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 A Summer Night ... Albert Moore... di Loredana Morandi
 
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La "domanda stupida" è il primo indizio di uno sviluppo totalmente nuovo.

Alfred North Whitehead
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 14:13:47, in Magistratura, linkato 291 volte)

Il Pm sarà assoggettato al governo

L'Anm: "un atto brutale del governo". La Fondazione Caponnetto: "Compiuto un altro passo del piano di rinascita della P2".
Il governo del neoduce Berlusconi sta realizzando un altro importante tassello del "Piano di rinascita democratica" di Gelli e della P2 sul fronte giudiziario: il disegno di legge delega al governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario.
Il ddl che inaugura l'adozione dell'ordinamento giudiziario del regime neofascista è stato messo a punto dai "4 saggi" della casa del fascio: Castelli, Gargani, La Russa e Vietti, ed è approdato al Senato il 29 marzo 2002. Il 25 settembre 2003 prima la commissione Giustizia di Palazzo Madama e poi il Senato a gennaio 2004 licenziano il provvedimento e lo passano alla Camera col chiaro intento di mettere definitivamente il bavaglio e assoggettare la magistratura all'esecutivo. Ma il suo impianto palesemente anticostituzionale viene prontamente e unanimente denunciato dall'Anm tanto da indurre i magistrati per la prima volta nella storia della repubblica a scendere in sciopero per ben due volte contro un provvedimento del governo. Castelli promette di tener conto delle proposte avanzate dai magistrati, ma poi, emendamento dopo emendamento, maggioranza e governo hanno fatto rientrare dalla finestra tutte quelle misure neofasciste uscite dalla porta e infine con l'approvazione di questo maxiemendamento sono riusciti a peggiorare lo stesso ddl.
Ad esempio all'ultimo momento su proposta del forzista Adornato, Castelli ha aggiunto un emendamento all'articolo 86 del ddl che conferisce al Guardasigilli, e non più al presidente della Cassazione su richiesta del procuratore generale, il compito non solo di aprire l'anno giudiziario ma addirittura di tenere davanti alle Camere una relazione per dettare le "linee di politica giudiziaria per l'anno in corso". Solo 10 giorni dopo la relazione del ministro, potrà quindi aver luogo la tradizionale cerimonia dei magistrati presso l'aula magna della Suprema Corte.
Il provvedimento adesso ritorna al Senato per l'approvazione definitiva con l'obiettivo dichiarato apertamente dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che a Palazzo Madama la riforma "possa essere approvata entro luglio, e senza che si ponga la fiducia" e ha aggiunto: "Si tratta di una grande vittoria".
In realtà si tratta di un atto d'imperio neofascista senza precedenti nella storia repubblicana perché il governo, e non il parlamento, e per giunta con una legge ordinaria approvata a colpi di maggioranza sotto il ricatto del voto di fiducia (il tredicesimo in un anno, il quinto in due mesi) fa tabula rasa dei residui diritti e garanzie democratico-borghesi menzionati nella Costituzione e intacca profondamente il potere giudiziario e l'indipendenza della magistratura stravolgendo ogni principio democratico-borghese relativo alla giurisdizione e alla separazione dei poteri.
Per l'Anm, che per settembre ha indetto altri due giorni di sciopero, la riforma è stata approvata "con un atto di forza che non ha precedenti sul piano istituzionale. Viene stroncato ogni approfondimento e confronto". Il presidente Bruti Liberati ha avvertito che il provvedimento "è impraticabile" e presenta "gravissimi aspetti di incostituzionalità". Mentre per il segretario generale Carlo Fucci si tratta di: "Un metodo che impedisce il controllo pubblico sulla riforma".
Ancor più duro e politicamente qualificato il "totale disappunto" espresso dalla Fondazione Caponnetto: "La separazione delle carriere in particolare mira a mettere i Pm sotto il controllo dell'esecutivo. Purtroppo un altro passo verso il piano di rinascita della P2 è stato compiuto".
Fra le novità più importanti contenute nella riforma, tutte peggiorative rispetto al testo originale del ddl, spicca su tutte la netta separazione di funzioni (in realtà si tratta di una netta separazione delle carriere mascherata col termine di funzioni) per Pm e giudici; l'istituzione della Scuola per la magistratura; il divieto, per i magistrati, di iscrizione a partiti e movimenti politici; la censura per le sentenze contrarie alla "lettera e volontà della legge"; la responsabilizzazione dei procuratori, che sceglieranno i vice per assegnare e togliere loro i compiti; gli incarichi direttivi temporanei; i concorsi per fare carriera.

Pm assoggettato all'esecutivo
Con questa legge il vecchio sogno della P2 di assoggettare il potere giudiziario al potere politico attraverso la netta separazione delle carriere di giudici e Pm viene pienamente realizzato e contrabbandato attraverso la separazione delle funzioni che è il cardine principale intorno al quale ruota tutta la controriforma. Da un lato si autorizza l'invasione permanente del potere politico nel governo della magistratura, accentuando una vecchia eredità del regime mussoliniano e del codice Rocco fascista. Dall'altro si demolisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura svuotando le competenze del Csm, che è l'unico organo che secondo la Costituzione garantisce tanto l'autogoverno della magistratura quanto il principio per cui i magistrati si dividono soltanto per funzioni. Infatti anche se nel testo non si menziona mai esplicitamente la separazione delle carriere e si parla sempre di separazione delle funzioni, nella sostanza il nuovo ordinamento giudiziario opera una netta separazione delle carriere e pone il Pm sotto il diretto controllo dell'esecutivo. Non a caso a tal riguardo la legge prescrive che il concorso per l'accesso in magistratura sarà bandito ogni anno. I candidati dovranno indicare fin da subito se concorrere per la funzione giudicante o requirente. Per diventare magistrato non basta più la laurea in giurisprudenza, servirà un'ulteriore formazione (dottorato, specializzazione, abilitazione forense, copertura di incarichi direttivi nella pubblica amministrazione svolti senza demerito, revoche e/o sanzioni disciplinari). Tra lo scritto e l'orale ci sarà un test psico-attitudinale, non meglio specificato. La commissione esaminatrice sarà unica. Non si potrà rimanere nello stesso ufficio per più di 10 anni (più altri due). Il tirocinio iniziale durerà due anni. Il magistrato, dopo cinque anni di servizio, due dei quali svolti come uditore, dovr- scegliere se fare il pm o il giudice. Per cambiare funzione si dovr- sostenere un esame orale e si dovr- frequentare un corso di formazione presso la Scuola della magistratura e ottenere una valutazione positiva. Ma soprattutto si dovr- cambiare distretto giudiziario. La scelta, una volta fatta, diventa irrevocabile. Il risultato è che giudici e pubblici ministeri saranno drasticamente divisi, attraverso il meccanismo della scelta all'atto del concorso e della scelta definitiva dopo tre anni.
Sarà introdotta la "scuola della magistratura" divisa in due sezioni che si occuperanno della formazione e dell'aggiornamento dei magistrati. Essa sarà diretta da un comitato composto in maggioranza da togati e i corsi di aggiornamento sono obbligatori (almeno ogni 5 anni).
Possono concorrere al titolo di procuratore aggiunto i magistrati che abbiano superato il concorso per il conferimento delle funzioni di II grado da non meno di tre anni. Si può fare carriera, per titoli, ma si dovr- sostenere un esame se si vogliono accelerare i tempi.
Per diventare consigliere di Cassazione senza passare per la funzione di magistrato d'appello sar- obbligatorio sostenere un esame ad hoc.
Si prevede che possa ricoprire incarichi direttivi chi può garantire almeno quattro anni prima di andare a riposo. In più si deve aver frequentato ("con giudizio favorevole") un corso di formazione presso la Scuola della magistratura riportando una valutazione positiva nel concorso per titoli.
Insomma per tutta la durata della carriera il magistrato sarà costretto a superare concorsi, frequentare corsi di aggiornamento, presentare titoli e sostenere esami perché il sistema dei concorsi introdotto dalla controriforma pone fine agli scatti di carriera per anzianità. Ogni miglioramento di carriera può avvenire solo per concorso, per titoli ed esami (dopo otto anni di servizio), o solo per titoli (dopo 13). Un meccanismo che certo non seleziona i giudici migliori ma promuove chi è più in sintonia col potere politico ed economico, attraverso odiosi meccanismi di cooptazione. I concorsi e gli esami non serviranno a rendere i giudici migliori; ma a incentivare il servilismo, il conformismo, il formalismo e la burocrazia.
In definitiva si ripropone oggi un sistema giiudiziario analogo e per molti aspetti peggiorativo rispetto a quello in voga negli anni cinquanta e dei famigerati "porti delle nebbie". E i primi nefasti risultati di questo odioso meccanismo di reclutamento di giudici e Pm li ha già anticipati lo stesso ministro Castelli che nel maxiemendamento ha aggiunto la ciliegina finale, ossia una norma ad hoc che prevede che ai dirigenti del ministero, tornati alle funzioni giudiziarie, dovranno essere assegnati posti direttivi o, comunque, di primo piano. Cioè si introduce una "corsia preferenziale" per i posti di consigliere o sostituto pg in Cassazione a favore dei collaboratori del ministro e i dirigenti del ministero più fedeli.

Gerarchizzazione della Procura
La norma prevede la riorganizzazione dell'ufficio del Pm su basi fortemente gerarchiche. Il procuratore capo determina i criteri di organizzazione dell'ufficio e di assegnazione dei procedimenti ai procuratori aggiunti o ai magistrati del proprio ufficio, può revocare l'assegnazione in caso di divergenze o inosservanza dei criteri indicati inviando al procuratore generale della Cassazione il provvedimento di revoca e le sue valutazioni sull'operato del magistrato. Il procuratore capo dovrà anche segnalare obbligatoriamente al Consiglio giudiziario i comportamenti dei magistrati che contrastano con le sue disposizioni. è il solo a decidere della libertà personale e a gestire i rapporti con la stampa. Inoltre per le corti di appello di Roma, Milano, Napoli e Palermo è previsto l'introduzione della figura del magistrato super manager.

Imbavagliamento della magistratura
La controriforma giudiziaria priva i magistrati del diritto di opinione e dei diritti civili. Il nuovo ceppo imposto da Berlusconi e Castelli ai magistrati prevede infatti non solo il divieto di iscrizione a partiti politici (incompatibilità peraltro già prevista dall'Anm) ma anche l'adesione ad associazioni e movimenti. Non potranno essere coinvolti "nelle attivit- di centri politici o affaristici che ne possano condizionare l'esercizio delle funzioni o appannarne l'immagine" e addirittura non potranno nemmeno avere rapporti con la stampa e rilasciare interviste che riguardano i soggetti coinvolti nei processi in corso o gi- conclusi perché saranno considerate illecito disciplinare.
Ma non è tutto, perché tra le pieghe del maxiemendamento è prevista anche una norma che vieta addirittura ai giudici di interpretare e di applicare le leggi a seconda dei casi concreti che si trovano ad affrontare e allo stesso tempo affida al governo il potere di sanzionare i giudici che emettono sentenze ad esso sgradite o cosiddette "suicide": cioè quelle sentenze che nel dispositivo contraddicono l'assoluzione dell'imputato come è avvenuto ad esempio nel processo Andreotti.
Sarà sanzionabile anche ogni comportamento tale "da compromettere l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza". Che tradotto in parole povere vuol dire avere non solo dei giudici completamente asserviti al potere politico ma che devono stare attenti a non sgarrare perché appunto sottoposti alla spada di Damocle dell'imparzialità "apparente" e quindi possono essere allontanati in qualsiasi momento. Non a caso il ddl prevede l'istituzione di un ufficio del monitoraggio proprio con l'obiettivo di valutare l'attivit- dei magistrati: vedere se ci sono ritardi, carenze professionali o troppi annullamenti di sentenze.

Poteri del Guardasigilli e del Pg di Cassazione
Il Pg della Cassazione può acquisire atti coperti da segreto investigativo e il Guardasigilli può esercitare la facolt- di partecipare all'udienza delegando un magistrato dell'Ispettorato che può presentare memorie, esaminare testi, consulenti e periti e interrogare l'accusato. Soltanto se il Procuratore della Repubblica avverte che dalla pubblicizzazione di tali atti può esserci "grave pregiudizio" per le indagini, il Procuratore Generale della Cassazione può disporre con decreto che gli atti restino segreti per almeno sei mesi. Sospendendo così per lo stesso periodo anche l'azione disciplinare.
I magistrati non potranno più assumere impieghi pubblici o privati, nè esercitare commerci o qualsiasi libera professione. Il ministro della Giustizia potrà ricorrere contro il conferimento di incarichi direttivi decisi in contrasto con il suo parere. E gli incarichi direttivi non potranno durare più di quattro anni. Rinnovabili, su domanda, di altri due anni.
Ma più degli aspetti tecnici, il vero senso della controriforma lo hanno riassunto in due battute gli onorevoli forzisti Luigi Vitali e Benito Savo subito dopo l'approvazione del maxiemendamento. Il primo ha confessato che d'ora in poi con questa legge non potrà più succedere che "un giudice un giorno partecipa al corteo no global e il giorno dopo giudica un poliziotto che ha fatto il suo dovere". Mentre il secondo ha ammesso: "Finalmente abbiamo spuntato le unghie a quei pm che ti graffiano il viso e ti distruggono l'esistenza".
Il vero volto del provvedimento invece è quello di una separazione, appena mascherata, delle carriere di giudici e pm. La magistratura diventa una piramide, controllata direttamente dal potere politico, articolata in 14 gradini, da superare con un sistema di concorsi e di valutazione che premia i magistrati che non mettono i bastoni tra le ruote, vicino a questo o a quel ministro e completamente asservito ai poteri dominanti. Mentre al livello più basso della piramide annasperanno le toghe di primo grado, ridotte a pure pedine del sistema.
In definitiva siamo di fronte a una controriforma che ridisegna il ruolo della magistratura e lo individua non più come potere indipendente dello Stato ma soggiogata e ligia all'esecutivo proprio come avveniva ai tempi del fascismo. Una legge neofascista che elenca dettagliatamente tutto ciò che i giudici possono o non possono fare e che prevede la separazione delle carriere mascherata attraverso la separazione delle funzioni con l'introduzione dei concorsi differenziati, il ridimensionamento del Csm, i concorsi per avanzare di grado e la riorganizzazione dell'ufficio del Pm su basi fortemente gerarchiche.

www.pmli.it

 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 13:53:43, in Magistratura, linkato 265 volte)

Premetto che, per questioni personali, ho potuto presenziare solo alla sessione di sabato mattina del Congresso di Napoli. E non ho neppure potuto prendere parte alla seduta della GEC di sabato mattina. Ciononostante, vorrei dire la mia e vorrei farlo a partire dai documenti diffusi su questa lista da Art. 3 (a firma del presidente A. Ardituro) e da Unicost (a firma del segretario F. Roia). Non dispongo, al momento di altri documenti.

Devo dire che mi spiace moltissimo che i colleghi di Art. 3 abbiano deciso di uscire dalla GEC e trovo anche che le ragioni addotte non fossero sufficienti per motivare tale scelta. Ciononostante..

Ciononostante, devo dire che condivido alcune delle cose che sono scritte nel loro documento: non tanto la critica alla mancata rotazione della Giunta (il Movimento, infatti, per quanto candidato alla Presidenza, non ha mai fatto della questione delle "poltrone" e delle "cariche" una questione vitale!) quanto l'analisi della fase.

Con ordine: non comprendo alcune tiepidezze che circolano attorno all'ipotesi dello sciopero. Secondo alcuni, infatti, esso non servirebbe ormai più a nulla, visto che la riforma è in dirittura d'arrivo; si rischierebbe, anzi, un flop di partecipazione. Non parlo di quest'ultimo timore, già clamorosamente smentito due volte; preferisco parlare delle ragioni attuali dello sciopero.

Devo dire, per cominciare, che non ho mai pensato in questi oltre due anni di lotta (sì, "lotta"! Chiamiamo una buona volta le cose con il proprio nome) che alcuna delle iniziative dell'ANM (scioperi compresi) potesse realmente servire a convincere, anche solo parzialmente, qualcuno nella maggioranza circa il fondamento delle nostre ragioni. Abbiamo formulato documenti e proposte (e correttamente nessuno di essi era - o poteva essere - redatto in forma di articolato), abbiamo incontrato il ministro ed i suoi compagni di cordata, con noi si sono schierati gli accademici più autorevoli, il personale amministrativo ed una buona parte dell'avvocatura ma il risultato è stato totalmente nullo. A fronte di strumentali dichiarazioni di disponibilità al dialogo e di inviti alla moderazione (in cui si cimentavano anche alcuni "pezzi" di opposizione di origine incerta, comunque bicameralesca), abbiamo incassato una dura chiusura su tutti i fronti: peggioramenti progressivi del testo di partenza, vere e proprie provocazioni assurte al rango di norme, mozione di fiducia alla Camera, ipotesi di fiducia al Senato nonché emendamenti iscrivibili nella sola logica del regolamento dei conti interno ai partiti della maggioranza. Conti da pareggiare, naturalmente. Ma se i magistrati sono stati ingannati, il Parlamento è stato e viene ancora umiliato: da un lato, la fiducia di fine giugno è stata chiesta ai deputati su un testo che era stato maxi-emendato e che era a loro sconosciuto, dall'altro i tecnici del Ministero - come è ormai a tutti noto - già stanno lavorando ai decreti delegati, pur se non è ancora intervenuta l'approvazione del disegno di legge delega; essi confidano, infatti, sulla sua "blindatura" (divagazione : oggi sono blindati i disegni di legge del governo contro i magistrati; ieri lo erano le vetture che servivano a difenderli dalle aggressioni mafiose e terroristiche! Fine della divagazione).

Come non dare ragione ad Art.3, allora,  anche sulla reazione emotiva che suscita il pensiero dei magistrati preposti all'Ufficio Legislativo, ieri umiliati dalla richiesta di parere che il Ministro rivolge al prof. Avv. G. Pansini  (e non a loro, pur formalmente competenti!) sull'applicabilità alla fase delle indagini preliminari del Lodo Schifani, oggi impegnati in una elaborazione che appare quanto meno anomala, perchè prematura! Non è questione però - lo dico agli amici di Art. 3 - di affermare la incompatibilità tra la loro funzione extragiudiziaria e la qualità di socio dell'ANM (un'incompatibilità che potrebbe rivelarsi contra legem), quanto di ricordare loro, ogni giorno e poi anche il giorno seguente, che il magistrato collocato fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia conserva non solo la sua competenza tecnica, ma anche il suo statuto di indipendenza, prerogative che avrebbero potuto indurre qualche collega ad abbandonare l'Ufficio legislativo già dopo la prima legga vergogna (quella sulle rogatorie), senza aspettare il parere Pansini..Ma neppure questo è servito.

Torno al filo conduttore: possiamo continuare - perché si deve, perché lo impone il rito mediatico e quello istituzionale - a parlare di dialogo et similia, ma resta il fatto che l'interlocutore che abbiamo di fronte ha un solo preciso fine: dar vita, attraverso un'accozzaglia (sono ormai affezionato a questo termine) di norme incostituzionali e ingestibili, ad una magistratura diversa da quella voluta dal Costituente, non più soggetta soltanto alla legge, ma omogenea rispetto agli indirizzi ed agli interessi dell'esecutivo.

Nè ci si poteva aspettare altro da chi sta preparando lo scempio della Costituzione: osservo in proposito che la magistratura tutta, a mio avviso, è troppo disattenta rispetto al contenuto delle modifiche costituzionali in discussione, che mi preoccupano più della controriforma ordinamentale. Il Movimento sostiene formalmente, come ha già fatto il 29 giugno a Milano, la manifestazione del 2 ottobre a Roma, organizzata da "Astrid" e "Libertà e Giustizia" al Gran Teatro di Tor di Quinto; vi interverremo anche con un nostro rappresentante, ma bisogna che tutti comprendano che identico è il filo conduttore delle due riforme : più potere all'esecutivo, mortificazione degli organi di garanzia e bilanciamento, frantumazione dei principi voluti dal costituente; identici sono persino i presupposti coreografici : gruppi di saggi che si riuniscono nelle valli montane del Trentino o nelle stanze di via Arenula, in numero e composizione (in quest'ultimo caso) spesso variabili, tutti convinti di potere e dovere bypassare la trasparenza di un dibattito parlamentare! Identica la base di partenza: la dichiarata volontà di combattere, per quelle vie, l'inefficienza del sistema costituzionale e di quello della giustizia. Ma dobbiamo far capire ai cittadini quanto sia FALSA - e solo suggestiva- l'enunciazione di questo obiettivo: basta considerare che la riforma non serve in alcun modo ad affrontare i problemi dei tempi dei processi, che si negano soldi per realizzare la banca dati giudiziaria contro il terrorismo internazionale (che pure sembra la massima emergenza mondiale), che si crea con criteri risibili una commissione che dovrebbe rifare il CPP in quattro-cinque mesi ("conformandosi ai principi delle riforma dell'ordinamento e del Codice penale", pur se  entrambe ancora non approvate!) e poi si sconvoca la prima riunione calendarizzata per mancanza di fondi: insomma, la farsa assurta al rango di metodo, altro che interesse all'efficienza del sistema!

Hanno ragione, dunque, i colleghi di Art.3: lo sciopero non si deve rinviare, non si deve annacquare e deve essere anzi arricchito: nelle motivazioni, con la difesa della Costituzione (troverei miope, più che troppo prudente, l'atteggiamento di chi sostenesse che il tema non interessa la magistratura, o non la può interessare al punto da non poter trovare ingresso tra le ragioni del nostro sciopero); ma anche nelle modalità di attuazione: mi permetto di ricordare che già da molto tempo il Movimento ha chiesto formalmente, ma inutilmente, al CDC di votare sulle proprie proposte di organizzare una sobria manifestazione dinanzi ad una sede istituzionale, di informare la comunità internazionale sulla gravità dei rischi che corre lo stato di diritto in Italia etc.. Gli amici di Art. 3 hanno sostenuto le nostre proposte, ma non è stato possibile neppure metterle in votazione !!!

La non intervenuta calendarizzazione dello sciopero, però, non può essere interpretata come retromarcia sulla decisione già presa (lo sciopero, infatti, come Ardituro ha ricordato,  è già stato formalmente deliberato): trovo, anzi, che, per le ragioni esposte da Mario Fresa, essa sia comprensibile. Infatti, essendo evidente che non potremmo scioperare due o tre volte in 40 gg., è tatticamente utile riservarsi di indire la manifestazione (spero si possa dire, anzi: "le manifestazioni") per i prevedibili più caldi momenti che a breve ci aspettano (approvazione in Commissione ? Inizio discussione in Senato?) anziché per una data più prossima, rischiando di rimanere successivamente con le polveri bagnate.

Quanto al documento di Unicost, diffuso dall'amico Fabio Roia, mi chiedo quale persona ragionevole potrebbe dissentire - salvo alcune puntualizzazioni che tra breve formulerò - dal suo contenuto. Ciononostante..

Ciononostante.. vorrei dire che tutto ciò da cui non si può dissentire l'abbiamo già detto, l'abbiamo già scritto ed illustrato (con l'apporto di tutte le componenti dell'ANM) mille e altre mille volte! Serve ripeterlo ancora? Non ne sono sicuro, perché credo che possa servire solo quanto l'ulteriore invocazione del dialogo: cioè, zero. Parliamo ancora, dunque, dei pericolosi passaggi della controriforma e dei danni che creerà, ma evitiamo di fingere che il dialogo con questi signori serva realmente o che realmente sia possibile darvi corso. Evitiamo atteggiamenti cicaliani (o cicaleschi?) da un lato ed evitiamo proposte fuori dal mondo dall'altro: mi riferisco soprattutto alla folle proposta di "abbandono della funzione requirente" (ma non mi convince neppure quella di "dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura").

Ma quale abbandono delle funzioni requirenti, cari amici di Unicost? Chi è requirente, continui ad essere requirente e, insieme a chi lo diventerà ed ai tanti giovani PM che arriveranno, si prepari a dimostrare che la nostra tradizione di indipendenza investigativa, la nostra cultura giurisdizionale (ce ne siano dimenticati ?), la nostra forza morale e la capacità di resistenza non potranno essere fiaccate dagli sforzi di alcuni avventurieri destinati a passare senza lasciare traccia. Ed inoltre, mi permetto di dire, quando parliamo di un nuovo modello di magistrato da costruire, di rimeditazione dell'associazionismo, di recupero di autorevolezza, non dimentichiamo di citare, per favore, la necessità di un attento monitoraggio - e se del caso, di denuncia - delle prassi del CSM (innanzitutto in tema di conferimento di incarichi direttivi), il luogo ove più le declamazioni di principio si schiantano contro le logiche di appartenenza !

Ciononostante. - o proprio per questo - devo dire che non mi scandalizza la proposta di Unicost - poi passata nel CDC - di mantenere ferma l'attuale composizione della  GEC. E' una posizione che ha indubbiamente un senso politico, quello di consentire alle stesse persone, che fin qui lo hanno efficacemente fatto, di guidare l'Associazione sino al termine della fase politica in atto (quella che si chiuderà, verosimilmente, con l'approvazione della controriforma). Diciamo, piuttosto, che tale proposta non irrazionale ci ha sorpreso, visto che - come è stato ricordato da Ardituro e da Fresa - la stessa componente di Unicost, prima dell'estate, aveva informalmente aderito all'invito di Edmondo Bruti di procedere alla rotazione, onde evitare - parole dello stesso Bruti - di personalizzare eccessivamente l'azione dell'ANM. Solo in quest'ottica - e non per avere formulato autonomamente alcuna richiesta in proposito - il Movimento si era dichiarato disponibile a ricoprire la carica di Presidente, assicurando unità e continuità d'azione rispetto alla Giunta "uscente"! E proprio per assicurare unità, ed evitare sterili questioni personali, il gruppo aveva scelto un candidato - Ciro Riviezzo - sicuramente apprezzato da tutte le componenti, oltre che soggettivamente autorevole ed esperto. Ma gli amici di Art. 3 rimproverano anche noi per non averli messi al corrente, prima di Napoli, della nostra volontà di confermare la candidatura Riviezzo (singolarmente, lo stesso rimprovero ci è stato mosso da Unicost !) o per non esserci opposti alla inaspettata richiesta di non procedere alla rotazione prevista: io confermo l'uno e l'altro atteggiamento del Movimento, ma non la lettura che ne viene data. Infatti, il non avere avviato alcuna "trattativa" prima di Napoli (peraltro, non ve ne era certo bisogno, viste le decisioni di fatto già prese!) ed il non avere opposto resistenza alla proposta di prorogatio della attuale GEC non sono certo frutto di adesione a logiche spartitorie che non ci appartengono, ma - al contrario - di un atteggiamento limpido (consentitemi un minimo di retorica): intendiamo, infatti, discutere la nostra disponibilità ad assumere la presidenza dell'ANM, anche in futuro, con tutti ed in seno al CDC, apertamente ed in modo trasparente, sulla base di un programma condiviso che spero possa comprendere alcune delle proposte nuove prima indicate o ricordate.

Per lo stesso bisogno di trasparenza, voglio anche aggiungere che il Movimento avrebbe invece chiesto di discutere approfonditamente la composizione soggettiva della eventuale nuova GEC, non essendo favorevole alla designazione, quali suoi componenti, di colleghi le cui posizioni, come sin qui manifestate in seno al CDC, non sono state conformi ai contenuti dell'azione portata avanti dalla Giunta (un'azione che, in ogni caso, deve  ulteriormente essere intensificata). E' sperabile che, in vista del futuro dibattito, anche altre componenti dell'ANM  si facciano carico di operare scelte condivise da tutti. Come ha fatto il Movimento.

Vada avanti, dunque, la Giunta in carica: riscuote tutta la nostra fiducia e non penso che sarebbe stato possibile guidare in modo migliore la Associazione Magistrati in questo periodo così gravido di pericoli per la democrazia nel paese. Grazie al Presidente Bruti Liberati, dunque, ed a chi ha lavorato con lui lealmente e senza lesinare sforzi. Tra questi, consentitemi di ricordarli ancora una volta, gli infaticabili Piero Martello (il nostro Vice Presidente) e Mario Fresa.

Ma soprattutto, si preparino i magistrati italiani all'ennesima mobilitazione generale: se e quando cambierà la dirigenza della Associazione, non cambierà la linea di azione, che - semmai - dovrà giovarsi di rinnovata determinazione.

Lo sciopero non serve solo come atto di testimonianza, a futura memoria, ma:

- per ricordare ai cittadini la straordinaria gravità della situazione in cui essi, prima di noi, verranno a ritrovarsi;

- per impegnare le forze politiche che intenderanno proporsi come futura coalizione di governo ad inserire nel loro programma l'impegno a radere al suolo le leggi vergogna;

- per stimolare sin d'ora il CSM ad intervenire a difesa delle proprie prerogative constituzionali, dinanzi alla Corte Costituzionale, non appena il nuovo ordinamento lo obbligasse ad adottare delibere frutto delle  competenze  attribuite a commissioni esterne, scuole, Cassazione et similia;

- per impegnare l'ANM a seguire passo passo la elaborazione dei decreti delegati, facendo sentire il proprio fiato sul collo dei "saggi" elaboranti;

- per ricordare ad ogni magistrato che egli stesso, soggettivamente, è il primo custode del proprio status e dei propri diritti,  la cui tutela dovrà formalmente reclamare in prima persona;

- perchè sia a tutti chiaro che la battaglia della magistratura non si esaurirà con l'approvazione di questa vergognosa controriforma dell'ordinamento.

Armando Spataro
Segretario del Movimento per la Giustizia

 
Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 20:07:48, in Magistratura, linkato 269 volte)

Con preghiera di diffusione e di partecipazione  alla manifestazione del 2 ottobre a Roma, cui il Movimento per la Giustizia, come già il 19 giugno a Milano, formalmente aderisce:

Salviamo la Costituzione: Aggiornarla, non demolirla

Organizzato da "Astrid" e da "Libertà e Giustizia"
L'appuntamento: Sabato 2 ottobre 2004
Roma - Gran Teatro viale Tor di Quinto
dalle ore 11 alle 18 - ingresso libero

Informazioni sulla giornata (elenco partecipanti e adesioni associazioni).
Sul sito:
http://www.libertaegiustizia.it/convegni/2004conv/0410convRoma/041002Roma.htm

Tutti insieme contro un progetto di riforma che anziché costruire una Italia moderna e democratica, la rende ingovernabile, demolisce la Costituzione repubblicana, minaccia l'universalità dei diritti e delle libertà dei cittadini, scardina lo Stato, mette la Corte Costituzionale nelle mani dei partiti, destruttura il sistema parlamentare, e concentra enormi poteri nelle mani di un uomo solo. Una riforma, insomma, che riscrivendo 43 dei 139 articoli della Carta, mette a rischio l'universalità dei diritti e delle libertà costituzionali

Coordina:
David Sassoli, giornalista (Associazione Stampa Romana) 
     
Introducono:
Franco Bassanini, presidente di Astrid 
Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia
     
Interventi e contributi di:
Oscar Luigi Scalfaro, Rosy Bindi, Edmondo Bruti Liberati, Guglielmo Epifani, Vasco Errani, Pietro Scoppola, Savino Pezzotta, Dario Franceschini, Enrico Gasbarra, Luigi Angeletti, Corrado Stajano, Franco Monaco, Sergio Billè, Paolo Sylos Labini, Vannino Chiti, Giuliano Amato, Leopoldo Elia, Stefano Boco, Piero Fassino, Pierluigi Castagnetti, Giovanna Melandri, Francesco Rutelli, Gavino Angius, Agazio Loiero, Fausto Bertinotti, Nando Dalla Chiesa, Elena Paciotti, Antonio Di Pietro, Enzo Balboni, Armando Cossutta, Oliviero Diliberto, Stefano Passigli, Gregorio Arena, Alfonso Pecoraro Scanio, Andrea Manzella, Franco Pizzetti, Enrico Boselli, Claudio Fava, Armando Spataro, Gianclaudio Bressa, Clemente Mastella, Giovanni Sartori, Edoardo Ferrario, Luciana Sbarbati, Lorenza Carlassare, Luisa Torchia, Nicola Mancino, Luciano Vandelli, Ugo Intini, Walter Veltroni, Massimo Villone, Lorenzo Ria, Sergio Cofferati, Giovanni Bachelet, Riccardo Di Palma, Leonardo Domenici, Alessandro Pajno, Roberto Villetti

Aderiscono:
Comitati Dossetti per la Costituzione, Movimento per la giustizia (Anm), Associazione girotondi per la democrazia, Cittadini per l'Ulivo - Roma, Cittadini per l'Ulivo - Toscana, Comitato emergenza legalità, Le girandole, Communitas 2002, Circolo Margherita - Caserta, Aprile - Milano, Coordinamento milanese di associazioni e movimenti per la giustizia e la democrazia, Girotondi di Roma,   Prendiamo la parola - Parma, Fondazione di Vagno, Associazione Andromeda

 
Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 19:54:26, in Magistratura, linkato 264 volte)

A S S O C I A Z I O N E    A R T I C O L O    3

Dopo il congresso straordinario di Napoli, nel cdc del 26 settembre, ARTICOLO 3 ha deciso di ritirare la propria partecipazione alla giunta esecutiva centrale.

Negli ultimi mesi avevamo vissuto con sofferenza alcune decisioni della magistratura associata; spesso abbiamo votato contro o ci siamo astenuti su alcune deliberazioni; le nostre proposte alternative (es. questione ministeriali, forme alternative di astensione) sono state rapidamente bocciate. Non avevamo condiviso la logica del "proclama tre (giorni di sciopero) e paga uno"; non ci trovavamo a nostro agio nel teatrino delle decisioni assunte a tavolino da pochi e ratificate dal cdc.

In particolare, pur avendo riconosciuto e condiviso la bontà dell'azione complessiva e il notevole lavoro svolto dalla giunta, a luglio ci sembrava chiaramente finita una fase. La maggioranza aveva appena approvato alla Camera, ponendo la questione di fiducia, la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. Appariva chiara la volontà di procedere a tappe forzate senza lasciare altro spazio alla discussione parlamentare ed al confronto con la magistratura. Era quello anche il momento giusto, e del resto calendarizzato all'o.d.g. del c.d.c., per rinnovare la giunta e dare un cambio di ritmo alla nostra azione. Si ritenne di fare un' ulteriore apertura, di proclamare una "settimana per la giustizia" in cui effettuare le due giornate di sciopero e tenere il congresso straordinario. Si ritenne di soprassedere sul rinnovo delle cariche nonostante sul tappeto ci fosse già l'autorevole candidatura di un esponente dei Movimenti. A settembre sono "scomparse" le giornate di sciopero e con loro la settimana per la giustizia. Nel cdc del 26 settembre era ancora all'o.d.g. il rinnovo delle cariche.

IL CONGRESSO
Durante il c.d.c. abbiamo ascoltato dai colleghi che il congresso è perfettamente riuscito, ha avuto grande eco e risalto nell'opinione pubblica, si sono verificate aperture al dialogo non immaginabili.

Forse noi abbiamo partecipato ad un altro congresso! Certo il congresso ha visto la partecipazione di numerosi colleghi e questo è sicuramente un dato confortante. Ma è stato a tutti evidente la scarsa attenzione avuta sulla stampa e soprattutto dalle televisioni. Ma soprattutto si è avuta la conferma di quanto già si sapeva; non c'è alcuna possibilità ulteriore di dialogo: il Ministro non si è degnato di venire né ha mandato qualcuno in rappresentanza del ministero; della maggioranza è intervenuto solo l 'on. Gargani che ci ha spiegato che l'ora del confronto, del dialogo e delle modifiche è passata. Dalla maggioranza arrivano inequivocabili dichiarazioni sulla "blindatura del testo". Se il congresso doveva avere l'obiettivo di riavviare il dialogo ed il confronto, ebbene l'obiettivo (non per colpa della magistratura) è fallito.

LA PROTESTA
Di conseguenza, non si comprendono ancora le ragioni per cui, dopo così inequivocabili messaggi, all'esito del congresso non si è proceduto, nonostante i proclami dei rappresentanti dei vari gruppi,  a programmare delle iniziative di protesta. Lo sciopero resta congelato; non si prendono in considerazione altre e diverse forme di astensione; guai a parlare di manifestazioni pubbliche; nemmeno lontana l'idea di prendere formalmente posizione sui ministeriali. NULLA.

LA PROPOSTA
Fin dal Congresso di Venezia avevamo chiesto che la magistratura associata finalmente iniziasse un percorso volto a fare proposte serie e coraggiose sull'ordinamento giudiziario; che si creasse un luogo di discussione per affrontare alcuni temi la cui criticità è sotto gli occhi di tutti: nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari, valutazioni di professionalità, modalità di esercizio dell'autogoverno e ruolo delle correnti, effettività dell'esercizio dell'azione penale ecc. Abbiamo sempre detto che i problemi che la riforma affronta sono veri problemi del sistema; naturalmente il progetto li affronta male e con atteggiamento rancoroso e punitivo per la magistratura, ma sono questioni che vanno affrontate innanzitutto al nostro interno. Devo dire che sul punto spesso ci sono state autorevoli aperture e prese di posizione (ricordo scritti in tal senso di Roja e C. Castelli), ma non si è mai passati alla fase della realizzazione. Tutte le volte, anche ieri, in cui ho formulato sollecitazioni in questa direzione il massimo della risposta è stata "non è il momento", ne riparliamo la prossima volta.

IL BALLETTO DELLE CARICHE
La questione della rotazione delle cariche è diventata una vera farsa. Fin da marzo il Presidente Bruti Liberati, con la disponibilità e l'onesta intellettuale che lo contraddistingue, aveva evidenziato l'opportunità di attuare la prevista rotazione delle cariche, anche ad evitare personalizzazioni non proficue per l'azione complessiva dell'associazione. Le attività in corso, non ultima la proclamazione dello sciopero tenuto a giugno, avevano opportunamente consigliato il rinvio. A luglio era tutto pronto: presidenza ai Movimenti ed indicazione del successore chiara e precisa. Tutti d'accordo, anzi no; Unicost la mattina del cdc cambia le carte in tavola, dice di avere candidati pronti per assumere la presidenza, ma chiede un rinvio a settembre perché si proceda alla rotazione dopo il congresso.

Prima del congresso, tutti (non noi perché mai interpellati) d'accordo: presidenza ai movimenti e accordo sul nome: i giornali riportano non solo il nome del nuovo presidente ma anche quello del vicepresidente e del nuovo segretario generale. Dopo il mio breve intervento al congresso, un giornalista che mi chiedeva alcune spiegazioni, si è interrotto dicendomi: mi scusi vado ad ascoltare il vostro nuovo presidente; e non era Bruti che stava parlando.

Ma la mattina del cdc la scena è nuovamente cambiata; Md vuole la rotazione, i Movimenti si dichiarano disponibili a prendere la Presidenza; Unicost chiede nuovo rinvio. Nessuno capisce bene perché, o comunque non risulta dalle dichiarazioni ufficiali; fatto sta che Bruti si dichiara disponibile a continuare, Md lo appoggia, i Movimenti stanno zitti; componenti del cdc come spesso accade muti; Unicost comanda e la giunta viene prorogata. Suriano per articolo 3 aveva detto che si sarebbe dimesso e si dimette.

IL DISSENSO POLITICO e L'UNITA'
Come si vede il dissenso appare radicale: rispetto ad una politica associativa che non programma in questo momento alcuna forma di protesta, non  propone alcuna iniziativa progettuale anche in chiave autocritica; continua il teatrino dei posti e delle cariche in relazione alle convenienze di alcuni e non sulla base di linee politiche chiare e comprensibili dalla base. Coerenza di comportamento e trasparenza verso i colleghi ci hanno indotto a lasciare "la poltrona".

Il nostro impegno associativo non si sposa con queste logiche e su questo non c'è richiamo all'unità che tenga. Richiamo del resto strumentale ed inefficace, atteso che come sempre continueremo a dare il nostro contributo ed a non far mancare l'apporto alle iniziative che saranno (speriamo presto) promosse.

Come abbiamo più volte ripetuto, non ci interessa e non ci ha mai interessato arricchire il panorama associativo di una ulteriore corrente; il nostro obiettivo è dare un contributo di idee ed essere una voce critica e costruttiva per la crescita del dibattito associativo. Ci auguriamo di trovare al nostro fianco dei compagni di strada che rendano meno arduo questo compito.

Napoli, 27 settembre 2004

Antonello Ardituro
Presidente di Articolo 3

 

Associazione Nazionale Magistrati
Il Comitato Direttivo Centrale

Quali riforme per la Giustizia - documento conclusivo

Il Congresso Straordinario di Napoli del 24-25 settembre 2004 "Quali riforme per la giustizia" ha avuto uno straordinario successo per livello di partecipazione, qualità del dibattito e attenzione della pubblica opinione.

Ancora una volta i magistrati italiani hanno voluto dimostrare con la loro partecipazione e la presenza attiva l'impegno e l'attenzione di tutta la magistratura nella difesa dei valori di autonomia e di indipendenza.

Le relazioni degli illustri studiosi, che hanno voluto dare il loro contributo scientifico alla iniziativa dell'Anm, hanno offerto ulteriori conferme dei numerosi e gravi profili di incostituzionalità della riforma, nel suo impianto complessivo e nelle sue specifiche articolazioni, profili più volte denunciati dalla magistratura associata, e sui quali sarebbe necessaria, e ancora possibile, una attenta riflessione da parte del governo e della maggioranza.

Il dibattito, inoltre, anche grazie al contributo dei rappresentanti delle forze sociali, dell'avvocatura, degli altri operatori del settore, ha confermato la pressante necessità di interventi di riforma delle procedure, tesi a ridurre i tempi dei giudizi.

La magistratura associata continuerà nella linea del dialogo e del confronto con tali forze, alla ricerca di soluzioni per garantire un migliore funzionamento del sistema giustizia nell'interesse dei cittadini.

Il Ministro della giustizia non intervenendo al Congresso, ha ritenuto di sottrarsi a tale confronto, individuando come obiettivo principale del suo mandato l'approvazione della legge-delega di riforma dell'ordinamento giudiziario.

La posizione unanimemente espressa dalla magistratura associata e ribadita dal dibattito di questo congresso è di netto radicale dissenso sul contenuto e sul metodo di questa riforma. 

Questa non è solo una riforma contro la magistratura, è una riforma contro la giustizia, contro i cittadini, contro l'interesse del paese. Ove mai entrasse in vigore porterebbe ad un organizzazione giudiziaria contraria all'impianto costituzionale, ma anche ingestibile ed irrazionale, e che aggraverebbe la inefficienza dell'apparato giudiziario.

Non sono mancate nel dibattito voci delle istituzioni e della politica che, da diversi punti di vista e con diversi accenti, hanno comunque sottolineato la esigenza che il dibattito parlamentare rimanga aperto, escludendo ogni ipotesi di cosiddetta blindatura del testo.

La magistratura non può che continuare ad augurarsi che prevalga la ragione istituzionale e politica e che in sede parlamentare il dibattito sugli emendamenti non venga chiuso e che vi sia la disponibilità al confronto con le critiche mosse al testo approvato dalla Camera.

Ove ciò non avvenisse la magistratura avrà il dovere di manifestare il proprio dissenso. Il Cdc dell'Anm, ribadendo la posizione già espressa con il documento approvato il 4 settembre scorso, dà mandato alla GEC, ove il confronto parlamentare venisse bloccato e il testo non dovesse subire significative modifiche, di organizzare una forte iniziativa di protesta, fissando la data della astensione dalla udienze.

Il Cdc ribadisce la piena fiducia nella giunta e nella sua azione.

La particolare gravità ed eccezionalità del momento impone di rinviare la prevista rotazione nelle cariche associative e di chiedere alla giunta in carica di continuare nell'azione fin qui svolta.

Napoli, 26 settembre 2004. 

 

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

Le prospettive della giurisdizione fra analisi e proposta

1) Se la riforma dell'ordinamento giudiziario verrà rapidamente approvata dal Parlamento nell'articolazione sostanziale licenziata dalla Camera la magistratura associata dovrà intraprendere importanti forme di protesta. La riforma è contro la Costituzione e l'efficienza della giustizia.

Toccherà quindi al Capo dello Stato valutare la manifesta incostituzionalità del testo che  molti autorevoli giuristi ritengono evidente. Al di là infatti delle singole disposizioni che appaiono in contrasto  con alcuni principi costituzionali (erosione delle attribuzioni del CSM, alterazione della pari dignità delle funzioni giudiziarie), è l'intero impianto del progetto a confliggere con la filosofia delle Carta repubblicana. 

Il senso della VII disposizione transitoria e finale della Costituzione era infatti proprio quello di sostituire all'ordinamento Grandi del 1941 (ispirato a criteri gerarchici) un nuovo ordinamento basato sulla struttura orizzontale e diffusa del potere giudiziario, condizioni indispensabili per garantire l'indipendenza esterna ed interna dei magistrati. Il progetto governativo riafferma invece la filosofia del 1941 cancellando i valori costituzionali.  

E' quindi evidente che l'attenzione deve essere focalizzata - prima della promulgazione della legge, eventualmente nella fase di elaborazione dei decreti attuativi e quindi nel successivo momento applicativo demandato al CSM - sui profili di incostituzionalità della riforma, attivando, se necessario, anche iniziative di natura giudiziaria. Parallelamente deve essere denunciata la quasi impossibile praticabilità funzionale del sistema dei concorsi, della riserva dei posti, dei tramutamenti obbligati a scadenza decennale poiché, nel testo in fase di approvazione, si sono scontrati principi ispirati ad una esigenza di mobilità dei magistrati con norme che creano ostacoli insormontabili alla mobilità stessa. Una antinomia ingovernabile.

Queste considerazioni -sempre ispirate ad una critica costruttiva nella difesa di valori costituzionali non negoziabili- dovranno essere rappresentate al Ministro della Giustizia durante la probabile fase di elaborazione dei decreti attuativi, in uno spirito di confronto istituzionale che non trascenda tuttavia in atteggiamenti, da un lato, di interferenza decisionale -la magistratura rimane contraria a questa riforma nell'interesse del Paese e per questo dovrà ancora fornire una forte fase di testimonianza che vada al di là dello sciopero già proclamato (si propongono l'abbandono della funzione requirente, le dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura), dall'altro, di aggressione al ruolo, ormai tracciato dal Parlamento, del rappresentante dell'Esecutivo.

2) Parallelamente a questa necessaria attività di confronto occorre aprire una lunga fase di ascolto, di riflessione e quindi di analisi che coinvolga tutta la magistratura e le forze sociali. Una costituente della giustizia (peraltro già richiesta da Unità per la Costituzione fino dal congresso di Venezia del febbraio 2004) che porti la magistratura associata ad essere protagonista delle riforme per elaborare dei progetti di reale modernizzazione del sistema (processuale ed organizzativo) da sottoporre ad una Politica nuova che abbia voglia e capacità di ascolto.

Dovremo realizzare, noi per primi, un progetto che cancelli l'attuale riforma dell'ordinamento giudiziario ma che sappia cogliere i problemi reali che, seppure strumentalmente, sono stati sollevati da un dibattito politico alterato da senso di rivalsa e da interessi particolari.

Occorre creare un modello di magistrato nuovo - tutelato anche nella sua dignità quotidiana (recupero della dignità della funzione, condizioni di lavoro, profilo retributivo)- che sia compatibile con una richiesta di giustizia in fase di mutamento ma che si fondi anche su quei principi costituzionali sempre più, quasi paradossalmente per il decorso della storia, moderni.

Tutto questo deve essere immediatamente realizzato per evitare il rischio di una deriva burocratica che porti i magistrati alla demotivazione e quindi ad una pericolosa accettazione di quel ruolo funzionariale che questa riforma intende loro assegnare.

In questa opera di rifondazione -che dovrà ancora una volta rappresentare alla cultura e alla comunicazione che il vero problema giustizia in Italia  è costituito da una risposta giudiziaria non adeguata alle attese (per tempi e qualità) e non già da una magistratura libera per necessità di controllo della legalità- devono essere coinvolti tutti gli operatori del diritto e delle scienze sociali invertendo, per una volta, l'ordine dei fattori e partendo quindi dal tipo di risposta giudiziaria che oggi pretende l'utenza per modulare quindi il ruolo e lo spiegarsi della giurisdizione.

L'Avvocatura dovrà peraltro sciogliere tutti quei problemi marginalizzati per necessità politica - e soffocati dalla maschera delle separazione delle carriere - quali l'accesso, la formazione, la deontologia, l'ipertrofia dei ruoli.   

3) Questa lunga fase costituente deve essere avviata e gestita con impegno e autorevolezza.

Unità per la Costituzione non può che registrare come tutte le proposte avanzate dalla magistratura associata in tema di riforma dell'ordinamento giudiziario, peraltro in una linea e con scelte ampiamente condivise, non  siano state accettate dalla attuale maggioranza di governo. Così come occorre denunciare, ad una semplice lettura giornalistica degli avvenimenti, che, ancora una volta, l'assetto della magistratura costituisce oggetto di facile baratto all'interno dei diversi equilibri politici a fronte di rinunce e concessioni su altri fronti. Su questo punto occorre realmente capire se lo Stato di diritto - con un ordine autonomo deputato ad un rigido controllo di legalità - costituisca una espressione antistorica o se invece la magistratura meriti, ciclicamente, una marginalizzazione nell'equilibrio dei poteri per avere assunto condotte invasive.

Bisogna altresì verificare se l'associazionismo giudiziario, nelle sue articolazioni di vertice, abbia oggi perso autorevolezza esterna o se la vicenda dell'ordinamento giudiziario risenta di una condizione di bipolarismo politico del Paese che tende a soffocare il confronto e la condivisione delle scelte per favorire gli estremi. Comunque, pur prescindendo dalla risposta che può trovare anche sintesi nelle diverse opzioni individuate, tutto l'associazionismo deve essere rimeditato per evitare deleghe in bianco da parte dei magistrati non direttamente impegnati che, invece, devono trovare un nuovo stimolo alla partecipazione nel confronto e nell'autogoverno proprio per evitare derive burocratiche della funzione e costruire continui ricambi nei ruoli dirigenziali.

Su queste coordinate di intervento- che dovranno continuamente essere verificate per evitare situazioni di stasi, di indifferenza, di conservazione dell'esistente, di strappo programmatico - Unità per la Costituzione intende impostare la propria linea per i prossimi mesi offrendo un contributo responsabile,  forte della rappresentatività della maggioranza dei magistrati, all'azione dell'ANM.

Proposta di programma esposta dal Segretario Generale Fabio Roia al Congresso straordinario dell'ANM
Napoli 25 settembre 2004

 
Di Loredana Morandi (del 22/09/2004 @ 17:33:45, in Magistratura, linkato 284 volte)
Roma, 22 set - Il Sindaco Veltroni ha inviato a Valerio Onida, nuovo presidente della Corte Costituzionale, un messaggio in cui formula i suoi migliori auguri di buon lavoro. Il Sindaco nel suo messaggio ha espresso la certezza che il neopresidente saprà operare, alla guida di un organismo fondamentale nell’equilibrio istituzionale della Repubblica, con la competenza, la saggezza e la sensibilità che tutti gli riconoscono.
 
Di Loredana Morandi (del 22/09/2004 @ 16:31:58, in Magistratura, linkato 258 volte)
"L'elezione del professor Valerio Onida illustre figura di Costituzionalista, di grandissima esperienza, arriva in un momento difficile per la Corte Costituzionale, bersaglio preferito di tanti politici che vorrebbero limitarne l'autonomia, l'indipendenza e l'insostituibile funzione".
Così il presidente del gruppo Margherita al Senato, Willer Bordon, a nome di tutti i senatori. "Rivolgiamo al presidente Onida i migliori auguri di buon lavoro, certi - conclude Bordon - che saprà svolgere l'altissimo incarico con equilibrio e competenza". Roma, 22 settembre 2004
 

Gli auguri del Presidente dei Verdi

Dal presidente Alfonso Pecoraro Scanio giungono gli auguri dei Verdi al nuovo presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida: “Rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo presidente, una figura di grande prestigio ed equilibrio che saprà garantire il proseguio dell’importante attività che la Corte Costituzionale assolve nel nostro paese anche su molti temi legati all’ambiente e alla qualità della vita dei cittadini”. Roma, 22 settembre 2004

 
Di Loredana Morandi (del 21/09/2004 @ 16:56:29, in Magistratura, linkato 301 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

CONGRESSO STRAORDINARIO ANM NAPOLI 24 E 25 SETTEMBRE 2004

L’Associazione Nazionale Magistrati tiene a Napoli, in Castel dell’Ovo, il 24 e 25 settembre un Congresso Straordinario, per la prima volta nella sua storia, a seguito della ennesima grave forzatura sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, con la approvazione di un testo blindato e con voto di fiducia alla Camera.

Il totale dissenso della magistratura per questa riforma è stato espresso con lo sciopero del 25 maggio scorso, seguito a quello del giugno 2002. Si tratta ora di verificare quale posizione sarà adottata sui numerosi emendamenti presentati, alcuni anche da parte di forze della coalizione di governo, come l’U.D.C.. Se si riaprirà un vero confronto, l’Anm non farà mancare il proprio contributo. Altrimenti  la protesta, anche attraverso lo sciopero, avrà il senso di una doverosa ed irrinunciabile testimonianza della magistratura.

Il Congresso di Napoli, dopo i saluti delle autorità (Sindaco di Napoli, Presidente della Provincia, Presidente della Regione Campania) nella prima sessione “Ordinamento giudiziario e Costituzione” affronta con le relazioni del Prof. Leopoldo Elia e del Prof. Andrea Proto Pisani i profili di incostituzionalità, sottolineati anche  nell’ultimo parere del Csm. Interverrà il Vice presidente del Csm prof. Virginio Rognoni.

La riforma presenta inoltre evidenti e rilevanti aspetti di irrazionalità e impraticabilità tecnica e, nonostante i tagli drastici (sull’assistente del giudice) ed il maquillage dell’ultima ora (sui magistrati in sovrannumero) permangono rilevanti profili di copertura finanziaria (evidenziati anche nel parere della Commissione Bilancio del Senato). Nelle altre due sessioni del Congresso si avrà un confronto sulla efficienza del servizio, nodo centrale per i cittadini,  tra  gli operatori della giustizia, ma anche con le forze sociali e della produzione: interverranno rappresentanti di Confindustria e dei sindacati. 

Hanno assicurato la loro partecipazione  al Congresso responsabili giustizia dei partiti ed esponenti delle associazioni degli avvocati e dei giudici di pace. Il Ministro della Giustizia, invitato, ha comunicato di non poter intervenire .

Nella sessione conclusiva con le relazioni introduttive del prof. Giorgio Costantino e del prof. Franco Coppi saranno prospettati interventi urgenti sul processo civile e penale.

Ancora una volta siamo costretti alla più netta critica nei confronti della azione di un Ministro che concentra tutta la sua attenzione su una  pessima riforma dell’ordinamento giudiziario, piuttosto che occuparsi della efficienza del servizio giustizia .

Per di più due nuove recentissime iniziative del Governo destano grande preoccupazione. E’ stato pubblicato il decreto legge con il quale si attribuisce alla magistratura onoraria competenza per provvedimenti di convalida di arresto in materia di immigrazione clandestina. Si tratta di uno sconvolgimento radicale del riparto di competenza tra magistratura ordinaria e magistratura onoraria, in un materia così delicata come quella delle libertà personale.

Con decreto legge 7 settembre 2004, n. 234 è stato nuovamente procrastinato il termine previsto dalla legge del 2001 per provvedere al bando dei concorsi per uditore giudiziario necessari per la copertura di tutti i posti vacanti nell'organico della magistratura. Questa iniziativa, che segue al colpevole ritardo con il quale il Ministro ha bandito solo nel marzo del 2004 i due concorsi che poteva bandire già due anni e mezzo prima, potrà portare a gravissime conseguenze; a fronte del normale turn over per i pensionamenti, non sarà possibile ancora per un lunghissimo tempo la entrata in funzione di nuovi magistrati.

Domenica 26 settembre alle ore 10 presso l’Hotel Jolly si riunirà il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm, che adotterà le decisioni operative e procederà al rinnovo delle cariche associative.

Il Presidente
Edmondo Bruti Liberati

 
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