giustizia, espressa dalla continua lievitazione degli indici delle sopravvenienze di procedimenti, sia nel settore penale che civile, non è stata contemporaneamente attuata alcuna strutturale riorganizzazione dei metodi e degli strumenti di lavoro, anche per quanto riguarda il concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali;

- che è opinione condivisa da tutti gli operatori del settore che le attuali dotazioni di risorse, sia materiali che umane, a disposizioni del settore giustizia sono insufficienti per consentirne il funzionamento ordinario; che le condizioni in cui presso gli uffici giudiziari si è chiamati quotidianamente a svolgere, nei rispettivi ruoli, delicate attività afferenti i diritti fondamentali delle persone mortificano visibilmente, a diverso titolo, la professionalità di tutte le categorie che operano nel settore; che non è stata adottata alcuna seria iniziativa volta alla tutela dell'importanza e dignità della funzione giurisdizionale ed al riconoscimento, alla motivazione, all'incentivazione e alla riqualificazione degli operatori in coerenza al rilievo delle funzioni esercitate;

- che, nonostante reiterate autorevoli proposte organiche di riforma e semplificazione di riti e procedure e di ridefinizione dell'area dei beni giuridici penalmente tutelati e nonostante le iniziative in questi campi attualmente all'esame, difetta tuttora una complessiva strategia e volontà d'intervento tese a realizzare il precetto costituzionale di garanzia della ragionevole durata dei processi, mentre gli attuali, pur nettamente deficitari, standard di risposta alla domanda di giustizia dei cittadini sono garantiti solo a prezzo della costante opera di supplenza svolta dai magistrati, dagli avvocati e dal personale amministrativo, che sopperiscono alle croniche carenze di mezzi e risorse, ben al di là delle competenze fissate dalle leggi processuali;

- che il malfunzionamento del settore giustizia è purtroppo sotto gli occhi di tutti i cittadini e non necessita di particolari spiegazioni, mentre appare inammissibile continuare a scaricarne l'esclusiva responsabilità sui magistrati, anche onorari, e su avvocati e personale amministrativo, sottacendo che soltanto la loro generosa e non dovuta opera di supplenza ha fin qui impedito la definitiva paralisi del sistema;

- che oltre al problema della gestione dell'ordinario e dei flussi di domanda di giustizia in entrata, l'Italia possiede un enorme "debito pubblico giudiziario", tanto da essere sotto stretta osservazione a livello europeo e soggetta ad una procedura che potrebbe portare all'adozione di provvedimenti da parte del Consiglio d'Europa;

- che è certamente possibile migliorare l'efficienza del settore giustizia attraverso la sua riorganizzazione e informatizzazione, così come dimostrato dalle cd. "best practices" di alcuni uffici che hanno ottenuto anche prestigiosi riconoscimenti all'estero;

- che l'attuale dibattito politico rivela in modo inequivocabile l'esistenza di un'emergenza giustizia e la priorità delle esigenze del settore per rispondere alle domande dei cittadini;

- che tutte le forze politiche hanno dichiarato di condividere tale analisi e di voler porre la questione giustizia al centro dell'azione di governo e legislativa, tanto che la manovra finanziaria impostata prevede numerose disposizioni in materia di giustizia civile, amministrativa, tributaria e penale;

- che tale analisi e la richiesta di soluzione al problema giustizia è costantemente invocata anche dalle forze sociali e produttive del paese le quali, a livello istituzionale e con ricchezza di analisi econometrica, indicano l'inefficienza del settore giustizia tra le cause principali della mancanza sia di competitività del paese, sia di attrazione degli investimenti e, in definitiva, dell'inesigibilità dei diritti costituzionalmente riconosciuti e tutelati;

- che non appare seriamente sostenibile l'esclusione del settore giustizia da quelli di "valenza strategica" per il Paese, considerato che la Giustizia rappresenta, indubbiamente, una "esigenza prioritaria", anche alla luce della crescente domanda di sicurezza espressa dai cittadini e degli impegni in tal senso assunti dalla politica;

- che, conseguentemente, il settore giustizia deve essere non solo esonerato dai tagli ma implementato nelle dotazioni, così come fatto per altri settori di "valenza strategica" o il cui miglior funzionamento costituisce, come per la giustizia, una "esigenza prioritaria";

- che, fra l'altro, la struttura del bilancio dello Stato impedisce di comprendere quale sia l'effettivo "bilancio della Giustizia", poiché la maggior parte delle entrate ricollegabili all'attività della "macchina giudiziaria" non confluiscono nel bilancio del Ministero della Giustizia, bensì nell'insieme di tutte le entrate, rendendo così impossibile una realistica valutazione del rapporto di congruità fra investimenti, domanda e resa del servizio nonché della giustificazione del progressivo aumento dei costi addossati ai cittadini per accedere alla giustizia (per es. mediante l'aumento del contributo unificato) senza che le maggiori entrate, per i già ricordati complessi meccanismi di bilancio, siano poi riversate al Ministero della giustizia e quindi destinate, come affermato, a migliorare l'efficienza del servizio;

chiedono

- che, nell'immediato, in sede di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, il Governo voglia proporre e il Parlamento voglia adottare emendamenti a tale provvedimento che inseriscano espressamente l'amministrazione della giustizia tra quelle di "valenza strategica" per il Paese il cui migliore funzionamento costituisce una "esigenza prioritaria" e la esonerino conseguentemente dai "tagli", disponendo l'inapplicabilità per l'amministrazione della giustizia degli artt. 25 ("taglia-oneri" amministrativi), 60 (missioni di spesa e monitoraggio della finanza pubblica), 66 (turn over), 72 comma 6 ultima parte (personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo) e 74 (riduzione degli assetti organizzativi), nella parte in cui prevedono riduzioni di fondi e personale non solo rispetto alle dotazioni di organico ma anche rispetto alla situazione delle attuali presenze in servizio;

- che, con una visione prospettica di più ampio orizzonte, il Governo, il Ministero per la Giustizia e il Parlamento vogliano adottare ogni provvedimento volto al miglioramento, per quanto di rispettiva competenza, dell'efficienza dell'amministrazione della giustizia e al riconoscimento e alla valorizzazione della professionalità e della dignità delle funzioni di magistrati, avvocati e personale amministrativo, disponendo lo stanziamento delle risorse aggiuntive necessarie e la razionalizzazione dei flussi di spesa, previa una attenta verifica della loro destinazione ed utilità;

- che Governo, Ministero e Parlamento vogliano creare un osservatorio-cabina di regia centrale per la verifica dei dati della giustizia, completo, accessibile, trasparente, costantemente aggiornato e cogestito, con la partecipazione attiva delle rappresentanze della magistratura, dell'avvocatura e del personale, che si accompagni all'avvio di un serio ed effettivo processo di monitoraggio e verifica sui meccanismi di acquisizione, allocazione e gestione delle risorse, umane e materiali, dell'amministrazione della Giustizia, e della loro distribuzione sul territorio;

- che venga dato impulso ad un progetto di modernizzazione degli uffici giudiziari mediante adeguati investimenti nel progetto del "processo telematico" e nella riorganizzazione del lavoro, innescando così un processo virtuoso che consenta di destinare il tempo lavorativo non più utilizzato per attività di c.d. front office (ad es. per effettuare la movimentazione e la copia cartacea di atti e documenti) in attività di effettivo e diretto supporto dell'attività giurisdizionale;

- che eventuali decisioni di tagli delle risorse e degli organici del personale del settore giustizia, anche rispetto alle attuali presenze in servizio già ridotte rispetto alle dotazioni organiche, vengano adottati solo dopo il miglioramento e la riorganizzazione delle attuali (ed inefficienti) strutture degli uffici giudiziari e dell'amministrazione della giustizia e dopo la ricognizione di tutti i dati del settore giustizia e del "bilancio giustizia";

auspicano

la massima diffusione e il più ampio contributo ed adesione al presente appello di tutti gli organismi rappresentativi delle categorie professionali della giustizia, delle forze politiche, delle associazioni sindacali e delle forze economiche, dei consumatori e della società civile, richiamando anche l'iniziativa adottata dalle Organizzazioni sindacali di indizione di una giornata di mobilitazione e di informazione-sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza il prossimo 22 luglio presso gli uffici giudiziari;

convengono

di darsi appuntamento in occasione del prossimo 25 ottobre, "Giornata europea della giustizia civile", per la verifica degli impegni concretamente assunti dal Governo nei sensi indicati, riservando in tale sede, in difetto della messa in opera degli ormai indilazionabili interventi risolutivi in materia di giustizia, un attento approfondimento sulle iniziative da assumere per rappresentare all'opinione pubblica le complessive inefficienze del sistema che gravano quotidianamente sui magistrati, sugli avvocati e sul personale amministrativo.

Roma, 21 luglio 2008

L'Associazione Nazionale Magistrati
e l'Organismo Unitario dell' Avvocatura

 
Di Loredana Morandi (del 18/07/2008 @ 17:25:54, in Magistratura, linkato 66 volte)

Intercettazioni:
un disegno di legge da riformare

di Armando Spataro

Decreti Legge in materia di sicurezza e per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, direttive per il prelievo delle impronte digitali ai nomadi, Lodo Alfano: bastano queste citazioni per dar corpo al fantasma di un’altra stagione devastante per il nostro sistema giustizia e, come cento costituzionalisti hanno spiegato, densa di strappi al principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alle legge.

Ma un’altra nube si addensa all’orizzonte: il grave indebolimento del sistema delle intercettazioni telefoniche ed “ambientali”, cioè di uno dei più efficaci strumenti investigativi a disposizione della polizia giudiziaria e della magistratura contro ogni tipo di criminalità, specie da quando prima il centrosinistra, tra la fine del ’99 e l’inizio del 2001, e poi il centrodestra nella legislazione successiva, hanno depotenziato lo strumento della prova orale.
Il relativo disegno di legge del Governo sarà discusso probabilmente in autunno ma la sua presentazione è già stata accompagnata da notizie e dati palesemente infondati, spesso propalati dagli organi di informazione senza alcuno sforzo di analisi critica: ripetuti all’infinito, del resto, essi servono, secondo un copione già visto, a far digerire ai cittadini italiani riforme che, diversamente, apparirebbero contraddittorie rispetto alla declamata attenzione per il tema della sicurezza.

Si è detto, ad esempio, che “l’Italia è il paese più ascoltato del mondo” ed a sostegno di tale asserzione molti esponenti del Governo si sono affannati a “dare i numeri” delle intercettazioni negli Stati Uniti e di altri paesi europei. Ma nessuno ha fatto rilevare che, prescindendo dalla eccezionale diffusione dei fenomeni criminali di ogni genere nel nostro Paese, tale da richiedere strumenti di contrasto adeguati (l’80% circa delle intercettazioni autorizzate riguarda, infatti, indagini di terrorismo e criminalità organizzata), in altri Stati - dagli USA alla Gran Bretagna, ma non solo - le intercettazioni vengono eseguite, in numero ben maggiore, soprattutto dai servizi d’informazione, al di fuori di qualsiasi controllo giudiziario e senza adeguate garanzie per i diritti dei cittadini: basta ricordare le documentate denunce del New York Times della fine del 2005 e la declaratoria di incostituzionalità di quelle procedure contenuta in una sentenza di un giudice federale di Detroit.

I dati relativi alle intercettazioni effettuate in altri paesi, spesso neppure disponibili, non sono dunque comparabili con quelli italiani, proprio per la diversità dei rispettivi sistemi. Quanto al numero delle persone intercettate in Italia, il Ministro della Giustizia ha diffuso cifre le quali non tengono conto di un banale rilievo: al numero delle utenze sotto controllo non corrisponde affatto un pari numero di persone intercettate poichè, come è regola tra i criminali, i singoli indagati usano spesso molteplici schede telefoniche ed apparati cellulari, ciascuno necessariamente oggetto di specifica autorizzazione.
Vengono poi denunciati, ancora una volta secondo parametri di valutazione a dir poco approssimativi, i costi elevati delle intercettazioni, senza che se ne precisino le ragioni: esse rimandano a precise responsabilità politiche poiché nessuna maggioranza si è fin qui fatta carico di disciplinare il vero e proprio business scatenatosi attorno al sistema delle intercettazioni. Eppure basterebbero poche misure amministrative per abbattere i costi: istituire un albo nazionale delle aziende private abilitate ad operare nel settore, prevedere tariffe omogenee su tutto il territorio nazionale per il noleggio di apparecchiature e tecnologie, e vincolare le società concessionarie del servizio pubblico di telefonia a porre a disposizione dello Stato le linee necessarie senza costi aggiuntivi.

Altri luoghi comuni, invece, risultano addirittura offensivi per magistrati e pubblici ufficiali: ci si riferisce a quelli diffusi da chi li addita, prima, come i responsabili delle “fughe” dei verbali che finiscono sui giornali e, poi, come privi di determinazione, forse per dolo, nelle indagini volte a identificarne e punirne i responsabili. Su tali assunti è fondata la ventilata nuova versione dell’art. 53 del codice di rito contenuta nel DDL: basterà una denuncia per rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale contro il PM titolare di una delicata indagine per sottrarne la conduzione al medesimo e persino al suo Procuratore, se denunciato anche lui! In realtà chi continua a lanciare queste accuse sembra ignorare che l’attuale disciplina prevede la segretezza delle intercettazioni solo fino al momento in cui il soggetto indagato o i suoi difensori non ne abbiano avuto conoscenza (ad es., perché riportate in un provvedimento di cattura o perché depositate), sicchè, a partire da quel momento, il segreto viene meno e con esso decade anche il divieto di pubblicazione del “contenuto” dei colloqui intercettati: permane il solo divieto di pubblicazione delle intercettazioni nella loro integralità, la cui violazione è però punita come mera contravvenzione (art. 684 cp) oblazionabile e quindi del tutto priva di efficacia deterrente.
Dunque, non si comprende perché si punti il dito contro i magistrati quando la pubblicazione delle conversazioni avviene dopo che esse sono state acquisite in copia dagli avvocati e non sono più segrete.

Peraltro, va ricordato che l’attuale sistema non consente al PM di eliminare dalle carte processuali le conversazioni che egli ritenga irrilevanti perché i difensori potrebbero invece ritenerle utili e chiederne la trascrizione. Dunque, lo “stralcio” delle conversazioni irrilevanti è possibile solo davanti al giudice, il che – nell’attuale sistema – avviene solo dopo che la segretezza è già caduta.

Ben vengano, dunque, alcune scelte presenti nel disegno di legge quali la previsione che le sale ascolto siano localizzate presso le Procure distrettuali con possibilità di ascolto “remotizzato” presso altre Procure e gli Uffici di P.G., la creazione di un archivio riservato dove custodire le intercettazioni ancora segrete, il divieto assoluto di pubblicazione delle conversazioni di cui il giudice abbia ordinato la distruzione perché irrilevanti, e persino l’aggravio delle pene previste per i reati commessi dai pubblici ufficiali e per il citato reato contravvenzionale di cui all’art. 684 cp (Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale), con relativa sanzione pecuniaria per l’editore, ma ci si spieghi – per favore - quale nesso esiste tra il problema della doverosa tutela del diritto alla riservatezza e la limitazione dell’uso di uno strumento investigativo che si rivela sempre più importante in ogni tipo di processi. Qui si annida l’equivoco e si smaschera il paradosso: si declama attenzione alla sicurezza ma si indeboliscono le possibilità di acquisire prove decisive per reati che destano grave allarme sociale.

Da un lato, infatti, non sarà più possibile, salvo poche eccezioni, autorizzare le intercettazioni o acquisire tabulati di traffico telefonico per indagini relative ad una lunga lista di gravi reati, quelli puniti con la reclusione fino a 10 anni; dall’altro, si introduce un illogico limite alla durata dell’ascolto autorizzabile: massimo tre mesi, incluse le possibile proroghe. Senonchè, già esistono i termini di durata delle indagini preliminari, soggetti a proroghe motivate disposte dal giudice, per cui non ha senso logico prevedere che, all’interno di un limite temporale già previsto per legge, un dato strumento di ricerca della verità possa essere usato solo per un periodo più breve. E’ come se si dicesse ad un poliziotto : “puoi indagare su Tizio per sei mesi, ma puoi pedinarlo solo per tre” .

Ed è anche falso che, non valendo questo limite in tema di terrorismo e criminalità organizzata, le relative indagini non sarebbero penalizzate: in realtà, prescindendo dal fatto che spesso sono le indagini sui reati fine (per molti dei quali l’ascolto non sarà più possibile) che consentono di smascherare le organizzazioni criminali, si omette di ricordare che, così come per tutti gli altri reati, anche in quei settori criminali le autorizzazioni e le proroghe delle intercettazioni non saranno più possibili sulla base dei soli elementi desunti da conversazioni intercettate nel medesimo procedimento (come spesso oggi avviene) e che, inoltre, le comunicazioni tra presenti saranno intercettabili solo ove vi sia fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove esse avvengono si stia svolgendo l’attività criminosa (condizione oggi prevista solo per abitazioni e luoghi di privata dimora).
Insomma, se due persone parlano al telefono di un omicidio compiuto o da compiere non potranno essere ulteriormente intercettate se la stessa notizia non arrivi anche da altra fonte, nè si potrà collocare una microspia in un’autovettura se non quando si abbia la prova (non attraverso un’altra conversazione, si badi bene!) che vi si sta compiendo uno specifico reato!
Insomma, anche le indagini in tema di criminalità organizzata ne risulteranno indebolite e ciò sta suscitando serio allarme presso i vertici degli apparati di Polizia Giudiziaria.

Altra scelta suscettibile di arrecare gravi danni alle indagini è costituita poi dal divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in altri procedimenti, salvo che in quelli di criminalità organizzata e terrorismo, mentre oggi – come è noto – sono utilizzabili, in caso di indispensabilità, per l’accertamento anche dei ben più numerosi delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.
Infine, prescindendo da pur altri possibili rilievi, tra cui quelli sull’attribuzione ai tribunali aventi sede in capoluoghi di provincia della competenza collegiale ad autorizzare le intercettazioni (il che determinerà problemi ordinamentali ed organizzativi) e sull’imposizione anomala ai giudici di una precisa modalità di redazione delle misure cautelari (vietando loro di riprodurvi nella loro interezza le conversazioni intercettate e prevedendo, invece, di richiamarle solo nel loro contenuto), è necessario sottolineare la grave limitazione alla libertà di stampa ed al diritto di informazione che si intende introdurre con la modifica dell’art. 114, c. 2 cpp: sarà vietata, infatti, la pubblicazione anche per riassunto del contenuto di atti di indagine o del fascicolo del pm, pur non sussistendo più alcun segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari o della udienza preliminare. Il che significa, in pratica, divieto di informare per un anno e più i cittadini sui contenuti di quelle indagini, anche se non più segrete, che coinvolgono l’esercizio del potere politico e le modalità di rappresentanza delle istituzioni.

Giorgio Lattanzi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore del 10.8.2005, ebbe a dichiarare : “Se le norme dell’88 hanno fatto acqua è perché non sono riuscite ad impedire la divulgazione di conversazioni irrilevanti ai fini processuali, facendo venir meno ogni tutela del diritto alla riservatezza. Questo è il punto che richiede davvero una modifica ”. Si tratta di un’affermazione che conserva ancor’oggi intatta la sua validità. Sarebbero bastati pochi interventi, dunque, come già si limitava a prevedere il DDL Flick, per tutelare insieme le esigenze, talora opposte, della indagini, della difesa degli indagati, della privacy individuale e del diritto di cronaca: lo ha ricordato varie volte anche Vittorio Grevi.

Ma si è purtroppo scelta un’altra strada, quella di limitare la categoria dei reati ed il tempo per cui le intercettazioni sono autorizzabili, nonché di restringere le condizioni per le autorizzazioni stesse, finendo con l’indebolire, così, persino le indagini in tema di mafia e terrorismo. Si tratta all’evidenza di un grande regalo ad ogni tipo di criminalità, compresa quella dei “colletti bianchi”.

Pubblicato in forma più ristretta anche sull'inserto di Radio Carcere de "Il Riformista" in data odierna

 
Di Loredana Morandi (del 18/07/2008 @ 00:04:25, in Magistratura, linkato 69 volte)

Movimento per la Giustizia

Csm tuteli i magistrati di Pescara

Aprire una pratica a tutela dei magistrati di Pescara dopo le dichiarazioni rese in questi giorni da alcuni esponenti politici sulle indagini preliminari condotte nei confronti di diversi esponenti della regione Abruzzo, tra cui il Governatore Ottaviano Del Turco. A chiederlo sono Ciro Riviezzo, Mario Fresa e Dino Petralia, consiglieri togati del Csm esponenti della corrente Movimento per la giustizia, con una nota inviata al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli.
I tre togati rilevano come, negli ultimi giorni, gli organi di stampa abbiano "riportato dichiarazioni di esponenti politici, alcuni dei quali rivestono responsabilita' istituzionali" sull'inchiesta che ha portato all'arresto di Del Turco.

"Alcune di queste dichiarazioni - rilevano gli esponenti del Movimento - lungi dal costituire critiche, sempre legittime, ai provvedimenti giudiziari adottati (che per altro andrebbero espressi dopo un'adeguata informazione sui fatti e sugli atti del procedimento), contengono attacchi denigratori nei confronti dei magistrati che si occupano delle indagini e che hanno emesso l'ordinanza cautelare, con accuse generiche di parzialita' e di giudizi preconcetti, quando non di strumentalita' dell'azione giudiziaria rispetto a supposti scopi politici, additandoli di fronte all'opinione pubblica come esempio paragdimatico del cattivo funzionamento della giustizia del nostro Paese".

Queste dichiarazioni, inoltre, osservano Riviezzo, Fresa e Petralia, "se provengono da soggetti investiti da responsabilita' istituzionali, appaiono ancora piu' gravi in quanto rischiano di costituire un'indebita interferenza con il sereno svolgere dell'attivita' giudiziaria, in violazione del principio di separazione tra i poteri dello Stato" e, per questo, "impongono al Csm di intervenire a tutela dei magistrati attaccati e, in generale, dell'indipendenza della giurisdizione".

Il comitato di presidenza del Csm, dunque, alla luce di tale richiesta, decidera' a breve se aprire una pratica in prima commissione per la tutela dei magistrati abruzzesi.

 
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