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Articolo 11. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Costituzione Italiana
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 29/07/2005 @ 17:05:37, in Magistratura, linkato 309 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sul decreto-legge antiterrorismo

Il decreto legge n. 144 del 2005 recante “misure urgenti per il contrasto al terrorismo internazionale” contiene norme che dovranno costituire oggetto di approfondito esame, sia per gli aspetti giuridici che di funzionalità. L’A.N.M. si limita, perciò, in questa sede ad intervenire solo su alcuni punti di immediato rilievo pratico.

P.G. e notificazioni

Si comprendono le ragioni addotte a fondamento della sottrazione del personale di polizia giudiziaria ai compiti di notifica, di partecipazione alle udienze in veste di P.M. ed agli adempimenti propri del processo innanzi al giudice di pace; ma occorre avere consapevolezza che le nuove disposizioni provocheranno gravi problemi di funzionalità all’attività giudiziaria, per cui andrebbero previsti meccanismi compensativi da attuare con la destinazione di altro personale quanto meno ai compiti di notifica.

Intercettazioni preventive

In ordine alle “nuove” intercettazioni preventive introdotte dall’articolo 4 del decreto-legge, non risulta rispettato il modello  collaudato dell’art. 226 disp. coord. c.p.p., ed infatti:

o   per indicare le condizioni giustificatici del ricorso alle intercettazioni preventive, si utilizza la formula di carattere generale “prevenzione di attività terroristiche o di eversione dell’ordinamento costituzionale”, mentre sarebbe corretto replicare il paradigma del citato articolo 226 che collega le intercettazioni alla “acquisizione di notizie” concernenti la prevenzione di particolari e specifiche categorie di delitti;

o   non viene chiarito esplicitamente che anche alle nuove intercettazioni preventive si applicano i termini e le procedure che l’art. 226 fissa precisamente;

o   si individua, quale organo deputato ad autorizzare le suddette intercettazioni, il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, mentre l’autorità giudiziaria più idonea sul piano funzionale è costituita dai Procuratori distrettuali, in conformità al modello di cui al richiamato articolo.

Roma, 28 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

Nota: il comunicato della Giunta A.N.M. e il testo del DL 144/2005 sono pubblicati anche qui: http://www.siatec.net/bloggersperlapace/print.php?sid=1070

 
Di Loredana Morandi (del 29/07/2005 @ 16:51:27, in Magistratura, linkato 314 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sulla legge ex Cirielli

L’A.N.M. rileva che il tormentato iter del disegno di legge che riscrive la disciplina della prescrizione sta mettendo in luce le gravi incongruenze e le contraddizioni della normativa che si vuole introdurre.

Le nuove regole - dirette a ridurre per la quasi totalità dei reati i termini di prescrizione - sono sganciate da ogni intervento di semplificazione e di accelerazione del processo penale ed avranno perciò solo l’effetto di moltiplicare il numero, già oggi elevatissimo, di processi penali che si chiudono con una dichiarazione di estinzione del reato; con un immenso spreco di energie individuali e di risorse economiche e lasciando impuniti autori di gravi ed allarmanti reati, in contrasto con il dichiarato fine di tutela della sicurezza dei cittadini.

Inoltre, il d.d.l. all’esame del Parlamento opera pesantissimi interventi su processi in corso, alcuni dei quali giunti ormai alla fase conclusiva sottraendo al definitivo accertamento di responsabilità  anche imputati già raggiunti da due conformi sentenze di condanna.

Infine, si introduce – per la prima volta nel nostro ordinamento e in contrasto con la ratio dell’istituto della prescrizione – una differenziazione dei termini di prescrizione su base soggettiva, attraverso la previsione di termini via via crescenti per le diverse categorie di recidivi.

Roma, 28 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 28/07/2005 @ 16:30:24, in Magistratura, linkato 290 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA 


 
Ieri il Senato ha approvato il ddl ex-Cirielli.
 
Md si era già espressa su questo testo con un suo analitico documento di qualche mese or sono, che trovate sul nostro sito
www.magistraturademocratica.it e sul n. 1/2005 di Questione giustizia, a pag. 211; non si tratta, come ben sapete, solo di un ddl scritto per regalare l'impunità, a processi in corso, ad alcuni imputati eccellenti.
Siamo infatti di fronte allo stravolgimento del nostro sistema penale, alla pratica istituzionalizzata del diritto diseguale, a misure che causeranno ulteriori danni ad una giustizia in crisi; non lo diciamo solo noi; lo hanno scritto i professori di diritto penale delle nostre università e in calce troverete il loro appello, rimasto come sempre inascoltato.
 
Sempre ieri è stato pubblicato il decreto-legge Pisanu che dovrebbe contrastare il terrorismo internazionale;
nel testo sin qui diffuso (ieri sera, mentre la discussione era già in corso in Commissione, sul sito del Parlamento il testo ufficiale non era ancora reperibile in rete !) oltre ad una serie di misure di scarso se non scarsissimo peso ed al consueto disordinato inasprimento di alcune pene e della condizione degli stranieri, si prevedono anche limitazioni alla possibilità di delegare la polizia giudiziaria per le notifiche degli atti del procedimento penale; 
intendiamoci bene; è chiaro che la polizia giudiziaria dovrebbe essere utilizzata per compiti di istituto e che le notificazioni dovrebbero, di regola, essere effettuate dagli ufficiali giudiziari; ma allora gli ufficiali giudiziari dovrebbero esserci ed occorrerebbe prevedere un sistema nel quale vi sia un minor numero di atti da notificare;
anche in questo caso però della efficienza della giustizia al Governo ed alla maggioranza non importa nulla; la parola d'ordine è: "arrangiatevi".
 
Il decreto legge prevede anche il prelievo coattivo di "materiale biologico dal cavo orale" dell'indagato da parte della polizia giudiziaria previa autorizzazione scritta, oppure verbale, del PM; tale disposizione appare illegittima alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 1996, perlomeno sotto il profilo della genericità delle ipotesi in cui tale attività -indubbiamente restrittiva della libertà personale- potrà essere compiuta; ma pare proprio che di tale precedente non si sia tenuto alcun conto.
 
Il decreto poi riscrive la definizione di terrorismo ai fini della applicazione della legge penale, dandone una qualificazione tanto lata da apparire applicabile ad una serie non previamente determinabile di condotte; una norma sulla quale dovremo ritornare ma che sembra dettata al solo scopo di impedire in futuro sentenze non gradite quali quelle del Gup di Milano. E' il diritto penale del nemico, ne più ne meno.
 
Infine -ma sul punto la confusione dei lavori parlamentari è assoluta, tra emendamenti presentati e poi stralciati- sembra che si vogliano affidare in via permanente alle forse armate compiti di polizia giudiziaria; si introduce lo stato di assedio insomma, o giù di lì.
 
Il tutto sta avvenendo a tappe forzate, senza una vera discussione in Parlamento e nel Paese. Si resta senza parole, è la sconfitta della ragione: una brutta giornata per il diritto e la giustizia.
 
Il segretario nazionale
Ignazio Patrone

 
APPELLO CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE IN MATERIA DI PRESCRIZIONE

I sottoscritti, professori di diritto penale, richiamano l'attenzione sul Disegno di legge n. 3247, attualmente all'esame del Senato, che comporta  l'abbreviazione dei tempi per la prescrizione di ampie classi di reati, segnalando che, se diventasse legge, abolirebbe di fatto norme incriminatrici di gravissimi delitti, avrebbe sicuri effetti criminogeni e, sotto svariati profili, violerebbe il principio di eguaglianza/ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost.

Com'è noto, già oggi l'estinzione dei reati per prescrizione è un'allarmante patologia del sistema penale italiano. Nel 1999 erano caduti in prescrizione circa 113 mila reati; con un crescendo impressionante si è passati a 123 mila nel 2001, 151.000 nel 2002, 183 mila nel 2003; secondo le previsioni ministeriali, si arriverà a 210.000 nel 2004.

Tra i giuristi divergono le opinioni non sul bisogno di una cura, ma solo sulla scelta della cura più appropriata per arginare una così devastante patologia. Saremmo tornati a discutere sul 'che fare?' nel marzo e nell'ottobre di quest'anno, in occasione di congressi già programmati. Purtroppo oggi ci troviamo di fronte ad un progetto che, accelerando la prescrizione dei reati, si muove in senso diametralmente opposto a quello auspicato da tutti.
Per effetto della approvazione della legge diventerebbero sostanzialmente inapplicabili norme incriminatrici di gravi reati. Delitti puniti con la reclusione sino a cinque o  sei anni - come, ad esempio, la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, l'usura, il furto in abitazione, l'omicidio colposo, gran parte dei reati di sfruttamento della prostituzione, dei reati tributari  e del contrabbando legato alla criminalità organizzata - oggi si prescrivono in 15 anni (in presenza di atti interruttivi): in base al progetto si prescriverebbero invece in soli 7 anni e mezzo (in presenza di atti interruttivi), incrementandosi a dismisura il numero dei reati destinati a morire per prescrizione.
Un codice penale così riformato avrebbe addirittura un effetto criminogeno: la consapevolezza dell'impunità per effetto della prescrizione si tradurrebbe in una sorta di istigazione a delinquere. Il disegno di legge, dunque, anziché curare il cancro della prescrizione, ne causerebbe la metastasi.

Non solo. Il disegno di legge all'esame del Senato presenta nel suo complesso gravi e manifesti vizi di illegittimità costituzionale, per violazione del principio di ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost.: vizi rilevabili già nella fase della promulgazione di una legge che recepisse i contenuti di quel progetto.
Il primo, e più macroscopico, profilo di irragionevolezza del disegno di legge emerge dalla considerazione dei suoi effetti: è irragionevole che il legislatore minacci cinque o sei anni di reclusione, e al contempo garantisca a chi si accinge a delinquere che quella minaccia cadrà nel vuoto, perché il reato da lui commesso cadrà in prescrizione.
Un ulteriore profilo di irragionevolezza del disegno di legge risiede nella scelta di accomunare le cause di interruzione e di sospensione della prescrizione, disponendo che "in nessun caso la sospensione e l'interruzione della prescrizione, anche congiuntamente considerate, possono comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere" (art. 6 n. 5). L'irragionevolezza è manifesta, poiché l'interruzione e la sospensione rispondono a logiche del tutto diverse: l'interruzione è espressione del perdurante interesse dell'autorità giudiziaria a reprimere il reato; la sospensione, all'opposto, è espressione della forzata inattività dell'autorità giudiziaria, che per poter compiere ulteriori atti processuali deve attendere determinazioni o provvedimenti di altre autorità o il venir meno di impedimenti delle parti o dei loro difensori.

I firmatari di questo documento esprimono, in conclusione, la loro profonda preoccupazione per i dirompenti effetti che la progettata legge produrrebbe sulla convivenza civile e sul funzionamento della giustizia penale. Nel contempo riaffermano il proposito di riprendere la strada verso una riforma che sia in grado di arginare la grave patologia della prescrizione, riconsegnando al diritto penale la sua imprescindibile efficacia ed effettività.

GIULIANO VASSALLI (professore emerito Univ. Roma 'La Sapienza'); ALBERTO CRESPI (professore emerito Univ. Milano Statale); CESARE PEDRAZZI (professore emerito Univ. Milano Bocconi); GIORGIO MARINUCCI (Univ. Milano Statale); FEDERICO STELLA (Univ. Milano Cattolica); FERRANDO MANTOVANI (Univ. Firenze); ALBERTO ALESSANDRI (Univ. Milano Bocconi ); FRANCESCO ANGIONI (Univ. Sassari); GIULIANO BALBI (Univ. Napoli II); ARMANDO BARTULLI (Univ. Milano Cattolica); ALESSANDRO BERNARDI (Univ. Ferrara); MARTA BERTOLINO (Univ. Milano Bicocca); DAVID BRUNELLI (Univ. Perugia);  MAURO CATENACCI (Univ. Teramo); STEFANO CANESTRARI (Univ. Bologna); GIOVANNI COCCO (Univ. Cagliari); GENNARO VITTORIO DE FRANCESCO  (Univ. Napoli II); GIOVANNANGELO DE FRANCESCO (Univ. Pisa); MARIAVALERIA DEL TUFO  (Univ. Napoli Suor Orsola Benincasa); CRISTINA DE MAGLIE (Univ. Pavia); GIANCARLO DE VERO (Univ. Messina); EMILIO DOLCINI (Univ. Milano Statale); LUCIANO EUSEBI (Univ. Cattolica Piacenza); GIOVANNI FIANDACA (Univ. Palermo);  CARLO FIORE (Univ. Napoli Federico II); GIOVANNI FLORA (Univ. Firenze); LUIGI FOFFANI (Univ. Trento); LUIGI FORNARI (Univ. Catanzaro); GABRIELE FORNASARI (Univ. Trento); GABRIO FORTI (Univ. Milano Cattolica); SERGIO MOCCIA (Univ. Napoli Federico II); VITO MORMANDO (Univ. Bari); FRANCESCO PALAZZO (Univ. Firenze); CARLENRICO PALIERO (Univ. Milano Statale); MICHELE PAPA (Univ. Firenze); MARCO PELISSERO (Univ. Alessandria); CARLO PIERGALLINI (Univ. Macerata); PAOLO PISA (Univ. Genova); SALVATORE PROSDOCIMI (Univ. Brescia); DOMENICO PULITANO' (Univ. Milano Bicocca); MARIO ROMANO (Univ. Milano Cattolica); SERGIO SEMINARA (Univ. Pavia); PLACIDO SIRACUSANO (Univ. Messina); GIUSEPPE SPAGNOLO (Univ. Bari); FRANCESCO VIGANO' (Univ. Milano Statale); SERGIO VINCIGUERRA (Univ. Torino); MARIO ZANCHETTI (Univ. Castellanza); GIAMMARCO AZZALI (Univ. Bari Jean Monnet); CARLO BENUSSI (Univ. Milano Statale); GIOVANNI CERQUETTI (Univ. Perugia); STEFANO FIORE (Univ. Campobasso); SILVIA LARIZZA  (Univ. Pavia); MARCO MANTOVANI (Univ. Macerata); ENRICO MEZZETTI (Univ. Teramo); CLAUDIA PECORELLA (Univ. Milano Bicocca); DAVIDE PETRINI (Univ. Torino); FRANCESCO SCHIAFFO (Univ. Salerno); STEFANO TORRACA (Univ. Campobasso); CARLO RUGA RIVA (Univ. Milano Bicocca).

 
Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:17:18, in Magistratura, linkato 296 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

UNA PESSIMA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

La legge delega di riforma dell’Ordinamento giudiziario oggi approvata non contribuirà a rendere più efficiente la giustizia nel nostro Paese, ma servirà soltanto a burocratizzare la magistratura e a rendere meno libero e indipendente il ruolo dei giudici e dei pubblici ministeri.

E’ una legge anacronistica che riporta indietro nel tempo la giurisdizione e la magistratura, ripetendo modelli in vigore prima della Costituzione e giustamente poi accantonati.

Nemmeno il messaggio del Capo dello Stato è stato sufficiente a migliorare il disegno normativo, rimasto sostanzialmente immutato con tutti i vizi di palese incostituzionalità e di disfunzionalità da più parti rilevati.

Si è impedito incomprensibilmente al CSM di svolgere il proprio ruolo esercitando la prerogativa, prevista dalla legge, di fornire un apporto consultivo non vincolante su alcune delle norme da ultimo introdotte, rinunciando così ad un contributo di concreta esperienza e di conoscenza tecnico-scientifica che sarebbe stato comunque prezioso.

Pur nel rispetto che si deve ad una legge approvata dal Parlamento, è evidente che il progetto da essa delineato è inesorabilmente destinato a fallire.

Roma, 20 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:15:35, in Magistratura, linkato 282 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

La Controriforma è stata "definitivamente", ma per la seconda volta, approvata, platealmente ignorando, e quasi sbeffeggiando con la posizione della"fiducia", i rilievi del Presidente Ciampi, additato, anche se per omissione, appena due giorni fa dai presidenti delle Camere come coautore (con il CSM) di un attacco alla Costituzione.

Nulla, apparentemente, è cambiato rispetto al novembre scorso; in realtà oggi dobbiamo accusare il colpo, ma con ancora più forza e convinzione di allora ribadire che se la consapevolezza dell'importanza della posta in gioco, nelle massime Istituzioni di Garanzia,  nella cultura giuridica e nella pubblicistica di questo sempre più strano Paese, è immensamente cresciuta, nulla dei nostri sacrifici e sforzi del passato è andato perduto, e la Magistratura, duramente aggredita e penalizzata nei, e per, i suoi valori fondanti, è ancora in piedi, ferita, ma non piegata.

Come ho già avuto modo di dire, ogni radicale modificazione delle regole di organizzazione e di amministrazione di interi apparati ha bisogno di un tempo fisiologico per essere introiettata e fatta propria dal corpo dei destinatari delle nuove regole, e se questo non avviene a causa delle difficoltà pratiche di attuazione e delle incompatibilità "di sistema"qualsiasi riforma è destinata al fallimento. Poiché - come ormai tutti hanno certamente compreso - il vero obbiettivo della Controriforma è la "mutazione" dell'identità professionale e deontologica dei magistrati,  attraverso un potente segnale in favore della burocratizzazione della funzione, del trionfo del conformismo giurisprudenziale "difensivo" e acritico, e dell'egoismo carrieristico, la migliore, più forte risposta, a difesa della sopravvivenza nella Costituzione materiale dei principi enunciati dalla Costituzione formale, verrà dall'interno, e dal comportamento di ciascuno di noi. Continuando a coltivare ed a proporre, anche ai giovani magistrati che sopravverranno,  la figura scolpita in Costituzione del magistrato che "nulla teme né spera", impediremo al disegno normalizzatore Castelli-La Russa-Gargani-Vietti di raggiungere il suo principale obbiettivo.

il Segretario Generale
Nino Condorelli

 
Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:13:49, in Magistratura, linkato 294 volte)

Magistratura democratica

APPROVATA LA RIFORMA VIETTI-CASTELLI

Il voto di fiducia col quale la Camera, ignorando il messaggio del Presidente della Repubblica, ha approvato definitivamente la riforma Vietti-Castelli simboleggia bene la sordità con la quale in questa legislatura si sono affrontati i problemi della giustizia.

Le carceri scoppiano; nelle nostre aule dobbiamo far fronte a mille carenze quotidiane; il personale amministrativo viene umiliato dalla mancanza di innovazione e di risorse; la durata dei processi continua ad essere del tutto irragionevole. Di fronte a tutto ciò le uniche strade perseguite con ostinazione dal Governo e dalla maggioranza sono state quelle di punire “la protervia dei magistrati" e di riportare all’ordine il CSM con un solo obbiettivo: diminuire l’indipendenza del potere giudiziario attraverso una riforma autoritaria ed illiberale.

 La cultura dell'indipendenza è ben radicata tra i magistrati italiani e Magistratura democratica continuerà a difenderla.

Non ci lasceremo chiudere nell’isolamento di una carriera burocratizzata, non ci ridurranno al silenzio per timore dell’azione disciplinare.

Roma, 20 luglio 2005

Il Segretario nazionale - J. Patrone
Il Presidente - F. Ippolito
 

 
Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:10:05, in Magistratura, linkato 252 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Osservazioni sulla Legge 14 maggio 2005, n. 80 e successive modifiche

La Giunta Esecutiva Centrale,

preso atto del contributo del gruppo di lavoro sul processo civile, composto da magistrati, avvocati e dirigenti amministrativi (c.d. gruppo allargato), riunito in Roma, il 23 Giugno 2005, allo scopo di esaminare i contenuti della Legge 14 Maggio 2005 n. 80 contenente "Disposizioni urgenti nell'ambito del piano d'azione per lo sviluppo economico sociale e territoriale",

preso atto delle successive modifiche già tradotte in un decreto-legge ovvero in via di introduzione con un nuovo disegno di legge,

ESPRIME

perplessità in ordine alla tecnica legislativa adottata che si traduce nell'ennesimo intervento parziale sul Codice di Procedura Civile e sulla legge fallimentare, al di fuori di una visione organica e coerente cui dovrebbe essere ricondotto ogni intervento riformatore.

Mentre si susseguono modifiche che, nell'incessante mutare del loro contenuto, denotano la mancanza di una chiara impostazione sistematica, continua a mancare ogni sostegno sul piano delle strutture, dei mezzi, delle risorse necessarie per il funzionamento della giustizia.

RILEVA

che al differimento dell'entrata in vigore della maggior parte delle modifiche al c.p.c. introdotte con la legge n. 80/2005, ed alla opportuna specificazione della loro applicabilità ai soli processi instaurati dopo il 15 novembre 2005, non si accompagna alcuna indicazione volta superare i problemi applicativi derivanti dalla disposizione di cui all'art. 70-ter disp. att. c.p.c., con pericolo di formazione di prassi contrastanti nei diversi uffici giudiziari.

Le modifiche alla disciplina del processo non si fanno carico delle ripercussioni che potranno determinare sulla funzionalità degli uffici e sugli adempimenti delle cancellerie, con il rischio di almeno parziale inutilizzabilità degli attuali sistemi di informatizzazione che dovrebbero essere immediatamente e radicalmente modificati pena ancor più gravi disfunzioni nello svolgimento del servizio giudiziario.

E mentre per via di decreto legge vengono introdotte proroghe alla durata degli incarichi dei giudici di pace, nulla si fa per appagare l'indifferibile esigenza di una revisione organica della magistratura onoraria nella logica complessiva del buon funzionamento della giustizia e nella cornice dei principi costituzionali di riferimento.

OSSERVA

che alcune modifiche della disciplina del processo ordinario di cognizione attuate con la legge n. 80/2005, pur ispirate all'intento di realizzare la concentrazione delle attività processuali, appaiono in contrasto con il principio del pieno contraddittorio delle parti e che, mentre le innovazioni prospettate per il giudizio di cassazione - avulse dal contesto di una revisione organica del sistema delle impugnazioni, e dallo stesso contesto originario in cui erano state concepite - comporterebbero gravi effetti sulla possibilità di funzionamento della Corte, già oggi fortemente compromessa dalla mole dei ricorsi, si continua ad accantonare ogni intervento diretto a contrastare le dilazioni ingiustificate e l'abuso del processo.

RIBADISCE

che al funzionamento della giustizia non giova la moltiplicazione dei riti e dei modelli processuali, che continua ad appesantire il sistema giudiziario con sempre maggiori difficoltà per gli operatori,  ma servono prima di tutto un'adeguata gestione delle risorse ed una corretta politica della spesa, e quindi servono uffici giudiziari razionalmente distribuiti sul territorio, dimensionati nell'organico della magistratura e del personale amministrativo in modo da consentire autonomia di funzionamento ed effettiva possibilità di gestione, presidiati da tecnologie informatiche corrispondenti alle necessità di un processo moderno e di un'organizzazione dinamicamente rivolta ai bisogni di giustizia, integrati da un circuito di giudici di pace professionalmente adeguati e con uffici a loro volta razionalmente distribuiti sul territorio.

AUSPICA

che con riguardo alle modifiche del processo siano emendate quelle norme che, se mantenute nella attuale formulazione, diverrebbero fonte di ulteriori contrasti dottrinali e giurisprudenziali e rappresenterebbero l'ennesima vanificazione degli sforzi interpretativi elaborati dalla pratica per restituire il processo alla logica del dialogo e del contraddittorio.

DICHIARA

la propria disponibilità ad ogni forma di collaborazione che fosse ritenuta utile allo scopo di migliorare il testo legislativo.

Roma, 20 luglio 2005

Documento approvato dalla GEC del 20 luglio 2005

 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2005 @ 18:47:33, in Magistratura, linkato 228 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

LA MANCANZA DI NUMERO LEGALE AL PLENUM DEL CSM

I componenti laici del Csm, nominati su indicazione della casa delle libertà, hanno fatto mancare il numero legale impedendo al plenum del Csm la discussione sull’ordinamento giudiziario inserita nell’ordine del giorno, approvato dal Presidente della Repubblica.

Il CSM ha il dovere istituzionale di esprimere pareri sulle proposte di legge che comunque hanno ricaduta sull’organizzazione della giustizia.

Preoccupa che ogni opinione, parere, manifestazione di pensiero o forma di dissenso venga vissuta come “indebita interferenza” nelle prerogative del legislatore invece che come contributo che arricchisce il dibattito e consente al Parlamento di essere l’effettivo luogo della sintesi politica di diverse idee e sensibilità.

L’Anm non può che esprimere la più netta e preoccupata contrarietà al comportamento tenuto.

Il CSM va preservato da logiche di contrapposizione politica e va posto in grado di esercitare il ruolo che gli viene assegnato dalla Costituzione e dalla legge, esprimendo il proprio parere sulle proposte legislative che incidono sull’ordinamento giudiziario.

Roma, 14 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2005 @ 18:46:17, in Magistratura, linkato 227 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

FERMATE TUTTE LE UDIENZE IN CASSAZIONE
PER LO SCIOPERO DEI MAGISTRATI

Lo sciopero ha bloccato integralmente le udienze della Cassazione. Sono state sospese e rinviate tutte le udienze civili e tutte quelle penali nelle quali, peraltro, sono stati ugualmente trattati, nonostante lo sciopero, i processi con detenuti.

Roma, 14 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2005 @ 18:44:11, in Magistratura, linkato 238 volte)

Associazione  Nazionale Magistrati

DATI PROVVISORI SULL’ADESIONE ALLO SCIOPERO DEI MAGISTRATI

Dai primi dati provvisori pervenuti dai vari uffici giudiziari risulta che anche questa volta l’astensione dei magistrati italiani dalle attività giudiziarie è stata compatta, con una percentuale di circa l’85%. 

I primi distretti pervenuti sono: Palermo con un’adesione dell’83%, Milano dell’85%, Cagliari oltre il 93%, Venezia l’80%, Alessandria l’87% e Modena l’89%. I dati stanno ancora affluendo. In Cassazione sono state sospese tutte le udienze civili e penali ad eccezione di quelle relative ai processi con detenuti o comunque urgenti. A Roma si registra un’adesione altissima. Dappertutto sono stati assicurati i servizi essenziali a tutela dei diritti fondamentali e della sicurezza dei cittadini.

Roma, 14 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
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