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"Devi concentrarti interamente a ciascuna giornata, come se un fuoco infuriasse fra i tuoi capelli."

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/08/2008 @ 20:24:33, in Osservatorio Famiglia, linkato 67 volte)

Delitto di Niscemi, rito abbreviato
per i 3 ragazzini accusati dell'omicidio

CATANIA (14 agosto) - Salteranno l'udienza preliminare e saranno processati con il rito abbreviato il prossimo 28 ottobre dal Tribunale per i minorenni di Catania i tre ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 17 anni accusati dell'omicidio di Lorena Cultraro, la studentessa di 14 anni, scomparsa da casa il 30 aprile scorso, il cui cadavere fu ritrovato il 13 maggio in un cisterna nelle campagne di Contrada Giummarra di Niscemi.

L'omicidio. I tre, D.D., G.G. ed A.A., che hanno ammesso il delitto, devono rispondere di omicidio premeditato ed occultamento di cadavere. Lorena fu picchiata e poi strangolata con il cavo di un'antenna della tv. Nella confessione i tre presunti assassini raccontarono di avere portato la vittima in un casolare vicino alla cisterna, di avere avuto rapporti sessuali con lei e di averla assassinata per paura che riferisse d'essere incinta. Lorena li aveva informati di essere incinta di uno di loro, minacciando di spargere la voce per tutto il paese. Una perizia ha però accertato che Lorena non era incinta.

Il Messaggero


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Nuove accuse per la baby gang di Città di Castello

CITTÀ DI CASTELLO (14 agosto) - Nuove accuse per i 24 giovani (19 i minorenni, tra i quali due ragazze) denunciati dal personale del commissariato di Città di Castello per furti, danneggiamenti e vari episodi di vandalismo che poi venivano filmati con i telefonini per essere diffusi presso gli amici e su siti internet come You-Tube.
La polizia ha infatti raccolto altre sette denunce di furti presentate da cittadini che secondo gli investigatori sono da addebitarsi alle azioni del gruppo. Le indagini hanno inoltre portato al rinvenimento degli arnesi rubati in un cantiere edile di Città di Castello e utilizzati per compiere un raid presso il camping della Montesca. Le indagini della squadra anticrimine del commissariato proseguono e non viene escluso l'accertamento di nuovi reati e il coinvolgimento di altre persone.

Il Messaggero

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Genova, ecuadoriana 11enne stuprata dal branco: i quattro arrestati hanno dai 17 ai 22 anni

GENOVA (14 agosto) - Stuprata dal branco durante una festa: è accaduto la scorsa settimana a un'adolescente ecuadoriana di undici anni e mezzo nel ponente di Genova, durante una festa in casa nel quartiere di Cornigliano. Quattro giovani connazionali che hanno partecipato alla violenza di gruppo sono già stati arrestati dagli investigatori della squadra mobile: si tratta di due minori entrambi di 17 anni, e di due maggiorenni, di 18 e 22 anni.

La notizia è stata anticipata oggi dal Secolo XIX. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, che non esclude che allo stupro possano aver partecipato anche altri (e per questo motivo prosegue nelle indagini) la ragazzina, sotto l'effetto dell'alcol, giovedì sera sarebbe stata violentata anche da più ragazzi contemporaneamente. Al termine della festa l'adolescente sarebbe stata accompagnata da uno dei giovani verso casa ma in preda al malessere, dopo aver girovagato per la città, si è presentata all'ospedale Gaslini dicendo di aver subito una violenza sessuale di gruppo. Lo stupro è stato accertato dalle visite mediche e sono subito scattate le indagini per ricostruire l'accaduto.

Il primo violentatore è stato arrestato poche ore dopo. Successivamente si è risaliti anche agli altri tre. Tutti avrebbero ammesso di aver avuto rapporti sessuali con l'adolescente, che ora è stata affidata al padre, ma nel tentativo di discolparsi hanno anche affermato che lei "era consenziente".

Sempre a Genova una ecuadoriana di 17 anni ha denunciato di aver subito a casa dello zio una violenza sessuale da parte di un connazionale di 31 anni. Lo stupro sarebbe avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 agosto nel quartiere di Sampierdarena. La ragazza ieri sera si è recata all'ospedale Villa Scassi dove ha raccontato la vicenda. I medici, dopo averla visitata, hanno confermato la violenza e le hanno dato dieci giorni di prognosi.
Gli investigatori hanno poi chiarito che lo stupro è avvenuto proprio a casa della vittima, e che l'autore sarebbe lo zio della ragazzina. I due si trovavano da soli in casa quando, probabilmente sotto effetto di stupefacenti, l'uomo avrebbe abusato della nipote. L'autore della violenza è stato identificato e denunciato a piede libero.

Il Messaggero


 
Di Loredana Morandi (del 15/05/2008 @ 20:51:57, in Osservatorio Famiglia, linkato 144 volte)

Pazzia? No, ci sono chat irc sui server Azzurra.org, che narrano racconti come questo ogni giorno e distribuiscono per divertimento materiale pedo pornografico. Come sorprendersi di quanto accade realmente se ci si esercita a Catania, a Milano, a Cagliari e nella bella Toscana tutti i giorni?

Uno degli accusati, Alessandro ricostruisce le ultime ore di vita di Lorena Cultrato
L'omicidio deciso per paura che la ragazza incolpasse uno dei tre per la gravidanza

Il racconto di uno dei tre assassini
"La decisione di uccidere via sms"

La quattordicenne soffocata con un cavo tv

NISCEMI (Caltanissetta) - È stato un sms a decidere della vita di Lorena Cultrato. Il mittente, Domenico, 16 anni, l'ha inviato agli altri due minorenni accusati dell'omicidio della quattordicenne, con l'ordine di uccidere la ragazza. A rivelare il retroscena agli inquirenti è stato uno dei tre fermati, Alessandro, 15 anni. "Conoscevo Lorena da cinque mesi - racconta Alessandro - e con lei avevo avuto anche un rapporto sessuale".

Dalla testimonianza del ragazzo la ricostruzione delle ultime ore di vita di Lorena Cultraro. "Ero davanti alla scuola di Niscemi - continua Alessandro - insieme a Giuseppe e Domenico. Lorena era lì, e quando ci ha visto arrivare ci ha detto che era sua intenzione incolpare uno di noi tre del fatto che era incinta". Proprio l'intenzione della ragazza avrebbe scatenato la furia dei tre.

"Giuseppe mi disse - spiega il ragazzo - che dovevamo ammazzare Lorena per quello che aveva detto e cioè che voleva incolpare uno di noi tre di averla messa incinta". Un proposito che inizia a prendere forma in un messaggio sul telefonino. "Domenico - conclude Alessandro - mi inviò un sms nel quale mi diceva più o meno che dovevamo ammazzare Lorena. Da quel momento è scattato il piano nelle campagne alla periferia di Niscemi".

La ragazza sarebbe stata trasportata sul posto da uno dei tre, Giuseppe, con il suo ciclomotore. "All'interno del casolare - aggiunge l'indagato - Domenico e Giuseppe hanno iniziato a spogliare Lorena, che in qualche modo cercava di fare resistenza soprattutto verbale, dicendo che non voleva essere spogliata. Giuseppe e Domenico hanno proseguito e sono riusciti a spogliare del tutto Lorena, e a turno, prima Giuseppe, poi Domenico e per ultimo io, abbiamo avuto rapporti con Lorena".

Dopo i rapporti sessuali esplode la violenza. "Finito il mio rapporto con Lorena - aggiunge Alessandro - Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prendere a calci e pugni Lorena, perchè aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le loro rispettive fidanzate".

"Ad un certo punto - spiega l'indagato - ho notato Giuseppe o Domenico, non ricordo esattamente chi dei due, anche per la rapidità del gesto, che passavano al collo di Lorena un filo di corrente elettrica o un cavo tv, ed entrambi glielo stringevano fortemente a tal punto da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare, e Giuseppe e Domenico mi hanno detto di tapparle la bocca, perchè Lorena cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura che potevano anche farmi del male, le ho messo la mano sulla bocca fino a quando non ci siamo accorti che Lorena non respirava più e le usciva anche sangue dalla bocca".

(14 maggio 2008)

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Rinviata a domani l'autopsia di Lorena Cultraro
la salma mostrata ai genitori per il riconoscimento

Niscemi, il gip convalida
l'arresto dei tre minorenni

CATANIA - Il gip del Tribunale dei minori di Catania, Lia Castrogiovanni, ha convalidato l'arresto dei tre ragazzi di 15, 16 e 17 anni che hanno confessato di aver ucciso e gettato in un pozzo la quattordicenne Lorena Cultraro a Niscemi (Caltanissetta). Il provvedimento è stato emesso dopo un interrogatorio durato per oltre 4 ore alla presenza del pm Silvia Sorrentino. I tre devono rispondere di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il pm Stefania Barbagallo ha rinviato alla mattinata di domani l'autopsia. L'esame era fissato per il pomeriggio di oggi, ma le notifiche inviate dal pm alle parti interessate non sono arrivate tutte a destinazione.

"I ragazzi hanno confermato". I tre minorenni accusati dell'omicidio "hanno confermato le dichiarazioni rese al sostituto procuratore Stefania Barbagallo nell'interrogatorio nella caserma dei carabinieri". Lo hanno detto i loro legali, Francesco Spataro, che difende due degli indagati, e Carmelo Ragusa, che assiste il terzo. Gli avvocati non hanno detto nulla a proposito del movente, affermando che "non c'è stata un'indicazione ben precisa da parte dei ragazzi" e rimandando tutto a dopo l'esame autoptico.

I legali: "Hanno capito che cosa hanno fatto". Gli avvocati hanno sottolineato che "non ci sono tesi discordanti" e che "le posizioni dei minorenni sono univoche, ad accezione di piccole sfumature". "I ragazzi - hanno aggiunto - adesso cominciano a realizzare cosa hanno fatto, l'interrogatorio li ha liberati di questo peso enorme che portavano dentro. Sono molto pentiti, hanno preso consapevolezza del loro gesto e capito che la loro azione ha portato alla morte di una ragazzina e alla distruzione di quattro famiglie".

L'autopsia. L'autopsia deve tra l'altro chiarire se Lorena era incinta, come sostenuto dai tre minorenni arrestati per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. I tre hanno affermato che la ragazza intratteneva relazione con loro e che aveva detto di essere rimasta incinta, senza indicare di chi. Il padre ha escluso questa possibilità. Una risposta definitiva si attende dall'esame autoptico.

Il riconoscimento della salma. La salma della ragazza è stata mostrata stamane ai genitori, Giuseppe Cultraro, vigile del fuoco volontario e imbianchino, e la moglie Livia Cicci, casalinga. Dal giorno del suo ritrovamento il cadavere era stato trasportato dalle campagne di Niscemi alla camera mortuaria dell'ospedale di Caltagirone. I genitori sono stati accompagnati dai carabinieri. La coppia dopo il riconoscimento si è trattenuta per qualche minuto davanti alla salma e poi ha lasciato la camera mortuaria.

(15 maggio 2008)
 
Di Loredana Morandi (del 28/04/2008 @ 07:35:25, in Osservatorio Famiglia, linkato 120 volte)

Protagonista del video una loro amica consenziente

Trento, diffondono filmino hard: 4 minori condannati a 9 mesi di volontariato

Il filmato era stato visto da numerosi giovani e la notizia era arrivata anche ai Carabinieri che in breve sono risaliti agli autori della bravata. Trento, 26 apr. - (Adnkronos) - Quattro ragazzi della val di Non, in provincia di Trento, colpevoli di aver realizzato con i propri cellulari durante una festa tra compagni di scuola un filmino che ritraeva una loro amica consenziente in atteggiamenti piuttosto audaci, sono stati condannati dal Tribunale dei minori di Trento ad un provvedimento di ''messa in prova'' per la durata di nove mesi in strutture di volontariato. I fatti risalgono al dicembre del 2006. Il filmato era stato visto da numerosi giovani e la notizia era arrivata anche ai Carabinieri che in breve sono risaliti anche agli autori della bravata. Gli studenti hanno spiegato che si era trattato di una goliardata realizzata durante una serata a casa di amici. La ragazza, un'amica, era consenziente e nel filmino appariva anche piuttosto disinibita. Sicuramente, pero', non immaginava di suscitare tanta popolarita' nelle scuole di Cles. Nella vicenda furono coinvolti 8 minorenni, finiti sotto inchiesta con l'accusa di ''diffusione di pornografia minorile''. Come si legge nella motivazione sul decreto di sequestro in possesso ai carabinieri della Compagnia di Cles che, due anni fa, si presentarono a casa dei ragazzini per sequestrare i loro cellulare, tra la sorpresa e l'incredulita' dei genitori, ovviamente, all'oscuro di tutto. Durante il processo quattro degli otto indagati sono riusciti a dimostrare la loro estraneita' ai fatti. Per gli altri e' scattata la condanna: i ragazzi dovranno operare per nove mesi in strutture di volontariato svolgendo servizi sociali e contestualmente partecipare ad incontri periodici con gli assistenti sociali. Al termine del percorso il giudice prendera' in esame i risultati; se i quattro ragazzi risulteranno recuperati, il reato verra' dichiarato estinto; in caso contrario verra' comminata la condanna vera e propria. Questo procedimento si chiama, appunto, ''messa in prova'' ed e' procedura adottata nei confronti di minori.

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/TrentinoAltoAdige.php?id=1.0.2111531811

 
Di Loredana Morandi (del 22/12/2005 @ 16:22:48, in Osservatorio Famiglia, linkato 293 volte)

Oggi a Barrafranca i funerali del tredicenne. Tutta la città si è fermata

Enna, ragazzino ucciso: quattro gli indagati

Si tratterebbe di due suoi compagni di scuola e dei loro padrini. Dietro l'omicidio potrebbe esserci una storia di violenze sessuali

Una manifestazione promossa dai compagni di scuola di Francesco (Ansa)

ENNA - Sarebbero almeno quattro gli indagati per la morte del tredicenne Francesco Ferreri, ucciso a Barrafranca (Enna). Fonti investigative fanno capire, però, che potrebbero essercene altri.

Appare confermato dunque lo scenario del coinvolgimento delle quattro persone finora considerate al centro del delitto: due minori e due adulti che con tutta probabilità sono i due fratelli - compagni di scuola della vittima, e i loro due padrini di cresima, finiti
Un'immagine recente di Francesco Ferreri (Fotogramma)
sotto la lente degli inquirenti sin quasi dall'inizio dell'inchiesta.
 
I FUNERALI - Intanto oggi è anche il giorno dei funerali di Francesco. La cerimonia è in corso. Davanti all'abitazione del giovane è stato portato un abete sul quale ieri, durante un corteo, i compagni di Francesco hanno appeso dei bigliettini: poesie e lettere al loro piccolo amico. «Sono il tuo compagno, e provo rabbia», è scritto in un foglietto. Un'intera cittadina si è fermata per dire no alla violenza gratuita di cui ormai è chiaro, il tredicenne è stato vittima. Le strade sono tappezzate di manifesti con frasi di conforto per la famiglia, pensieri di ricordi di Francesco. Tante le foto che tappezzano i muri ritraggono la giovanissima vittima mentre sorride.
 
Il luogo del ritrovamento del cadavere di Francesco (Fotogramma)
LE INDAGINI -
Ieri l'autopsia aveva escluso violenze sessuali. Chi lo ha ferocemente ucciso, ha inferto diversi colpi in testa, forse quindici, con una spranga di ferro e una pietra. La frattura a un braccio, confermerebbe che Francesco ha tentato di difendersi dai suoi aggressori. Il quadro che a questo punto sembra definirsi, anche se si tratta solo di ipotesi, è che Francesco Ferreri abbia subito prepotenze e vessazioni da parte del minorenne suo compagno di doposcuola e in paese si parla anche di tentativi di approcci sessuali forse da parte del padrino del ragazzo sospettato. Sembra che Francesco abbia raccontato l'episodio in famiglia e che da qui siano iniziate le minacce da parte del compagno e del fratello quindicenne.
Forse, nel timore di una denuncia, i due ragazzi con l'aiuto del padrino e del suo amico, avrebbero attirato Francesco in una trappola per eliminarlo o per dargli una lezione per spaventarlo. E l' indagine non si ferma all'omicidio, perchè sta scoperchiando un torbido giro fatto di violenze e di sesso, che coinvolge anche persone non del luogo. Si parla pure di foto misteriose. Un scenario che sta venendo fuori anche dalle decine e decine di interrogatori, che proseguono. Ieri, fino in tarda serata, è stata ascoltata a lungo un'altra persona nella caserma dei carabinieri di Enna. Si tratterebbe della mamma dei due ragazzi sospettati. 22 dicembre 2005http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/12_Dicembre/22/enna.shtml
 
 
Di Loredana Morandi (del 21/12/2005 @ 11:09:31, in Osservatorio Famiglia, linkato 289 volte)

Roma, la donna e il ragazzo colpiti nel sonno qualche giorno fa
La loro morte collegata al cadavere dell'uomo trovato domenica
Decapita la moglie, uccide il figlio poi muore di infarto nella sua auto
 
ROMA - Tragedia familiare alla periferia di Roma. Una donna e suo figlio sono stati trovati morti oggi pomeriggio in un appartamento in via dell'Acquedotto Alessandrino, nel quartiere romano di Torpignattara. Si pensa a un duplice omicidio messo in atto qualche giorno fa dal marito della donna: l'uomo è stato trovato domenica nella sua auto, stroncato da un infarto.
Patrizia Valentini, 50 anni, e il figlio Fabio, 25 anni, con un disagio psichico, sono stati uccisi ognuno nel proprio letto. Secondo il medico legale i due erano morti da qualche giorno e sarebbero stati uccisi nel sonno, con molta violenza con un oggetto non ancora trovato dagli investigatori. La donna è stata decapitata e secondo alcune indiscrezioni la testa, tagliata probabilmente con un'ascia o un oggetto molto affilato, non si troverebbe nell'appartamento.
Inizialmente si era pensato a un omicidio-suicidio, forse dovuto proprio alla malattia del ragazzo. Ma ci sono volute alcune ore per portare i carabinieri sulla strada di quella che era la verità. Il sospetto degli investigatori è nato quasi subito, mettendo in relazione la morte di un uomo trovato poco distante dall'abitazione nella sua auto, nella notte tra sabato e domenica, colpito da un infarto.
Quell'uomo era Domenico Tartaglia, 67 anni, in pensione da qualche anno. La sua morte, potrebbe essere arrivata proprio per il dolore di un gesto istintivo e disperato che aveva compiuto forse, qualche giorno fa. L'uomo ha poi coperto i corpi e ha scritto qualche parola su un biglietto lasciandolo poi sul comodino.
Secondo una valutazione degli inquirenti il gesto di estrema disperazione e efferatezza sarebbe spiegato anche da alcune parole lasciate scritte da Domenico Tartaglia. L'uomo avrebbe infatti accennato ai problemi di depressione che la moglie aveva e alla malattia psichica del figlio.
Quello che resta adesso della storia della famiglia Tartaglia sono i ricordi dei vicini che hanno raccontato quanto "la famiglia fosse esasperata" dalla malattia di Fabio. Un ragazzo la cui condizione era seguita anche da un centro di igiene mentale e che ha dato vita nel corso degli anni a continue liti di giorno e di notte. Ma era un dramma vissuto tra le quattro mura domestiche. Mai un gesto di troppo al di fuori della casa, mai una parola che lasciasse trasparire il dramma. Solo urla che arrivavano dalla casa.
Secondo i vicini, più volte dall'appartamento al primo piano erano state udite urla ed erano intervenute le forze dell'ordine per sedare liti tra moglie, marito e figlio. La coppia negli ultimi tempi litigava spesso in particolare per motivi economici legati al mantenimento del figlio Fabio. (20 dicembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/cronaca/acqaless/acqaless/acqaless.html

Le vittime sarebbero due ragazzine di 13 anni
Sulle indagini massimo riserbo degli investigatori
Nuovo caso violenza sessuale si indaga su due minorenni

L'AQUILA - La Procura per i minorenni dell'Aquila sta indagando su un nuovo caso di violenza sessuale che sarebbe stata perpetrata da minorenni su ragazzine in Abruzzo. Secondo quanto si è appreso, si tratta di violenze su due ragazze di 13 anni. Secondo alcune fonti, l'inchiesta si concentrerebbe per ora su uno o due minorenni extracomunitari che si presume siano responsabili dello stupro.
Gli investigatori, al momento, mantengono uno strettissimo riserbo sulle indagini. Non si esclude però che, come avvenuto in almeno due occasioni a Lanciano, sempre in Abruzzo, abbia agito un 'branco' formato da più ragazzi.
Secondo quanto si è appreso, non esisterebbe ancora una denuncia ufficiale e dettagliata. Un imput alle indagini potrebbe averlo comunque dato il genitore di una delle due ragazzine, vittime della presunte violenze.
Le nuove presunte violenze sessuali riportano alla memoria l'episodio venuto alla luce nel luglio scorso riguardante un "branco" formato da sette minorenni fra i 15 e i 17 anni, e un maggiorenne, tutti romeni, che avevano abusato sessualmente di due sorelle, una di 14 e l'altra di 12 anni, entrambe dell'Aquila. Le ragazzine erano le fidanzate di due dei sette giovanissimi. Tra questi c'erano alcuni clandestini.
I due, secondo le informazioni circolate all'epoca, le avrebbero costrette ad avere rapporti con gli amici, con la minaccia di interrompere la relazione sentimentale qualora si fossero rifiutate.
La vicenda era emersa nell'ambiente scolastico, su segnalazione di alcune amiche delle giovani che ne erano venute a conoscenza dopo aver visto alcune scene dei rapporti sessuali girate con i videotelefonini. Secondo l'accusa, infatti, coloro che non partecipavano attivamente al "rito" filmavano con i cellulari i rapporti sessuali. (20 dicembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/cronaca/violenzasess1/abruzzo/abruzzo.html

Scoparso tredicenne in Sicilia
I carabinieri: "aiutateci a ritrovarlo"

ACIREALE (Catania) - In Sicilia è scomparso un ragazzo di tredici anni. Tre giorni dopo la tragica notizia del ritrovamento del cadavere di un coetaneo ad Enna, ieri è stata denunicata la scomparsa di un altro ragazzino ad Acireale: la madre aveva accompagnato Daniele a scuola, al liceo classico Gulli e Pennisi, ma lui non è mai entrato in classe. Secondo le prime ipotesi investigative il ragazzo sarebbe fuggito per evitare di essere rimproverato dai genitori del suo cattivo rendimento scolastico alla vigilia dell'incontro con i suoi insegnanti. Daniele vestiva un paio di jeans, maglione azzurro e giubbotto nero. Avrebbe con sé 60-70 euro, la somma che aveva raccolto con altri amici per comprare un regalo ad un coetaneo che stava poco bene. I carabinieri hanno chiesto la collaborazione dei cittadini e di segnalare al 112 particolari che potrebbero essere utili alle indagini e al ritrovamento di Daniele. (21-12-2005)
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/cronaca/scomparso/scomparso/scomparso.html

La ragazzina aveva parcheggiato il motorino nel box del palazzo
Dell'aggressore ha potuto fornire solo una descrizione sommaria
Firenze, stupro nel garage di casa. Notte da incubo per una 15enne

FIRENZE - Violentata nel garage della sua abitazione. E' accaduto la notte scorsa a Firenze, nella zona di Rifredi. La vittima, una ragazzina di 15 anni, era rientrata a casa dopo essere stata da un amico e aveva parcheggiato il motorino nel box del palazzo dove vive con la famiglia.
La giovane stava chiudendo la porta d'ingresso dell'autorimessa quando si è sentita afferrare alle spalle da un uomo che l'ha spinta in un angolo buio del garage e l'ha violentata, fuggendo poi a piedi. La quindicenne è corsa dalla madre e le ha raccontato quello che le era successo.
La studentessa ha potuto dare solo una vaga descrizione dell'aggressore: ha detto che era sui 30-35 anni, che le aveva parlato in italiano ma non ha saputo dire di quale nazionalità fosse. I carabinieri hanno compiuto accertamenti e recuperato alcuni reperti su cui stanno indagando.
"Si tratta di un fatto grave che ci ha colpito profondamente" ha dichiarato il sindaco Leonardo Domenici. "Desidero esprimere la mia solidarietà alla famiglia e alla giovane che ha subito questo trauma; siamo a disposizione per qualunque richiesta che possa aiutarli a superare lo choc. Siamo molto preoccupati per un episodio inquietante, a cui la nostra città non è abituata. Spero che le indagini possano al più presto portare all'identificazione del colpevole". (13 dicembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/cronaca/violenzasess1/vioga/vioga.html

 
Di Loredana Morandi (del 08/09/2005 @ 13:12:45, in Osservatorio Famiglia, linkato 301 volte)

Secondo le prime informazioni, il piccolo è stato ucciso davanti al fratello maggiore. Il padre non era in casa. Ucciso un bambino di 4 anni. Per il delitto fermata la madre. E' stata la donna stessa a telefonare alla polizia

BOLZANO - A Merano un bambino di quattro anni è stato ucciso a coltellate. Per il delitto è stata fermata la madre, Christina R., 39 anni, una casalinga di lingua tedesca originaria della zona. E' stata la donna stessa a telefonare alla polizia. Attualmente si trova sotto interrogatorio nei locali del commissariato della città termale altoatesina.

L'omicidio è avvenuto in un appartamento di via Wolkenstein, nei pressi dell'ippodromo di Maia. Il bambino ucciso a Merano sarebbe stato colpito complessivamente da una decina di coltellate. Tre o quattro di queste lo avrebbero colpito al collo, le altre all'addome. L'arma usata dovrebbe essere un coltello da cucina. Sul posto si sono recati il procuratore della repubblica Cuno Tarfusser e il Pm Giancarlo Bramante.

Secondo quanto si è appreso, il bimbo, Julian, sarebbe stato ucciso davanti agli occhi del fratellino più grande. La sorellina più piccola, invece, non era in casa perchè aveva trascorso la notte nell'abitazione di una zia. Al momento del delitto il padre, Fiorenzo Delladio, un tecnico dell'Azienda energetica Meranese, si trovava al lavoro.

Al momento non è ancora possibile fare delle ipotesi sulle cause che hanno portato al delitto. Tutti i vicini di casa descrivono quella dei Delladio una famiglia tranquilla e altrettanto dicono della madre.

(8 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/bimbomerano/bimbomerano/bimbomerano.html

Nota: chissà perchè i più efferati delitti familiari avvengono nel nord dell'Italia

 
Di Loredana Morandi (del 26/08/2005 @ 19:15:41, in Osservatorio Famiglia, linkato 316 volte)

E' accaduto a Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì
Uccide e getta nei rifiuti il figlio appena nato
L'omicidio è stato commesso da una cinese.
La donna sostiene di aver fatto tutto da sola, ma gli inquirenti non le credono

FORLI' - Prima ha ucciso il figlio appena nato, poi l'ha gettato nel cassonetto dei rifiuti fuori casa sua. Protagonista di questa tragica vicenda è una cinese di diciotto anni, residente a Savignano sul Rubicone che è accusata di omicidio volontario e di occultamento di cadavere.
PARTO La giovane extracomunitaria, che adesso si trova nel carcere di Forlì, aveva partorito pochi giorni fa: era stata ricoverato nell'ospedale di Cesena, visto che aveva lamentato una forte emoraggia post parto. Una volta dimessa, è stata interrogata e dopo aver confessato il delitto, è stato arrestata. La giovane ha sostenuto di aver fatto tutto da sola, ma il pubblico ministero Filippo Santangelo ha interrogato altri sette cinesi, vicini alla donna, per capire se la diciottenne sia stata aiutata. La donna sostiene che il piccolo fosse nato nato morto, ma l'autopsia ha invece dimostrato che il neonato era nato il 20 agosto scorso, vivo, robusto e sarebbe morto per cause naturali.
RICOSTRUZIONE Secondo la ricostruzione la donna avrebbe partorito il figlio in una stanza di un appartamento di Fatteo, messo a disposizione dall'albergo dove lavora. In seguito avrebbe messo il piccolo in un sacchetto di plastica, sarebbe tornata a casa e avrebbe gettato il bambino nel cassetto dei rifiuti. Gli inquirenti non credono del tutto a questa ricostruzione perchè le condizioni della donna erano deficitarie e pensano che qualcuno l'abbia aiutata. Ma fino ad esso nessuno nella comunità cinese ha parlato.

Corriere Sera 26 agosto 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/08_Agosto/26/bambino.shtml

 
Di Loredana Morandi (del 22/06/2005 @ 15:16:56, in Osservatorio Famiglia, linkato 299 volte)

Il ragazzo ferito solo a una mano che ha deviato il proiettile
Milano: padre tenta di uccidere il figlio
L'uomo, Vincenzo C., un tassista di 59 anni, ha sparato un colpo di pistola alla testa del giovane sofferente di problemi psichici 

MILANO - Un nuovo caso di disperazione e violenza. Un uomo ha tentato di uccidere il figlio, sofferente di problemi psichici, sparandogli con una scacciacani da lui stesso modificata, ma lo ha soltanto ferito a una mano. È accaduto in via Papa Giovanni XXIII 15, a Milano. Autore del gesto Vincenzo C., 59 anni, che è stato arrestato in casa dopo un'irruzione dei carabinieri. Il padre ha sparato al figlio Diego, di 29 anni, mentre il giovane era a letto, e lo ha ferito al terzo dito della mano destra. È stato lo stesso giovane, che è fuggito in strada, a fermare una pattuglia dei carabinieri e a chiedere aiuto. Il padre, tassista di professione, si è barricato in casa e i militari hanno dovuto sfondare la porta per arrestarlo. Lo hanno trovato seduto in poltrona con ancora la pistola in mano. Vincenzo C. è stato arrestato per tentato omicidio. In caserma, ha detta dei carabinieri, ha spiegato il suo gesto dicendo di essere esasperato dalla situazione.
IL TENTATO OMICIDIO - L'arma utilizzata per il tentato omicidio è una P38 scacciacani trasformata. Anche la cartuccia era stata costruita artigianalmente per non esplodere nella canna della scacciacani stessa. Secondo gli investigatori l'uomo ha mirato alla testa del ragazzo, che aveva una mano appoggiata a una tempia, e questo lo ha salvato. Il giovane, prima di soffrire di problemi psichici, aveva fatto l'operaio, ma proprio in conseguenza delle sue patologie da tempo era senza lavoro. Ora il giovane ferito dal padre è all'ospedale di Niguarda dove i medici lo hanno sottoposto a intervento per ricostruirgli il dito leso gravemente dal proiettile. Ai carabinieri che lo interrogavano, il padre tassista si è detto dispiaciuto di non aver ucciso il figlio, tanta era la sua esasperazione.
22 giugno 2005

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/06_Giugno/22/padre.shtml

 
Di Loredana Morandi (del 16/06/2005 @ 13:43:54, in Osservatorio Famiglia, linkato 302 volte)

Uccide la moglie e si spara
Omicidio-suicidio causato forse da crisi economica
(ANSA) - TORINO, 16 GIU - Un uomo di 49 anni, Serafino Zambito, ha ucciso prima la moglie con un colpo di pistola e poi si e' sparato. L'omicidio-suicidio sembra legato a difficolta' economiche della coppia la cui vita era peggiorata recentemente da quando la donna si era messa a bere alcolici. 

http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/italia/news/2005-06-16_484659.html

 
Di Loredana Morandi (del 19/05/2005 @ 15:58:00, in Osservatorio Famiglia, linkato 297 volte)

... purtroppo, quello della procreazione medicalmente assistita è un "vero" falso problema. La 40, pur essendo una pessima legge, non merita di aver ribalta tale da coprire fatti di tale proporzione. Dalle agenzie della sola giornata di oggi ... L.M.

Bimbo morto: nonno difende la nuora
'L'ho trovata io svenuta, dette e scritte tante fandonie'
(ANSA) - MILANO, 19 MAG - Il nonno del bimbo morto nel Lecchese difende la nuora e la sua versione dei fatti, accusando giornali e tv 'per le fandonie dette finora'. 'L'ho trovata io, era a terra svenuta, legata. Quando si e' ripresa era talmente terrorizzata che non riusciva a parlare', ha detto l'uomo dalla terrazza di casa, vicino a Milano, dove i genitori del neonato si sarebbero rifugiati. Secondo i carabinieri, che continuano a cercare riscontri all'ipoteso di un'aggressione, a trovare la donna e' stato il marito. 

Partorisce in casa, neonata morta
Corpo scoperto da carabinieri chiamati dal 118
(ANSA) - CESENA, 19 MAG - Una neonata e' stata trovata morta in una abitazione del Cesenate. Il corpo era dietro a un divano nella casa di due conviventi. La donna, 41 anni, alle 6.30 ha chiamata il 118 segnalando un malore. Il personale medico si e' accorto che la donna aveva partorito e ha avvertito i carabinieri, che hanno controllato l' abitazione trovando tracce di sangue mal ripulite e poi, dietro il divano, in un sacchetto, il cadavere della neonata, anche questo coperto di sangue. 

Roma, 14:15
ROMA: NEONATA ABBANDONATA IN CASSONETTO ORA IN TERAPIA INTENSIVA
La neonata trovata abbandonata in un cassonetto a Roma e' stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva neonatale del policlinico Umberto I di Roma, pesa 2 chili e 155 grammi. I sanitari del reparto hanno dato alla piccola il nome di Patrizia come la moglie del carabiniere del nucleo radiomobile che l'ha trovata nel cassonetto. "La bambina e' in condizioni generali discrete. Quando e' giunta qui in ospedale doveva essere stata partorita da almeno un'ora. E' nata lievemente prematura, infatti dagli accertamenti sulla placenta e' emerso che ci sono state 34 o 35 settimane di gestazione - ha riferito il dottor Luigi Giannini, che guida il reparto di terapia intensiva neonatale del policlinico -. La piccola e' stata trovata leggermente fredda e lievemente cianotica". "Al momento non c'e' un rischio di vita ma la prognosi resta riservata" - ha raccontato ancora il dottor Giannini
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