Immagine
 double ... by Parkes... di Admin
 
"
Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 06/07/2007 @ 20:17:42, in Sindacato, linkato 144 volte)

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 6 luglio ’07
Prot. n. 116

Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, ha dichiarato:

“I dossier impropri compilati a carico di giornalisti, sindacalisti e tanti altri ignari cittadini siano portati a conoscenza diretta degli interessati. Non si può permettere che vengano colpiti due volte, senza potersi neanche tutelare: la prima con dossier, appunto, impropri e quasi sempre illeciti; la seconda, negando ad essi la conoscenza, per la parte che li riguarda, dei pericoli che hanno corso e forse corrono. E’ curioso  che solo grazie all’opera meritoria di tanti giornalisti impegnati in prima linea (e spesso con rischi anche personali) si possa venire a conoscenza di vicende comunque gravissime per una democrazia, oltre che per la libertà delle persone. La trasparenza che stanno assicurando oggi i giornali sui dossier impropri del Sismi, per il bene del Paese e  delle persone, esige interventi radicali di bonifica. Gli spiati devono poter conoscere i contenuti dei dossier. Urge pulizia totale da ogni intossicazione. E poiché ciascuno deve fare fino in fondo e bene la propria parte, torno a chiedere con forza, come faccio da quasi due anni, che siano svelati, (o, se non ci sono, categoricamente certificati) i nomi di eventuali giornalisti che, oltre alla loro professione, facevano gli spioni. La speranza è che non ce ne siano più. Ma se ci sono occorre poter agire di conseguenza, nell’auspicio che l’Ordine professionale sappia essere ancora all’altezza della situazione. Il fatto che fossero intercettati impropriamente anche il Segretario generale della Federazione della Stampa e l’allora Presidente dell’Associazione della Stampa estera ha nuociuto gravemente alle persone, alle loro organizzazioni e al prestigio dell’Italia. Questo è un motivo di più per liberare l’aria con un’operazione di assoluta trasparenza. E’ una questione di decoro e di valore democratico per il Paese.”

 
Di Loredana Morandi (del 05/07/2007 @ 19:31:40, in Sindacato, linkato 160 volte)

 

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 5 luglio 2007 

Prot. n. 114

 

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, ha dichiarato:

 

“Se è comprensibile e forse anche giusto che il Consiglio Superiore della Magistratura abbia denunciato lo spionaggio da parte del Sismi nei confronti di oltre duecento magistrati, sarebbe il caso che anche le Organizzazioni rappresentative dei giornalisti segnalino all’opinione pubblica un’analoga attività nei confronti di numerosi operatori dell’informazione.

Sottoporrò la questione alla prossima riunione della Giunta della Fnsi e mi attendo un pronunciamento dei nuovi vertici dell’Ordine dei giornalisti. Non ne faccio ovviamente una questione personale, ma rilevo i tentativi di una parte dei servizi di interferire nel libero esercizio dell’attività giornalistica e sindacale. E’ importante che si chieda alla magistratura inquirente di completare rapidamente le inchieste giudiziarie in corso, di individuare le responsabilità e le ragioni palesi e occulte di una attività di investigazione che continuo a ritenere illegittima e per nulla giustificata dall’interesse generale dello Stato italiano.”

 

 
Di Loredana Morandi (del 15/06/2007 @ 12:08:41, in Sindacato, linkato 174 volte)

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 15 giugno 2007
Prot. n. 103

DA PUBBLICARE AI SENSI DELL’ART. 34 DEL CNLG FIEG/FNSI

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“Una giornata nazionale del silenzio per il contratto, per le leggi di riforma del settore, per difendere l’autonomia e la solidità finanziaria dell’Istituto di previdenza dei giornalisti Inpgi, contro il disegno di legge Mastella sulle intercettazioni. Il blocco delle procedure di consultazione in sede sindacale sugli stati di crisi, le casse integrazioni e prepensionamenti previste dal contratto di lavoro. Una manifestazione nazionale a luglio insieme alle confederazioni sindacali e un’altra il 5 novembre a livello europeo. Queste alcune delle decisioni assunte dalla giunta della Federazione della Stampa anche in seguito all’atteggiamento ostruzionistico e dilatorio assunto dalla Fieg non soltanto sul rinnovo contrattuale ma, nei giorni scorsi, anche al tavolo di riforma del mercato del lavoro giornalistico e in particolare sulla bozza del Governo relativa alle nuove norme di tutela dei collaboratori, dei freelance e dei precari.
La Giunta della Fnsi, che ha approvato la proposta del Segretario Generale di confermare la scadenza congressuale a fine novembre, ha giudicato insostenibile l’attuale situazione di totale paralisi delle relazioni sindacali. Così come il sindacato dei giornalisti respinge tutti i tentativi di limitare la libertà dell’informazione e il diritto di cronaca negando ai cittadini una garanzia costituzionale.
La giornata del silenzio si svolgerà entro la fine del mese di giugno sia nella carta stampata sia nell’emittenza radiotelevisiva nazionale, pubblica e privata, sia nei nuovi strumenti della comunicazione. Da subito la giunta esecutiva e il dipartimento sindacale informeranno i comitati e i fiduciari di redazione che il Sindacato dei Giornalisti intende rispondere al blocco della contrattazione da parte degli editori con la sospensione della disponibilità a discutere piani di ristrutturazione che comportino un ulteriore aggravamento della crisi occupazionale, nuovi tagli di giornalisti dipendenti, casse integrazioni e prepensionamenti, che comporterebbero costi insostenibili a carico dell’Inpgi. La Fnsi, ovviamente, rispetterà la legge e parteciperà a tutte le iniziative di consultazione nelle sedi ministeriali. Il Sindacato è e continuerà a essere al fianco di tutti i comitati di redazione, a rappresentare quindi, sia a livello nazionale che regionale, una sede di analisi delle situazioni aziendali mettendo a disposizione i propri uffici e i consulenti”.

 
Di Loredana Morandi (del 18/04/2007 @ 10:53:50, in Sindacato, linkato 217 volte)

FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani

LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI ALLA CAMERA,
APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO
PER LA LIBERTA’ DI STAMPA

Roma, 17/4/2007
Prot. n.225

La Giunta Esecutiva dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani rivolge un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché ponga un argine alle ricorrenti tentazioni di limitare la libertà dell’informazione restringendo ulteriormente gli spazi del diritto di cronaca.

Il disegno di legge Mastella sulle intercettazioni all’esame della Camera, seguendo la ricorrente ondata emozionale che si determina in concomitanza con le inchieste della magistratura di tutta Italia sui più svariati temi delittuosi, modifica infatti il Codice di procedura penale e  stabilisce il divieto di pubblicare atti non coperti dal segreto istruttorio e già a conoscenza delle parti. Il dibattito nell’Aula di Montecitorio è tutto e solo dedicato a decidere a quanti mesi o anni di carcere condannare i cronisti che assolvono alla loro funzione di informare i cittadini di quanto avviene.

E questo nel Paese che ama definirsi “Culla del diritto”,  ma che già  prima delle ultime misure restrittive del Garante della Privacy  - che secondo la ‘’Information Safety and Freedom’’ sono normative “ molto diffuse in quasi tutti i regimi autoritari”  - figura al 79/mo posto delle classifiche internazionali della libertà di stampa ex aequo con il Botswana. Se passeranno le norme liberticide in discussione in Parlamento l’Italia sprofonderà al fondo delle classifiche mondiali.

Approvando il ddl Mastella senza valutarne le conseguenze in tutti i risvolti,  il Governo, il Parlamento e le forze politiche  rischiano di assumersi la pesantissima responsabilità di andare contro l’art. 21 della Costituzione e di reprimere il lavoro dei cronisti che non potranno più assolvere il proprio compito serenamente in assenza di quelle garanzie che uno Stato democratico ha il dovere di garantire agli operatori di un’informazione libera, autonoma e con  la “schiena dritta”.

Governo, Parlamento e forze politiche si assumerebbero anche la responsabilità di sottoporre alla firma del Presidente Napolitano una normativa che restringe la libertà di stampa e manda i cronisti in prigione proprio nei giorni in cui il Presidente del Messico Felipe Gonzales promulga una legge che abolisce la condanna al carcere dei giornalisti per il reato di diffamazione.


*** *** ***

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 17 aprile ’07
Prot. n. 71/c

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, ha dichiarato:

“Non condividiamo l’inasprimento delle sanzioni per i giornalisti introdotto con un emendamento del Governo al disegno di legge sulle intercettazioni. Un emendamento che sembra rappresentare una mediazione tra maggioranza ed opposizione e che si aggiunge a quanto già deciso: il prolungamento della fase di secretazione degli atti processuali. Nonostante sia stata battuta la linea dura delle minoranze, il provvedimento passa ora al Senato con un taglio repressivo. Chiediamo di poter esprimere al Parlamento e al Ministro della Giustizia la contrarietà del Sindacato dei giornalisti per un provvedimento che espropria l’organo di autogoverno deontologico della categoria, l’Ordine dei giornalisti, dei suoi poteri sanzionatori”.

 
Di Loredana Morandi (del 26/01/2006 @ 11:32:28, in Sindacato, linkato 620 volte)

Inaugurazione dell'anno giudiziario  2006
La situazione della giustizia nel nostro paese è particolarmente grave.

Da parte della maggioranza di governo nessun provvedimento legislativo è stato adottato per diminuire i tempi di durata dei processi che mediamente durano otto anni e tre mesi, dopo un' intera legislatura nulla è stato fatto per migliorare le   condizioni in cui versano gli istituti penitenziari.
Abbiamo assistito soltanto a scontri e polemiche con la magistratura della quale  si vuole ridurre l'autonomia e l'indipendenza. Il governo si è mosso a favore di singoli imputati producendo leggi come quella sul falso in bilancio oppure sulle rogatorie internazionali. Addirittura con  la ex Cirielli, nel tentativo di aiutare qualcuno, si arriva ad  inasprire la pena per la povera gente con il conseguente  aumento della popolazione carceraria reclusa in strutture che non sono degne di un paese civile. Basti una cifra:
ci sono 60000 detenuti per 42000 posti.Per questi motivi la pena diventa inutilmente affittiva per chi non ha avvocati che siedono in parlamento e si allontana dalla sua funzione rieducativa. Il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria è indebitato per circa 150 milioni di euro e sono a rischio i livelli minimi di mantenimento in vita delle strutture, anche sulle politiche del personale di questo delicato settore non vi è professionalità uscita indenne dalle devastanti politiche di contrapposizione e riduzione operate dal governo, nulla sulla polizia penitenziaria, sulle aree educative ed amministrative, ridotto e snaturato l'agire degli assistenti sociali ridotti a meri esecutori penali. Sulla giustizia minorile basti un solo dato: il ministro della giustizia nella relazione che ha svolto davanti al parlamento pochi giorni fa non l'ha neanche nominata.
Il ministro della giustizia dovrebbe garantire la funzionalità del servizio e invece si vanta di aver diminuito il personale che dovrebbe garantirlo.
Nell'organizzazione giudiziaria del Ministero della giustizia, le carenze d'organico ammontano a 7000 unità. Per la prima volta nella storia della repubblica anche se sembra incredibile,c'è il rischio concreto di chiusura di alcuni uffici giudiziari per carenza di personale. Mancano 4000 cancellieri con  ripercussioni sulle attività d'udienza, mancano 1400 ufficiali giudiziari con ripercussioni sulle attività di notificazione ed esecuzione degli atti, già mortificate da una convenzione con Poste SpA che aumenta i costi per i cittadini e riduce l'efficienza del servizio. La stessa corte di cassazione  ha il 18% di personale in meno mentre, secondo la legge che il presidente della repubblica ha rinviato alle camere proprio in questi giorni , se ne aumentano le competenze e se ne snatura la funzione di organo di legittimità.
Alla mancanza di personale si aggiunge una paradossale diminuzione delle dotazioni tecnologiche, il ministero ha deciso di tagliare 8000 postazioni di posta elettronica con conseguenti ripercussioni sul servizio di quelle cancellerie che avevano organizzato il lavoro in maniera più snella ed efficiente. Mentre tutto il mondo e anche le Pubbliche amministrazioni indirizzano le loro prospettive verso un aumento della tecnologia, al ministero della giustizia decidono di tornare ai messaggeri a cavallo. Carta e penna al posto dei computer? A dire il vero manca anche la carta per le fotocopiatrici e la benzina per le automobili, mancano i fondi per l'attività di fonoregistrazione delle udienze con conseguente riduzione delle garanzie del processo e del numero stesso delle udienze che possono essere svolte, al Tribunale di Roma da 10 a 3 - 4 secondo una stima del Presidente dottor Scotti.
E' questo che si vuole? Una giustizia che non funzioni, che disgreghi la coesione sociale rappresentata anche dalla possibilità per ognuno di rivolgersi ad un giudice se ritiene violato un proprio diritto e di avere una risposta in tempi celeri.
E' questo che si vuole? una giustizia forte coi deboli e debole coi forti?
Tutto quello che in questa legislatura è stato fatto dal governo è esattamente questo.
Anche nei confronti del personale amministrativo che negli uffici giudiziari garantisce il servizio con alto senso di responsabilità, si procede con disprezzo: nessuna attenzione ai diritti contrattuali, e addirittura per i lavoratori e le lavoratrici dell'Organizzazione Giudiziaria la mancata riqualificazione professione con conseguenze sia dal punto di vista professionale per i dipendenti che per il servizio che viene erogato ai cittadini perché sarebbe possibile, dopo la riqualificazione, una migliore organizzazione degli uffici giudiziari aumentandone l'efficienza.
C' è bisogno di cambiare. Il servizio reso negli uffici giudiziari, nelle carceri, nei servizi della giustizia minorile  rende effettivo il diritto alla giustizia.
Se mancano i lavoratori, se le strutture sono fatiscenti, se le leggi sono utilizzate per qualcuno, il diritto alla giustizia non viene garantito.
Ognuno deve poter avere un giudizio in tempi celeri davanti ad un giudice terzo e non condizionato dal potere politico, la pena deve avere la funzione che le assegna la Costituzione, per questo l'amministrazione della Giustizia non può essere lasciata in mano a chi fino a questo momento l'ha  portata allo sfascio.
Chiediamo dunque l'adeguamento degli organici, un piano straordinario per l'innovazione tecnologica, risorse economiche per garantire la funzionalità dei servizi e una giusta riqualificazione professionale che possa garantire a tutti i cittadini un servizio all'altezza di un paese civile.
Per questi motivi, i lavoratori e le lavoratrici degli uffici giudiziari, delle carceri e dei servizi della giustizia minorile, saranno presenti in piazza all'inaugurazione dell'anno giudiziario in cassazione e in tutti i distretti di Corte d'Appello con manifestazione aperte a tutti gli operatori del diritto e ai cittadini.

Per FPCGIL Funzioni Centrali
Alfredo Garzi

 
Di Loredana Morandi (del 18/11/2005 @ 18:34:47, in Sindacato, linkato 307 volte)

Rete Artisti contro le guerre
 
25 NOVEMBRE: IL TEATRO SCENDE IN PIAZZA PER LO SCIOPERO CONTRO IL NUOVO MEDIOEVO VOLUTO DAL GOVERNO
 
Invito Convegno
 
"in Preparazione degli Stati Generali dello Spettacolo e della Cultura"
 
20 novembre ore 10.00
presso il Teatro Fàrà Nume via Baffigo 161 - Ostia Idroscalo
 
 
La Rete degli Artisti contro le guerre aderisce alle quattro ore di sciopero generale indette dalle Organizzazioni Sindacali degli Artisti per la giornata del 25 ottobre ed informa, che scenderà in piazza per partecipare alla manifestazione con un proprio striscione.
 
E' allarmante osservare come la problematica inerente alla Vertenza dello Spettacolo, che investe una delle più complesse categorie di lavoratori, resa completa da una moltitudine di differenti professionalità impiegate a costruirne l'intera struttura (dal tecnico elettricista alla soprano operistica), sia stata ad oggi trattata con eccezionale superficialità dal Governo uscente e dal suo Ministro, anche dopo le imponenti proteste del grande Cinema e del grande Teatro italiano.
 
Il miracoloso ritrovamento di circa la metà dei fondi sottratti al Fondo Unico per lo Spettacolo (85 di 170 miliardi) ed il ddl salva cinema, dolorosamente predicono una prossima carestia culturale, per la devastazione che ne subiranno tutti coloro che, artisti e altri professionisti, sono attualmente impegnati in organismi piccoli e medi del mondo dello Spettacolo.
 
Allo stato attuale, inoltre, è necessario lanciare un monito in merito al come la Vertenza dello Spettacolo, che fa capo a ministeri, istituzioni e leggi proprie, sia stata accorpata alla pur rilevantissima Vertenza delle Scuole e delle Università italiane, che sono enti ed istituzioni aventi riferimenti ministeriali e normativi nonchè esigenze anche molto differenti.
 
La Vertenza dello Spettacolo non è limitata ai soli contributi pubblici ma, nella sua complessità professionale, essa raccoglie la richiesta dei lavoratori per i rinnovi contrattuali, la richiesta per una più adeguata amministrazione degli stessi fondi pubblici nelle sue grandi Istituzioni, la richiesta una più equa redistribuzione del Fus sull'intera popolazione dello Spettacolo e la richiesta per una revisione statutaria e politica delle contrattualità professionali.
 
La Rete Artisti invita, come in precedenza nell'Appello al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, le forze Politiche e Sindacali impegnate a tutela del Patrimonio Culturale Nazionale, di cui il Teatro e lo Spettacolo tutto sono la millenaria Anima Produttiva e Artigianale, a non sottovalutare questo pericoloso vulnus politico ad intero discapito di una delle maggiori industrie culturali e del turismo in Italia.
 
Per tutte queste ragioni, ed in preparazione al lavoro di dibattito politico degli auspicati Stati Generali dello Spettacolo e della Cultura, la Rete degli Artisti ha indetto una conferenza onde redigere un proprio documento programmatico, che si prefige di essere base di discussione proponitiva nei confronti delle Amministrazioni pubbliche locali e nei confronti delle altre Istituzioni dello Stato.
 
La Rete Artisti contro le guerre invita tutti gli Artisti e gli altri operatori dello Spettacolo, la Libera Stampa, le Forze Sindacali e di Base già sensibilizzate alla Vertenza e le Forze Politiche a partecipare alla conferenza dal titolo "In Preparazione degli Stati Generali dello Spettacolo e della Cultura", che si terrà domenica 20 novembre dalle ore 10.00 presso il Teatro Fàrà Nume, in via Baffigo 161 - Ostia Idroscalo, ovvero nei pressi del luogo storico ove abbandonò questa vita 30 anni fa il grande e mai dimenticato Pier Paolo Pasolini.
 
Rete Artisti contro le guerre
 
per la Rete Artisti
Loredana Morandi
Presidente Associazione Argon
 
Precedenti della Rete Artisti sulla Vertenza Spettacolo
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/10/2005 @ 15:37:09, in Sindacato, linkato 305 volte)

Artisti contro la Finanziaria

di Loredana Morandi
foto di Evandro Inetti

Un grandissimo successo la manifestazione di ieri al Capranica, tanto che già i tg delle venti ieri sera titolavano ad una parziale capitolazione del cavaliere e del suo ministro Buttiglione. Sfido, noi artisti, e fra di noi i più famosi, abbiamo facoltà di parola come e più dei politici, presenti all'evento di protesta in rappresentanza di tutti gli schieramenti, dall'altissimo Willer Bordon, capogruppo della Margherita al Senato, al rotondetto e silente Buontempo di An, che deve aver taciuto per tema del linciaggio, alla sempre presente e squisita Melandri dei Ds accompagnata, naturalmente, da Fassino.

Una citazione di merito per l'attenzione, che dedica alla vertenza spettacolo all'onorevole Giulietti, che simpaticamente mi ha salutata con una sorta di cameratesco mandato: "Domani voglio leggere le tue impressioni", segno questo che anche gli onorevoli leggono noi bloggers ma io, artista e giornalista, ricordo bene di aver visto il lavoro di Giulietti in quel degli Stati Generali dell'Informazione.

Al congresso è stato sicuramente di grande rilevanza politica l'intervento dei rappresentanti sindacali, Epifani della Cgil e Pezzotta della Cisl, il primo con una relazione politico nobiliare dal taglio poco incazzoso se di provenienza cgiellina, che ha comunque suscitato molti applausi, ed il secondo giunto quinto o sesto al microfono, che per la prima volta, finalmente, ha chiamato in campo uno slogan pacifista "Più Arte e meno guerra", e che ha dato una applaudita relazione di taglio tecnico, contenente finanche alcuni buoni propositi. Perchè diciamo la verità: NO, il governo i 170 miliardi del taglio al Fus non se li ritrova nelle tasche, visto che li ha appena spalmati sul ponte del cacciatorpediniere "Andrea Doria", varato vergognosamente ieri nel silenzio generale dettato dagli artisti alla stampa.


Alta ed incisiva è stata l'apertura del presidente dell'Agis, Alberto Francesconi che, rosso in volto e sinceramente arrabbiato, è stato interrotto molte volte dagli applausi spontanei della folla. Francesconi ha chiamato gli Stati Generali dello Spettacolo, anticipando una convocazione - appello, entro i prossimi 15 giorni. Ci incontreremo ancora per questa, che è repentinamente divenuta una vera lotta.

Del fantastico, folle e "sognatore" Roberto Benigni parlano tutte le pagine di oggi, ma in sala, e a nome di tutti gli artisti presenti, è stato molto incisivo, meno populista e più politico l'intervento dal palco di Massimo Ghini, che ha narrato dell'aver preso in mano il megafono all'esterno, ed arringato la folla di centinaia di artisti e operatori dello spettacolo in protesta, sgomenti per le prospettive future ex tagli, rimasti in piazza per gli esuberi dell'ex teatro Capranica.

Leggi altro...

 
Di Loredana Morandi (del 27/07/2005 @ 16:57:35, in Sindacato, linkato 354 volte)

Anche se ormai è fatta....

Aderiamo tutti all'appello di Pierluigi Franz a Ciampi perchè non firmi la legge sulla riforma della giustizia E' necessario appoggiare con la nostra firma l'appello di Pierluigi Franz al presidente Ciampi, perchè non promulghi la legge che riforma la giustizia.Sono norme liberticide che limitano la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati.
Presidente Ciampi, per favore, non metta la sua firma sotto quella legge.

Caro Pierluigi,
noi aderiamo con convinzione al tuo appello e invitiamo tutti quelli che hanno a cuore la libertà di stampa ad aderirvi:

Valentina Agostinis - Darp/Rcs
Massimo Alberizzi - Corriere della Sera - Consigliere Nazionale FNSI
Isabella Balena - Fotografa freelance
Amelia Beltramini - Focus
Antonio Brindisi – Giornalista Indipendente
Giorgia Cardini - L'Adige - Comitato di Redazione
Anna Costantini - Freelance - Consigliere della Romana
Lino De Mattis - Quotidiano di Lecce
Luisa Espanet - Freelance
Gianvittorio Fedele - Cinque Giorni
Roberto Ferrarese Della Rovere – Pensionato del Corriere della Sera 
Simona Fossati - Freelance - Consigliere della Lombarda
Gian Paolo Locatelli - Collaboratore de Il Giorno
Alessandra Lombardi - Freelance
Mimmo Lombezzi - Mediaset
Fulvio Mazza - Freelance
Nicoletta Morabito - Freelance - Consigliere della Lombarda
Pino Nicotri - L'Espresso - Consigliere generale Ingi
Stefano Panzeri - Freelance
Olga Piscitelli - LeG - Consigliere della Lombarda
Zenone Sovilla - L'Adige - Consigliere Nazionale FNSI
Alessandro Tognarini - Freelance

QUESTO IL TESTO INTEGRALE DELL'APPELLO DI PIERLUIGI FRANZ AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Forti preoccupazioni nel mondo giornalistico: tagliate le "fonti" dei cronisti
di Pierluigi Roesler Franz:

APPELLO A CIAMPI:
PRESIDENTE, NON FIRMI LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
......................

Mittente:
Dott. Pierluigi Roesler Franz
Giornalista de "La STAMPA" - Redazione romana
uff. Via Barberini 50 - 00187 ROMA

URGENTE
AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
S.E. Dott. CARLO AZEGLIO CIAMPI
PALAZZO DEL QUIRINALE
ROMA

Roma, 21 luglio 2005
 
Illustre Signor Presidente,
sono un giornalista della redazione romana de "La Stampa" di Torino e consigliere nazionale della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), sindacato unitario dei giornalisti.
 
Mi permetto disturbarLa per segnalarLe, nella Sua duplice veste di Supremo Garante della Costituzione e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, quella che nella nostra categoria viene comunemente ritenuta una possibile grave violazione della libertà di stampa, sancita dall'articolo 21 della Costituzione, contenuta nel disegno di legge n. C.4636-BIS-D, riguardante la riforma dell'ordinamento giudiziario, approvato ieri pomeriggio dalla Camera dei Deputati con il voto di fiducia chiesto dal Governo Berlusconi.

E' questa la prima volta nella storia parlamentare del nostro Paese che un provvedimento già votato a Montecitorio con il voto di fiducia e da Lei rispedito alle Camere con messaggio motivato del 16 dicembre scorso viene di nuovo approvato con il voto di fiducia a Montecitorio. Siamo quindi di fronte ad un caso eccezionale, che come tale dovrebbe essere trattato.

Le segnalo che nella Sua recente audizione alla Commissione Giustizia della Camera l'ex Presidente della Corte Costituzionale professor Leopoldo Elia ha sostenuto che sia in astratto possibile al Capo dello Stato - anche se la dottrina è minoritaria - rispedire per una seconda volta alle Camere un disegno di legge per il quale sia stato già esercitato quanto previsto dall'articolo 74, primo comma, della Costituzione (v. l'intervento del relatore on. Francesco Nitto Palma nell'Assemblea di Montecitorio del 18 luglio 2005, riportato nel resoconto stenografico della seduta n. 657 a pag. 4, ultimo capoverso, e a pag. 5, 1° capoverso).

Non essendoLe quindi formalmente precluso un Suo nuovo autorevole intervento, ex art. 74 della Costituzione, mi permetto di sintetizzarLe i punti di possibile illegittimità costituzionale del disegno di legge n. 4636 BIS-D approvato ieri dalla Camera.

Innanzitutto il Parlamento non ha tenuto assolutamente conto di quanto indicato in fondo al Suo messaggio del 16 dicembre 2004 laddove giustamente sottolineava che: "Con l'occasione ritengo opportuno rilevare quanto l'analisi del testo sia resa difficile dal fatto che le disposizioni in esso contenute sono condensate in due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo. A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legiferare - invalso da tempo - che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata “articolo per articolo e con votazione finale“.

Ebbene il disegno di legge n. 4636 BIS-D si compone sempre di 2 soli articoli in 40 pagine e il secondo articolo consta di 48 commi, cioé solo 1 comma in meno del vecchio testo!

In secondo luogo per quanto riguarda l'attività dei giornalisti sono in ballo, con questa “riforma” - come hanno con forza evidenziato la Fnsi, l'Unci (Unione nazionale cronisti italiani) e il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia Franco Abruzzo - le loro libertà fondamentali di mediatori tra i fatti e la gente. Le fonti vengono ridotte drasticamente. In pratica, il testo approvato dalla Camera afferma l'esatto contrario di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 105 del 1972, secondo cui: “L'interesse generale all'informazione, anch'esso indirettamente protetto dall'articolo 21 della Costituzione, implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti d'informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporali, alla circolazione delle notizie e delle idee”.  Questo principio totalmente calpestato dalla  “riforma”.

Suscitano, infatti, pesanti perplessità di profilo costituzionale una serie di passaggi del disegno di legge, che riguardano i rapporti Stampa-Magistrati delle Procure della Repubblica. Il Governo viene, infatti, delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della  legge, uno o più decreti legislativi.  Nell'attuazione della delega il Governo  dovrà “…prevedere che il Procuratore della Repubblica tenga personalmente, o tramite magistrato appositamente delegato, i rapporti con gli organi di informazione e che tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio vengano attribuite impersonalmente allo stesso; (dovrà, inoltre,) prevedere che il Procuratore della Repubblica segnali obbligatoriamente al Consiglio giudiziario, ai fini di quanto previsto al comma 3, lettera r), numero 3), i comportamenti dei magistrati del proprio ufficio che siano in contrasto con la disposizione di cui sopra”.

L’articolo 21, 2° comma, della Costituzione disegna una professione giornalistica libera, non soggetta ad autorizzazioni e censure. Il ruolo “monopolista” assegnato dalla nuova legge ai Procuratori della Repubblica  contrasta con questi principi. I giornali saranno, forse, costretti a pubblicare soltanto quel che dice il Procuratore capo della Repubblica? Che accadrà se i giornali pubblicheranno notizie giudiziarie fuori dal canale ufficiale? Si apriranno inchieste a caccia del magistrato troppo loquace?  Le notizie giudiziarie non possono essere centralizzate. Altrimenti, da un' informazione reticente, vengono lesi i diritti dei cittadini ad essere correttamente informati e a conoscere quel che accade nei Palazzacci. Inoltre tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio del Pm dovranno essere attribuite impersonalmente allo stesso Ufficio. Ma significa, forse, che i giornali dovranno censurare i nomi dei giudici che si occupano delle singole inchieste? E se ciò non dovesse accadere?

A loro volta i magistrati verranno messi sotto tutela e imbavagliati.
In  particolare saranno vietati:

1) "i comportamenti che determinano la divulgazione di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione";

2) "la violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso di trattazione o sugli affari definiti quando è idonea a ledere diritti altrui";

3) "pubbliche dichiarazioni o interviste che sotto qualsiasi profilo riguardino i soggetti a qualsivoglia titolo coinvolti negli affari in corso di trattazione e che non siano stati definiti con sentenza passata in giudicato";

4) "il tenere rapporti in relazione all'attività del proprio ufficio con gli organi di informazione";

5) "il sollecitare la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio";

6) "il costituire e l'utilizzare canali informativi riservati o privilegiati";

7) "il rilasciare dichiarazioni e interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura".

I PUNTI DEL PROVVEDIMENTO CHE IL PARLAMENTO DOVREBBE CORREGGERE PER PRESUNTA VIOLAZIONE DELL'ART. 21 DELLA COSTITUZIONE SONO CONTENUTI NELLE SEGUENTI PAGINE DEL DISEGNO DI LEGGE C.4636-BIS-D:

Pag. 38 - art. 2, 3° comma, lettera R punto 3:

"Nell'attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c ("Il Governo é delegato ad adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, uno o più decreti legislativi diretti a disciplinare la composizione, le competenze e la durata in carica dei consigli giudiziari, nonché istituire il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione"), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi":

"prevedere che al consiglio giudiziario vengano attribuite le seguenti competenze: ... vigilanza sul comportamento dei magistrati con obbligo di segnalare i fatti rilevanti ai titolari dell'azione disciplinare";

Pag. 41 - Art. 2,  4° comma, lettera F:
"Nell'attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera d ("Il Governo é delegato ad adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, uno o più decreti legislativi diretti a riorganizzare l'ufficio del pubblico ministero"), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:

"prevedere che il Procuratore della Repubblica tenga personalmente, o tramite magistrato appositamente delegato, i rapporti con gli organi di informazione e che tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio vengano attribuite impersonalmente allo stesso; prevedere che il Procuratore della Repubblica segnali obbligatoriamente al consiglio giudiziario, ai fini di quanto previsto al comma 3 lettera r, numero 3, i comportamenti dei magistrati del proprio ufficio che siano in contrasto con la disposizione di cui sopra";

Pag. 44 in fondo + pag. 45 in alto - Art. 2,  6° comma, lettera c punti 5, 6 e 8:
"Nell'attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1,  lettera f ("Il Governo é delegato ad adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, uno o più decreti legislativi diretti a individuare le fattispecie tipiche di illecito disciplinare dei magistrati, le relative sanzioni e la procedura per la loro applicazione, nonchè modificare la disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento d'ufficio"), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi":

"salvo quanto previsto dal numero 11 ("fermo quanto previsto dai numeri 3, 7 e 9, non può dar luogo a responsabilità disciplinare l'attività di interpretazione di norme di diritto in conformità all'articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale") prevedere che costituiscano illeciti disciplinari nell'esercizio delle funzioni":

"i comportamenti che determinano la divulgazione di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione, nonchè la violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso di trattazione o sugli affari definiti, quando è idonea a ledere diritti altrui; pubbliche dichiarazioni o interviste che sotto qualsiasi profilo riguardino i soggetti a qualsivoglia titolo coinvolti negli affari in corso di trattazione e che non siano stati definiti con sentenza passata in giudicato";

"il tenere rapporti in relazione all'attività del proprio ufficio con gli organi di informazione al di fuori delle modalità previste al comma 4, lettera f; il sollecitare la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio ovvero il costituire e l'utilizzare canali informativi riservati o privilegiati; il rilasciare dichiarazioni e interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura";

"l'omissione, da parte del dirigente l'ufficio o del presidente di una sezione o di un collegio, della comunicazione agli organi competenti di fati che possono costituire illeciti disciplinari compiuti da magistrati dell'ufficio, della sezione o del collegio".

Durante il dibattito alla Camera sono state presentate ben 4 distinte ipotesi di incostituzionalità di norme contenute nel disegno di legge n. C. 4636-BIS-D, poi assorbite per effetto del voto di fiducia.

Mi permetto, però, di evidenziare quella che a mio parere appare la più macroscopica. Si tratta del nuovo comma 45 dell'art. 2 inserito per la prima volta al Senato il 28 giugno 2005. Tale disposizione - che modifica sul punto il precedente testo votato un anno fa dalle Camere - appare "ictu oculi" incostituzionale, tanto è assurda, e quindi irragionevole e irrazionale con conseguente presunta
violazione dell'art. 3 della Costituzione, perché è stato calcolato che oltre la metà dei giudici italiani non potrà più partecipare ai concorsi per incarichi direttivi. Difatti, la nuova normativa si applica su tutti i concorsi aperti anche da anni e sulle domande dei magistrati non ancora definite. Ma questa retroattività appare irragionevole, irrazionale e gravemente discriminatoria. E’ quindi evidente che contro l’eventuale bocciatura di queste legittime domande da parte del Csm fioccheranno ricorsi ai Tar per far trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale.

Peraltro appare anche censurabile la tecnica legislativa usata nella formulazione del testo, perché anzichè indicare direttamente i nuovi limiti massimi di età per poter accedere ad importanti incarichi (non più di 68 anni per presidenti o Pg di Cassazione e non più di 66 anni per presidenti di tribunali e corti d’appello e per i pm e pg), si fa riferimento all'articolo 5 del regio decreto n. 511 del 1946 sulle guarentigie della magistratura, che prevede che “tutti i magistrati sono collocati a riposo al compimento del 70esimo anno di età” senza però tener conto delle due successive norme, cioé il decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 503, art. 16, 1° comma, e la legge 27 dicembre 2002 n. 289, art. 34, comma 12, che hanno di fatto elevato l'età pensionabile dei magistrati da 70, rispettivamente a 72 e 75 anni).

Inizialmente il decreto legge 1° febbraio 1992, n. 46, aveva previsto che il collocamento a riposo poteva essere spostato al compimento dei 72 anni, previo consenso del magistrato interessato. Il Consiglio, su richiesta del Ministro, con delibera 19 febbraio 1992, aveva espresso un articolato parere negativo. Il decreto legge era stato abrogato con il successivo d.l. n. 205 del 1992, il quale recependo le proposte del Consiglio, aveva disposto che i magistrati trattenuti in servizio dopo il compimento del settantesimo anno potevano esercitare funzioni giurisdizionali soltanto in uffici collegiali, con possibilità di assumere, ove occorra, la presidenza nei relativi collegi, salva la possibilità di una prorogatio limitata al massimo a sei mesi, fino alla presa di possesso del nuovo dirigente. Il primo presidente della Corte di Cassazione, se trattenuto in servizio, poteva essere designato a presiedere, in sostituzione del primo presidente in carica, i collegi delle sezioni unite civili e penali. Tale decreto legge era decaduto per mancata conversione, ma le norme erano state riproposte con decreto legge del 30 aprile 1992, n. 275, sulle quali, con delibera 11 giugno 1992, il Consiglio aveva espresso parere parzialmente negativo (per l’utilizzazione della decretazione d’urgenza e per la mancata estensione del divieto di trattenimento in servizio nell’esercizio di funzioni semidirettive). Anche questo decreto legge non è stato convertito.

Infine, in adempimento della delega conferita con la legge 23 ottobre 1992, n. 421, avente ad oggetto la razionalizzazione e la revisione della disciplina in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale, con l’art. 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, recante norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, è stata riconosciuta a tutti i dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici, la facoltà di permanere in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti.

Il decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 503, art. 16, c. 1, prevede che “è in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio … per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti”. La norma è applicabile anche ai magistrati (si veda la risoluzione adottata dal Consiglio Superiore della Magistratura il 14 gennaio 1993) e consente agli stessi di permanere in servizio oltre il raggiungimento del 70esimo anno di età.

Per l’applicazione di tale disciplina generale ai magistrati, in mancanza di norme transitorie, il Consiglio ha emanato le circolari 14 gennaio 1993 e 24 febbraio 1994.

A sua volta la legge 27 dicembre 2002 n. 289, art. 34, comma 12 (pubblicata nel Supplemento ordinario n. 240 alla Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 Dicembre 2002) ha inserito nell'art. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992, dopo il primo comma, il comma 1 bis, il quale prevede che “per le categorie di personale di cui all'art. 1 della legge 19 febbraio 1981 n. 27, la facoltà di cui al comma 1 è estesa sino al compimento del 75esimo anno di età”. Considerato che tra le categorie di cui all'art. 1 della detta legge n. 27 del 1981 sono ricompresi i magistrati ordinari, deve ritenersi che per i medesimi la facoltà di prolungare il rapporto di servizio è estesa fino al raggiungimento del 75esimo anno di età. Ebbene prima di quest'ultimo provvedimento legislativo il Csm si era pronunciato esprimendo parere negativo nell'Assemblea del 6 novembre 2002 (n.b. l'originaria disposizione oggetto del parere  era contenuta nell'articolo 21, 10° comma, del disegno di legge 3200/C recante «disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Stato – Legge finanziaria 2003»).

Il numero dei magistrati che hanno chiesto di essere trattenuti in servizio dopo il compimento del settantesimo anno d’età dal 1992 al 22 ottobre 2002 è di 783, 337 dei quali titolari di uffici direttivi (pari al 43 % ) e 330 di funzioni semidirettive (pari al 42%).

Maggiori particolari sono ricavabili dai sottoindicati siti internet:
http://www.fnsi.it/
http://www.senzabavaglio.info/
http://www.articolo21.info/
http://www.odg.mi.it/
http://www.francoabruzzo.it/

Augurandomi di essere stato sufficientemente chiaro e scusandomi per il disturbo, La ringrazio per la cortese attenzione e Le invio i miei più deferenti saluti.

Pierluigi Roesler Franz

 
Di Loredana Morandi (del 14/07/2005 @ 01:26:58, in Sindacato, linkato 321 volte)

SOLIDARIETA' DELLA F.P. C.G.I.L. - F.P.S. C.I.S.L. U.I.L. P.A. E SAG. UNSA
ALLO SCIOPERO DEI MAGISTRATI DEL GIORNO 14 LUGLIO

Lo sciopero indetto dall' Associazione Nazionale Magistrati  per il giorno 14 Luglio 2005 rappresenta l'ennesima manifestazione di dissenso della gestione del sistema giudiziario del nostro Paese.
L'iniziativa di protesta dei magistrati mette in evidenza la sofferenza che si registra nei confronti di chi crede che le problematiche del sistema giudiziario possano essere risolte esclusivamente  con una riforma che è mirata a ledere l'autonomia della magistratura e, peggio ancora, in contrasto con la Costituzione senza affrontare con la dovuta razionalità e consapevolezza le cause che determinano la lungaggine dei procedimenti giudiziari.
A tal fine i lavoratori che operano negli uffici giudiziari della regione Emilia Romagna il giorno 1 luglio hanno effettuato in tutte le città delle manifestazioni di protesta per denunciare la grave carenza di organico alla quale si tenta di far fronte con lavoratori precari che non hanno garanzie per il loro futuro lavorativo, con la continua erosione delle risorse economiche che di fatto non consente neanche di acquistare il materiale di cancelleria,  e con le condizioni degli edifici giudiziari sia per quanto riguarda la posizione logistica, sia per quel che concerne la condizione abitativa, che di fatto non corrispondono ai minimi criteri di decorosa
abitabilità.
In pratica si vuole organizzare  il  sistema  giudiziario senza avere la vera consapevolezza  delle problematiche esistenti.
Per queste ragioni Vincenzo Santoro, Giancarlo Vitelli, Luigi Febbraro e Rosa Maria Fino esprimono - a nome delle segreterie provinciali F.p. C.G.I.L., F.p.S. C.I.S.L., U.I.L. P.A.  e S.A.G. UNSA - la loro solidarietà alla protesta indetta dall'Associazione Nazionale dei Magistrati considerata la comune  certezza che  una riforma vera e seria della giustizia deve avere a riferimento i veri problemi dei cittadini che chiedono un servizio giudiziario migliore da coloro che oggi loro malgrado sono impossibilitati a renderlo.

Modena 13 Luglio 2005

 
Di Loredana Morandi (del 13/07/2005 @ 13:32:02, in Sindacato, linkato 294 volte)

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 12 luglio 2005
Prot. n. 165/C

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, ha inviato al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Dott Ciro Riviezzo, la seguente lettera:

“Egregio Presidente,

nell’imminenza dello sciopero nazionale dei magistrati proclamato dalla Sua Associazione per giovedì 14 luglio, Le esprimo la solidarietà alla categoria che Ella guida, il cui ruolo e la cui autonomia rappresentano elementi fondamentali per la certezza del diritto. La stessa Costituzione della Repubblica ne fissa i contorni e ne stabilisce i principi essenziali.
Ritengo pertanto necessario che la riforma dell’ordinamento giudiziario in discussione in Parlamento proceda con un’ampia consultazione e con il consenso della Magistratura. Sarebbe assurda una approvazione del provvedimento che non tenga conto delle preoccupazioni espresse dall’Associazione Nazionale Magistrati circa gli aspetti di incostituzionalità e di ingestibilità . D’altra parte lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è più volte intervenuto per sottolineare le esigenze di autonomia della magistratura.
Proprio in queste settimane anche i giornalisti sono impegnati in una dura battaglia per difendere l’indipendenza e la qualità della loro professione più volte sottoposta ad attacchi dai diversi poteri. Così come i magistrati, anche i giornalisti sono stati costretti ad azioni di sciopero motivate dalla posizione delle imprese pubbliche e private nelle vertenze contrattuali.
Ella ha avuto modo di sottolineare l’amarezza con la quale l’ANM ha deciso di ricorrere allo strumento dello sciopero, che è e resta un atto estremo, sia per i magistrati sia per i giornalisti. Nella consapevolezza, però,  che la responsabilità di entrambe le categorie non consente di evitare questa forma di lotta per difendere diritti e libertà.
I giornalisti, poi, hanno un motivo di ulteriore preoccupazione sulla riforma  per quanto attiene all’esercizio della libertà di informazione e del diritto di cronaca. Non condividiamo infatti la norma, contenuta nel Disegno di legge del Governo, che prevede che le informazioni sulle attività dell’ufficio del pubblico ministero debbano essere attribuite esclusivamente e personalmente al Procuratore della Repubblica. I magistrati in contrasto con questa disposizione sarebbero poi perseguiti disciplinarmente. Riteniamo che ciò determinerebbe un’informazione giudiziaria controllata direttamente dal Procuratore Capo della Repubblica e, per questo, sarebbe limitativa della libertà del cronista giudiziario di avere chiarimenti e notizie direttamente dai singoli magistrati dell’ufficio. Un ‘informazione, quindi, che rischierebbe di essere reticente.
Nella speranza che le preoccupazione dell’ANM e quelle della Fnsi vengano recepite dal legislatore, La ringrazio per l’attenzione e Le auguro i migliori auguri di riuscita dello sciopero dei magistrati”.

 
Pagine: 1 2 3
Ci sono 12 persone collegate

< ottobre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
 
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
     
             




Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (25)
Economia (27)
Estero (43)
Giuristi (25)
Indagini (87)
Magistratura (394)
Osservatorio Famiglia (10)
Politica (335)
Redazionale (10)
Sindacato (30)
Telestreet (6)
Varie (37)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Not known Facts Abou...
26/08/2018 @ 14:00:00
Di Maybelle
NRI Legal Services 8...
25/08/2018 @ 11:43:58
Di April
NRI Legal Services
25/08/2018 @ 09:54:26
Di Odell

Titolo
Bianco e nero (38)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Fansub pornografia e File Sharing ne vogliamo parlare?

 Si
 No
 Non lo so





20/10/2019 @ 10:25:46
script eseguito in 227 ms