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 shutoku - hi izuru tokoro no tenshi - ryouko yamagishi... di Admin
 
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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/07/2005 @ 19:26:11, in Magistratura, linkato 244 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Il Segretario nazionale

Fa davvero piacere apprendere che il Ministro per le riforme Calderoli, che più volte in passato è stato prodigo di critiche alla Corte costituzionale, ora ne conosce e ne condivide gli orientamenti giurisprudenziali.

Ignoriamo peraltro quale sia questa “lunga storia di pronunciamenti” (pronunciamenti ?) che vi sarebbe stata sul diritto di sciopero dei magistrati, perché a noi risultava invece che la Corte, e da molto tempo, avesse al contrario sempre affermato la legittimità dello sciopero anche nei servizi pubblici essenziali, purché vengano assicurate le esigenze minime del servizio; esattamente ciò che i magistrati italiani si apprestano a fare secondo il loro codice di autoregolamentazione: scioperare salvaguardando le urgenze e gli atti non differibili.

Siamo quindi ansiosi di apprendere dalla denuncia che il Ministro intende presentare quale sia questa giurisprudenza della Corte che si sarebbe occupata del nostro diritto di astenerci dal lavoro e leggere questo studio su cui si è “lavorato da tempo” che sarà certamente una pregevole novità.

Nel frattempo ci asterremo dal lavoro, se non altro per appagare la nostra legittima curiosità.

Ignazio Patrone

 
Di Loredana Morandi (del 08/07/2005 @ 15:26:02, in Magistratura, linkato 252 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'Associazione Nazionale Magistrati esprime cordoglio per le vittime dei vili attentati di Londra, e ribadisce l'impegno della magistratura italiana per la difesa della legalità nei confronti della criminalità terroristica, nel rigoroso rispetto delle regole dello Stato di diritto.

Roma, 8 luglio 2005

 

COMITATO DI COORDINAMENTO
FRA LE MAGISTRATURE E L’AVVOCATURA DELLO STATO

TUTTE LE MAGISTRATURE CRITICANO
LA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

L’Associazione Nazionale Magistrati, l’Associazione Magistrati della Corte dei Conti, l’Associazione dei Consiglieri di Stato, l’Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi, l’Associazione Nazionale Magistrati Militari e l’Associazione Avvocati e Procuratori dello Stato, riuniti nel Comitato Intermagistrature, esprimono viva preoccupazione per la proposta di riforma dell’Ordinamento Giudiziario, rilevano come la stessa sia stata elaborata al di fuori dell’apporto collaborativo di tutti gli ordini magistratuali ed evidenziano la comunanza di valori tra tutte le magistrature che si esprime nella terzietà, nell’assenza di gerarchie interne e nella soggezione dei giudici soltanto alla legge.

La garanzia costituzionale dei suddetti valori impone che le magistrature italiane rappresentino unitariamente le suddette critiche, nell’impegno ad approfondire in seno al Comitato i temi comuni dell’efficienza della giurisdizione e della tutela dell’imparzialità di ogni magistratura.

Roma, 06 luglio 2005

 

Associazione Nazionale Magistrati

Audizione dell'ANM in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sulla riforma dell'Ordinamento Giudiziario

6 luglio 2005

L'A.N.M. ribadisce il netto dissenso nei confronti della proposta di legge-delega sull'ordinamento giudiziario che, come evidenziato da illustri costituzionalisti e  da gran parte della cultura giuridica, presenta numerosi profili di incostituzionalità - di impianto e di singole disposizioni - , di irrazionalità, di ingestibilità. Si richiamano al riguardo i numerosi documenti che l'Associazione ha già fatto pervenire al Parlamento.

In questa sede, intendiamo limitarci ad esaminare alcuni aspetti specifici particolarmente rilevanti.

In primo luogo, appaiono largamente elusi, ed in alcuni punti apertamente contraddetti, i rilievi di palese incostituzionalità evidenziati dal Capo dello Stato nel suo messaggio alle Camere del 16 dicembre 2004.

Il primo punto attinto dal Presidente riguarda la previsione di comunicazioni alle Camere da parte del Ministro della giustizia, tra l'altro, sulle linee di politica giudiziaria. Osserva il Presidente che non può sussistere in capo al Ministro alcun potere di indirizzo nei confronti dell'esercizio autonomo e indipendente della funzione giudiziaria né si può incidere in alcun modo sull'obbligatorietà dell'azione penale. L'emendamento approvato dal Senato, seppure formalmente sostituisce la previsione citata con la formula "nonché sugli interventi da adottare ai sensi dell'articolo 110 della Costituzione e sugli orientamenti e i programmi legislativi del Governo in materia di giustizia per l'anno in corso." , in realtà elude il problema, ma non adegua il testo al dettato costituzionale ed allo spirito del messaggio del Capo dello Stato, poiché è evidente che per tale via potranno prendere corpo quei rischi di condizionamento che il Presidente ha evidenziato. La previsione, quindi, come è accaduto per quella relativa all'ufficio del monitoraggio, che presentava analoghi problemi, andrebbe semplicemente soppressa e si auspica che la Camera voglia procedere a modificare il testo in tal senso.

Il terzo punto del messaggio presidenziale attiene al potere del Ministro della giustizia di impugnare i provvedimenti del Consiglio Superiore della Magistratura in materia di incarichi direttivi. In questo caso, il Presidente ha evidenziato che << in tema di conferimento o di proroga degli incarichi direttivi, il rapporto tra Consiglio e Ministro implica soltanto un "vincolo di metodo". Tale vincolo impedisce il ricorso agli ordinari mezzi di impugnazione, una volta che il "confronto" - per usare l'espressione della Corte Costituzionale - sia avvenuto "a seguito di un esame effettivo ed obiettivo, dialetticamente svolto". In caso contrario, il Ministro assumerebbe il ruolo di titolare di un interesse legittimo contrapposto a quello del Consiglio superiore, parificabile a quello del controinteressato che si dolga di essere stato escluso.>> L'emendamento approvato dal Senato, invece, tale potere conserva, sia pure accompagnato dalla formula "fuori dai casi di ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato". Senonchè, come ha evidenziato il Presidente nel passaggio del suo messaggio sopra ricordato, non esistono casi di contrasto in questa materia tra Ministro e Consiglio che non siano riconducibili al conflitto di attribuzioni, mentre la norma emendata mantiene nell'ordinamento ipotesi in cui il Ministro può impugnare davanti alla giustizia amministrativa provvedimenti del Consiglio in tema di conferimento o di proroga degli incarichi direttivi. Il che, come detto, è palesemente incostituzionale.  Anche in questo caso, la disposizione andrebbe, semplicemente, soppressa.

Ma dove la proposta emendata risulta in più evidente contraddizione con il messaggio presidenziale, è in relazione al quarto punto, che attiene al sistema dei concorsi. Innanzitutto, permane l'evidente disegno di ridimensionamento dei poteri spettanti in via esclusiva al C.S.M. ai sensi dell'art. 105 Cost. . Il rispetto dei rilievi sul punto del Capo dello Stato impone un profondo ripensamento dell'impianto stesso della riforma. Ma vi è un punto specifico in cui il messaggio è apertamente contraddetto. Infatti, il Presidente ha evidenziato che << L'invasione della sfera di competenza riservata al Consiglio è particolarmente evidente nell'ipotesi in cui i candidati siano stati esclusi nell'ambito delle predette procedure. Infatti, allorché manchino il favorevole giudizio conseguito presso la Scuola superiore o la positiva valutazione nel concorso da parte della commissione, il Consiglio non può neppure prendere in considerazione la posizione del candidato escluso. >> Le disposizioni emendate, invece, continuano a imporre al C.S.M. di prendere in considerazione solo i candidati positivamente valutati dalle commissioni esterne o dalla Scuola, come appare evidente, ad esempio, dalle disposizioni che prevedono che la scelta del Consiglio per l'assegnazione degli incarichi semi-direttivi o direttivi avvenga "nell'ambito dei candidati dichiarati idonei dalla commissione di concorso", oppure pretendono l'idoneità nel concorso come titolo legittimante per l'assegnazione di determinate funzioni. Quindi, senza alcun dubbio, le disposizioni in esame erano e restano palesemente incostituzionali.

Lo stesso ordine di considerazioni impone di ritenere incompatibile con il richiamo contenuto nel messaggio del Capo dello Stato anche la modalità concorsuale  dell'esame, prevista per una quota dei posti di secondo grado e di legittimità annualmente resisi vacanti. L'esame, infatti, per sua stessa natura non si presta che ad una valutazione decisoria da parte dell'esaminatore, essendo logicamente impossibile che quest'ultimo possa limitarsi a dare una "parere" o un "consiglio" sull'esito di esso a chi dovrà poi decidere in via definitiva. La considerazione appare particolarmente evidente nel caso di specie, poiché il decidente (il C.S.M., unico legittimato a norma di Costituzione) non potrebbe mai argomentare in maniera convincente una decisione di senso contrario al giudizio della commissione di esame, non avendo partecipato all'esame stesso e, quantomeno per la prova orale, non avendo nemmeno la possibilità di rivederne i risultati. Da ciò discende l'inevitabile arbitrarietà per immotivabilità (e quindi illegittimità formale sul piano dell'eventuale valutazione in sede di giustizia amministrativa) di qualsiasi decisione del C.S.M. che andasse di diverso avviso rispetto al giudizio della commissione esaminatrice, e la conseguente spoliazione di fatto delle prerogative costituzionali dell'organo di governo autonomo della magistratura. 

Il Senato, inoltre, approvando l'emendamento n. 2775 del Relatore, ha aggiunto la seguente disposizione: «46-bis. Nelle more dell'attuazione della delega prevista dal comma 11, non possono essere conferiti incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità a magistrati che abbiano meno di due anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, e non possono essere conferiti incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo grado e di secondo grado a magistrati che abbiano meno di quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dal citato articolo 5 del regio decreto legislativo n.  511 del 1946. Tale disposizione si applica anche alle procedure per il conferimento degli incarichi direttivi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge».

Va preliminarmente notato che in tal modo si è contraddetto il deliberato del medesimo Senato, con il quale si era deciso di limitare l'esame ai soli quattro punti toccati dal messaggio del Capo dello Stato. E' evidente che l'emendamento in questione non riguarda in alcun modo tali punti.

Nel merito, la disposizione attinge diverse norme costituzionali. In primo luogo, riguardando procedure determinate, già in corso e chiaramente individuabili, essa ha l'effetto di eliminare dal concorso soggetti specifici, che avevano presentato la domanda secondo la normativa vigente, così confliggendo con l'art. 105 Cost., che riserva in via esclusiva al Consiglio Superiore della Magistratura il compito di assegnazione degli incarichi. In tal modo, invece, il Parlamento incide direttamente ed in modo palese su concorsi in atto, escludendo determinati soggetti e, di conseguenza, favorendone altri, in violazione del principio di divisione dei poteri costituzionalmente protetto. Inoltre, la norma viola l'art. 3 Cost., in quanto, in modo del tutto irrazionale, esclude dal concorso in atto candidati che avevano già presentato domanda, semmai allorché erano in possesso del requisito oggi richiesto, e che, paradossalmente, potrebbero assicurare, in virtù del periodo consentito di permanenza in servizio, la copertura dell'incarico direttivo per una durata maggiore di quella massima prevista nel disegno di legge in via ordinaria. Inoltre, il diritto del candidato a vedersi valutato dal C.S.M. sarebbe diversamente inciso sulla base del dato casuale della durata della procedura di copertura del posto.

Infine, è evidente anche il contrasto con l'art. 97 Cost., che tutela il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Infatti, la norma in questione si applicherebbe a numerose procedure in corso, alcune delle quali pendenti da diverso tempo e che riguardano posti di grande responsabilità, con necessità di procedere a nuove valutazioni e comunque di verificare l'impatto delle nuove regole, in molti casi azzerando di fatto il lavoro svolto dal C.S.M. ed imponendo una rivisitazione ex novo dell'intera procedura. Ciò dilaterebbe ulteriormente i tempi di definizione delle pratiche e si ripercuoterebbe inevitabilmente anche sulla durata delle procedure diverse. La violazione del principio di buon andamento della P.A., in modo del tutto irrazionale, è palese.

Pertanto, l'A.N.M. auspica che la Camera dei deputati voglia procedere ad un esame sereno e completo delle tematiche poste, come del resto è reso manifesto dal fatto stesso che si è ritenuto di procedere alle odierne audizioni delle associazioni dei magistrati e degli avvocati.

Roma, 6 luglio 2005.
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 06/07/2005 @ 16:42:39, in Magistratura, linkato 241 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Alla famiglia Borsellino

A nome dell’Associazione Nazionale Magistrati e di tutti i magistrati italiani, esprimo alla famiglia dell’indimenticato collega Paolo Borsellino ed ai familiari delle altre vittime la più incondizionata solidarietà nel deplorare l’ignobile oltraggio alla lapide posta alla memoria Sua e degli agenti della Sua scorta.

Né questo episodio né altro potrà mai scalfire il ricordo di Paolo Borsellino come ineguagliabile esempio di magistrato intelligente, onesto e coraggioso.

Episodi del genere dimostrano quanto sia ancora lunga la strada per l’affermazione della cultura della legalità, per la quale Paolo ha sacrificato la sua stessa vita.

Roma, 6 luglio 2005

Il Presidente
Ciro Riviezzo

 
Di Loredana Morandi (del 06/07/2005 @ 16:40:52, in Magistratura, linkato 229 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sentita dalla Commissione Giustizia della Camera
sull’ordinamento giudiziario

La Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM è stata ricevuta dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati in ordine all’esame della proposta di legge sull’ordinamento giudiziario.

La Giunta, richiamate le ragioni di dissenso sull’impianto stesso della proposta di riforma, si è soffermata sull’esame dell’emendamento approvato dal Senato, evidenziando come il messaggio del Capo dello Stato è stato in alcuni punti eluso ed in altri apertamente contraddetto. La proposta di legge, quindi, conserva aspetti di palese incostituzionalità.

Inoltre, è stato esaminato l’emendamento approvato dal Senato in materia di disciplina transitoria per l’assegnazione degli incarichi direttivi, ed è stato evidenziato che esso si pone in chiaro contrasto con gli artt. 105, 3 e 97 della Costituzione, violando le prerogative che la Costituzione assegna in via esclusiva al CSM, crea irrazionali disparità di trattamento e confligge con il principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Roma, 6 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2005 @ 09:24:27, in Magistratura, linkato 230 volte)

Una scritta oscena sulla lastra che ricorda il magistrato
La sorella accusa la città: la mafia non è ancora sconfitta
Uno sfregio sulla lapide
Oltraggio al giudice Borsellino
di ALESSANDRA ZINITI

PALERMO - Che sia stata una ragazzata o un messaggio alla vigilia delle celebrazioni per il tredicesimo anniversario della strage di via D'Amelio poco importa. Quel pennarello nero che ha tracciato un disegno e una scritta oscena imbrattando la lapide che ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino e degli uomini di scorta ha sollevato unanime sdegno ma soprattutto riacceso le polemiche sulla Palermo sonnacchiosa dove la riscossa della cosiddetta società civile è un lontano ricordo della terribile estate di sangue del 92. "Davanti a gesti simili resto senza parole", è il laconico commento di Manfredi, il figlio di Paolo Borsellino.

E' Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso, a puntare l'indice sulla città. "Il gesto è più grave della profanazione di una tomba. Significa che siamo ancora lontani dall'aver sconfitto la mafia e la mentalità che la supporta. Se la lapide è stata sporcata da un ragazzino la cosa è ancora più grave. In quale contesto si fanno crescere i nostri ragazzi? Con quale educazione? La maturità è lontana". Guardando la lapide imbrattata, sotto casa della madre, ai piedi dell'albero d'ulivo piantato lì dove il tritolo lasciò il suo cratere, Rita Borsellino traccia con amarezza il ritratto della Palermo che ha "prodotto" questo gesto. "Il problema è che a Palermo c'è una fascia di popolazione che era lì 13 anni fa e lì è rimasta, al di là del lavoro fatto nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi, con risultati bellissimi. C'è una fascia di popolazione quasi impermeabile e questo gesto, frutto dell'arroganza e dell'ignoranza. Dovrebbe essere la collettività a reagire".

La lapide è stata ripulita nel giro di un paio d'ore dagli operai mandati dal Comune, in via D'Amelio è arrivato uno striscione dei Ds ("Chi infanga la memoria vuole Palermo senza futuro"), politici e forze sociali hanno fatto a gara a dettare alle agenzie dichiarazioni di sdegno. Ma anche il procuratore Piero Grasso non nasconde il suo scoramento. "C'è qualcuno che ancora ha bisogno di capire che la vita che si dà per compiere il proprio dovere è qualcosa di assoluto e bisogna rispettarlo. Oggi hanno imbrattato la lapide che ricorda Borsellino e gli agenti della scorta, questo lascia intravedere quanto c'è da fare con i giovani, altri giovani, non la maggioranza, che hanno compiuto un gesto di becero vandalismo che non fa certamente onore a questa città".

Da tutto il paese si levano reazioni sdegnate. Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini esprime tutta la sua solidarietà alla famiglia: "Anche se si dovesse trattare di una stupida ragazzata è un atto da condannare con estrema fermezza". "Un gesto gravissimo che mortifica la memoria di tutti gli italiani", dice il presidente dell'Antimafia Roberto Centaro. "Senza parole - il deputato Ds Giuseppe Lumia - di fronte a questo gesto che colpisce al cuore tutti quelli che hanno a cuore la legalità", mentre per il coordinatore della Margherita siciliana, Salvatore Cardinale, "lo sfregio è un atto grave e offensivo per la comunità siciliana e nazionale". Il segretario dei Ds Piero Fassino ha telefonato a Rita Borsellino per esprimerle la sua solidarietà, "L'indignazione non basta", commenta Luciano Violante. E il deputato di Forza Italia Pippo Fallica invita l'autore del gesto a chiedere scusa pubblicamente. "Ci sono atti che lasciano allibiti - commenta il presidente della Regione Salvatore Cuffaro - La figura di Paolo Borsellino resta nell'immaginario collettivo come l'icona della Sicilia onesta che porta fino al sacrificio estremo l'impegno per la legalità".

(5 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/cronaca/borsellino/borsellino/borsellino.html

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2005 @ 09:22:24, in Magistratura, linkato 235 volte)

Interrogazione di An. Castelli: i soldi dei cittadini devono essere spesi meglio
Con un'inserzione sul "Corriere" convocata l'udienza del 28 ottobre
Notifica a mezzo stampa bufera sul giudice di Mediaset
Costate 180 mila euro le 4 pagine per l'atto d'accusa contro Berlusconi
di MARCO MENSURATI

MILANO - Quattro pagine del Corriere della sera, comprate per 180mila euro dal Tribunale di Milano per annunciare il processo a Silvio Berlusconi del prossimo 28 ottobre, scatenano una nuova polemica tra il centrodestra e la magistratura. Il più duro di tutti è il ministro della Giustizia Roberto Castelli, che rimprovera il giudice Fabio Paparella di aver sperperato, con la sua decisione, denaro pubblico: "Visto che si tratta di soldi dei cittadini, occorrerebbe maggior prudenza nella loro gestione. È vero che si tratta di una fattispecie prevista dal codice di procedura penale, ma spetta al magistrato utilizzare questa possibilità in modo oculato. Ci si lamenta sempre della mancanza di risorse per la giustizia, poi si spendono 180mila euro per una notifica. Penso che si tratti di un record".

Pacata l'autodifesa del giudice Paparella che, codice alla mano, spiegare che non poteva fare altro. L'articolo 155 è molto chiaro: "Quando, per il numero dei destinatari o per l'impossibilità di identificarne alcuni, la notificazione risulti difficile, si può disporre che la notificazione sia eseguita mediante pubblici annunci". In questo caso ricorrevano entrambe le condizioni: i destinatari erano numerosi e alcuni di questi (i soci di Mediaset) non erano identificabili. Insomma, il giudice non aveva scelta: o faceva così o mandava all'aria l'intero processo (come del resto era già accaduto, proprio per un problema di notifica alle parti offese, con il "processo madre" All Iberian).

Lo scontro politico-giudiziario era cominciato qualche ora prima delle dichiarazioni del ministro, con un'interrogazione firmata da Daniela Santanché (An): "Quanto è costata la pubblicità che gli organi inquirenti del Tribunale di Milano hanno pagato alla Rizzoli-Corriere della Sera per pubblicare l'atto d'accusa contro Silvio Berlusconi e alcuni dirigenti della Mediaset?". Dopo la Santanché, è stato un diluvio di dichiarazioni. Fra i primi l'europarlamentare di Forza Italia Giuseppe Gargani: "Si tratta di una procedura desueta, astratta, che forse va oltre la normalità e che, conseguentemente, suscita interrogativi". Seguito dal vice coordinatore del partito, Fabrizio Cicchitto: "L'annuncio a mezzo stampa della fissazione dell'udienza preliminare dell'inchiesta Mediaset è una straordinaria conferma che la magistratura di Milano quando si tratta di Berlusconi e delle sue aziende non bada a spese. Un ordine dello Stato, che dovrebbe essere e apparire imparziale, non va tanto per il sottile quando si tratta della gestione mediatica più clamorosa dei procedimenti che a getto continuo sono messi in piedi contro Berlusconi".
 
L'affondo delle "prime linee" della maggioranza non trova però alcun supporto da parte dei tecnici del diritto. Avvocati e consulenti degli stessi imputati del processo Mediaset glissano. Giorgio Perroni, avvocato di Cesare Previti, ieri in aula a Milano per il processo d'appello Imi Sir, spiega: "Si tratta di una procedura normale che il giudice ha attuato per raggiungere i soci Mediaset che altrimenti sarebbero stati irraggiungibili". Neanche l'onorevole Niccolò Ghedini s'indigna: "Pensavo si potessero individuare i soggetti coinvolti", spiega tranquillo.

Non poche le voci levatesi a difesa di Paparella. Luigi De Ruggero, segretario milanese dell'Associazione magistrati, fa notare come, contrariamente a quanto sostenuto dagli esponenti della maggioranza, quella della "notificazione per pubblici annunzi" è tutt'altro che una pratica desueta. Recentemente è stata in utilizzata più di una volta, anche in casi clamorosi. Come, ad esempio, nel processo a Vanna Marchi e come, a Monza, nel processo per la maxi beffa dei bond Cirio. Ma per quei casi nessuno si era lamentato.

(5 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/giumed/giumed/giumed.html

 
Di Loredana Morandi (del 04/07/2005 @ 15:54:48, in Magistratura, linkato 237 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Unità per la Costituzione

La Segreteria Nazionale di Unità per la Costituzione, nell’invitare tutti i colleghi ad una convinta adesione all’astensione dall’attività giudiziaria indetta dalla ANM per il prossimo giovedì 14 luglio, sottolinea che la stessa non è e non vuole essere una forma di partecipazione alla lotta politica, già resa aspra dall’ormai avviata campagna elettorale.
Nella logica del rifiuto di ogni forma di collateralismo partitico che da sempre la connota, Unità per la Costituzione ha espresso con chiarezza – anche nel corso dell’assemblea del 25 giugno- di essersi determinata alla protesta a causa del rifiuto di un adeguato dibattito parlamentare sulle modifiche imposte dal messaggio del Presidente Ciampi e dei vizi palesi di incostituzionalità di precisi aspetti della riforma.
Un tale atteggiamento, ove restassero inascoltate le ragioni di dissenso che hanno costretto a doverose iniziative di astensione dal lavoro, potrebbe preludere a ulteriori e deprecabili chiusure al dialogo nell’eventuale sede di attuazione della delega: una fase, cui si confida di non dover arrivare e che si è certi non sia già pregiudicata da decreti attuativi “pronti nei cassetti”, ma che dovrà essere occasione per rilanciare un confronto propositivo sino ad oggi mancato.

Dott. Marcello Matera
Segreteria Nazionale di Unità per la Costituzione
Roma, 2 luglio 2005.

 
Di Loredana Morandi (del 29/06/2005 @ 17:57:08, in Magistratura, linkato 299 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Md sulla Controriforma Ordinamento Giudiziario

La legge votata dalla maggioranza del Senato stravolge l'assetto della magistratura e compromette ogni possibilità di razionale organizzazione del sistema giudiziario voluto dalla Costituzione.
Sono state clamorosamente eluse e aggirate le specifiche censure di incostituzionalità del Presidente della Repubblica.
Sono state completamente ignorate le critiche mosse dai costituzionalisti e dagli esperti di ordinamento giudiziario.
La maggioranza di governo, rimasta sorda ai rilievi sollevati da sedi tanto autorevoli, mette in crisi lo Stato costituzionale di diritto.
Il 14 luglio i magistrati faranno sentire, con forza e determinazione, la loro protesta per far giungere ai cittadini una voce di allarme, pur nella speranza che alla Camera componenti della maggioranza sappiano recuperare razionalità e responsabile equilibrio: questa legge, se sarà definitivamente approvata, condizionerà la indipendenza della magistratura e peggiorerà ulteriormente il funzionamento della giustizia.
Il Ministro Castelli e con lui il sottosegretario Vietti e i saggi La Russa e Gargani forse passeranno alla storia, ma come gli autori di una riforma incostituzionale, irrazionale e contraria agli interessi dei cittadini ad una giustizia indipendente ed efficiente.

Franco Ippolito - Presidente
Ignazio Juan Patrone -  Segretario Nazionale

 
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