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E non cambiare. Non distogliere il tuo amore dalle cose visibili. Continua ad amare ciò che è buono, semplice e ordinario; animali e cose e fiori, e mantieni l'equilibrio appropriato.

Rilke
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 18:16:24, in Magistratura, linkato 266 volte)

XV CONGRESSO DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Palermo 5-8 maggio 2005

MOZIONE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Tra poco più di un mese sarà oggetto del voto referendario la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita: una legge dissonante con quelle degli altri paesi europei; ideologica nel dettare una morale di Stato; con forti profili di incostituzionalità; rigidamente prescrittiva e  incongruente.

Una legge che è lontana dalla realtà delle relazioni tra i soggetti coinvolti nella procreazione, perché, attribuendo prevalente valore al concepito rispetto ai diritti delle persone e prefigurando per norma la contrapposizione tra concepito e madre, riduce la soggettività a biologia e stravolge  il senso della relazione di maternità. Perché, vietando la fecondazione eterologa, non riconosce la pluralità di modelli genitoriali e familiari, ignora il principio di autodeterminazione e impedisce che legami di affetto e solidarietà prendano consapevolmente il posto di legami di sangue.

Una legge che, vietando sperimentazione e ricerca persino sugli embrioni soprannumerari prodotti prima della legge 40, lasciati al grande freddo di un infinito congelamento, sacrifica a questi la libertà di ricerca scientifica finalizzata all'attuazione del diritto alla salute che è anche interesse della collettività.

La via dei referendum per cancellare le peggiori storture della legge 40 si dimostra stretta e ardua: alla difficoltà dei quattro quesiti si aggiungono la limitatezza di spazi di informazione pubblica e la campagna astensionista in atto.

L'impegno di Md è irrinunciabile perchè i temi posti dai referendum rimandano a principi  che sono patrimonio della corrente: la laicità dello Stato  -che non è indifferenza verso i valori etici, ma ricerca di principi compatibili con la pluralità delle culture presenti nella società, a garanzia dei pari diritti di tutti i cittadini-  e il diritto all'autodeterminazione degli individui nelle questioni che attengono alla procreazione.

In vista della scadenza referendaria, ma non solo,  Md conferma l'impegno della corrente e di ciascun aderente a contribuire alla diffusione di informazione e a favorire la più ampia e consapevole partecipazione alla consultazione. Perché questo referendum non sia solo espressione di un voto, ma diventi  occasione di confronto e crescita, individuale e collettiva, che, al di là di ogni fondamentalismo, renda possibile nell'utilizzo delle opportunità offerte dalle tecnologie della riproduzione  il consapevole formarsi di un'etica della responsabilità.

 
Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:37:18, in Magistratura, linkato 252 volte)

Ottimismo dal XV Congresso di Palermo

Articolo del segretario nazionale Claudio Castelli

Ieri si è concluso il XV Congresso di Magistratura Democratica. Una fortissima partecipazione (oltre 300 magistrati), un dibattito ricco (oltre 90 interventi di cui quasi 30 di esterni) che ha toccato temi diversi, un clima di grande positività ed ottimismo, improntato alla proposta. Il Congresso ha approvato una mozione generale e tre mozioni settoriali (civile, lavoro e fecondazione assistita) ed ha eletto i venti componenti stabili del Consiglio nazionale che a fine mese eleggeranno segretario, presidente e comitato esecutivo.

Mozioni che potete leggere su questa lista e sul sito www.magistraturademocratica.it.

Voglio in questa sede limitarmi a sottolineare tre punti:

- E' emersa una grande consapevolezza della fase nuova che probabilmente e fortunatamente si sta aprendo e della necessità di essere protagonisti in questa fase con una grande capacità di proposta in positivo per una giustizia davvero moderna, efficiente e di qualità;

- Vi è una forte domanda di un autogoverno ( inteso non solo come Csm, ma come circuito che parte dal singolo magistrato per arrivare ai dirigenti, ai Consigli Giudiziari e allo stesso Csm) che dia risposte di efficienza, di trasparenza e di equità, superando insufficienze e deviazioni. Al di là di enfatizzazioni giornalistiche non è nascondendo i problemi, ma anzi affrontandoli con coraggio, che potremo difendere un Csm ed un associazionismo che riteniamo fondamentali e preziosi.

- Vi è una partecipazione nuova espressa in modo eclatante con la presenza, gli interventi e le candidature di tante colleghe, ma che dà nuova linfa a Md e a tutto l'associazionismo.

Un messaggio di grande ottimismo e di speranza.

 
Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:31:01, in Magistratura, linkato 261 volte)

Mozione finale del XV congresso di Md

Il XV Congresso nazionale di Magistratura democratica, richiamata la relazione del Segretario generale, approva la seguente

mozione finale

1. Il segno di questo congresso

Un segno comune allaccia molte voci che si sono espresse nel corso del congresso che è appena terminato: la richiesta condivisa della ripresa, da parte di md, di un'iniziativa forte nella difesa dei diritti - diritti sociali e della persona -, attaccati a più riprese e con diverse iniziative, in attuazione di una strategia politica che punta a determinarne l'arretramento, in alcuni casi l'annullamento, dal punto di vista delle tutele e delle garanzie. Una difesa che deve partire innanzitutto dalle aule dove la giustizia si amministra, per porsi come presupposto per il confronto, e il dialogo, con le aggregazioni esterne che in altri ambiti perseguono lo stesso obbiettivo.

Questa richiesta è venuta a coincidere con un fatto senz'altro nuovo nella storia di md, l'impulso ad una vera svolta nelle modalità di partecipazione alla vita del gruppo: la presenza ed il contributo al dibattito comune di un numero mai prima raggiunto di donne all'esito di una discussione durata per mesi, partita dalla constatazione della loro assenza dai luoghi della rappresentanza politica per giungere, da un lato all'elaborazione di strumenti statutari capaci di promuovere da subito la partecipazione paritaria di donne e uomini negli organismi direttivi di magistratura democratica; dall'altro, all'assunzione di un impegno politico complessivo, che ha lo scopo di costruire un modo nuovo e diverso di praticare la vita del nostro gruppo.

Linguaggi, tempi e contenuti diversi, per dar modo a tutte, ed a tutti, di esprimersi, e di partecipare.

La contemporanea presenza di questi due fatti non è casuale.

Nel momento e nel luogo in cui è emerso un comune bisogno di ritrovare lo slancio per ripartire per la difesa dei valori e dei principi che la Costituzione afferma, ha trovato corpo, e voce, una nuova domanda di partecipazione, di donne ma anche di uomini, le cui istanze non riguardano altro che rifondare dal basso l'idea stessa della democrazia, e le modalità della vita del gruppo.

Più partecipazione per dare voce e forza alla ripresa di un'azione comune, che nell'identità di md, nella sua storia e nel suo modo d'essere, trovi radici ed energie: per affrontare gli anni a venire, le sfide che ci aspettano, e che ognuna ed ognuno sente di dovere e volere contrastare, con gli strumenti che la propria esperienza di magistrato mette a disposizione.

Con questa nuova ispirazione sentiamo di poterci presentare anche ai giovani magistrati, con una diversa capacità di attrazione nei loro confronti, per superare in questo modo il rifiuto preconcetto all'attività associativa sentita come lontana dalle singole realtà lavorative quotidiane e dalle proprie priorità di carattere familiare.

2. Le difficoltà dello Stato costituzionale di diritto

L'attuale fase istituzionale e politica non è il contingente risultato di una serie di cause transeunti.

Essa presenta certamente aspetti particolari, legati agli orientamenti delle forze politiche tuttora dominanti ed al rischio di un declino economico e sociale del Paese.

Ma altri elementi strutturali nascono al di là dei confini nazionali e trovano origine in trasformazioni complessive dei modi di produzione e di distribuzione della ricchezza e nelle pulsioni autoritarie che si manifestano in molti Paesi, col pericolo di una messa in discussione dello Stato costituzionale di diritto. Ciò ci impone di allargare lo sguardo e di confrontarsi con le modificazioni globali della sfera pubblica dell'economia, della politica e del diritto.

Emerge ovunque una tendenza alla compressione dei diritti, anche fondamentali, individuali e collettivi, con particolare evidenza in alcuni ambiti quali la salvaguardia della sicurezza collettiva, la sfera del diritto penale, la tutela del lavoro, la tutela dell'ambiente, l'immigrazione, il diritto allo studio, il diritto alla salute, il diritto ad informare ed essere informati, la tutela dei minori davanti a tutti gli organi giurisdizionali.

I diritti vengono riconosciuti solo se compatibili con le scelte politiche e con le logiche di mercato.

Si assiste inoltre alla riduzione della garanzia giuridica a tutto vantaggio della dimensione della forza politica, attraverso l'enfatizzazione del principio di maggioranza e l'esaltazione dell'onnipotenza del legislatore, anche col sacrificio del principio di eguaglianza davanti alla legge.

Si è, infine di fronte ad un attacco all'indipendenza della magistratura ed in genere ad una contestazione di tutte le autorità che operano al fuori del circuito del consenso politico, nel quadro di un disegno che mira a ridimensionare il ruolo costituzionale della giurisdizione e lo spazio proprio delle istituzioni di garanzia.

3. La crisi della democrazia in Italia

In Italia questa tendenze si sono espresse nel progetto di mutare radicalmente la Costituzione e nella proposta "complementare" di stravolgere lo statuto della magistratura.

Le numerose leggi ad personam approvate in questi anni hanno già rappresentato una lesione della legalità costituzionale e del diritto uguale. Ma sino ad ora è rimasto impregiudicato (ed in parte ha concretamente operato) il ricorso alla giustizia costituzionale.

La controriforma dell'ordinamento giudiziario, ove fosse approvata, non potrà reggere ad una seria verifica di conformità alla Costituzione da parte di un Corte costituzionale autorevole, libera e indipendente. Ma perché ciò accada è necessario, appunto, che la Corte costituzionale resti tale.

Ciò significa che per MD il terreno prioritario di attenzione è quello della difesa della Costituzione e del contrasto degli attuali progetti di modifica.

Contro la rottura costituzionale costituita dal disegno di legge già approvato in prima lettura dalle Camere, che -modificando il rapporto tra i vari poteri e le relazioni Stato e Regioni, delineati nella II Parte della Carta costituzionale- finisce con l'incidere sugli stessi diritti fondamentali, non basta più la parola d'ordine, pure nobile e significativa, della resistenza costituzionale.

In questi anni è stata ripetutamente compromessa la cultura politico-costituzionale che aveva alimentato e vivificato la Costituzione repubblicana. Si pensi, da un lato, allo svuotamento dell'art. 11 della Costituzione ed alla legittimazione dell'uso della forza per esportare o espandere la democrazia; e dall'altro, al concreto abbandono della prospettiva dell'eguaglianza di fatto, affermata dall'art. 3 cpv. della Costituzione, a favore della sola garanzia di livelli minimi di fruizione di diritto sociali.

Per altro verso hanno acquisito il predominio forze politiche, estranee allo spirito di una Costituzione che non avevano concorso a scrivere ed interessate a disegnarne una a misura dei loro eterogenei interessi e delle loro diverse aspirazioni.

A fronte di questi guasti profondi, è necessaria un'opera di rigenerazione e di rilancio dei valori costituzionali che veda come protagoniste forze sociali, politiche e culturali interessate a restituite alla Costituzione la sua dimensione di progetto politico di emancipazione e di sviluppo.

In questa battaglia per il rilancio del Costituzionalismo e dello Stato costituzionale di diritto, la magistratura deve sentirsi impegnata e coinvolta.

Con la consapevolezza che la democrazia costituzionale è certamente fondata sul consenso e alla legittimazione popolare del potere politico e legislativo, ma si caratterizza anche per altri fondamentali elementi costitutivi:

- la previsione di diritti fondamentali, operanti limiti e vincoli al potere di maggioranza politica;
- la separazione dei poteri, garanzia di equilibrio tra diverse istanze;
- la garanzia giurisdizionale e l'interpretazione costituzionalmente orientata della legge, affidate a giudici autonomi e indipendenti dal circuito della maggioranza politica.

Autorevoli voci hanno indicato i rischi di una concezione tutta e solo giuridica della Costituzione e sottolineato l'esigenza di riflettere intorno al fondamento materiale e sociale della validità della Costituzione. Magistratura democratica, per la sua storia e la sua attitudine culturale, è in profonda sintonia con questa linea di ragionamento e di pensiero e ritiene perciò che, soprattutto in momenti di crisi del senso della Costituzione, compete ai giuristi e ai giudici un ruolo di lotta per la Costituzione e per il costituzionalismo, forma moderna della "lotta per il diritto".

E' questo oggi uno degli impegni principali dei magistrati per salvaguardare le condizioni di una reale risposta alle domanda di giustizia, d'equità, di dignità, d'uguaglianza, consapevolmente poste da una società divenuta più esigente e dagli strati sociali che hanno meno voce e rappresentanza.

Inoltre, nella nuova realtà del regionalismo introdotto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, la giurisdizione, ordinaria e amministrativa, è rimasta l'unica funzione statale unitaria sottratta a logiche strettamente politiche; e perciò i magistrati devono avvertire come compito primario quello di continuare ad assolvere, anche nel mutato contesto, alla funzione di garanti d'ultima istanza del godimento -in condizioni di uguaglianza su tutto il territorio nazionale- dei fondamentali diritti sociali, tra cui il diritto alla salute e il diritto all'istruzione.

Su questi temi, importanti e decisivi per l'intera collettività nazionale, md intende continuare a incontrare forze politiche, movimenti sociali, organizzazioni dei lavoratori e associazioni, oltre che tutti gli organismo che riuniscono i professionisti della giustizia, avvocati, magistrati onorari, dirigenti e funzionari amministrativi. La tradizionale apertura all'esterno di md dovrà essere l'asse portante anche della sua futura attività.

A ciò si aggiunge l'affievolimento dell'attenzione da parte delle istituzioni sul fronte del contrasto alla criminalità di tipo mafioso e, in particolare, sul tema degli intreccci fra poteri e pezzi delle politica e settori istituzionali. Md riafferma la consapevolezza che la difesa della legalità costituzionale e la promozione dei diritti passa anche attraverso una forte ripresa dell'impegno su questi temi.

4. L'impegno per il servizio giustizia

La stessa ambizione di questi obiettivi deve misurarsi con le difficoltà e i limiti non solo materiali dell'organizzazione giudiziaria e con la diffusa insoddisfazione della società e dei cittadini per l'inefficienza del sistema di giustizia.

Si ripresenta un interrogativo fondamentale posto in questi anni difficili: perché il Governo e la maggioranza politica riescono a scaricare sulla magistratura le responsabilità della giustizia che non funziona ?

Dare risposte serie e non autoconsolatorie a questo interrogativo è la premessa per un dialogo vero e fecondo con la società e la pubblica opinione.

Per difendere la sostanza dei principi costituzionali, è necessario che l'indipendenza dei magistrati sia sentita come valore permanente dai cittadini.

A tal fine occorre che la giurisdizione sia vissuta come "strumento" per realizzare i diritti delle persone, soprattutto di quelle che si rivolgono al giudice perché non hanno altro potere se non la forza del diritto.

Nella giurisdizione come potere diffuso occorre in primo luogo la tensione etica e professionale di ciascun magistrato nell'esercizio quotidiano delle sue funzioni. Se ogni persona che entra nei tribunali e nelle corti ricevesse dall'incontro con il giudice elementi per trarne considerazione e stima, al di là della situazione di difficoltà dell'organizzazione e del sistema, la martellante campagna mediatica contro i magistrati sarebbe neutralizzata e politicamente controproducente.

Perciò bisogna essere pronti a raccoglierne le critiche e le sollecitazioni per l'autoriforma di comportamenti e di prassi nella gestione degli uffici giudiziari, nell'amministrazione degli strumenti dell'autogoverno, nel rapporto con gli utenti del servizio giustizia e con l'opinione pubblica.

Non si può negare che al disegno controriformatore siano stati offerti troppi pretesti, che se non giustificano minimamente gli intenti restauratori dell'attuale maggioranza, le consentono di propagandare, grazie anche al potere di cui dispone sull'informazione, che la cosiddetta riforma dell'ordinamento è volta ad eliminare privilegi dei magistrati.

Forti di questo rigore verso se stessi, i magistrati avranno più titolo per rivendicare strumenti moderni ed incisivi per amministrare giustizia: procedure più snelle ed essenziali, realmente ispirate al principio di ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), mezzi materiali al passo dei tempi, collaboratori cui venga garantita un'adeguata formazione professionale, un'organizzazione degli uffici razionale ed efficiente.

Coniugando, come sempre, orizzonte politico-culturale e dimensione tecnica, Md offre indicazioni e proposte sui temi cruciali per il rinnovamento della giustizia: interventi sul processo civile, razionalizzazione del processo penale, linee di tutele del lavoro in trasformazione, idee sui nodi principali della questione immigrazione. Su ciascuno di questi temi sono stati formulati documenti che corredano la mozione conclusiva.

A chi oggi guida il Paese e a chi si candida a guidarlo in futuro dobbiamo dire che una politica per la giustizia è possibile, ma che occorre cambiare alla radice l'approccio sin qui seguito, facendo cessare la contrapposizione ostile e preconcetta verso il giudiziario e verso qualunque potere terzo. Un progetto per una giustizia efficiente non può nascere e prendere vita, se non attraverso la consultazione ed il coinvolgimento delle categorie interessate. Il modello virtuoso a cui ispirarsi è quello degli Osservatori per la giustizia civile, che, già presenti in molte realtà, si vanno via via costituendo in altre sedi giudiziarie, dove promuovono l'approvazione di protocolli comuni, la sperimentazione di nuove prassi organizzative, l'individuazione delle ragioni di crisi e di malfunzionamento del servizio giustizia.

5. Come affrontare i problemi dell'autogoverno

Il sistema italiano di autogoverno della magistratura è un modello virtuoso, che ha garantito l'indipendenza del potere giudiziario e che è stato preso a modello in numerosi Paesi. Esso deve essere difeso da tutti i magistrati e non devono trovare spazio, in seno alla magistratura, né tendenze qualunquistiche né generiche e non motivate recriminazioni nei confronti del Consiglio superiore.

L'autogoverno, per essere effettivo, deve essere messo in condizione di funzionare.

La legge elettorale approvata in questa legislatura, con l'abbandono del sistema proporzionale e la diminuzione irragionevole ed immotivata del numero dei componenti, la mancanza di risorse materiali ed il rifiuto, spesso ostentato, di "leale collaborazione" da parte del Ministro (che ha costretto il CSM a percorrere la strada del conflitto di attribuzioni) hanno quindi costituito altrettanti attacchi, diretti o indiretti, alla stessa indipendenza della magistratura.

Il Consiglio, in condizioni spesso difficili, ha saputo esprimersi in questi anni a difesa dell'ordine giudiziario e di singoli magistrati ingiustamente offesi a causa dell'esercizio delle loro funzioni.

E' però vero che alcune decisioni in tema di nomina dei dirigenti, di attribuzione dei punteggi per i tramutamenti, di valutazioni di professionalità, nonché la lentezza di alcune procedure, sono state frutto di pattuizioni e di compromessi deteriori, ciò che ha creato un senso diffuso di malessere cui va data una risposta.

Occorre perciò riaprire il dibattito sull'autogoverno e sulle sue istituzioni fra tutti i magistrati e i gruppi associativi, partendo dall'idea che "autogoverno" non è il solo CSM, ma un sistema più ampio ed articolato che comprende i Consigli giudiziari, i capi degli uffici e tutti i magistrati, che devono sentirsi protagonisti ed artefici di prassi organizzative e di modelli operativi positivi ed efficaci.

Si tratta anche di ridiscutere una normazione secondaria talvolta invecchiata e inadeguata ai fini del vaglio del lavoro quotidiano e delle molteplici professionalità che esistono oggi in magistratura; di ripensare i criteri di scelta dei dirigenti degli uffici giudiziari e di accesso alle funzioni di legittimità; di coniugare trasparenza ed efficienza nella assegnazione degli affari e nella redazione delle "tabelle", le quali - oltre a garantire il rispetto del principio del giudice naturale, devono costituire un progetto di organizzazione degli uffici che assicuri la piena ed effettiva tutela dei diritti in tempi ragionevoli. Sul rispetto delle tabelle e sul raggiungimento degli obbiettivi il CSM dovrà esercitare il necessario controllo per la valutazione dell'operato dei dirigenti.

Migliori regole e maggiore trasparenza garantiranno anche più spazio ed incisività alla critica libera, puntuale ed informata delle singole decisioni consiliari, critica che costituisce un antidoto efficace a errori, parzialità e deviazioni nell'esercizio dell'ineliminabile discrezionalità sottesa ad alcune scelte del Consiglio.

6. MD nell'ANM

Magistratura democratica esprime consenso ed approvazione per la linea seguita in questi anni dall'Associazione Nazionale Magistrati, che sul terreno decisivo dell'azione di contrasto del progetto di controriforma, ha manifestato apertura e confronto al dialogo con tutti, ma fermezza assoluta sui principi.

Come era già avvenuto nel difficile confronto sul progetto della Commissione Bicamerale, l'ANM ha saputo esprimere razionalità e capacità di lotta, critiche puntuali e argomentate ed efficaci forme di mobilitazione.

Fondamentale è stata la capacità di dar vita ad un rapporto con la migliore cultura giuridica, cui va il merito di aver colto i rischi propri di una umiliazione del giudiziario e di aver fornito un contributo di pensiero e di riflessione, ispirato da una passione civile che ha superato ogni angustia specialistica.

Md intende continuare ad animare, unitamente a tutte le altre componenti dell'ANM, l'impegno di elaborazione e di proposte sui temi del diritto, della giurisdizione e dell'assetto della magistratura.

7. La costruzione europea ed il ruolo dei giudici

Md riconferma l'impegno per una vera Costituzione europea, per un'Europa federale, luogo di pace, di diritti e di giustizia per tutti coloro che in essa risiedono.

Necessario punto di partenza è l'entrata in vigore dell'attuale Trattato costituzionale, che ha incorporato la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, ispirata alla valorizzazione della logica dei diritti, di contro alla logica dei mercati e dei mercanti.

La piena vigenza giuridica di questa Carta, di cui abbiamo criticato alcuni aspetti, è un risultato di per sé sufficiente a giustificare l'approvazione del Trattato, nella prospettiva un processo costituente in corso di cui occorre favorire l'evoluzione positiva.

Anche in assenza di una Carta costituzionale la giurisdizione ha fornito un rilevante apporto ala costruzione di un'Europa dei diritti. Nella nuova cornice disegnata dal "trattato costituzionale", i giudici hanno un compito di straordinaria importanza: tessere la tela dell'ordinamento europeo, fornire il loro contributo alla costruzione di una Europa-ordinamento, preludio di un'Europa federale.

E' forte perciò l'esigenza di continuare, allargandola a tutto il gruppo ed tutta la magistratura, la riflessione che Md ha svolto da Venezia in poi sul processo costituente europeo.

Ferma la consapevolezza che è compito essenziale della politica assicurare le condizioni economiche e sociali necessarie a garantire la tenuta dei diritti fondamentali della persona, ogni giudice può e deve divenire un agente di realizzazione dell'effettività dei diritti, e innanzitutto di quelli dei soggetti deboli contro le logiche economiche di sfruttamento, di oppressione, di esclusione. Ciò sarà tanto più possibile se all'azione della magistratura si accompagnerà l'impegno dei movimenti per l'affermazione di un modello di sviluppo ispirato ai principi di uguaglianza e solidarietà.

Se i capitali finanziari e le ricchezze di pochi si muovono attraverso i mercati internazionali e guidano la globalizzazione dell'economia mondiale, è illusorio pensare che i diritti possano essere effettivamente tutelati in una dimensione solamente nazionale.

Nella nostra agenda deve figurare come una priorità l'elaborazione e la realizzazione di azioni capaci di rendere effettivi i diritti che spettano a tutti gli abitanti del pianeta e la formazione di solide giurisprudenze idonee allo sviluppo della promozione e della tutela di libertà e di uguaglianza sostanziale, promesse dalle più avanzate Carte costituzionali e internazionali. E' anche con questo spirito che affrontiamo i problemi dell'immigrazione.

La globalizzazione selvaggia dell'economia non può essere contrastata soltanto con la logica del diritto interno, ma accettando le sfide e rispondendo alla mondializzazione economica mercantile con la globalizzazione giuridica; non quella predicata dalla Banca Mondiale a tutela della proprietà e dei mercati, ma quella fondata sull'effettività dei diritti delle persone indipendentemente dal luogo o dallo Stato in cui risiedono.

Questo obiettivo si persegue con il rilancio del costituzionalismo a tutti i livelli (nazionale, sopranazionale e internazionale), con il rinnovamento del diritto internazionale (anche come rete per imbrigliare la forza smisurata della potenza imperiale), con la riproposizione dei diritti dell'uomo come limiti alla sovranità degli Stati. Contrapponendo la cultura e la prassi dei diritti e della pace alla teoria e alla pratica della guerra preventiva e dell'esportazione della democrazia con la forza.

 
Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:27:40, in Magistratura, linkato 287 volte)

Il nuovo Consiglio Nazionale

XV CONGRESSO NAZIONALE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA

UGUAGLIANZA, DIRITTI, GIUSTIZIA

Mondello, 5-8 maggio 2005

LE ELETTE

Sanlorenzo Rita
Cesqui Elisabetta
Maccora Ezia
D’ancona Linda
Acierno Maria
Fazio Valeria
Gandus Nicoletta
Albano Silvia
Romagnoli Luisa

GLI ELETTI

Patrone Ignazio
Ippolito Franco
Minniti Luca
Cannella Giovanni
Ingroia Antonio
Albamonte Eugenio
Diotallevi Giovanni
Policastro Aldo
Cascini Giuseppe
Cappuccio Daniele

Dal redattore del blog:

Auguri di buon lavoro a tutti e soprattutto a coloro, che conosco di persona!

 
Di Loredana Morandi (del 09/05/2005 @ 12:12:28, in Magistratura , linkato 253 volte)

Atti del Congresso di Palermo, 5 - 8 maggio 2005

Documenti per il XV Congresso

 

 
Di Loredana Morandi (del 08/05/2005 @ 19:25:00, in Magistratura, linkato 254 volte)

UNICOST

La spregiudicata aggressività, nei toni e nei contenuti, delle recenti dichiarazioni di esponenti autorevoli di MD ( che tuonano, in maniera invero populistica e manichea, contro il correntismo) impone una riflessione seria sulle ragioni dello stare insieme in una giunta unitaria  dell’ANM.
L’unità associativa non può essere interpretata ipocritamente come necessità di far fronte comune verso l’esterno, e nello stesso tempo essere vanificata gridando ai quattro venti la esclusività della propria “purezza” ( tutta da verificare) e lanciando accuse di presunte nefandezze commesse o addirittura che starebbero per commettersi ( guarda un po’) sempre dagli altri.
Il fenomeno della degenerazione del correntismo è un argomento serio, con il quale tutte le componenti associative ( inclusa MD) dovrebbero fare i conti nel proprio  interno.
Affrontare detto argomento in maniera semplicistica e demagogica (puntando essenzialmente sull’effetto  mediatico piuttosto che su contenuti  ) non può essere ritenuto più casuale.
Tanto preoccupa enormemente per le inevitabili ricadute sulla credibilità e sulla legittimazione della magistratura intera, e del suo sistema di autogoverno.
Appare del tutto evidente la scelta “frontista” di MD che sposa in pieno la logica del bipolarismo giudiziario ed accredita la tesi della esistenza di una magistratura di un colore (politico) contrapposto ad altra di colore diverso.
Unità per la Costituzione non accetta questa logica e la contrasterà in ogni sede, nella consapevolezza che il bipolarismo giudiziario, ove si materializzasse, decreterebbe la “fine” di una magistratura libera, credibile e garante dell’uguaglianza di tutti i cittadini.

Marcello Matera
Segretario Generale di Unità per la Costituzione

 
Di Loredana Morandi (del 07/05/2005 @ 23:01:17, in Magistratura, linkato 268 volte)

 

INTERVENTO DEL SEGRETARIO DI UNITA’ PER LA COSTITUZIONE AL CONGRESSO NAZIONALE DI MD A PALERMO.

Nella qualità di nuovo Segretario Generale porto a tutti voi il saluto di Unità per la Costituzione.
Noi di Unità per la Costituzione abbiamo la consapevolezza che MD è stata ed è un preciso riferimento per i magistrati , inclusi coloro che non vi aderiscono.
E’ un grande riferimento culturale, perché rappresenta una opzione ideologica chiara, pur nella sua complessità.
Siamo convinti che il pluralismo ideale e culturale in magistratura sia indispensabile per la difesa dei valori dell’autonomia della giurisdizione nell’attuale periodo storico caratterizzato da un sistema politico bipolare.
Il rischio di una deriva verso un bipolarismo giudiziario , con la radicalizzazione di una logica di schieramento e di contrapposizione, è forte, e, a nostro avviso, può essere scongiurato proprio attraverso la valorizzazione della diversità di cultura esistente in magistratura.
Riteniamo che l’attuale sistema elettorale per il rinnovo del CSM favorisca la logica di schieramento e sia un dannoso incentivo alla contrapposizione  all’interno dell’organo di autogoverno.
In proposito, consideriamo urgente un intervento legislativo che realizzi il valore dell’effettivo proporzianalismo,  indispensabile per un organismo di rilevanza costituzionale che deve “rappresentare” i magistrati, più che governarli.

Manifestiamo la nostra ferma contrarietà allo schema dei cd. cartelli elettorali, che consideriamo uno strumento oggettivamente orientato a favorire lo schieramento e la contrapposizione.
L’associazionismo giudiziario ha bisogno di tutte le diverse culture che si sono strutturate al suo interno in forme organizzate.
E tutte le identità culturali devono contribuire all’unità associativa, che, però, non va interpretata come valore fine, bensì come bene strumentale per il conseguimento di un programma politico comune.
La recente esperienza della Giunta Bruti costituisce un esempio positivo di come tutti  abbiamo in concreto contribuito a vanificare il disegno controriformatore dell’Ordinamento Giudiziario.
Crediamo allo sforzo riformista dell’ANM , ed in tal senso abbiamo condiviso le critiche severe ad interventi normativi varati (quali la riforma del falso in bilancio, la normativa sulle rogatorie, o quella sulla sospensione dei processi alla cariche dello Stato), o in corso di approvazione  (quali la novella sulla prescrizione).
Su questa frontiera siamo stati e saremo in prima linea nella difesa irrinunciabile dei valori costituzionali, quale che sia la parte politica alla guida del Paese, come dimostra l’uguale impegno speso nel contrastare le negatività del progetto della Commissione Bicamerale.
 
Pur augurandoci che sia verosimilmente “al tramonto” il progetto di riforma dell’Ordinamento Giudiziario, nelle linee proposte dall’attuale maggioranza di Governo( decisamente penalizzanti per l’indipendenza e per l’autonomia della Magistratura), siamo consapevoli che si impongono per l’ANM temi importanti di confronto  al suo interno e con le forze politiche.
Il processo penale ed il sistema delle impugnazioni, il processo civile, il ruolo nomofilattico della Corte di Cassazione, la organica sistemazione ordinamentale della magistratura onoraria, la crescente attenzione ad una normazione (sia primaria che secondaria) finalmente garante delle diversità di genere, sono certamente tra le più importanti sfide per l’associazionismo giudiziario per i prossimi anni.
Non nascondiamo le nostre preoccupazioni per iniziative legislative come quelle materializzate con il recente emendamento al decreto sulla “competitività”, soprattutto per le ricadute (niente affatto tranquillizzanti) sul processo di Cassazione, destinato a diventare più lento, indiscriminatamente aperto a qualunque tipo di istanza, e, surrettiziamente, un terzo grado di merito.
Riteniamo, altresì, ineludibile sciogliere il nodo relativo al rapporto tra politica e magistratura, per quanto , in particolare, riguarda l’elettorato passivo del magistrato: vanno probabilmente sperimentate le strade dell’ineleggibilità, o, meglio (quanto meno sotto il profilo della maggiore tenuta di costituzionalità), della incompatibilità.
Su questi temi intendiamo dare  il nostro contributo e su questi temi intendiamo confrontarci serenamente ed in maniera costruttiva con tutte le altre componenti associative.

Qualche parola,infine, sul rapporto tra le correnti.
Il rispetto della diversità degli altri è un valore che dovrebbe caratterizzare il metodo del confronto associativo. Unità per la Costituzione è oggi molto attenta all’uso non omologante della unità associativa.
Non ha senso sostenere il sistema delle correnti, con la loro legittima diversità, ed al tempo stesso  accettare una apparente “omologazione”, cui non corrispondono comportamenti politici responsabili.
Vogliamo continuare il ragionamento della unità associativa verso l’esterno, esigendo, però, all’interno lealtà e chiarezza.
Le critiche, anche polemiche, sono sempre legittime (ed anche ben accette), purchè non scadano in tecniche di imbarbarimento del confronto, come, purtroppo, negli ultimi tempi abbiamo amaramente registrato.
Non condividiamo certamente lo “schierarsi”  su temi di politica generale, con tesi chiaramente riconducibili ad una parte politica, ma rispettiamo detta opzione culturale, ritenendola legittima nella dialettica associativa.
La critica ed il confronto dialettico vanno difesi gelosamente nell’ambito del rispetto dei luoghi e dei comportamenti.

Concludo con i miei personali complimenti a Claudio Castelli per come ha saputo interpretare i valori del gruppo che ha rappresentato in questi anni, e rivolgo a tutti voi gli auguri di buon lavoro.

Palermo, 6 maggio 2005
Marcello Matera

 
Di Loredana Morandi (del 06/05/2005 @ 16:13:02, in Magistratura, linkato 256 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

TAVOLA  ROTONDA

la giustizia nel decreto sulla competitività?

In Senato, mentre erano da tempo in stato di avanzato esame le riforme della procedura civile e di quelle concorsuali, in sede di conversione del decreto legge sulla competitività, con un procedimento di dubbia costituzionalità, è stata inserita una delega al Governo che riguarda le stesse materie, nonché i reati di bancarotta ed altre norme disomogenee tra loro e di difficile lettura.

L’alto monito del Capo dello Stato, formulato anche di recente, di evitare “un modo di legiferare, invalso da tempo, che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata “articolo per articolo e con votazione finale”, è stato ancora una volta ignorato.

Le disposizioni sul giudizio di cassazione, la riduzione delle pene per la bancarotta, alcune norme sul processo civile, appaiono frutto di approssimazione e avulse da un contesto di razionalità progettuale.

Coordina
Ciro Riviezzo, Presidente A.N.M.

Introduce
Carlo Fucci, Vice Presidente A.N.M.

Intervengono

Sen. Massimo Brutti, Responsabile Giustizia dei DS
Sen. Antonino Caruso, Presidente Commissione Giustizia Senato
Prof. Sergio Chiarloni, Università di Torino
Prof. Giorgio Costantino, Università di Bari
Nello Rossi, Vice Segretario A.N.M.
Modestino Villani, Componente G.E.C.  A.N.M.
 
Conclude
Antonio Patrono, Segretario Generale A.N.M.

Roma 10 maggio 2005, ore 17,00
Hotel Nazionale - Sala Cristallo - Piazza Montecitorio, 131

 
Di Loredana Morandi (del 04/05/2005 @ 17:49:49, in Magistratura, linkato 261 volte)

Associazione Nazionale Magistrati  
Unione Nazionale delle Camere Civili

DEI MAGISTRATI E DEGLI AVVOCATI DEL GRUPPO DI LAVORO “ALLARGATO” SUL PROCESSO CIVILE

Ancora una volta si inseriscono in modo disorganico singole norme che richiederanno anni di aggiustamenti giurisprudenziali senza risolvere il vero problema della organica riforma del processo civile.

Giudici, avvocati, personale amministrativo, utenti, cittadini aspettano da anni misure che valgano a restituire una qualche speranza ai diritti, mortificati dalla durata interminabile dei processi il cui scopo dovrebbe essere  quello di assicurarne la tutela.

I fondi destinati alla giustizia subiscono tagli e riduzioni; nulla si fa per rimettere ordine alla irrazionale distribuzione delle risorse, ancora in gran parte legata ad una geografia giudiziaria ottocentesca; non si pone rimedio alle gravi carenze di organico del personale amministrativo ed all’impossibilità, che ne deriva, di assicurare una minima assistenza per la quasi totalità dei giudici istruttori civili; il processo civile telematico e altri programmi destinati a rendere più moderna e funzionale la macchina giudiziaria restano al palo di partenza.

Delle leggi che cadono a pioggia ben poche mirano alla cura dell’interesse collettivo. Si susseguono riforme che, anziché rendere più incisiva la tutela giurisdizionale, vanno spesso nella opposta direzione con restrizione delle garanzie specie in danno dei soggetti più deboli e che, proprio per questo, sono state ripetutamente censurate dalla Corte costituzionale.

Con un decreto legge assai poco conforme al canone costituzionale della straordinaria necessità ed urgenza di cui all’art. 77 della Cost. e con un disegno di conversione che – ignaro dei moniti formulati dal Capo dello Stato anche in specifici messaggi di rinvio alle Camere - stravolge in gran parte l’oggetto del decreto, si introducono disposizioni che, oltre ad incidere profondamente sulle procedure fallimentari e a vanificare il lavoro per i processi per bancarotta ancora pendenti, incidendo così su quella certezza del diritto sempre auspicata tra i cittadini, fanno scomparire tutte le misure che in testi precedenti si intendeva introdurre al fine di contrastare gli abusi e le dilazioni ingiustificate del processo civile; viene approvata una delega che comporterebbe un colpo di piccone alla possibilità di funzionamento della Corte di cassazione, già fortemente compromessa dalla immane congerie dei ricorsi; si rende possibile, con l’accordo dell’attore e del convenuto o dei convenuti (dimenticando che nel processo possono esservi altre parti, anche successive), l’applicazione a tutte le controversie civili del d. lgs. n. 5/2003, che ha già dato negative prove di funzionalità nei processi coinvolgenti più soggetti. Mediante la previsione, del tutto eccentrica rispetto al sistema processuale e costituzionale (art. 25 Cost.), di rimettere alle parti la scelta non solo del rito applicabile ma anche – come il testo letterale della norma potrebbe suggerire - dell’organo, monocratico o collegiale, che dovrà decidere la causa, e con una serie innumerevole di complicazioni che ne deriverebbero sul piano interpretativo, un altro rito viene ad aggiungersi ai tanti che già affollano il campo, con conseguenze gravi per l’organizzazione della già disastrata macchina giudiziaria e con disagi ancora più acuti per il lavoro quotidiano di giudici, avvocati, cancellieri nonché, prima di tutto, per gli utenti.

Vi è davvero qualcosa di agghiacciante in questa degenerazione delle modalità di formazione delle leggi, avulse ormai da un contesto di razionalità progettuale e così distanti dalla realtà e dai suoi problemi.

Magistrati ed avvocati non possono non sentirsi preoccupati e chiedono con forza che le Commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento ascoltino il naturale moto di protesta che – portato dai soggetti che la giustizia quotidianamente applicano –  deriva dalla prospettiva di riforme squassanti e prive di ragionevolezza. Auspicano, quindi, che sia aperto un confronto con le associazioni degli operatori della giurisdizione, oggi, prima del definitivo varo di una nuova disciplina processuale non sufficientemente meditata e, per il futuro, per i comunque opportuni interventi di riforma nell’ambito della giurisdizione.

Roma, 4 maggio 2005

Mario Fresa (coordinatore del gruppo civile ANM)
Avv. Salvatore Grimaudo (presidente Unione Nazionale Camere Civili)
Avv. Paolo Alvigini (vice presidente U.N.C.C.)
Avv. Fabrizio Fusco (componente direttivo nazionale U.N.C.C.)
Eduardo Campese, Antonio Didone, Pasquale D’Ascola, Alfonso Pappalardo, Patrizia Pompei, Francesco Ranieri
(componenti del gruppo civile ANM)

 
Di Loredana Morandi (del 04/05/2005 @ 17:48:16, in Magistratura, linkato 278 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

La fiducia sul ddl competitività

Il Senato ha votato la fiducia al Governo, approvando sostanzialmente senza discussione la conversione con modifiche del decreto legge n. 35 del 2005. Il disegno di legge di conversione contiene modifiche delle procedure concorsuali e del processo civile, anche dinanzi la Corte di Cassazione, che, in parte compromettono le esigenze di celerità ed efficienza della giustizia civile, ed in parte pongono a rischio la possibilità di concludere utilmente procedimenti penali derivanti da procedure fallimentari anche di grande impatto sociale.

L’A.N.M. prende atto con estremo rammarico che è rimasta del tutto inascoltata la richiesta di stralcio dal ddl di conversione di tutte le norme in materia di giustizia, che avrebbero meritato ben altro approfondimento.

L’A.N.M. auspica altresì che alla situazione si possa ancora porre riparo in sede di esame da parte della Camera dei deputati.

Roma, 4 maggio 2005
Il Presidente
Ciro Riviezzo

 
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