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"Le cose sono esattamente come appaiono e dietro di esse non c'è nulla."

Sartre
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 19:31:06, in Magistratura, linkato 280 volte)

Magistratura democratica

L'autogoverno che vogliamo
I primi due anni del Csm e le prospettive
del nuovo Consiglio giudiziario

2 marzo 2005 ore 16
Aula Michele Papa - piano terra del Tribunale
Via F. Crispi - Catania

Incontro con Francesco Menditto
componente del Consiglio superiore della magistratura

Presiede:
Marisa Acagnino (segretaria sezione catanese di Md)

Intervengono:
Giuseppe Di Pietro (Consiglio giudiziario di Catania)
Giovanni Cannella (esecutivo nazionale di Md)

"L'autogoverno della magistratura italiana è in crisi. Lo è nella capacità operativa del Csm e dei Consigli giudiziari, lo è nei rapporti tra amministrazione ed amministrati, lo è nella concreta gestione degli uffici, lo è nella limitata partecipazione dei magistrati che solo raramente si fanno carico dei problemi dell'ufficio. Il sistema dell'autogoverno non è di altri, ma è frutto e patrimonio di tutti i magistrati ed è presupposto indispensabile per la difesa della nostra indipendenza e della stessa qualità del nostro lavoro. Ebbene questo sistema è in pericolo con un rischio di implosione non meno grave degli attacchi esterni. Un allarme va lanciato e va sollecitata l'attenzione e la riflessione di tutti prima che sia troppo tardi".

 
Di Loredana Morandi (del 23/02/2005 @ 19:27:29, in Magistratura, linkato 252 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

LETTERA APERTA ALLA AVVOCATURA
 
Nel recente passato ci ha diviso la valutazione su alcuni aspetti della riforma dell'ordinamento giudiziario. Ma siamo certi che ci accomuna la convinzione della necessità dell'indipendenza della magistratura come garanzia per il cittadino e il profondo rispetto per la professione forense, che realizza essenziali principi costituzionali. Una magistratura indipendente ed una avvocatura libera sono i connotati di ogni vera democrazia.

Pensiamo che non possiate che condividere la nostra preoccupazione di fronte al tono ed ai contenuti delle recenti polemiche su singoli provvedimenti giudiziari. Si travalica ormai costantemente la critica, sempre legittima, sui singoli provvedimenti, per fare appello diretto al “sano sentimento popolare”, di cui ci si propone come interpreti esclusivi. Ciò è tanto più preoccupante quando sono in gioco vicende in cui la cui complessità e problematicità delle scelte rimesse alla magistratura dovrebbe essere sempre richiamata ai cittadini, piuttosto che fare appello  alle reazioni emotive. Si urla allo scandalo per ipotesi di condanna a venti anni di reclusione con rito abbreviato, o per il riconoscimento della seminfermità mentale, muovendo dalla pretesa di farsi interpreti del "sentimento popolare". Il tutto senza reale contraddittorio, in un clima esasperato, che non consente dubbi o riflessioni.

A noi pare che tutto ciò mortifichi non solo l' indipendenza della magistratura, ma anche, e forse soprattutto, la funzione del difensore, il processo come luogo esclusivo per l'accertamento del fatto e la valutazione della personalità dell'imputato.

Tutto questo avviene nel momento in cui il Parlamento, con il disegno di legge Cirielli-Vitali (mentre con la modifica del regime della prescrizione vanifica ogni risposta penale anche per reati di notevole gravità), fissa per i recidivi in reati minori limiti di pena minimi anche di quattro anni e mezzo, con l'abolizione dei benefici penitenziari: eppure l'art. 27 della Costituzione sul carattere rieducativo della pena è ancora vigente.

Quando si parla della necessità di adeguare le sentenze al sano sentimento popolare ci turbano pericolose memorie. Quando il ministro della giustizia entra nel merito di decisioni giudiziarie, criticando la decisione di un giudice di Lecco e approvando quella di un giudice di Busto Arsizio, vi è da preoccuparsi per il sereno esercizio della giurisdizione. Quando un altro ministro presenzia ad una manifestazione in cui si disprezzano le sentenze, si mostrano lapidi per un procuratore della Repubblica, si lanciano invettive contro un giudice reo di aver assolto un imputato islamico e un altro giudice che ha applicato un patteggiamento a due nomadi, la preoccupazione è massima. I magistrati hanno accettato, come parte del rischio professionale, di entrare nel mirino di gruppi terroristi e di gruppi mafiosi, ma è difficile accettare questo livello di attacchi che coinvolgono esponenti del governo. Vorremmo discutere con le associazioni forensi questi argomenti, che non possono essere in nessun modo sottovalutati. Siamo sicuri che un confronto non potrebbe che vederci concordi, avvocati e magistrati, nella difesa di un esercizio indipendente e sereno della giurisdizione, libero da demagogiche strumentalizzazioni.

Roma 23 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 21/02/2005 @ 19:48:05, in Magistratura, linkato 279 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le decisioni non capite

Ancora una volta una decisione giudiziaria - adottata dal GIP di Palermo dr. Mazzeo al quale appare doveroso esprimere un forte senso di comunanza - ha suscitato forti critiche  e strumentalizzazioni non accettabili nell'interpretazione offerta all'opinione pubblica.

Esiste un problema reale -che viene accentuato da una informazione non "educativa" ma conformista rispetto al comune sentire - rappresentato da decisioni giudiziarie - che pure vengono assunte nel pieno rispetto dell'applicazione di norme di diritto sostanziale e processuale con i margini di discrezionalità tipici della funzione giurisdizionale (che deve tradurre un fatto concreto in una norma e quindi interpretare quella norma in funzione del diritto leso) - che i cittadini non riescono a capire.

Si tratta della applicazione di pene ritenute non congrue  rispetto ai gravi fatti di sangue commessi (omicidi) ma contenute grazie alla presenza del giudizio abbreviato che consente la riduzione di 1/3 della pena astrattamente irrogabile, dell'interpretazione di concetti non ancora definiti dal legislatore o da una giurisprudenza consolidata (nozione di terrorismo internazionale), dell'applicazione di norme del processo che - rafforzando la posizione di garanzia del giudice rispetto al pubblico ministero - consentono ed anzi impongono al giudice di dissentire in ordine alle richieste del Procuratore della Repubblica anche nel momento della valutazione dell'esercizio dell'azione penale.

Il magistrato deve rendersi conto dell'impatto della sua decisione nell'opinione pubblica ma non può esserne in alcun modo condizionato. L'interpretazione della norma infatti deve avvenire in maniera conforme allo sviluppo dei principi della legislazione soltanto con riferimento all'attualità dei valori costituzionali. In ogni decisione - qualificata sempre da serenità ed equilibrio - non può subentrare la suggestione condizionante della reazione dell'opinione pubblica.

In tal senso è opportuno che tutti soggetti dotati di responsabilità e senso istituzionale operino per una corretta informazione che ponga i termini di un problema reale nelle sue corrette dimensioni e non esponga il magistrato - in quanto attore della giurisdizione - a controproducenti aggressioni.

Milano 21 febbraio 2005
Fabio Roia
Segretario Generale

 

MAGISTRATURA  DEMOCRATICA


 
Lanciare un’iniziativa comune di magistrati e avvocati per la difesa della giurisdizione
 
E’ in corso un'ulteriore escalation contro la giurisdizione che non  può essere ritenuta un'innocua manifestazione, al più folcloristica.
E’ una deriva che va fermata subito e che deve vedere insieme magistrati, avvocati e tutti coloro che credono nello Stato di diritto e nei suoi principi.
Per questo crediamo che l’A.N.M. e le associazioni forensi debbano lanciare un’iniziativa comune che abbia come obiettivo la difesa della giurisdizione.
La situazione è davvero preoccupante.
Siamo ormai in un Paese in cui non vi è più spazio per discussioni e critiche, ma solo per urla e grida.
Si urla allo  scandalo per condanne e assoluzioni, muovendo dalla pretesa di farsi interpreti del "sentimento popolare" che in pratica attribuisce alle  stesse parti il ruolo di giudici su aspetti delicati e sensibili, quali appunto quelli della pena e della libertà personale.
A noi pare che tutto ciò mortifichi non solo l' indipendenza della magistratura, ma anche, e forse soprattutto,  la funzione del difensore, il processo come luogo esclusivo per l'accertamento complesso del fatto e della personalità dell' imputato.
Quando un ministro parla della necessità di adeguare la sentenze al sentimento di giustizia del popolo ci turbano sinistre memorie. Quando un altro ministro capeggia una manifestazione in cui si bruciano le sentenze, si scavano fosse per un procuratore della Repubblica, si minaccia un giudice reo di aver assolto un imputato islamico, e un altro giudice che ha applicato un patteggiamento a due nomadi, la preoccupazione è massima: i magistrati hanno accettato, come parte del rischio professionale, di entrare nel mirino di gruppi terroristi e di gruppi mafiosi, ma è difficile accettare le minacce di esponenti del governo.
Siamo sicuri che un confronto non potrebbe che vedere magistrati ed avvocati finalmente concordi, nella difesa di un esercizio indipendente e sereno della giurisdizione, libero da strumentalizzazioni opportunistiche, contro gli interessi della collettività e, in definitiva, della nostra democrazia.
 
Milano, 18 febbraio 2005
 
Il segretario nazionale
Claudio Castelli

 
Di Loredana Morandi (del 16/02/2005 @ 17:59:54, in Magistratura, linkato 259 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

SULLA PROPOSTA DI LEGGE n. 3247/S

La proposta di legge n. 3247/S, approvata dalla Camera ed  attualmente in discussione al Senato, introduce rilevanti modifiche al sistema penale in materia di attenuanti, recidiva, prescrizione del reato. Appare difficile cogliere il segno complessivo dell’intervento e le ragioni di politica criminale ad esso sottese tanto contraddittorie tra loro appaiono le misure proposte.

Si introducono, infatti, elementi di rigidità nel processo di individuazione della pena da parte del giudice e nella applicazione di misure alternative.

Il legislatore sembrerebbe qui dar credito ad un pregiudizio tanto diffuso quanto infondato su un certo “lassismo” da parte dei magistrati nella irrogazione delle pene in fase di cognizione e nella concessione di misure alternative in fase di esecuzione. Il numero elevato di detenuti e la minima entità dei reati commessi da parte di soggetti ammessi a misure alternative dimostrano al contrario che il difficile compito di adeguare la pena al fatto commesso in fase di cognizione e di offrire possibilità di rieducazione al condannato in fase di esecuzione è esercitato con equilibrio dalla magistratura italiana.

Come dimostrano tutte le ricerche in campo criminologico sono la tempestività e l’efficacia degli interventi repressivi ad avere effetti positivi in termine di prevenzione generale, piuttosto che l’inasprimento delle pene, peraltro già oggi elevate nel massimo edittale.

In questa chiave le altre misure contenute nel disegno di legge appaiono del tutto incomprensibili e in palese contrasto con lo scopo dichiarato.

L’attenuante obbligatoria per gli ultrasettantenni non ha alcuna giustificazione sul piano criminologico e si traduce unicamente in una ulteriore rigidità nella individuazione della pena.

Ma sono soprattutto le nuove disposizioni in materia di prescrizione del reato a suscitare vivo allarme per il pericolo di vanificare la  effettività del processo.

“Il problema centrale della nostra giustizia è e rimane quello della durata eccessiva dei processi”, ha sottolineato più volte il Presidente Ciampi. Il Procuratore Generale Favara, già nella relazione inaugurale dello scorso anno, nella stessa linea aveva osservato che “La giustizia … è in crisi soprattutto a causa della sua scarsa efficienza e della durata eccessiva dei processi”, aggiungendo che si “crea un circolo vizioso: la prospettiva della prescrizione invoglia a tattiche dilatorie”.

E’ esigenza condivisa che la prescrizione in corso di procedimento debba  tornare ad essere evento del tutto eccezionale. Il difensore ha il dovere professionale di indicare al suo cliente la prospettiva della prescrizione, ma il legislatore deve intervenire per rompere il “circolo vizioso” che spinge alla difesa dal processo piuttosto che alla difesa nel processo. Molte proposte sono state avanzate nel senso di rimodulare il sistema della sospensione, ripensare l’incidenza delle attenuanti generiche sul computo dei termini, fino alle più incisive proposte nel senso di distinguere la prescrizione fino all’inizio dell’azione penale e quella nelle varie fasi del processo, fissando un termine per ogni fase. Occorrerebbe adottare con urgenza  quei provvedimenti in materia di semplificazione e razionalizzazione del processo penale, che raggiungerebbero i due effetti positivi di rendere più celere la conclusione del processo e di vanificare le tattiche dilatorie.

Ma il disegno di legge ora in discussione si muove nel senso opposto, tanto che nella relazione inaugurale di quest’anno il Procuratore generale Favara ha osservato, con riferimento alla prescrizione che “Il suo perseguimento rischia addirittura di essere agevolato se i relativi termini saranno ridotti, con ulteriore incremento delle impugnazioni e vanificazione del lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati, soprattutto per quanto attiene ai processi in corso, già calendarizzati sulla base dei termini attualmente vigente”.

Gli effetti allarmanti sui procedimenti pendenti in Cassazione sono stati indicati in modo preciso nel documento dell’Ufficio del Massimario della Cassazione. Effetti altrettanto gravi si verificheranno per i procedimenti pendenti in primo grado e in appello. Al riguardo occorrerebbe un preciso monitoraggio, che richiede tempi adeguati. E’ incredibile che il Ministro della giustizia abbia preannunciato che il monitoraggio sarà disponibile, ma dopo la approvazione della legge: non sarà dunque un contributo di previsioni per il legislatore, ma un rilievo dei danni che inevitabilmente si produrranno.

I termini massimi di prescrizione saranno ridotti drasticamente quando non dimezzati per reati di notevole gravità ed allarme sociale: millantato credito, corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, truffa in danno dello Stato, calunnia, attentato per finalità terroristiche, usura e tanti altri.

Ancor più grave, se possibile, la parificazione della sospensione alla interruzione, ponendo un tetto massimo per le ipotesi di sospensione. In questo modo, oltre alla possibilità che la prescrizione maturi a seguito di eventi estranei al procedimento, si pone in essere un ulteriore clamoroso incentivo alle tattiche dilatorie, con il rischio di introdurre momenti di tensione continua nel processo (es. verifica degli impedimenti del difensore e delle parti).

L’Anm, nel più rigoroso rispetto delle prerogative del Parlamento, ha il diritto ed il dovere di portare il contributo della esperienza professionale dei magistrati.

Chiediamo che il legislatore introduca con urgenza quelle proposte minimali di semplificazione del processo penale, sulle quali è ormai maturato un ampio consenso e che potrebbero rendere effettivo il principio costituzionale della ragionevole durata.

Chiediamo che non si introducano eccessivi irrigidimenti nella discrezionalità del giudice per la individualizzazione ed esecuzione della pena: come insegna l’esperienza, anche recente, i risultati di ingiustizia sostanziale che si potranno verificare saranno attribuiti dalla opinione pubblica al giudice, anche quando la sua decisione sarà conseguente ad automatismi legislativi.

Chiediamo con forza che non si adotti una disciplina della prescrizione che introdurrebbe momenti di tensione continua nel processo, renderebbe inutile tanta parte del lavoro dei magistrati e vanificherebbe la effettività del processo anche per reati notevole gravità.

Roma, 16 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

 
Di Loredana Morandi (del 15/02/2005 @ 21:26:12, in Magistratura , linkato 283 volte)

RICHIESTA DI INSERIMENTO ALL'ORDINE DEL GIORNO AI SENSI DELL'ART. 45, 3° COMMA REGOLAMENTO INTERNO

Nel corso di un'iniziativa organizzata per protestare contro una sentenza della magistratura, il Ministro per le Riforme Istituzionali, On. Calderoli, ha tenuto un comportamento che non ha precedenti per la volgarità delle espressioni usate (alcune delle quali non possono essere riportate in documento di un Organo di rilevanza costituzionale)  e la virulenza delle manifestazioni. Si è giunti a bruciare in piazza copie di una sentenza sgradita e a esibire una lapide col nome del magistrato del p.m. che ha rappresentato lo Stato in quel processo. Ciò è tanto più grave ove si consideri che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verona, dr. Papalia, è già stato oggetto in tempi recenti di violenti attacchi, tanto da determinare l'intervento a tutela del CSM. Tali comportamenti, tenuti da un Ministro della Repubblica, evidentemente dimentico delle ventiquattro vere lapidi che ricordano il tributo di sangue della magistratura italiana, non possono nemmeno essere accostate alla critica dei provvedimenti giudiziari e costituiscono una gravissima interferenza con la giurisdizione da parte di un alto esponente del Governo.

Va qui riaffermato che le continue pressioni sui giudici perché si adeguino nelle loro decisioni alla volontà popolare e al "comune sentire del popolo" costituiscono un'indebita interferenza nella giurisdizione, in violazione della Costituzione che sancisce che i giudici sono soggetti soltanto alla Legge.

Si tratta di principi di base di uno stato di diritto. Più volte il CSM ha riaffermato, anche richiamando l'alto insegnamento del Capo dello Stato, che la critica sempre legittima dei provvedimenti giudiziari non può mai sconfinare nella denigrazione del magistrato. Oggi ciò va ribadito con particolare forza in quanto viene messa in discussione l'essenza stessa della giurisdizione e della separazione dei poteri.

Il CSM delibera

a) la tutela dei magistrati di Verona, come in premessa;

b) di rappresentare alle massime istituzioni dello Stato l'assoluta e indifferibile esigenza di garantire il rispetto dei valori e principi costituzionali posti a presidio dell'autonomo e indipendente esercizio della giurisdizione c) di aprire una pratica a tutela della giurisdizione, invitando la Prima Commissione ad assumere ogni iniziativa utile ad accertare la situazione venutasi a creare in quegli uffici, anche attraverso sedute della Commissione da tenersi in loco.

 
Di Loredana Morandi (del 15/02/2005 @ 21:20:17, in Magistratura, linkato 271 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

La ripresa dei lavori parlamentari dopo il  Messaggio presidenziale

Il Presidente della Repubblica, nel rinviare alle Camere il disegno di legge delega sull’ordinamento giudiziario, ha rappresentato i profili di palese incostituzionalità che gli “imponevano” di non promulgare la legge.

L’ANM ha sin dall’inizio della presentazione del progetto governativo di riforma dell’ordinamento giudiziario sottolineato l’esigenza imprescindibile di dare adempimento, in attuazione della VII Disposizione transitoria della Costituzione, ad una riforma adottata “in conformità con la Costituzione”.

L’ANM ha  sperato che il governo cogliesse l’opportunità  offerta con il rinvio alle Camere per affrontare non solo i rilievi contenuti nel Messaggio del Presidente ma gli ulteriori profili di costituzionalità, rispetto ad un testo di legge che, come è stato autorevolmente sostenuto, presenta rilevanti problemi di “incostituzionalità” di impianto, ed anche le questioni di irrazionalità ed impraticabilità.

L’iter parlamentare fino ad oggi seguito dimostra purtroppo il contrario.

Gli emendamenti governativi, presentati per adeguare il testo ai principi costituzionali  richiamati dal Presidente Ciampi nel suo Messaggio di rinvio della legge alle Camere, ELUDONO in due punti qualificanti il significato dei rilievi Presidenziali, lasciando inalterati i rilievi di manifesta incostituzionalità.

Viene di fatto conservata la facoltà del  Ministro di ricorrere al Tar contro le deliberazioni del CSM sul conferimento o la proroga di incarichi direttivi. Consentire tale facoltà “fuori dai casi di ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato”, significa renderla possibile in maniera assai diffusa e per motivi di merito.

Ma il Ministro – come si fa notare nel messaggio Presidenziale – non è titolare di un interesse contrapposto a quello del CSM e quindi nessun potere di ricorre al Tar può essergli attribuito. Nel messaggio del Presidente Ciampi viene usata l’espressione “vincolo di metodo” proprio per descrivere il rapporto tra CSM e Ministro ed è stato usato il verbo “impedire”  per escludere la possibilità per il  Ministro di ricorrere agli ordinari mezzi di impugnazione.

Viene poi conservato il carattere esterno al CSM sia per la Scuola della Magistratura che per le Commissioni di concorso le quali hanno la possibilità di emettere dei giudizi di idoneità dei magistrati oggetto di valutazione, che rappresentano il presupposto per le scelte del Consiglio.

Permane così inalterata l’erosione del potere del Consiglio Superiore della Magistratura, in violazione di quanto previsto dall’art. 105 della Costituzione,  dato che la nomine dei magistrati per la progressione in carriera e per la nomina ai posti direttivi e semidirettivi potranno essere effettuate  solo tra quei magistrati che sono stati dichiarati idonei dalle commissioni e che hanno positivamente svolto  i corsi di formazione  nella scuola. In tal modo si attribuisce di fatto a tali strutture esterne al CSM una funzione di filtro del tutto impropria, demandando conseguentemente al CSM non un potere pieno, come previsto dalla Costituzione a tutela della autonomia ed indipendenza della magistratura,  ma fortemente condizionato e limitato.

In questo contesto l’ANM, nel ribadire il netto dissenso rispetto ad una legge che, nonostante le ultime modifiche, pone a rischio dell’indipendenza dei magistrati, modifica l’equilibrio tra i poteri dello Stato, diminuisce le garanzie dei cittadini, AUSPICA che nel prosieguo dei lavori non si ricorra, come in passato, a metodi che strozzano il dibattito e si valutino in profondità, anche attraverso gli emendamenti proposti dalla maggioranza e dalla opposizione,  i rilievi del Presidente della Repubblica e gli ulteriori profili di incostituzionalità ed impraticabilità prospettati anche dall’ANM.

Proprio l’iter parlamentare della legge richiede che il Parlamento si riappropri del proprio ruolo,  riesaminando la riforma con la consapevolezza degli alti valori in gioco, per dare una risposta conforme ai principi fondamentali della nostra Costituzione ed alle necessità dei cittadini.

Roma, 15 febbraio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale  

 
Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 18:08:38, in Magistratura, linkato 262 volte)

Giustizia: 500 gli emendamenti di cui 350 dai Ds, 100 dalla Margherita, 50 dai Verdi

(ANSA) - ROMA, 14 FEB - Sono 500 gli emendamenti che hanno presentato i senatori del centrosinistra al disegno di legge sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. I Ds ne hanno presentati 350 mentre 100 sono gli emendamenti della Margherita e 50 quelli dei Verdi. Il disegno di legge e' all'esame in questi giorni della commissione giustizia di Palazzo Madama.

Domanda lecita: ma Prc e Pdci?

 
Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 17:29:07, in Magistratura, linkato 278 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA


 
ASSORDANTE SILENZIO
 
Le farneticanti espressioni usate domenica 13 febbraio nella manifestazione della Lega a Verona dovrebbero ricevere l'attenzione che meritano,per la loro volgarità e per la completa assenza di senso dello Stato,se non fossero state pronunciate in presenza e con il contributo di un Ministro della Repubblica,al quale la posizione istituzionale e i doveri del ruolo impongono sobrietà e senso di responsabilità.
 
Ma quel che più sorprende e preoccupa è il silenzio che su tale vicenda mantengono i Colleghi di Governo del Ministro Calderoli e i partiti alleati della Lega nella maggioranza di governo (a parte alcune flebili critiche espresse a titolo individuale).
 
Ci si chiede se tale silenzio significhi distrazione su un tema così importante come quello della salvaguardia della serenità e dell'indipendenza dei magistrati; oppure se esso significhi consenso con le gravissime affermazioni e minacce formulate a Verona.
 
In ogni caso si tratterebbe di un silenzio grave e preoccupante.
 
In ogni caso si rende opportuna una chiara presa di posizione del Governo e dei partiti della maggioranza,per chiarire quale sia la loro posizione di fronte a tali episodi di incitamento all'aggressione dei magistrati.
 
Il MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA si riserva di adottare le più opportune iniziative a tutela del buon nome e della serenità dei magistrati che,oggi come domani,divengono obiettivo di aggressioni e di minacce per il solo fatto di adempiere il loro dovere.
14 febbraio 2005
 
Piero MARTELLO
Presidente del Movimento per la Giustizia

 
Di Loredana Morandi (del 14/02/2005 @ 17:26:29, in Magistratura, linkato 258 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Il Vice Presidente

Sulla manifestazione di Verona

E’ assai preoccupante che, mentre si lascia la giustizia in condizioni pietose e si approvano riforme incostituzionali, da parte anche di esponenti di governo e di parlamentari continui una campagna di odio e delegittimazione nei confronti dei magistrati, alimentata da bassezze, volgarità e pantomime, volta a mettere esplicitamente in discussione il principio di indipendenza della magistratura, presidio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. I processi di piazza sono e devono rimanere estranei allo Stato di diritto.

Roma, 14 febbraio 2005

Il Vice Presidente
Ciro Riviezzo

 
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