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 la Legge Naturale ... Cesare Ripa ...... di Admin
 
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La "domanda stupida" è il primo indizio di uno sviluppo totalmente nuovo.

Alfred North Whitehead
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/08/2004 @ 13:20:44, in Magistratura, linkato 284 volte)

La demonizzazione sistematica della professionalità e del ruolo degli assistenti sociali ha di recente prodotto un nuovo gravissimo episodio di aggressione in danno di un'operatrice dei servizi del comune di Catania. La vicenda è stata tristemente "celebrata" da un farneticante manifesto di una fantomatica associazione locale. Crediamo che sia giunto il momento di fermare una irragionevole e dissennata delegittimazione e di ristabilire una obiettiva considerazione per il lavoro e la professionalità degli assistenti sociali, i quali, peraltro, operano spesso in condizioni di estrema difficoltà. Occorre assicurare più adeguate forme di tutela per questi operatori, anche "spersonalizzando" gli interventi più delicati.

Pasquale Andria - Presidente AIMMF
Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia

 

 Magistratura Democratica

 il Segretario Nazionale

E’ giusto e inevitabile che il suicidio di una persona in carcere  debba aprire una riflessione sulla bontà del nostro sistema giudiziario e penitenziario, specie quando si riscontra che i suicidi in carcere l’ultimo anno sono stati tra i 53  ed i 65 (a seconda delle fonti), tra l’altro in genere passati nel silenzio e nella disattenzione.
Risulta invece stupefacente come questo fatto drammatico abbia riaperto la stura ad accuse apodittiche  su volontà persecutorie dei magistrati o circa un uso disinvolto della custodia cautelare in carcere, diretta ad estorcere confessioni.
Se si hanno elementi in tal senso è bene che emergano con chiarezza e adeguatamente documentati, anche per la gravità di una tale accusa; altrimenti non si può che riscontrare di trovarsi di fronte all’ennesima campagna contro i magistrati, di volta in volta accusati di essere giustizialisti o troppo lassisti.

Vale allora la pena rammentare alcuni dati di fatto e normativi:

- Gli articoli del codice sulle misure e sulla custodia cautelare sono stati modificati in termini restrittivi con la L. 8 agosto 1995 n332 ed è possibile emettere una misura cautelare solo per reati di una certa gravità ed in presenza dei gravi indizi del reato contestato e delle esigenze cautelari ( concreto ed attuale pericolo di inquinamento probatorio, concreto pericolo di fuga, concreto pericolo di reiterazione dei delitti). Va anche rammentato che l’indagato è altresì garantito dalla possibilità di ricorrere entro dieci giorni al Tribunale del riesame che deve provvedere entro altri dieci giorni.
- L’ordinamento penitenziario già oggi prevede la separazione degli imputati dai condannati definitivi, norma che non viene rispettata per la situazione di cronico sovraffollamento delle carceri.
- La capienza regolamentare delle carceri non arriva a 43.000 detenuti, mentre quella giudicata tollerabile giunge a 49.000, e nelle carceri italiane vi sono 56.000 detenuti di cui circa il 27 % tossicodipendenti ed il 29 % stranieri. Le persone indagate da giudicare sono circa il 25 % con una significativa e positiva diminuzione rispetto al passato.
- Le disposizioni sul trattamento, il recupero e l’assistenza dei detenuti rimangono in larga parte inattuate (nonostante le previsioni di legge) per la cronica carenza e scopertura degli organici dei servizi sociali a ciò preposti; carenza e scopertura più volte denunciata senza esito.

Al di là di ciò il quadro legislativo può e deve essere migliorato.
Il carcere deve davvero essere ultima ratio ed allora è necessario riprendere il capitolo delle sanzioni alternative che possono essere, almeno per alcuni reati, ben più efficaci del carcere.
Sul lato della procedura penale come Magistratura Democratica abbiamo proposto di demandare al Tribunale della libertà l’emissione delle misure cautelari ( salvo che per i processi di criminalità organizzata e quelli derivanti da fermo ed arresto) con contraddittorio anticipato (e quindi accompagnamento coattivo dell’indagato avanti al collegio e successiva eliminazione del riesame in questi casi), proprio per rafforzare le garanzie del cittadino indagato. Al riguardo occorre confrontarsi e valutarne la fattibilità.
Ma anzitutto occorre assicurare che le leggi già esistenti e la Costituzione, che finalizza la pena alla rieducazione del condannato, vengano effettivamente applicate e messe in grado di funzionare garantendo servizi,  strutture, personale.
Si cominci da questi interventi se la situazione carceraria interessa davvero, e non solo in agosto.
La propaganda, e tanto meno i tentativi di alcuni di cogliere l’occasione per continuare un’opera di delegittimazione della magistratura, non servono e sono solo dannosi per tutti.

Milano, 18 agosto 2004
Magistratura  Democratica
Il Segretario Nazionale
Claudio Castelli

 
Di Loredana Morandi (del 05/09/2004 @ 08:02:10, in Magistratura, linkato 289 volte)

Il Comitato Direttivo Centrale della Associazione Nazionale Magistrati esprime orrore e sconcerto per la immane tragedia di Beslan.
Oggi è il momento del dolore e della pietà per le vittime e per i loro familiari.
Verrà il tempo per una riflessione e una analisi di una vicenda che involge questioni fondamentali della convivenza democratica, quali la necessaria lotta al terrorismo e i limiti nell’uso della forza.
La speranza è che da questa tragedia l’umanità sappia trovare gli strumenti per fermare l’orrore della violenza. Roma, 04 settembre 2004


Approvato all’unanimità
Associazione Nazionale Magistrati

 
Di Loredana Morandi (del 05/09/2004 @ 08:06:46, in Magistratura, linkato 269 volte)

Il radicale dissenso e la forte protesta della totalità della  magistratura per il contenuto della riforma dell’ordinamento giudiziario e per il metodo con il quale è stata portata avanti sono stati espressi con la proclamazione di tre giorni di astensione dall’attività giudiziaria, il primo dei quali svoltosi lo scorso 25 maggio.  Inoltre il Comitato Direttivo Centrale del 3 luglio ha deliberato l’indizione di un congresso straordinario a Napoli il 24 e il 25 settembre.

Prudenza e senso di responsabilità, da non confondere con il venir meno delle ragioni del dissenso e della protesta e con rassegnazione, impongono peraltro di verificare se vi siano ulteriori spazi di ascolto delle  fondate e ragionevoli critiche e proposte  formulate non solo dalla magistratura italiana ma anche da numerosi e qualificati esponenti della cultura giuridica.

In un spirito di fiducia nel confronto delle ragioni e di rispetto del Parlamento, l’A.N.M., confermando pienamente il deliberato dello scorso 3 luglio, ritiene doveroso verificare il contenuto degli emendamenti e l’ulteriore sviluppo della discussione in Commissione.

Pertanto il Comitato direttivo centrale, mantenendo lo stato di agitazione, dà mandato alla Giunta esecutiva centrale di seguire l’andamento dei lavori in Commissione Giustizia del Senato, riferendone in occasione del Congresso Straordinario di Napoli e del Comitato direttivo centrale che sarà convocato alla conclusione; dà inoltre mandato alla Giunta, ove nel frattempo si verifichi una non auspicata strozzatura della discussione parlamentare, di provvedere in via di urgenza a fissare le date dei due giorni di astensione dall’attività giudiziaria già proclamati.

Dà infine mandato alla Giunta di prendere contatto con le associazioni sindacali del personale amministrativo per organizzare nei giorni immediatamente precedenti al Congresso di Napoli, iniziative pubbliche di confronto sui problemi dell’organizzazione giudiziaria.

Da ultimo, una recentissima iniziativa del Governo desta grande preoccupazione. Il Consiglio dei Ministri avrebbe varato un decreto legge con il quale si attribuisce all’Ufficio del Giudice di Pace composto da magistrati onorari, la competenza ad adottare i provvedimenti di convalida di espulsione in materia di immigrazione clandestina.

Tale scelta sconvolge la divisione di competenza tra magistratura professionale e magistratura onoraria e contrasta con la natura del Giudice di Pace, organo di positiva composizione dei conflitti, ma estraneo a qualsiasi intervento in materia di libertà personale. Roma, 4 settembre 2004

Approvato all’unanimità con un astenuto

Associazione Nazionale Magistrati
Comitato Direttivo Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 21/09/2004 @ 16:56:29, in Magistratura, linkato 311 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

CONGRESSO STRAORDINARIO ANM NAPOLI 24 E 25 SETTEMBRE 2004

L’Associazione Nazionale Magistrati tiene a Napoli, in Castel dell’Ovo, il 24 e 25 settembre un Congresso Straordinario, per la prima volta nella sua storia, a seguito della ennesima grave forzatura sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, con la approvazione di un testo blindato e con voto di fiducia alla Camera.

Il totale dissenso della magistratura per questa riforma è stato espresso con lo sciopero del 25 maggio scorso, seguito a quello del giugno 2002. Si tratta ora di verificare quale posizione sarà adottata sui numerosi emendamenti presentati, alcuni anche da parte di forze della coalizione di governo, come l’U.D.C.. Se si riaprirà un vero confronto, l’Anm non farà mancare il proprio contributo. Altrimenti  la protesta, anche attraverso lo sciopero, avrà il senso di una doverosa ed irrinunciabile testimonianza della magistratura.

Il Congresso di Napoli, dopo i saluti delle autorità (Sindaco di Napoli, Presidente della Provincia, Presidente della Regione Campania) nella prima sessione “Ordinamento giudiziario e Costituzione” affronta con le relazioni del Prof. Leopoldo Elia e del Prof. Andrea Proto Pisani i profili di incostituzionalità, sottolineati anche  nell’ultimo parere del Csm. Interverrà il Vice presidente del Csm prof. Virginio Rognoni.

La riforma presenta inoltre evidenti e rilevanti aspetti di irrazionalità e impraticabilità tecnica e, nonostante i tagli drastici (sull’assistente del giudice) ed il maquillage dell’ultima ora (sui magistrati in sovrannumero) permangono rilevanti profili di copertura finanziaria (evidenziati anche nel parere della Commissione Bilancio del Senato). Nelle altre due sessioni del Congresso si avrà un confronto sulla efficienza del servizio, nodo centrale per i cittadini,  tra  gli operatori della giustizia, ma anche con le forze sociali e della produzione: interverranno rappresentanti di Confindustria e dei sindacati. 

Hanno assicurato la loro partecipazione  al Congresso responsabili giustizia dei partiti ed esponenti delle associazioni degli avvocati e dei giudici di pace. Il Ministro della Giustizia, invitato, ha comunicato di non poter intervenire .

Nella sessione conclusiva con le relazioni introduttive del prof. Giorgio Costantino e del prof. Franco Coppi saranno prospettati interventi urgenti sul processo civile e penale.

Ancora una volta siamo costretti alla più netta critica nei confronti della azione di un Ministro che concentra tutta la sua attenzione su una  pessima riforma dell’ordinamento giudiziario, piuttosto che occuparsi della efficienza del servizio giustizia .

Per di più due nuove recentissime iniziative del Governo destano grande preoccupazione. E’ stato pubblicato il decreto legge con il quale si attribuisce alla magistratura onoraria competenza per provvedimenti di convalida di arresto in materia di immigrazione clandestina. Si tratta di uno sconvolgimento radicale del riparto di competenza tra magistratura ordinaria e magistratura onoraria, in un materia così delicata come quella delle libertà personale.

Con decreto legge 7 settembre 2004, n. 234 è stato nuovamente procrastinato il termine previsto dalla legge del 2001 per provvedere al bando dei concorsi per uditore giudiziario necessari per la copertura di tutti i posti vacanti nell'organico della magistratura. Questa iniziativa, che segue al colpevole ritardo con il quale il Ministro ha bandito solo nel marzo del 2004 i due concorsi che poteva bandire già due anni e mezzo prima, potrà portare a gravissime conseguenze; a fronte del normale turn over per i pensionamenti, non sarà possibile ancora per un lunghissimo tempo la entrata in funzione di nuovi magistrati.

Domenica 26 settembre alle ore 10 presso l’Hotel Jolly si riunirà il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm, che adotterà le decisioni operative e procederà al rinnovo delle cariche associative.

Il Presidente
Edmondo Bruti Liberati

 

Gli auguri del Presidente dei Verdi

Dal presidente Alfonso Pecoraro Scanio giungono gli auguri dei Verdi al nuovo presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida: “Rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo presidente, una figura di grande prestigio ed equilibrio che saprà garantire il proseguio dell’importante attività che la Corte Costituzionale assolve nel nostro paese anche su molti temi legati all’ambiente e alla qualità della vita dei cittadini”. Roma, 22 settembre 2004

 
Di Loredana Morandi (del 22/09/2004 @ 16:31:58, in Magistratura, linkato 267 volte)
"L'elezione del professor Valerio Onida illustre figura di Costituzionalista, di grandissima esperienza, arriva in un momento difficile per la Corte Costituzionale, bersaglio preferito di tanti politici che vorrebbero limitarne l'autonomia, l'indipendenza e l'insostituibile funzione".
Così il presidente del gruppo Margherita al Senato, Willer Bordon, a nome di tutti i senatori. "Rivolgiamo al presidente Onida i migliori auguri di buon lavoro, certi - conclude Bordon - che saprà svolgere l'altissimo incarico con equilibrio e competenza". Roma, 22 settembre 2004
 
Di Loredana Morandi (del 22/09/2004 @ 17:33:45, in Magistratura, linkato 299 volte)
Roma, 22 set - Il Sindaco Veltroni ha inviato a Valerio Onida, nuovo presidente della Corte Costituzionale, un messaggio in cui formula i suoi migliori auguri di buon lavoro. Il Sindaco nel suo messaggio ha espresso la certezza che il neopresidente saprà operare, alla guida di un organismo fondamentale nell’equilibrio istituzionale della Repubblica, con la competenza, la saggezza e la sensibilità che tutti gli riconoscono.
 

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le prospettive della giurisdizione fra analisi e proposta

1) Se la riforma dell'ordinamento giudiziario verrà rapidamente approvata dal Parlamento nell'articolazione sostanziale licenziata dalla Camera la magistratura associata dovrà intraprendere importanti forme di protesta. La riforma è contro la Costituzione e l'efficienza della giustizia.

Toccherà quindi al Capo dello Stato valutare la manifesta incostituzionalità del testo che  molti autorevoli giuristi ritengono evidente. Al di là infatti delle singole disposizioni che appaiono in contrasto  con alcuni principi costituzionali (erosione delle attribuzioni del CSM, alterazione della pari dignità delle funzioni giudiziarie), è l'intero impianto del progetto a confliggere con la filosofia delle Carta repubblicana. 

Il senso della VII disposizione transitoria e finale della Costituzione era infatti proprio quello di sostituire all'ordinamento Grandi del 1941 (ispirato a criteri gerarchici) un nuovo ordinamento basato sulla struttura orizzontale e diffusa del potere giudiziario, condizioni indispensabili per garantire l'indipendenza esterna ed interna dei magistrati. Il progetto governativo riafferma invece la filosofia del 1941 cancellando i valori costituzionali.  

E' quindi evidente che l'attenzione deve essere focalizzata - prima della promulgazione della legge, eventualmente nella fase di elaborazione dei decreti attuativi e quindi nel successivo momento applicativo demandato al CSM - sui profili di incostituzionalità della riforma, attivando, se necessario, anche iniziative di natura giudiziaria. Parallelamente deve essere denunciata la quasi impossibile praticabilità funzionale del sistema dei concorsi, della riserva dei posti, dei tramutamenti obbligati a scadenza decennale poiché, nel testo in fase di approvazione, si sono scontrati principi ispirati ad una esigenza di mobilità dei magistrati con norme che creano ostacoli insormontabili alla mobilità stessa. Una antinomia ingovernabile.

Queste considerazioni -sempre ispirate ad una critica costruttiva nella difesa di valori costituzionali non negoziabili- dovranno essere rappresentate al Ministro della Giustizia durante la probabile fase di elaborazione dei decreti attuativi, in uno spirito di confronto istituzionale che non trascenda tuttavia in atteggiamenti, da un lato, di interferenza decisionale -la magistratura rimane contraria a questa riforma nell'interesse del Paese e per questo dovrà ancora fornire una forte fase di testimonianza che vada al di là dello sciopero già proclamato (si propongono l'abbandono della funzione requirente, le dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura), dall'altro, di aggressione al ruolo, ormai tracciato dal Parlamento, del rappresentante dell'Esecutivo.

2) Parallelamente a questa necessaria attività di confronto occorre aprire una lunga fase di ascolto, di riflessione e quindi di analisi che coinvolga tutta la magistratura e le forze sociali. Una costituente della giustizia (peraltro già richiesta da Unità per la Costituzione fino dal congresso di Venezia del febbraio 2004) che porti la magistratura associata ad essere protagonista delle riforme per elaborare dei progetti di reale modernizzazione del sistema (processuale ed organizzativo) da sottoporre ad una Politica nuova che abbia voglia e capacità di ascolto.

Dovremo realizzare, noi per primi, un progetto che cancelli l'attuale riforma dell'ordinamento giudiziario ma che sappia cogliere i problemi reali che, seppure strumentalmente, sono stati sollevati da un dibattito politico alterato da senso di rivalsa e da interessi particolari.

Occorre creare un modello di magistrato nuovo - tutelato anche nella sua dignità quotidiana (recupero della dignità della funzione, condizioni di lavoro, profilo retributivo)- che sia compatibile con una richiesta di giustizia in fase di mutamento ma che si fondi anche su quei principi costituzionali sempre più, quasi paradossalmente per il decorso della storia, moderni.

Tutto questo deve essere immediatamente realizzato per evitare il rischio di una deriva burocratica che porti i magistrati alla demotivazione e quindi ad una pericolosa accettazione di quel ruolo funzionariale che questa riforma intende loro assegnare.

In questa opera di rifondazione -che dovrà ancora una volta rappresentare alla cultura e alla comunicazione che il vero problema giustizia in Italia  è costituito da una risposta giudiziaria non adeguata alle attese (per tempi e qualità) e non già da una magistratura libera per necessità di controllo della legalità- devono essere coinvolti tutti gli operatori del diritto e delle scienze sociali invertendo, per una volta, l'ordine dei fattori e partendo quindi dal tipo di risposta giudiziaria che oggi pretende l'utenza per modulare quindi il ruolo e lo spiegarsi della giurisdizione.

L'Avvocatura dovrà peraltro sciogliere tutti quei problemi marginalizzati per necessità politica - e soffocati dalla maschera delle separazione delle carriere - quali l'accesso, la formazione, la deontologia, l'ipertrofia dei ruoli.   

3) Questa lunga fase costituente deve essere avviata e gestita con impegno e autorevolezza.

Unità per la Costituzione non può che registrare come tutte le proposte avanzate dalla magistratura associata in tema di riforma dell'ordinamento giudiziario, peraltro in una linea e con scelte ampiamente condivise, non  siano state accettate dalla attuale maggioranza di governo. Così come occorre denunciare, ad una semplice lettura giornalistica degli avvenimenti, che, ancora una volta, l'assetto della magistratura costituisce oggetto di facile baratto all'interno dei diversi equilibri politici a fronte di rinunce e concessioni su altri fronti. Su questo punto occorre realmente capire se lo Stato di diritto - con un ordine autonomo deputato ad un rigido controllo di legalità - costituisca una espressione antistorica o se invece la magistratura meriti, ciclicamente, una marginalizzazione nell'equilibrio dei poteri per avere assunto condotte invasive.

Bisogna altresì verificare se l'associazionismo giudiziario, nelle sue articolazioni di vertice, abbia oggi perso autorevolezza esterna o se la vicenda dell'ordinamento giudiziario risenta di una condizione di bipolarismo politico del Paese che tende a soffocare il confronto e la condivisione delle scelte per favorire gli estremi. Comunque, pur prescindendo dalla risposta che può trovare anche sintesi nelle diverse opzioni individuate, tutto l'associazionismo deve essere rimeditato per evitare deleghe in bianco da parte dei magistrati non direttamente impegnati che, invece, devono trovare un nuovo stimolo alla partecipazione nel confronto e nell'autogoverno proprio per evitare derive burocratiche della funzione e costruire continui ricambi nei ruoli dirigenziali.

Su queste coordinate di intervento- che dovranno continuamente essere verificate per evitare situazioni di stasi, di indifferenza, di conservazione dell'esistente, di strappo programmatico - Unità per la Costituzione intende impostare la propria linea per i prossimi mesi offrendo un contributo responsabile,  forte della rappresentatività della maggioranza dei magistrati, all'azione dell'ANM.

Proposta di programma esposta dal Segretario Generale Fabio Roia al Congresso straordinario dell'ANM
Napoli 25 settembre 2004

 

Associazione Nazionale Magistrati
Il Comitato Direttivo Centrale

Quali riforme per la Giustizia - documento conclusivo

Il Congresso Straordinario di Napoli del 24-25 settembre 2004 "Quali riforme per la giustizia" ha avuto uno straordinario successo per livello di partecipazione, qualità del dibattito e attenzione della pubblica opinione.

Ancora una volta i magistrati italiani hanno voluto dimostrare con la loro partecipazione e la presenza attiva l'impegno e l'attenzione di tutta la magistratura nella difesa dei valori di autonomia e di indipendenza.

Le relazioni degli illustri studiosi, che hanno voluto dare il loro contributo scientifico alla iniziativa dell'Anm, hanno offerto ulteriori conferme dei numerosi e gravi profili di incostituzionalità della riforma, nel suo impianto complessivo e nelle sue specifiche articolazioni, profili più volte denunciati dalla magistratura associata, e sui quali sarebbe necessaria, e ancora possibile, una attenta riflessione da parte del governo e della maggioranza.

Il dibattito, inoltre, anche grazie al contributo dei rappresentanti delle forze sociali, dell'avvocatura, degli altri operatori del settore, ha confermato la pressante necessità di interventi di riforma delle procedure, tesi a ridurre i tempi dei giudizi.

La magistratura associata continuerà nella linea del dialogo e del confronto con tali forze, alla ricerca di soluzioni per garantire un migliore funzionamento del sistema giustizia nell'interesse dei cittadini.

Il Ministro della giustizia non intervenendo al Congresso, ha ritenuto di sottrarsi a tale confronto, individuando come obiettivo principale del suo mandato l'approvazione della legge-delega di riforma dell'ordinamento giudiziario.

La posizione unanimemente espressa dalla magistratura associata e ribadita dal dibattito di questo congresso è di netto radicale dissenso sul contenuto e sul metodo di questa riforma. 

Questa non è solo una riforma contro la magistratura, è una riforma contro la giustizia, contro i cittadini, contro l'interesse del paese. Ove mai entrasse in vigore porterebbe ad un organizzazione giudiziaria contraria all'impianto costituzionale, ma anche ingestibile ed irrazionale, e che aggraverebbe la inefficienza dell'apparato giudiziario.

Non sono mancate nel dibattito voci delle istituzioni e della politica che, da diversi punti di vista e con diversi accenti, hanno comunque sottolineato la esigenza che il dibattito parlamentare rimanga aperto, escludendo ogni ipotesi di cosiddetta blindatura del testo.

La magistratura non può che continuare ad augurarsi che prevalga la ragione istituzionale e politica e che in sede parlamentare il dibattito sugli emendamenti non venga chiuso e che vi sia la disponibilità al confronto con le critiche mosse al testo approvato dalla Camera.

Ove ciò non avvenisse la magistratura avrà il dovere di manifestare il proprio dissenso. Il Cdc dell'Anm, ribadendo la posizione già espressa con il documento approvato il 4 settembre scorso, dà mandato alla GEC, ove il confronto parlamentare venisse bloccato e il testo non dovesse subire significative modifiche, di organizzare una forte iniziativa di protesta, fissando la data della astensione dalla udienze.

Il Cdc ribadisce la piena fiducia nella giunta e nella sua azione.

La particolare gravità ed eccezionalità del momento impone di rinviare la prevista rotazione nelle cariche associative e di chiedere alla giunta in carica di continuare nell'azione fin qui svolta.

Napoli, 26 settembre 2004. 

 
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