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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante i Consigli Giudiziari e il Consiglio Direttivo della Cassazione

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante: "Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c) e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, numero 150."

1. Premessa. 

Il decreto legislativo delegato in esame contiene norme sul  Consiglio direttivo della Corte di cassazione - organismo di nuova istituzione destinato a svolgere funzioni consultive e di vigilanza in seno alla Corte - e sui Consigli giudiziari, operanti nei distretti di Corte d'appello.

In particolare il decreto disciplina:

a) la "struttura", la "composizione" e le "funzioni" dei Consigli ;
b) il sistema di elezione dei componenti togati ( titolari e supplenti);
c) la durata in carica dei Consigli e le loro modalità di rinnovo ;
d) il sistema di elezione dei componenti togati.

2. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione

L'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione rappresenta una novità di indubbio rilievo.

Come è noto la Corte di cassazione non ha mai avuto un consiglio giudiziario ed è stata governata e organizzata nel corso della sua storia esclusivamente dal Primo Presidente e dai presidenti titolari delle diverse Sezioni senza che fossero previsti apporti di conoscenza o "pareri" di rappresentanti dei magistrati.   

Solo di recente, per iniziativa interna,  era stato costituito, in seno alla Corte, un organismo - il c.d. gruppo consultivo - con la funzione di fornire pareri ed ausilio agli organi di direzione della Corte nei suoi compiti di valutazione della professionalità dei magistrati nonché di organizzazione e  di direzione degli uffici.     

Il tratto positivo dell'innovazione appare però sminuito dalla "composizione" del nuovo organismo che gli conferisce un carattere spiccatamente verticistico. 

Ai due membri di diritto del Consiglio direttivo (il Primo Presidente ed il Procuratore generale) si affiancano, infatti, due membri esterni ( un professore ordinario di materie giuridiche designato dal Consiglio Universitario nazionale  ed un avvocato nominato dal Consiglio Nazionale Forense), due magistrati che esercitano funzioni direttive(rispettivamente giudicanti e requirenti) e solo tre magistrati non investiti di funzioni direttive (due giudici ed un sostituto procuratore generale).         

Pur eleggendo "tutti" i componenti togati,  la grande maggioranza dei magistrati della Corte avrà  solo tre rappresentati della propria categoria in seno al C.D. della Corte, corrispondenti ad un terzo del Consiglio.

Inoltre il sistema di elezione dei componenti togati riproduce quello attualmente in vigore per le elezioni del CSM.

Le elezioni si svolgeranno dunque sulla base di autocandidature individuali,  con l'espressione da parte di ogni  magistrato di quattro voti singoli per ciascuna delle quattro categorie di rappresentanti (direttivo giudicante, direttivo requirente, giudicante e requirente).

Valgono qui tutte le perplessità e tutti i rilievi critici già espressi su di un siffatto sistema elettorale all'epoca della sua introduzione per le elezioni dei membri togati del CSM.

Si tratta infatti di un sistema elettorale maggioritario, che ignora e comprime il pluralismo ideale e culturale della magistratura e risulta del tutto inidoneo per la provvista di un organismo che non ha funzioni di governo (che possono richiedere maggioranze omogenee e coese) ma compiti di valutazione della professionalità e  funzioni consultive (che per loro natura richiedono giudizi puntuali e differenziati e non voti di maggioranze  predeterminate).    

Da ultimo -  in queste brevissime note che preludono ad un più approfondito esame -  va segnalato che il CD esercita le sue funzioni con un assetto a geometria variabile.

Infatti i due rappresentanti esterni partecipano solo alla elaborazione del parere sulla tabella della Corte di cassazione( art. 7, lett. a ) ed all'esercizio della  funzione di vigilanza sull'andamento degli uffici ( art. 7, lett. d) mentre il CD è composto esclusivamente da magistrati (i capi di corte ed i rappresentanti dei magistrati) nell'esercizio delle altre funzioni consultive,  di vigilanza e di valutazione sulla professionalità dei magistrati della Corte.

Si tratta di una soluzione equilibrata che opera una meditata apertura ad apporti esterni al corpo dei magistrati in ordine a questioni di interesse generale, lasciando ai capi di corte ed ai membri togati le funzioni consultive e di vigilanza che riguardano i singoli magistrati , il loro status , la loro carriera nonché le valutazioni sulla loro professionalità. 

Peraltro, proprio questo assetto strutturale variabile rende irrazionale la disposizione dell'art. 3 dello schema (che riproduce quella analoga contenuta nella legge delega) nella parte in cui  prevede che il Consiglio elegge al suo interno un vice-presidente tra i componenti non togati. In primo luogo non sono chiarite le funzioni affidate al vice-presidente. Se, come sembra ricavarsi dal termine utilizzato, deve sostituire il presidente in caso di impedimento e simili, la disposizione è inattuabile laddove il Consiglio si riunisce a composizione esclusivamente togata. E la presenza di un apposito membro vicario renderebbe assai problematica l'individuazione di altro organo o componente deputato a fare le veci del presidente (come un delegato del presidente stesso). In realtà, la disposizione è stata modellata a imitazione dell'art. 104 comma 5 Cost., che prevede che il vice-presidente del C.S.M.  sia eletto tra i componenti designati dal Parlamento, ma in una situazione completamente diversa, poiché in quel caso l'organo si riunisce sempre nella medesima composizione. Sarebbe, pertanto, opportuno che il decreto chiarisse questi aspetti, se non si ritiene di intervenire sulla legge delega.

3. I Consigli giudiziari

La composizione dei CG risulta opportunamente differenziata in relazione al numero dei magistrati da amministrare.

I CG , infatti, sono composti da dodici membri nei distretti in cui il numero dei magistrati è pari o inferiore a 350 : i due capi di corte, che ne sono membri di diritto, cinque rappresentanti dei magistrati, quattro membri laici (un professore designato dal CUN , un avvocato nominato dal Consiglio Nazionale Forense, due membri nominati dal Consiglio regionale) ed un rappresentante eletto dai giudici di pace.

Nei distretti con più di 350 magistrati il numero dei componenti del CG passa a quattordici perché il numero dei rappresentanti dei magistrati ordinari sale a sette.     

Si è di fronte ad una positiva razionalizzazione che adegua la composizione degli organismi a carichi di lavoro amministrativo spesso assai differenziati e che -   combinata a provvedimenti diversificati del CSM in tema di esonero parziale dal lavoro giudiziario dei  membri dei CG -  può porre le basi per un migliore svolgimento dei compiti istituzionali degli organismi consultivi.

In ordine al sistema elettorale - che replica il modello delle elezioni dei membri togati del CSM -  valgono i rilievi critici già espressi in precedenza e le fortissime  preoccupazioni per l'impropria adozione di un sistema elettorale atomistico e maggioritario per la provvista di un organismo che esercita funzioni consultive e di giudizio professionale. 

Al pari di questo stabilito per il CD della Corte di cassazione anche per i CG è previsto un funzionamento a geometria variabile.

I cinque membri dei Consigli che non sono magistrati ordinari  partecipano solo alla elaborazione dei pareri sulle tabelle degli uffici giudicanti e sulle tabelle infradistrettuali e sui criteri per l'assegnazione degli affari di  cui all'art. 7, ter del R.D. n. 12 del 1941 ( art. 16, lett. a ), all'esercizio della  funzione di vigilanza sull'andamento degli uffici ( art.15, lett. d) ed alla formazione dei pareri sull'organizzazione ed il funzionamento degli uffici del giudice di pace ( art. 15, lett.e).  

Il CG è invece composto esclusivamente da magistrati ordinari ( i capi di corte ed i rappresentanti dei magistrati) nell'esercizio delle altre funzioni consultive,  di vigilanza e di valutazione sulla professionalità dei magistrati del distretto. 

Vale qui il giudizio cautamente positivo già espresso per questo modello in relazione al CD della Corte di cassazione.

Anche per i Consigli Giudiziari valgono le medesime osservazioni formulate per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione in ordine alla nomina del vice-presidente tra i componenti non togati.

Va inoltre segnalato in negativo che né la legge delega né il decreto risolvono il problema del ruolo dei magistrati supplenti, sino ad oggetto nei differenti distretti di  prassi amministrative diverse e contrastanti.

A conclusione di queste prime sommarie osservazioni va accennata una riflessione di carattere generale.

Se è vero che la parte relativa ai Consigli è una delle meno criticabili del nuovo ordinamento (anche se resta nettissima la critica al sistema elettorale prescelto ed al carattere verticistico del CD della Corte di cassazione) non si può dimenticare che i nuovi Consigli sembrano destinati ad operare in un ambiente istituzionale complessivamente negativo,  contrassegnato dalla mortificazione e da un duplice svuotamento del  governo autonomo.

Svuotamento per così dire "dal basso", per effetto della centralità conferita al farraginoso ed ingestibile sistema dei  concorsi ed alle relative commissioni di concorso che avrà l'effetto di ridurre e svilire  il ruolo di valutazione professionale dei CG e del CSM.

Svuotamento "dall'alto", in conseguenza della modifica costituzionale,  già approvata in prima lettura dai due rami del parlamento -  che preclude al CSM l'elezione del vice presidente e prevede la sua  nomina da parte del Presidente della Repubblica.             

Ne deriva che anche le misure in sé positive contenute nella legge delega e nel decreto sull'assetto e sulle funzioni dei CG perdono di effettiva incidenza  e rischiano di apparire -  e di essere-  astratte razionalizzazioni di organismi privati della loro naturale centralità nel campo della valutazione professionale e della vigilanza ed inseriti in  un circuito di autogoverno di ridotta autonomia.

 
Di Loredana Morandi (del 27/10/2005 @ 11:19:05, in Magistratura, linkato 275 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'ANM sul dlgs riguardante la Corte di Cassazione

Osservazioni allo schema di decreto legislativo recante:  “Modifica dell’organico della corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e) e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150.”

1. Premessa

Va ancora una volta ribadito il dissenso alla soppressione della figura di magistrato di appello presso il Massimario, tenuto conto della esperienza maturata negli anni che ha dato modo di verificare che la destinazione alla partecipazione ai collegi per alcune udienze è stata una vera e propria palestra di formazione del magistrato di legittimità, che peraltro si pone in linea con il disegno riformatore che vuole accentuare una maggiore attitudine del magistrato a svolgere funzioni di legittimità attraverso delle verifiche.

La verifica dell’effettivo esercizio delle funzioni di legittimità, come realizzata per i magistrati di appello impegnati in misura ridotta rispetto ai consiglieri a comporre i collegi, non è da revocare in dubbio che sia uno dei dati concreti per poter poi accertare l’attitudine di quel magistrato a svolgere le funzioni in questione.

Per non perdere il patrimonio di preparazione maturato dai magistrati che da tempo, con funzioni di appello, sono destinati ai collegi, la disciplina transitoria prevede una regolamentazione che solo in parte può essere condivisa in quanto limita l’assorbimento di Cassazione solo a coloro che abbiano maturato i requisiti ad una certa data, mentre esclude l’assorbimento degli altri magistrati che, con le stesse funzioni, stanno continuando ad essere destinati ai collegi di legittimità, ma non hanno ancora acquisito i requisiti previsti dalla norma transitoria.

Una prima scelta che si impone è quella di non stabilire alcuna data fissa per il possesso dei requisiti, bensì di consentire ai magistrati che successivamente all’entrata in vigore del decreto legislativo acquistino i requisiti prescritti (continuando ad essere destinati ai collegi con i provvedimenti del Capo di Corte) di poter essere valutati dal Consiglio superiore per il conferimento delle funzioni di legittimità. Questa norma dovrebbe applicarsi sia ai magistrati del massimario sia, a maggior ragione, a quelli applicati alla procura generale sino ad esaurimento dell’esistente.

Qualora questa proposta, che appare la più ragionevole e, comunque, rispettosa delle funzioni già conferite e svolte dai magistrati di appello, sia requirenti che giudicanti, non sia condivisa, in via del tutto subordinata potrebbe esservi un’opzione che tuteli in parte questo interesse pubblico alla non dispersione di esperienze nel seguente modo.

2. Osservazioni all’art. 5, primo comma

La disposizione dell’art. 5, comma 1, lettera b), dello schema appare in testuale contrasto con la legge delega.

L’art. 2, comma 9, lettera i), della legge delega è, infatti, assolutamente inequivoco nello stabilire che ― ai fini del conferimento delle funzioni di legittimità da parte del C.S.M. ai magistrati in servizio nei posti soppressi ― i magistrati interessati debbono aver svolto le predette funzioni nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del decreto legislativo recante la modifica dell’organico della Corte di cassazione, e non già nei sei mesi precedenti alla data di entrata in vigore della stessa legge delega, come invece si prevede nella disposizione in esame.

La formula «nei sei mesi precedenti la predetta data», che compare nel n. 2 della citata lettera i) del comma 9, risulta chiaramente riferita, difatti, «alla data di acquisto di efficacia delle disposizioni emanate in attuazione del comma 5», di cui è parola nell’alinea della medesima lettera i), che regge l’intera proposizione precettiva.

Proposta: all’art. 5, co. 1, lett. b) sostituire le parole “nei sei mesi antecedenti alla data di entrata in vigore della legge 25 luglio 2005, n. 150” con le parole “nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo che sopprime i posti di magistrato di appello addetti al massimario”.

Questa soluzione è giustificata da ragioni giuridiche, oltre che logiche e amministrative, nella considerazione che con il decreto delegato in questione sono soppressi i posti e si configura “il magistrato perdente posto” e, pertanto, dovrebbe essere questo il momento di verifica dei requisiti richiesti.

3. Osservazioni all’art. 5, secondo comma

L’art. 2, comma 9, lettera l), della legge delega ― nel prevedere il transitorio trattenimento in servizio dei magistrati di appello per i quali non sia stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità da parte del C.S.M. ― presuppone evidentemente che essi mantengano in toto la posizione funzionale anteriore, anche per quel concerne il possibile esercizio delle funzioni di legittimità in base a provvedimenti dei Capi degli uffici. E ciò nella logica prospettiva di evitare una irragionevole sperequazione in loro danno, dato che — diversamente opinando — i predetti magistrati, pur conservati nel posto, non eserciterebbero più una parte rilevante delle loro attuali funzioni (ed anzi, nel caso dei magistrati di appello applicati presso la Procura generale della Corte di cassazione, rimarrebbero praticamente privi di compiti significativi, dato che presso la Procura generale non esiste un ufficio del massimario).

Sembra quindi esservi un eccesso di delega nella soppressione dell’art. 115, primo comma, secondo periodo, O.G., laddove fa venir meno anche in via transitoria la possibilità per i Capi di Corte di applicare in udienza i magistrati del massimario Per quanto riguarda i magistrati destinati al massimario con funzioni di appello va posto in rilievo che la soppressione dell’art. 115 O.G. si pone in contrasto con lo stesso decreto legislativo laddove prevede che i magistrati di appello restano in via transitoria negli uffici soppressi nello stesso status rivestito di magistrato di appello.

Proposta: All’art. 5, comma 2, dopo le parole “sono trattenuti, in via transitoria, in servizio nei posti soppressi” aggiungere le seguenti parole: “ad essi continuano ad applicarsi le disposizioni di cui agli articoli 115, comma 1, secondo periodo, e 116, comma 1, secondo periodo, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nel testo vigente anteriormente al presente decreto legislativo”.

 
Di Loredana Morandi (del 22/10/2005 @ 11:16:44, in Magistratura, linkato 296 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

1. L'ANM ed il progetto di riforma della Costituzione.

Il procedimento di revisione costituzionale è prerogativa del parlamento e del popolo eventualmente chiamato ad esprimersi nel referendum.

L'associazione nazionale magistrati ha però ritenuto doveroso svolgere osservazioni ed esprimere valutazioni sulle modifiche costituzionali che hanno una diretta incidenza sull'assetto della giurisdizione ordinaria e costituzionale, sul sistema del governo autonomo della magistratura e sulla tutela giurisdizionale di fondamentali diritti sociali; e ciò ha fatto in un ampio documento elaborato su questi temi.

Sintetizzando i contenuti dell'ampia riflessione svolta,  la giunta dell'associazione richiama l'attenzione su tre aspetti della revisione costituzionale in atto.

2. Sulle modifiche della composizione e delle funzioni della Corte costituzionale.

Il progetto di revisione costituzionale introduce innovazioni che potrebbero incidere, alterandoli profondamente, sulla natura e sul funzionamento della Corte costituzionale.

Il nuovo art. 135  aumenta da cinque a sette il numero dei giudici nominati dal Parlamento, dei quali tre vengono eletti dalla Camera  e quattro dal Senato; parallelamente riduce a quattro sia  i giudici nominati dal Presidente della Repubblica sia i giudici  eletti dalle supreme magistrature.

Contemporaneamente il nuovo testo dell'art. 128 amplia grandemente la competenza della Corte, aprendo la strada al contenzioso delle autonomie locali (Province, Comuni e città metropolitane). Si immettono, così, nel circuito della giustizia costituzionale oltre ottomila nuovi soggetti che verrebbero ad incrementare il cospicuo contenzioso di cui la Corte già oggi è chiamata ad occuparsi con riguardo alle sole Regioni.

Con l'aumento della componente eletta dal Parlamento si accentua seriamente il rischio che la Corte costituzionale diventi l'espressione della maggioranza politica contingente e subisca una impropria e negativa politicizzazione. 

Inoltre la  progettata estensione delle competenze della Corte  al contenzioso delle autonomie locali rischia di inceppare gravemente il funzionamento dell'organo di giustizia costituzionale

Infatti il contenzioso delle autonomie locali si sommerebbe al già elevato contenzioso delle Regioni (v. Camera dei deputati, rapporto 2004-2005 sullo stato della legislazione, 11 luglio 2005), alimentando il tasso di diretta politicità dell'intervento della Corte, compromettendone l'efficienza ed incidendo negativamente sulla tempestività dei giudizi incidentali.

3.  L'intervento sul Consiglio Superiore della Magistratura.

L'art. 26 del disegno di legge costituzionale riscrive l'art. 87 della Costituzione prevedendo che il vice presidente del CSM (non sia più come oggi eletto dal Consiglio ma) venga nominato dal Presidente della Repubblica.  

L'art. 36 del disegno di legge prevede poi, in coerenza con la modificazione appena illustrata, l'abrogazione dell'attuale quinto comma dell'art. 104 cost., ove si dispone che il vice presidente è eletto dal Consiglio fra i componenti designati dal Parlamento.

La vigente Costituzione ha realizzato un felice equilibrio nel disciplinare il vertice del CSM.  

Se l'attribuzione al Capo dello Stato della "presidenza" dell'organo  rappresenta una garanzia fondamentale ed una forma di tutela del Consiglio  nei rapporti con altri poteri dello Stato, la previsione di una "vicepresidenza" eletta dall'assemblea completa i contenuti di garanzia della presidenza del Capo dello Stato, perché esprime il massimo grado possibile di autonomia funzionale del Consiglio.

Dalla modifica proposta scaturisce invece una riduzione dell'autonomia del  Consiglio Superiore giacchè questo viene privato del potere (normalmente proprio degli  organi collegiali) di eleggere nel suo seno il soggetto che  quotidianamente presiede i suoi lavori, cioè il vice presidente. 

Alla compressione dell'autonomia del Csm si accompagna, nel disegno di revisione, lo svilimento della figura del vice presidente, che, allontanato dall'assemblea plenaria, rischia di ridursi a mero delegato, privo di un  autonomo ruolo di mediazione e di autorevole moderazione della dialettica  tra le componenti del Csm.

4. Le possibili ricadute sul giudiziario delle modifiche dell'art. 117 della Costituzione.

Va inoltre rappresentato il rischio che la competenza legislativa esclusiva espressamente attribuita alle Regioni in materia di "assistenza e organizzazione sanitaria" e di "organizzazione scolastica e formazione" dal nuovo testo dell'art. 117  Cost. autorizzi forti differenziazioni dei sistemi sanitari e scolastici e delle prestazioni erogate nelle diverse regioni.

In tal caso ci si troverebbe di fronte a diversi regimi di accesso alle prestazioni sanitarie o agli istituti scolastici per i residenti ed i non residenti in una determinata regione ed all'affermarsi di preclusioni, di ostacoli, di discriminazioni del tutto ignote nell'ordinamento attuale.

Si rappresenta perciò l'esigenza che l'interpretazione e l'attuazione delle modifiche risultino il più possibile ragionevoli e tali da evitare situazioni avvertibili come ingiustificate discriminazioni che, tra l'altro, comporterebbero conseguenze estremamente negative anche per l'amministrazione della giustizia che sarebbe inevitabilmente chiamata a far fronte a nuove forme di contenzioso.

Roma 19 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale
Associazione Nazionale Magistrati

 
Di Loredana Morandi (del 20/10/2005 @ 18:08:57, in Magistratura, linkato 253 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’ALLARME SULLA PRESCRIZIONE CONFORTATO DAI DATI RACCOLTI DALLA ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

Nella perdurante inerzia del Ministro l’associazione nazionale magistrati ha autonomamente avviato una raccolta di dati presso le Corti di Appello per verificare gli effetti delle modifiche apportate dalla legge in corso di approvazione sulla prescrizione dei reati.

I primi dati raccolti grazie all’impegno delle giunte distrettuali della associazione riguardano le Corti di Appello di Bologna e di Milano.

I risultati sono estremamente allarmanti.

Nel distretto di Milano, per effetto delle modifiche del regime della prescrizione introdotte dalla nuova legge, si prescriverebbe immediatamente oltre il 40% dei reati oggetto di procedimenti pendenti. 

Tra questi spiccano i delitti di corruzione che si prescriverebbero in una percentuale pari al 78% e i delitti di usura in una percentuale pari al 61%.

Un altro considerevole numero di reati - il 12% - si prescriverebbe nel giro di un anno dalla approvazione della legge.

Discorso analogo per i processi pendenti presso la Corte di Appello di Bologna . Con le norme attualmente in vigore la percentuale dei reati destinati ad essere dichiarati estinti per prescrizione ammonta al 9,57% del totale dei reati in processi pendenti.

Con le modifiche apportate dalla legge in corso di approvazione si arriverebbe al 40% circa.

Particolarmente significativo il dato relativo ai delitti in tema di violazione della legge sugli stupefacenti che per le ipotesi di cessione e spaccio di droghe c.d. leggere vede dimezzati i tempi di prescrizione (da 15 anni a 7 anni e sei mesi).

Si tratta dunque di un aumento della prescrizione dei reati che supera il 300%.

I dati appena offerti sono altamente attendibili perché desunti dalla analisi di tutti i procedimenti pendenti distinti per tipologie di reati senza prendere in considerazione i reati già prescritti al momento della rilevazione.

Roma, 19 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale
 

 
Di Loredana Morandi (del 20/10/2005 @ 18:05:21, in Magistratura, linkato 235 volte)

 

Gentili Lettori,

il Movimento per la Giustizia e Magistratura Democratica stanno per pubblicare sui loro siti, www.movimentoperlagiustizia.it e www.magistraturademocratica.it due importanti documenti frutto del comune impegno in un unico Gruppo del civile: si tratta delle "Osservazioni sui principi e criteri direttivi contenuti nella legge delega 80/2005 e sulla bozza di d.lgs approvata dal Consiglio dei Ministri del 23.9.2005 in materia di riforma della legge fallimentare" e delle "Osservazioni sulla riforma del codice di procedura civile attuata con la legge n.80/2005 e sulle proposte di modifica". 

Questi documenti nascono dalla comune esperienza di Md e del Movimento nel Gruppo del civile, nel quale da anni magistrati aderenti ai nostri Gruppi, ma anche tanti altri non aderenti ad alcuna corrente, professori universitari ed avvocati hanno saputo costruire una esperienza intensa e feconda.

In questi anni, accanto alla violenta aggressione alla giurisdizione, alla magistratura e a singoli magistrati, abbiamo visto modifiche del processo civile che appaiono il frutto di una produzione alluvionale che si svolge al di fuori di un progetto coerente per la giustizia. Sono stati sistematicamente ignorati tutti i suggerimenti e tutti i progetti di riforma provenienti dalle associazioni forensi, dalla ANM, dagli Osservatori sulla giustizia civile e, anziché perseguire con coerenza un indifferibile recupero di funzionalità del sistema giudiziario con una migliore organizzazione delle scarse risorse, la collaborazione tra gli operatori e la ricognizione e promozione delle prassi più efficaci, si è preferito moltiplicare i riti processuali con aggravio e crescente disagio per gli operatori e gli utenti. 

La stessa riforma delle procedure concorsuali allontana ancor di più il nostro sistema da un'organica e razionale ricomposizione della disciplina dell'insolvenza, che resterà caratterizzata da una estrema frammentarietà e dalla coesistenza di modelli procedimentali eterogenei, svilendo la funzione di controllo giudiziario della crisi d'impresa e realizzando la progressiva emarginazione della giurisdizione ordinaria rispetto al mercato ed all'economia.

Crediamo che questi documenti possano costituire un importante contributo al dibattito tra i magistrati, gli avvocati, gli studiosi. Essi rappresentano un avvio, e non una conclusione, del lavoro del nostro Gruppo del civile; nel pubblicarli non possiamo che ringraziare tutti coloro - colleghi, docenti ed avvocati - che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione alla costruzione di un possibile modello alternativo all'attuale situazione di crisi.

Nino Condorelli
Segretario del Movimento per la Giustizia

Ignazio Juan Patrone
Segretario di Magistratura Democratica

 
Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 18:04:04, in Magistratura, linkato 415 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Sezione di Roma e Lazio

Astensione FEDERMOT

La Giunta ANM del distretto di Roma rileva che in occasione della astensione dei Magistrati onorari, proclamata dalla FEDERMOT, volta alla sollecitazione delle iniziative all'esame del Parlamento relazione alla definizione dello stato giuridico ed economico dei magistrati onorari, si è registrata considerevole partecipazione.
Esprime apprezzamento per il gravoso impegno quotidianamente svolto dai singoli Magistrati onorari, divenuti soggetti essenziali nell'attuale quadro normativo ed organizzativo del sistema giustizia e riconosce l'opportunità che tale impegno sia adeguatamente valutato sotto il profilo economico, previdenziale e assistenziale.
Ribadisce, però, l'assoluta necessità che venga mantenuto il principio di temporaneità degli incarichi onorari, che, per propria natura, devono esser finalizzati da un canto ad offrire un contributo volontario al servizio giustizia e, d'altra parte, devono esser circoscritti in limiti temporali definiti sì da evitare inammissibili reclutamenti straordinari senza espletamento di idoneo concorso.
Riafferma, pertanto, l'opportunità che  le esperienze maturate dai Magistrati onorari vengano recuperate, anche con forme di mobilità interna, alla giurisdizione onoraria o con l'assunzione d'incarichi di supporto alla attività dei giudici togati e sistemi di premialità per concorsi statali, primo fra tutti quello per uditore giudiziario .
Rappresenta che l'organizzazione di studi, incontri e convegni rendono manifesta la volontà della A.N.M. ad affrontare la questione senza ulteriori dilazioni, pervenendo alla predisposizione di una riflessione da sottoporre agli organi istituzionali che funga da base di lavoro.

La Giunta ANM Roma e Lazio

 
Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 17:12:08, in Magistratura, linkato 263 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

 

Il centro di Lampedusa e la denuncia de L’Espresso

Il racconto dell’inviato de l’Espresso, che ha vissuto una settimana nel centro di Lampedusa descrive una realtà di soprusi, di trattamenti disumani, di mortificazione della dignità personale dei migranti e dei loro diritti fondamentali.

E’ necessario che in tutte le sedi – in quella giudiziaria come in quella politica – questa realtà sia affrontata con il rigore imposto dalla straordinaria gravità di quanto denunciato dal servizio giornalistico.

Ma è necessario anche denunciare che “luoghi di non diritto” come quelli descritti da l’Espresso sono il frutto di politiche sull’immigrazione e di normative che degradano le libertà inviolabili dei migranti tutelate dalla Costituzione e dalle Carte internazionali sui diritti umani.

Lo abbiamo detto molte volte: chiudere la stagione del diritto speciale dei migranti rappresenta una prospettiva non solo possibile, ma necessaria.

Quanto emerge oggi sul centro di Lampedusa, così come a suo tempo la descrizione della sorte terribile dei migranti allontanati senza alcuna garanzia verso la Libia, confermano che l’unica politica possibile è quella di non rinunciare ai principi e ai valori senza i quali una democrazia rinnega sé stessa. 

Roma, 7 ottobre 2005.

Il segretario nazionale
Ignazio Juan Patrone

Link all'articolo online sul sito de L'Espresso


 

 
Di Loredana Morandi (del 06/10/2005 @ 17:55:58, in Magistratura, linkato 231 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Signor Ministro,  

raccogliendo l’allarme che proviene da vari uffici giudiziari, sentiamo il dovere di segnalarLe che le disposizioni contenute nell’art. 17 della L. 31 luglio 2005 n. 155 di conversione del D.L. 27/7/2005 n. 144 sulle misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale minacciano di produrre in breve tempo ulteriori gravi disfunzioni nel funzionamento del servizio giustizia. Sappiamo che sono state invocate ragioni che hanno indotto il Parlamento a recuperare forze per la lotta al terrorismo internazionale, ma non possiamo esimerci dal notare che lo stato attuale della giustizia non consente la sottrazione di ulteriori risorse, per cui ogni misura riduttiva deve necessariamente essere accompagnata da altre quantomeno compensative.

Gravi, in particolare, rischiano di essere le conseguenze delle norme che privano gli uffici giudiziari della possibilità  di avvalersi, per le notificazioni urgenti, della polizia giudiziaria. Ciò comporterà l’inevitabile dilatazione della durata dei processi, dovendo, anche nei casi urgenti, ricorrersi agli ufficiali giudiziari, i cui tempi, anche per le croniche carenze di organico, non consentiranno più rinvii a breve termine. Peraltro, una semplificazione della normativa sulle notificazioni, attraverso una ragionata ed organica revisione dell’elefantiaco e paralizzante sistema oggi in vigore, sembra improcrastinabile.

Le previsioni riguardanti l’impossibilità di svolgere funzioni di P.M. da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria creeranno un grave vuoto fra i soggetti idonei a ricoprire tali funzioni nei procedimenti di competenza del giudice di pace e nei dibattimenti dinanzi ai giudici ordinari monocratici. Ciò comporterà, in molte realtà territoriali, gravi disagi nei suddetti uffici di primo grado, per l’impossibilità, da parte degli uffici di procura, di inviare il proprio rappresentante a tutte le udienze; tale vuoto, peraltro, non sembra realisticamente  colmabile con il ricorso alle categorie di studenti e pensionati, previsto dalle nuove norme.

Le chiediamo, pertanto, di sollecitare le misure legislative ed adottare quelle organizzative atte a scongiurare i rischi sopra indicati.

Roma, 5 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale dell’A.N.M.
  

 
Di Loredana Morandi (del 06/10/2005 @ 17:53:18, in Magistratura, linkato 238 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE
Milano

Allarme prescrizione

I dati sulla prescrizione dei processi forniti dalla Corte di Cassazione (e stimati per difetto) confermano la forte preoccupazione di tutti i magistrati impegnati nell'esercizio della giurisdizione penale.

Al di là del forte messaggio "perdonistico" che verrebbe lanciato dall'iniziativa legislativa - che costituirebbe un incentivo per gli imputati a non scegliere riti alternativi per raggiungere l'obiettivo della prescrizione dell'illecito, in un sistema processuale penale inefficiente e non migliorato quanto a riforme o investimenti,- occorre sottolineare come tutto il lavoro delle forze di polizia, del personale amministrativo e di supporto verrebbe vanificato con conseguente inevitabile accrescimento di quel senso di frustrazione che già pervade il sistema  giustizia per la sua inefficienza.

Alcuni settori di intervento -che hanno visto l'impegno non solo giudiziario di magistrati e avvocati  ma anche sociale di servizi, operatori pubblici e privati - rischiano addirittura l'annullamento con una preoccupante valenza culturale di controtendenza. Ci si riferisce in particolare alle situazioni di violenza domestica laddove il reato di maltrattamenti in famiglia (che prevede una pena massima di cinque anni di reclusione) viene sottoposto ad un regime di prescrizione più breve rispetto a quello attuale. I dati forniti dalla Corte di Cassazione riferiscono di un rischio prescrizione nel 67,1% dei processi pendenti. Si tratta di una legittimazione indotta ad usare violenze sui soggetti deboli (solitamente donne e bambini).

Occorre ancora sottolineare -nella confusione tecnica di un provvedimento legislativo sospetto di incostituzionalità in quanto lega un dato oggettivo (il decorso del tempo) ad un profilo di autore (il soggetto recidivo)-  come sia particolarmente difficile  procedere alla contestazione della recidiva (che presuppone il passaggio in giudicato di sentenze di condanna) proprio nei confronti di una serie di soggetti (stranieri extracomunitari) di difficile identificazione anagrafica a causa dell'assenza di riferimenti documentali, soggetti che magari riportano segnalazioni con altri nominativi sulla base di accertamenti dattiloscopici e che risultano sempre formalmente incensurati. L'invocato rigore non troverebbe applicazione proprio in quel settore della media criminalità (contraffazione di documenti, immigrazione clandestina) che viene avvertito -da taluni- come particolarmente importante per la sicurezza dei cittadini.  

Milano 6 ottobre 2005
Fabio Roia

 
Di Loredana Morandi (del 03/10/2005 @ 11:16:54, in Magistratura, linkato 255 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

I GUASTI DELLA LEGGE EX-CIRIELLI
 
L’ANM rinnova la sua più viva preoccupazione in ordine al disegno di legge in materia di prescrizione dei reati.

La riforma, di cui i cittadini non avvertivano il bisogno, avrà infatti un grave impatto negativo sui processi in corso,  vanificando ogni razionale programmazione del lavoro giudiziario.

In conseguenza della drastica riduzione dei tempi di prescrizione introdotta dal disegno di legge, saranno  numerosissimi i processi che rischiano di chiudersi non con un accertamento della verità - assoluzione  degli innocenti e condanna dei colpevoli -  ma con una sentenza che dichiara l’estinzione del reato per prescrizione.

Il Parlamento rischia di “deliberare senza conoscere”, ossia di approvare la legge senza disporre del numero dei reati che verranno dichiarati estinti.

Risulta che il Ministro della Giustizia abbia richiesto ed ottenuto, da alcuni mesi, i dati provenienti dalle Corti di Appello, mentre non ha richiesto dato alcuno alla Corte di Cassazione.

Sino ad oggi inspiegabilmente tali dati non sono stati resi pubblici, rendendo così impossibile una meditata ed approfondita valutazione degli effetti della riforma nelle sedi istituzionali.

Eppure tale adempimento è realizzabile, con semplicità, attraverso il ricorso a  normali strumenti statistici, a proiezioni e stime di massima.

Il Ministro, quale responsabile dei servizi per la giustizia, ha il dovere istituzionale di rendere pubblici i dati sinora acquisiti e di fornire al Parlamento e al Paese un’informazione adeguata e documentata sugli effetti della legge.

L’ANM, nel denunciare l’intollerabilità di questa situazione, invita, ancora una volta, il Ministro della Giustizia, nell’ambito della sua responsabilità, a garantire che l’opinione pubblica ed i parlamentari sino messi al corrente dei dati sui reati e sui processi prescritti.

Inoltre, la proposta di legge in discussione in Parlamento -  introducendo una differenziazione dei termini di prescrizione dei reati su base soggettiva – viola il principio di eguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge e stride in maniera evidente con le ragioni fondanti dell’istituto della prescrizione.

I magistrati italiani non sono i soli a denunziare il “vulnus” arrecato al nostro ordinamento.

Anche gli studiosi di diritto penale hanno manifestato, in un loro appello, tutte le ragioni di critica e di allarme nei confronti del disegno di legge, evidenziando l’effetto “criminogeno” di una legge che garantisce a chi si accinge a delinquere che la minaccia di pene severe cadrà nel vuoto.

Analoghe preoccupazioni sono state manifestate dalle organizzazioni dei penalisti italiani.

L’eccessiva durata dei processi è uno dei mali principali della giustizia italiana, ma per farvi fronte occorrono risorse e modifiche normative, e non è certo un rimedio la rinuncia a celebrare i processi.

Roma, 1 ottobre 2005

Approvato all’unanimità dal Comitato Direttivo Centrale dell’ANM

 
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