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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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\\ Home Page : Storico : Magistratura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 19:28:26, in Magistratura, linkato 250 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

 

Come è noto il CDC dell'Associazione Nazionale Magistrati il giorno 10 luglio scorso ha proclamato un giorno di astensione dal lavoro (sciopero) in segno di protesta e di dissenso verso il testo di riforma dell'Ordinamento Giudiziario, approvato dalla Commissione Giustizia del Senato.

La decisione (con soli due voti di astensione) segue di una settimana quella delle dimissioni della Giunta Esecutiva Centrale (condivisa dall'intero CDC).

La Magistratura, con tali iniziative, ha voluto manifestare il profondo senso di delusione verso una Politica che si era impegnata ad abrogare o, quanto meno, a modificare sostanzialmente la pessima riforma Castelli.

Il testo del Senato, invero, costituisce un prodotto molto deludente di un percorso altrettanto deludente, caratterizzato da un finto dialogo tra sordi, ed è decisamente peggiorativo rispetto alla proposta del Ministro Mastella che, sia pure con alcune insoddisfacenti soluzioni, in ogni caso poteva rappresentare una base di discussione, e si prestava a qualche miglioramento.

Nel testo del Senato, infatti, si crea un organismo (la Scuola Superiore della Magistratura), non costituzionalmente previsto, separato dal CSM, che è sostanzialmente strutturato, per composizione (in larga misura ad opera del Ministro, e, quindi, dell'Esecutivo!) e per competenze, come organismo di condizionamento anche politico della Magistratura.

Il tema della Scuola, che è stato costantemente sottovalutato (anche da alcuni settori della magistratura), costituisce un nodo centrale della riforma, perché, attraverso la sua istituzione nei termini proposti, si incide sui rapporti tra Giudiziario ed Esecutivo, con sbilanciamento netto in favore di quest'ultimo.

Nel testo del Senato si prevede un accesso alle funzioni di legittimità (particolarmente delicate in considerazione del ruolo di indirizzo giurisprudenziale assunto dalla Corte di Cassazione) sottratto al diretto controllo del CSM e destinato a creare delle carriere privilegiate e parallele.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla organizzazione delle Procure, lasciando, quindi, inalterato un modello  fortemente gerarchizzato.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla composizione del CSM ed alla stabilizzazione delle sue strutture di supporto (Ufficio Studi e Magistrati Segretari), ribadendo, in tal senso, la evidente volontà di depotenziamento dell'unico organismo costituzionalmente preposto all'autogoverno dei magistrati.

Nel testo del Senato si prevede un meccanismo di passaggio dalle funzioni inquirenti a quelle  giudicanti e viceversa che rivela una inaccettabile diffidenza verso la Magistratura e che realizzerà, nei fatti, una sostanziale separazione tra le funzioni.

Nel testo del Senato, inoltre, le fonti di conoscenza ai fini della valutazione di professionalità dei magistrati diventano,tra le altre, quelle ministeriali (sic!), nonché "gli esiti delle singole fasi processuali". A tal  ultimo proposito c'è da chiedersi quale sia la differenza sostanziale rispetto all'ipotesi del divieto di "interpretazione creativa" previsto dalla riforma Castelli?!

Questi in estrema sintesi i punti che caratterizzano in negativo la riforma e che inducono a posizioni di netto e dichiarato dissenso.

Il dissenso non può e non vuole essere interferenza per quelli che sono i compiti esclusivi della Politica!

Vuole significare, però, una presa di distanza da responsabilità che devono appartenere tutte alla Politica, senza equivoci di sorta.

E' la Politica che si assume la responsabilità di far entrare in vigore o non la riforma cd. Castelli!!!

E' la Politica che si assume la responsabilità di modificare la cd. riforma Castelli nei termini indicati, senza consensi, più o meno espliciti o impliciti della Magistratura, e senza "strizzatine d'occhio" più o meno compiacenti  di alcuni ( per fortuna pochi) e ben introdotti magistrati.

Lo sciopero non rappresenta, certo, uno strumento in grado di indurre a ripensamenti, ma costituisce oggi forse l'unica manifestazione di un pensiero che vuole rimanere libero, senza condizionamenti politici, e che trova difficoltà (per usare un eufemismo) ad essere veicolata all'esterno, in un contesto di diffusa tendenza omologante del messaggio "non disturbate il manovratore". 
 

Roma,12.7.2007.                                 

Il Segretario Generale
Marcello Matera

 
Di Loredana Morandi (del 11/07/2007 @ 08:40:11, in Magistratura, linkato 167 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il Comitato Direttivo Centrale

Ribadisce il suo argomentato dissenso su punti rilevanti del disegno di legge sull'ordinamento giudiziario attualmente all'esame del Senato;
 
Delibera una giornata di astensione dell'attività giudiziaria per la data del 20 luglio 2007 dando  mandato alla Giunta Esecutiva Centrale per la determinazione delle modalità di attuazione;
 
Convoca il Comitato Direttivo Centrale per sabato 14 luglio 2007 per valutare gli sviluppi ed i risultati dei lavori parlamentari sulla materia ordinamentale e per assumere ogni ulteriore decisione ivi compresa la eventuale revoca dello sciopero.
 
 
Roma, 10 luglio 2007
 
Documento approvato all'unanimità con due astensioni

 
Di Loredana Morandi (del 10/07/2007 @ 15:30:37, in Magistratura, linkato 173 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

La morte di Corso Libero Bovio è evento tragico che ci riempie di dolore e di sgomento.

Nel corso della sua vita professionale egli ha dimostrato, con la sua cultura e la sua eloquenza raffinate,  quanto l’avvocato sia indispensabile per realizzare il fine di una giustizia intelligente ed umana.

La scomparsa di Bovio è una perdita per la giustizia italiana ed un lutto che i magistrati sentono come proprio insieme agli avvocati italiani.

In questo momento così duro siamo vicini alla famiglia, agli amici, ai colleghi del grande avvocato scomparso.

Roma, 10 luglio 2007

Il Presidente  
Giuseppe Gennaro

Il Segretario Generale  
Nello Rossi

 
Di Loredana Morandi (del 07/07/2007 @ 20:54:40, in Magistratura, linkato 144 volte)

L'occhio del Sismi sui magistrati
"Fiancheggiatori dei no global"

di CARLO BONINI

ROMA - Nel gennaio del 2003, le quattro giornate del quattordicesimo congresso nazionale di Magistratura Democratica a Roma inquietano il Sismi. Ne mettono in movimento le "teste". Mancano due mesi a un intervento militare in Iraq che il mondo intero sa ormai imminente (l'invasione scatterà la notte del 20 marzo). Il Servizio insegue l'ombra del "nemico politico interno", nella sua declinazione "pacifista" e "disfattista", perché se ne possano anticipare le mosse prima dello scoppio delle ostilità. Il lavoro del Sismi è occhiuto, pedante, e l'obiettivo torna ad essere, ossessivamente, lo stesso: la magistratura associata nelle sue articolazioni di sinistra. Il congresso di Md è dunque un ghiotto appuntamento (come del resto lo sono state nel tempo persino il lavoro e i convegni sull'"Iraq" di rispettate fondazioni come l'Aspen, trasformato - lo abbiamo visto appena ieri - da esclusivo think-tank, che ha avuto e ha tra i suoi soci Ciampi, Napolitano, Prodi, Amato, Tremonti, in pericoloso centro di cospirazione).

La strategia "corporativa" contro la guerra
Nell'archivio di via Nazionale, un fitto appunto di cinque pagine documenta l'ascolto delle giornate congressuali e le conclusioni dell'istruttoria di Forte Braschi. E' un testo tanto poliziesco nella prosa, quanto rozzo nell'elaborazione. A cominciare dall'epigrafe che, se non se ne conoscesse la paternità (il Sismi), ricorderebbe linguisticamente certe risoluzioni delle formazioni armate degli anni di piombo. Si legge: "Oggetto: la strategia politica, sociale e corporativa del movimento internazionale dei magistrati e dei "giuristi" militanti e l'occasione rappresentata dalla crisi irachena". L'incipit del documento, del resto, più che rappresentarne la premessa ne prospetta già la conclusione. "Ambiti altamente accreditati hanno informato su come l'attuale crisi irachena avrebbe impresso una oggettiva accelerazione a quella strategia politica, sociale e corporativa, di contrasto alla globalizzazione capitalistica e alla violenza neoimperialista, verosimilmente riconducibile al movimento dei magistrati e "giuristi" militanti. Il tutto nell'ottica di una rifondazione complessiva del sistema di sviluppo mondiale, regolato da norme giuridiche ispirate a una "democrazia sostanziale" che dovrebbe essere garantita dalla primazìa esercitata, nei confronti di tutti gli altri poteri, da ben "orientati" Organismi giurisdizionali sovranazionali".


Cinque giudici "pericolosamente" pacifisti
Maneggiando con rozzezza i materiali del congresso di Md, l'addetto del Sismi che lavora l'appunto illumina ciò che, ai suoi occhi, appare l'inconfutabile prova della "saldatura" tra il "fronte antimperialista" contrario all'intervento in Iraq e quello dei "giuristi democratici". Leggiamo: "Il Congresso ha pienamente accolto la proposta lanciata da Medel (Associazione di magistrati e giuristi europei ndr.) attraverso il giudice belga Marie-Anne Swartenbroeckx, che provvede a diffondere l'appello "La guerra è illegale!". L'iniziativa è stata prontamente accolta e condivisa dai partecipanti al Congresso (tra cui Sergio Cofferati e Paolo Serventi Longhi), come dimostrato dalla "Mozione sulla pace e la guerra", sottoscritta da Ignazio Patrone (magistrato e presidente di Medel), Franco Ippolito e Giuseppe Cascini (...). Alla citata mozione fa eco la relazione svolta dal segretario generale di Md, Claudio Castelli, nella parte dedicata a "Il diritto e la forza". Egli, dopo aver premesso che "il tema della guerra e della pace riassume in sé sia la crisi del diritto internazionale classico (e perciò dell'Onu), sia le difficoltà di costruire un nuovo sistema di relazioni internazionali fondato sul "diritto", addita gli Usa come i reali responsabili di quanto sta avvenendo a livello planetario".

Le accuse rivolte ai magistrati
L'intossicata analisi del Servizio si deposita nelle sue conclusioni. In una stantia accusa di "collateralismo", che propone un sillogismo anni '70: ieri fiancheggiatori dello spontaneismo armato di sinistra, oggi dei "no-global no war". "Sulla base di quanto sin qui esposto, troverebbe conferma l'esistenza di un substrato programmatico comune tra le istanze politiche del movimento antagonista occidentale e quelle politico-corporative espresse dalla rete internazionale dei magistrati e dei giuristi militanti. L'aspetto più delicato di una simile commistione atterrebbe, aldilà degli obiettivi di contrapposizione dell'Impero occidentale, nella "tolleranza" e mancata applicazione dei dispositivi di legge, da parte di determinati soggetti istituzionali, a favore di organizzazioni e di individui penalmente perseguibili".

La deriva dell'Anm e il rischio apparati
Quattro mesi dopo il congresso di Md, in maggio, ancora un appunto. Questa volta sulle "elezioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati". Per il Sismi la deriva dell'Associazione "a sinistra" si è compiuta. Ora c'è da attendersi il peggio. Scrive il Servizio: "Un delicatissimo aspetto atterrebbe a una operazione, verosimilmente facente capo a specifici settori della magistratura e non solo, di chiamata a raccolta di quegli elementi, appartenenti agli organi di polizia giudiziaria, ritenuti "vicini" professionalmente (operando presso Procure e Tribunali) e politicamente, al fine di orientarne, in questo frangente, le prese di posizione. Tale presunta iniziativa avrebbe contribuito non poco a far crescere, in parte del personale di certi corpi di Polizia, un forte sentimento di avversione contro l'Esecutivo in carica, che si starebbe manifestando, in maniera più o meno larvata, in diverse realtà territoriali".

(7 luglio 2007)

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/sismi-mancini-11/dossier-iraq/dossier-iraq.html

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2007 @ 19:03:43, in Magistratura, linkato 131 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

Ieri, oggi e domani vi è l'astensione dalle udienze deliberata dall'Unione delle Camere penali

E' del giorno 3 la notizia di altra deliberazione di nuova astensione, dal 16 al 21 luglio.

Possiamo immaginare che ce ne sarà un'altra nella prima settimana di settembre in cui riprende l'attività giurisdizionale, come già accaduto in passato.

Il Movimento per la giustizia ritiene di avere le carte in regola, nei rapporti con l'Avvocatura, per esprimere con serena fermezza il proprio radicale dissenso da queste modalità di protesta, che hanno come  principale, se non unica conseguenza il consapevole contributo alla devastazione di ciò che rimane di ogni tentativo di mantenere un minimo di efficienza nell'organizzazione del lavoro dell'attività giurisdizionale penale.

Infatti, anche sul nostro sito www.movimentoperlagiustizia.it sono inseriti gli avvisi e poi gli atti di incontri promossi dal Movimento con l'Avvocatura per confrontarsi insieme, con libertà e trasparenza, ad esempio proprio sul problema del concorso dell'Avvocatura nella valutazione dei magistrati.

Siamo sempre stati consapevoli e convinti che l'apporto dell'Avvocatura alla realizzazione di un efficace servizio giustizia che risponda alle attese dei cittadini nel rispetto dei principi costituzionali sia essenziale.
Siamo stati e siamo sempre disponibili a confronti su tutte le tematiche che riguardano la giustizia, con un approccio senza pre-giudizi, dove l'ascolto delle ragioni dell'altro ed il riconoscimento delle proprie inadeguatezze non comporta affatto la rinuncia a proporre le proprie ragioni ed a segnalare le altrui inadeguatezze.

Modalità di protesta quali quelle in atto contribuiscono però ad allontanare ed a rendere obiettivamente più difficoltoso il dialogo ed il confronto, e ad esasperare i problemi e le difficoltà che quotidianamente tutti incontriamo - magistrati, avvocati, personale amministrativo - in quel lavoro nel quale, come è stato felicemente commentato, siamo 'condannati a stare insieme', con il rischio dei  successivi irrigidimenti reciproci, inevitabili quando la gestione dei ruoli diviene obiettivamente faticosissima.

Con trasparenza evidenziamo la necessità che l'autoregolamentazione dell'astensione dell'avvocatura dalle udienze venga rivisitata, perchè considerare legittime astensioni di trenta giorni sul trimestre è costo che il sistema non può oggi più sopportare. Nello stesso tempo crediamo doveroso sollecitare le altre componenti dell'Avvocatura ad esprimersi pubblicamente sulla condivisione o meno di siffatte modalità di protesta, perchè anche all'interno dell'intera Avvocatura venga colta l'importanza di un confronto 'forte' sul suo ruolo e sul suo contributo al funzionamento o allo sfascio del sistema.

Rilanciamo, e rinnoviamo, l'invito all'Avvocatura nelle sue diverse componenti per un confronto aperto, pubblico e trasparente sui vari aspetti e problemi di questo mondo della giustizia. Lo stesso invito lo abbiamo sempre rivolto all'ANM, nelle sue articolazioni nazionali e territoriali.
Ma proprio perchè sappiamo di avere per primi bisogno di un'Avvocatura autorevole e forte, sentiamo la necessità di evidenziare una situazione non più sostenibile.

Un'ultima riflessione. Abbiamo purtroppo sperimentato, in più sedi giudiziarie, che ormai le astensioni coinvolgono anche i processi con imputati detenuti. C'è sempre il 'consenso' dell'imputato detenuto, per il rinvio. E la lettera dell'autoregolamentazione è rispettata. Ma non possiamo non chiederci, e chiedere all'Avvocatura, quanto 'libero' sia il 'consenso' di chi è detenuto e si è affidato ad un avvocato che intenda astenersi, e al quale, detenuto, si presenti come alternativa una rinuncia al mandato con nomina di difensore d'ufficio o un'assistenza 'controvoglia'. E' l'Avvocatura che ci ha insegnato, quotidianamente, ad essere 'sensibili' a questi aspetti: le chiediamo di non ignorarli ora.

Venezia -Roma 5.7.2007

Carlo Citterio
segretario generale del movimento per la giustizia

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2007 @ 18:58:05, in Magistratura, linkato 124 volte)

 

Il Movimento per la giustizia esprime solidarietà e consenso convinto al CSM sulla vicenda dei controlli di personale del SISMI su singoli magistrati.
L'unanimità della delibera manifesta un apprezzamento valutativo istituzionale, condiviso al di là delle diverse aree di provenienza.
Ciò, da un lato ci conforta, dall'altro ci allerta sull'estrema gravità della vicenda.
La sua sottovalutazione, o peggio l'irrisione cui qualche personalità di Governo si è già incredibilmente abbandonato, non sarebbe accettabile.

A noi preme evidenziare questo passaggio della delibera: <>.

La palese contrarietà di condotte siffatte agli elementari doveri di indipendenza ed autonomia dei magistrati, anche se svolgenti incarichi extra giudiziari, ci pare meriti la dovuta attenzione anche da parte dell'ANM, in un complessivo contesto di valorizzazione del richiamo all'osservanza dei principi posti dal nostro codice etico, e di sanzione della loro palese violazione.

Carlo Citterio
segr. gen. mov. per la giustizia

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2007 @ 16:59:58, in Magistratura, linkato 111 volte)

 

Quale Presidente di MEDEL – Magistrats européens pour la démocratie et les libertés – nel periodo che è stato illecitamente “attenzionato” dal Sismi, ricordo che si tratta di una libera Associazione europea di magistrati alla quale partecipano Magistratura democratica e il Movimento per la giustizia con numerose altre Associazioni di giudici e PM di Paesi membri dell’Unione.

MEDEL prende parte da tempo alle attività del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea: tra le altre alla Commissione Europea per l’efficienza della giustizia, al Consiglio consultivo dei giudici europei, alla Conferenza europea dei Procuratori; ha partecipato a consultazioni su Libri Verdi della Commissione Europea e intrattenuto proficui contatti con OLAF e Eurojust; ha un rapporto di collaborazione con analoghe Associazioni di magistrati dell’America Latina e dell’Africa; ha organizzato iniziative e convegni con Associazioni europee di Avvocati; ha avuto rapporti con la Commissione dell’ONU per i diritti umani di Ginevra; da ultimo ha promosso la costituzione di un Osservatorio sui diritti fondamentali in Europa.

Tutte attività che si sono sempre svolte in modo pubblico e trasparente.

Indigna perciò apprendere che un Servizio informativo dello Stato italiano, che dovrebbe attendere alla sicurezza della Repubblica, si sarebbe illegittimamente insinuato nella lista interna di comunicazione di MEDEL, della quale fanno parte solo magistrati professionisti aderenti alle Associazioni nazionali per discutere di tematiche di interesse comune, e che sarebbe stato preparato un dossier contenente affermazioni e commenti falsi, fantasiosi e diffamatori: fango a buon mercato, destinato a un uso che oggi ancora non appare chiaro.

MEDEL, gelosa della propria autonomia da qualsiasi potere, saprà agire a propria tutela nelle sedi opportune.

A chi l’ha rappresentata nel recente passato rimane l’orgoglio di un lavoro svolto nell’esclusivo interesse dell’indipendenza del potere giudiziario e per la tutela dei diritti dei più deboli e sfavoriti.

Ignazio Juan Patrone, ex Presidente di MEDEL

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2007 @ 16:57:53, in Magistratura, linkato 115 volte)


Magistrati  “portatori di pensieri……”


La delibera del CSM - che espone dati e fornisce informazioni sull’attività di intelligence svolta nei confronti di molti magistrati a partire dall’inizio dell’estate 2001 - è un documento di straordinario interesse che merita di essere letto con attenzione e meditato a lungo.

In termini oggettivi, argomentati, pacati (e proprio per questo più severi) l’organo di governo autonomo della magistratura  rappresenta come nei confronti dei magistrati “osservati” siano stati non solo raccolti e schedati materiali noti e comunque pubblici ma sia stato anche svolto un capillare monitoraggio delle attività, dei movimenti e della corrispondenza informatica.

Dunque, è stata sotto osservazione per anni l’attività di uffici giudiziari, di libere associazioni italiane ed europee, di singoli giudici e pubblici ministeri.

Che tutto ciò sia potuto avvenire nell’Italia del 2000, e per di più a spese dei contribuenti, è inquietante e stupefacente.

Ma ancor più stupefacenti sono le motivazioni dell’impropria attività di intelligence svolta: la necessità di seguire l’azione di interi uffici giudiziari, di libere associazioni nonché le attività professionali e private di soggetti individuati come potenziali “portatori di pensieri …..destabilizzanti”.

Nonostante queste notizie, i magistrati italiani continueranno a svolgere il loro lavoro professionale con l’equilibrio, la serenità e la trasparenza di sempre e saranno ancora “portatori di pensieri ….” pensati ed espressi alla luce del sole e proprio per questo utili alla giurisdizione ed alla democrazia di questo paese.

Roma, 5 luglio 2007

Nello Rossi

 
Di Loredana Morandi (del 04/07/2007 @ 21:08:10, in Magistratura, linkato 98 volte)

 

461/RR/2006 - Delibera del Comitato di Presidenza in data 7 novembre 2006 con la quale è stata autorizzata l'apertura presso la Prima Commissione di una pratica a tutela dei magistrati che, come riferiscono notizie di stampa, sarebbero stati oggetto di informative e di osservazione ad opera di appartenenti o collaboratori del servizio di informazione militare.

(relatore Dott. ROIA)

La Prima Commissione propone all’unanimità l’adozione della seguente delibera:

“1. Il 7 novembre 2006 il Comitato di presidenza del Consiglio superiore - su richiesta dei consiglieri Pepino, Riviezzo, Berruti, Siniscalchi e Patrono – ha autorizzato l'apertura presso la Prima Commissione di una pratica "a tutela" in conseguenza di notizie di stampa secondo cui «nel corso di una perquisizione effettuata su ordine dell'autorità giudiziaria nei locali in disponibilità del Sismi situati in via Nazionale a Roma, è stata rinvenuta documentazione da cui risulta che numerosi magistrati sono stati oggetto di informative e di osservazione ad opera di appartenenti o collaboratori del Servizio di informazione militare (...) anche al fine di condizionare od ostacolare l'attività giurisdizionale di tali magistrati, di impedirne la partecipazione a organismi sopranazionali, di delegittimarli attraverso il discredito personale, ledendo con ciò, insieme alla loro dignità personale, l'esercizio autonomo e indipendente della giurisdizione e incidendo (o tentando di incidere) sulle consapevoli determinazioni dell'organo di autogoverno e finanche sulla composizione dello stesso».

Nell'ambito di detta pratica, con nota 22 novembre 2006, sono stati richiesti alla Procura della Repubblica di Milano, ove consentito dalle esigenze investigative, informazioni e atti relativi alla perquisizione di cui sopra e ai suoi seguiti.

Il 18 dicembre la Procura di Milano ha trasmesso alla Prima Commissione del Consiglio ampia documentazione comprensiva:

a1) degli atti salienti del procedimento pendente nei confronti di Pignero Gustavo ed altri, con indagini concluse e richiesta di rinvio a giudizio (nonché di archiviazione per alcune posizioni) depositata il precedente 5 dicembre, nell'ambito del quale, il 5 luglio 2006, è stata effettuata perquisizione nell'appartamento in uso al Sismi, sito in Roma, via Nazionale 230;

a2) di numerosi documenti sequestrati in detta perquisizione (in cartaceo ovvero tratti da computer o floppy disk) contenenti riferimenti a magistrati, italiani ed europei, alla loro attività, ad istituzioni (anche internazionali) in cui operano (od operavano) tali magistrati, ad associazioni di magistrati (italiane ed europee);

a3) della memoria in data 7.7.2006 indirizzata ai pubblici ministeri di Milano nel contesto dell’interrogatorio reso da Pompa Pio il quale, definendosi “dirigente del Sismi con compiti di analista OSINT” rappresentava, in merito alla documentazione sequestrata presso il suo ufficio riservato,: “nella mia missione sono obbligato ad acquisire classificare custodire, tutte le informazioni che ottengo, senza distinzione di genuinità affidabilità attendibilità. Un servizio di sicurezza svolge i propri compiti istituzionali acquisendo il maggior numero di informazioni possibili ed analizzandole tutte, utilizzando solo quelle ritenute utili per la sicurezza nazionale”.

a4) della missiva in data 18 dicembre 2006 di trasmissione alla Procura della Repubblica di Roma per competenza territoriale del proc. n. 50160/06 mod. 21, aperto a carico di Pollari Nicolò e Pompa Pio per i reati di cui agli artt. 314 e 616 codice penale nonché per altre possibili ipotesi di reato (in particolare, abuso ex art. 323 codice penale e , art. 167 decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, codice privacy) connesse ad attività del Sismi non riconducibili alle finalità di competenza di tale servizio emergenti dalla acquisizione e dalla elaborazione del materiale acquisito nella perquisizione del 5 luglio 2006.

In data 26.6.2007 sono stati sentiti dalla Prima Commissione il Procuratore della Repubblica di Roma dott. Ferrara ed il Sostituto Procuratore dott. Saviotti titolare del procedimento n. 56467/06/RG i quali hanno prodotto l’invito a presentarsi per rendere interrogatorio emesso in data 25.6.07 nei confronti di Pompa Pio per i reati di cui agli artt. 314, 81 cp.v. 61 n. 2, 110 c.p., 110, 81 c.p.v., 616, 61 n. 9 c.p., confermando le iscrizioni al registro notizie di reato quali unici indagati dello stesso Pompa Pio e di Pollari Nicolò, mentre non risultano allo stato coinvolti altri soggetti o organi.

2. Tra i documenti acquisti, particolare rilievo presentano, ai fini che qui interessano:

b1) alcuni appunti, predisposti nella primavera-estate del 2001, esplicativi del progetto di osservazione e intervento del Sismi su settori della magistratura definiti «portatori di pensieri e strategie destabilizzanti (...) e vicini ai partiti della passata maggioranza» (cfr. reperto B.9). Tale progetto è così sintetizzato: «neutralizzazione di iniziative, politico-giudiziarie, riferite direttamente a esponenti della attuale maggioranza di Governo e/o di loro familiari (anche attraverso l'adozione di provvedimenti traumatici su singoli soggetti), sedi: Milano, Torino, Roma e Palermo; neutralizzazione o, al più, ridimensionamento di attività aggressive, politico-giudiziarie, provenienti dall'estero, ma svolte in sinergia con ambiti e soggetti di cui ai precedenti punti, paesi di interesse: Spagna, Inghilterra; (...) concettualizzare un team di soggetti di riferimento che prendano come missione prioritaria la valutazione e la diagnosi precoce di ogni iniziativa aggressiva e di studiarne e attuarne misure di neutralizzazione o di deterrenza. Al contempo, il citato team potrebbe (in parallelo) svolgere attività di dissuasione mediante l'adozione di adeguate contromisure in Italia e all'estero» (reperto B.9);

b2) il report sulla designazione di magistrati italiani in «organismi investigativi dell'Unione europea» e, in particolare presso l'Olaf (Organismo per il contrasto alle frodi e alla corruzione), finalizzata – secondo detto documento - «ad enfatizzare iniziative aggressive già in corso od a promuoverne altre nei confronti di alte personalità di Governo e/o del Governo stesso, con riferimento all'attuazione di momenti significativi del suo programma (realizzazione di opere, ecc.)» (reperto B.9). Si legge, tra l'altro, in detto report: «Tale strategia (di infiltrazione nell'Olaf, ndr) è volta sia a stimolare vere e proprie iniziative giudiziarie e/o di delegittimazione di soggetti specifici sia a creare le condizioni per impedire che finanziamenti e/o provvidenze previsti per l'attuazione di taluni programmi vengano congelati sine die se non addirittura revocati. La prospettiva (...) richiede, perché possa essere avviata e portata avanti con successo, che taluni incarichi messi a concorso vengano affidati a precise persone legate ideologicamente e intellettualmente a chi opera la regia dell'iniziativa in questione. La prospettiva, come detto, era già stata scoperta anche in virtù delle persone fisiche che erano state già designate, della storia di queste ultime e di concomitanti elementi di conoscenza già acquisiti. La relativa insidiosità era stata più volte rappresentata e sottolineata. Nelle ultime ore persona di sicura affidabilità avente medesima estrazione professionale dei soggetti prima indicati come potenzialmente pericolosi e rivestente oggi qualificato incarico di supporto governativo ha ritenuto di dover rappresentare ulteriori allarmanti elementi di pericolosità dei quali ha contezza diretta anche in ragione del suo Ufficio. Ci si intende riferire sia ad elementi di conoscenza fattuale disponibili nell'esercizio della sua funzione sia a prove documentali, anche olografe (delle quali talune reperite fortunosamente nell'ambito della struttura presso la quale il soggetto opera). (...) Si tratta in particolare e tra l'altro di scongiurare l'eventualità che taluni soggetti, deputati ad operare negativamente nel senso illustrato, vengano ad essere addirittura designati dalla stessa compagine governativa che potrebbe risultare, poi, vittima della loro iniziativa. La fonte ha riferito di aver già fornito indicazioni in tal senso a taluni esponenti del Governo in carica. Ha tenuto, peraltro, a sottolineare viva preoccupazione e grande allarme per l'ipotesi di una possibile sottovalutazione del problema da parte di chi dovrebbe darsene carico»;

b3) elenchi e schede di magistrati qualificati come «aree di sensibilità» da sottoporre a osservazione e interventi di contrasto e/o dissuasione. Nella individuazione dei magistrati italiani è fatto esplicito riferimento alla appartenenza a Magistratura democratica ma anche a un «dispositivo approntato in sede politico-giudiziaria da noto esponente, già appartenente all'Ordine Giudiziario, che si è proposto quale ideologo e, poi, catalizzatore e garante occulto di un gruppo di appartenenti a quell'Ordine (...) con la costituzione di un movimento trasversale che ha reso nella sostanza obsolete le tradizionali "correnti" di quell'Ordine» (cfr. reperto B.9). I magistrati ritenuti appartenenti a tale movimento sono indicati in apposito elenco (cfr, reperto B.1), integrato da autonome indicazioni. Nell'elenco ad hoc (comprensivo anche di estranei all'ordine giudiziario, che qui si omettono) sono inclusi, sotto la voce «aree di sensibilità», i magistrati Colombo, D'Ambrosio, Caselli, Bruti Liberati, Almerighi, Natoli, Ingroia, Principato, Sabella, Mancuso (Dap/Na), Mancuso (Bo), Melillo, Monetti, Salvi, Cesqui, Lembo, Paraggio, De Pasquale, Napoleoni, Casson e Perduca e, sotto la voce «supporters e/o braccio armato», i magistrati Borrelli, Davigo, Boccassini, Greco, Taddei, Ichino, Carnevali (nonché, ripetuti, D'Ambrosio e Colombo). A tale elenco sono aggiunti, in via autonoma, numerosi altri magistrati: in particolare, con l'indicazione di partecipi del «movimento dei "giuristi" democratici militanti», oltre ai già ricordati Edmondo Bruti Liberati e Giovanni Salvi, «il presidente di Magistratura democratica e membro di MEDEL, Livio Pepino e il presidente di MEDEL e membro di Md, Ignazio Patrone» (cfr. allegato 4 allla nota 16 dicembre 2006 Digos Milano). Specifiche schede biografiche o indicative dei rapporti intrattenuti dagli interessati con personalità politiche, italiane e non, sono dedicate ad Armando Spataro (reperto C.24 e C.27), Stefano Dambruoso (reperto C.28), Domenico Gallo (reperto D.26.12);

b4) un dossier sull'associazione europea Magistrats européens pour la democratie et les libertés (MEDEL) (reperto D.26.6) comprensivo: α) di alcuni elenchi, l'ultimo dei quali aggiornato al 12 marzo 2002, delle organizzazioni aderenti a MEDEL (con relativi responsabili, indirizzi e.mail e numeri telefonici) e dei singoli magistrati che ne fanno parte, come singoli o come delegati di associazioni nazionali. L'elenco aggiornato al 12 marzo 2002 comprende 203 magistrati (con relativi indirizzi di posta elettronica) di 12 paesi europei; di essi 46 sono italiani; β) di uno «studio preliminare delle ultime attività di MEDEL e soprattutto del suo principale sostegno italiano (Magistratura Democratica», redatto il 3 agosto 2002; γ) di un monitoraggio capillare delle attività, dei contatti, delle riunioni e dei documenti di MEDEL, predisposto anche attraverso l'analisi dettagliata dei messaggi di posta elettronica diffusi nella lista (di carattere interno) dell'associazione tra il 2 ottobre 2001 e il 6 luglio 2002. Il dossier si conclude con il seguente rilievo: «Dal lontano 1985 ad oggi, MEDEL ha compiuto passi da gigante nel conseguimento dei suo disegno politico, sociale e corporativo sviluppando, contestualmente, un assetto organizzativo che, dal centro e fino alle periferie mondiali, si è mostrato all'altezza di corrrispondere ai nuovi scenari determinati dal processo di globalizzazione. Ne consegue che sarebbe assai riduttivo considerare MEDEL un'associazione diluita tra altri organismi similari. Di fatto essa rappresenta il deus ex machina di quel movimento internazionale dei magistrati militanti che, avvalendosi delle prerogative connesse alle funzioni svolte all'interno del proprio Paese, ha finito con il costituire una rete la cui capillarità gli consente di esercitare il proprio peso sia a livello nazionale che sovranazionale. In tale modo ne è scaturito un processo osmotico, dal centro alla periferia e viceversa, la cui dinamica viene scandita nel contesto di quell'asse internazionale, di contrapposizione all'Impero occidentale capitalistico, che non rifugge dall'avvalersi, strumentalmente e non, di alleanze anche con il mondo dell'integralismo islamico»;

b5) un "promemoria" (corredato di schema grafico) circa la «rete informativa utilizzata dal magistrato francese di collegamento presso il Ministero di Grazia e Giustizia, Emmanuel Barbe, nel suo "particolare" modus operandi» (reperti D.26.6). Si legge in detto promemoria: «Secondo talune indicazioni il magistrato di collegamento, presso il Ministero di Grazie e Giustizia, Emmanuel Barbe (addetto dell'Ambasciata di Francia a Roma), risulterebbe da tempo in stretti rapporti con diversi esponenti del cosiddetto movimento dei "giuristi militanti" rappresentato, a livello internazionale, dalla ONG Magistrats européens pour la Democratie et les Libertés (MEDEL) presieduta dal giudice italiano Ignazio Patrone. In particolare egli avrebbe provveduto ad ampliare e perfezionare la maggior parte dei menzionati rapporti durante il suo precedente incarico, presso la UE, come Consigliere nella Delegazione permanente francese per la cooperazione giudiziaria. Sembrerebbe infatti che Barbe, nel corso della sua permanenza a Bruxelles, abbia avuto modo di divenire un profondo "conoscitore" delle vicende politiche e giudiziarie, riguardanti il nostro Paese, anche sulla scorta delle frequentazioni e dei legami, tra l'altro agevolati dalla stessa MEDEL (caratterizzata già all'epoca da una forte presenza di Magistratura democratica), con diversi magistrati e personalità politiche italiane tra cui: Luciano Violante (...); Antonio Di Pietro (con il quale avrebbe in comune, tra l'altro, la "passione" per l'informatica); Giancarlo Caselli, verso cui egli continuerebbe a nutrire, sulla base della passata ottima collaborazione posta in essere con l'allora Procuratore di Eurojust, stima ed amicizia incondizionate: Ignazio Patrone (attuale Presidente di MEDEL), con il quale Barbe avrebbe assidui scambi di vedute, specie sullo scontro in atto tra Governo e Magistratura, ricavandone altresì, per quanto è dato sapere, ulteriori e significative "anticipazioni", anche su aspetti di carattere riservato, spesso riguardanti l'operato della Corte Costituzionale, come sarebbe recentemente avvenuto in occasione del pronunciamento sul lodo Schifani; Edmondo Bruti Liberati (ex Presidente di MEDEL), che verrebbe, dal nostro, soventemente "consultato" (a volte direttamente altre in via mediata) sia come Presidente dell'ANM che come membro del Comitato di vigilanza dell'OLAF; Alessandro Perduca (ritenuto contiguo a MEDEL), dal quale attingerebbe, considerata la sua posizione al vertice della Direzione Investigazioni e Operazioni dell'OLAF, "opinioni" e "suggerimenti", soprattutto sulla "interpretazione" di diverse questioni, attinenti "determinate" aziende italiane, che potrebbero avere importanti risvolti giudiziari e politici; Livio Pepino (membro di MEDEL), presidente di Md; Claudio Castelli (membro di MEDEL), segretario nazionale di Md, Maria Giuliana Civinini (membro di MEDEL), consigliere del CSM; Giovanni Salvi (membro di MEDEL), consigliere del CSM; Luigi Marini (membro di MEDEL), consigliere del CSM. Tuttavia gli elementi di maggiore delicatezza, circa il ruolo ed il modus operandi adottati da Emmanuel Barbe nello svolgimento dei suoi vari incarichi, segnatamente presso la UE, prime, e l'Ambasciata di Francia a Roma, poi, riguarderebbero non tanto la sua organicità o meno al menzionato movimento dei "giuristi militanti" ma, quanto, l'asserita propensione e predisporre ed usufruire di una propria efficace rete "informativa" in grado di interagire sul duplice versante politico e giudiziario»;

b6) monitoraggio di iniziative, dibattiti e manifestazioni a carattere "antigovernativo" con la partecipazione di magistrati: cfr., in particolare: α) le schede sulla asserita costituzione nell'agosto 2001, su iniziativa del dr. Spataro, di un team per ottenere dal CSM un «parere di merito» contrario alla riforma del diritto societario (in via di approvazione parlamentare) e per effettuare «la riconversione dei capi d'accusa che coinvolgono un personaggio politico di primissimo piano» (cfr. reperti B.2 e B.9); β) la scheda sulla strategia di contrasto della istituzione della Commissione d'inchiesta su Tangentopoli (cfr. allegato 4 alla nota 16 dicembre 2006 Digos Milano) nonché gli ulteriori appunti allegati a detta nota e quelli inseriti nel reperto D.26. In questo filone si inserisce anche la scheda relativa alle elezioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati dell'11-13 maggio 2003 dove si riporta “ Fonti ben informate hanno fornito indicazioni secondo cui gli ultimi episodi, che hanno caratterizzato lo scontro istituzionale tra Governo e Magistratura, avrebbero di fatto determinato un processo di ricompattamento, tra le varie componenti dell’ANM, rafforzando notevolmente la possibilità che l’esito delle elezioni (…11-12-13 maggio 2003), possa tradursi nel rinnovo di un Comitato direttivo centrale ancora più attestato su posizioni radicali e, soprattutto, antigovernative. In particolare, negli ultimi giorni, si sarebbe diffusa tra i Magistrati la percezione di essere in presenza di uno scontro istituzionale che sarebbe arrivato ad un livello tale …da imporre una scelta di campo “obbligata” a difesa delle proprie prerogative di ordine politico e, specialmente corporativo. Emblematiche, al riguardo, risulterebbero sia il comunicato stampa dell’ANM (7 maggio 2003) “sulle dichiarazioni del Ministro Castelli e del Presidente Berlusconi” che i contenuti dei Programmi elettorali delle varie “correnti” rappresentate all’interno dell’organismo sindacale dei magistrati. Un ulteriore “delicatissimo” aspetto atterrebbe una operaione, verosimilmente facente capo a specifici settori della Magistratura e non solo, di chiamata a raccolta di quegli elementi, appartenenti agli organi di Polizia Giudiziaria, ritenuti “vicini” professionalmente (operando presso Procure e Tribunali) e politicamente al fine di orientarne, in questo frangente, le “azioni” e le prese di posizione. Tale presunta iniziativa avrebbe contribuito non poco a far crescere, in parte del personale di certi Corpi di Polizia, un forte sentimento di avversione contro l’Esecutivo in carica che si starebbe manifestando….in diverse realtà territoriali”;

b7) relazioni relative a controlli sull'operato di magistrato effettuati da persone non indicate (cfr., per esempio, scheda relativa a movimenti e incontri, nella giornata dell'11 agosto 2001 dei pubblici ministeri milanesi Bruti Liberati, Colombo e Greco: cfr. reperto B.2 e B.6) ovvero a colloqui esplorativi con altri magistrati (cfr. intervista ai dr. Spataro e Pomarici in data 22 maggio 2006 del giornalista Farina, alias agente "Betulla", nonché ricevute di pagamento di quest'ultimo: cfr. reperti C.26 e D.34);

b8) raccolta di documentazione relativa a contatti "compromettenti" o dimostrativi della strategia antigovernativa di alcuni magistrati (cfr., in particolare, il reperto D.26.12 in cui è inserito l'articolo pubblicato su Il Giornale del 14 dicembre 2001 con il titolo "A Lugano summit a quattro per il pool antiBerlusconi", relativo a un asserito incontro, in un albergo di Lugano tra Ilda Boccassini, Elena Paciotti, Carla Del Ponte e Carlos Castresana).

3. Tirando le somme di quanto sin qui esposto:

c1) la documentazione acquisita evidenzia che, a partire dall'inizio dell'estate del 2001 (e cioè da epoca immediatamente successiva alle elezioni del maggio dello stesso anno) ebbe inizio, nei confronti di alcuni magistrati italiani ed europei e delle associazioni di riferimento degli stessi (in particolare Magistratura democratica e MEDEL), una attività di intelligence da parte del SISMI protrattasi, in modo capillare e continuativo, sino al settembre 2003 e, in modo saltuario, sino al maggio 2006. Tale attività fu oggetto di ripetute informazioni al direttore del Servizio e sembra, quindi, riferibile, al SISMI in quanto tale e non a suoi "settori deviati", come conferma, del resto, nella memoria depositata alla Procura della Repubblica di Milano il 7 luglio 2006, il coordinatore di detta attività, Pio Pompa;

c2) a carico dei magistrati in questione non viene indicato, a motivazione dell'opera di intelligence svolta, alcun fatto specifico (e men che meno alcun fatto illecito), essendo detta attività stata disposta esclusivamente – secondo quanto precisato nella documentazione in sequestro – sul presupposto che i magistrati oggetto di attenzione siano «portatori di pensieri e strategie destabilizzanti (...) e vicini ai partiti della passata maggioranza (di centro-sinistra, ndr)» in ragione dell'attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale;

c3) l'opera di intelligence si è concretizzata non solo nella raccolta e nella schedatura di materiali noti o comunque pubblici ma anche in un capillare monitoraggio delle attività, dei movimenti e della corrispondenza informatica di magistrati, mediate forme di osservazione diretta o ad opera di terzi non individuati (cfr. reperto B.2, nel quale, con riferimento al controllo degli incontri del dr. Bruti Liberati in data 11 agosto 2001, si precisa che lo stesso è avvenuto dopo che «era stata puntualmente definita una tempistica che prevedeva la necessità dell'immediato avvio delle operazioni in grado di contrapporsi a iniziative e azioni aggressive le cui fasi preparatorie sarebbero state svolte durante il periodo delle ferie»), di contatto con fonti riservate e di inserimento (non è dato, allo stato, sapere con quali modalità) in mailing list con accesso limitato agli aderenti;

c4) a fianco della osservazione sono stati posti in essere dal SISMI specifici interventi tesi a ostacolare o contrastare l'attività professionale o politico-culturale dei magistrati e delle associazioni in questione. Ciò è espressamente teorizzato e previsto nelle linee programmatiche all'uopo predisposte, nelle quali si prevedono interventi tesi a «neutralizzare iniziative politico-giudiziarie (italiane, ndr) (...) e ridimensionare attività (...) politico-giudiziarie provenienti dall'estero» nonché «attività di dissuasione mediante l'adozione di adeguate contromisure in Italia e all'estero» (cfr. reperto B.3 nonché reperto B.6 in cui si fa esplicito riferimento alla necessità di contrastare una attività squisitamente tecnico-processuale come la riformulazione di capi di imputazione a seguito di una intervenuta – o prevista – modifica legislativa). Né si è trattato di semplici progetti non seguiti da fatti concreti, come dimostra la circostanza che alle informazioni e sollecitazioni del SISMI hanno fatto seguito, per limitarsi agli esempi più noti: α) una campagna mediatica di delegittimazione dei magistrati già destinati all'OLAF (Perduca, Vaudano e Piacente) e l'interdizione politica nei loro confronti (cfr. agenzie di stampa in data 23 novembre 2001: B.8.; β) la campagna di stampa di alcuni organi di informazione, ripresa in sede politica, su una presunta congiura ai danni del Governo organizzata a livello europeo da MEDEL.;

4. Alla stregua di quanto precede, il Consiglio ritiene di dover segnalare, anche a tutela dell'indipendente esercizio della giurisdizione, dei magistrati attinti dalla attività del SISMI e dell’intero ordine giudiziario, quanto segue:

d1) l'attività sin qui descritta, oltre che non fondata su fatti specifici, è estranea alle attribuzioni e competenze del SISMI, preposto, ai sensi dell'art. 4 legge 24 ottobre 1977, n. 801 a «tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell'indipendenza e della integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione» nonché ai «compiti di controspionaggio» connessi con i fini suddetti. È chiaro, infatti, che le iniziative giudiziarie (soggette a tutti i controlli giurisdizionali previsti dall'ordinamento) e le attività di partecipazione al dibattito politico-culturale sono componenti essenziali della democrazia e nulla hanno a che vedere con aggressioni o minacce richiedenti azioni di «difesa sul piano militare»; inoltre, il compito dei Servizi è quello di vigilare sulla «indipendenza e integrità dello Stato» e non sulla stabilità del Governo contingente qualunque ne sia il segno politico;

d2) tale attività si proponeva di conseguire effetti di intimidazione nei confronti di alcuni magistrati e di cagionare perdita di credibilità nei confronti di altri preposti a indagini e processi particolarmente delicati, così aumentando le difficoltà nella collaborazione giudiziaria sopranazionale ed ostacolando, in maniera significativa, l'esercizio indipendente ed efficace della giurisdizione (e ciò anche a prescindere dai danni, professionali e di immagine, per i singoli magistrati interessati);

d3) l'opera di intelligence sin qui descritta si è talora svolta – secondo i documenti acquisiti – con la partecipazione o l'ausilio di appartenenti all'ordine giudiziario. L'indicazione programmatica in tal senso (tesa a «individuare soggetti in grado di intervenire in termini "non convenzionali" nelle scelte, nelle decisioni da assumere e/o per l'ostruzionismo delle stesse» da affiancare al «background di ben individuati uomini "di buona volontà"» su cui già è possibile contare: cfr. reperto B.9) trova esplicita e puntuale applicazione nella vicenda relativa a OLAF [«Nelle ultime ore persona di sicura affidabilità avente medesima estrazione professionale dei soggetti prima indicati come potenzialmente pericolosi e rivestente oggi qualificato incarico di supporto governativo ha ritenuto di dover rappresentare ulteriori allarmanti elementi di pericolosità dei quali ha contezza diretta anche in ragione del suo Ufficio. Ci si intende riferire sia ad elementi di conoscenza fattuale disponibili nell'esercizio della sua funzione sia a prove documentali, anche olografe (delle quali talune reperite fortunosamente nell'ambito della struttura presso la quale il soggetto opera). (...) La fonte ha riferito di aver già fornito indicazioni in tal senso a taluni esponenti del Governo in carica. Ha tenuto, peraltro, a sottolineare viva preoccupazione e grande allarme per l'ipotesi di una possibile sottovalutazione del problema da parte di chi dovrebbe darsene carico»: cfr. reperto B.9]. Meritevoli di approfondimento sono inoltre le già ricordate vicende del controllo sull'operato e gli incontri, all'interno dell'ufficio, di magistrati della Procura di Milano (cfr. reperto B.2) e dell'accesso alla mailng list riservata di MEDEL (cfr. reperto 26.6) nonché quella relativa all'asserito tentativo del sostituto procuratore della Repubblica di Venezia, Casson, di attribuire all'eversione di destra la «tentata strage» realizzata a Venezia nell'agosto 2001 (cfr. reperto B.2). Superfluo dire che ogni tipo di collaborazione di magistrati con Servizi segreti, oltre che espressamente vietata dalla legge (art. 7 legge 24 ottobre 1977, n. 801 secondo cui: «In nessun caso i Servizi possono avere alle loro dipendenze, in modo organico o saltuario, membri del Parlamento, consiglieri regionali, provinciali, comunali, magistrati, ministri di culto e giornalisti professionisti»), è estranea al modello costituzionale dell'ordine giudiziario e ai suoi connotati di terzietà e indipendenza.”

Roma, 4 luglio 2007.

 
Di Loredana Morandi (del 04/07/2007 @ 19:55:32, in Magistratura, linkato 110 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Scongiurare l’entrata in vigore della Legge Castelli.
Ricercare soluzioni positive sui nodi ancora in discussione

Come è stato mille volte ripetuto la legge di riforma dell’ordinamento Giudiziario, che porta il nome dell’ex Ministro Castelli, significa paralisi della giustizia e deliberata mortificazione della magistratura.

I magistrati italiani hanno dunque, a mio avviso, un vitale interesse a che la legge Castelli non rientri in vigore e che sia approvata, entro il 31 luglio 2007, una nuova legge di riforma.

Il disegno di legge Mastella aveva dalla sua il merito di essere un progetto organico, condivisibile nell’impostazione di fondo, anche se non privo di “criticità” che l’Associazione dei magistrati aveva puntualmente rappresentato ai parlamentari di tutte le forze politiche.

Ci attendevamo che nella Commissione giustizia del Senato le ragioni da noi esposte venissero ascoltate e discusse e che il progetto di legge fosse migliorato nei punti indicati come “critici”.

Il disegno di legge è stato invece peggiorato su questioni decisive (nonostante che il Ministro della giustizia abbia coerentemente riproposto in Commissione su punti cruciali alcune scelte positive del suo disegno di legge).

Così è avvenuto, ad esempio, nella disciplina del passaggio di funzioni da giudice a pubblico ministero (e viceversa), laddove, nei lavori della Commissione giustizia del Senato si è sostituito all’obbligo di cambiare distretto all’atto del passaggio di funzioni, il ben più gravoso obbligo di cambiare addirittura regione (senza neppure distinguere il caso dei passaggi all’esercizio di funzioni giudicanti civili).

Su questo e su altri aspetti si è dunque concentrata la nostra critica argomentata e la nostra protesta.

Il rispetto che nutriamo verso il Parlamento non ci impedisce di indicare, con chiarezza e ragionatamente, impostazioni e soluzioni che riteniamo errate e dannose.

Il nostro augurio è quindi che i lavori parlamentari d’aula possano modificare alcune scelte della Commissione giustizia e fornire risposte positive alle questioni che abbiamo posto.

Di questo discuterà il Comitato direttivo centrale dell’Associazione convocato per martedì 10 luglio p.v.

Roma, 4 luglio 2007

Nello Rossi

 
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